About Markets
Открыть в Telegram
Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
БольшеСтрана не указанаКатегория не указана
2 546
Подписчики
+124 часа
+67 дней
+630 дней
Архив постов
2 547
La conferenza è appena terminata..
▪️ Warsh ribadisce che l’economia si sta rafforzando mentre l’inflazione resta il problema principale. La forza dell’attività consente alla Fed di concentrarsi sulla stabilità dei prezzi senza, nelle sue parole, dover necessariamente danneggiare il mercato del lavoro.
▪️ Interessante anche il passaggio sui rendimenti: secondo Warsh sono saliti per forza dell’economia, maggiore concorrenza per i capitali e tensioni geopolitiche. Ha inoltre sottolineato la forte crescita degli investimenti e l’interesse per quanto sta accadendo nell’AI.
▪️ Il messaggio finale resta quindi piuttosto hawkish: la Fed considera l’azione di oggi un passo concreto verso il ripristino della stabilità dei prezzi e non vede, nel medio termine, un conflitto inevitabile tra piena occupazione e lotta all’inflazione.
▪️ La reazione dei mercati si è fatta più chiara nel finale: S&P 500 future -0,43%, Nasdaq circa invariato (+0,05%), mentre l’oro scende dello 0,44%, cancellando il forte rialzo precedente alla Fed. Anche EUR/USD perde circa lo 0,6%, con dollaro in rafforzamento.
▪️ Molto interessante la curva USA: il 2 anni sale al 4,72%, mentre 10 anni scende al 4,99% e 30 anni al 5,34%. Quindi forte appiattimento della curva: il mercato prezza una Fed più restrittiva nel breve, ma allo stesso tempo sembra riconoscerle maggiore credibilità nel contenere l’inflazione di lungo periodo.
2 547
🇺🇸 FED | I punti chiave della conferenza di Warsh
▪️ Il messaggio della conferenza è stato decisamente restrittivo. Dopo il rialzo di 25 pb, Warsh ha ribadito più volte che l’inflazione resta troppo alta e lo è da troppo tempo, mentre l’economia americana continua a mostrare resilienza.
▪️ Il punto forse più importante è che, secondo Warsh, le condizioni finanziarie non possono essere definite realmente restrittive. L’economia si è rafforzata nelle ultime settimane, il mercato del lavoro resta solido e gli Stati Uniti sono sostanzialmente vicini alla piena occupazione. Questo lascia alla Fed spazio per concentrarsi maggiormente sulla stabilità dei prezzi.
▪️ Sull’inflazione, pochi margini per interpretazioni accomodanti: Warsh ha sottolineato che troppe categorie continuano a registrare aumenti superiori al 3% e che i dati recenti hanno fornito pochissime evidenze di un miglioramento strutturale. I rischi sull’inflazione restano quindi orientati verso l’alto.
▪️ Interessante anche il metodo: Warsh non vuole costruire la politica monetaria attorno al singolo CPI. Conta il trend, non il singolo dato, e la Fed non considera ancora raggiunto l’obiettivo di riportare tempestivamente l’inflazione verso il 2%.
▪️ Nessuna promessa sulle prossime riunioni. Warsh ha evitato di pregiudicare le decisioni future e non ha fornito una traiettoria precisa dei tassi. Ma il messaggio di fondo è chiaro: questo rialzo non viene presentato come necessariamente “one and done”.
▪️ Il rialzo di oggi conta relativamente. Conta molto di più il fatto che la Fed stia dicendo al mercato che l’economia è abbastanza forte da sopportare condizioni monetarie più rigide e che, almeno per ora, il problema principale resta l’inflazione.
▪️ Reazione ordinata ma hawkish: il 2Y USA sale al 4,71%, mentre 10Y e 30Y arretrano leggermente; S&P future circa -0,3%, Nasdaq ancora marginalmente positivo. Il mercato sta quindi prezzando soprattutto più restrizione nel breve, senza un vero risk-off sull’azionario.
La conferenza è ancora in corso, vi terremo aggiornati...
2 547
Riflessioni post Fed
▪️ La prima cosa che colpisce è questa: la Fed alza i tassi di 25 bp, segnala almeno un altro rialzo nel 2026, eppure l’azionario reagisce positivamente. Non è necessariamente un paradosso.
