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*Nota editoriale: Si può non apprezzare l'attuale modello di business di Bending Spoons, ma ci teniamo a sottolineare un grande aspetto positivo di questa azienda che i media e l'opinione pubblica in Italia non stanno considerando. Bending Spoons, oltre alle acquisizioni, ha un altro elemento chiave nel suo modello di business: la gestione del personale. L'idea dei fondatori è stata fin dall'inizio quella di offrire in Italia stipendi da Nord Europa, con lo scopo di intercettare i tanti talenti in fuga all'estero. L'azienda garantisce RAL minime di 40.000 euro, anche per le posizioni più junior e per i neolaureati. Inoltre, all'assunzione offre azioni o stock option ai dipendenti — una pratica quasi inesistente nel nostro Paese — e garantisce benefit molto al di sopra della media nazionale. Il tutto è unito a un lavoro estremamente attento nella selezione del personale, un processo in cui l'azienda investe ingenti risorse. Il punto è che, così facendo, i fondatori hanno dimostrato una cosa: non è vero che in Italia è impossibile pagare stipendi alti a professionisti qualificati. Anzi, proprio l'offerta di ottimi compensi è stata il segreto del loro successo, permettendo di attingere a un enorme capitale umano che altrimenti non verrebbe valorizzato. Questo dovrebbe lanciare un messaggio forte ad aziende e imprenditori italiani: cioè che l'idea del "meno paghi, più sei bravo come imprenditore" è un approccio perdente in partenza. Per questo, in Italia dovremmo guardare all'esperienza di Bending Spoons per quello che ci può insegnare, e non solo per quello che possiamo criticare. _ Notizia: Bending Spoons ha firmato un accordo per acquisire Miro, la lavagna digitale su cui è possibile lavorare in team a schemi e progetti. È la seconda acquisizione da quando l'azienda tecnologica milanese si è quotata al Nasdaq. Bending Spoons è già proprietaria di marchi come Evernote, Vimeo e WeTransfer. Miro è usato oggi da oltre 100 milioni di utenti e 250.000 organizzazioni. Quasi 4 milioni pagano un abbonamento, e circa il 90% dei ricavi arriva da clienti aziendali. Con questa attività incassa circa $600 milioni l'anno in ricavi ricorrenti, cioè il valore annuo degli abbonamenti attivi. Il valore dell'acquisizione è complesso. Gli azionisti di Miro riceveranno circa $1,79 miliardi. Ma dentro Miro ci sono circa $435 milioni di liquidità, che passano a Bending Spoons insieme all'azienda. Il costo effettivo, detto valore d'impresa o enterprise value, è quindi di $1,35 miliardi. La transazione sarà tutta in contanti, quindi senza pagamento diretto in azioni Bending Spoons. Alcuni azionisti di Miro, però, reinvestiranno $295 milioni di quanto incassato in nuove azioni Bending Spoons: vendono un'azienda e diventano soci di chi la compra. L'operazione non è ancora conclusa: servono le approvazioni delle autorità e la chiusura è prevista entro fine 2026. Arriva pochi giorni dopo che Bending Spoons ha completato l'acquisizione di Airtable, un altro software per il lavoro in team.

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Donald Trump ha promesso un "dividendo" da $5.000 a ogni cittadino americano adulto, ma a una condizione: che alle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre i repubblicani mantengano la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Una fetta del suo partito, però, ha accolto la proposta con scetticismo. Il termine usato viene dalla finanza, dove il dividendo è la quota di utili che un'azienda distribuisce ai soci. In questo caso è invece un pagamento diretto dello Stato ai cittadini, che va coperto con entrate fiscali o con nuovo debito. È la terza idea simile dal 2025, dopo il "dividendo DOGE" da $5.000, legato ai tagli alla spesa, e il "dividendo dei dazi" da $2.000. La condizione sul voto ha una ragione: negli Stati Uniti il Presidente non può spendere denaro federale senza una legge del Congresso, il cosiddetto "potere della borsa" (power of the purse). Lo scetticismo dei repubblicani ha un precedente. Nel dicembre 2020 Trump chiese di portare gli assegni anti-Covid da $600 a $2.000: la Camera approvò, il Senato a maggioranza repubblicana bloccò il voto. Molti repubblicani temono che più denaro in circolazione possa spingere i prezzi al rialzo e aumentare il deficit, la differenza tra spese ed entrate dello Stato, che nell'anno fiscale 2025 per gli USA è stato di $1.800 miliardi.

