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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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SpaceX non scambia ancora, ma tranquilli, è tutto normale.
Molti stanno guardando $SPXC e si chiedono perché il titolo non sia ancora partito, nonostante la quotazione fosse attesa intorno alle 15:50 ore italiane e l’avvio degli scambi poco dopo.
Il punto è che essere “quotati” non significa iniziare subito a scambiare.
Prima della prima transazione, il Nasdaq deve completare il processo di price discovery. In pratica raccoglie ordini di acquisto e vendita, aggiorna il prezzo indicativo di apertura e cerca un livello in cui domanda e offerta possano incontrarsi in modo ordinato.
Le prime indicazioni parlavano di circa 175 dollari per azione, contro un prezzo IPO di 135 dollari. Significa un premio vicino al 30%, ma non è ancora il prezzo ufficiale di apertura.
In questa fase succede questo:
▪️gli ordini entrano nel sistema, ma il titolo non scambia ancora
▪️il prezzo indicativo viene aggiornato più volte
▪️Nasdaq cerca un equilibrio tra compratori e venditori
▪️solo alla fine viene eseguita l’asta di apertura e arriva il primo prezzo ufficiale
Sulle IPO molto grandi questi ritardi non sono strani. Quando c’è enorme domanda, molta attenzione mediatica e un book ordini molto sbilanciato, l’apertura può slittare anche parecchio rispetto all’orario inizialmente atteso.
Per le principali IPO, i ritardi sono comuni, come per Google nel 2004 e Meta nel 2012, che hanno visto le loro prime negoziazioni oltre 2 ore dopo l'apertura del mercato USA.
Il titolo non è “bloccato”. Sta semplicemente passando dalla fase di quotazione alla fase di apertura reale del mercato. E proprio questa attesa sta già dicendo una cosa chiara: la domanda iniziale sembra molto forte.
Ci aggiorniamo a breve, sempre qui.
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SPACEX PREVISTA PER L'APERTURA A 171 DOLLARI PER AZIONE RISPETTO AL PREZZO DELL'IPO DI 135 DOLLARI
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🤡⚠️ BREAKING NEWS | Nasdaq in calo, torna tensione sul fronte Iran
Il Nasdaq scende a circa -0,6% mentre il mercato torna a pesare il rischio geopolitico.
Secondo feed di mercato, Trump avrebbe respinto i termini diffusi dall’Iran, sostenendo che non corrispondono a quelli concordati per iscritto con gli Stati Uniti. Il Presidente avrebbe anche definito Teheran un interlocutore “disonorevole” e accusato l’Iran per un attacco drone contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz.
Il punto per i mercati è che la narrativa sull’accordo USA-Iran resta fragile. Ieri il mercato aveva prezzato una possibile de-escalation, oggi basta una nuova dichiarazione per riportare volatilità su azionario, petrolio e asset rifugio.
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Breaking news |SpaceX, $SPCX, è attesa in quotazione alle 15:50 ora italiana, con l’inizio degli scambi previsto intorno alle 16:00 ora italiana.
Secondo le indicazioni di mercato, il titolo potrebbe aprire con un rialzo intorno al 25%. Se confermato, SpaceX entrerebbe subito tra le società quotate più grandi al mondo e porterebbe Elon Musk molto vicino alla soglia del primo patrimonio personale da trilione di dollari.
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🚨QUESTO E' ASSURDO!🚨
▪️SpaceX arriva in Borsa con numeri fuori scala: circa 555,6 milioni di azioni offerte, prezzo a 135 dollari, raccolta lorda intorno a 75 miliardi e valutazione vicina a 1.765 miliardi di dollari. Il punto chiave è il confronto con i fondamentali: nel 2025 i ricavi erano circa 18,7 miliardi. Tradotto: il mercato sta pagando SpaceX circa 94 volte i ricavi. Non è necessariamente “sbagliato”, ma significa che si sta comprando soprattutto il futuro, non il presente.
