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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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ORACLE Q4
EPS: $2.11 vs $1.96 atteso
Ricavi: $19.2B vs $19.1B atteso
Cloud revenue: $9.9B
Financing plan: circa $40B nel FY27 tra debito ed equity
Outlook FY27: ricavi $90B, EPS adj. $8.05
Market Reaction: titolo -1.90% in after-hours
Numeri sopra le attese, soprattutto su EPS e utile operativo. Il mercato però guarda al piano di finanziamento da $40B: crescita cloud/AI forte, ma anche più capitale da raccogliere e possibile rischio diluizione/debito.
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Aggiornamento operativo sui fondi
Prima del dato sull'inflazione, avevamo aperto una copertura tramite futures per ridurre parzialmente il rischio di portafoglio, alla luce di un mercato che continuiamo a considerare fragile, molto nervoso e poco lineare. Una parte di questa copertura è stata chiusa in stop loss. Non tutti i trade funzionano, e quando una copertura non si muove nella direzione attesa va gestita con disciplina, senza trasformarla in una posizione ideologica.
Manteniamo però ancora una parte della copertura aperta, perché non ci fidiamo completamente del mercato attuale. Il punto non è “fare mercato” ogni giorno, ma proteggere i portafogli quando il rapporto rischio/rendimento ci sembra meno favorevole.
Come sempre, comunichiamo sia le operazioni in profitto sia quelle in perdita. La trasparenza per noi viene prima della narrativa: quando una scelta funziona lo diciamo, quando non funziona lo diciamo allo stesso modo.
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Riflessioni "inflattive".
Sì, il mercato inizialmente ha reagito meglio del previsto. Il Nasdaq ha recuperato terreno, i Treasury a breve sono scesi e qualcuno ha subito letto il dato come un piccolo segnale di sollievo. In parte è vero: il core CPI mensile allo 0,2%, sotto le attese dello 0,3%, evita lo scenario peggiore e dà alla Fed qualche giorno in più per respirare.
Però attenzione a non confondere il sollievo tattico con una buona notizia macro.
L’inflazione headline è al 4,2% annuo. Significa 2,2 punti sopra il target della Federal Reserve. Non il 2,4%, non il 2,8%, ma di nuovo sopra il 4%. E qui la domanda diventa molto semplice: come si giustifica un mercato azionario che continua a comportarsi come se la Fed fosse pronta a tagliare i tassi, mentre l’inflazione torna al livello più alto da inizio 2023?
Secondo noi il punto non è solo che il dato sia uscito “in linea” con le attese. Il punto è il livello assoluto. Se il mercato festeggia un’inflazione al 4,2% solo perché il core mensile è leggermente meglio del previsto, forse l’asticella di ciò che viene considerato “positivo” si è abbassata troppo.
Certo, buona parte dell’aumento arriva dall’energia. Il rialzo dei prezzi energetici ha spiegato oltre il 60% dell’aumento mensile del CPI. Ma dire “è solo energia” non basta. Se petrolio, benzina e costi energetici restano elevati per più mesi, l’effetto comincia a passare dentro trasporti, margini aziendali, bollette, distribuzione alimentare e potere d’acquisto dei consumatori. Un mese può essere rumore. Diversi mesi diventano un problema.
E soprattutto questo dato arriva dopo un mercato del lavoro ancora forte. Quindi il quadro non è quello ideale per una Fed accomodante: inflazione sopra il target, salari ancora sostenuti, occupazione resiliente e valutazioni azionarie molto alte, soprattutto nel tech e nei semiconduttori.
Per questo non crediamo che la Fed possa semplicemente fare finta di nulla. Probabilmente non alzerà i tassi domani mattina, ma il messaggio di fondo cambia poco: tagliare diventa molto più difficile. E se i tagli si allontanano, il mercato deve prima o poi ricalcolare il prezzo degli asset più sensibili ai tassi.
