Libertà e democrazia
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LIBERTÀ & DEMOCRAZIA : Canale di notizie d'attualità con spunti di riflessione socio-politico-economici dal 🔹️"Gruppo Del Dissenso"🔹️
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⚠️ ESSERE IL BASTIONE CONTRO LE DERIVE TOTALITARIE❗️
Martino Dettori
🔴 L'articolo espone le tesi di Mattias Desmet, psicologo del totalitarismo, secondo cui le società occidentali sfruttano solitudine e ansia per imporre narrazioni totalitarie. Eventi come il Covid e la guerra in Ucraina hanno generato nemici immaginari o emergenze che hanno isolato le persone, rendendo efficace la propaganda digitale.
• Il passaggio costante da un'emergenza all'altra attenua le regole democratiche, impedendo ai cittadini di ragionare criticamente.
• La popolazione si divide in tre gruppi: il 30% accetta ciecamente la narrazione, il 50-60% resta in silenzio per comodità e solo un 1-10% si oppone attivamente al sistema.
• Questa dinamica trasforma l'ansia in aggressività verso i dissidenti, favorendo la destabilizzazione geopolitica e l'isolamento sociale.
Sommario ⬆️
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⏹️ Un professore belga di Psicologia del Totalitarismo — Mattias Desmet — espone una tesi estremamente interessante riguardante la società moderna occidentale.
🔹️ Egli afferma che il degrado totalitario presente in questa società trova terreno fertile nella solitudine e nell’ansia. Del resto, se ci pensiamo, questo è accaduto con il Covid e accade con la guerra in Ucraina.
🔹️ Alimentare l’ansia e la paura connesse a questi due eventi ha permesso nel primo caso di imporre misure restrittive abnormi alla libertà personale e nel secondo caso, una narrazione che ha costruito un nemico immaginario: la Russia.
🔹️ Egli afferma: "… I leader
geopolitici moderni hanno a disposizione una enorme macchina, come internet, per manipolare l’opinione pubblica.
🔹️ Questo è un aspetto importante della propaganda. Ma ce n’è un secondo. Ha bisogno di una popolazione che ci creda, e per far sì che ciò accada ha bisogno di una popolazione solitaria…"
🔹️ La propaganda politica attuale è molto più efficace di quella passata, perché ha a disposizione strumenti che in prima non aveva: il controllo digitale, internet e la manipolazione in tempo reale delle notizie.
🔹️ Ma questo non basta: la propaganda strombazzata a un muro, non è efficace. E’ necessario che essa venga destinata a qualcuno che ci creda.
🔹️ E per crederci, questo qualcuno deve essere isolato, cioè deve vivere in un contesto nel quale tende ad affievolire le relazioni sociali affinché pensi solo per sé e non per gli altri.
🔹️ Il Covid è sempre un buon esempio: dopo aver alimentato la paura del contagio e la relativa ansia, ognuno ha pensato per sé ed è diventato uno strumento del sistema, aggredendo chiunque mettesse in discussione la narrazione ufficiale anche quando questa andava contro ogni evidenza scientifica.
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⚠️ IL SUPPORTO DEL CONSIGLIO EUROPEO BASTERÀ A ZELENSKY PER VINCERE❓️
Cosimo Risi
🔴 Zelenskyy ottiene il sostegno formale del Consiglio Europeo a Bruxelles, che lo rinfresca dopo i contrasti con Trump. Il dissidio è politico: Trump, preoccupato per le elezioni di metà mandato e con un'approvazione al 30%, cerca di chiudere il conflitto accettando l'intesa sul gasolio russo e il summit con Putin in Alaska (2025), mentre l'Ucraina resta vulnerabile senza intelligence e telecomunicazioni USA. In Europa, la disaffezione al conflitto cresce per ragioni economiche e politiche interne. Partiti sovranisti in vari stati membri, tra cui la candidata del Front National in Francia, spingono per la fine dell'aiuto militare ucraino, rendendo incerto il sostegno europeo nonostante le dichiarazioni di solidarietà.
Sommario ⬆️
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⏹️ Ospite ormai fisso dei vertici europei, Zelenskyy riceve l’applauso dei Ventisette a Bruxelles che lo rinfranca dopo il tira e molla con Trump.
🔹️ Ad un certo punto gli sfugge l’accusa di tradimento agli Americani per l’intesa sul gasolio russo, ma poi però sorride alla domanda se sia il capro espiatorio delle elezioni di metà percorso.
🔹️ Nell’aria volteggiano le domande. Chi ha ordinato a Elon Musk di ritardare il funzionamento di Starlink? Il Presidente Trump o qualcuno del suo entourage, inconsapevole il Presidente che smentisce di aver impartito l’ordine?
🔹️ Chi ha omesso le informazioni di intelligence satellitare esponendo l’Ucraina agli attacchi dal cielo? Anche in questo caso da Washington arriva la smentita. Condita però dalla dichiarazione che sarebbe il momento per l’Ucraina di cambiare il Presidente.
🔹️ Il dissidio fra Trump e Zelenskyy è politico e personale. Da una parte, Trump ammira Putin che comanda il paese ed i sudditi obbediscono, che è il sogno bonapartista dell’ex Tycoon che vorrebbe replicare alla Casa Bianca i metodi dei capi azienda.
🔹️ Dall’altra, Trump è infastidito da Zelenskyy, un attore comico che non fa ridere, come dichiarò, ma che sottopone i concittadini ad un confronto impari con la Russia, così esponendo l’America al ricatto petrolifero di Mosca.
🔹️ L’intesa sul gasolio da importare dalla Russia dovrebbe alleviare i prezzi del carburante in America e compiacere i connazionali in vista delle elezioni di novembre.
🔹️ La prova generale delle presidenziali del 2028, quando i Repubblicani dovranno trarre il bilancio del secondo mandato di Trump alla Casa Bianca. I sondaggi lo danno largamente insoddisfacente, se appena il 30% della popolazione ne approva l’operato.
🔹️ Quella di Trump è una tattica elettorale che risponde ad una strategia di fondo. Sin dalla campagna elettorale del 2024 egli annuncia che avrebbe chiuso la vicenda ucraina a costo di sacrificare le posizioni dell’aggredito.
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⚠️ ORA SORPASSATO IL PUNTO DI NON RITORNO: SAN PIETROBURGO ATTACCATA ATTRAVERSO I PAESI NATO DI ESTONIA E LETTONIA❗️
Patrizio Ricci
🔴 Il 18 ottobre 2026, uno sciame di 520 droni ha attaccato San Pietroburgo dopo aver attraversato gli spazi aerei di Estonia e Lettonia, Paesi NATO. L'autore Patrizio Ricci sostiene che l'attacco rivela una complicità occidentale, poiché la NATO ha ignorato il transito per non innescare l'Articolo 5, trasformando l'Europa in una zona franca per operazioni offensive. L'analisi identifica la strategia dietro l'evento come una dottrina di logoramento economico (secondo Michael Hudson) volta a drenare le risorse russe, costringendo Mosca a militarizzare permanentemente il Golfo di Finlandia e creando le condizioni per un potenziale scontro frontale con le potenze nucleari europee.
