ar
Feedback
𝗔𝗥𝗖𝗔𝗗𝗜𝗔.𝗯𝗹𝗼𝗴

𝗔𝗥𝗖𝗔𝗗𝗜𝗔.𝗯𝗹𝗼𝗴

الذهاب إلى القناة على Telegram

𝗔𝗿𝗰𝗮𝗱𝗶𝗮 𝗕𝗹𝗮𝗰𝗸𝗯𝗹𝗼𝗴 Sui social ➡️ https://taplink.cc/students.block

إظهار المزيد
1 443
المشتركون
+324 ساعات
+327 أيام
+10430 أيام
أرشيف المشاركات
“Il cristianesimo è una religione semitica, cioè ebrea. Ci mancava anche questo, che a noi, greco-latini, nobile razza ariana
“Il cristianesimo è una religione semitica, cioè ebrea. Ci mancava anche questo, che a noi, greco-latini, nobile razza ariana, dovesse essere infusa una religione semitica, a noi figli del sole, adoratori del sole e del cielo. Cotesto innesto contro natura ci ha guastati, ci ha fatti falsi, tristi, pusillanimi, indolenti.” ✍🏻 Giosuè Carducci

Allora il Re della Morte dirà: "Consulterò lo Specchio del Karma". Nello Specchio del Karma si rifletteranno, chiare e distin
Allora il Re della Morte dirà: "Consulterò lo Specchio del Karma". Nello Specchio del Karma si rifletteranno, chiare e distinte, tutte le tue azioni passate, sia quelle virtuose sia quelle malvage; nessuna menzogna potrà servirti e il Re della Morte non potrà essere ingannato. Allora sarai afferrato dal terrore e tremerai, e cercherai di mentire dicendo: "Non ho commesso questo peccato". Ma Yama dirà: "Guarda nello specchio". In quel momento non potrai più negare. Ma ascolta, figlio di nobile famiglia: non avere paura, non essere terrorizzato. Il Re della Morte non è un dio, né un demone esterno a te; egli è la personificazione della tua stessa mente conscia, e le sue spaventose creature sono le tue stesse passioni irrisolte. Tu sei il tuo stesso giudice. 📖 Il Libro Tibetano dei Morti

Sì ‼️
Sì ‼️

Fake Rebels 🩻
Fake Rebels 🩻

🇺🇦 Secondo voi cosa diranno i nostri politici, comunicatori e influencer neo-conservatori, sempre col crocifisso al collo,
🇺🇦 Secondo voi cosa diranno i nostri politici, comunicatori e influencer neo-conservatori, sempre col crocifisso al collo, del bombardamento che stanotte ha colpito la Cattedrale di Kyiv?

🇮🇹 La gioventù vuole la Remigrazione! Da tutta Italia ragazzi e ragazze si sono uniti sotto il tricolore, senza paura, per
+9
🇮🇹 La gioventù vuole la Remigrazione! Da tutta Italia ragazzi e ragazze si sono uniti sotto il tricolore, senza paura, per il destino della nostra nazione e dell’Europa! Il corteo di sabato è stato la dimostrazione che la Remigrazione non è una pazzia di pochi, ma la volontà di un’intera generazione. Avanti!

