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In una CALL DI VENDITA chi parla di più: il PROSPECT o il COMMERCIALE? Capita spesso che i commerciali parlino più dei prospect... Se hai una rete vendita o se ne fai parte, fermati a leggere. Nella maggior parte dei casi la risposta è: il commerciale. Di gran lunga. Il commerciale che parla più del prospect (o del cliente) rappresenta spesso un limite per 2 motivi che raramente vengono collegati. 1️⃣ Il primo è ovvio: se parla il commerciale, non scopre i problemi reali del tuo prospect. Così facendo il commerciale entra in call con il pitch pronto ed esce senza aver capito nulla di più di quello che sapeva prima. La vendita diventa un monologo. E i monologhi non chiudono contratti. 2️⃣ Il secondo motivo è meno ovvio, ma vale quanto il primo. Ogni call è una miniera di informazioni per il piano editoriale del commerciale e dell'azienda. - Le domande che i prospect pongono di frequente, - i problemi che faticano a spiegare perché non ne hanno ancora padronanza, - le obiezioni che sembrano resistenze ma possono nascondere segnali di interesse. Tutto questo è materia grezza per costruire contenuti che parlano esattamente al target e come tali efficaci. Alcuni commerciali mi riferiscono di trarre ottimi spunti anche ⏺ dalla prima domanda che pone un prospect, ⏺ dal problema che descrive con più dettaglio, ⏺ dalle frustrazioni che il prospect riferisce di provare, ⏺ dalle reazioni durante la call, ⏺ dalle false credenze che emergono, ⏺ dal racconto di quanto già effettuato senza successo, ⏺ dai dubbi che manifesta Scrivi nei commenti del post Linkedin se una delle situazioni elencate ti offre maggiori spunti per i tuoi post Social Selling, Un post che nasce da una domanda reale, da un problema, obiezione, emozione o frustrazione di un prospect reale non ha bisogno è già EFFICACE per definizione. E un prospect che legge questo tipo di post prima della call arriva già orientato, già in buona parte convinto. La call diventa più semplice. La vendita anche. 𝘼𝙨𝙘𝙤𝙡𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙪𝙣𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙚𝙩𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙧𝙚𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙢𝙚𝙧𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚, 𝙚̀ 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙧𝙖𝙩𝙚𝙜𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙚𝙣𝙩 𝙢𝙖𝙧𝙠𝙚𝙩𝙞𝙣𝙜.
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Niente accade per caso. Il 19/20 maggio ero all’ AI WEEK, e dopo 1 mese ecco il mio corso CLAUDE CODE PER LINKEDIN su AI PLAY la piattaforma con oltre 1.500 video lezioni per essere sempre aggiornati sull’Intelligenza Artificiale. Ne parlerò molto nelle prossime settimane, CLAUDE CODE sta rivoluzionando il modo di utilizzare l’AI e anche per gestire la propri presenza su Linkedin è un alleato che supera alla grande ogni altra AI. CLAUDE CODE ti permette di lavorare direttamente sui documenti nella cartella del tuo pc che gli assegni e impara a conoscerti da ciò che produci e salvi ogni giorno: trascrizioni delle video call, preventivi, articoli, post e molto altro. Crea così il suo CONTESTO e non devi più spiegargli nulla. Ti faccio qualche esempio. 1️⃣ Legge il tuo sito, analizza il tuo profilo e pagina LinkedIn e definisce in modo impeccabile la tua USP e crea la tua analisi SWOT. 2️⃣ Gli dai in pasto la documentazione di un corso sul Profilo Linkedin che hai frequentato, gli mostri il tuo profilo attuale e lui genera il nuovo profilo in linea con il contesto che trova sul tuo pc o sul tuo sito. 3️⃣ Legge il sito della tua azienda, mappa gli articoli del blog, li suddivide in categorie secondo le tue linee guida e crea il piano editoriale LinkedIn con post di formati diversi ed efficaci in base ai tuoi obiettivi, strategia e target (e lo fa benissimo). Dato un template genera la grafica o un pdf per i tuoi post e quello che non sa generare al suo interno ti suggerisce con quale applicazione puoi farlo fornendoti anche il prompt 😉 4️⃣ Legge gli analytics LinkedIn e li elabora in base alle tue esigenze: hai presente gli analytics globali dei post che non conteggiano il numero di salvataggi e invii in DM mentre gli analytics del singolo post hanno questa informazione? CLAUDE CODE senza alcuna formula o funzione xls sa collegare i due analytics, recuperare i dati mancanti e poi ti spiega perché un post ha performato meglio o peggio di altri in base al nuovo algoritmo 360 Brew, 💯 Questi 4 utilizzi sono casi pratici che illustro nel corso CLAUDE CODE per LinkedIn! Puoi vedere il corso insieme a tutti gli altri su AI PLAY in abbonamento ad un prezzo scontato con il mio COUPON MARIALETIZIA20 valido per gli abbonamenti annuali. Guarda il trailer https://app.aiplay.it/programs/collection-lvez6ibwsuw e accedi al corso, se gestisci pagine o profili LinkedIn di clienti oppure per il tuo Profilo personale, vale la pena rivoluzionare il tuo modo di concepire e utilizzare l’AI per LinkedIn. Un grazie speciale a Graziano Pallotta che ha subito creduto nel potenziale e utilità di questo corso sin dal nostro incontro all’ AI WEEK e Angela Sforza supporto prezioso per la registrazione e realizzazione del corso.