Sommario ⬆️
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⏹️ Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2026, uno sciame di 520 droni a lungo raggio ha aggirato l’intero dispositivo difensivo russo con una manovra a tenaglia pianificata per scardinare gli equilibri del fronte settentrionale.
🔘 Dopo aver simulato per giorni un colpo sulla capitale per attrarre e fissare le batterie contraeree attorno a Mosca, i vettori hanno deviato lungo il corridoio baltico e il Golfo di Finlandia, scaricando il proprio potenziale distruttivo sui nodi petroliferi, logistici ed energetici di San Pietroburgo.
🔘 L’impiego spregiudicato di corridoi aerei cuciti sul confine dello spazio sovrano della NATO trasforma l’architettura di sicurezza europea in una zona franca per operazioni offensive.
🔘 Mentre l’attacco diretto ai terminali sul Baltico punta a strangolare la tenuta industriale eurasiatica e a recidere le arterie fisiche che riforniscono di idrocarburi i mercati globali.
🔘 Sul piano del diritto internazionale, il transito documentato di centinaia di ordigni bellici attraverso i cieli di stati formalmente terzi fa crollare l’ultimo velo di ipocrisia diplomatica sulla non belligeranza dei paesi confinanti.
🔘 La Quinta Convenzione dell’Aia del 1907 e le successive regole sulla guerra aerea del 1923 non lasciano margini di ambiguità: il territorio e lo spazio atmosferico degli stati neutrali sono inviolabili e impongono ai rispettivi governi l’obbligo tassativo di impedire qualsiasi passaggio di apparati militari.
🔘 Tollerare che il proprio cielo diventi una rampa di lancio protetta non è un atto di negligenza tecnica, ma una scelta politica che svuota di senso il concetto stesso di neutralità e trascina di fatto i Paesi Baltici dentro il perimetro operativo del conflitto.
🔘 Sostenere che un flusso di oltre cinquecento velivoli abbia attraversato inosservato il dispositivo di ricognizione più denso e militarizzato d’Europa insulta l’intelligenza prima ancora delle leggi della fisica radar.
🔘 I cieli di Lettonia, Estonia e Lituania sono passati al setaccio ventiquattr’ore su ventiquattro dai radar tridimensionali a lungo raggio integrati nella rete atlantica e pattugliati senza sosta dai caccia della missione Baltic Air Policing, schierati nelle basi di Šiauliai e Ämari, sotto la copertura costante degli aerei spia AWACS e dei droni strategici Global Hawk.
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⚠️ L’ARTE DI COMPLICARCI LA VITA: PERCHÉ SIAMO I CARNEFICI DI NOI STESSI?
Vittorio Corelli
🔴 L'autore, Vittorio Corelli, riflette sul paradosso contemporaneo di complicarsi la vita per autodifesa e evitamento, trasformandosi nei propri "carnefici". Il testo sostiene che il sovraccarico di obblighi e l'apparenza sociale servano a mascherare una profonda fragilità emotiva, impedendo il contatto con i veri desideri e relazioni autentiche. Viene contrapposta la solidità delle generazioni precedenti alla superficialità attuale, caratterizzata da stress e social media. La soluzione proposta è la semplificazione: imparare a dire "no", rimuovere il superfluo e accettare la propria vulnerabilità. L'autore chiarisce che il articolo non è un monito dogmatico, ma un richiamo personale a smettere di vivere "come dovevano" per tornare a vivere secondo le proprie vere volontà.
Sommario ⬆️
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⏹️ C’è un paradosso sottile che attraversa il nostro tempo, una sorta di tic nervoso collettivo: la nostra straordinaria, quasi prodigiosa capacità di rendere complesso ciò che è, per sua natura, semplice.
🔸️ Guardiamo le nostre giornate: sono un intrico di obblighi, scadenze, doveri sociali e pesi che noi stessi abbiamo scelto di caricarci sulle spalle, dimenticando, nel tragitto, di chiederci cosa vogliamo davvero fare.
🔸️ Siamo diventati architetti di labirinti in cui finiamo per perderci. La saggezza antica, quella che spesso ignoriamo, ci suggerisce un principio fondamentale: nei riti ortodossi, il sacerdote, prima di benedire i fedeli, benedice se stesso.
🔸️ Non è egoismo, è una legge della fisica emotiva. Solo chi è intero, chi ha trovato un proprio equilibrio, può riversare qualcosa di sano sugli altri. Eppure, noi facciamo l’opposto.
🔸️ Ci svuotiamo, ci logoriamo, ci trasformiamo in carnefici della nostra serenità, convinti che sacrificarsi sull’altare della complicazione sia l’unico modo per sentirsi vivi o necessari.
🔸️ Sappiamo perfettamente che lavorare fino allo stremo non è un atto eroico, ma una forma di auto-distruzione. Eppure, continuiamo a farlo.
🔸️ Forse, in quel carico di mansioni, cerchiamo una protezione: se sono troppo occupato per vivere, non devo rischiare di vivere davvero. Non devo rischiare di confrontarmi con il vuoto, con i desideri, con la paura di non essere abbastanza.
🔸️ Lo stesso accade negli affetti. Sappiamo che l’amore è un atto di coraggio e di cura, ma alle prime increspature, molliamo la presa. Preferiamo fuggire davanti alla complessità di un legame reale piuttosto che imparare a nuotare tra le onde.
🔸️ E le amicizie? Quelle relazioni che dovrebbero essere il porto sicuro, la semplicità che ci salva, vengono spesso soffocate da inutili puntigli, giudizi taglienti e quel desiderio inconscio di “mettere i puntini sulle i” che distrugge più di un vero tradimento.
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⚠️ KALININGRAD: LA PERICOLOSA ILLUSIONI DI UNA LIMITATA ESCALATION
The Duran
🔵 PREMESSA: Mentre i governi baltici valutano nuove misure di pressione sul territorio russo più vulnerabile, lo scontro solleva una questione che la NATO non può permettersi di fraintendere: dove finisce la coercizione e inizia la guerra?
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🔴 Kaliningrad, enclave russa sul Baltico e sede della flotta baltica, rappresenta un punto critico di tensione tra Mosca e la NATO. Sebbene non vi siano prove di una decisione NATO per un attacco diretto, proposte occidentali volte a limitare il transito energetico (come il possibile stop al gas da parte dell'Estonia) o l'accesso marittimo, se implementate, potrebbero essere interpretate da Mosca come tentativi di isolamento territoriale. L'articolo avverte del rischio di un'escalation involontaria: misure concepite come coercizione limitata potrebbero essere percepite dalla Russia come una minaccia alla sua sicurezza territoriale, trasformando una pressione locale in una crisi di portata superiore. La cautela è essenziale per evitare che l'intenzione di mantenere la conflittualità contenuta porti a conseguenze strategiche disastrose.