Mariupol in Rome 🇺🇦🔗🇮🇹
Mariupol in Rome 🇺🇦🔗🇮🇹

La politica non è solo marketing e i moderati non aprono mai le strade: arrivano dopo, quando qualcuno ha già rotto il tabù e trasformato una parola proibita in senso comune. Chi vuole una Remigrazione “presentabile” organizzata nei salotti della destra istituzionale può cominciare domani mattina. Nessuno glielo impedisce. Anzi, sarebbe meglio per tutti se lo facesse davvero. Ma finché non lo fa, almeno eviti la lezione a chi ha portato il tema in strada. La Remigrazione o nasce dal basso, o non nasce. O forza il paradigma, o viene assorbita. O diventa movimento reale, oppure finisce come slogan elettorale svuotato. Deve essere chiara, ordinata, netta e popolare. Deve parlare ai quartieri, ai giovani, alle famiglie, ai lavoratori, a chi vive ogni giorno le conseguenze dell’immigrazione di massa e non ne può più della recita progressista. Alla fine la scelta è semplice: accettare le categorie dell’avversario e passare la vita a spiegare cosa non siamo, oppure imporre il nostro linguaggio, il nostro tema, la nostra direzione. La Remigrazione non deve essere addolcita fino a diventare innocua. Deve essere resa comprensibile e praticabile, senza essere castrata. Perché una battaglia nata per rompere il sistema non può cominciare chiedendo al sistema come preferisce essere disturbato.

In Italia esiste una galassia di comunicatori “né di destra né di sinistra” che, davanti a ogni realtà radicale, sente subito il bisogno di prendere le distanze. Dicono di voler “guardare al futuro”, di fare politica nelle stanze che contano, di non spaventare i moderati. Peccato che questo presunto realismo coincida quasi sempre con la vecchia ossessione di piacere a chi non riconoscerà mai alcuna legittimità a ciò che mette davvero in discussione il sistema. È l’ansia di dimostrarsi presentabili. L’illusione che basti ripetere “non siamo come loro”, “non siamo estremisti”, “non vogliamo provocare nessuno”, per essere ammessi nel recinto del dibattito pubblico. Ma quel recinto è stato costruito proprio per escludere tutto ciò che rompe il paradigma. A chi governa le categorie dell’antifascismo, del progressismo e del moralismo mediatico non interessa se ti definisci identitario, sovranista, conservatore, fascista o moderato. Se tocchi davvero immigrazione di massa, confini, identità, sovranità demografica e continuità dei popoli europei, verrai comunque demonizzato. Per questo fanno sorridere le prese di distanza dopo un corteo storico. Davvero il problema sarebbe qualche coro goliardico? Davvero il nodo politico sarebbe il tentativo di “non spaventare” il pubblico moderato? Si poteva scegliere di attaccare chi ha vandalizzato Piazza Vittorio con scritte e minacce antifasciste. Si poteva scegliere di difendere il diritto di portare in piazza una proposta politica ormai centrale in tutta Europa. E invece molti hanno preferito accodarsi al riflesso del mainstream: distinguersi, ripulirsi, dissociarsi. Ma la Remigrazione non è una misura da salotto. Non è una proposta da confezionare per piacere ai talk show, agli editorialisti della destra “responsabile” o a una classe politica che rincorre i valori della sinistra con dieci anni di ritardo. È una parola radicale perché radicale è il problema che affronta. Non si può parlare di rimpatri, confini, compatibilità culturale, identità e sovranità fingendo che sia una normale pratica amministrativa. E soprattutto non si può separare una battaglia politica dall’ambiente umano che deve portarla avanti. Ogni idea radicale ha bisogno di un tipo umano adeguato: comunità politiche, militanti, realtà organizzate, persone disposte a esporsi, a prendersi il rischio, a rompere il silenzio quando tutti gli altri preferiscono aspettare. La Remigrazione non poteva nascere nei salotti della destra istituzionale, né nei format televisivi, né nelle scuole di comunicazione politica. Doveva passare da ambienti capaci di sostenerne il peso, di reggere la pressione, di trasformare una parola proibita in presenza reale. Per questo l’unità delle comunità politiche che hanno portato in strada questa battaglia non è un dettaglio secondario. È parte stessa del fatto politico. Non si tratta solo di uno slogan o di una rivendicazione programmatica, ma della dimostrazione che esiste ancora un ambiente disposto a farsi carico di ciò che altri evocano soltanto a parole. Una battaglia del genere non si apre con i sondaggi, ma con una volontà organizzata. Chi oggi fa lo schizzinoso dovrebbe rispondere a una domanda semplice: dov’è la vostra manifestazione per la Remigrazione? Dov’è la piazza organizzata dalla destra istituzionale? Dov’è il centrodestra che trasforma questa parola in proposta nazionale? Non c’è. Perché chi governa preferisce amministrare l’esistente, firmare decreti flussi, rassicurare il sistema produttivo e poi fare qualche contenuto social contro l’immigrazione illegale. Il punto non è negare la necessità di disciplina, intelligenza comunicativa e serietà. Al contrario: non bisogna regalare nulla all’avversario, non bisogna cadere nelle provocazioni, non bisogna trasformare una battaglia politica in folklore sterile. Ma c’è una differenza enorme tra maturità e subalternità. Una cosa è presentarsi ordinati, compatti e credibili. Un’altra è costruire tutta la propria linea sul timore di essere giudicati male da chi ci giudicherà male comunque.