▪️ Il messaggio è hawkish, ma anche molto più credibile. Il rialzo è stato unanime, la crescita 2026-27 viene rivista al rialzo al 2,3% e 2,4%, mentre la disoccupazione è vista al 4,1%. In altre parole, la Fed sta dicendo: possiamo combattere l’inflazione senza immaginare una recessione.
▪️ Anche sull’inflazione non arrivano concessioni: Core PCE 2026 alzato al 3,4% e tassi attesi ancora elevati per diversi anni. Il mercato, però, sembra apprezzare proprio questo: meglio una Fed credibile e prevedibile che una banca centrale costretta a inseguire l’inflazione più avanti.
▪️ È probabilmente questa la chiave della reazione positiva dell’equity. Tassi più alti non sono necessariamente negativi per le azioni se arrivano insieme a crescita resistente e maggiore credibilità della Fed. Adesso il vero test sarà la conferenza stampa di Warsh: dovrà confermare questo equilibrio senza trasformare un messaggio hawkish ma ordinato in qualcosa di più aggressivo.
Per ora il mercato sembra dirci: il problema non è il rialzo dei tassi. Il problema sarebbe perdere il controllo dell’inflazione.
2 547
🚨 BREAKING NEWS — FED
▪️ La Federal Reserve alza ufficialmente i tassi di 25 punti base, portando il range dei Fed Funds al 3,75%-4,00%. È il primo rialzo da luglio 2023. La decisione è stata presa all’unanimità, 12-0.
▪️ La Fed motiva la scelta con un’economia che continua a crescere a un ritmo solido, investimenti robusti e un’inflazione che rimane elevata. Il messaggio è piuttosto chiaro: l’obiettivo resta riportare l’inflazione al 2%.
▪️ Ma la vera notizia arriva dal dot plot: la mediana dei membri FOMC indica un ulteriore rialzo dei tassi nel 2026. Il mercato quindi non deve più chiedersi soltanto se quello di oggi fosse un rialzo “una tantum”, ma quanto possa durare questa nuova fase restrittiva.
▪️ Adesso tutta l’attenzione passa alle parole di Warsh: sarà fondamentale capire se la Fed considera quello di oggi l’inizio di un nuovo ciclo di rialzi oppure una normalizzazione limitata dopo il lungo periodo di pausa. Prima della decisione, proprio la comunicazione del presidente Fed era considerata dal mercato potenzialmente più importante del rialzo stesso.
In sintesi: +25 bps era largamente atteso. Il secondo rialzo indicato dal dot plot è il vero elemento da digerire per i mercati.
2 547
Buongiorno
Seconda seduta consecutiva in calo per Wall Street. Il petrolio torna al centro del mercato con nuove tensioni sull’offerta, il dollaro si rafforza e gli investitori riducono il rischio alla vigilia della Fed. Nasdaq e Russell 2000 sottoperformano, mentre Energy beneficia del nuovo balzo del greggio.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,45% | Nasdaq 100 -0,78% | Dow Jones -0,63% | Russell 2000 -0,68%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 -0,36% | DAX -0,07% | CAC 40 -0,34% | FTSE MIB -0,14%
Settori USA
🟢 Migliori: Energy +2,26%, Materials +0,37%
🔴 Peggiori: Consumer Discretionary -1,76%, Utilities -1,20%, Consumer Staples -0,85%
I temi principali della giornata
▪️ Petrolio di nuovo protagonista. Il WTI ha chiuso a 105,83 dollari (+4,44), mentre il Brent è salito a 108,75 (+3,07). La NOC libica ha sospeso produzione e operazioni in tre giacimenti e potrebbe dichiarare forza maggiore. L’Arabia Saudita avrebbe inoltre cancellato alcuni carichi di settembre destinati alle raffinerie europee e sospeso i carichi nel porto di Yanbu dopo l’attacco all’oleodotto East-West.
▪️ Il rischio geopolitico resta alto. In mattinata le indiscrezioni su contatti tra Oman e Stati Uniti avevano fatto scendere il greggio, ma il movimento si è rapidamente invertito. A pesare anche le notizie secondo cui gli Houthi starebbero scavando trincee vicino a Bab al-Mandeb e posizionando mine in mare: un altro elemento da monitorare per i flussi energetici nel Mar Rosso.
