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Elisa Renaldin | Vita Fuori Copione 🎭

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Appunti random su libertà, relazioni, presenza e creatività. Aiuto umani stanchi del solito copione, a riprendersi il ruolo di protagonisti.

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Ho trovato questa foto in un post di facebook. Si parlava di #genitori separati e delle influenze negative della #madre sulla percezione dei figli riguardo al #padre. Io ho vissuto una cosa simile ma non attraverso il #divorzio, bensì attraverso una #setta religiosa. Quando mia madre decise di entrarvi, sconvolse gli equilibri dell'intera #famiglia (ristretta e allargata) e mio padre assorbí un'interferenza che lo portò ad allontanarsi da me, quando io uscii da quel contesto. Quando capí che la situazione andava risanata e decise di riaprire il dialogo, la morte lo colpí improvvisamente. E io non ebbi il tempo di riappacificarmi con lui. A 28 anni lo persi, restando agganciata a questo riavvicinamento mai avvenuto. Perché vi parlo di questo? Ovviamente, per spiegarvi che i #recintipercettivi sono uno strumento di #controllo e di #manipolazione devastante, e occorre accorgersi della loro presenza il più presto possibile. Che si tratti di percezioni distorte riguardo all'ex marito o che si tratti di #manipolazione mentale dovuta alla religione o alle sette, liberarsi da questi limiti e costrizioni è di importanza vitale per tornare a vivere. Sto realizzando un evento di #TeatroTrasformativo per spiegare questi meccanismi e divulgare tutto ciò che l'esperienza e l'intuizione mi hanno insegnato. Ho creato dei weekend di lavoro per utilizzare degli strumenti di #liberazione e crescita personale. Ciò che io ho vissuto, perché abbia un senso, deve essere messo al Servizio. Perciò partecipa e vieni a scoprire ciò che agli occhi è invisibile. E tu, hai vissuto qualche trauma da #separazione a causa di #interferenze esterne?

Come demolire uno slancio passionale altrui, perché non si è stati in grado di portarlo a compimento nella propria realtà. Ho condiviso l'esperienza di una coppia che è effettivamente uscita da un #recintopercettivo, e oltre ai commenti entusiasti di chi ha condiviso la gioia di un limite oltrepassato, sono arrivati gli immancabili commenti di chi, quel recinto, non l'ha mai varcato. E quindi cosa potrà mai dire? Che sì, tutto bello, però alla fine...c'erano le condizioni giuste... siete stati favoriti... alla fine l'avete sempre desiderato...tutto sommato niente di ché se le situazioni coincidono tra volere e fare, perché alla fine si poteva fare. Eh no!!!!!!!!!! Uscire dal recinto richiede SEMPRE un atto di volontà e di coraggio, e non è MAI il frutto della coincidenza o della fortuna. Mai!!! Ve lo dice una che conosce a menadito quelle condizioni castranti e limitanti che impediscono di uscire da una zona di comfort. Mi spiace ma "l'area rischio" va sempre affrontata, nella vita, specie se si vuole ottenere di più, se si desidera andare oltre e ottenere il meglio. Non la raccontate a me, e a tutti quelli che hanno deciso di rischiare. E per quanto sia corretto fare un calcolo ragionato dei rischi/benefici, è pur vero che a un certo punto quel benedetto salto, VA FATTO!! Inutile e patetico fare l'analisi alle intenzioni e alle presunte condizioni favorevoli rispetto a chi ha fatto il salto. Voi l'avete fatto? NO! Al 200%! Altrimenti non sareste qui a menarla a chi l'ha fatto presumendo di sapere le sue condizioni emotive, mentali, economiche. Nossiignori!! Chi ha fatto il salto e riconosce negli altri il medesimo coraggio e la stessa audacia, non può che complimentarsi e mandare il suo più sentito applauso e benedizione a chi è riuscito a fare il medesimo passaggio. Chi esce da un #recintopercettivo viene sempre, immancabilmente sminuito, perché evidenzia ciò che altri non sono stati in grado di fare. Ma chi è andato oltre il recinto, accoglie a braccia aperte chi ha appena fatto il salto.

“Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo costringono.” - Berthold Brecht Trovo questa citazione fantastica per fare un accenno ai #recintipercettivi. In questo caso l'argine è un limite fisico, visibile e ben delineato, ma non viene percepito in tal modo, e quindi può essere considerato un giusto e lecito strumento di contenimento. Ma quante volte gli argini sono stati costruiti a posteriori, modificando il corso dei fiumi d'acqua e causando tracimamenti e inondazioni? Quante delle catastrofi sono state attribuite alla "rabbia" dell'acqua anziché alla "violenza" degli argini? Quasi tutte, direi, anche perché altrimenti si sarebbe dovuta riconoscere la responsabilità dei lavori mal pensati e mal eseguiti. E quindi, giù a nascondere, insabbiare e occultare.... proprio come si fai coi recinti percettivi, che vengono abilmente occultati nella sfera delle percezioni e non resi visibili, dando al contempo addosso a chi tenta di oltrepassarli. In certi contesti fortemente limitanti, è nell'interesse di chi esercita il controllo far pesare la responsabilità su chi tenta di liberarsi, screditandolo, accusandolo o emarginandolo. E questo può accadere in un contesto religioso, famigliare, politico o di altra natura. Non è MAI garantita la Libertà, ma sono sempre tutelati gli strumenti di controllo. Perciò un modo per iniziare a vedere i Recinti Percettivi è osservare attentamente le dinamiche che si generano, senza confondere le cause con gli effetti. https://t.me/Transformational_Experience

I miracoli accadono
I miracoli accadono

LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO È importante e necessario ribadire che chi si occupa di aiutare gli altri, abbia in primis attraversato quei deserti sconfinati di dolore. Non è possibile, in nessuna maniera, comprendere, accogliere e sostenere qualcuno se non si è passati dallo stesso inferno. Questo lo dico sulla base dell'esperienza personale, anche riguardo a vari cosiddetti "terapeuti". Per carità, non è che dobbiamo attraversare "tutto" per essere utili, ma di certo avere esperienza diretta permette di avere una marcia in più. Sono tanti, troppi, i cosiddetti "terapeuti" che non hanno attraversato il guado, e quindi possono arrivare solo fino a un certo punto. Se certe sofferenze sono state evitate, non c'è modo di capire fino in fondo quanto è grande e quanto è profondo il dolore di chi ci sta di fronte. Non basta sentirlo, non basta percepirlo, occorre averlo attraversato. Tutti gli eroi, gli eretici, le pecore nere, gli esclusi e gli emarginati, i non amati, i combattenti, i coraggiosi, coloro che hanno versato il sangue per difendere un'idea o un valore, quelli traditi e colpiti alle spalle, gli abbandonati, i ripudiati... hanno esperienza da vendere, e nessuno più di loro potrà mai capire come si sta in quegli abissi. Non c'è niente come qualcuno che ha oltrepassato l'inferno, che può dirvi come uscirne. Il resto è teoria, idee, ipotesi. https://t.me/Transformational_Experience