La nostra lettura resta prudente: il dato core ha evitato il panico, ma il 4,2% headline resta lì. Finché inflazione e rendimenti restano su questi livelli, ogni rimbalzo del Nasdaq va guardato con attenzione, non inseguito a occhi chiusi.
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⚠️ BREAKING NEWS | Inflazione USA torna sopra il 4%
Il CPI di maggio sale al 4,2% annuo, in linea con le attese ma sopra il 3,8% precedente. È la lettura più alta da aprile 2023.
Il dato mensile headline sale dello 0,5%, mentre il core CPI arriva al 2,9% annuo. Nota importante: il core mensile esce a +0,2%, meglio dello 0,3% atteso. Quindi non è un dato esplosivo nella parte “pulita”, ma resta scomodo per la Fed.
Reazione di mercato: lettura inizialmente nervosa. Il mercato vede un’inflazione di nuovo sopra il 4% dopo un mercato del lavoro ancora solido, quindi aumentano i dubbi sulla possibilità di tagli e torna il rischio di una Fed più aggressiva. Growth, tech e titoli a multipli elevati restano i più vulnerabili.
Dato non drammatico rispetto alle attese, ma psicologicamente pesante. Dopo NFP forti e valutazioni alte, anche un CPI “in linea” può diventare una scusa per prendere profitto.
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⚠️ BREAKING NEWS | Trump minaccia una nuova escalation contro l’Iran
Donald Trump ha dichiarato di stare valutando attacchi contro centrali elettriche e ponti iraniani già nelle prossime ore, accusando Teheran di aver “trascinato gli Stati Uniti” nei negoziati e di aver perso l’opportunità di raggiungere un accordo.
“Potrei continuare. Avevano la possibilità di firmare un accordo e sopravvivere.”
La reazione dei mercati è immediata: i futures sul Dow Jones estendono le perdite oltre i 400 punti mentre cresce il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto.
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⚠️ BREAKING NEWS | Trump minaccia l’Iran
“Hanno perso troppo tempo per negoziare. Ora dovranno pagarne il prezzo.”
Nuova escalation verbale USA-Iran.
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ANTEPRIMA INFLAZIONE
Il test finale della Fed
Oggi il mercato guarda tutto da una sola parte: inflazione USA.
▪️Il dato CPI di maggio dovrebbe uscire molto alto, probabilmente intorno al 4,1%–4,3% annuo. Sarebbe la prima lettura sopra il 4% da circa tre anni. Il motivo principale è semplice: energia. Benzina, petrolio e tensioni in Medio Oriente hanno spinto verso l’alto la parte più volatile dell’indice.
▪️Il punto, però, non è solo il 4 davanti al numero. Quello fa notizia, certo. Quello che conta davvero è capire se questo rialzo resta confinato all’energia oppure se comincia a passare anche al resto dell’economia.
▪️Noi pensiamo che il mercato possa digerire un CPI alto ma “sporco”, cioè trainato quasi solo da benzina e carburanti. Sarebbe brutto da leggere, ma non necessariamente devastante. Diverso sarebbe un CPI alto e “pulito”, con pressioni diffuse su servizi, affitti, tariffe aeree e beni. Lì la Fed avrebbe un problema molto più serio.
▪️Il core CPI dovrebbe restare più gestibile, intorno al 2,9% annuo e circa +0,24% mensile. Questo è il numero da guardare con più attenzione. Se il core resta morbido, il mercato può continuare a raccontarsi che l’inflazione è soprattutto uno shock energetico temporaneo. Se invece accelera, cambia tutto.
▪️Anche tra gli analisti il dibattito è abbastanza chiaro. Alcuni vedono maggio o giugno come possibile picco dell’inflazione, con rallentamento verso fine anno. Altri sono più prudenti e hanno già tolto dai loro scenari l’idea di tagli Fed nel 2026. Il mercato, intanto, assegna circa il 38,5% di probabilità ad almeno un rialzo entro dicembre: non è lo scenario base, ma non è più fantascienza.
