uz
Feedback
About Markets

About Markets

Kanalga Telegram’da o‘tish

Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets

Ko'proq ko'rsatish
Mamlakat belgilanmaganToif belgilanmagan
2 550
Obunachilar
+124 soatlar
+77 kun
+730 kun
Postlar arxiv
🚨 BREAKING NEWS | BRENT SOPRA 97 DOLLARI Il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra nel suo sesto mese e, secondo Bloomberg,
🚨 BREAKING NEWS | BRENT SOPRA 97 DOLLARI Il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra nel suo sesto mese e, secondo Bloomberg, la situazione appare sempre più bloccata: gli attacchi reciproci stanno aumentando, ma al momento non si intravede né una soluzione militare né una vera ripresa dei negoziati. Negli ultimi giorni l’Iran ha colpito navi mercantili nello Stretto di Hormuz, spingendo gli Stati Uniti ad attaccare postazioni delle Guardie Rivoluzionarie utilizzate per colpire il traffico navale. Teheran ha poi risposto con missili e droni contro basi americane in Giordania, Kuwait e Bahrein. Un membro della Commissione Difesa della Camera USA ha sintetizzato così la situazione: “Sul piano militare siamo chiaramente in una fase di stallo.” Il problema resta soprattutto Hormuz. Prima della guerra, dallo stretto transitava circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto e l’Iran continua a dimostrare di poter minacciare questa arteria fondamentale. Intanto l’energia torna a salire. Il Brent, dopo un rialzo di oltre il 6% questa settimana, ha superato oggi i 97 dollari al barile, mentre il diesel negli Stati Uniti è ai massimi degli ultimi quattro anni. Il rialzo dei costi energetici sta inoltre contribuendo alla pressione sui mercati obbligazionari e alla risalita delle aspettative di inflazione. Secondo Bloomberg Economics, entrambe le parti stanno progressivamente alzando la posta e aggiungendo nuove condizioni per tornare al tavolo dei negoziati. Lo scenario più probabile, almeno per ora, resta quindi quello di uno stallo prolungato, intervallato da nuove fiammate di violenza. Il punto è che nessuna delle due parti sembra avere una strategia chiara per chiudere il conflitto: Washington non può accettare che Teheran continui a minacciare Hormuz, mentre per l’Iran riuscire semplicemente a resistere alla pressione americana rappresenta già una forma di vittoria.

🇯🇵 YEN: L'impennata lascia gli operatori di mercato nel dubbio su un possibile intervento. • Lo yen si è rafforzato molto v
🇯🇵 YEN: L'impennata lascia gli operatori di mercato nel dubbio su un possibile intervento. • Lo yen si è rafforzato molto velocemente. Mercoledì ha guadagnato fino all’1,2% contro il dollaro e giovedì ha continuato a salire, portando USD/JPY intorno a 158. • Perché il mercato si è spaventato? Perché nelle ultime settimane le autorità giapponesi hanno fatto capire chiaramente che non vogliono uno yen troppo debole, soprattutto se il movimento verso 160-164 diventa rapido e disordinato. • Il dubbio è stato: “È intervenuto di nuovo il governo?” Quando lo yen ha iniziato a salire improvvisamente durante la sessione americana, alcuni trader hanno pensato che Tokyo potesse aver fatto un “rate check”: in pratica le autorità telefonano alle banche chiedendo a che prezzo stanno scambiando USD/JPY. Non è ancora un intervento, ma spesso è l’avvertimento prima dell’intervento vero e proprio. • Per ora, però, non sembra esserci stato un intervento. Il movimento è stato troppo piccolo rispetto agli episodi precedenti. A luglio, quando Giappone e Stati Uniti avevano comprato yen, la valuta aveva recuperato circa il 5%. Questa volta il movimento è stato molto più contenuto. • Il vero motore è probabilmente la Bank of Japan. Un membro della BOJ, Hajime Takata, ha detto che un rialzo di 25 punti base potrebbe non essere sufficiente e che sono possibili anche due rialzi consecutivi. Il mercato sconta già ampiamente un rialzo di 25 bp a settembre; un +50 bp resta invece poco probabile. • Perché alzare i tassi fa salire lo yen? Finora il problema del Giappone è stato semplice: i tassi giapponesi erano molto più bassi di quelli americani. Quindi conveniva prendere a prestito yen e comprare asset in dollari. Se la BOJ alza i tassi, questo vantaggio diminuisce → diventa meno conveniente essere short yen → gli investitori ricomprano yen → lo yen sale. • Ed è qui che entra il livello 160. Non è una barriera ufficiale, ma il mercato lo considera ormai una sorta di zona rossa. Più USD/JPY si avvicina a 160, maggiore diventa il rischio che Tokyo intervenga direttamente. Chi è short yen quindi tende a diventare molto più prudente. • Inoltre, il Giappone ha già dimostrato di essere disposto a spendere moltissimo. A luglio avrebbe impiegato circa 96 miliardi di dollari per sostenere la valuta. Per questo oggi basta anche solo il sospetto di un nuovo intervento per provocare rapidamente la chiusura di posizioni speculative. • Anche Washington sta spingendo nella stessa direzione. Scott Bessent ha fatto capire di aspettarsi che la BOJ faccia “la cosa giusta” sui tassi. Gli Stati Uniti temono che uno yen eccessivamente debole possa destabilizzare i mercati globali e, attraverso i flussi obbligazionari giapponesi, mettere pressione anche sui rendimenti Treasury.

