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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets

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⚠️ BREAKING | Banca Centrale Europea mantiene i tassi invariati: deposito al 2%, rifinanziamento al 2,15% e marginale al 2,40
⚠️ BREAKING | Banca Centrale Europea mantiene i tassi invariati: deposito al 2%, rifinanziamento al 2,15% e marginale al 2,40%. Inflazione in risalita al 3% (spinta dall’energia), mentre crescono i rischi per la crescita economica legati al conflitto in Medio Oriente. Approccio confermato “data-dependent”, nessuna forward guidance: decisioni riunione per riunione in un contesto di incertezza elevata.

🚀 Abbiamo appena pubblicato la nostra analisi sulle trimestrali Big Tech di ieri! Google, Microsoft, Amazon e Meta hanno sfornato numeri da capogiro, ma come avrete notato le reazioni dei mercati sono state... sorprendenti. All'interno dell'articolo troverete tutti i nostri approfondimenti e insight interessanti per capire chi sta davvero vincendo la sfida dell'Intelligenza Artificiale e chi invece sta sollevando i dubbi degli investitori per le spese folli. Chi vuole leggerla e approfondire, trova il link diretto qui sotto: 👇 🔗 https://aboutmarkets.it/analisi/trimestrali-big-tech-chi-ha-vinto-la-sfida-dellia-tra-google-microsoft-amazon-e-meta Buona lettura e fateci sapere cosa ne pensate! https://www.linkedin.com/posts/alessio-garzone_trimestrali-big-tech-%C3%A8-finita-la-luna-di-activity-7455551663647543296-dfQn?utm_source=share&utm_medium=member_ios&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM

⚠️ BREAKING | Borse europee in calo per la quinta seduta consecutiva, con lo Stoxx 600 a -0,4%, mentre il Brent sale fino a 1
⚠️ BREAKING | Borse europee in calo per la quinta seduta consecutiva, con lo Stoxx 600 a -0,4%, mentre il Brent sale fino a 122 dollari al barile sui timori di nuove opzioni militari USA contro l’Iran. Il punto chiave è che il rally del petrolio complica tutto per la BCE: più energia significa più pressione sull’inflazione, meno spazio per tagliare i tassi e maggiore rischio che la ripresa degli utili europei venga ridimensionata. Intanto la stagione delle trimestrali resta discreta: gli utili Q1 europei sono attesi in crescita del 4,8%, meglio del +2,6% stimato dal consensus. Ma il mercato oggi guarda meno agli earnings e più al rischio geopolitico, al petrolio e ai tassi.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 30 aprile 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 −0,04% (7.136), Nasdaq 100 +0,58% (27.187), Dow Jones −0,57% (48.862), Russell 2000 −0,60% (2.739) Europa: EuroStoxx 50 −0,39% (5.812), FTSEMIB −0,51% (47.796), DAX −0,31% (23.944), CAC −0,39% (8.072) –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Energy +2,35%, Technology +0,18%, Consumer Discretionary +0,10% Bottom 3: Utilities −1,23%, Materials −1,10%, Health Care −0,69% –– Takeaway veloci –– • Giornata dominata da tre temi: Fed più restrittiva, petrolio in forte rialzo e trimestrali Big Tech. • La Fed ha lasciato i tassi fermi al 3,50%-3,75%, ma il messaggio è diventato meno accomodante: l’inflazione non è più “un po’ elevata”, è semplicemente elevata. • Treasury in vendita su tutta la curva: 2 anni al 3,94%, 10 anni al 4,41%, 30 anni vicino al 4,98%. • Petrolio in rally dopo il rigetto della proposta iraniana e le indiscrezioni su un blocco prolungato dell’Iran. –– Macroeconomic Data –– • Beni durevoli USA: +0,8% vs +0,5% atteso; core +0,9% vs +0,4%. • Ordini super-core: +3,3%, segnale di investimenti aziendali ancora forti, anche grazie al ciclo AI. • Housing: avvii costruzioni +10,8%, ma permessi −10,8%. –– Specifiche azioni –– • Seagate: risultati e guidance sopra le attese, titolo forte grazie alla domanda di storage AI. • Visa: EPS e ricavi sopra consensus, nuovo buyback da 20 mld $. –– Prossimi eventi da monitorare –– • Europa: BCE, BoE, PIL Eurozona, inflazione Francia • Utili: Apple, Reddit, Eli Lilly, Caterpillar, BNP, SocGen, BBVA, ING, Volkswagen, BASF –– Focus del giorno 1 – Fed –– La Fed non ha cambiato i tassi, ma ha cambiato il tono. Il punto non è la pausa, che era attesa. Il punto è la divisione interna: 4 dissensi complessivi, il numero più alto da oltre trent’anni. Miran voleva tagliare, mentre Hammack, Kashkari e Logan non volevano mantenere nella dichiarazione una formulazione interpretata come troppo favorevole a futuri tagli. In pratica, la Fed non sta dicendo “tagliamo presto”. Sta dicendo “aspettiamo, perché energia e Medio Oriente possono riaccendere l’inflazione”. E finché il petrolio resta sopra 100$, diventa più difficile giustificare un taglio rapido. –– Focus del giorno 2 – Big Tech –– La notte Big Tech ha chiarito una cosa: l’AI non è più solo una storia di crescita. È diventata una storia di capitale. Il mercato non sta bocciando l’AI. Sta facendo una domanda molto più concreta: per generare 1 dollaro in più di ricavi, quanti dollari devi spendere prima? E qui le reazioni cambiano. Alphabet (+6.46% AH) è salita perché il mercato vede un collegamento più pulito tra spesa e ritorni: Cloud +63%, margini in forte miglioramento e backlog in crescita. In parole semplici: Google sta spendendo tanto, ma il mercato vede già i ricavi futuri. Amazon +2.00% AH) è stata premiata durante la call perché AWS accelera al +28% e la domanda per chip proprietari e infrastruttura AI sembra reale. Qui il messaggio è: “spendiamo molto, ma stiamo vendendo capacità AI”. Microsoft (-1.91% AH) è scesa perché Azure cresce tanto, +39%, ma non abbastanza rispetto ad aspettative ormai altissime. Il mercato voleva un’accelerazione più netta per giustificare un capex enorme. Meta (-7.13% AH) è il caso più importante. I numeri operativi sono fortissimi: ricavi +33%, utile netto +61%, pubblicità ancora in grande forma. Ma il problema è il cambio di paradigma. Meta era vista come una macchina pubblicitaria asset light: pochi asset fisici, margini altissimi, tanto cash flow. Ora sta diventando una società che deve spendere 125-145 miliardi di dollari in data center, chip e infrastruttura AI. Quindi il mercato sta dicendo: se una società pubblicitaria deve spendere come una società industriale, quanto vale davvero quel modello? Questa è la vera domanda della notte. L’AI resta il motore del mercato, ma da oggi non basta più dire “investiamo nell’AI”. Bisogna dimostrare che quei miliardi tornano indietro in ricavi, margini e free cash flow. ~About Markets