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Lo Starting Finance Investment Meeting ha ridefinito il linguaggio della finanza in Italia, diventando il punto di riferimento per chi vuole capire, raccontare e vivere l’economia da protagonista. Tra gli ospiti ci sarà anche Vittorio Colao, Vice Chairman di General Atlantic per l’area EMEA e membro del Consiglio di amministrazione, consigliere non esecutivo di Verizon ed Executive Trustee dell’Università Bocconi. È stato ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione nel governo Draghi.

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L'ONU e l'Organizzazione Meteorologica Mondiale hanno lanciato un serio avvertimento: il fenomeno di El Niño in corso si sta trasformando in un evento “supersized” destinato a durare fino a febbraio 2027, portando con sé rischi estremi di siccità, alluvioni e picchi di calore in tutto il pianeta. Gli impatti economici potrebbero rivelarsi devastanti: le perdite dirette per il primo anno sono stimate in quasi 1.000 miliardi di dollari, con effetti cumulati a lungo termine che potrebbero superare i 7 mila miliardi. A subire i colpi più duri sono le materie prime agricole. In particolare, il mercato dello zucchero sta vivendo una fase straordinaria, con l'open interest sui contratti futures su ICE salito al record storico di 2,3 milioni di contratti mentre i trader si tutelano contro il rischio di cali della produzione in Brasile, India e Thailandia. Anche cacao e caffè robusta sono finiti sotto pressione a causa delle condizioni climatiche avverse in Sud-est asiatico e Africa occidentale. A completare il quadro vi sono le minacce per la produzione energetica idroelettrica, l'estrazione mineraria e i bilanci statali dei paesi emergenti.

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Nike dice addio all'S&P100: bruciati 230 miliardi di dollari in 5 anni. Un crollo da manuale.  Dopo aver registrato un calo di circa l'80% dai massimi storici, Nike [$NKE] verrà rimossa dall'S&P 100 entro la fine di questo mese, ponendo fine a una permanenza di quasi 18 anni nell'indice delle 100 più grandi aziende americane. Con questa lunga discesa, la capitalizzazione di mercato ha perso oltre 230 miliardi di dollari. Il titolo della società dello Swoosh ha chiuso intorno a quota $38, toccando i minimi degli ultimi 12 anni. Sebbene i ricavi FY26 siano pari a 46,4 miliardi di dollari (-2% su base annua), l'utile per azione (EPS) reale è sceso a soli 1,58$ al netto del recupero tariffario. A prendere il posto di Nike nell'indice saranno aziende legate all'infrastruttura tecnologica e all'IA come Dell, Palo Alto Networks, Arista Networks e SanDisk, dimostrando come gli equilibri del mercato si stiano spostando verso il settore tech. Tra le cause principali individuate dagli analisti ci sono la fallimentare strategia Direct-to-Consumer (DTC) che ha compromesso i rapporti con i grandi distributori fisici, l'eccessiva dipendenza dalle vecchie linee “retro” a discapito dell'innovazione tecnica e la perdita di terreno nel mercato cinese in favore dei marchi locali.  Contestualmente, brand emergenti come Hoka ed On hanno saputo conquistare la fiducia dei podisti e degli atleti.

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Con l’approvazione del Decreto Coesione, il Governo ha introdotto una serie di interventi per accelerare l’utilizzo dei fondi della politica di coesione europea 2021-2027, con l’obiettivo di ridurre i divari economici e sociali sul territorio nazionale. Per sostenere l’occupazione sono stati stanziati oltre €2,8 miliardi attraverso il programma nazionale “Giovani, donne e lavoro”, cofinanziato dal Fondo sociale europeo Plus, a cui si sommano le ulteriori risorse previste dal Decreto Lavoro. Le misure principali spaziano dagli incentivi per l’autoimpiego giovanile, come l’Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0, con voucher a fondo perduto fino a €50 mila, fino a sgravi contributivi al 100% per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani, donne svantaggiate e disoccupati nelle aree ZES. L’obiettivo è quello di stimolare la nascita di nuove imprese e favorire l’occupazione stabile, concentrando gran parte dei contributi e delle agevolazioni nelle aree meno sviluppate del Mezzogiorno.

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I giovani laureati sono sempre meno disposti ad accettare retribuzioni non adeguate al costo della vita con la scusa della gavetta. Secondo AlmaLaurea, tra i laureati del 2025 il 66,9% dichiara di non voler accettare meno di €1.500 netti al mese per un lavoro a tempo pieno. Nel 2016 questa percentuale era appena del 24,4%. Il problema è che gli stipendi italiani restano molto più bassi rispetto a quelli offerti all’estero. A un anno dalla laurea, un laureato di secondo livello occupato fuori dall’Italia guadagna mediamente €2.290 netti al mese, contro i €1.495 di chi lavora nel nostro Paese. Dopo cinque anni, il divario sale a €2.941 contro €1.903. Il tema è particolarmente rilevante in un Paese che investe ancora poco nella formazione universitaria. Nel 2024 solo il 31,6% degli italiani tra i 25 e i 34 anni possedeva un titolo di studio terziario, contro una media europea del 44,8%. Nell’Unione europea fa peggio soltanto la Romania, ferma al 23,2%.