Sommario ⬆️
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⏹️ La geografia ha il modo di determinare conseguenze che la retorica politica preferisce ignorare.
🔹️ Una stretta fascia di territorio, un passaggio marittimo o un avamposto militare isolato possono acquisire un significato ben superiore alle loro dimensioni territoriale quando la credibilità di una grande potenza viene legata alla loro difesa.
🔹️ Kaliningrad è proprio uno di questi luoghi. L’enclave russa sul Mar Baltico è diventata il fulcro di una rinnovata contrapposizione tra Mosca e i membri nord-orientali della NATO.
🔹️ Le proposte volte a limitare il transito di energia, le discussioni sull’accesso marittimo e i riferimenti a piani di emergenza militare vengono presentati come strumenti di pressione.
🔹️ Tuttavia, ciascuna di esse comporta implicazioni che vanno ben oltre la regione baltica. Il pericolo principale non è che la NATO abbia deciso di attaccare Kaliningrad. Non ci sono prove di una simile decisione.
🔹️ Il rischio è che misure concepite come forme limitate e gestibili di coercizione possano essere interpretate a Mosca come preparativi per isolare un territorio russo.
🔹️ Ciò che inizia come una pressione su un'enclave vulnerabile potrebbe rapidamente trasformarsi in una prova della volontà della Russia di difenderla. Kaliningrad occupa una posizione particolare nel panorama della sicurezza europea.
🔹️ In precedenza Königsberg, capitale della Prussia orientale, il territorio passò sotto il controllo sovietico dopo la Seconda guerra mondiale e rimase parte della Russia in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.
🔹️ Oggi, è separata dalla Russia continentale dalla Lituania e dalla Bielorussia, confina con la Polonia a sud e mantiene l'accesso al Mar Baltico.
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⚠️ CEDERE AL RICATTO DI ZELENSKY SIGNIFICA TROVARSI IN CASA 100 MILIONI DI MIGRANTI❗️
Angelo Santoro
🔴 L'articolo, firmato da Angelo Santoro, critica la "dipendenza da Zelensky" dell'Europa, argomentando che la paura di un nuovo esodo di migranti venga usata come strumento di ricatto per ottenere fondi illimitati senza chiare strategie o obiettivi. L'autore avverte che ciò creerebbe un pericoloso precedente, trasformando l'emergenza migratoria in un potere contrattuale, e sollecita i governi, inclusa l'Italia, a definire con trasparenza i limiti, i costi e gli obiettivi finali del sostegno a Kiev.
Sommario ⬆️
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⏹️ C’è una domanda che l’Europa continua a eludere: quanto può costare la paura? Perché è sulla paura che, ormai da anni, si costruisce gran parte della politica europea sull’Ucraina.
🔘 La paura che, se smettessimo di finanziare Kiev, l’Ucraina perderebbe la guerra. La paura che, se Putin prevalesse, la Russia non si fermerebbe ai confini ucraini. E, soprattutto, la paura che una sconfitta di Kiev provocherebbe un nuovo esodo di milioni di persone verso l’UE.
🔘 È una prospettiva seria, che nessuno può liquidare con superficialità. Ma proprio perché è seria dovrebbe essere affrontata con razionalità, non utilizzata come una cambiale in bianco. Siamo diventati, invece, Zelensky-dipendenti.
🔘 Al punto che il presidente ucraino può presentarsi davanti ai governi europei chiedendo altri soldi, altre armi, altri prestiti e altri impegni, facendo pesare sul tavolo la prospettiva di una sconfitta e delle sue conseguenze migratorie.
🔘 Eppure l’Europa ha già finanziato l’Ucraina per cifre enormi. Ha fornito armi, prestiti, aiuti economici e assistenza politica. Le cifre sono diventate talmente grandi che persino il cittadino che paga il conto fatica ormai a seguirle.
🔘 La domanda, allora, non è se l’Europa debba aiutare l’Ucraina. La domanda è se debba continuare a farlo senza una discussione seria sui limiti, sui costi e soprattutto sugli obiettivi.
🔘 Perché c’è un punto sul quale sarebbe ora di smettere di girare intorno: l’argomento migratorio. Se davvero una sconfitta ucraina potesse provocare un nuovo esodo di enormi proporzioni, questo rappresenterebbe certamente un problema per l’Europa.
🔘 Ma proprio per questo dovremmo domandarci che cosa accade quando la prospettiva di un’emergenza migratoria diventa uno strumento di pressione politica. Oggi è l’Ucraina.
🔘 Domani potrebbe essere un altro Paese. Immaginiamo che un altro Stato, travolto dalla guerra, dal dissesto economico o dall’instabilità politica, si rivolga all’Europa con un messaggio analogo: finanziateci oppure milioni di persone partiranno verso i vostri confini. Che cosa risponderebbe Bruxelles?
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⚠️ IL NUOVO TOTALITARISMO SENZA IDEOLOGIE❗️
Francesco Petrone
🔴 L'articolo, pubblicato il 17 ottobre 2026 da Francesco Petrone, sostiene che dopo la "fine della storia" profetizzata nel 1989, il mondo politico europeo sia caduto in un nuovo totalitarismo senza ideologie classiche, basato su un conformismo oltranzista. L'autore critica la diffusione di una cultura filo-sionista e atlantista, descritta come obbligo sociale, unita a un "turbocapitalismo" selvaggio dove tecnica e mercato hanno sostituito la politica. Elementi come l'euro, il dollaro e la nozione di "Occidente" sono ora presentati come ideologie che erodono la sovranità statale a favore di un oligarchia finanziaria, trasformando la gestione economica in una forma di controllo morale e politico.
Sommario ⬆️
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⏹️ Il filo-sionismo si è trasformato in una tendenza per quasi tutte le destre italiane ed anche europee.
🔹️ Però, a ben guardare, osserviamo che il fenomeno si è esteso in modo pandemico anche al centro politico che un tempo si identificava con la cultura cattolica o in ogni caso, era espressione della cultura cristiana.
🔹️Lo vediamo condizionare anche la sinistra istituzionale o mainstream e, in modo indifferenziato, tutto il mondo politico post '89. È più un conformismo ritenuto un obbligo sociale che una convinzione.
🔹️ Quel mondo che, trionfalmente, era stato indicato come quello nato dall' epoca in cui le ideologie finalmente erano morte perché, come profetizzava nell'euforia del momento Fukuyama nel 1989, si stava assistendo alla "fine della storia".
🔹️ Crollato il Muro, si era creata la certezza che non ci fosse più bisogno di ideologie, perché avremmo avuto un modello unico, tecnico, neutro. Niente più ideologie, solo competenze. Non più destra e sinistra, ma gestione.