Earnings Big Tech: numeri forti, reazioni divergenti Quattro trimestrali sopra le attese. Eppure il mercato si divide nettame
Earnings Big Tech: numeri forti, reazioni divergenti Quattro trimestrali sopra le attese. Eppure il mercato si divide nettamente. Meta Platforms (fino a -6,59% AH) Numeri clamorosi: EPS 10,44 vs 6,82 attese, ricavi sopra consensus. E allora perché scende? ➡️ Capex ancora più alti (125–145 mld) ➡️ Problemi di supply server ➡️ Mercato che teme execution sull’infrastruttura AI 👉 non è un problema di domanda, è un problema di quanto costa sostenerla. Microsoft (+2,93%) Solido across the board: Azure +39%, margini meglio del previsto. ➡️ Capex sotto attese → segnale di disciplina ➡️ Domanda AI ancora superiore all’offerta 👉 Qui il mercato premia: crescita + controllo dei costi. Amazon (-0,29%) Beat su tutto, AWS accelera. Ma: ➡️ Free cash flow crolla a 1,2 mld ➡️ Guidance operativa non entusiasma 👉 Il dubbio resta lo stesso: tanto capex, ritorni ancora poco visibili. Alphabet (+4,05%) Forse il set di dati più “pulito”: ➡️ EPS e ricavi sopra attese ➡️ Google Cloud molto forte ➡️ Capex sotto stime 👉 Risultato: AI che cresce senza spaventare sui costi. Takeaway chiave Tutte battono le stime. Ma oggi il mercato non guarda più solo la crescita. Sta facendo una selezione molto chiara: ➡️ Premia chi monetizza l’AI con disciplina (Google, Microsoft) ➡️ Penalizza chi deve ancora dimostrare il ritorno del capex (Meta, Amazon) Questa è la vera svolta di questa earnings season: non basta più dire “AI growth”… serve dimostrare AI profitability.

BREAKING: IL PRESIDENTE DELLA FED JEROME POWELL HA APPENA DICHIARATO CHE CONTINUERÀ COME GOVERNATORE DELLA FED OLTRE IL 15 MAGGIO, QUANDO TERMINA IL SUO MANDATO DI PRESIDENTE DELLA FED

Fed: il grafico dei dissensi racconta una banca centrale sempre meno compatta 1. Il grafico mostra quante volte, in ogni riun
Fed: il grafico dei dissensi racconta una banca centrale sempre meno compatta 1. Il grafico mostra quante volte, in ogni riunione del FOMC, alcuni membri hanno votato contro la decisione o contro parti del comunicato. Il picco di oggi è importante perché 4 dissensi sono un evento raro nella storia recente della Fed. 2. Non succedeva dagli anni ’90 di vedere un livello di opposizione interna così alto. Questo rende la riunione di aprile una delle più divisive degli ultimi decenni. 3. La divisione non è solo “tagliare o non tagliare”. Un membro voleva già un taglio dei tassi, mentre tre membri erano d’accordo nel lasciare i tassi fermi, ma non volevano lasciare intendere che la prossima mossa sarà un taglio. 4. Il vero scontro è sul messaggio al mercato. Una parte della Fed vuole mantenere aperta la porta a un futuro allentamento; l’altra vuole un linguaggio più neutrale, dove anche tassi più alti restano possibili se l’inflazione non scende. 5. Powell ha definito l’attuale livello dei tassi “appropriato”, ma ha anche riconosciuto che l’inflazione è tornata “elevata” e che il rialzo dell’energia sta complicando il quadro. 6. Il contesto economico resta misto: attività ancora solida, mercato del lavoro stabile, ma housing debole e investimenti delle imprese in calo a ritmo sostenuto. Quindi la Fed non ha ancora un motivo chiaro per tagliare in fretta. 7. Questa spaccatura pesa anche sul passaggio di consegne a Kevin Warsh. Il nuovo presidente erediterà una Fed molto meno facile da guidare, con membri già pronti a difendere una linea più dura sull’inflazione

Fed: pausa, dissensi e inflazione che torna centrale 1. La Fed lascia i tassi invariati per il terzo meeting consecutivo, mantenendo il range al 3,50%-3,75%. 2. Il voto è molto diviso: 4 membri dissentono, un livello di opposizione interno che non si vedeva dal 1992. 3. Il punto politico è ancora più interessante: 3 membri non contestano la pausa, ma rifiutano l’inserimento di un bias verso futuri tagli. 4. Nel comunicato entra con forza il Medio Oriente: la Fed scrive che gli sviluppi nella regione stanno contribuendo a un elevato livello di incertezza sull’outlook economico. 5. Cambia anche il linguaggio sull’inflazione: da “rimane leggermente elevata” a “è elevata”, con riferimento esplicito al recente aumento dei prezzi globali dell’energia. la Fed non taglia, ma apre ancora la porta a un allentamento futuro. Il problema è che energia e geopolitica stanno rendendo quella porta molto più difficile da attraversare.