Repost from Terra Cava 2
Influencer del degrado passeranno nel giro di due ore, e senza alcuna difficoltà, da «Ihihih ecco il video edgy dove diciamo DUCE prima del corteo del Comitato Remigrazione, siamo davvero basatoni e non temiamo il giudizio dei sinistri» a «Uhm... Ecco... In riferimento a certe ricostruzioni giornalistiche che parlano di possibili violazioni della Legge Mancino... Ci teniamo a precisare che noi ci dissociamo e condanniamo fermamente. La nostra è una destra moderna e moderata che ha fatto i conti con il passato, queste poche mele marce non ci rappresentano».

🇮🇹🔥 Ieri Roma ha lanciato un messaggio potentissimo a tutta Europa. Questo è solo l’inizio 👉🏻 Remigrazione e riconquista
+9
🇮🇹🔥 Ieri Roma ha lanciato un messaggio potentissimo a tutta Europa. Questo è solo l’inizio 👉🏻 Remigrazione e riconquista

R O M A
R O M A

Giustizia 🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿
Giustizia 🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿

“Schmitt ci ricorda che la storia non si ripete, gli eventi sono sempre specifici, collocati in un momento preciso, ma, come
“Schmitt ci ricorda che la storia non si ripete, gli eventi sono sempre specifici, collocati in un momento preciso, ma, come per Toynbee, si articolano sempre sul binomio challenge-response, sfida-risposta. Questo indica che ogni tornante storico decisivo è attraversato almeno da una grande domanda, da una grande tendenza, che deve essere compresa in tutta la sua portata. Ebbene, è almeno dalla comparsa del ‘momento’ populista che i popoli, massificati e atomizzati finchè si vuole, cercano di tornare sulla scena. E non sono mai i singoli a fare la storia, a decidere del futuro, sono i popoli, i quali si fanno portavoce di correnti profonde, anche difficili da capire. Questo grumo oscuro che agita la storia sta facendo irruzione nell'unico modo in cui può farlo, dal momento che non viene compreso e incanalato positivamente dalla politica e dalla società. La rivolta violenta chiama alla mente quel moto che fa la storia, che la tiene viva e costringe i cambiamenti bruschi, le rotture nel tempo storico. Sorel torna a parlarci. L'unico approccio possibile, è quello di chi osserva gli eventi e attende il momento per inserirvisi in modo operativo, creativo, attivo. Perchè oramai il flusso non può e non deve essere arrestato. Non serviranno appelli contro le rappresaglie, non bisognerà invocare la calma. Bisognerà lasciare che le cose facciano il loro corso, che i popoli d'Europa trovino la loro espressione storica spontanea. Bisognerà capire quale sia la challenge del nostro tempo, dove tende il nostro tuturo. Allora si potrà fare largo un progetto politico reale, concreto, che oggi non ha nome e che non potrà avere i simboli e il linguaggio del passato. Le nuove sintesi le abbiamo davanti agli occhi, sta a noi smetterla con le rigidità teoriche. Siamo nel pericolo, ma solo il pericolo è fecondo”. ✍🏻 Francesco Boco

