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🏛️ Mentre negli Stati Uniti si discute ancora come scrivere le regole sulle cripto, in Italia Consob una regola la sta già applicando. Ieri la Cftc, l'autorità americana che vigila su materie prime e derivati, ha pubblicato sul Federal Register, il bollettino ufficiale dove il governo Usa fa uscire le nuove norme, una proposta per creare una categoria di piattaforme di scambio cripto sottoposte a vigilanza diretta. È solo l'inizio del percorso: la consultazione pubblica resta aperta fino al 14 dicembre 2026, e fino ad allora non è ancora una regola vera. 🌍 In Europa, invece, le regole ci sono già, si chiamano MiCA, e funzionano: sempre ieri si è saputo che Consob ha autorizzato YouHodler Italy come prestatore di servizi su cripto-attività, quello che in gergo si chiama CASP, cioè una società autorizzata a custodire, scambiare ed eseguire ordini in cripto per conto dei clienti. 📌 La lezione che ne traggo è semplice: quando valuto se un exchange opera davvero sotto controllo o si muove ancora in una zona grigia, guardo se dietro c'è un numero di delibera, non un comunicato stampa. Negli Stati Uniti quel numero, per ora, non esiste ancora.

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🪙 Oggi, 13 ottobre, sbarca sulla borsa di Hong Kong il secondo fondo quotato che compra davvero Solana, una delle principali reti concorrenti di Ethereum, invece di scommettere sul suo prezzo con un contratto. Lo lancia la società Pando Finance. Vale la pena fermarsi su cosa significa "fondo quotato che compra davvero": in gergo si chiama ETF spot, una sigla che vale la pena spiegare una volta per tutte. ETF è un fondo che si compra e si vende in borsa come un'azione; "spot" vuol dire che chi lo gestisce tiene in custodia, cioè in una specie di caveau digitale, i Solana veri, non un prodotto che ne segue solo il prezzo da lontano. La custodia qui è affidata a una società specializzata, HashKey. 💰 Il dettaglio che mi interessa è il costo: lo 0,6% all'anno, contro lo 0,99% del fondo concorrente quotato sulla stessa piazza da ChinaAMC il 27 ottobre 2025. Due fondi che comprano la stessa cosa, con una commissione quasi doppia tra l'uno e l'altro: è il motivo per cui, quando guardo un fondo, la prima riga che leggo è sempre quella dei costi, non quella del nome. 🔍 Il fondo non fa staking, cioè non presta i Solana depositati a chi gestisce la rete in cambio di un rendimento aggiuntivo: li tiene semplicemente fermi in custodia. Una scelta più semplice, e anche più prudente.

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📊 Il lunedì per me è il giorno dei flussi: guardo quanti soldi entrano o escono dai fondi quotati in borsa che comprano davvero le criptovalute, i cosiddetti ETF spot. Pensateli come un salvadanaio quotato in borsa, che si compra e si vende come un'azione, ma dentro contiene davvero la moneta. Questa settimana raccontano tre storie opposte. Sui fondi che comprano bitcoin, dal 5 al 9 ottobre sono usciti 681,1 milioni di dollari, la fine di tre settimane consecutive di soldi in entrata. Ma venerdì 9 il segno è tornato positivo, +21,1 milioni: un'inversione piccola, ma dopo tre settimane di fuga conta. 📉 Sui fondi che comprano ether, la seconda criptovaluta per diffusione, i soldi escono da nove giorni di fila, dal 29 settembre: 697,2 milioni in totale. La settimana dal 5 al 9 ottobre è stata la peggiore da gennaio, con 542,1 milioni usciti. Il giorno più duro è stato il 6 ottobre, con 201,9 milioni usciti in una sola seduta. 🪙 Sui fondi che comprano Solana, una rete più giovane pensata per scambi veloci, si è appena chiusa la striscia di afflussi più lunga della sua storia: 14 settimane di fila, un record superiore ai 13 fatti segnare subito dopo il debutto. La settimana scorsa sono usciti 24,8 milioni di dollari, per l'84% da un solo fondo, quello della società di gestione Bitwise. 💭 La mia lettura: non è il mercato cripto che perde fiducia in blocco, è il mercato che comincia a scegliere moneta per moneta. Tre fondi, tre destini opposti nella stessa settimana: è il segno più interessante di tutti.