tutto come previsto, nessun cambiamento. a seguire maggiori dettagli
tutto come previsto, nessun cambiamento. a seguire maggiori dettagli

A breve, la decisione sui tassi della Fed…

Il nuovo rischio dell’estate è il carburante per aerei 1. La crisi nello Stretto di Hormuz sta diventando un problema molto p
Il nuovo rischio dell’estate è il carburante per aerei 1. La crisi nello Stretto di Hormuz sta diventando un problema molto più concreto di quanto sembri. Non riguarda solo il prezzo del Brent o del petrolio alla pompa, ma anche il jet fuel, cioè il carburante usato dagli aerei. Il punto è semplice: una parte importante del greggio e dei prodotti raffinati passa dal Golfo Persico. Se quei flussi rallentano, si crea pressione su tutta la catena energetica, inclusa l’aviazione. 2. L’Europa è particolarmente esposta perché importa circa il 40% del carburante per aerei che consuma. E normalmente una parte rilevante di queste forniture è legata al Medio Oriente e alle rotte che passano da Hormuz. Nel grafico si vede bene: nei primi mesi del 2026 il Medio Oriente era ancora la fonte dominante, mentre ad aprile il suo peso crolla e l’Europa prova a compensare comprando di più da Nord America e Africa. 3. Il problema è che il jet fuel non si sostituisce con uno schiocco di dita. Non basta dire “compriamo petrolio altrove”. Serve capacità di raffinazione, servono navi, servono contratti, serve logistica aeroportuale e soprattutto serve prodotto già disponibile. L’Europa, negli ultimi anni, ha chiuso diverse raffinerie e quindi dipende più dall’estero. Questo rende il sistema più fragile proprio nel momento peggiore: l’avvicinarsi della stagione estiva, quando la domanda di voli aumenta. 4. I prezzi lo stanno già dicendo chiaramente. Il carburante per aerei in Europa ha superato i 200 dollari al barile, salendo anche più del greggio. Per le compagnie aeree è un colpo pesante, perché il carburante può rappresentare fino al 30% dei costi operativi. Tradotto: se il costo del jet fuel esplode, le compagnie hanno poche opzioni. Possono assorbire il colpo nei margini, aumentare i prezzi dei biglietti, tagliare rotte meno redditizie o lasciare a terra gli aerei più vecchi e meno efficienti. 5. Le conseguenze pratiche possono arrivare direttamente sui passeggeri. Biglietti più cari, supplementi carburante, meno voli disponibili e possibili cancellazioni sulle tratte meno profittevoli. Il rischio vero non è solo “volare costa di più”, ma che in alcuni aeroporti l’offerta fisica di carburante diventi più tirata se l’Europa non riesce a sostituire abbastanza rapidamente i flussi persi dal Medio Oriente. Secondo l’articolo, se non venisse compensata più della metà delle forniture perse, le scorte europee potrebbero arrivare a livelli critici già a giugno. Questa è la parte meno visibile dello shock energetico: non si ferma al prezzo del petrolio, ma entra nei trasporti, nel turismo, nei costi delle compagnie aeree e potenzialmente nell’inflazione dei servizi. Se la crisi resta aperta fino all’estate, il rischio è una combinazione molto scomoda: meno voli, biglietti più cari e margini sotto pressione per tutto il settore aviation.