🚨 BREAKING NEWS | SNOWFLAKE +22%, BROADCOM -5% Due trimestrali tech, due reazioni completamente opposte. 🟢 SNOWFLAKE +22% Numeri molto forti, ma soprattutto guidance nettamente sopra le attese. • Ricavi Q2: $1,55 mld, +35% a/a vs $1,49 mld attesi • Product Revenue: $1,49 mld, +37% vs $1,42 mld attesi • EPS adj.: $0,62 vs $0,45 attesi • Retention rate: 126% La vera sorpresa arriva però dalle prospettive: Snowflake prevede nel Q3 Product Revenue tra $1,588-1,593 mld, contro appena $1,51 mld attesi. Alzata anche la guidance FY2027 a $6,07 mld, dai precedenti $5,84 mld, con margine operativo atteso al 14,5%. Molto forte anche l’adozione dei nuovi prodotti AI: CoCo supera 9.100 clienti, con oltre 2.000 aggiunti nel solo trimestre. ➡️ Il mercato sta leggendo questi numeri come una conferma che la crescita di Snowflake sta accelerando e che l’AI sta iniziando a tradursi concretamente in maggiore utilizzo della piattaforma. 🔴 BROADCOM -5% Qui i risultati sono buoni, ma le aspettative erano evidentemente ancora più elevate. • EPS adj.: $3,32 vs $3,23 attesi • Ricavi: $29,59 mld vs $29,45 mld attesi • Operating income: $20,1 mld vs $19,7 mld attesi Un piccolo punto debole arriva dall’Infrastructure Software: $8,75 mld, sotto gli $8,88 mld attesi. Broadcom prevede comunque ricavi Q4 di circa $34,8 miliardi, +93% a/a, mantenendo un enorme margine operativo del 66%. ➡️ Quindi non è una trimestrale negativa. Il problema è soprattutto il livello delle aspettative già incorporato nel prezzo: con un titolo fortemente rivalutato, battere leggermente le stime non basta più.

Il Presidente Trump ha appena pubblicato questo: “Ora che lo abbiamo sotto il controllo degli Stati Uniti, dovremmo cambiare
Il Presidente Trump ha appena pubblicato questo: “Ora che lo abbiamo sotto il controllo degli Stati Uniti, dovremmo cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in TRUMP STRAIT???” Non c’è davvero limite al peggio. 🤡

🚨 BREAKING NEWS | MIGLIORA IL SENTIMENT, OCCHI SULLO YEN - Il sentiment a Wall Street sta migliorando grazie al ritracciamento del petrolio e a una lieve discesa dei rendimenti obbligazionari, due elementi che nelle ultime sedute avevano messo pressione soprattutto sulle azioni. - Anche sul fronte geopolitico, nonostante la ripresa degli attacchi in Iran, per il momento non sembra emergere una volontà statunitense di spingere verso una nuova escalation. - Intanto lo yen si è rafforzato bruscamente, arrivando a guadagnare fino all’1,2% contro il dollaro. Il movimento ha alimentato il sospetto di un nuovo intervento delle autorità giapponesi, anche se al momento non ci sono conferme. - Il punto importante è come si sta muovendo lo yen. Dopo gli interventi molto aggressivi delle scorse settimane, l’obiettivo sembra essere quello di sostenerlo evitando movimenti troppo violenti. - Una rivalutazione troppo rapida dello yen potrebbe infatti provocare la chiusura forzata dei carry trade, cioè posizioni finanziate in yen e investite su altri asset, compresi i Treasury americani. Un unwind disordinato potrebbe quindi tradursi in vendite di Treasury e nuovo rialzo dei rendimenti USA. Petrolio e rendimenti stanno concedendo un po’ di tregua alle borse, mentre sullo yen il mercato resta in massima allerta. Tokyo deve rafforzare la valuta, ma senza farlo troppo velocemente.