▪️La sensazione è che il mercato arrivi a questo dato un po’ troppo convinto di poter liquidare tutto con una frase: “è solo energia”. Magari sarà davvero così. Però quando l’inflazione torna sopra il 4%, la Fed non può semplicemente far finta di niente.
▪️Oggi non cerchiamo solo un numero. Cerchiamo di capire se l’inflazione è un fastidio passeggero o se sta tornando a bussare alla porta proprio mentre il mercato pensava di aver già chiuso il dossier.
▪️Il dato arriva in un momento delicato, perché il mercato ha già dovuto digerire un report sul lavoro più forte del previsto. In pratica: crescita ancora solida, occupazione resiliente, inflazione che rischia di risalire. Non è esattamente il mix che aiuta la Fed a tagliare i tassi. E con valutazioni del tech ancora elevate, soprattutto dopo il rally degli ultimi mesi, un CPI più caldo del previsto potrebbe diventare l’ennesima scusa per prendere profitto.
È il rischio che stiamo evidenziando da settimane: non serve per forza una crisi per correggere, a volte basta un dato macro che rompe la narrativa perfetta.
Ci aggiorniamo alle 14:30, sempre su questo canale.
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Rassegna giornaliera a cura di About Markets.
Dentro i mercati, oltre i titoli.
10 giugno 2026
–– Chiusura mercati ––
USA: S&P 500 −0,26% (7.387), Nasdaq 100 −1,12% (29.084), Dow Jones +0,17% (50.877), Russell 2000 +0,41% (2.867)
Europa: EuroStoxx 50 −0,24%, DAX −0,80%, CAC +0,05%, FTSEMIB +0,11%
–– Best/Worst settori S&P 500 ––
Top 3: Real Estate +2,13%, Materials +1,72%, Health Care +1,27%
Bottom 3: Technology −1,82%, Energy −1,60%, Consumer Discretionary +0,12%
–– Takeaway veloci ––
• Wall Street debole, ma il ribasso è quasi tutto nel tech: Nasdaq sotto pressione, Dow e Russell 2000 positivi.
• L’S&P 500 equal weight sale: sotto la superficie non c’è panico generalizzato, ma rotazione fuori dai vincitori più affollati.
• Petrolio in forte calo, con WTI sotto 90 dollari, sulle speranze di un possibile accordo USA Iran. Recupero dai minimi dopo le parole di Trump su una risposta americana all’attacco contro un elicottero Apache.
• Oro e Bitcoin deboli, segnale di risk-off e possibile bisogno di liquidità.
–– Macroeconomic Data ––
• Deficit commerciale USA: 55,9 miliardi di dollari, in lieve miglioramento da marzo.
• Esportazioni +2,6%, importazioni +2,0%, con forte contributo dell’energia.
–– Specifiche azioni ––
• Crusoe: sospeso un progetto AI da 1,8 GW in Wyoming, riaccendendo i dubbi sulla corsa ai data center.
• Apple: ancora debole dopo una WWDC accolta male dal mercato.
• Broadcom: resta al centro dei dubbi sulla sostenibilità della spesa AI dopo la reazione negativa alla trimestrale.
• Oracle: trimestrale in arrivo.
–– Prossimi eventi da monitorare ––
• CPI USA di maggio: dato chiave per Fed, Treasury e valutazioni growth.
–– Focus del giorno ––
Quanto di quello che stiamo pagando oggi è già successo e quanto invece deve ancora accadere?
Negli ultimi mesi Nvidia, Broadcom, data center e infrastruttura AI sembravano muoversi in una sola direzione. Ogni correzione veniva comprata, ogni trimestrale diventava un pretesto per alzare ancora aspettative e target.
Ora qualcosa sta cambiando.
Non necessariamente nei fondamentali. Nei prezzi.