Questa è carina. Tanto so già che questo post scatenerà millemila reazioni, sulla base del percepito personale. E va bene, tanto sono abituata da tempo. Ma la vogliamo dire una cosa? Che esistono traditori, fetenti, meschini, irresponsabili, egoisti, menefreghisti, imbecilli... molti dei quali sono convinti di essere su un percorso spirituale, è innegabile. Allora se l'idiozia arriva da un inconsapevole, passi. Ma se arriva da chi pensa di essere a chissà quale livello di levatura morale e spirituale, allora no. E fermiamo subito, vi prego, le fregnacce spiritualiste sulla personalità che soffre e si identifica e sull'anima che dispensa lezioni da imparare. Basta. Fatela finita. Il dolore è dolore, e a volte sarebbe tranquillamente evitabile, con un po' di sensibilità, maturità e coraggio. E invece accade che egoismo, opportunismo, pavidità, insensibilità e immaturità facciano dei danni immani. Lo vogliamo vedere? Chi subisce colpi del genere, e ne ho visti parecchi anche in seduta e nei corsi di #teatrotrasformativo, ha bisogno di comprensione, e di qualcuno che gli dica: sì, hai ragione, hai subito un'ingiustizia, ti è successa una cosa inspiegabile, capisco come ti senti, è terribile. Basta con le cazzate spiritualiste del "è tutto perfetto", "c'è una lezione da imparare" e via discorrendo. Ma chi l'ha detto che è così? È una teoria, è un'ipotesi, è una filosofia di vita, è un credo, al pari di tanti altri. La mente e l'inconscio possono apparecchiarci la tavola esattamente come noi pensiamo che debba essere apparecchiata. Ad alcuni fa comodo, perché questo costrutto conferma la loro idea. Ad altri fa meno comodo, perché li manda in pezzi senza dare ragioni e spiegazioni. E, perdonate, ma senza ragioni e spiegazioni non si va avanti. Per superare momenti drammatici, devastanti e per giunta incomprensibili, non basta la "fede". Non abbiatemene, ma di fronte a certi comportamenti umani ed episodi traumatici, la fede serve a poco. Serve ridare senso all'accaduto, alla vita, al presente e al futuro. E a volte il primo passo è ammettere: sì, quel tizio è un coglione. Si è comportato da delinquente. Sì, mi ha devastato e ciò che ha fatto è inqualificabile. Non serve pensare che "tutto può cambiare", "l'altro è un mondo imprevedibile", "non abbiamo controllo sugli eventi" eccetera. Un momento: la vita è fatta di scelte e decisioni, e quelle decisioni, se uno è consapevole, radicato, stabile, maturo e sveglio, le fa con tutta l'attenzione e l'accortezza del mondo. Si dà tempo, tiene conto di tutti i fattori, dà il giusto peso alle cose, dà valore a ciò che merita valore, decide con accortezza e discernimento cosa scartare e cosa tenere. Non può mai trattarsi di "switch" improvvisi e repentini, ignorando tutto ciò che questo comporta. Per questo è da irresponsabili. Se un padre si alzasse una mattina e decidesse di abbandonare i suoi figli sarebbe un pazzo incosciente e sì, potremmo dargli del coglione, indipententemente da ciò che in maniera teorica e presunta le anime avrebbero deciso per la loro evoluzione. Perciò, la prossima volta che ascoltiamo di un caso umano che ha generato dolore nella vita di qualcuno, mostriamo comprensione umana e lasciamo stare le cazzate new age sui piani animici e il volere divino di sta fava. Accogliamo il dolore di chi si vede la vita distrutta per un genitore crudele, un partner egoista e opportunista, un amico traditore, un collega o un socio bugiardo e scellerato.

Quando si attraversa un momento doloroso, una situazione traumatica o un passaggio esistenziale difficile, è bene chiedere aiuto e rivolgersi a un bravo professionista che aiuti nell'elaborazione del dolore. E per bravo professionista intendo qualcuno che possa realmente darci una chiave di lettura, aiutarci a sciogliere il dolore vedendone l'origine, renderci consapevoli, radicati, stabili e forti, in grado di attingere alle nostre risorse, e chiudendo al più presto le ferite antiche. È pieno di gente che fa "qualcosa" ma che non risolve. È pieno di gente che "leva la polvere" ma non va alla radice. È pieno anche di gente che fa danni, crea confusione, manipola, destabilizza, condiziona, confonde. E anche il mito del "maestro interiore", mi spiace ma levatevelo dalla testa, se prima non siete stati guidati da un Maestro vero, che non c'entra per forza con la mistica e la spiritualità: ci sono tanti tipi di Maestri. Prima di diventare "maestri di se stessi", sapete quanta acqua deve passare sotto ai ponti? Il problema è che è pieno di gente che crede di aver raggiunto chissà quale levatura interiore e spirituale, senza essere passata dalle forche caudine dell'esperienza umana e terrena. Che poi, non è che si debba andare avanti a soffrire per sempre, anzi. Io non credo neanche molto alla storia che il dolore fa evolvere. Ne basta uno, di dolore, per darci la scossa. Se si va avanti a legnate, vuol dire che la ferita primaria non è stata sanata, ed è per questo che occorre chiedere aiuto a chi può davvero darcelo. Se no si rischia di vagabondare per decenni, sanguinanti, convinti di aver guarito tutto, ma incappando ogni tot in qualche situazione che ci manda al tappeto o che ci impedisce di andare dove dovremmo andare, con continui ostacoli, fatiche, difficoltà. C'è un aspetto della nostra esistenza che è stato colpito, una parte di noi che è stata ferita a morte, ed è lì che bisogna andare il più presto possibile, senza girarci tanto attorno. Ve lo dice una che da almeno 25 anni fa percorsi e lavora su di sé. Non è servito a niente? Certo, che è servito, mi ha dato un'esperienza enorme. Ma ai fini di una completa e totale guarigione, bisogna andare al nocciolo, subito, quello peggiore, quello più doloroso, quello che vogliamo evitare. Si trova tutto lì, e il più delle volte ha a che fare coi genitori, che ci piaccia o no. Inutile riempirsi la bocca di concetti teorici e pratiche olistiche, se non siamo andati a sanare la ferita antica, che è l'origine di ogni nostro dolore, sofferenza e fatica. Sta tutto lì. Quindi al primo colpo della vita, il prima possibile, corriamo ai ripari subito, e ci eviteremo una vita di inutili sofferenze. La sofferenza non è necessaria. La consapevolezza sì.