🔹️ L'economia a cura di esperti, tecnici, la politica come amministrazione, la società come mercato che si autoregola. Il buon governo non avrebbe dovuto avere idee, ma solo numeri.
🔹️ In troppi, alla descrizione di questo incubo demenziale, hanno applaudito con le stesse speranze stupide con cui agli inizi del Novecento la borghesia della Belle Époque, in modo fatuo, applaudiva al progresso senza fine in modo irresponsabile.
🔹️ Nell'89 invece dissero: non più classi, popoli, comunità, ma individui che scelgono. La morale al posto della politica. Nasce la politica come moralismo permanente.
🔹️ In questo mutamento radicale non aveva vinto il liberalismo, che era altra cosa, ma è nato un autentico mostro che alcuni al suo esordio chiamarono turbocapitalismo.
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⚠️ TRUMP E ZELENSKY: UNO SCONTRO CHE L'UCRAINA NON PUÒ PERMETTERSI❗️
The Duran
🔵 PREMESSA : Kiev sta raccogliendo il sostegno europeo contro la pressione di Trump, ma il confronto rischia di indebolire il sostegno militare e le opzioni diplomatiche di cui l'Ucraina ha ancora bisogno❗️
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🔴 Lo scontro tra Trump e Zelensky evidenzia un conflitto d'interesse: Washington cerca accordi con Mosca per limitare i costi interni, mentre Kyiv desidera preservare le opzioni militari e impedire negoziati a sua insaputa. L'accordo russo sul diesel viene interpretato come una mossa politica pre-elettorale da parte di Trump, che ignora la persistente aggressività russa.
Entrambi i leader cercano di scaricare le responsabilità del conflitto: Trump vuole risultati diplomatici senza assumersi il fallimento ucraino, mentre Zelensky cerca sostegno europeo per contrastare la pressione americana. La disputa rischia di persistere senza una rottura definitiva, rendendo difficile conciliare gli obiettivi delle due parti.
Sommario ⬆️
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⏹️ Lo scontro tra Trump e Zelensky mette in luce un crescente disaccordo su quali dovrebbero essere gli obiettivi del sostegno occidentale all’Ucraina.
🔹️ Washington desidera una maggiore libertà di azione per portare avanti accordi con Mosca e limitare i costi interni del conflitto. Kyiv vuole preservare le opzioni militari e impedire al suo principale sostenitore di negoziare a sua insaputa.
🔹️ L’antagonismo personale rende più difficile gestire questo disaccordo, ma gli interessi contrastanti gli conferiscono sostanza. Il pericolo è che ciascuna delle due parti creda di poter costringere l'altra a ritirarsi.
🔹️ Trump può minacciare conseguenze per la resistenza ucraina alla sua diplomazia. Zelensky può cercare il sostegno europeo e rivolgersi agli oppositori americani di un impegno ridotto.
🔹️ Nessuno dei due approcci risolve la questione alla base della loro disputa: se la coalizione può raggiungere un accordo su una soluzione realizzabile prima che ulteriori distruzioni rendano più difficili le scelte dell'Ucraina.
🔹️ L’accordo russo sul diesel è meno importante per la sua portata commerciale immediata che per il confine politico che attraversa. Trump sta trattando una transazione economica con Mosca come compatibile con la sua politica nei confronti dell’Ucraina.
🔹️ Zelensky e i critici europei considerano l’allentamento delle sanzioni, senza concessioni corrispondenti da parte della Russia, come un indebolimento della pressione che vogliono mantenere.
🔹️ Il disaccordo riguarda chi decide quando gli interessi economici prevalgono sulle esigenze della guerra. Per Trump, anche i prezzi del carburante portano la politica estera direttamente nella politica interna.
🔹️ La discussione nella fonte interpreta l'accordo come un tentativo di dimostrare un'azione concreta prima delle elezioni di metà mandato e di dirottare l'attenzione dalle conseguenze energetiche del conflitto in Medio Oriente.
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⚠️ IL PRETESTO❗️
Francesco Petrone
🔴 L'articolo di Francesco Petrone sostiene che l'accusa di corruzione funge spesso da pretesto per destabilizzare governi che nazionalizzano risorse, come avviene nelle rivoluzioni colorate, nella Primavera Araba e in America Latina. A supporto, cita il caso italiano della Prima Repubblica: il crollo del sistema politico durante Tangentopoli (1992-94) avrebbe risposto più a pressioni esterne per la privatizzazione degli asset statali (IRI, ENI, ENEL) che a una naturale rotazione delle élite. L'autore conclude che la corruzione non è scomparsa ma ha cambiato forma: dal clientelismo politico allo Stato imprenditore si è passati alla corruzione finanziaria legata alle privatizzazioni e al lobbying. Questo schema viene applicato anche alle crisi generate dalle sanzioni contro Iran, Cuba e Russia.
Sommario ⬆️
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⏹️ Il pretesto per le rivoluzioni colorate o per le primavere arabe o per organizzare moti di protesta contro governi sudamericani invisi agli Usa a causa delle nazionalizzazioni è sempre l'accusa di corruzione.
🔹️ Tutti sanno che è quasi impossibile che un Paese ne sia completamente esente. Anche la prima repubblica è stata tolta di mezzo a causa delle troppe nazionalizzazioni e col pretesto della corruzione.
🔹️ Lo schema è sempre "corruzione come pretesto". È sempre lo stesso, in molti casi di Primavera Araba o anche di rivoluzioni colorate o di crisi in America Latina, la corruzione spesso è reale e documentata, ma viene usata anche come leva esterna.
🔹️ Un regime è inviso perché nazionalizza petrolio, miniere, coltivazioni o banche e diventa bersaglio di campagne mediatiche e giudiziarie, mentre regimi corrotti ma allineati non lo sono.
🔹️ Spesso chi desidera un cambio di regime, la corruzione non deve inventarla, deve solo selezionarla e amplificarla. Quando il processo di delegittimazione non ottiene risultati, come accaduto in Venezuela, viene rapito direttamente il presidente con una scusa.
🔹️ Il caso italiano della Prima Repubblica è esemplare. Secondo la tesi ufficiale la Prima Repubblica crolla per Tangentopoli, finanziamento illecito dei partiti tramite tangenti dalle imprese per appalti.
🔹️ Mani Pulite del 1992-94 porta al crollo di DC, PSI, e di tutta la classe dirigente italiana. Sembra più un golpe giudiziario che una naturale circolazione delle élite.
🔹️ Occorre tener conto che l'Italia era il paese con più nazionalizzazioni d'Europa: IRI, ENI, ENEL, banche pubbliche, che controllavano gran parte dell'economia.
🔹️ Per molti osservatori, la spinta a smantellare quel sistema e a privatizzare negli anni '90 ha coinciso con pressioni americane e della finanza europea per un'Italia più liberista e meno statale.