🚨 BREAKING NEWS | CHEVRON PUNTA FORTE SUL VENEZUELA Chevron investirà 7 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per espandere significativamente la produzione petrolifera in Venezuela. La società si è aggiudicata lo sviluppo di due grandi giacimenti nella cintura dell’Orinoco e punta a portare la produzione venezuelana a circa 600.000 barili al giorno entro il 2031, più del doppio rispetto ai livelli attuali. Il dato interessante è che Chevron stima costi di produzione inferiori a 20 dollari al barile: con il Brent vicino agli 87 dollari, il potenziale margine economico resta molto elevato. L’aumento previsto, circa 300.000 barili al giorno, equivarrebbe da solo a quasi il 30% dell’attuale produzione complessiva del Venezuela. È soprattutto un segnale importante: dopo anni di sanzioni e investimenti limitati, una delle major petrolifere mondiali torna a impegnare capitale significativo nel Paese. Se seguiranno altri operatori, nel medio termine il Venezuela potrebbe tornare ad avere un peso molto maggiore sull’offerta globale di petrolio.

📌 WAKE ME UP WHEN SEPTEMBER ENDS Settembre riparte con azioni vicine ai massimi, rendimenti globali ai livelli più alti dal 2008, petrolio in rialzo e una Fed che potrebbe avere molto meno spazio per intervenire in caso di problemi. È tempo di capire che alcuni equilibri a cui il mercato si era abituato per anni stanno cambiando. Ne abbiamo parlato qui 👇 https://lnkd.in/p/e3bPxwrJ

🚨 BREAKING NEWS — FED, BARR APRE A UN RIALZO DEI TASSI Secondo CNBC, il governatore della Fed Michael Barr ha dichiarato che
🚨 BREAKING NEWS — FED, BARR APRE A UN RIALZO DEI TASSI Secondo CNBC, il governatore della Fed Michael Barr ha dichiarato che sarebbe pronto a sostenere un aumento dei tassi d’interesse se l’inflazione non mostrasse segnali convincenti di ritorno verso il target del 2%. Barr ha sottolineato che l’inflazione resta troppo elevata e che, se i prossimi dati non mostrassero un rallentamento sufficiente, la Fed dovrebbe “agire con decisione” aumentando i tassi. Il messaggio arriva mentre i rendimenti dei Treasury continuano a salire e il mercato sta già aumentando le probabilità di un rialzo alla prossima riunione della Fed. Secondo CNBC, questa mattina il mercato prezzava circa il 66% di probabilità di un aumento dei tassi a settembre.

🚨 BREAKING NEWS: IL TREASURY USA A 10 ANNI TORNA AI MASSIMI DA GENNAIO 2025 Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salit
🚨 BREAKING NEWS: IL TREASURY USA A 10 ANNI TORNA AI MASSIMI DA GENNAIO 2025 Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito fino a circa 4,79%, superando i massimi precedenti di gennaio 2025. Il movimento non riguarda però soltanto gli Stati Uniti: la vendita sui titoli di Stato sta interessando praticamente tutti i principali mercati obbligazionari.