Quali sono gli effetti deleteri e devastanti dei #recintipercettivi? Anzitutto i limiti, e poi le divisioni. I Recinti Percettivi Individuali pongono un limite invisibile a ciò che siamo, rendendoci a volte incapaci e timorosi di agire. Le paure sono la leva più forte per fermare l'azione e l'espressione. I Recinti Percettivi Collettivi, invece, dividono le persone, le portano al conflitto pur di difendere la loro idea (e attenzione, non si tratta di difendere un valore, ma di imporre la propria idea come giusta e assoluta). Dai conflitti di ordine religioso, si passa a quelli di ordine politico, fino alle guerre. Se è pur vero che sono gli Stati a entrare in guerra, è anche vero che senza uomini armati, la guerra non si fa. La guerra la fa, chi alla guerra crede, e quel pensiero gli è stato indotto, perché una razza sana di mente non si autodistrugge a mitragliate e bombe. Quindi il risultato dell'uscita dai recinti percettivi qual è? Maggiore Unità interiore dei singoli individui, che si rispecchia in una Unità esteriore tra le genti, che non hanno bisogno di usare violenza per imporsi. Lo so, è un passaggio arduo, ma questo è il senso del progetto "Umanità all'Unisono", dedicato a chi, come me, crede che su questo Pianeta le cose possano andare meglio. E questo può accadere solo grazie all'impegno individuale di ogni ognuno nel liberarsi da condizionamenti interni ed esterni, non dipende dagli altri. Per realizzarlo occorre che ognuno si impegni a rimuovere da se stesso ogni impedimento e struttura che non gli appartiene, per aspirare alla Libertà di Essere. I miei eventi e workshop di #TeatroTrasformativo hanno questa finalità. https://elisarenaldin.it/umanita-all-unisono/