Broadcom è stato il primo segnale: numeri forti, crescita AI ancora impressionante, ma titolo venduto lo stesso. Quando una società batte le attese e scende, spesso il problema non è l’azienda. È il posizionamento.
Il mercato sta dicendo: non mi basta più che le cose vadano bene. Devono andare meglio di quanto avevo già immaginato.
Nel frattempo torna il vecchio tema macro. Il lavoro USA resta solido, le vendite di case sorprendono al rialzo e l’economia continua a reggere. In teoria è positivo. In pratica, però, significa Fed meno accomodante e tassi alti più a lungo. Per i titoli più cari, non è un dettaglio.
Per questo il CPI di oggi conta moltissimo.
Se l’inflazione dovesse sorprendere al rialzo, il mercato potrebbe tornare a prezzare una Fed più restrittiva proprio mentre il tech sta già digerendo gli eccessi degli ultimi mesi.
La parte interessante è che ieri non è crollato tutto. Real estate, healthcare, materiali, industriali e finanziari hanno chiuso positivi. Le small cap hanno guadagnato. L’equal weight ha fatto meglio dell’indice tradizionale.
Forse non stiamo vedendo la fine del rally.
Forse stiamo solo vedendo il mercato smettere di comprare una narrativa e ricominciare a guardare i prezzi.
Ed è una differenza enorme.
~About Markets
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⚠️ BREAKING NEWS | USA in attacco contro il sud dell’Iran.
Almeno 7 raid avrebbero colpito Bandar Abbas, Minab, Qeshm e Sirik, su ordine diretto di Trump, dopo l’abbattimento di un Apache americano.
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ADDA PASSA A NUTTAT
Wall Street ha vissuto una delle sedute più nervose degli ultimi mesi.
La giornata era iniziata con un forte rimbalzo dei titoli legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori, dopo il crollo di venerdì che aveva visto il Nasdaq 100 perdere quasi il 5% in una sola seduta. Tuttavia, l’ottimismo è durato poco.
Alle 15:30 italiane l’S&P 500 è arrivato a guadagnare circa l’1%, ma nel giro di poche ore la pressione di vendita sui titoli AI è tornata con forza. Nvidia, Qualcomm, Marvell e l’intero comparto semiconduttori hanno invertito la rotta trascinando al ribasso tutto il settore tecnologico.
Il momento più critico è arrivato intorno alle 18:40 italiane, quando l’S&P 500 perdeva oltre il 2,2% e il Nasdaq 100 crollava fino al -4,1%. Poco dopo il VIX, l’indice della paura di Wall Street, ha superato quota 23 per la prima volta da aprile.
Ad aggravare il sell-off sono arrivate anche le dichiarazioni di Donald Trump, che ha affermato che gli Stati Uniti dovranno rispondere all’abbattimento di un elicottero militare americano da parte dell’Iran. Il mercato ha immediatamente aumentato il premio per il rischio geopolitico.
Nella seconda parte della seduta, però, è emerso un elemento molto interessante: non si è trattato di una vendita indiscriminata dell’azionario. Mentre i grandi nomi tecnologici continuavano a scendere, centinaia di titoli del resto del mercato hanno iniziato a recuperare terreno. A fine giornata circa 370 società dell’S&P 500 hanno chiuso in rialzo.
La fotografia settoriale è chiarissima: tecnologia peggior settore della giornata con -2,0%, seguita dall’energia a -1,8%. Tutti gli altri 9 settori dell’S&P 500 hanno invece chiuso in positivo. In testa Consumer Discretionary, Health Care e Real Estate, tutti a +2,2%, seguiti da Consumer Staples e Industriali a +1,7%, Materials a +1,6%, Utilities a +1,2%, Financials a +1,1% e Communications a +0,2%.
Questo spiega perché il Nasdaq 100 abbia terminato la seduta a -1,1%, mentre il Dow Jones è riuscito addirittura a chiudere in positivo (+0,2%) e l’S&P 500 ha limitato le perdite al -0,3%.