photo content

🔥RISULTATI GESTIONI PATRIMONIALI | AGOSTO 2026 🔥 [Factsheet Gestioni Patrimoniali – Agosto 2026] Agosto ha riportato acquisti sui mercati azionari dopo la correzione e la forte rotazione di luglio. Il Nasdaq 100 ha guadagnato il +4,18% in dollari e il +3,29% in euro, l’S&P 500 il +2,62% in dollari e il +1,74% in euro, mentre il MSCI World è salito del +2,48% in dollari e del +1,59% in euro. Sotto la superficie, però, il recupero non è stato uniforme. La tecnologia è tornata a fare bene, ma con una leadership diversa rispetto alla prima parte dell’anno: software e società capaci di monetizzare concretamente gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno preso il testimone dai semiconduttori. Allo stesso tempo, il rialzo dei rendimenti obbligazionari ha continuato a penalizzare i settori più sensibili ai tassi. In questo contesto, le nostre gestioni hanno chiuso agosto prevalentemente in territorio positivo, beneficiando anche delle modifiche ai portafogli effettuate già a luglio. Sulle Tematiche Azionarie: - Best Brands Long Only ha guadagnato il +2,31% nel mese, portando la performance da inizio anno al +16,46%. - Robotics & AI Long Only ha chiuso agosto a +2,92%, raggiungendo il +29,02% da inizio anno. - Alternative Energy Long Only è stata l’unica linea Long Only negativa, con un -0,85% nel mese, ma resta positiva del +3,82% da gennaio. Positive anche tutte le linee flessibili, sulle quali continuiamo a mantenere un’impostazione più prudente: - Best Brands Flex: +1,69% ad agosto e +8,56% da inizio anno, con una volatilità YTD del 6,46%. - Robotics & AI Flex: +0,71% nel mese e +12,50% YTD, con volatilità dell’8,81%. - Alternative Energy Flex: +0,10% ad agosto e +5,39% da gennaio. Bene anche le GPM Multiasset, tutte positive nel mese: - GPM Multiasset Azionaria: +1,62% ad agosto e +9,74% da inizio anno. - GPM Multiasset Dinamica: +1,25% nel mese e +6,01% YTD. - GPM Multiasset Equilibrata: +1,11% ad agosto e +8,58% da inizio anno. Continuano a salire anche i PAC Megatrend: la versione Azionaria ha guadagnato il +3,23% nel mese, portandosi al +17,76% da inizio anno, mentre la Dinamica ha chiuso agosto a +2,03%, raggiungendo il +10,55% YTD. La parte più interessante di agosto, secondo noi, non è però soltanto il ritorno delle performance positive. È soprattutto il fatto che diverse scelte fatte durante la correzione di luglio hanno iniziato a dare i risultati che cercavamo. Sulla Best Brands avevamo ridotto fortemente l’esposizione diretta ai semiconduttori, aumentando invece il peso di Software, Healthcare e Biotech. Ad agosto non abbiamo stravolto nuovamente il portafoglio: abbiamo preferito lavorare sui singoli titoli, eliminando alcune società che ci avevano convinto meno durante la stagione degli utili e mantenendo l’impostazione costruita il mese precedente. Sulla Robotics & AI siamo rimasti coerenti con la stessa impostazione. Abbiamo mantenuto una forte componente software, realizzato parte dei profitti sulla posizione in Moderna dopo il forte rialzo e continuato ad aumentare gradualmente l’esposizione all’oro. L’esposizione azionaria è rimasta intorno al 75%, lasciandoci quindi circa un 25% di capacità disponibile da utilizzare se il mercato dovesse offrirci una nuova correzione e valutazioni più interessanti. Anche sulle GPM Multiasset abbiamo continuato ad accumulare oro, portandone il peso verso il 5%, con l’obiettivo di aumentare la diversificazione in una fase in cui convivono mercati azionari ancora forti, rendimenti obbligazionari elevati, inflazione persistente e tensioni geopolitiche. Agosto, quindi, non ci ha portato a inseguire il rialzo aumentando indiscriminatamente il rischio. Abbiamo preferito lasciare lavorare le scelte fatte a luglio, intervenendo dove necessario e continuando a costruire una componente di portafoglio più diversificata. Restiamo costruttivi sull’azionario, ma con maggiore attenzione rispetto alla prima parte dell’anno. Il mercato continua a offrire opportunità, soprattutto dove la crescita degli utili riesce a giustificare le valutazioni, ma rendimenti obbligazionari elevati e una Federal Reserve nuovamente più attenta all’inflazione possono rendere i prossimi mesi meno lineari. Per questo preferiamo mantenere liquidità e capacità di intervento, invece di essere completamente investiti indipendentemente dai prezzi. La gestione attiva, per noi, significa anche questo: avere una view, costruire il portafoglio in anticipo e conservare abbastanza flessibilità per cambiare quando cambia il rapporto tra rischio e rendimento. Grazie per la fiducia, come sempre. Team Gestioni Gamma Capital Markets

