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La Francia è entrata ufficialmente nella sua tempesta del debito più grave degli ultimi quindici anni.
Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni a Parigi non è una normale oscillazione di Borsa, ma un vero e proprio repricing del rischio sovrano nel cuore stesso dell’Eurozona:
1️⃣ Lo spread tocca livelli del 2011/2012:
Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali francesi (OAT) e i Bund tedeschi è esploso verso l’area dei 150 punti base, toccando massimi che non si vedevano dai tempi della grande crisi dell’euro. Il rendimento decennale francese si è spinto a ridosso del 4,9%, allineando il costo del debito di Parigi a quello di Paesi storicamente considerati periferici.
2️⃣ La febbre dei CDS:
Il costo dei contratti di assicurazione contro il rischio di insolvenza a 5 anni (i Credit Default Swap) è raddoppiato in poche settimane, superando quota 80 bps. I mercati istituzionali stanno comprando protezione come non facevano da oltre un decennio.
3️⃣ Il vicolo cieco del bilancio:
Con un debito pubblico che viaggia ormai verso il 120% del PIL e un deficit persistente oltre il 5%, il governo fatica a rassicurare gli investitori. La manovra di correzione da oltre 40 miliardi di euro si scontra con una frammentazione politica che rende quasi impraticabile qualunque riforma strutturale della spesa.
4️⃣ Perché il contagio riguarda tutti noi?
Se un piccolo Paese va in crisi di debito, l’Unione Europea può isolare l’incendio. Ma la Francia è la seconda potenza economica del continente:
Un rialzo strutturale dei rendimenti francesi costringe anche gli altri emittenti europei (a partire da Italia e Spagna) ad alzare i rendimenti offerti per rimanere attrattivi.
Tassi sovrani più alti si riflettono automaticamente in tassi più cari per mutui, prestiti bancari e credito alle imprese.
La lezione dei mercati è sempre la stessa: puoi rimandare la disciplina fiscale quanto vuoi, ma alla fine è sempre il mercato obbligazionario a presentare il conto.
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| 3 | Nel 2026 i grandi gruppi europei del petrolio e del gas hanno registrato forti rialzi in Borsa. Dietro la corsa di Shell, TotalEnergies, BP, Equinor ed Eni c’è soprattutto un mercato dell’energia segnato dalla guerra in Medio Oriente e dalle difficoltà negli approvvigionamenti.
Le interruzioni della produzione e del traffico nello Stretto di Hormuz hanno ridotto l’offerta, spingendo i prezzi. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, ad agosto le esportazioni petrolifere dei Paesi del Golfo erano quasi dimezzate rispetto a prima del conflitto.
Per le compagnie che riescono a continuare a produrre, vendere petrolio e gas a prezzi più elevati può significare maggiori ricavi e profitti. Equinor, per esempio, ha attribuito parte del miglioramento dei risultati trimestrali proprio al rincaro del petrolio e del gas europeo.
Conta anche la raffinazione: la scarsità di carburanti ha aumentato la differenza tra il valore dei prodotti ottenuti e il costo del greggio. Ad agosto, i margini delle raffinerie nel bacino atlantico hanno raggiunto livelli record.
La corsa riflette quindi profitti più elevati e aspettative sui prossimi mesi. La sua durata dipenderà anche da quanto rapidamente torneranno disponibili le forniture oggi interrotte. | 443 |
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| 5 | Il cuneo fiscale è la distanza tra quello che un’azienda spende per un dipendente e quello che il dipendente si porta effettivamente a casa, ed è uno degli indicatori più eloquenti, ma non il solo, della crisi salariale italiana.
Secondo l’ultimo rapporto OCSE “Taxing Wages 2026”, che analizza i dati fiscali del 2025 nei 38 paesi membri, il cuneo fiscale italiano per un lavoratore single senza figli si attesta al 45,8% del costo del lavoro: quasi la metà di ciò che l’azienda paga per il lavoratore se ne va in imposte sul reddito e contributi previdenziali.
È un dato in calo rispetto al 47% del 2024, ma che resta, ad ogni modo, il quinto valore più alto tra i paesi OCSE, dove la media si ferma al 35,1%. All’interno dell’Unione Europea fanno peggio dell’Italia solo Belgio, Germania, Francia e Austria. Ma come si compone il cuneo fiscale e perché è così importante? Il 14,5% del cuneo è composto dall’imposta sul reddito, mentre il 31,2% sono contributi previdenziali, divisi tra lavoratore (7,2%) e datore di lavoro (24%).
