Analisi S&P 500 📊
L’S&P 500 ha chiuso la seduta in calo del -1,52%, tornando in
area $7.300 dopo essere stato
respinto dalla resistenza dei $7.500. Il grafico mostra un mercato che rimane inserito in una struttura rialzista di lungo periodo, ma che sta iniziando a mostrare
maggiore difficoltà vicino ai massimi storici.
A pesare sul mercato è stata soprattutto la riunione della Federal Reserve.
Il FOMC ha mantenuto i tassi invariati per la quinta riunione consecutiva, confermando l’intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%, ma la decisione è stata approvata con un
voto di 9 a 3. Hammack, Kashkari e Logan hanno infatti sostenuto un rialzo immediato di 25 punti base, evidenziando una
divisione interna sempre più marcata.
La reazione iniziale dei mercati era stata positiva, ma il clima è cambiato durante la conferenza stampa di Kevin Warsh. Il presidente della Fed ha ribadito che
l’istituto non intende fornire indicazioni precise sulle mosse future e preferisce osservare la risposta dei mercati ai dati economici. Una strategia che sta però
aumentando l’incertezza, perché la Fed non è un semplice osservatore: attraverso i tassi determina direttamente il costo del denaro e influenza l’intera curva obbligazionaria.
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Il segnale più delicato è arrivato dal mercato obbligazionario.
Il rendimento del Treasury a 30 anni è salito fino al 5,239%, il livello più elevato dal 2007, mentre il rendimento a due anni ha inizialmente perso terreno. Questo movimento della curva indica che gli investitori vedono meno probabilità di un intervento immediato, ma
maggiori rischi di inflazione e tassi elevati nel lungo periodo.
Per l’azionario è una combinazione scomoda. Rendimenti più alti aumentano il costo del capitale, riducono il valore attuale degli utili futuri e colpiscono soprattutto i titoli tecnologici con valutazioni elevate.
Non a caso il Nasdaq ha perso -11,5% dai massimi storici.
Il mercato si trova quindi davanti a una Fed formalmente ferma, ma con un’impostazione sempre più restrittiva.
Warsh ha ribadito che l’obiettivo d’inflazione resta fissato al 2%, senza margini di tolleranza, mentre tre membri del FOMC hanno già chiesto di aumentare i tassi. La pressione potrebbe quindi restare elevata anche senza una stretta immediata, attraverso il
rialzo spontaneo dei rendimenti obbligazionari.
La giornata odierna sarà altrettanto importante.
Alle 14:30 verranno pubblicati il PIL statunitense del secondo trimestre, atteso in crescita del 2,1%, e il Core PCE mensile, previsto al +0,2% dopo il precedente +0,3%. Una crescita solida accompagnata da inflazione persistente rafforzerebbe la posizione dei membri più restrittivi della Fed, mentre dati più moderati potrebbero ridurre parte della pressione sui rendimenti.
In serata arriveranno inoltre nuove trimestrali delle grandi società tecnologiche.
Dopo Microsoft e Meta, il mercato seguirà con attenzione Apple e Amazon: considerando il loro peso sugli indici, la reazione ai risultati potrebbe determinare se l’S&P 500 riuscirà a difendere l’area dei $7.300 o se la correzione iniziata dai massimi entrerà in una fase più profonda.