PERCHÉ I MERCATI AZIONARI SONO DEBOLI OGGI? Proviamo a mettere insieme tutti i pezzi. 1️⃣ LA FED È TORNATA A ESSERE UN PROBLEMA Fino a poche settimane fa il mercato discuteva soprattutto di quanto rapidamente la Fed avrebbe potuto allentare la politica monetaria. Oggi la domanda si è quasi capovolta: la Fed potrebbe addirittura alzare nuovamente i tassi il 16 settembre. Il mercato monetario attribuisce ormai circa il 65-67% di probabilità a un rialzo di 25 punti base. Una settimana fa questa probabilità era intorno al 40%. È un cambiamento enorme in pochi giorni. Perché questo colpisce soprattutto il Nasdaq? Pensiamo a un'azienda tecnologica che oggi guadagna relativamente poco ma dalla quale ci aspettiamo enormi profitti tra cinque o dieci anni. Come ricorderete, è un discorso che abbiamo fatto diverse volte qui su About Markets. - Quando i tassi sono bassi, quei profitti futuri valgono molto oggi. - Quando i tassi salgono, il mercato li “sconta” a un tasso maggiore e quindi il loro valore presente diminuisce. È per questo che possiamo avere una situazione apparentemente strana: Nvidia, Microsoft, software o semiconduttori possono continuare ad avere ottime prospettive industriali, ma contemporaneamente essere valutati meno dal mercato. Non è necessario che gli utili scendano. Può semplicemente scendere il multiplo che gli investitori sono disposti a pagare per quegli utili. 2️⃣ IL PETROLIO È DIVENTATO, DI FATTO, UN PROBLEMA PER IL NASDAQ Qui il collegamento è meno immediato. Due petroliere sono state colpite nell'area dello Stretto di Hormuz e le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate a salire. Il Brent si è riportato sopra i 94 dollari al barile. Uno potrebbe pensare: “Va bene, sale il petrolio. Perché dovrebbe scendere un'azienda tech?” Perché il mercato ragiona così: 1. petrolio più caro → 2. maggiore pressione sull'inflazione → 3. Fed più preoccupata → 4. tassi più alti più a lungo → 5. rendimenti obbligazionari più alti → 6. valutazioni tecnologiche più basse. Quindi il petrolio oggi viene letto come un potenziale ostacolo alla discesa dell'inflazione. Se il petrolio salisse perché l'economia mondiale sta crescendo fortissimo, una parte dell'aumento dei rendimenti sarebbe giustificata da una crescita migliore. Oggi invece il petrolio sta salendo soprattutto per un rischio geopolitico. È una differenza importante. Il mercato si trova con più inflazione potenziale senza necessariamente avere più crescita economica. Dal punto di vista degli asset finanziari è una combinazione decisamente meno piacevole. 3️⃣ IL VERO SEGNALE DA GUARDARE È IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO Possiamo essere ridondanti e dirlo troppe volte, ma oggi non dobbiamo concentrarci sul Nasdaq che perde -1%, ma sui rendimenti dei bond. Il Treasury americano a 10 anni è arrivato sui livelli più alti da gennaio 2025, mentre in Giappone il rendimento del decennale ha toccato il 3% per la prima volta dal 1996. Il movimento quindi non è soltanto americano. Stiamo assistendo a una pressione piuttosto generalizzata sui titoli di Stato. E quando i rendimenti salgono contemporaneamente in diverse parti del mondo, il mercato azionario deve fare i conti con una concorrenza che negli ultimi anni aveva quasi dimenticato. Se posso ottenere rendimenti sempre più interessanti semplicemente comprando obbligazioni, perché dovrei pagare 30, 40 o 50 volte gli utili per un'azienda rischiosa? Per continuare a farlo devo essere molto convinto della sua crescita. Significa che l'asticella si alza. Le aziende devono continuare a produrre risultati straordinari semplicemente per giustificare valutazioni già molto elevate. 4️⃣ POI C'È MICRON, MA SECONDO NOI È PIÙ BENZINA CHE FIAMMA Micron è sotto pressione dopo la notizia che i sindacati dei suoi stabilimenti taiwanesi stanno minacciando uno sciopero per la questione dei bonus. Non è un problema insignificante. Circa 10.000 lavoratori sono coinvolti e Taiwan rappresenta uno dei nodi produttivi cruciali dell'azienda, soprattutto per DRAM e memorie HBM utilizzate nell'intelligenza artificiale. Ma sarebbe sbagliato spiegare la debolezza del Nasdaq principalmente con Micron. Micron è un catalizzatore. Il terreno era già fragile. Negli ultimi mesi molti titoli legati all'AI sono saliti tantissimo e gli investitori hanno costruito posizioni importanti sulle stesse società. Quando un trade diventa estremamente popolare succede una cosa molto semplice: basta relativamente poco per convincere qualcuno a prendere profitto. E quando iniziano le vendite, altri investitori riducono le posizioni, alcuni modelli quantitativi diminuiscono l'esposizione e il movimento può accelerare. In altre parole, quando tutti sono dalla stessa parte della barca, non serve una tempesta enorme per farla oscillare. 5️⃣ ATTENZIONE PERÒ A NON CONFONDERE UNA CORREZIONE CON LA FINE DEL TREND I rendimenti stanno salendo. Il petrolio sta salendo. La probabilità di un rialzo Fed sta aumentando. Il Nasdaq è molto esposto ai titoli growth. Settembre statisticamente non è neanche il mese più semplice per il mercato. Tutto vero. Ma da qui a dire che sia iniziato automaticamente un nuovo bear market c'è molta strada. Molti gestori a livello mondiale come MS, JPM e Citadel Securities stanno interpretando settembre come un momento in cui può avere senso ridurre un po' l'esposizione e comprare protezione a costi ancora relativamente bassi, non necessariamente come l'inizio di una grande fase ribassista. Ed è una distinzione che condividiamo. La stagionalità può amplificare un movimento, ma difficilmente lo crea da sola. 6️⃣ IL PARADOSSO DEL MERCATO ADESSO È QUESTO Per diversi anni gli investitori si erano abituati a un meccanismo abbastanza comodo: economia debole → Fed più accomodante → rendimenti giù → tecnologia su. Adesso il quadro è più complicato. Se l'economia rimane forte, la Fed può alzare i tassi. Se il petrolio sale, aumenta il rischio inflazione e la Fed può alzare i tassi. Se i dati sull'inflazione rimangono alti, la Fed può alzare i tassi. Questo significa che il mercato ha meno possibilità di ricevere immediatamente il “soccorso” delle banche centrali. Ed è probabilmente questo il cambiamento più importante da capire. - About Markets