▪️ Brutta asta Treasury a 20 anni. Il rendimento di aggiudicazione è salito al 5,42%, oltre 20 bp sopra l’asta precedente, ma la domanda è rimasta debole: tail di 2 bp, partecipazione indiretta in forte calo e maggiore assorbimento da parte dei dealer. Il Treasury decennale ha chiuso praticamente al 5%, al 4,996%, mentre il trentennale è salito al 5,364%.
▪️ Domani decide la Fed. Il mercato prezza circa 23,6 bp di rialzo per settembre, quindi un +25 bp è quasi interamente incorporato, pur restando aperto il rischio di tassi invariati. Il vero focus sarà però sul dot plot, sulle nuove proiezioni economiche e sulla conferenza stampa di Warsh, per capire se settembre sarà un intervento isolato oppure l’inizio di una fase più restrittiva.
▪️ Dollaro forte, yen ancora debole. Il biglietto verde ha guadagnato contro tutte le principali valute del G10, sostenuto dall’avversione al rischio e dal rialzo del petrolio. Lo yen è stato il peggiore, complice l’ampliamento dei differenziali di rendimento. Bitcoin è invece sceso dopo che il Senato non è riuscito a far avanzare il CLARITY Act, la proposta di legge che punta a creare un quadro regolamentare più chiaro per il mercato crypto americano. Bitcoin ha perso oltre il 5% durante la seduta.
▪️ Una nostra riflessione sul tema AI. Al di là del nobile argomento della sicurezza e della necessità di “rallentare” lo sviluppo, stiamo considerando anche letture meno immediate. Una regolamentazione più stringente potrebbe infatti trasformarsi in una barriera all’ingresso, favorendo i grandi operatori già capitalizzati e rendendo più difficile la vita a startup e modelli open source. Ma c’è anche un’altra possibilità: forse hyperscaler e Big Tech stanno iniziando a scontrarsi con limiti finanziari, energetici e infrastrutturali dopo anni di capex straordinari. Oppure, ancora più provocatoriamente, potremmo essere più vicini di quanto pensiamo a un limite nell’aumento della potenza dei modelli, almeno con l’attuale paradigma tecnologico, e chiedere di “rallentare” sarebbe un modo elegante per non ammettere che i rendimenti marginali stanno diminuendo. Non sono fatti, ma scenari e considerazioni che vale la pena tenere aperti: quando tutti chiedono contemporaneamente di frenare, forse la domanda giusta non è solo “perché è più sicuro?”, ma anche “a chi conviene?”.
Da monitorare: mercoledì attenzione alle vendite al dettaglio USA, ma il vero appuntamento sarà la Fed con decisione sui tassi, dot plot e conferenza stampa di Warsh.
2 547
Il nostro commento sulla Fed e sui tre possibili scenari di mercato è stato ripreso da FinanzaOnline.
Il punto centrale resta lo stesso: non conta solo il rialzo di 25 bps, ma soprattutto il messaggio che arriverà sul percorso successivo dei tassi e sulla credibilità della Fed.
Qui l’articolo completo:
https://www.finanzaonline.com/punto-dell-esperto/tassi-fed-quello-che-davvero-conta-tre-scenari
2 547
🚨 BREAKING NEWS — La crisi dei rendimenti è ormai globale. Tranne che in Cina.
▪️ I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono tornati su livelli che non si vedevano da decenni: 2007 negli USA, 1998 nel Regno Unito, 2008 in Germania e Francia, 1996 in Giappone.
▪️ La grande eccezione resta la Cina, dove il 10Y è intorno all’1,7%, vicino ai minimi storici.
▪️ Mentre gran parte del mondo combatte con inflazione, debito e costi di finanziamento più elevati, Pechino continua a convivere con pressioni disinflazionistiche e una dinamica economica completamente diversa.
Un mondo a parte.
2 547
Speriamo che la Fed alzi i tassi di 25 bps!
Follia? Forse no.
Il vero rischio mercoledì potrebbe non essere un rialzo, ma una Fed che perde credibilità.
Nel nuovo post LinkedIn spieghiamo perché, paradossalmente, +25 bps potrebbe essere lo scenario migliore per i mercati.