"I migliori guaritori dei cuori umani non sono i mitici esseri autosufficienti, ma le persone il cui cuore un giorno è stato infranto, e loro hanno saputo guarire se stessi. Hanno attraversato il dolore e la paura. Hanno superato quel muro che costruisce colui che ha avuto un trauma dell'anima. Possono dire in base alla loro esperienza: "questo è curabile". Loro vedono, provano la compassione, capiscono....e vedono l'uscita. Guardano l'anima dell'altra persona sentendo le loro cicatrici. Non assumono un atteggiamento indifferente. Non dicono "smettila è tutto passato." Sanno che a volte è sufficiente una semplice presenza per aiutare l'altro ad aprirsi. Accettando e sostenendo l'altro nel suo dramma avviano un potente processo di guarigione, che parte da dentro. Basta creare delle condizioni per questo." Aglaya Dateshidze Tutto questo ha a che fare con esperienza diretta, con l'aver attraversato il proprio inferno personale, e non certo un po' di dolore per qualche giorno per quanto intenso possa essere stato. Questo tipo di dolori durano mesi, e coincidono con passaggi evolutivi devastanti ed essenziali. Non si tratta di passeggere sofferenze che portano un po' di consapevolezza. Si tratta di dolori immensi e profondi che portano Trasformazioni importanti. Perciò diffidate di chi "sente" ma non SA. C'è chi è in grado di percepire, leggervi, comprendere e magari anche sentire cosa state attraversando. Ma non SA veramente di cosa si tratta perché non ha attraversato quel dannato guado, che per un pelo non conduce alla morte. Diffidate di chi dice di capire ma non SA, perché è solo il passaggio diretto tra i rovi che permette di guidare gli altri attraverso lo stesso labirinto spinoso, aiutandovi a venirne fuori integri. Diffidate di chi riceve informazioni "dall'alto" ma non le ha ricevute "dal basso", perché non conosce gli strumenti, i passaggi, le trasformazioni, le sofferenze dirette. Non sa di che sanguinamento soffrite perché non l'ha vissuto, non sa di che ferite parlate perché non le ha avute, non sa di che deserti parlate perché non li ha attraversati. Al massimo ci ha messo un piede, ma poi ha fatto retromarcia per difesa, per paura, per pavidità, per mancanza di struttura e strumenti. Affidatevi a chi ha il corpo e l'anima segnata da solchi e cicatrici, perché in loro risiede l'elisir di guarigione, la speranza, la via, la luce.

A un certo punto bisogna ricostruire il Rapporto con la propria Vita, con l'Esistenza. Avvengono episodi dolorosi, eventi traumatici, situazioni impreviste che creano sofferenza profonda. È un attimo pensare di essere stati puniti, maltrattati dalla vita, privati di qualcosa, colpiti duramente. È chiaro che il dolore affossa, distrugge, segna. Ad un recente seminario sulle tecniche di alchimia interiore è stato detto: "dietro un malessere c'è sempre un senso", intendendo che è importante riconoscersi come concausa del problema... ma capiamoci: non abbiamo colpe, ma solo ferite non ancora guarite. E sta lì, l'origine di quel dolore che pare insopportabile e insostenibile. Chi ha subito tanti duri colpi sa di cosa parlo. Restano segni, cicatrici, solchi... e a volte accade qualcosa di inaspettato che riapre la ferita, che ricomincia a far sgorgare il fiume impetuoso di sangue e lacrime. A quel punto il litigio con l'esistenza è inevitavile. Ma a quel punto va riaperto il dialogo con Lei. "Cosa mi stai dicendo?", "Dove vuoi che posi il mio sguardo?", "Cosa hai in serbo per me, al di là di questo deserto?". Domande difficili da porre, specie in mezzo alla confusione o alla disperazione. Questo è un primo passo fuori da un Recinto Percettivo individuale, che altrimenti rischia di imprigionarci in una visione univoca e limitante. Occorre ripartire da Sé, anche se quel "Sé" sembra scomparso nelle nebbie senza lasciare traccia. Occorre cercare disperatamente un motivo, una ragione, un significato. Occorre una sorta di "fede", ma non in un fantomatico dio inesistente, quanto in una Forza Superiore che guida la nostra Vita per farla arrivare alla sua massima espressione. E noi siamo parte integrante di quella Forza, non ne siamo estranei, ovvero: una parte di noi ci guida dentro al deserto peggiore per farci trovare l'oasi, se vogliamo. È questa, la "fede": credere che ci sia un senso, una ragione... e attivarci per sanare quelle vecchie ferite che rendono il passaggio molto, molto più doloroso di quel che dovrebbe essere. Non dico che sia facile. Dico che il rapporto che abbiamo con l'esistenza dipende da quanto crediamo in noi stessi, nel nostro Valore, nei Talenti che abbiamo da mettere a disposizione del Bene, e in definitiva da quanto vogliamo farcela, anche nelle situazioni più dure, dolorose e insopportabili che ci troviamo a vivere. Tutto sta nel nostro rapporto con noi stessi e con l'esistenza, che è anche nostra creazione. A breve ricomincerò a promuovere il primo evento di Teatro Trasformativo Live, dal titolo "Fuori dal recinto: tornare Liberi e Autentici", in cui parlerò di questa e di altre tematiche essenziali per guarire e liberarsi. Nel frattempo, buona guarigione a tutti.