Venezuela: tanto petrolio, ma pochi soldi facili ▪️Gli Stati Uniti vogliono avere un ruolo molto più diretto nel petrolio ven
Venezuela: tanto petrolio, ma pochi soldi facili ▪️Gli Stati Uniti vogliono avere un ruolo molto più diretto nel petrolio venezuelano, con condizioni privilegiate su diversi giacimenti. Il problema è che l’accordo è ancora poco trasparente e non è chiaro quanto possa durare nel tempo. ▪️Il Venezuela ha riserve enormi, ma avere petrolio sotto terra non significa riuscire a venderlo facilmente. Gran parte del greggio è molto pesante e difficile da estrarre: servono infrastrutture, tecnologia, competenze e soprattutto decine di miliardi di dollari. ▪️Le grandi compagnie petrolifere possono anche investire in Paesi politicamente complicati, ma vogliono una cosa fondamentale: sapere che le regole non cambieranno dopo pochi anni. Se investono oggi miliardi, devono essere abbastanza sicure di poter lavorare anche tra 10 o 20 anni. ▪️Qui nasce il vero rischio. L’accordo è stato fatto con un governo venezuelano non eletto e potrebbe essere rimesso in discussione da un futuro governo. Se in Venezuela venisse visto come un accordo imposto dagli Stati Uniti, la probabilità che venga modificato o cancellato aumenterebbe ancora. ▪️Quindi il punto è semplice: Trump vorrebbe accelerare il ritorno del petrolio venezuelano sul mercato, ma senza stabilità politica e regole credibili rischia di ottenere l’effetto contrario. Le riserve ci sono, ma senza investimenti importanti la produzione può aumentare solo lentamente.

IL SELL-OFF DEI BOND STA DIVENTANDO UN PROBLEMA ANCHE PER LE AZIONI Quello che sta succedendo sui bond è importante perché il
IL SELL-OFF DEI BOND STA DIVENTANDO UN PROBLEMA ANCHE PER LE AZIONI Quello che sta succedendo sui bond è importante perché il mercato sta alzando, di fatto, il “prezzo del denaro” a livello globale. I rendimenti dei titoli di Stato sono tornati sui livelli più alti dal 2008. Il decennale giapponese ha toccato il 3%, negli Stati Uniti i Treasury sono tornati sotto pressione e il movimento ormai non riguarda più un singolo Paese: è globale. Dietro ci sono tre fattori che si stanno sommando. 1️⃣ Il primo è l’inflazione. Il rialzo del petrolio aumenta il rischio che la discesa dei prezzi si fermi o rallenti. Se il mercato teme più inflazione, automaticamente riduce le aspettative di tagli dei tassi e, in alcuni casi, torna addirittura a prezzare nuovi rialzi. 2️⃣ Il secondo è fiscale. Governi come Stati Uniti, Giappone, Francia e Regno Unito devono continuare a emettere molto debito. Più obbligazioni arrivano sul mercato, più rendimento bisogna offrire per convincere gli investitori ad assorbirle. 3️⃣ Il terzo è il cosiddetto premio a termine: per prestare soldi a uno Stato per 10, 20 o 30 anni, oggi gli investitori chiedono una remunerazione maggiore rispetto a qualche anno fa, perché percepiscono più rischio su inflazione, deficit e traiettoria del debito. Ed è qui che il discorso arriva alle azioni. Un’azione viene sempre confrontata con quello che un investitore può ottenere altrove. Se un Treasury rende poco, è più facile accettare multipli elevati sull’azionario. Se invece i rendimenti obbligazionari salgono, cambia il confronto: per comprare un’azione e assumersi più rischio, l’investitore pretende un rendimento atteso maggiore. Questo significa, molto semplicemente, che a parità di utili è disposto a pagare meno. È il motivo per cui un aumento dei rendimenti può comprimere i multipli azionari anche senza che gli utili delle società cambino. Il problema diventa ancora più evidente nei titoli growth. Molte società tecnologiche vengono valutate sulla base di utili che arriveranno soprattutto negli anni futuri. Quando il tasso utilizzato per attualizzare quei profitti sale, il loro valore presente diminuisce. Più gli utili sono lontani nel tempo, maggiore è la sensibilità ai tassi. Poi c’è un secondo canale, meno immediato ma forse ancora più importante. Rendimenti più alti significano anche costo del debito più alto per le imprese, mutui più costosi per le famiglie e maggiore spesa per interessi per gli Stati. Quindi non si tratta soltanto di valutazioni: se il movimento dura abbastanza, può iniziare a pesare anche sulla crescita economica e sugli utili aziendali. È per questo che il rialzo dei rendimenti va seguito con attenzione. Finché i tassi salgono perché l’economia è forte e gli utili crescono, il mercato azionario può assorbirlo. Se invece salgono perché aumentano inflazione, deficit e premio per il rischio, il messaggio cambia completamente. Questo è quello che ci preoccupa di più oggi. Non tanto il livello assoluto dei rendimenti, ma il motivo per cui stanno salendo.