LA NOMINA DI WARSH ALLA PRESIDENZA DELLA FED OTTIENE IL VIA LIBERA DALLA COMMISSIONE DEL SENATO

Il boom dell’AI si vede anche nei dati industriali Il dato sugli ordini di beni durevoli racconta una cosa abbastanza chiara:
Il boom dell’AI si vede anche nei dati industriali Il dato sugli ordini di beni durevoli racconta una cosa abbastanza chiara: negli Stati Uniti l’attività di investimento sta accelerando in modo forte. La parte più interessante è quella dei cosiddetti ordini “supercore”, cioè i beni capitali non legati alla difesa e al netto degli aerei: una proxy molto seguita per capire quanto le aziende stanno realmente investendo in macchinari, infrastrutture e capacità produttiva. Il dato è salito del 3,3%, con una revisione al rialzo importante del mese precedente. Una parte rilevante di questa dinamica sembra collegata al ciclo di investimenti sull’intelligenza artificiale: data center, infrastrutture energetiche, hardware, componenti, capacità produttiva e tutto l’ecosistema industriale che serve per sostenere questa nuova fase. Il punto interessante è che l’AI viene spesso raccontata come una forza disinflazionistica nel lungo periodo, perché può aumentare produttività ed efficienza. Ma nella fase iniziale può produrre l’effetto opposto: più domanda di capitale, più domanda di energia, più domanda di infrastrutture e quindi un’economia che potrebbe reggere tassi più alti più a lungo.

Seagate vola nel premarket: +15% dopo risultati e guidance sopra le attese • Seagate Technology sale di circa +15% nel premarket dopo una trimestrale molto forte e una guidance Q4 nettamente superiore al consensus. • Nel Q3 i ricavi sono stati pari a 3,11 miliardi di dollari, +44% anno su anno, sopra le attese di 2,95 miliardi. EPS rettificato a 4,10 dollari contro 3,50 stimati. • La guidance è il vero driver: per il Q4 la società prevede ricavi tra 3,35 e 3,55 miliardi di dollari, contro 3,16 miliardi attesi, ed EPS rettificato tra 4,80 e 5,20 dollari, sopra i 3,96 dollari stimati. Titolo presente nelle nostre strategie azionarie, dove la tesi resta legata alla crescita strutturale della capacità di archiviazione richiesta dall’infrastruttura AI.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 29 aprile 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 −0,49% (7.139), Nasdaq 100 −1,01% (27.029), Dow Jones −0,05% (49.142), Russell 2000 −1,15% (2.756) Europa: EuroStoxx 50 −0,46% (5.835), DAX −0,18%, CAC −0,46%, FTSEMIB +0,77% –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Energy +1,65%, Real Estate +1,02%, Consumer Staples +0,99% Bottom 3: Technology −1,29%, Materials −1,07%, Industrials −0,88% –– Takeaway veloci –– • Seduta negativa a Wall Street, con il tech sotto pressione dopo le nuove preoccupazioni sulla sostenibilità della spesa AI e data center. • Il petrolio torna protagonista: WTI vicino a 100 dollari e Brent sopra 111 dollari, sostenuti dallo stallo USA-Iran e dal rischio Hormuz. • I Treasury vendono su tutta la curva: il mercato torna a ragionare su energia alta, inflazione e Fed più prudente. • Il dollaro si rafforza, mentre oro e metalli preziosi correggono. • La BoJ lascia i tassi invariati, ma il voto 6-3 mostra una banca centrale sempre più divisa sul prossimo rialzo. –– Macroeconomic Data –– • Fiducia consumatori USA: 92,8 vs 89,5 atteso. • Aspettative in miglioramento, ma consumatori ancora cauti. • Quasi il 50% degli intervistati si aspetta tassi più alti nei prossimi 12 mesi. • ADP settimanale USA quasi invariato a 39 mila unità. –– Specifiche azioni –– • OpenAI: sotto gli obiettivi di ricavi e utenti, riaccendendo i dubbi sul ritorno degli investimenti AI. • Nvidia: lancia Nemotron 3 Nano Omni, modello multimodale per agenti AI più efficienti. • Amazon: AWS segnala domanda di chip, energia e capacità AI ancora superiore all’offerta. • Spotify: titolo in forte calo dopo ricavi sotto le attese. • Coca-Cola: trimestrale solida. –– Prossimi eventi da monitorare –– • Fed: decisione tassi e conferenza stampa di Powell. • Trimestrali: Microsoft, Amazon, Meta, Alphabet, Qualcomm, Ford, Carvana, SoFi, Humana, Mercedes-Benz, Adidas, Porsche. –– Focus del giorno –– Mag 7: non è più solo una earning season, è un referendum sull’AI La giornata di oggi è probabilmente una delle più importanti dell’anno per il mercato. Non solo c’è la Fed, ma dopo la chiusura arrivano insieme Microsoft, Amazon, Meta e Alphabet. Quattro società che da sole pesano circa il 18% dell’S&P 500 e che oggi rappresentano il cuore della narrativa AI. Il punto però è cambiato. Fino a qualche mese fa il mercato voleva solo vedere più crescita, più cloud, più chip, più AI. Oggi la domanda è diversa: quanto costa tutto questo e quando torna indietro in termini di utili e cash flow? La notizia su OpenAI ha colpito proprio questo nervo scoperto. Se anche uno dei simboli dell’AI fatica a centrare obiettivi di ricavi e utenti, allora il mercato inizia a chiedersi se la corsa ai data center non stia diventando troppo aggressiva. Non perché l’AI non funzioni, ma perché forse i tempi di monetizzazione sono più lunghi rispetto ai tempi della spesa. Le aspettative sono altissime. Amazon deve dimostrare che AWS sta accelerando davvero. Microsoft deve convincere su Azure e Copilot. Alphabet deve mostrare che Search e Cloud reggono la sfida AI. Meta deve far vedere che la spesa enorme non sta mangiando troppa redditività. Questa è la vera prova: non più “chi spende di più”, ma chi spende meglio. Il mercato non sta bocciando l’AI. Sta semplicemente iniziando a fare una domanda più adulta: va bene costruire il futuro, ma a che prezzo? ~About Markets