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⚠️ I DAVIDE CHE NON TI ASPETTI E LE SPESE PER LA DIFESA❗️
Redazione Politica Insieme
🔴 L'efficacia asimmetrica di Houthi e Iran dimostra che la superiorità tecnologica non garantisce più la sicurezza, rendendo insostenibile la corsa a sistemi d'arma costosissimi. Per l'Italia, ogni scelta di difesa deve rispettare l'articolo 11 della Costituzione (ripudio della guerra offensiva) e i vincoli di bilancio, privilegiando la sicurezza collettiva e le esigenze sociali rispetto a modelli di potenza offensivi. Il dibattito non deve fermarsi alla quantità di spesa, ma interrogarsi sull'utilità reale delle risorse (NATO, difesa aerea, cyber) e sull'idea di ruolo dell'Italia nel mondo, evitando di tagliare servizi essenziali come sanità e istruzione.
Sommario ⬆️
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⏹️ Il Davide degli Houthi, e quello un po’ più potente, e più strutturato, dell’Iran, non ci costringono a riflettere su come si debba pensare, oggi, alle spese per la Difesa? È una domanda scomoda, che taglia trasversalmente retoriche contrapposte.
🔸️Da mesi vediamo la marina militare americana, una delle più tecnologiche del mondo, e con essa quella dei suoi alleati, in difficoltà davanti a una milizia che combatte in ciabatte nel deserto dello Yemen, ma che riesce a tenere in scacco una rotta commerciale strategica come quella del Mar Rosso con droni da poche migliaia di dollari.
🔸️ E lo stesso vale, su scala diversa, per Teheran: sanzionato, isolato, ma capace di proiettare potenza con una guerra asimmetrica fatta di missili a basso costo, droni e proxy.
🔸️ Da questi Davide contro Golia che lezione ne traiamo per noi? Che la corsa al cacciabombardiere di ultima generazione, al sistema d’arma da miliardi, non è più sinonimo automatico di sicurezza.
🔸️ Lo stanno sperimentando i paesi del Golfo che hanno acquistato negli ultimi anni armi sofisticate per centinaia di miliardi e si vedono bombardati quotidianamente con missili e droni dal costo infinitamente più basso.
🔸️ Come in Vietnam, la superiorità tecnologica non garantisce la vittoria strategica. Anzi, a volte la rende più costosa e politicamente insostenibile. Per un Paese come l’Italia, poi, esiste un vincolo preciso e prezioso:
🔸️ L’articolo 11 della Costituzione. Un articolo che, se preso sul serio, taglia l’erba sotto i piedi sia a chi parla di armi ad oltranza, sia ai pacifisti di maniera.
🔸️ L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
🔸️Non è un invito al disarmo unilaterale, è un indirizzo: la difesa è legittima, doverosa, ma non deve essere proiezione offensiva, non avventura bellica.
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⚠️ L’UCRAINA E UN INTERRUTTORE PRIVATO (MA NON TROPPO): L’EUROPA, NATO O NON NATO, SE LO DEVE PROCURARE❗️
Marco Taradash
🔴 Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2026, SpaceX ha introdotto restrizioni unilaterali e senza preavviso ai terminali militari StarShield per l'Ucraina, limitando la connettività oltre i 160 km/h (con segnalazioni di disconnessione già a 60-70 km/h). Queste interruzioni hanno compromesso le operazioni dei droni intercettori contro gli Shahed russi, lasciando le città ucraine esposte durante gli attacchi notturni. Musk ha attribuito i limiti al controllo del governo USA e del Presidente Trump, mentre la Polonia ha accusato l'azienda di uso politico dei propri servizi. L'autore critica la dipendenza ucraina ed europea da infrastrutture private americane per la difesa, affermando che la sovranità richiede il controllo diretto delle tecnologie essenziali per la sicurezza.
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⏹️ Per fermare un drone ucraino che cerca di intercettarne uno russo non serve abbatterlo. Basta spegnergli la connessione satellitare.
🔘 È quello che denunciano le forze di Kyjiv dopo le restrizioni unilaterali al servizio militare di Starlink imposte da SpaceX nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, senza alcun preavviso.
🔘 Secondo Serhiy «Flash» Beskrestnov, consigliere di Zelenskij e grande esperto per le tecnologie della difesa, SpaceX ha introdotto un limite di velocità sui terminali StarShield (il pacchetto militare) in movimento: oltre i 160 chilometri orari la connessione cade.
🔘 Il 7° Corpo delle forze d’assalto aereo ha segnalato disconnessioni di 10-20 secondi già a 110-120 chilometri orari, con missioni annullate.
🔘 Segnalazioni successive parlano di cadute di segnale già a 60-70 chilometri orari. In guerra, venti secondi senza controllo non sono un disservizio ma un’arma consegnata all’avversario.
🔘 Le restrizioni colpiscono anche i droni intercettori che cercano di contrastare gli Shahed a propulsione a getto. Uno dei pochi strumenti efficaci contro quelle armi viene reso inoffensivo di notte, mentre la Russia colpisce con furore le infrastrutture energetiche ucraine.
🔘 Il ministero della Difesa ha contattato Stati Uniti, SpaceX e Nato e, di fronte al silenzio dei presunti alleati, ha attivato collegamenti satellitari di riserva. Ma le riserve non sono Starlink.
🔘 Non è una ritorsione contro gli attacchi alle raffinerie russe che lo stesso Zelensky aveva sospeso. I droni che colpiscono obiettivi in territorio russo usano altri sistemi: Starlink non funziona dentro la Russia.
🔘 Qui sono in gioco operazioni sul territorio ucraino, comprese le zone occupate. In gioco c’è la vita dei civili ucraini, come subito ha denunciato la premio Nobel per la pace 2022 Oleksandra Matviichuk:
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⚠️ “LA LIBERTÀ NON È, MA ACCADE”❗️
In sintonia con il pensiero di Tomás Ibanez, estensore del concetto espresso nel titolo, posso ben dire che detesto d'essere costretto a seguire modelli di comportamento,
o ad adottare principi estranei alla mia natura ed alla mia interiorità: e penso che ogni persona, indipendente od oppressa che sia, possa condividere questo mio assunto.
Di conseguenza, ritengo che il modo migliore per convivere pacificamente in una comunità evoluta sia quello di non imporre, né di lasciarsi imporre condizioni di vita in contrasto con le spontanee inclinazioni di ciascuno.
Non solo. È importante imparare a sfidare le convenzioni come ci insegna René Magritte, il cui provocatorio e spiazzante surrealismo è un invito a riflettere su ciò che si vede, o che non si vede e sul suo significato profondo.
Desidero e reputo giusto vivere l’esistenza come si sceglie di viverla, esprimendo e condividendo opinioni in piena libertà senza mai deflettere, bensì mantenendosi moralmente integri e coerenti con il proprio sentire.
Non è utopia: umanamente, non si può tollerare di essere costretti ad agire o pensare secondo schemi mentali rigidi o precostituiti.
