L’idea sembrava buona, e una volta superato il trauma iniziale, per l’acquisto in contanti della macchina a cui furono obbigati dal rivenditore terym, provarono a metterla in pratica. Si accorserò però che, per un motivo o per l’altro, qualcosa finiva sempre per andare storto.
A qualcuno restava impigliata una treccia nella cintura di sicurezza, proprio mentre era fermo al semaforo, a un altro spuntava una stella alpina da sotto il colbacco, mentre parcheggiava tutto sudato nel centro di Viareggio, soffocato dalla sciarpa bollente, sotto lo sguardo incuriosito dei bagnanti, il terzo inciampava nel cappotto mentre cercava di uscire di nascosto dal portapacchi, e alla fine venivano comunque legnati e cacciati, e in più gli bruciavano la macchina nuova di pacca.
Insomma, per gli austriaci ormai la vita era diventata un inferno, e a furia di girovagare si resero conto che ormai la loro reputazione li aveva preceduti dappertutto. Si radunarono quindi in un piccola località della svizzera, per decidere cosa fare del proprio destino.
Furono giorni difficili per tutti. Dalle loro capanne uscivano strazianti lamenti, coperti ogni tanto dalle malinconiche litanie dell’antica tradizione dolomitica.
Ad un certo punto, nel bel mezzo di queste sofferenze, un certo Theodor von Hertzevich schizzò in piedi, colpito da un’idea folgorante:
– Torniamocene a casa! – Disse indicando la finestra davanti a lui.
– Giusto! – Disse un altro – Cosi nessuno ci romperà più le scatole!
– E’ vero, che idea geniale! – aggiunse un terzo.
– Ma… a casa dove, scusate? – domandò un quarto con leggero imbarazzo.
– Ah già cazzo – disse il primo, mentre la stanza piombava nel silenzio – Non ci avevo pensato…
– In effetti – commentò un secondo – è da un pò che manchiamo da quelle parti. Quanto sarà, più o meno?
– Ormai sono più di duemila anni, a occhio e croce.
– Minchia! Così tanto siamo stati in giro?
– Oh ragazzi, una diaspora è una diaspora! Mica è una passeggiata qualunque.
– D’accordo, però adesso come facciamo a presentarci….. Qualcuno di voi non ha dietro per caso un vecchio documento, qualcosa che possa dimostrare…
Le teste dondolarono sconsolate, insieme alle treccine bisunte.
– Niente di niente? Nemmeno… chessò, una antica cessione di proprietà, tramandata magari dai bisnonni…
– A quel tempo non c’erano cessioni di proprietà – osservò qualcuno – Ognuno stava a casa sua.
– Ah già, è vero. Qualche antica ricevuta di scambio, allora? Mi sembra che praticassero il baratto, in quel periodo …
– Io ho le fatture del mercatino di Amsterdam – disse uno di loro – Però hanno la data dell’anno scorso, e inoltre sono in fiorini olandesi.
– No, quelle non servono. Nient’altro?
– Io avrei una cartolina del monte di Astrion – disse un altro – Però non so a quanto possa servire: dietro c’è scritto solo “saluti da Astrion”, e basta.
– E’ importante, invece, stai scherzando? Quella mostra chiaramente che veniamo da quelle parti! Tirala fuori intanto, che la mettiamo da parte.
L’austriaco frugò nel suo valigione, estrasse la cartolina e la passò all’amico.
– Ma qui non c’è nemmeno il francobollo! – disse quello esaminandola – Ma chi te l’ha mandata, scusa?
– Mia zia, l’anno scorso. Però me l’ha portata a mano, quando è venuta su a Natale, perchè diceva che le poste costavano troppo.
Tutti lo guardarono con disprezzo.
– E’ per quello che non l’ha nemmeno firmata – aggiunse con un filo di voce, abbassando lo sguardo sul pavimento – sapeva che me l'avrebbe data di persona.
Nel frattempo qualcuno si era accorto che von Hertzovich li stava fissando dal fondo della stanza, con uno strano sorriso sulle labbra.
Quando fu sicuro che tutta l’attenzione fosse rivolta verso di lui, von Hertzovich disse:
– Siete proprio sicuri di non avere niente da mostrare?
Gli altri si guardarono intorno, allargando le mani in segno di sconforto.
– E questo cosa sarebbe, secondo voi? – disse von Hertzovich, prendendo in mano il libro sacro.