🚨 Per tutti gli iscritti al webinar ricordiamo che fra 5 min saremo live! 🚨

⚠️ BREAKING | Gli Emirati Arabi Uniti annunciano l’uscita da OPEC e OPEC+ dal 1° maggio, con aumento graduale della produzion
⚠️ BREAKING | Gli Emirati Arabi Uniti annunciano l’uscita da OPEC e OPEC+ dal 1° maggio, con aumento graduale della produzione petrolifera. Decisione legata a un riallineamento strategico dopo le tensioni con l’Iran e ai crescenti attriti con l’Arabia Saudita su quote produttive e influenza regionale. L’obiettivo dichiarato è espandere la capacità e adattarsi alla domanda globale in evoluzione.

Abbiamo inviato a tutti gli iscritti il link di accesso al webinar. Nel caso in cui non avessi ricevuto l’e-mail, ti chiediamo di contattarci direttamente a questo indirizzo: alessio.garzone@gammamarkets.it o t.me/alessiogarzone Ricordiamo che il webinar è dedicato esclusivamente agli addetti ai lavori, per motivi di compliance. Per completare l’iscrizione è quindi necessario utilizzare un’e-mail aziendale. Se non ti sei ancora iscritto, hai tempo fino alle ore 15:00 per farlo, dopodiché le iscrizioni saranno chiuse per motivi organizzativi. Iscriviti qui: https://forms.gle/aFNXeLwcokK3iFQo6 Grazie.