Rispetto alla media OCSE, in Italia pesano più i contributi sociali che l’Irpef: un dettaglio che spiega perché tagliare le tasse sul lavoro, da solo, non basta a risolvere il problema. La mancata crescita economica del paese, sommata all’aumento del tasso di inflazione odierna, hanno generato una nuova pressione a ribasso sulle buste paga dei lavoratori italiani, sfida alla quale la sola politica fiscale non può far fronte.
Per anni i Governi che si sono succeduti hanno provato ad alleggerire il carico fiscale sulle retribuzione, direttamente, tramite il taglio dell’Irpef, o indirettamente, con bonus e detrazioni, ma lo spazio di manovra, in un paese con una crescita economica stagnante da decenni, un debito pubblico elevato e in piena crisi demografica, si riduce progressivamente nel corso del tempo e mostra i suoi limiti nel momento in cui il contesto macroeconomico internazionale degenera verso nuove crisi. | 404 |
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| 7 | Le riforme nazionali non bastano più. Per competere nella tecnologia e tornare a crescere serve un’Europa più integrata. È il messaggio lanciato da Mario Draghi il 1° ottobre a Zurigo, durante la Karl Brunner Distinguished Lecture della Banca nazionale svizzera.
I numeri spiegano il problema. Tra il 2008 e il 2023, il divario tra il valore in Borsa delle imprese statunitensi ed europee è passato da circa $3.000 a $34.000 miliardi. Le aziende europee restano legate alle dimensioni delle economie nazionali: la frammentazione limita la possibilità di raggiungere la scala necessaria per sviluppare nuove tecnologie.
Ma la questione riguarda anche i conti pubblici. Più il debito costa e meno l’economia cresce, più diventa difficile sostenerlo. L’Europa risente dell’aumento dei tassi americani, ma beneficia soltanto in parte della crescita statunitense che contribuisce a spingerli verso l’alto.
Intanto aumentano le risorse necessarie per difesa, transizione climatica e invecchiamento della popolazione. La disciplina di bilancio resta importante, ma affidarsi soltanto a tagli e aumenti delle tasse richiederebbe uno sforzo enorme. Crescere di più permetterebbe di alleggerirlo. La BCE, però, non può sostituirsi ai governi. Deve controllare l’inflazione, evitando di frenare l’economia più del necessario. Creare le condizioni per una crescita duratura è una responsabilità della politica.
Da qui la proposta concreta: destinare circa €100 miliardi del prossimo bilancio europeo a ridurre i rischi degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Un intervento comune in un settore in cui l’UE ospita meno del 5% della capacità di calcolo mondiale.
L’integrazione diventa quindi una necessità economica: serve a far crescere le imprese e a rendere sostenibili le spese che l’Europa dovrà affrontare. Continuare a muoversi separatamente rende entrambi gli obiettivi più difficili. | 511 |
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| 10 | Anthropic ha depositato in via riservata i documenti per quotarsi in Borsa. Secondo le indiscrezioni, la società punta a una valutazione di circa $2.000 miliardi, che supererebbe quella di SpaceX al debutto.
Nel 2025 Anthropic ha registrato $4,6 miliardi di ricavi, ma anche una perdita operativa di $8 miliardi. Un quarto dei ricavi è arrivato da soli due clienti, una concentrazione che rende l’azienda più esposta alle loro decisioni.
La valutazione ipotizzata sarebbe pari a circa 435 volte i ricavi del 2025. Un numero che riflette aspettative molto alte sulla crescita futura e sulla capacità di trasformarla in utili: deluderle potrebbe pesare sul valore delle azioni.
I rischi descritti nel prospetto, però, vanno oltre i conti. Quasi un terzo del documento è dedicato ai fattori di rischio, tra cui la possibilità che modelli di AI sempre più avanzati possano manipolare o ricattare le persone e manifestare comportamenti imprevedibili. Lo stesso CEO Dario Amodei avverte da tempo che l’AI potrebbe rappresentare una minaccia esistenziale per l’umanità. | 519 |
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| 12 | 🤔 Ad agosto compra azioni. A settembre le vende.
👑 Perché Royal London ha cambiato idea in appena un mese?
Ad agosto 2026, il Multi Asset Team di Royal London aveva aumentato l’esposizione azionaria e ridotto quella alle commodity.
A settembre, parte della strategia viene invertita. Il team riduce marginalmente l’esposizione azionaria, prendendo profitto dopo il rally dei mercati, aumenta quella alle commodity e incrementa il sottopeso sui titoli governativi.
Non si tratta semplicemente di “cambiare idea”.
È cambiato lo scenario su cui quelle decisioni si basavano.
I mercati azionari globali erano vicini ai massimi, il Brent era tornato sopra i 100 dollari al barile e, secondo le valutazioni del team, i rischi inflazionistici rimanevano presenti.