E non è giusto che si sacrifichino l’essere umano e la sua dignità sull’altare di entità supreme e di improbabili elisi, o di interessi
nascosti e faziosi: credo, inoltre, che sia d'obbligo una punta di scetticismo in tempi nei quali è sempre più complicato distinguere il falso dal vero.
Come riporta Carlo Milani nel suo libro ‘Tecnologie conviviali’ rifacendosi a Benedetto Croce, la libertà non è una sostanza singolare assoluta, ma vive nella molteplicità delle sue manifestazioni spontanee; vive dei processi plurali, relativi, volti all’emancipazione.
E se per Boris Pasternak "l'uomo è nato per vivere, non per prepararsi a vivere", il mio spirito libero si trova inevitabilmente in sintonia anche con il biologo e pensatore Jean Rostand quando scrive: "Non vorrei alcun paradiso in cui non si abbia il diritto di preferire l'inferno".
Il Conte di Montecristo 🎩
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⚠️ L’EUROPA DEI QUAQUARAQUÀ❗️
Alberto Capece
🔴 L'autore, Alberto Capece, critica la percezione di una minaccia russa "ibrida" in Europa, definendola un costrutto infondato e screditato persino dal suo creatore, Mark Galeotti. L'articolo sostiene che allarmi come incidenti con droni o blackout non siano supportati da prove concrete, ma siano strumentalizzati per giustificare politiche belliche e prestiti a Zelensky, mentre intelligence NATO e leader come Stubb negano un attacco imminente.
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⏹️ Leonardo Sciascia diceva : l'umanità la divido in cinque categorie: gli uomini (pochissimi), i mezzi uomini (pochi), gli ominicchi (che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi....
🔹️ Poi i pigliainculo che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, perché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre....
🔹️ Mai a qualcuno potrebbe venire in mente che questo piccolo brano avrebbe descritto in maniera efficace la realtà dell’Europa di oggi, salvo il fatto che uomini e mezzi uomini non se ne vede traccia.
🔹️ Bisogna cominciare dai rari ominicchi che popolano la scena politica, privi di qualsiasi idea e con in testa un telecomando, per arrivare subito ai quaquaraquà. Anzi sempre più spesso le due categorie vanno assimilandosi.
🔹️ Ultimamente non passa giorno senza che qualche allarme droni, incendio o blackout venga attribuito alla Russia. Ci viene detto che questi incidenti fanno tutti parte di una spietata “guerra ibrida” che la Russia sta conducendo contro l’Europa.
🔹️ Se per caso avviene un qualunque incidenti la litania dice che ha stato Putin. Il fatto è che la medesima espressione “guerra ibrida” è stata sconfessata da chi se l’è inventata, ovvero il giornalista e scrittore britannico Mark Galeotti nel 2014.
🔹️ Con questa espressione aveva sostenuto l’esistenza di una “dottrina Gerasimov”, dal nome del più alto generale russo, la quale avrebbe portato la Russia a intraprendere guerre “non lineari” o “ibride”.
🔹️ Oggi Galeotti si pente: “Con mio immenso dispiacere, ho creato questo termine, che da allora ha acquisito una vita distruttiva propria, avanzando goffamente nel mondo per diffondere paura e disgusto al suo passaggio…
🔹️ Gerasimov in realtà parlava di come il Cremlino interpreta ciò che è accaduto nelle rivolte della “Primavera araba”, nelle “rivoluzioni colorate” contro i regimi filo-russi nei paesi confinanti con la Russia e, a tempo debito, nella rivolta di “Maidan” in Ucraina”.
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⚠️ L'AFFANNOSA RICERCA DI NETANYAHU DI UNA NUOVA GUERRA❗️
Davide Malacaria
🔵 PREMESSA : Haaretz: "Il tempo stringe: a Benjamin Netanyahu restano meno di due settimane per lanciare una nuova guerra che potrebbe garantirgli la rielezione"❗️
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🔴 Secondo un articolo di Zvi Bar'el su *Haaretz*, Netanyahu si trova in una disperata ricerca di un nuovo conflitto per garantire la rielezione, ma tutti i potenziali fronti (Iran, Libano, Gaza, Yemen e Cisgiordania) risultano inattivi o inutilizzabili. Il rifiuto di MBS di allearsi con Israele senza uno Stato palestinese è attribuito non alla causa palestinese, ma alla paura di un colpo di stato interno. L'autore critica inoltre l'ideologia spartana di Netanyahu, notando l'inquietante somiglianza tra le sue esaltazioni e le teorie razziali presenti nel "Secondo libro" di Hitler.
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⏹️ Su Haaretz, l’ironico e intelligente articolo di Zvi Bar’el sull’affanno di Netanyahu, alla disperata ricerca di una nuova guerra che gli consenta di vincere o annullare le elezioni israeliane:
🔹️ “Il tempo stringe: a Benjamin Netanyahu restano meno di due settimane per lanciare una nuova guerra che potrebbe garantirgli la rielezione”. “ Trump lo tiene in una morsa da Est, rimandando la ripresa della guerra con l’Iran.
🔹️ "Anche il Libano non è più un fronte interessante, dopo che il nostro amico americano vi ha riversato la sua forza distruttiva, limitando le nostre operazioni [che però proseguono, pur se meno massive ndr.]".
🔹️ "La Siria parla di accordi di sicurezza [con Israele] e intona canti di pace. Gaza continua a mietere vittime ogni giorno, ma la salvezza elettorale non arriverà dalla Striscia. Né ci si può fidare degli Houthi dello Yemen".
🔹️ "Quei bastardi stanno mantenendo la promessa fatta a Trump di non attaccare obiettivi israeliani”. “Persino i palestinesi della Cisgiordania si sono addormentati sul più bello".
🔹️ "Invece di lanciare un’intifada, una rivolta armata contro i pogrom perpetrati ai loro danni da bande criminali di coloni appoggiate dalla maggioranza ‘normale e pacifica’ [del Paese], si lamentano sui media.
🔹️ "Per un momento, si era quasi sperato che gli agenti della polizia palestinese potessero puntare le armi contro soldati e civili israeliani, dando al primo ministro e al ministro della Difesa la guerra che tanto desideravano.
🔹️ "Ma anche in questo caso, ‘l’Autorità Palestinese terroristica’ si è dimostrata incapace di mantenere le promesse”.
🔹️ “In sintesi, gli arabi stanno ancora una volta perdendo l’opportunità di costruire un rapporto di fiducia con il governo, dimostrando che nei momenti difficili non ci si può fidare di loro".
