Analisi S&P 500 📊
L’S&P 500 continua a muoversi sui massimi storici, con il prezzo che si mantiene sopra i $7.700 e sempre più vicino alla
soglia psicologica degli $8.000. La struttura settimanale rimane quindi chiaramente rialzista:
dopo lo stallo in area $7.500 il mercato ha accelerato nuovamente.
A sostenere il mercato sono arrivati ieri anche
i dati sull’inflazione americana, perfettamente in linea con le aspettative. Il CPI è aumentato dello 0,1% su base mensile, dopo il -0,4% precedente, mentre su base annua l’inflazione è scesa leggermente dal 3,5% al 3,4%. Anche la componente core ha rispettato le previsioni: +0,2% mensile e 2,5% annuale, in rallentamento dal precedente 2,6%.
Il quadro quindi continua lentamente a migliorare. L’inflazione sottostante sta scendendo e a luglio anche i prezzi energetici hanno registrato una flessione mensile, ma il problema non può ancora essere considerato risolto:
l’inflazione headline rimane al 3,4%, nettamente sopra il target del 2% della Fed, mentre l’energia costa ancora quasi il 15% in più rispetto a un anno fa.
Le conseguenze delle tensioni in Medio Oriente continuano quindi a essere visibili nell’economia americana.
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La conseguenza più interessante si è vista sulle aspettative di politica monetaria.
Dopo il CPI, la probabilità attribuita dal mercato a un rialzo di 25 punti base nella riunione della Fed di settembre è scesa intorno al 36%. Il dato di ieri ha quindi dato maggiore spazio alla banca centrale per attendere,
senza però eliminare completamente la possibilità di un nuovo intervento.
Diversi membri della Fed continuano infatti a ricordare che l’inflazione è ancora troppo elevata. Susan Collins della Fed di Boston ha spiegato che sarebbe pronta a sostenere un rialzo già a settembre qualora i prossimi dati mostrassero nuove pressioni sui prezzi. Il mercato del lavoro, inoltre, sta rallentando, rendendo ancora più delicato il compromesso tra controllo dell’inflazione e tenuta dell’economia.
Per questo oggi alle 14:30 arriverà un altro dato particolarmente importante: il PPI. Dopo un CPI sostanzialmente neutrale e perfettamente in linea con le attese, l’inflazione alla produzione potrà fornire nuove indicazioni sulle pressioni che stanno maturando a monte della catena produttiva.
L’S&P 500 rimane quindi tecnicamente molto forte e vicino ai massimi storici,
ma in questa fase il vero driver continua a essere la politica monetaria. Con l’indice già su valutazioni elevate, ogni nuovo dato su inflazione, crescita e lavoro può modificare rapidamente le aspettative sui tassi e, di conseguenza, il sentiment del mercato.