⚠️ BREAKING | Pharma europee -5%: il settore scende dopo una doppia pressione. Da un lato Novartis delude sulla trimestrale (EPS e ricavi sotto le attese), dall’altro Bayer AG perde terreno dopo l’udienza alla Corte Suprema degli Stati Uniti sul caso Roundup, che ha mostrato giudici divisi e aumenta l’incertezza legale. Mix negativo tra earnings deboli e rischio regolatorio che colpisce l’intero comparto.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna stampa a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 28 aprile 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 +0,12% (7.174), Nasdaq 100 +0,01% (27.306), Dow Jones −0,11% (49.175), Russell 2000 +0,13% (2.791) Europa: EuroStoxx 50 −0,32% (5.862), FTSEMIB +0,04% (47.674), DAX −0,14% (24.094), CAC −0,19% (8.142) –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Communication Services +0,94%, Financials +0,65%, Technology +0,46% Bottom 3: Consumer Staples −1,18%, Real Estate −0,83%, Consumer Discretionary −0,76% –– Takeaway veloci –– • La seduta non dice molto se guardiamo solo agli indici. Dice molto di più se guardiamo sotto: equity ferma, petrolio forte, Treasury deboli. È un mercato che non vuole vendere rischio, ma nemmeno ignorare l’inflazione energetica. • Hormuz resta il prezzo vero della geopolitica. La proposta iraniana riapre una finestra negoziale, ma alza anche la posta: Teheran vuole trasformare lo Stretto da rischio militare a leva politica. Questo è il motivo per cui il petrolio non torna davvero indietro. • Il rialzo dei rendimenti non nasce da dati macro, ma dal petrolio. Il mercato sta iniziando a ragionare su uno scenario scomodo: crescita ancora resiliente, Fed prudente e shock energetico che rischia di rientrare nell’inflazione. –– Specifiche azioni –– • Verizon: buona trimestrale e guidance 2026 rivista al rialzo. In una giornata piatta, ha aiutato Communication Services a sovraperformare. • Microsoft/OpenAI: il nuovo accordo elimina il revenue sharing da Microsoft verso OpenAI e rende la licenza meno esclusiva. È un segnale importante: la partnership resta centrale, ma diventa più pragmatica e meno “blindata”. • Qualcomm/MediaTek: collaborazione con OpenAI sui chip mobile. Tema interessante perché sposta l’AI anche verso il dispositivo finale, non solo cloud e data center. • Adobe: downgrade a Neutral. Il software resta una delle aree più sensibili al dubbio “AI opportunity o AI disruption?”. • Oracle: saltato il finanziamento da 16 mld $ per un data center in Michigan. –– Focus del giorno –– OpenAI: il primo vero stress test della narrativa AI Il mercato non sta mettendo in discussione l’intelligenza artificiale. Sta iniziando a mettere in discussione il modo in cui la sta finanziando. Questa è la differenza decisiva. Per mesi la narrativa è stata lineare: più domanda di AI, più bisogno di calcolo, più data center, più chip, più valore per tutto l’ecosistema. Il problema è che questa catena funziona solo se alla fine arriva una cosa molto concreta: ricavi ricorrenti, margini e cash flow. Le indiscrezioni su OpenAI colpiscono proprio qui. Se l’azienda simbolo dell’AI fatica a centrare target interni di utenti e ricavi, mentre ha impegni futuri enormi sulla capacità di calcolo, il mercato è costretto a fare una domanda che finora ha evitato: questi investimenti sono davvero industriali o stanno diventando finanziari? Non è un dettaglio. OpenAI è diventata il punto di riferimento dell’intera filiera: hyperscaler, semiconduttori, memoria, energia, data center. Una parte enorme del rally AI si basa sull’idea che la domanda futura sarà abbastanza grande da giustificare qualsiasi capex presente. Ma “qualsiasi capex” non esiste. Da questa settimana le trimestrali delle Big Tech dovranno rispondere a una domanda molto meno comoda: non quanto stanno spendendo sull’AI, ma quanto di quella spesa sta già costruendo un ritorno credibile. Il mercato può ancora premiare l’AI. Ma da qui in avanti sarà più selettivo. Meno storytelling, più ritorno sugli investimenti. —— Ne parliamo anche oggi nel webinar dedicato agli addetti ai lavori (consulenti, private banker, gestori, analisti), per cui è richiesta un’email aziendale per partecipare. In molti ci avete scritto anche da privati o da fuori settore. A breve organizzeremo un nuovo appuntamento aperto a tutti, sempre su mercati, petrolio e scenari futuri, con un taglio più semplice e accessibile. https://forms.gle/aFNXeLwcokK3iFQo6 ~About Markets