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⚠️ XI “CI ASCOLTA” TRAMITE I MODERNI VEICOLI? NON ESATTAMENTE …❗️
Patrizio Ricci
🔴 Un'inchiesta di La Verità evidenzia i rischi di sicurezza nazionali legati ai veicoli intelligenti cinesi, come le auto Changan usate da militari norvegesi e gli autobus Yutong che tentano di collegarsi a server in Cina, rivelando la capacità di tracciare dati sensibili e di disattivare i mezzi da remoto. L'autore, Patrizio Ricci, però, ridimensiona il fenomeno, sottolineando che la maggior parte dei veicoli moderni occidentali adotta una simile architettura di raccolta dati tramite sensori, telecamere e connessioni cloud, esponendo gli utenti a sorveglianza di massa e vendita di dati personali. Di conseguenza, la questione non è solo geopolitica, ma sistemica: è necessaria una severa regolamentazione legislativa globale per limitare l'estrazione di dati da parte dell'intera industria automobilistica, a prescindere dal paese di origine dei produttori.
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⏹️ L’inchiesta pubblicata su La Verita solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza nazionale e continentale, partendo da un episodio allarmante avvenuto a Oslo.
🔹️ Il quotidiano riporta che, a causa di una temporanea carenza di mezzi istituzionali, i militari norvegesi hanno ripiegato sull’utilizzo a noleggio di modelli d'auto intelligenti di fabbricazione del gruppo statale cinese Changan, durante una delicata esercitazione militare.
🔹️ Solo in un secondo momento il personale della difesa si è reso conto che le telecamere di bordo e i sofisticati sensori di queste vetture stavano in realtà registrando ogni movimento dei soldati.
🔹️ La gravità della situazione è emersa quando si è scoperto che i veicoli erano persino riusciti a filmare e archiviare le password e i codici digitali che i militari digitavano sui tastierini per superare i checkpoint di massima sicurezza.
🔹️ Il problema, tuttavia, non si limita al singolo caso delle automobili impiegate in via eccezionale durante le manovre militari.
🔹️ Il quotidiano descrive anche l’esito inquietante di alcuni test specifici condotti da una società di trasporti pubblici in Norvegia, la quale ha deciso di esaminare alcuni autobus elettrici prodotti dal colosso cinese Yutong confinandoli all’interno di una grotta sotterranea.
🔹️ I risultati hanno rivelato che i mezzi cercavano ripetutamente di collegarsi in automatico alle reti mobili per comunicare con i server situati in Cina.
🔹️ Il costruttore detiene infatti un accesso digitale diretto a ogni singolo veicolo, ufficialmente giustificato dalla necessità di eseguire aggiornamenti software e operazioni di diagnostica di routine.
🔹️ Questa architettura telematica, sebbene indubbiamente utile dal punto di vista ingegneristico e della manutenzione predittiva, implica che gli autobus potrebbero teoricamente essere bloccati o resi completamente inutilizzabili da remoto in qualsiasi momento.
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⚠️ TELENOVELA-HORROR IN DIRETTA WEB❗️
Massimo Fini
🔴 Massimo Fini condanna la decisione di Donald Trump di trasmettere in diretta streaming l'esecuzione di Nidal Hasan, paragonando l'evento a una "telenovela-horror" che esalta la spettacolarizzazione della morte e viola l'intimità del momento finale, a differenza della storica riservatezza mostrata alla morte di Enrico Berlinguer nel 1984.
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⏹️ Quando nel 1984 durante un comizio Enrico Berlinguer, segretario del Pc, si accasciò sul palco colpito da un ictus devastante, la Rai troncò le trasmissioni.
🎯 Il momento della morte è il più intimo della vita di un uomo, tanto che i malati terminali al momento del dunque si voltano verso il muro. Non vogliono essere visti.
🎯 Ma quando, solo vent’anni dopo, il calciatore ungherese Miklos Feher si afflosciò lentamente sul terreno di gioco, allargando le braccia in segno di resa, tutte le televisioni del mondo si accanirono su quell’immagine.
🎯 Adesso Trump più che J.D. Vance che è cattolico, ha espresso qualche perplessità, ha deciso non solo di rendere pubblica l’esecuzione della pena di morte a carico di Nidal Hasan, autore della strage di Fort Hood, in Texas dove uccise tredici persone e ne ferì trentuno, ma di trasmetterla in diretta streaming.
🎯 Quasi fosse una telenovela. E si può facilmente immaginare che con l’apporto dei social e dell’IA o ‘Super Intelligenza’, come la chiama Trump, la trasmissione di questo orrore diventerà virale, cioè mondiale.
🎯 Berlinguer era un politico sensibile che incarnava la speranza di milioni di uomini. Ma è bastato che qualche centimetro della sua carne più segreta cedesse e non era più nulla. Evidentemente non reggeva la responsabilità che pesava sulle sue spalle.
🎯 C’è una grande contraddizione in questo mondo pieno di contraddizioni: da una parte si eliminano tutti i segni del lutto, il fiocco nero al portone dell’inquilino deceduto, il libro di condoglianze in portineria che i coinquilini potevano firmare, magari aggiungendo qualche parola di conforto per i familiari. Dall’altra si riduce la morte a una telenovela.
🎯 C’è una consolazione seppur magra: l’esecuzione avverrà per fucilazione, come ai vecchi tempi e non con la sedia elettrica o per iniezione.
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⚠️ LA CIVILTÀ PIEGATA ALLA DIMENSIONE ECONOMICA❗️
Martino Mora
🔴 L'autore Martino Mora sostiene che l'economia come centro assoluto della civiltà moderna ha distrutto le dimensioni spirituale e comunitaria, riducendo gli individui a "atomi" intercambiabili e sostituendo la gerarchia qualitativa con quella quantitativa della ricchezza. Secondo l'analisi, la democrazia si è rivelata plutocrazia, tutto è diventato merce (inclusi gli esseri umani), e la libertà è ridotta a un'individuale liberazione dai vincoli tradizionali. Questa fase, descritta come una "nuova barbarie" nichilista e materialista, deifica l'uomo mentre lo abbrutisce, trasformando la ragione in mero calcolo e la tecnologia in strumento di dominio.
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⏹️ Nel momento stesso in cui una civiltà fa della dimensione economica il proprio centro assoluto, essa non solo perde progressivamente la sua dimensione spirituale, ma si atomizza nell’incapacità di pensare se stessa come somma di individui, cioè di atomi intercambiabili.
🔹️ Qualsiasi ordine gerarchico qualitativo è perduto per sempre, l’eguaglianza diventa valore supremo, mentre l’unica reale gerarchia accettata è quella quantitativa della ricchezza, tra atomi umani dal diverso reddito e capacità di acquisto.
🔹️ Si nega ogni vera autorità. Resta solo il vero potere globale, il più subdolo e spietato: quello del denaro. La democrazia si rivela plutocrazia, mentre il pensiero unico restringe gli spazi di libertà.
🔹️ Tutto viene ridotto a merce: anche lo sperma, gli ovuli, i bambini da produrre in laboratorio e gli uteri da affittare per nove mesi.
🔹️ Nella modernità liberalcapitalista, qualsiasi visione olistica, cioè comunitaria, si perde, e la libertà e i "diritti" vengono concepiti quasi esclusivamente come liberazione individuale da tutti i vincoli.