▪️Fidelity ha abbassato drasticamente la soglia minima per provare ad accedere all’IPO di SpaceX: bastano 2.000 dollari su un conto retail, contro requisiti che in alcune IPO potevano arrivare fino a 500.000 dollari. La ragione è che SpaceX avrebbe riservato fino al 30% dell’offerta agli investitori retail, molto più del normale 5-10% visto in molte IPO. È una scelta enorme: significa portare dentro molti più piccoli investitori in una delle quotazioni più attese e discusse degli ultimi anni.
▪️Attenzione però al messaggio nascosto: più accesso non significa automaticamente migliore opportunità. Fidelity ha anche regole anti-flipping: vendere le azioni nei primi 15 giorni può penalizzare l’accesso a future IPO. In pratica, il retail viene invitato al tavolo, ma dentro un’operazione che resta complessa, molto richiesta e probabilmente valutata a multipli estremamente aggressivi.
https://www.fidelity.com/learning-center/trading-investing/spacex-ipo-explained
▪️C’è anche un tema tecnico sugli indici. Nasdaq ha introdotto una regola di “fast entry” che può permettere a società neo quotate molto grandi di entrare nel Nasdaq 100 dopo 15 giorni di trading, se rispettano i criteri richiesti. Se SpaceX dovesse entrare rapidamente nell’indice, i fondi passivi che replicano il Nasdaq 100 dovrebbero adeguare i portafogli. Questo può creare domanda tecnica, ma non cambia il problema principale: il prezzo resta il prezzo.
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Commentiamo in live su CNBC la quotazione di SpaceX, con Jole Saggese e Carlo De Luca
👉🏼 https://video.milanofinanza.it/classcnbc
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SpaceX: il razzo parte oggi. Ma occhio a dove si sale.
L’IPO di SpaceX è probabilmente l’evento finanziario più spettacolare dell’anno: prezzo a 135 dollari per azione, raccolta da circa 75 miliardi di dollari e valutazione vicina a 1.770 miliardi.
Numeri enormi. Narrativa ancora più enorme.
Il problema è che la storia delle grandi IPO tech racconta una cosa abbastanza scomoda: spesso il primo giorno non è il momento migliore per comprare. È il momento migliore per chi vende.
Secondo l’analisi di Truist (società di servizi finanziari con sede a Charlotte, North Carolina, nata dalla fusione tra BB&T e SunTrust. Oggi è tra le prime 10 banche commerciali negli Stati Uniti) su 30 grandi IPO tech degli ultimi 15 anni, il massimo ribasso medio nel primo anno è stato circa il -55%. La mediana è stata circa il -54%.
Non parliamo solo di aziende finite male.
Facebook nel primo anno ha avuto un drawdown del 54%.
Uber del 68%.
Pinterest del 70%.
Lyft del 79%.
Rivian dell’88%.
Robinhood del 90%.
E anche i vincitori hanno fatto male prima di fare bene.
Zoom ha chiuso il primo anno a +142%, ma durante il percorso ha perso fino al -40%.
Palantir ha chiuso a +153%, ma prima ha subito un drawdown del -53%.
Datadog, CrowdStrike, MongoDB, Cloudflare: storie forti, ma nessuna passeggiata lineare.
Questo è il punto: una grande azienda non è automaticamente un grande investimento a qualunque prezzo.
SpaceX può essere una società straordinaria. Può anche diventare una delle storie industriali più importanti dei prossimi decenni. Ma entra in Borsa con una valutazione già mostruosa, circa 95 volte i ricavi 2025.
Per un paragone veloce:
Valutazione di SpaceX: circa 1.800 miliardi di dollari
Valutazione di Walmart: circa 920 miliardi di dollari
Ricavi di SpaceX: circa 18 miliardi di dollari
Ricavi di Walmart: circa 713 miliardi di dollari
Qui non si compra solo un business. Si compra una narrativa perfetta.
E quando il mercato prezza la perfezione, anche una piccola crepa può bastare per far male.
Morale semplice: non serve odiare SpaceX per evitare la FOMO.
Si può amare l’azienda, rispettare Musk, credere nello spazio, in Starlink e nella tecnologia, e allo stesso tempo dire: a questo prezzo, con questa euforia, preferisco aspettare.
Il razzo può anche partire.
Ma quando tutti vogliono salire al countdown, forse conviene ricordarsi una cosa semplice: nello spazio non c’è gravità, in Borsa sì.