A quelli che mi dicono: "ah, ma io non sono in nessun #recintopercettivo!" dico: ok, buona vita e tanti auguri. Io, che ho avuto questa intuizione e divulgo questo tema, sono perfettamente consapevole di essere ancora dentro ad alcuni #recintipercettivi, perciò vi posso assicurare che finché siamo su questo fottuto pianeta, su questo piano di esistenza, saremo SEMPRE prigionieri di qualche recinto percettivo. Non si scappa.   Ma quindi non c'è salvezza? Certo che c'è. Occorre, però, molta umiltà, apertura mentale e desiderio di scoprire. Le cose grosse, quelle importanti, non ci vengono servite sotto il naso su in piatto d'argento. Anzi: quando qualcosa ci piomba addosso e si presenta come "verità rivelata", con tutta probabilità è una fregatura. E noi ce la beviamo proprio perché è comoda, e fa di tutto per tenerci nella nostra bella zona di comfort.   Quando invece arriva qualcosa che ci scuote, ci turba, ci impone di guardare oltre, ci dà uno spintone oltre la nostra rassicurante routine quotidiana e abitudinaria, ci strattona, ci pungola e ci chiede di fare scelte decise, di rischiare, di abbandonare il conosciuto, di non limitarci all'ovvio e al risaputo per convenienza, comodità e opportunismo.... ecco, con tutta probabilità siamo al confine di un recinto percettivo. E oltrepassarlo è scomodo e rischioso, a volte fastidioso, ci fa dire: no, aspetta, io ho i miei tempi... io devo ponderare... io devo andare con calma... io devo risolvere questo e quello... io devo aspettare.... BLA BLA BLA.   Quando la Vita chiama, e spesso lo fa attraverso le relazioni, l'amore, le passioni, il rischio, in un continuo richiamo al Coraggio, alla Volontà, alla Passione, e noi ci tiriamo indietro raccontandocela abilmente sul perché e sul percome abbiamo CHIUSO FUORI quegli stimoli vitali, in un complesso girone mentale protettivo... siamo quasi certamente caduti in trappola, pensando di aver fatto la scelta giusta, ma essendoci in realtà chiusi dentro un'altra volta.   La Vita chiede Coraggio e ci sfida. Se ce la raccontiamo e retrocediamo, siamo rimasti nel recinto, al sicuro e comodi. Se avanziamo, non ci sentiremo tranquilli e al sicuro per un cazzo, ma tremeremo e suderemo. 

ATTENZIONE!! Quando parlo di #teatrotrasformativo non parlo di recitare autori classici con maschere e costumi. Parlo di #verità, #autenticità, essenza dell'uomo, #sentimenti, e perfino di #spirito. Un #artista, che è prima di tutto un'#anima, esprime e manifesta un'essenza che ha un che di #divino. Capitemi: l'artista è uno strumento emotivo ed energetico nelle mani dell'Esistenza, e attraverso la sua #arte può emettere #energie e #vibrazioni che elevano la Coscienza. Il ruolo dell'artista, per me, è agevolare l'#evoluzione umana attraverso la manifestazione del più alto livello coscienziale di cui è capace, mettendo al servizio i suoi #talenti per il Bene comune. Questo è ciò che faccio nelle mie performance, questo è ciò che mi impegno a passare ad artisti e aspiranti artisti, nel #teatro, nella #musica e nel #canto. Questo è ciò che trasmetto a persone desiderose di #evolvere nella vita, nelle #relazioni, nel #lavoro. Contattami per scoprire come oltrepassare quei #recintipercettivi che ti separano dalla versione più espansa di Te, sia tu un artista, un imprenditore, un uomo, una donna, un sognatore, una maga o un mago non ancora consapevole del suo Potenziale. www.elisarenaldin.it info@elisarenaldin.it

