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Pensiero Verticale

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Armare le parole. Costruire il pensiero. Alimentare consapevolezza.

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Zaragoza non è scesa in piazza per fare presenza. È scesa in piazza perché Ceuta è Spagna e perché uno Stato che non difende i propri confini, i propri quartieri e la propria gente smette semplicemente di essere uno Stato. Bandiere spagnole, rabbia, migliaia di persone. Altro che salotti, editoriali e lezioncine morali. La frontiera va difesa. Senza vergogna e senza chiedere permesso. E il conto del caos non può essere scaricato ancora una volta sui cittadini, sulle periferie, sulle famiglie che già pagano affitti impossibili, salari bassi e servizi pubblici sotto pressione. Patria e giustizia sociale stanno dalla stessa parte: dalla parte del popolo. Zaragoza lo ha gridato forte. Ceuta non si abbandona. La Spagna non si svende.

Antonio Tajani va al Cairo e torna con l’ennesima soluzione che piace alle imprese: importare lavoratori. In un Paese con sal
Antonio Tajani va al Cairo e torna con l’ennesima soluzione che piace alle imprese: importare lavoratori. In un Paese con salari inchiodati da trent’anni, giovani costretti a emigrare e aziende che continuano a lamentare “mancanza di manodopera”, la risposta del governo non è alzare gli stipendi. È cercare lavoratori altrove. E allora diciamolo senza giri di parole: se un settore trova personale soltanto abbassando il prezzo del lavoro, il problema non è la scarsità di lavoratori. Gli italiani vengono invitati ad accettare paghe ridicole, precarietà e costo della vita crescente; quando non accettano più, invece di cambiare sistema si apre un nuovo corridoio dall’estero. Prima di importare nuova manodopera, uno Stato serio dovrebbe chiedersi perché centinaia di migliaia di giovani italiani se ne vanno e perché lavorare qui vale sempre meno. Il governo dovrebbe rappresentare il lavoro italiano, non fare da ufficio collocamento internazionale per chi vuole continuare a pagarlo poco.

Per l'Europa, l'immigrazione non significa semplicemente l’arrivo di nuovi abitanti. Significa vedere una cultura costruita in secoli venire spezzata, sostituita e relegata ai margini. Una civiltà non è soltanto territorio: è lingua, memoria, tradizioni, religione, usanze e il modo in cui un popolo riconosce sé stesso. Quando una popolazione esterna diventa dominante, non si perde soltanto autonomia politica: rischia di perdersi anche quella continuità culturale che rende un popolo ciò che è. È questo il lato dell'immigrazione che spesso viene ridotto a una nota nei libri di storia: non il semplice ingresso di nuove persone, ma la trasformazione profonda dell’identità di un intero popolo. E tu? Che ne pensi? Faccelo sapere nei commenti!

A Birmingham il consiglio comunale ha chiesto un ingiunzione all'alta corte per vietare l'esposizione non autorizzata di Unio
A Birmingham il consiglio comunale ha chiesto un ingiunzione all'alta corte per vietare l'esposizione non autorizzata di Union Jack e Bandiera inglese. la Croce di San Giorgio sarebbe diventata un pericolo per la “coesione sociale”. La propria bandiera, la propria storia, la propria identità: tutto deve essere nascosto, ridimensionato, possibilmente fatto sentire come qualcosa di cui vergognarsi. È il risultato del multiculturalismo quando smette di chiedere integrazione e comincia a pretendere l’autocancellazione di chi c’era prima. Una società che combatte e accusa la propria bandiera ha già perso molto più di una guerra culturale.

L’Islanda ha detto no alla riapertura dei negoziati di adesione all’Unione europea. Il referendum si è chiuso con il 52,8% pe
L’Islanda ha detto no alla riapertura dei negoziati di adesione all’Unione europea. Il referendum si è chiuso con il 52,8% per il No e il 47,2% per il Sì. Non era un voto sull’ingresso immediato, ma sul ritorno al tavolo congelato dal 2013. Gli islandesi hanno scelto di non riaprirlo. La premier Kristrun Frostadottir aveva presentato il Sì come una scelta di stabilità economica e sicurezza geopolitica. Inflazione, tassi, corona islandese, Atlantico del Nord: argomenti pesanti. Ma dall’altra parte c’era il punto che Bruxelles non riesce mai a liquidare davvero: chi comanda? Pesca, acque territoriali, quote, autonomia decisionale. Per un Paese piccolo, ricco e già integrato nel mercato europeo, la sovranità non è folklore. È lavoro, industria, confini economici, potere concreto. Reykjavík vuole cooperare con l’Europa, non farsi amministrare dall’Unione. Il voto islandese dice questo: non tutto ciò che è europeo deve diventare obbedienza a Bruxelles.