👇
https://www.linkedin.com/posts/alessio-garzone_speriamo-che-la-fed-aumenti-i-tassi-di-25-activity-7505498362994139137-J_xC?utm_medium=ios_app&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM&utm_source=social_share_send&utm_campaign=copy_link
2 547
Buongiorno
Wall Street apre la settimana in calo, ma recupera buona parte delle perdite nel finale. A pesare sono soprattutto semiconduttori e memorie, dopo le richieste dei principali CEO dell’AI di rallentare lo sviluppo della tecnologia. Il petrolio resta sopra i 100 dollari, mentre il mercato si prepara alla Fed di mercoledì.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,47% | Nasdaq 100 -0,82% | Dow Jones -0,31% | Russell 2000 -0,41%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 -0,79% | DAX -0,60% | CAC 40 -0,76% | FTSE MIB -1,68%
Settori USA
🟢 Migliori: Communication Services +2,78%, Healthcare +1,36%, Consumer Staples +1,26%
🔴 Peggiori: Technology -1,68%, Industrials -1,47%, Utilities -1,36%
I temi principali della giornata
▪️ Il mercato ridisegna i vincitori dell’AI. Le richieste di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale hanno colpito soprattutto semiconduttori e memorie, cioè i comparti più esposti alla corsa alla capacità di calcolo. Software e cybersecurity hanno invece tenuto meglio: CrowdStrike e Palo Alto sono salite perché un’AI meno aggressiva ridurrebbe, almeno nel breve, il rischio di sostituzione per alcuni servizi digitali. Più che la fine del tema AI, la seduta mostra una possibile rotazione al suo interno.
▪️ Il petrolio sale, ma chiude lontano dai massimi. Il WTI ha terminato a 101,39 dollari e il Brent a 105,68, dopo aver toccato rispettivamente 104,95 e 109,80. In apertura hanno pesato il rinvio dell’incontro tra Iran e Paesi del Golfo e lo stop dell’oleodotto saudita East-West, che resterà in gran parte fuori servizio per settimane. I prezzi hanno poi ritracciato sulle aperture diplomatiche tra USA e Iran e sull’accordo annunciato da Trump tra Russia e Ucraina per non colpire le infrastrutture energetiche.
▪️ Il decennale supera il 5%, poi rientra. Il Treasury a 10 anni ha oltrepassato il 5% per la prima volta dal 2023, prima di chiudere al 4,96%. Il 30 anni è sceso al 5,33%, mentre il 2 anni è rimasto al 4,64%. La curva si è quindi appiattita: il possibile rallentamento degli investimenti AI ridurrebbe anche il fabbisogno di nuovo debito societario, offrendo un po’ di sollievo alla parte lunga del mercato obbligazionario.
▪️ La Fed arriva con il rialzo quasi interamente prezzato. Il mercato assegna circa il 90% di probabilità a un aumento di 25 punti base mercoledì. Anche l’85% degli economisti intervistati da Reuters prevede il rialzo, rispetto al consenso precedente per tassi invariati. Il movimento più importante potrebbe quindi arrivare dalle nuove proiezioni e dalle parole di Warsh sul percorso successivo, più che dalla decisione in sé.
▪️ Dollaro più forte, oro debole e banche sotto pressione. Il clima più prudente ha sostenuto il dollaro contro tutte le principali valute, mentre l’oro è rimasto sotto i 4.300 dollari. Tra i finanziari, Bank of America ha previsto ricavi da trading sostanzialmente invariati rispetto allo scorso anno; Citigroup ha invece indicato una crescita moderata per investment banking e mercati, recuperando parte delle perdite iniziali.
Da monitorare: martedì arriveranno i dati cinesi su produzione industriale e vendite al dettaglio, il mercato del lavoro britannico, l’indice ZEW tedesco ed europeo e il nuovo aggiornamento settimanale ADP sull’occupazione americana. Il passaggio centrale resta la Fed di mercoledì, insieme all’evoluzione del confronto tra i CEO dell’AI e alle notizie su Iran, oleodotto saudita e rotte energetiche.
2 547
🚨 BREAKING NEWS
▪️ Trump: Ucraina e Russia avrebbero concordato di non colpire più obiettivi energetici reciproci.