🔹️ Da vincoli religiosi, etnici, comunitari, familiari, infine sessuali (i “generi” immaginati e immaginari diventano molteplici).
🔹️ Allo stesso tempo si diffonde l‘ideale animale, che riduce l’essere umano ad una bestia come le altre (una bestia per di più ormai sterile), al contempo si afferma l’assoluta sovranità del medesimo ’animale umano come dio di se stesso.
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⚠️ IN QUALE SCENARIO POTREBBE VERIFICARSI UNA MOBILITAZIONE IN RUSSIA E COME POTREBBE REAGIRE L’UE?
Andrew Korybko
🔴 L'articolo, basato sulle analisi di Andrew Korybko, ipotizza che la Russia potrebbe dichiarare una mobilitazione parziale per sfruttare una potenziale svolta strategica ottenuta tramite attacchi sistematici alle infrastrutture ucraine. L'autore suggerisce che l'UE e la NATO utilizzerebbero questo evento come pretesto per alimentare la paura verso Mosca, con l'obiettivo di ricompattare l'elettorato, centralizzare il potere politico-militare europeo e giustificare un'escalation, inclusa la possibilità di un'operazione "false flag". Il testo conclude avvertendo che un conflitto diretto tra Russia e NATO comporterebbe un breve scontro con la minaccia di ricorso all'arma nucleare russa per legittima difesa.
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⏹️ Il Telegraph ha recentemente sostenuto che Putin stia preparando una “mobilitazione occulta”, ovvero una serie di preparativi amministrativi da attuare qualora decidesse di proclamare la mobilitazione.
🔹️ La sostanza di queste voci non è nuova; Putin aveva già risposto a inizio settembre affermando: “Al momento non esiste alcuno scenario che richieda una mobilitazione.
🔹️ Si tratta di un attacco informativo da parte del nemico alla vigilia delle elezioni per la Duma di Stato, nel tentativo di influenzarne i risultati”.
🔹️ Entrambe le parti della sua dichiarazione corrispondono al vero, ma non si può escludere che le circostanze cambino; in tal caso, vale la pena analizzare lo scenario in cui potrebbe verificarsi una mobilitazione e come l’UE potrebbe reagire.
🔹️ La campagna di attacchi russi minaccia di paralizzare la logistica militare ucraina, qualora venisse condotta in modo sistematico da qui al prossimo inverno, accompagnata da attacchi altrettanto sistematici contro depositi di carburante, porti, centrali elettriche e altre infrastrutture.
🔹️ Se gli strateghi militari russi dovessero ritenere che ciò possa portare alla tanto attesa svolta sul fronte, potrebbero consigliare a Putin di replicare quanto fatto quattro anni fa, proclamando una mobilitazione parziale di riservisti esperti per sfruttare tale sfondamento.
🔹️ L’obiettivo sarebbe quello di impiegare una maggiore forza militare in questo momento strategicamente vantaggioso, per costringere l’Ucraina ad accettare tutte le richieste russe, o almeno il maggior numero possibile di esse, e porre fine al conflitto con una vittoria della Russia.
🔹️Si tratta di uno scenario plausibile in cui potrebbe essere dichiarata almeno una mobilitazione parziale; un’eventualità a cui la E-NATO si sta probabilmente già preparando, come dimostrerebbe il recente allarmismo isterico riguardo a un imminente attacco russo contro diversi membri dell’alleanza.
🔹️ Alla luce della rapida evoluzione delle dinamiche strategico-militari del conflitto, causata dalla già citata campagna di attacchi sistematici della Russia, tale narrazione può essere interpretata, come un’opera di condizionamento preventivo.
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Repost from No digital Man
Tecniche di condizionamento sociale
Condividiamo con voi questo testo trascritto dallo stimato Dott. Alessandro Dionisi, la quale ci ha espressamente chiesto di diffonderlo per aiutare tutti a comprendere le tecniche di manipolazione.
Aiutateci con la condivisione grazie
https://t.me/NoDigitalMan
https://t.me/RinascitaLombardia
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⚠️ CREDIBILITÀ SULL’UCRAINA❓️
Giancarlo Infante
🔴 Giorgia Meloni ha costruito la credibilità dell'Italia sull'Ucraina mediante un forte sostegno retorico per legittimarsi in NATO, ma il contributo materiale è stato minimo (<1% secondo il Kiel Institute). Il cambio di strategia USA sotto Trump, che chiede concessioni alla Russia, ha messo in crisi la linea italiana, portando a una bozza di risoluzione parlamentare che abbandona l'appoggio militare esplicito a favore di una "via italiana" di mediazione.
L'autore critica l'abbandono di un'alternativa originale basata sul modello di autonomia dell'Alto Adige, che avrebbe potuto offrire all'Italia un ruolo di mediazione credibile e filo-ucraino. L'Italia ha optato per l'appiattimento sulla linea dura, risultando oggi senza peso reale: considerata ostile da Mosca e non determinante per Kiev, la nuova posizione appare frammentata e divisa all'interno del contesto politico nazionale.
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⏹️ L’Italia ha costruito la sua credibilità sull’Ucraina con le parole. Dal 2022, Giorgia Meloni ha scelto la linea del sostegno a Kiev fino a giungere alla “vittoria finale”.
🔹️ Il tutto per legittimarsi agli occhi di Biden e della NATO, cancellando ogni ambiguità passata di gran parte della destra su Putin. Così è entrata nell’ala più oltranzista dell’Alleanza.
🔹️ Il problema è che ai proclami non sono seguiti aiuti sostanziosi. Secondo il Kiel Institute, l’Italia pesa meno dell’1% del sostegno occidentale a Kiev.
🔹️ Molta retorica, pochi Samp-T, vecchia artiglieria, nessun contributo decisivo. Un alleato a parole, ma rimasto molto ai margini sul piano militare.
🔹️ In ogni caso, il ritorno di Donald Trump ha fatto saltare lo schema seguito dalla Meloni. La Casa Bianca di oggi non ha affatto la stessa idea di quella di quando l’inquilino era Joe Biden.
🔹️ Non è da oggi che Trump chiede a Zelensky concessioni territoriali a favore della Russia e riapre al gas russo. Ha finito per spiazzare Roma, che aveva scommesso tutto sull’atlantismo muscolare per accreditarsi.
🔹️ La nuova bozza di risoluzione che la maggioranza si accinge a sottoporre domani al voto del Parlamento sull’Ucraina ne potrebbe essere la prova.
🔹️ Sparirebbe la parola “militare” dal dispositivo, non citerebbe mai Trump per non criticarlo, ed inventerebbe “una via italiana” sostanziata dalla proposta di individuare “un inviato speciale” e di un gruppo di stati negoziatori.
🔹️ Non è mediazione, è galleggiamento: anche alla luce della piega che stanno continuando a confermare i duri scambi di colpi che continuano tra Mosca e Kiev.
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