La vera storia della giornata non è stata tanto il calo degli indici, quanto la prosecuzione della rotazione fuori dai titoli AI e semiconduttori che hanno guidato il rally degli ultimi mesi. Il mercato sta iniziando a cercare opportunità altrove, ampliando la partecipazione del rialzo e riducendo la dipendenza da un numero ristretto di mega-cap tecnologiche.
A livello operativo ci riteniamo soddisfatti. Abbiamo aperto la copertura futures short con il Nasdaq in rialzo di circa l’1% e l’abbiamo chiusa quando il ribasso era arrivato vicino al -4%. Tutto scritto live in chat, come sempre con enorme trasparenza: quando siamo contenti, come oggi, ma anche quando sbagliamo.
Oggi portiamo a casa un buon risultato e ci tenevamo a condividerlo con voi.
Buonanotte. Domani è un’altra giornata e, come diceva un grande artista…adda passà ’a nuttata!!
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⚠️ BREAKING NEWS | Secondo fonti USA e media israeliani, Washington avrebbe informato Israele di un possibile attacco contro l’Iran nelle prossime ore.
Nessuna conferma ufficiale al momento.
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Chiudiamo gli short nasdaq con 4% di guadagno sui fondi che operano a quest’ora gli altri vedremo domani
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Il mercato sta passando dalla FOMO al “forse era meglio prendere profitto”.
Il Nasdaq 100 perde il 3,30%, l’S&P 500 cede l’1,70%, il Russell 2000 scende dell’1,34%, mentre il Dow limita il calo a -0,70%. Il VIX sale del 5,98%.
Piano piano (o forse no) si stanno smontando le posizioni più affollate, soprattutto momentum, tech e semiconduttori.
La lettura è coerente con quanto scritto nel nostro ultimo report: con CPI e Fed in arrivo, il mercato sta tagliando rischio proprio sulle strategie che avevano corso di più negli ultimi mesi.
Per chi lo avesse perso, ecco il report completo: https://www.linkedin.com/pulse/good-news-bad-di-nuovo-alessio-garzone-hvjhe?utm_source=share&utm_medium=member_ios&utm_campaign=share_via
Versione stampabile: https://aboutmarkets.it/analisi/good-news-is-bad-news-di-nuovo
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⚠️ BREAKING NEWS | Nasdaq in forte calo mentre prosegue la rotazione fuori dai titoli tecnologici più cari.
L’indice Nasdaq 100 perde circa il 2%, con il settore semiconduttori in ribasso di oltre il 2,5%. Nonostante la debolezza delle Big Tech, il mercato sotto la superficie resta relativamente solido: circa 350 titoli dell’S&P 500 sono in rialzo e le small cap continuano a sovraperformare.
A sostenere il sentiment contribuisce il calo del petrolio sotto i 90 dollari al barile, favorito dalle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Rendimenti obbligazionari in discesa e minori timori inflazionistici stanno favorendo la rotazione verso settori più ciclici e sensibili all’economia.
Per noi la copertura tramite futures short sta funzionando molto bene: posizione aperta con mercato a +1% e Nasdaq ora vicino a -2%. Un movimento di circa 3 punti percentuali in poche ore che è stato interamente compensato. Questa è gestione attiva.
Non costituisce consiglio di investimento. Consultare sempre il proprio consulente finanziario.
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Forte volatilità sul Nasdaq: i futures NQ passano da un rialzo di oltre +1% a un calo superiore all’1% in pochi minuti, diventando negativi.
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⚠️ BREAKING NEWS | Il rally tech USA è sempre più concentrato.
Il divario di performance tra migliori e peggiori titoli tecnologici è salito a circa 120 punti percentuali negli ultimi 3 mesi, uno dei livelli più alti mai registrati e vicino al picco della bolla dot-com.