▪️ Il Presidente USA ha inoltre collegato il recente rialzo del diesel soprattutto alla guerra Russia-Ucraina, ridimensionando il ruolo dell’Iran nell’attuale pressione sui prezzi.
▪️ Se l’intesa sugli asset energetici venisse rispettata, sarebbe un segnale importante per il mercato: minore rischio sulle infrastrutture energetiche russe e ucraine e potenziale alleggerimento del premio geopolitico sui raffinati europei.
2 547
🚨 BREAKING NEWS | Trump entra nel dibattito sull’AI
▪️ Donald Trump respinge le richieste di nuove regolamentazioni sull’intelligenza artificiale e attacca direttamente Dario Amodei, CEO di Anthropic, dopo il suo appello a rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati.
▪️ Il messaggio politico è molto netto: Washington non sembra intenzionata a frenare la corsa americana all’AI, soprattutto mentre resta aperta la competizione strategica con la Cina.
▪️ Il punto interessante è che proprio mentre Amodei, Altman, Musk e altri leader del settore iniziano a parlare apertamente della necessità di rallentare, la Casa Bianca sembra muoversi nella direzione opposta.
▪️ Per i mercati questo riduce, almeno per ora, il rischio di una stretta normativa capace di frenare investimenti, data center e capex. Ma aumenta anche la distanza tra ciò che chiedono alcuni dei protagonisti dell’AI e ciò che la politica americana considera necessario per vincere la corsa tecnologica.
La partita sull’AI sta diventando sempre meno tecnologica e sempre più politica e geopolitica.
2 547
Per chi si fosse perso la diretta di oggi su Il Sole 24 Ore, può rivedere qui l’intervista in cui abbiamo parlato di gas, petrolio e delle ripercussioni sui principali titoli e settori italiani ed europei.
👉🏼 https://www.youtube.com/watch?v=ilVXAieRBgM
2 547
📺 Oggi alle 12:20 saremo in diretta su Il Sole 24 Ore.
Alessio Garzone parlerà di mercati, gas e petrolio, con un focus sulle ripercussioni dell’attuale scenario energetico sui mercati finanziari.
Diretta qui 👇
https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/diretta-tv/AHkrs5MB
2 547
🟢 BREAKING NEWS – Campari +4,5%
▪️ Campari corre a Piazza Affari dopo due upgrade: UBS passa a Buy con target €7, mentre Morgan Stanley alza a Overweight con target €6,50.
▪️ UBS vede una possibile accelerazione della crescita organica oltre il 4% nel secondo semestre, sostenuta soprattutto da aperitivi e ready-to-drink. Negli USA le vendite retail sono tornate positive: +2,5% nel Q3-to-date, contro -2% nel secondo trimestre.
▪️ Gli analisti vedono inoltre un Q3 forte, miglioramento dei margini e free cash flow 2027 oltre €400 milioni, circa il 14% sopra il consenso.
2 547
ABOUT MARKETS | E se l’AI rallentasse davvero?
Come avevamo scritto nel post LinkedIn di stamattina, continuiamo a pensare che un vero rallentamento coordinato dell’AI sia difficile da realizzare.
Gli incentivi economici e geopolitici spingono ancora nella direzione opposta. Ma facciamo un esercizio: ammettiamo che il rallentamento arrivi. Cosa succederebbe dopo?
Prima distinzione importante: rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati non significa smettere di usare l’AI. Le aziende continuerebbero a implementare i modelli già disponibili, i data center già costruiti continuerebbero a lavorare e la domanda di inference resterebbe elevata.
▪️Comunque sia, ammettiamo che il rallentamento fosse dietro l'angolo. A quel punto potrebbe cambiare soprattutto la direzione del denaro. Negli ultimi anni la parola d’ordine è stata build, build, build: GPU più potenti, nuovi cluster, più memoria, più energia. Con una frontiera tecnologica che avanza più lentamente potremmo passare a una fase diversa: Build → Deploy → Monetize. In pratica, meno corsa a costruire il prossimo modello e più attenzione a guadagnare con ciò che è già stato costruito.