È inutile spaccare il capello tra rivolte lealiste e rivolte repubblicane, la mappa dei Troubles non serve a capire quello ch
È inutile spaccare il capello tra rivolte lealiste e rivolte repubblicane, la mappa dei Troubles non serve a capire quello che sta accadendo. In Europa sta emergendo un paradigma nuovo, destinato a travolgere schieramenti, partiti e classi dirigenti nate nel secolo scorso. Non lo vedremo compiuto domani, ma Belfast ne mostra già i segnali: davanti alla dissoluzione multiculturale, le vecchie appartenenze interne contano sempre meno. Repubblicani o lealisti, cattolici o protestanti, destra o sinistra: agli occhi dell’ideologia progressista, dell’antirazzismo di sistema e del fanatismo islamista, il bianco europeo è colpevole in quanto tale. Non per ciò che pensa, vota o crede, ma per ciò che rappresenta: una presenza storica da decostruire e recidere, una civiltà da mettere sotto processo permanente. Per questo Belfast, pur esplosa in un contesto lealista, parla anche ai repubblicani stanchi della deriva verde-socialdemocratica del Sinn Féin. E parla anche a noi, stanchi di partiti che nell’arco parlamentare esprimono soltanto variazioni dello stesso cedimento. Il punto è capire che nessuna comunità europea si salverà da sola. Lasciate lavorare la rabbia, perché nel caos della storia nascono spesso le sintesi più impreviste. Dalla Grande Guerra emerse il fascismo europeo; dalle fratture del presente può emergere una nuova coscienza continentale. L’Europa dovrà cambiare.

Ogni volta che uno studente italiano dimostra di possedere orgoglio, senso di appartenenza e vitalità viene sistematicamente
Ogni volta che uno studente italiano dimostra di possedere orgoglio, senso di appartenenza e vitalità viene sistematicamente stritolato dal rullo compressore della scuola progressista. Uno striscione, una parola, una bandiera, un gesto: ogni riferimento simbolico che disturbi la narrazione della scuola come dispositivo di inclusione e conformismo viene immediatamente passato al vaglio, represso e trasformato in colpa da espiare. Non basta più punire: bisogna rieducare. Non basta contestare: bisogna costringere lo studente a interiorizzare la vergogna. La cosa più grottesca è che tutto questo viene presentato come bene, progresso, civiltà. La rieducazione sarebbe “bene”. L’odio di sé sarebbe “buono”. La cancellazione delle radici sarebbe “giusta”. L’obbedienza al dogma progressista sarebbe “educazione”. E allora, se tutto questo è bene e buono, spezziamo queste tavole dei valori. Se amare ciò che siamo è estremismo, allora diventiamo tutti estremi. Anche nel lottare contro chi ci vuole negare l’esistenza.

Repost from L’Eco del Nord
È un attacco quotidiano. All’uomo europeo, all’uomo bianco, alla nostra civiltà. Masse di allogeni, disperati, criminali agis
+4
È un attacco quotidiano. All’uomo europeo, all’uomo bianco, alla nostra civiltà. Masse di allogeni, disperati, criminali agiscono perché fondamentalmente ci odiano per quello che siamo. Coccolati dalla sinistra, protetti dalla magistratura e giustificati ai media colpiscono nelle nostre città. Quello che è successo a Belfast, quello che è accaduto ad Henry Nowak, quello che accade ogni giorno nelle nostre città non è un futuro distopico ma il tragico presente di una società multirazziale e capitalista che ci vuole cancellare. Il nostro però non deve essere un grido di aiuto ma un atto di volontà e di rivolta. Non siamo disposti a vedere morire la nostre Europa e i suoi figli. Reagire, costruire, sacrificare. Europe belongs to us! @ecodelnord🏴

⚔️ Invaders must die
⚔️ Invaders must die

+9
IMG_2575.PNG4.66 KB