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🔍 Ledger, il produttore di portafogli hardware per criptovalute, sta indagando su un furto stimato in circa 86 milioni di dollari, emerso a partire da venerdì 9 ottobre. Le vittime sono persone del Sud-Est asiatico che avevano comprato il dispositivo da un rivenditore autorizzato, CryptoBilis: appena lo hanno acceso per la prima volta, si sono ritrovate il portafoglio svuotato. Un portafoglio hardware serve a custodire la chiave privata, il codice segreto che autorizza ogni movimento di criptovaluta, tenendola lontana da internet. Per crearla, il dispositivo genera al primo avvio una recovery phrase: una sequenza di parole che è l'unica copia di backup di quella chiave. 🔑 L'ipotesi sotto indagine è che su questi dispositivi la recovery phrase fosse già nota a chi ha organizzato il furto, prima ancora che il cliente lo accendesse: non un problema del chip di sicurezza di Ledger, ma della scatola prima che arrivasse a casa. ⚠️ Ledger ha fatto sospendere le vendite al rivenditore e consiglia a chi ha comprato da lui negli ultimi 90 giorni di non inizializzare mai il dispositivo, oppure di spostare subito i fondi su un nuovo portafoglio con una chiave generata davvero da zero. Io lo spiego sempre così a chi si avvicina all'autocustodia: il dispositivo più sicuro del mondo non basta, se non sei tu a vedere nascere la chiave.

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📈 Quanto si scambia ogni giorno nel mondo degli asset "portati su blockchain", cioè trasformati in token digitali che si possono scambiare online come fossero criptovalute? Il Fondo monetario internazionale lo ha scritto ieri in un rapporto dedicato al tema: il commercio di crediti, fondi monetari e azioni tokenizzati muove circa 65 miliardi di dollari al giorno. Un flusso ancora minuscolo, nonostante anni di annunci su quanto la tokenizzazione, cioè il trasformare un titolo o un fondo in un token scambiabile su un registro digitale, "cambierà la finanza". 💶 C'è però un angolo dove il fenomeno si muove davvero: i pronti contro termine tokenizzati, cioè prestiti a brevissimo termine garantiti da titoli di Stato e scambiati online, arrivano a 300-350 miliardi di dollari al giorno. Sembra molto, ma il mercato dei pronti contro termine tradizionale negli Stati Uniti ne muove 13mila miliardi al giorno: quello tokenizzato resta una frazione piccola. 🔍 La mia lettura: il problema non è la tecnologia, è tutto il resto. Il Fondo monetario elenca quattro ostacoli concreti: non è chiaro di chi sia davvero la proprietà rappresentata da un token, le regole esistenti non dicono come si applicano ai nuovi registri, le piattaforme non si parlano tra loro, e manca una moneta sicura e accettata da tutti per chiudere le operazioni. Fino a quando restano questi nodi, la tokenizzazione resta una nicchia tecnica, non un'alternativa alla finanza che conosciamo.

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C'è una storia di oggi che vale la pena raccontare, perché fa capire una cosa che riguarda tutta l'infrastruttura cripto, non solo questo caso. 🔍 Una campagna chiamata "Canto Incognito" ha infettato oltre 3.000 server esposti su internet con un malware, un software che si installa di nascosto e lavora senza il consenso di chi possiede la macchina. Colpiti soprattutto i server che fanno girare modelli di intelligenza artificiale, come LiteLLM e Ollama, oltre a strumenti per gestire codice e documenti come Gitea e Gotenberg. Una volta dentro, il malware installa due programmi, XMRig e Iron, che usano la potenza di calcolo rubata per fare mining: il lavoro che serve a validare le transazioni di una rete cripto e che viene ricompensato in moneta digitale. Chi lo fa paga soprattutto in bolletta elettrica, e qui i proventi finiscono su Kryptex, un servizio russo che paga chi gli presta potenza di calcolo. ⚡ La parte più curiosa: le istruzioni ai server infettati, il cosiddetto comando e controllo, si nascondono dentro una poesia pubblicata su GitHub, la piattaforma dove si condivide codice. La lezione che mi porto a casa è semplice: dietro ogni moneta minata c'è sempre un conto energetico, e chi non vuole pagarlo lo scarica su server che non sono suoi. 💡

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🟠 Clearpool, una piattaforma che fa prestiti a investitori istituzionali e ha erogato oltre 930 milioni di dollari dal 2021, lascia del tutto la rete Ethereum per trasferirsi sulla XRP Ledger, la rete che sostiene la criptovaluta XRP. A deciderlo sono stati gli stessi utenti: il 97% di chi possiede il token CPOOL, cioè la moneta digitale che rappresenta una quota di governo della piattaforma, ha votato a favore del trasferimento completo dell'infrastruttura. Chi ha CPOOL riceverà un nuovo token, CLEAR, con un cambio di 1 a 1: circa 1,1 miliardi di unità in circolazione al lancio, migrazione prevista nel quarto trimestre di quest'anno. 💰 Dietro l'operazione c'è anche Ripple, la società che gestisce XRP: finanzia come socio che mette capitale ma non partecipa alla gestione, quello che in gergo si chiama limited partner, un fondo di credito denominato in RLUSD, la moneta digitale di Ripple legata al dollaro, insieme a Cicada Partners e Hex Trust, due società che custodiscono e gestiscono patrimoni in cripto per conto di terzi. 🧭 La lettura che do io è semplice: Clearpool non ha cambiato rete per un motivo tecnico, l'ha cambiata per seguire i soldi e le relazioni di chi la finanzia. È un promemoria utile ogni volta che si legge che un protocollo migra: prima di chiedersi se la nuova rete sia più veloce o più sicura, vale la pena chiedersi chi ci sta dietro e perché.