▪️ I semiconduttori probabilmente sarebbero i primi a soffrire. Il motivo è semplice da capire, buona parte delle valutazioni incorpora una crescita molto elevata e quasi continua degli investimenti. Se la velocità della corsa rallenta, il primo effetto potrebbe essere un de-rating dei multipli. Il SOX (ETF sui semiconduttori), nonostante la recente correzione, resta infatti uno dei segmenti che ha corso di più.
▪️ Hyperscaler e software potrebbero invece sorprendere in positivo. Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta hanno già investito enormemente. Se non fossero costrette a rincorrere una nuova generazione tecnologica ogni pochi mesi, avrebbero più tempo per aumentare utilizzo, prezzi e ritorni sugli investimenti già effettuati. Sarebbe forse addirittura un vento positivo, se ci pensate.
▪️ Software, data platform, workflow e cybersecurity diventano particolarmente interessanti. Se la fase successiva dell’AI sarà meno “costruiamo tutto” e più “usiamo bene quello che abbiamo”, una parte del valore potrebbe spostarsi dall’hardware alle applicazioni. Più agenti AI, più dati e più automazione significano anche più superfici da proteggere: per la cybersecurity il ragionamento è particolarmente forte.
▪️ Quindi un rallentamento non significherebbe necessariamente fine del trade AI. Potrebbe significare semplicemente una rotazione interna: meno premio alla velocità di costruzione, più premio alla capacità di monetizzare.
La vera linea rossa sarebbe una regolamentazione capace di colpire contemporaneamente sviluppo dei modelli, investimenti infrastrutturali e utilizzo commerciale. Solo in quel caso il problema smetterebbe di essere una rotazione tra settori e diventerebbe un rischio per l'intero ecosistema AI, e potenzialmente anche per il mercato più ampio, visto che l'AI ha coinvolto molti settori, finora.
Dunque, ricapitolando, anche nello scenario in cui l’AI dovesse rallentare, non pensiamo che la conclusione automatica debba essere “il Tech crolla”. Più probabilmente cambierebbe dove si crea valore: meno premio a chi corre per costruire il chip o il modello più potente, più attenzione a chi riesce a trasformare gli investimenti già fatti in ricavi, margini e produttività.
Ed è proprio per questo che ragioniamo per scenari. Non serve indovinare perfettamente cosa accadrà: serve sapere in anticipo cosa fare se accade. Se la corsa all’infrastruttura continuerà, sappiamo quali aree possono beneficiarne; se invece dovesse rallentare, il capitale potrebbe semplicemente spostarsi verso hyperscaler, software, cybersecurity e applicazioni.
Per noi questo è un reale motivo in più per non trattarla come un unico trade. Il mercato cambia, i vincitori possono cambiare con lui. Il nostro lavoro è arrivare preparati prima che quella rotazione diventi evidente a tutti.
2 547
Buongiorno,
weekend piuttosto movimentato e settimana che si apre con parecchi temi da monitorare.
▪️ Petrolio ancora protagonista. L’Arabia Saudita ha fermato l’oleodotto East-West dopo gli attacchi provenienti dall’area irachena di Maysan. Il Brent questa mattina è salito fino a oltre 108 dollari al barile, mentre il WTI si muove intorno ai 103 dollari.
▪️ Si complica anche il dossier Hormuz. L’incontro previsto tra Iran e Paesi del Golfo per discutere un corridoio temporaneo per il traffico marittimo è stato rinviato senza una nuova data. Finché non arriveranno segnali concreti di distensione, il premio geopolitico sul petrolio difficilmente sparirà.
▪️ Sul fronte geopolitico, Xi Jinping e Narendra Modi si sono incontrati a margine del vertice BRICS, mentre un nuovo attacco russo su Odesa continua a mantenere sotto pressione la navigazione e i flussi commerciali nel Mar Nero.
▪️ Qualche segnale più distensivo arriva invece dal commercio. Trump ha annunciato la rimozione dei dazi sul whiskey irlandese e si è detto ottimista sulla possibilità di raggiungere presto un accordo commerciale con il Canada.
▪️ AI nuovamente sotto i riflettori. Le dichiarazioni di Dario Amodei, Sam Altman, Elon Musk e altri protagonisti del settore sulla necessità di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati hanno riaperto una discussione che va ben oltre la tecnologia. Il mercato ha iniziato subito a interrogarsi sulle possibili conseguenze per investimenti, capex e semiconduttori.