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🤡 ⚠️ BREAKING NEWS | L’Iran gela Trump: nessun accordo finale e nessuna firma confermata
Secondo Fars, Teheran respinge l’ipotesi di una cerimonia nel weekend a Ginevra con JD Vance, definendo l’idea di una firma o di un incontro faccia a faccia un equivoco sulle proposte americane.
Per l’Iran non esiste ancora un accordo finale da firmare.
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Rassegna giornaliera a cura di About Markets.
Dentro i mercati, oltre i titoli.
12 giugno 2026
–– Chiusura mercati ––
USA: S&P 500 +1,75% (7.394), Nasdaq 100 +3,29% (29.446), Dow Jones +1,86% (50.854), Russell 2000 +3,02% (2.921)
Europa: EuroStoxx 50 +0,93% (6.066), DAX +0,06%, CAC +0,48%, FTSEMIB +0,95%
–– Best/Worst settori S&P 500 ––
Top 3: Materials +3,26%, Industrials +3,25%, Technology +2,94%
Bottom 3: Energy −2,06%, Consumer Staples −0,47%, Real Estate −0,12%
–– Takeaway veloci ––
• Wall Street rimbalza forte dopo la svolta di Trump sull’Iran: attacchi cancellati, accordo definito “praticamente concluso” e firma attesa a breve.
• Il petrolio crolla perché il mercato prezza meno rischio geopolitico: WTI sotto 90 dollari e Brent vicino a 90 dollari.
• I Treasury comprano su tutta la curva: rendimenti USA in calo di circa 8-10 punti base, con il decennale al 4,45%.
• Dollaro debole, oro e Bitcoin in recupero, mentre il Nasdaq guida il rally con un +3,29%.
• Bastano pochi titoli geopolitici opposti per cambiare completamente la narrativa intraday.
–– Macroeconomic Data ––
• PPI USA headline: +1,1% m/m vs +0,7% atteso; +6,5% a/a vs +6,4%.
• PPI core: +0,4% m/m in linea; +4,9% a/a, sotto il 5,3% atteso.
• PPI supercore: +0,8% m/m e +5,1% a/a. Le pressioni di fondo non sono sparite.
• Jobless claims USA a 229 mila vs 219 mila attese.
• BCE: rialzo di 25 punti base al 2,25%, inflazione rivista al rialzo e crescita più debole.
–– Prossimi eventi da monitorare ––
• SpaceX: IPO attesa come nuovo test sulla fame di rischio.
• Medio Oriente: conferme ufficiali, o smentite, sull’accordo USA-Iran.
–– Focus del giorno ––
Il TACO del giovedì è servito
La cosa più interessante della giornata non è stata la BCE. Non è stato nemmeno il PPI americano, che pure è uscito “hot” nella parte headline e supercore. La cosa più interessante è che, ancora una volta, i mercati si sono mossi più su un post di Trump che sui dati macro.
Il copione è stato quasi surreale. Prima escalation durissima contro l’Iran, minacce di attacchi “molto pesanti”, riferimento all’isola di Kharg e alle infrastrutture petrolifere. Poi cambio di tono: attacchi cancellati, accordo “praticamente concluso”, firma molto vicina. A quel punto petrolio giù, Treasury su, dollaro debole e Nasdaq oltre +3%.
Il problema è che non sappiamo ancora se l’accordo esista davvero nei termini descritti da Trump. O se esista davvero, e basta. I media iraniani hanno negato l’approvazione di un testo definitivo e anche da Israele sono arrivati segnali più cauti. Il mercato però, almeno per oggi, ha scelto di comprare la de-escalation prima ancora di vederla firmata.
Se il petrolio resta giù, l’inflazione futura respira e la Fed può permettersi meno aggressività. Se invece l’accordo salta, il mercato deve rifare i conti con energia alta, rendimenti alti e geopolitica instabile.
A noi sembra un rally potente, ma non pulito. Dispiace, ma facciamo fatica a fidarci. È un rally che non nasce da utili migliori, multipli più bassi o quadro macro risolto. Nasce da una narrativa. Un tweet. E quando il mercato compra narrative così velocemente, serve più disciplina, non meno.