CONDIZIONAMENTO MENTALE, oggi ti spiego come funziona. È un modo molto sottile e quasi impercettibile di influenzare i pensieri, e perfino le sensazioni. Chi si insinua nel tuo processo mentale e percettivo, lo fa in maniera sottile e quasi invisibile. Insinua un dubbio, mette un tarlo che inizia a lavorare dentro di te, semina sospetti, immette domande che scardinano il tuo pensiero vero e la tua percezione autentica. I pensieri che assorbi, se non sei centrato e sei influenzabile, attecchiscono, specie se dai autorevolezza alla persona che ti sta plasmando. E così succede che, domanda dopo domanda, inizi a dubitare di ciò che pensi e perfino di ciò che senti. Puoi assorbire una struttura di pensiero che non ti appartiene, abbracciare un sistema di riferimento, e arrivare a prendere decisioni convinto di averle prese autonomamente, sulla base del tuo sentire. Ciò che l'altro ha insinuato dentro di te, inizia a far parte del tuo sistema di riferimento, a cui cominci a dare credito, cercando e trovando conferme che il tuo inconscio immancabilmente ti offrirà. Potrai perfino trovare segnali e conferme di ciò che pensi, ma ciò è generato dall'influenza esterna di cui sei totalmente ignaro. Alla fine, potresti prendere decisioni con la ferma convinzione di averle prese tu, non vedendo che sono state il frutto del lavoro di condizionamento avvenuto nei mesi precedenti. Si crede fermamente di aver scelto in totale autonomia, ignorando l'influenza subita nel tempo. Io questo l'ho subito e l'ho visto succedete nel contesto religioso settario in cui mi sono trovata anni fa, all'interno del quale la coscienza veniva plasmata e le persone erano convinte di scegliere e decidere sulla base della propria coscienza, che in realtà era condizionata affinché gli individui si orientassero verso i dettami imposti sottilmente dal credo. Si chiama manipolazione mentale. Purtroppo l'ho subito e l'ho visto succedere anche nel contesto della cosiddetta spiritualità e, ahimè, da pseudo terapeuti che, anziché fornire sostegno in maniera neutrale, hanno depistato i malcapitati conducendoli in altre direzioni e levando loro la capacità di distinguere il vero dal falso. "Ma perché ciò dovrebbe accadere?", uno si chiede. Lecita domanda. Un terapeuta, per essere degno di questo nome, dovrebbe essere neutrale, sostenere, dare strumenti che radicano e portano chiarezza, e non agire generando caos, dubbi, confusione e perfino dolore. Non dovrebbe patteggiare per una parte a discapito di un'altra, non dovrebbe favorire amicizie danneggiando altri a cosiddetto "fin di bene". Ma purtroppo accade. L'etica, specie nel mondo olistico, è tutt'altro che la regola base comune. Saper distinguere un professionista serio da un manipolatore è nostra responsabilità, e se siamo coinvolti in questo gioco, c'è qualcosa che dobbiamo imparare, perché chi si fa condizionare, ha una parte di responsabilità, e scoprirlo sarà un'immancabile ma necessaria fonte di dolore. Di questo e di altri temi parlerò nel mio evento di Teatro Trasformativo live "Fuori dal Recinto".

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Chi non vorrebbe sentirsi libero di essere, di dire, di fare, di esprimersi? Ognuno di noi è, volente o nolente, stato limitato nella sua #autenticità e #libertà di azione ed #espressione. Il contesto sociale, quello famigliare... non sempre sono stati esattamente un toccasana. Che c'entra il #teatro? C'entra perché il Teatro ti impone di uscire dalla tua zona di comfort, è uno strumento per riscoprire le proprie #potenzialità nascoste, le proprie #abilità, nuovi #talenti e una visione nuova della realtà e di sé stessi. Nel nostro approccio, diamo risalto al lavoro sul #corpo come strumento per sbloccare il lato emozionale e utilizziamo il testo teatrale come mezzo per confrontarsi con la propria e l’altrui #psicologia. Diamo importanza al fatto di creare un clima di #gruppo positivo perché è uno strumento di crescita e di #sostegno reciproco. Vorremmo portarti ad una messa in scena sul palco, ma decideremo insieme se e quando farlo, dopo i primi mesi trascorsi insieme. Intanto vieni a conoscerci e a scoprire una nuova versione di te. https://elisarenaldin.it/il-teatro-ti-salva-la-vita/ info@elisarenaldin.it