Ne abbiamo parlato qui, provando a leggere il tema attraverso il dilemma del prigioniero:
https://www.linkedin.com/posts/alessio-garzone_il-dilemma-del-prigioniero-applicato-all-activity-7505158250464538624-k_oK?utm_medium=ios_app&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM&utm_source=social_share_send&utm_campaign=copy_link
Da monitorare questa settimana:
▪️ Fed: è l’appuntamento principale. Dopo l’ultimo dato sull’inflazione, il mercato considera molto probabile un rialzo dei tassi. Più ancora dei 25 punti base, conteranno le parole di Warsh e soprattutto capire se si tratta di un aggiustamento isolato oppure dell’inizio di qualcosa di più lungo.
▪️ Bank of England: atteso un nulla di fatto sui tassi, ma energia e inflazione continuano a complicare il quadro.
▪️ Bank of Japan: il mercato si aspetta un nuovo rialzo. Con i rendimenti giapponesi già su livelli che non vedevamo da decenni, sarà un altro passaggio importante per obbligazioni e yen.
▪️ Petrolio e Hormuz: qualsiasi notizia su negoziati, oleodotti o nuove interruzioni dell’offerta può muovere rapidamente energia, inflazione attesa e rendimenti obbligazionari.
▪️ Tecnologia e semiconduttori: vedremo se il tema del rallentamento dell’AI resterà soltanto un dibattito politico e filosofico oppure inizierà a influenzare davvero aspettative di capex e valutazioni.
2 547
Leggiamo, studiamo e condividiamo. Abbiamo letto un report di Bank of America in cui Michael Hartnett mette l’attenzione su un tema che secondo noi vale la pena seguire nelle prossime settimane: il diesel negli Stati Uniti.
▪️ Il prezzo medio del diesel americano è arrivato intorno ai 6 dollari al gallone, su livelli record, mentre il petrolio greggio resta ancora sotto i picchi raggiunti durante la crisi ucraina. È una divergenza interessante, perché il diesel entra molto più direttamente nell’economia reale di quanto faccia il semplice prezzo del barile.
▪️ Camion, trasporti, agricoltura, costruzioni, industria. Se costa molto di più muovere merci e produrre, quel costo da qualche parte deve finire. Può essere trasferito sui prezzi finali, ma può anche essere assorbito dalle aziende. E qui secondo noi c’è un punto importante: non è detto che il problema si presenti subito sotto forma di inflazione più alta. Potrebbe presentarsi prima sotto forma di margini più bassi e utili più deboli.
▪️ Per questo il tema stagflazione va maneggiato con un po’ di cautela. Parlare già oggi di stagflazione sarebbe prematuro. Però la combinazione sta diventando meno comoda: energia cara, rendimenti elevati e un’economia che deve continuare a crescere abbastanza da assorbire questi costi. Più questa situazione dura, più diventa difficile pensare che tutto possa essere digerito senza conseguenze.
▪️ Bank of America suggerisce quindi di osservare anche i trasporti americani. L’ETF IYT si sta avvicinando all’area 80, dove passa la media mobile a 200 giorni. Non perché una media mobile possa prevedere una recessione, ovviamente, ma perché i trasporti sono uno dei posti in cui un eventuale deterioramento dell’economia reale potrebbe iniziare a vedersi prima.
▪️ Quello che pensiamo noi è che forse stiamo tutti guardando troppo CPI, Fed e petrolio, mentre il segnale più utile potrebbe arrivare da qualcosa di molto più banale. Quanto costa portare una merce dal punto A al punto B? E soprattutto, le aziende riescono ancora a scaricare quel costo sui clienti senza perdere domanda? Se la risposta cominciasse a diventare “no”, potremmo vedere un rallentamento degli utili anche senza un’esplosione immediata dell’inflazione. Ed è probabilmente questo, più della parola “stagflazione” in sé, il rischio che vale la pena monitorare.
2 547
▪️ Il Sole 24 Ore – Plus24 | La giornalista Lucilla Incorvati ha intervistato Carlo De Luca, Responsabile Investimenti di Gamma Capital Markets, sui titoli di Piazza Affari che potrebbero beneficiare dell’attuale scenario energetico, con focus su Eni, Saipem, Prysmian e utility.