Ceuta brucia. E non è successo per caso Sulle spiagge di Benítez e Trampolín la tensione è esplosa davvero. Ripari utilizzati dai migranti distrutti e incendiati, polizia costretta a intervenire, una città esasperata. Per anni ci hanno raccontato che l’immigrazione irregolare fosse un fenomeno da “gestire”. Intanto il confine veniva messo sotto pressione e Ceuta lasciata a sopportarne le conseguenze. Adesso il conto arriva sulla spiaggia. Quando migliaia di ingressi irregolari si scaricano su territori piccoli e già fragili, parlare soltanto di accoglienza significa ignorare quello che succede a chi quei territori li vive ogni giorno. Ceuta non ha bisogno di altre prediche. Ha bisogno di confini controllati, espulsioni per chi non ha diritto a restare e uno Stato che torni a far rispettare le proprie leggi. Perché un confine che esiste soltanto sulla carta non è più un confine. E alla fine, a pagare il prezzo del caos, sono sempre le città lasciate sole.

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Tre volte hanno decapitato la Madonnina della Pelara, a Ischia. Simona Morgera non ha fatto proclami. Ha preso il DAS, ha rifatto quella testa con le proprie mani, l'ha dipinta ed è tornata lassù a rimetterla al suo posto. In questa piccola storia c'è un'Italia intera: qualcuno distrugge, qualcun altro ricostruisce. Qualcuno disprezza ciò che appartiene a tutti, qualcun altro se ne prende cura. Una Madonna su un sentiero, la fede semplice di un popolo, una donna che dice con un gesto: qui le nostre radici non si cancellano. L'hanno decapitata tre volte. Tre volte è tornata. Per ora ha vinto lei. Per ora ha vinto un popolo che ama ancora cultura e tradizione. #politica #politicaitaliana #governo #destra #notizie

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Una maglia che si scioglie con l'acqua. Sembra una barzelletta. Invece è il ritratto di come lo Stato tratta uno dei suoi corpi più importanti. Per anni ci hanno raccontato che bastava digitalizzare, centralizzare, razionalizzare. Risultato? Chi entra in una casa in fiamme si ritrova a discutere della qualità della maglietta che ha addosso. Il problema non nasce oggi e non finisce con questa fornitura. Chi frequenta il Corpo conosce la storia: organici ridotti, mezzi che aspettano manutenzione, caserme vecchie, procedure infinite. Sempre la stessa logica: il pompiere deve arrangiarsi, il burocrate deve giustificarsi. È il Paese degli appalti dove conta spendere meno, non comprare meglio. Dove la responsabilità evapora tra uffici, commissioni e determine. Se qualcosa va storto, nessuno ha deciso. Eppure qualcuno ha firmato. Poi ci sorprendiamo se la fiducia nelle istituzioni crolla. Non crolla per una maglia. Crolla perché quella maglia racconta tutto il resto.

Più che un'inchiesta, un assist a Welcome to Favelas. Pensavano di metterla all'angolo. Le hanno regalato un megafono. Repubblica passa giorni a scavare per dimostrare che Welcome to Favelas non è allineata al pensiero dominante. Davvero questa sarebbe la scoperta? Basta aprire la pagina. È proprio per questo che milioni di persone la seguono. Il punto non è la destra o la sinistra. Il punto è un altro: c'è chi racconta il degrado delle periferie, l'immigrazione clandestina, la sicurezza. E c'è chi, davanti a quelle immagini, preferisce processare chi le pubblica invece di discutere ciò che mostrano. Quando un giornale usa un'inchiesta per colpire chi rompe la narrazione, il rischio è sempre lo stesso: trasformare un bersaglio in un simbolo. È quello che è successo. E forse è per questo che, oggi, quella di Repubblica somiglia più a una promozione gratuita che a un atto d'accusa.

Pirlo fermato all’ultimo, il diesel che costa meno, una nuova legge elettorale all’orizzonte. E poi attentati, immigrazione,
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Pirlo fermato all’ultimo, il diesel che costa meno, una nuova legge elettorale all’orizzonte. E poi attentati, immigrazione, cronaca e sempre meno bambini che nascono. Sette notizie, una settimana tutt’altro che tranquilla: scorri il carosello e scopri di più. #politica #immigrazione #sicurezza #notizie #politicaitaliana

Le prime 24 ore della crisi di Ceuta raccontano immagini che difficilmente l'Europa potrà dimenticare. Migliaia di persone hanno invaso l'enclave spagnola. Numerosi video mostrano le forze di sicurezza marocchine mentre spingono gruppi di migranti verso il confine. Sul lato della frontiera si sono registrati scontri, lanci di oggetti contro gli agenti e momenti di forte tensione. Le autorità locali hanno inoltre denunciato episodi di assalti, furti e violenze, mentre i centri di accoglienza sono finiti in pochi ore oltre il limite della loro capacità. Nel caos, decine di persone hanno perso la vita tentando la traversata via mare. Questa non è soltanto un'invasione. È la dimostrazione di cosa accade quando il controllo delle frontiere viene meno: a pagare il prezzo sono i cittadini, le forze dell'ordine e chi dovrà pagare il prezzo della violenza migratoria. #destra #governo #politica #immigrazione #notizie