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Il nuovo rapporto annuale di Morgan Stanley e LuxeConsult fotografa un’industria orologiera svizzera sempre più concentrata nelle mani di pochi grandi marchi. Nel 2025, nonostante un calo dell’1,7% delle esportazioni, il valore complessivo delle vendite al dettaglio ha raggiunto i 49 miliardi di franchi svizzeri, oltre €54 miliardi. A dominare è ancora una volta Rolex, con un fatturato stimato di €11,7 miliardi, in crescita del 4% rispetto al 2024, e 1,15 milioni di orologi venduti. Una cifra persino superiore alla somma dei ricavi dei quattro principali inseguitori: Cartier, Audemars Piguet, Patek Philippe e Omega. Cartier ha raggiunto €3,7 miliardi, con una crescita del 10%, mentre Audemars Piguet e Patek Philippe sono salite rispettivamente a €2,8 e €2,7 miliardi, entrambe in aumento del 9%. Omega, invece, è scesa dell’8%, fermandosi a €2,3 miliardi. La polarizzazione emerge ancora più chiaramente osservando le quote di mercato. Su circa 450 marchi svizzeri, i primi quattro controllano da soli il 55% del mercato, contro il 52,4% del 2024: Rolex detiene il 32,9%, seguita da Cartier con l’8,7%, Patek Philippe con il 7% e Omega con il 6,4%. A crescere è soprattutto la fascia più esclusiva. Gli orologi con un prezzo superiore ai 50.000 franchi rappresentano appena l’1,4% dei pezzi esportati, ma generano il 37% del loro valore complessivo. Nel 2024 la percentuale si fermava al 33,5%. Considerando i grandi gruppi, Rolex, insieme a Tudor, raggiunge una quota del 34,4%. Seguono Richemont con il 17,6%, Swatch Group con il 16,1% e LVMH con il 5,3%. Complessivamente, questi quattro gruppi controllano quasi tre quarti del mercato.

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Le 20 maggiori aziende europee per capitalizzazione valgono complessivamente oltre €4.564 miliardi. Il Regno Unito domina per numero di società presenti: sono cinque e valgono insieme circa €1.151 miliardi. Seguono la Francia con quattro aziende, per €760 miliardi, e Svizzera e Germania con tre ciascuna. La classifica, però, è guidata dai Paesi Bassi grazie ad ASML. Il produttore di macchinari per semiconduttori vale €558 miliardi, quasi il doppio della seconda classificata Roche. Da sola, ASML presenta una capitalizzazione superiore a quelle di Santander, Inditex e Novo Nordisk messe insieme. La Svizzera, pur avendo una società in meno della Francia, raggiunge complessivamente €772 miliardi grazie a Roche, Novartis e Nestlé. La Spagna è rappresentata da Santander e Inditex, mentre l’unica azienda danese è Novo Nordisk.

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James Dyson, inventore britannico e fondatore dell’omonima azienda, ha lanciato CameraJet: uno spazzolino elettrico da $499, circa €479, dotato di intelligenza artificiale e di una piccola videocamera integrata. L’idea nasce da un’esigenza personale. Nonostante utilizzasse regolarmente il filo interdentale, durante ogni visita l’igienista doveva comunque rimuovere il tartaro accumulato tra i suoi denti. Dyson ha così dedicato sei anni allo sviluppo di una possibile soluzione. CameraJet utilizza una lente da 100.000 pixel che analizza 28 immagini al secondo. Gli algoritmi individuano gli spazi nei quali può accumularsi la placca e attivano un getto di precisione che spruzza collutorio nelle aree interessate. È lo stesso approccio che ha portato Dyson a realizzare l’aspirapolvere ciclonico senza sacchetto dopo 5.127 prototipi: individuare un difetto in un prodotto di uso quotidiano e riprogettarlo completamente. Ma innovare significa anche confrontarsi con regole, rischi e requisiti normativi, soprattutto quando si entra in un nuovo settore. *È proprio qui che interviene il Compliance Manager certificato. Se ti interessa questo mondo, scopri il nostro Master in Compliance integrata e innovazione digitale. Per sapere come iscriverti clicca qui: https://bit.ly/TPComplianceIntegrata_TG

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