Il dato più importante non è solo che il top 20% del settore corre fortissimo, ma che il bottom 20% resta indietro o perde terreno. In pratica non sta salendo “la tecnologia”, stanno salendo pochi vincitori.
Quando la dispersione esplode così, il mercato sta premiando in modo estremo una piccola parte del settore. Non è automaticamente una bolla, ma è un segnale da non ignorare: selezione, valutazioni e gestione del rischio contano molto più dell’etichetta “tech”.
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Rimbalzo esaurito secondo noi, iniziamo ad accumulare short nasdaq per una copertura parziale dei fondi
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IL MERCATO STA MANDANDO UN SEGNALE CHE IN POCHI STANNO GUARDANDO
• Le aziende stanno correndo a vendere nuove azioni perché sanno che le valutazioni sono molto elevate. Quando un management ritiene che il proprio titolo sia caro, spesso ne approfitta per raccogliere capitale. Non è un caso che i grandi picchi di emissioni azionarie abbiano accompagnato fasi come il 2000 e il 2008. Oggi all’orizzonte si vedono raccolte record da parte di SpaceX, OpenAI, Anthropic e dell’intero ecosistema AI.
• Il problema è che gli investitori sono già fortemente esposti alle azioni. Famiglie, fondi e investitori istituzionali detengono una quota vicina ai massimi storici del proprio patrimonio in azionario. In altre parole, gran parte dei potenziali compratori è già sul mercato. Se arrivano centinaia di miliardi di nuove azioni da assorbire, servono nuovi capitali. E non è scontato che arrivino.
• Il supporto tecnico che ha alimentato il rialzo potrebbe indebolirsi. Negli ultimi anni i buyback hanno ridotto l’offerta di azioni in circolazione, sostenendo i prezzi. Se il mercato passa da una fase di riacquisti massicci a una fase dominata da IPO e aumenti di capitale, il meccanismo potrebbe invertire la direzione.
• Anche le aspettative sugli utili sembrano estremamente ottimistiche. Storicamente le stime sugli utili dell’S&P 500 vengono quasi sempre riviste al ribasso con il passare del tempo. In media gli utili finali risultano inferiori di circa il 7% rispetto alle aspettative iniziali. Oggi le previsioni per il 2026 e il 2027 appaiono particolarmente ambiziose.
• Non è un segnale di vendita immediato, ma è un segnale che merita attenzione. Quando chi conosce meglio un’azienda decide di vendere quote o raccogliere nuovo capitale, vale sempre la pena chiedersi perché lo stia facendo proprio adesso.
In finanza esiste una regola semplice: chi entra per ultimo spesso finanzia chi entra per primo. Quando fondatori, venture capital e società iniziano a monetizzare in massa, non significa necessariamente che il mercato stia per crollare. Significa però che chi è più vicino agli asset sta ritenendo questi prezzi sufficientemente interessanti da vendere. E questo, almeno per noi, è un segnale che vale la pena osservare con molta attenzione.
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⚠️ BREAKING NEWS | La guerra dei chip AI entra in una nuova fase
Da un lato, Taiwan valuta restrizioni molto più severe sull’export di chip AI verso la Cina, allineandosi agli Stati Uniti e rendendo perseguibile penalmente il contrabbando di semiconduttori avanzati.
Dall’altro, la Cina prepara un piano quinquennale da circa 2.000 miliardi di yuan, pari a 295 miliardi di dollari, per data center e infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni.
L’obiettivo di Pechino è costruire una rete nazionale di hub di calcolo, ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e spingere sull’uso di tecnologia domestica, con almeno l’80% dei componenti, inclusi chip AI, forniti da player locali come Huawei.
Taiwan e Stati Uniti provano a chiudere l’accesso cinese ai chip avanzati. La Cina risponde accelerando sull’autosufficienza tecnologica. Per Nvidia, AMD, TSMC e Huawei questa non è più solo una storia di domanda AI, ma una partita geopolitica sul controllo dell’infrastruttura digitale del futuro.