Poi c’è il contesto: mega IPO in arrivo, SpaceX al centro dell’attenzione.
SpaceX vale 1,8T$, più di Walmart che vale 920B$.
Ma SpaceX genera 18B$ di ricavi. Walmart, invece, genera 713B$ di ricavi.
E quindi liquidità che cerca nuove storie da comprare, necessità di arrivare alle quotazioni “belli, lindi e pinti”. La sensazione, provocatoria ma non assurda, è che tra banche d’investimento, grandi narrative e persino presidenti (mr. TACO), il mercato trovi sempre un nuovo appiglio per provare a salire. Almeno fino alla IPO…
…il bello viene dopo.
ps: visto che ormai è diventato un gioco del canale, continuiamo a giocare -> 🤡
👉🏼 https://www.linkedin.com/posts/alessio-garzone_il-taco-del-gioved%C3%AC-%C3%A8-servito-prima-si-share-7471064006330535937-yUXk/?utm_source=social_share_send&utm_medium=ios_app&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM&utm_campaign=copy_link
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⚠️ BREAKING NEWS | Trump annuncia un “grande accordo di pace” con l’Iran
Il Presidente USA ha dichiarato di aver raggiunto un accordo di pace con Teheran e ha cancellato gli attacchi militari programmati. Al momento, però, la conferma iraniana resta il punto chiave da verificare: alcune fonti parlano di progressi nei negoziati, ma non ancora di accordo pienamente formalizzato.
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⚠️ BREAKING NEWS | Il petrolio USA crolla sotto 87 dollari al barile
Il WTI perde oltre il 5% dopo la notizia della cancellazione degli attacchi programmati dagli Stati Uniti contro l’Iran.
Molti che leggono, mettono come reazione il pagliaccio…la mettiamo anche noi a sto giro! Ci vuole proprio!
🤡
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⚠️ BREAKING NEWS | Trump annulla gli attacchi contro l’Iran, Nasdaq +2%
Donald Trump ha dichiarato di aver cancellato gli attacchi e i bombardamenti previsti contro l’Iran questa sera.
Il mercato reagisce subito in modo positivo: il Nasdaq recupera con forza e sale di circa il 2%, segnale che gli investitori stanno prezzando una riduzione del rischio geopolitico immediato.
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Inflazione USA: il problema non è ancora chiuso
▪️Dal 2020 a oggi l’inflazione americana ha vissuto un ciclo estremo: il CPI è passato dallo 0,12% di maggio 2020 al picco del 9,06% di giugno 2022. Oggi siamo lontani da quei massimi, ma non siamo nemmeno tornati in una fase “normale”.
▪️Il PPI, cioè i prezzi alla produzione, è stato ancora più volatile: minimo a 1,52% negativo nell’aprile 2020 e picco all’11,66% nel marzo 2022. È importante perché spesso anticipa le pressioni che poi arrivano sui prezzi al consumo.
▪️Il dato più rilevante è quello attuale: a maggio 2026 il CPI è al 4,25% e il PPI al 6,46%. Entrambi stanno riaccelerando, ma il PPI corre di più. Questo suggerisce che le pressioni a monte della filiera non sono ancora state assorbite.
Per i mercati il messaggio è scomodo: non siamo più nell’emergenza inflazionistica del 2022, ma siamo ancora troppo lontani da un quadro compatibile con una Fed tranquilla e con valutazioni azionarie molto tirate.
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🔥 BREAKING NEWS | Trump minaccia una nuova escalation contro l’Iran 🔥
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “molto duramente” nelle prossime ore e ha citato esplicitamente Kharg Island, uno snodo chiave per l’export petrolifero iraniano, insieme ad altre infrastrutture energetiche.
Il messaggio è pesante perché sposta il rischio dal piano puramente militare a quello energetico: se il mercato inizia a prezzare attacchi diretti alle infrastrutture petrolifere iraniane, il rischio principale diventa una nuova fiammata del petrolio e un ulteriore shock inflazionistico.