Ed è proprio il confronto tra agosto e settembre a mostrare concretamente cosa significa gestire l’asset allocation nel tempo.
L’allocazione strategica definisce l’impostazione di lungo periodo del portafoglio.
L’asset allocation permette invece di modificare temporaneamente l’esposizione alle diverse asset class quando cambiano rischi e opportunità.
Nel caso di Royal London, il processo combina analisi del ciclo economico, indicatori quantitativi, momentum e sentiment.
Il punto non è stabilire se Royal London abbia fatto bene o male.
È capire il processo che viene prima della decisione: come trasformare la lettura dello scenario macroeconomico e dei mercati in una modifica concreta del portafoglio.
Questo è uno dei temi affrontati nel Corso Professionalizzante in Asset Allocation e Gestione del Portafoglio di Starting Finance Business School, attraverso analisi dei mercati, costruzione dell'asset allocation e gestione del portafoglio e del rischio nei diversi scenari, con una forte componente applicativa. | 740 |
| 13 | https://bit.ly/SFAssetAllocation_TG | 566 |
| 14 | Il Manchester City è stato ritenuto colpevole da una commissione indipendente di aver alterato i propri conti per nove stagioni. Secondo il verdetto, l’effetto complessivo supera £900 milioni, tra ricavi gonfiati e costi sottostimati. Parte dei finanziamenti della proprietà veniva presentata come ricavo da sponsorizzazioni, facendo apparire il club in regola con i vincoli finanziari.
Il club respinge il verdetto e ha annunciato ricorso. La sanzione deve ancora essere decisa: tra le possibilità ci sono multe, penalizzazioni e sospensioni dalle partite, ma la commissione può anche raccomandare l’espulsione dalla Premier League. | 664 |
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| 16 | Secondo la 13ª indagine sulle entrate fiscali di Itinerari Previdenziali, nel 2024 alcune categorie considerate tradizionalmente “ricche” dichiarano redditi medi inferiori rispetto a molti lavoratori dipendenti.
Tra gli iscritti all’INPS, un insegnante dichiara in media circa €28.300 lordi all’anno, mentre se cerchiamo tra alcune attività autonome ci accorgiamo che i gestori di stabilimenti balneari dichiarano circa €27.800, mentre orologiai e gioiellieri circa €27.000.
I redditi più elevati appartengono invece ad altre categorie: tra i dipendenti spiccano gli sportivi professionisti, con oltre €250 mila medi annui, mentre tra i professionisti iscritti alle casse previdenziali troviamo soprattutto notai (€164.758), attuari e farmacisti (€oltre 110 mila). | 791 |
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| 19 | Stiamo vivendo una situazione economica e geopolitica globale sempre più instabile. In questo contesto quale di queste pensi sarebbe la strategia migliore per l'Italia? | 570 |
| 20 | Nvidia riscrive le regole di Wall Street polverizzando il precedente primato di Apple: il Consiglio di Amministrazione ha autorizzato il più grande piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) della storia finanziaria.
La società non versa $150 miliardi sul mercato. Si tratta piuttosto di un’autorizzazione a operare che porta la potenza di fuoco complessiva a $235 miliardi da spendere a scaglioni fino al 2028.
Ecco cosa c’è da sapere:
1️⃣ Cos’è un buyback in soldoni?
Nvidia impiega la cassa generata dal boom dell’AI per comprare azioni proprie sul mercato e cancellarle. Immagina una torta: la dimensione resta uguale, ma se tagli meno fette, ciascuna fetta rimasta diventa più grande.
2️⃣ La reazione immediata del mercato:
Anche se i dollari verranno spesi nei prossimi anni, il titolo ha aperto subito in rialzo del +3%. Quando un management vara un buyback di queste dimensioni, invia un segnale inequivocabile: i vertici ritengono che il prezzo attuale sia ancora a sconto rispetto al potenziale futuro.
3️⃣ L’effetto matematico su utili e multipli:
Riducendo il numero di azioni in circolazione, l’utile per azione (EPS) sale meccanicamente. Di conseguenza, il rapporto Prezzo/Utili (P/E) si comprime, facendo sembrare l’azione meno cara agli occhi dei grandi fondi.
4️⃣ Un paracadute anticrisi fino al 2028:
Nei prossimi mesi e anni, Nvidia sarà un compratore ricorrente sul listino. Se il titolo dovesse subire correzioni o volatilità, la società potrà accelerare gli acquisti, creando un pavimento di domanda che sostiene le quotazioni. È esattamente per questo che gli azionisti accolgono i buyback a braccia aperte. | 622 |
