Analisi Petrolio 📊
Il Brent resta stabilmente sopra i 100$ al barile, con le quotazioni nuovamente in area 103-104$ dopo aver chiuso la settimana più alta da metà maggio. Il mercato continua quindi a prezzare una crisi energetica tutt’altro che risolta, nonostante i tentativi politici di raffreddare temporaneamente i prezzi.
Negli ultimi giorni
Trump ha annunciato un accordo con Mosca che permette il ritorno di parte del diesel russo sul mercato globale, nel tentativo di alleggerire la pressione sui carburanti prima delle elezioni di mid-term del 3 novembre.
L’impatto, però, sembra per ora limitato: i volumi promessi dalla Russia sono relativamente piccoli e soprattutto dipendono dalla capacità di Mosca di ripristinare raffinerie colpite dagli attacchi ucraini.
Ed è proprio qui che emerge il problema. Il cosiddetto
“cessate il fuoco energetico” tra Russia e Ucraina è già molto fragile: Mosca ha continuato a colpire infrastrutture energetiche ucraine e Zelensky ha ribadito che Kyiv fermerà gli attacchi alle raffinerie russe soltanto se anche la Russia rispetterà l’accordo.
Questo significa che
Washington sta cercando di guadagnare tempo sui prezzi dell’energia, ma senza aver ancora risolto le cause strutturali dello shock. Anche perché sul fronte mediorientale la situazione resta estremamente delicata:
l’Iran ha nuovamente minacciato infrastrutture americane nella regione in caso di nuovi attacchi, mentre le tensioni nell’area continuano a mantenere un premio geopolitico importante sul petrolio.
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Dal punto di vista tecnico,
il Brent continua a muoversi sopra la soglia psicologica dei 100$, che in questa fase resta un riferimento importante. Finché il prezzo mantiene quest’area, il mercato continua a mostrare una struttura forte e rimane aperta la possibilità di nuovi rialzi.
Il problema per i mercati non è soltanto il petrolio in sé, ma
l’effetto ritardato che prezzi energetici così elevati possono avere sull’inflazione. Diesel e carburanti restano infatti molto più cari rispetto ai livelli pre-guerra, con conseguenze che progressivamente possono trasferirsi su trasporti, produzione e prezzi finali.
Per questo domani il
CPI americano sarà particolarmente importante. Il dato darà nuove indicazioni sulla traiettoria dell’inflazione e, di conseguenza, sulle prossime decisioni della Federal Reserve. Con il Brent ancora sopra i 100$,
la variabile energia continua a rappresentare uno dei principali rischi per chi spera in un rapido allentamento della politica monetaria.
Il quadro rimane quindi molto sensibile: la politica sta cercando di contenere i prezzi nel breve periodo, ma
né il fronte Russia-Ucraina né quello mediorientale mostrano ancora una soluzione strutturale. Finché sarà così, il petrolio continuerà a essere uno dei market mover più importanti per inflazione, tassi e mercati finanziari.