Reazione immediata: Nasdaq in brusco ribasso, con il mercato che torna a vendere soprattutto tecnologia e titoli a lunga duration. In questa fase il problema non è solo geopolitico: più petrolio, più inflazione e meno spazio per una Fed accomodante.
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BCE: nuove stime più scomode per il mercato
▪️La BCE non ha sorpreso sui tassi, ma ha rivisto in modo netto le stime di inflazione. Ora vede l’inflazione al 3,0% nel 2026, rispetto al 2,6% precedente, al 2,3% nel 2027, rispetto al 2,0%, e al 2,0% nel 2028, rispetto al 2,1%. È il primo rialzo dei tassi dal 2023 e arriva perché la guerra in Medio Oriente sta alimentando nuove pressioni sui prezzi, soprattutto tramite energia e materie prime.
▪️Sulla crescita il quadro è più debole nel breve periodo. Il PIL dell’Eurozona è atteso a +0,8% nel 2026, rispetto al +0,9% precedente, e a +1,2% nel 2027, rispetto al +1,3%. Per il 2028 c’è invece una lieve revisione al rialzo a +1,5%, dal +1,4% precedente.
▪️Il messaggio della BCE resta prudente: approccio data dependent, decisioni riunione per riunione e nessun impegno su un percorso predefinito dei tassi. Il mercato, però, continua a prezzare circa altri 43 punti base di rialzi nel 2026, quindi una o due mosse aggiuntive, con un terminal rate atteso intorno al 2,5%–2,7%.
Per i mercati il punto è questo: la BCE si trova davanti a uno scenario meno comodo, con inflazione più alta e crescita più bassa. Il rischio è il classico errore da banca centrale: alzare i tassi per inseguire uno shock energetico mentre l’economia rallenta. Per questo la conferenza stampa di Lagarde sarà decisiva per capire se il rialzo di oggi resta un intervento isolato o se la porta ad altri rialzi rimane davvero aperta.
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🔥BCE: rialzo da 25 bps come da attese🔥
▪️La BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, in linea con le attese del mercato.
▪️Il tasso sui depositi sale al 2,25%, il tasso principale al 2,40% e il marginal lending al 2,65%.
▪️Per ora la decisione non sorprende. La parte davvero importante arriverà tra poco con le nuove proiezioni macro e soprattutto con il discorso di Lagarde.
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AI: ricavi sotto pressione, costi ancora in salita
▪️Nella catena dell’intelligenza artificiale non tutti stanno vivendo lo stesso ciclo. Da un lato i prezzi dei token stanno scendendo, quindi usare modelli AI può diventare più economico per clienti e sviluppatori (OpenAI, Anthropic, Google). Dall’altro lato, però, i costi della memoria DRAM continuano a salire. In pratica, l’AI diventa più economica da vendere, ma non necessariamente più economica da costruire.
▪️Se i prezzi dei token calano, le società che vendono servizi AI potrebbero dover accettare margini più bassi o monetizzare molto più volume per compensare. È un po’ come una compagnia aerea che vende biglietti più economici mentre il carburante sale: può funzionare solo se riempie molti più aerei e controlla perfettamente i costi.
▪️La parte hardware resta invece sotto pressione positiva. Se la DRAM continua a salire, significa che la memoria resta uno dei colli di bottiglia dell’AI. Questo può aiutare società legate a memory, semiconduttori e infrastruttura (Micron, Samsung, SK Hynix), ma crea un problema per hyperscaler e cloud provider: devono continuare a spendere tantissimo in data center proprio mentre il prezzo finale dell’AI tende a scendere.
▪️Qui nasce la vera contraddizione del momento. Il mercato continua a prezzare l’AI come una storia di crescita quasi infinita, ma il grafico dice che la fase romantica sta finendo. Ora conta la disciplina dei costi: capex, memoria, energia, capacità, ritorno sul capitale investito. Il dibattito sull’AI si sta spostando dalle “capacità” dei modelli alla resa dei conti sui costi.
▪️Se i prezzi dei token scendono e i costi dell’infrastruttura salgono, il valore potrebbe spostarsi più verso i fornitori di componenti critici che verso chi promette monetizzazione futura ancora tutta da dimostrare (Microsoft, Amazon, Oracle).