🚨 BREAKING NEWS La reazione del Treasury sta andando quasi nella direzione opposta rispetto a quella che molti si aspettavan
🚨 BREAKING NEWS La reazione del Treasury sta andando quasi nella direzione opposta rispetto a quella che molti si aspettavano dopo Jackson Hole. • 2Y USA: 4,34%, in calo di circa 2 pb • 10Y USA: 4,76%, +3 pb • 30Y USA: 5,26%, +5 pb La curva quindi si sta irripidendo: i rendimenti scendono sulla parte breve, ma salgono con forza sulle scadenze lunghe. In teoria, una Fed percepita come più indipendente, meno accomodante e più credibile nella lotta all’inflazione avrebbe dovuto contribuire a ridurre il premio richiesto sulle scadenze lunghe. Per ora sta accadendo il contrario. Il mercato sembra dire che la credibilità della Fed, da sola, non basta: sul lungo termine continuano a pesare inflazione, deficit, enorme offerta di Treasury e premio per il rischio fiscale. Ed è probabilmente questo il movimento più importante da osservare oggi.

🚨 BREAKING NEWS — L’ARABIA SAUDITA CERCA NUOVO DEBITO MENTRE LA GUERRA PREME SUI CONTI L’Arabia Saudita sta valutando nuovi prestiti per almeno $8 miliardi, con il National Debt Management Center e Saudi Aramco che avrebbero già avviato contatti preliminari con le banche. La guerra regionale sta pesando sull’economia saudita: commercio e supply chain sono sotto pressione, il settore petrolifero si è contratto di quasi il 25% nel secondo trimestre e Riyadh ha registrato un deficit fiscale di circa $9,1 miliardi. Il rialzo del Brent, mediamente vicino a $87 quest’anno, sta offrendo un parziale sostegno alle entrate. Ma il ricorso crescente a finanziamenti esterni mostra quanto il conflitto stia aumentando il fabbisogno di capitale del Regno, proprio mentre Riyadh continua a finanziare Vision 2030 e grandi investimenti internazionali.

🇺🇸 LA SETTIMANA CHE PUÒ DECIDERE SETTEMBRE PER LA FED Dopo il messaggio molto più aggressivo di Kevin Warsh a Jackson Hole,
🇺🇸 LA SETTIMANA CHE PUÒ DECIDERE SETTEMBRE PER LA FED Dopo il messaggio molto più aggressivo di Kevin Warsh a Jackson Hole, questa settimana i dati USA diventano particolarmente importanti. • Martedì: ISM manifatturiero, atteso ancora in espansione a 54,8, e JOLTS, con le offerte di lavoro previste in calo a circa 7,25 milioni. • Giovedì: richieste di sussidi e ISM servizi. Finché i licenziamenti rimangono bassi e l'economia continua a crescere, la Fed potrebbe tollerare una creazione di posti di lavoro più debole. • Venerdì arriva il dato principale: i Non-Farm Payrolls di agosto. Bloomberg Economics si aspetta appena +12.000 posti di lavoro, contro +58.000 del consenso, con disoccupazione in salita dal 4,1% al 4,2%. Il punto interessante è che normalmente numeri del genere sul lavoro allontanerebbero immediatamente un rialzo dei tassi. Dopo Jackson Hole, però, potrebbe non essere più così. Warsh ha lasciato intendere che una crescita occupazionale più bassa può dipendere anche dalla demografia e non necessariamente da un'economia in difficoltà. Se i licenziamenti resteranno contenuti e gli indicatori di attività continueranno a mostrare crescita, la Fed potrebbe continuare a concentrarsi soprattutto sull'inflazione. In altre parole, venerdì potremmo avere un payroll debole senza ottenere automaticamente una Fed più accomodante. A quel punto il vero dato decisivo potrebbe diventare l'inflazione USA di agosto, in uscita la settimana successiva.