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📊 Lunedì guardo sempre la stessa cosa: non quanto vale una moneta, ma chi ci sta mettendo i soldi dentro. Il 1° ottobre i fondi quotati in borsa che replicano il prezzo del bitcoin, gli ETF, cioè fondi che si comprano e vendono come un'azione ma dentro hanno bitcoin vero, hanno raccolto 102,7 milioni di dollari netti. Il giorno prima erano usciti 148,7 milioni, chiudendo una serie di nove giorni in cui erano entrati 3,1 miliardi di dollari. Gli stessi fondi, ma su ether, hanno invece perso 55,4 milioni: il terzo giorno di fila in rosso, per un totale di circa 118 milioni usciti in tre giorni. 💧 La cosa che mi interessa di più, però, non è nei dati sugli ETF: è nella liquidità, cioè quanto capitale si riesce a scambiare su ether senza spostarne il prezzo. Nel terzo trimestre ether è salito del 70%, più del 42% del bitcoin. Eppure, secondo i dati di CoinGecko, la profondità del suo mercato, la quantità di ordini pronti a essere eseguiti vicino al prezzo corrente, si è ridotta al 35-45% di quella del bitcoin, contro almeno il 60% di un anno fa. 🧭 Il prezzo sale, i soldi veri si spostano altrove: è la combinazione che tengo d'occhio, più di quanto dica da sola la variazione del prezzo in un giorno.

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🔓 Il 1° ottobre un bug nel modo in cui due sistemi si parlavano tra loro ha permesso a qualcuno di sottrarre 💰 3,8 milioni di dollari da NEAR Intents, lo strumento che su NEAR, una delle tante reti blockchain, permette di scambiare automaticamente una criptovaluta con un'altra senza passare da un exchange. Il problema stava nell'interazione tra NEAR Intents e Omni, il sistema che fa comunicare NEAR con le altre reti. Qui la storia cambia verso: il team di NEAR ha rintracciato chi aveva sfruttato la falla, grazie alle tracce che ogni movimento lascia su un registro pubblico e consultabile da chiunque, e gli ha dato un ⏳ ultimatum di 48 ore per restituire tutto, offrendo in cambio di non denunciarlo: una pratica che nel settore si chiama divulgazione responsabile. Prima della scadenza, l'autore ha restituito l'intera somma, compresi 34,59 bitcoin. ⚖️ La lezione che porto a casa non è che conviene fidarsi della buona fede di chi ruba. È che NEAR aveva già promesso di rimborsare per intero gli utenti a prescindere dal recupero dei fondi: quella garanzia, non l'ultimatum, è la vera rete di sicurezza.

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⚡ Nella notte tra l'1 e il 2 ottobre il mercato delle cripto ha chiuso, in una sola ora, 57,99 milioni di dollari di posizioni a leva. Vi spiego cosa significa davvero, perché è il meccanismo più sottovalutato di tutto questo mondo. Chi usa la leva mette una somma piccola di suo e si fa prestare il resto per scommettere una cifra più grande sul prezzo di una moneta, al rialzo o al ribasso. Lo fa con un contratto che si chiama "future perpetuo": non ha una scadenza, ma il prestito va garantito momento per momento con il margine versato all'inizio. 💥 Quando il prezzo si muove nella direzione sbagliata e quel margine non copre più il prestito, è la piattaforma stessa, l'exchange su cui si fa trading, che chiude la posizione da sola per non restare lei con la perdita. Questa chiusura forzata è la liquidazione. Il 2 ottobre un rimbalzo improvviso del prezzo ha fatto scattare liquidazioni per 42,69 milioni su Binance, 9,36 milioni su Bybit e 5,94 milioni su OKX: il 98% erano scommesse al ribasso, su bitcoin per 45,96 milioni e su ether per 6,35 milioni. 🎯 La mia lettura: su questi exchange centralizzati non è solo la scommessa a saltare, è anche la piattaforma a tenere in mano i vostri fondi mentre lo fa. La leva moltiplica il guadagno possibile, ma moltiplica alla stessa velocità il modo in cui si perde tutto.

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