Vergognarci? Di cosa, esattamente? Fanpage pretende di decidere perfino cosa dovrebbero provare i cittadini davanti alle imma
Vergognarci? Di cosa, esattamente? Fanpage pretende di decidere perfino cosa dovrebbero provare i cittadini davanti alle immagini di Ceuta. Migliaia di ingressi. Un confine che cede. Forze dell'ordine schierate. E il problema sarebbe la paura di chi guarda? No. Il problema è un giornalismo che ha smesso di raccontare la realtà e ha iniziato a fare il predicatore. Se non applaudi, sei cattivo. Se chiedi confini controllati, sei razzista. Se pretendi che uno Stato difenda il proprio territorio, devi persino vergognarti. Peccato che siano stati gli stessi lettori di Fanpage a smontare questa narrazione. Perché la realtà non si cancella con un titolo moralista. Si può essere umani senza essere ingenui. Si può difendere la dignità delle persone senza rinunciare alla sicurezza del proprio Paese. Chi confonde il buon senso con l'odio ha perso il contatto con il mondo reale.

Le immagini provenienti da Ceuta riportano al centro del dibattito una domanda che l'Europa continua a rimandare: dove finisce il dovere dell'accoglienza e dove inizia il diritto di uno Stato a difendere i propri confini? Nel frattempo, l'Unione europea continua a oscillare tra slogan, promesse e misure d'emergenza. Ogni nuova ondata migratoria riaccende lo scontro politico, ma lascia irrisolto il problema fondamentale: l'Europa ha ancora il controllo delle proprie frontiere oppure sta semplicemente inseguendo eventi più grandi della sua capacità di gestione? Mentre il dibattito si polarizza, una cosa appare evidente: senza una strategia comune, Ceuta rischia di essere soltanto l'ennesimo simbolo di una crisi che il continente non è ancora riuscito ad affrontare davvero.

L'ultimo mondiale di calcio ci lascia in eredità una nuova coppia che sembra volere dettare legge a livello globale, ma non s
L'ultimo mondiale di calcio ci lascia in eredità una nuova coppia che sembra volere dettare legge a livello globale, ma non si tratta di Messi e Ronaldo: stiamo parlando di Donald Trump e di Gianni Infantino, grande capo della FIFA, e della loro fame infinita di denaro. L'ultima trovata di questa particolare coppia sarebbe la creazione di una nuova società al fine di massimizzare ulteriormente i ricavi da diritti televisivi, sponsor e biglietti delle partite del Mondiale, che si giocherebbero ogni due anni ovviamente negli Stati Uniti. Fermi tutti, però: sapete chi è contrario a questa folle trovata? La UEFA che, tra un'iniziativa contro il razzismo e l'altra, ha ideato anche la Nations League pur di incassare qualcosa. Non si tratta forse del bue che da del cornuto all'asino? #calcio #notizie #politica #destra #governo

Ancora un attentato. E qualcuno farà finta di non vedere. Tre donne accoltellate a Parigi. Due sono gravi. L'uomo, una volta
Ancora un attentato. E qualcuno farà finta di non vedere. Tre donne accoltellate a Parigi. Due sono gravi. L'uomo, una volta arrestato, rrestato avrebbe gridato: «Allah me lo ha ordinato». La magistratura farà il suo lavoro. La politica, invece, continua a non fare il proprio. Per anni ci hanno raccontato che erano casi isolati. Oggi gli accoltellamenti sono diventati cronaca quasi ordinaria. E ogni volta la risposta è identica: aspettare, minimizzare, evitare parole scomode. La realtà è più semplice. Se uno Stato non riesce a garantire la sicurezza nelle sue città, ha fallito. Punto. Servono controlli veri, espulsioni per chi rappresenta un pericolo e una linea inflessibile contro questo estremismo violento. Il resto sono solo conferenze stampa e slogan. La sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Chi non lo capisce, o fa finta di non capirlo, si assuma almeno la responsabilità delle conseguenze. #politica #destra #governo #notizie #politicaitaliana

Se in Spagna stanno ancora celebrando il mondiale di calcio vinto più che meritatamente, in Italia si vive invece una situazi
Se in Spagna stanno ancora celebrando il mondiale di calcio vinto più che meritatamente, in Italia si vive invece una situazione surreale che vede protagonista un ex giocatore che la Coppa del Mondo l'ha sollevata al cielo di Germania nel lontano 2006: Andrea Pirlo. Mancava solo l'ufficialità della sua nomina a Commissario Tecnico della nostra Nazionale, era lui il prescelto da Maldini e Leonardo invece il campione bresciano si è visto costretto a dichiarare sui social lunedì mattina di essere stato affossato. Motivi tecnici? Assolutamente no: la colpa di Andrea Pirlo è quella di essere Ambassador della più importante società russa di scommesse. Nemmeno la Danimarca ha partecipato agli ultimi mondiali così come la Nazionale italiana, ma siamo sicuri non ci sia del marcio anche in Italia?