Warsh sta cambiando la Fed. Ma il mercato continua a guardare solo ai tassi. Ieri tutti si sono concentrati sulla stessa domanda: rialzo a settembre sì o no? Secondo noi è quasi la parte meno interessante del discorso. A Jackson Hole Warsh ha descritto qualcosa di molto più profondo: una Fed che vuole parlare meno, promettere meno e lasciare che siano i mercati a tornare a fare davvero price discovery. E c’è anche un passaggio sull’AI che merita molta attenzione: potrebbe aumentare enormemente la produttività nel lungo periodo, ma nel breve sta alimentando capex, domanda di capitale e un’economia che non sembra avere bisogno di essere sostenuta dalla Fed. Abbiamo messo insieme la nostra lettura e, punto per punto, tutto quello che Warsh ha detto su inflazione, lavoro, AI, tassi, mercati e futuro della politica monetaria. Il punto non è dove saranno i Fed Funds a settembre. Il punto è capire quanto vale un mercato abituato per quindici anni a essere guidato dalla Fed, quando la Fed decide di smettere di guidarlo. Articolo completo su About Markets: 👉🏼 https://aboutmarkets.it/analisi/warsh-sta-cambiando-la-fed-mentre-il-mercato-guarda-solo-ai-tassi Per commentare, clicca qui https://www.linkedin.com/posts/alessio-garzone_warsh-sta-cambiando-la-fed-ma-il-mercato-activity-7499396621953179648-_fjo?utm_medium=ios_app&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM&utm_source=social_share_send&utm_campaign=copy_link

🚨 BREAKING NEWS | ORO SOTTO I $4.500 L’oro spot crolla di oltre il 2,5% e scende sotto i $4.500 l’oncia dopo le parole del p
🚨 BREAKING NEWS | ORO SOTTO I $4.500 L’oro spot crolla di oltre il 2,5% e scende sotto i $4.500 l’oncia dopo le parole del presidente della Fed Kevin Warsh. Warsh ha dichiarato che la stabilità dei prezzi è ora il “focus predominante” della Federal Reserve e che la Fed ha ancora lavoro da fare finché non sarà convinta che l’inflazione sottostante stia tornando verso il 2%. Il mercato sta leggendo il messaggio in modo chiaramente hawkish: meno spazio per tagli rapidi dei tassi, rendimenti reali più alti e prese di profitto sull’oro. Cinque anni dopo, però, l’inflazione è ancora sopra il 2%. Il punto interessante è proprio questo, cioè che la Fed continua a difendere il 2% come obiettivo, ma un’inflazione strutturalmente più alta potrebbe ormai essere diventata parte della nuova normalità.

Secondo noi il mercato oggi rischia di concentrarsi troppo sulla parte più visibile del discorso di Warsh, cioè l’inflazione,
Secondo noi il mercato oggi rischia di concentrarsi troppo sulla parte più visibile del discorso di Warsh, cioè l’inflazione, e meno su quella che potrebbe avere conseguenze molto più profonde nel tempo. Warsh non sembra voler costruire una Fed semplicemente più restrittiva. Sembra voler costruire una Fed meno prevedibile. È una differenza importante. Meno forward guidance, meno tentativi di preparare ogni decisione con settimane di anticipo e maggiore attenzione ai segnali che arrivano dai mercati significa restituire al prezzo degli asset una parte del rischio che negli ultimi anni era stata assorbita dalla comunicazione della banca centrale. Per questo troviamo interessante che la prima reazione sia stata quella di prezzare rapidamente una probabilità vicina al 50% di rialzo già a settembre. È comprensibile, ma forse è anche una lettura troppo meccanica. Warsh non ha promesso un rialzo. Ha detto che, con inflazione ancora sopra il 2% e un’economia che non presenta oggi condizioni recessive, la Fed non ha motivo di offrire protezione preventiva al mercato. Ed è qui che cambia qualcosa. Negli ultimi anni gli investitori si sono abituati a chiedersi cosa avrebbe fatto la Fed. Con Warsh potrebbe diventare più importante chiedersi cosa costringerà la Fed a fare. Sono due mercati molto diversi. Se questa impostazione verrà davvero portata avanti, il risultato potrebbe essere meno sostegno automatico alle valutazioni, una curva dei rendimenti più libera di incorporare rischio e premi a termine più alti. Non necessariamente tassi ufficiali molto più elevati per sempre, ma certamente meno certezza sul percorso futuro dei tassi. E per gli asset finanziari la certezza ha un valore enorme. Anche la reazione dell’oro, secondo noi, va letta in questo modo. Nel breve un aumento dei rendimenti reali e un dollaro più forte sono chiaramente un vento contrario. Ma qualche punto base in più sul biennale non cancella automaticamente una tesi costruita su debito pubblico, fabbisogno crescente di capitale e rischio di perdita di potere d’acquisto nel lungo periodo. Anzi, se Warsh vuole davvero lasciare più lavoro al mercato, una delle conseguenze potrebbe essere proprio rendere più evidente quanto capitale sarà necessario per finanziare il sistema ai rendimenti richiesti dagli investitori. Quindi sì, il discorso è stato restrittivo. Ma secondo noi la parte più importante non è la possibilità di un rialzo a settembre. È che Warsh sembra voler togliere progressivamente alla Fed il ruolo di anestetico della volatilità. E questo, per i mercati, potrebbe contare molto più di 25 punti base. ~ About Markets