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Cosa conta di più per l'algoritmo di Instagram? ✅ I salvataggi. ✅ I messaggi privati in cui condividi un post. Non i like. Non i commenti. Quando salvi un contenuto o lo mandi a qualcuno, stai dicendo all'algoritmo: questo mi interessa davvero. Guarda caso, anche su LinkedIn da circa 1 anno funziona così. Chi ha letto i miei post o gli articoli del mio blog sull'algoritmo LinkedIn 360 Brew lo sa: le interazioni visibili contano, ma quelle private pesano molto di più sulla distribuzione dei tuoi contenuti. Ecco la domanda che mi interessa davvero. Mosseri dice che l'interesse reale dell'utente verso certi argomenti dovrebbe valere più del fatto di seguire o meno un account e Instagram ci sta già lavorando. E se Linkedin facesse lo stesso? Ho la sensazione che Linkedin potrebbe presto seguire a ruota. In fondo LinkedIn si è già allineata a Instagram dando il massimo valore a salvataggi e inoltri in DM. Il passo successivo di mostrare i contenuti più vicini ai nostri interessi reali, a prescindere da chi seguiamo, non sarebbe poi così sorprendente. Come cambierebbe lo scenario nelle strategie di Social Selling aziendale? Si aprirebbero due scenari. Scenario 1️⃣ : chi ha puntato tutto su connessioni e follower si trova a ricominciare da capo. Il network costruito nel tempo non avrà l’attuale valore e conterà solo quanto ciò che pubblichi è rilevante per chi lo legge. Scenario 2️⃣ : chi già oggi produce contenuti su argomenti precisi, per un pubblico preciso, raggiungerebbe le persone giuste, anche e soprattutto quelle che non lo seguono ancora. La lead generation smetterebbe di dipendere da chi già ti conosce e inizierebbe a dipendere da quanto sai comunicare. Per loro sarebbe un'opportunità in più. E tu cosa ne pensi? Sarebbe più difficile per te raggiungere il giusto pubblico oppure vedi la possibilità di nuove opportunità? Leggi l'articolo sull'algoritmo di Linkedin sul mio blog.
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Il CEO di Instagram ADAM MOSSERI ha appena annunciato una grossa novità sull'algoritmo. E secondo me LinkedIn sta andando nel
Il CEO di Instagram ADAM MOSSERI ha appena annunciato una grossa novità sull'algoritmo. E secondo me LinkedIn sta andando nella stessa direzione. Fermati a leggere, ne vale la pena, anche se non usi Instagram. “𝙋𝙞𝙪̀ 𝙞𝙡 𝙨𝙤𝙛𝙩𝙬𝙖𝙧𝙚 𝙩𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙤𝙨𝙘𝙚, 𝙢𝙚𝙣𝙤 𝙨𝙘𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙩𝙪 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙫𝙚𝙙𝙚𝙧𝙚.” Con questa affermazione di pochi giorni fa, Adam Mosseri apre la sua spiegazione sulla nuova direzione dell'algoritmo di Instagram. Cosa intende dire? Instagram sceglierà sempre più cosa mostrare nel feed slegandosi da chi l'utente segue. Lo farà osservando i segnali di interesse reale che emergono dalle interazioni. Vale la pena approfondire, perché Mosseri parla di qualcosa che riguarda già ogni piattaforma social. È così da sempre su TikTok. YouTube, X e Threads si sono già allineate. A breve il feed principale non mostrerà più i post in base alle persone che hai scelto di seguire. Mostrerà quello che l'algoritmo pensa tu voglia vedere, basandoci sulle azioni che compi sul social.
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Questo post parla di COLPI DI FULMINE e di quanto siano rari, anche qui, su Linkedin. Ogni giorno migliaia di professioni o commerciali aprono LinkedIn, guardano i suggerimenti di persone da conoscere, alcuni passano ore a fare ricerche, altri giusto quel “minimo sindacale” che richiede l’azienda per dire che ci hanno provato. Altro step: inviano richieste di collegamento. Magari qualche messaggio di presentazione, chi ha Premium o Sales Navigator si sente privilegiato: così può inviare messaggi (spam) anche senza collegarsi. E poi aspettano. 🤣 I più giovani direbbero che il lead ti ghosta ! Questo è il modo in cui la maggior parte delle persone usa LinkedIn per trovare lead. Ed è anche il motivo per cui spesso ottengono poco e niente. Non perché sia sbagliato in assoluto. Ma se anche tu utilizzi Linkedin così parti da un presupposto che ti mette in svantaggio: sei tu a dover fare tutto il lavoro, e lo fai nel momento in cui sei pronto a vendere, non nel momento in cui il tuo lead è pronto ad acquistare. Sono due momenti quasi mai coincidenti al primo colpo. Quello che cambia tutto è ribaltare la prospettiva. Il lead non è chi trovi interessante per vendere il tuo prodotto. Il vero lead è chi ti trova interessante per i problemi che il tuo prodotto risolve. Ma affinché il tuo lead comprenda occorre tempo, 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙡𝙥𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙪𝙡𝙢𝙞𝙣𝙚 𝙚̀ 𝙧𝙖𝙧𝙤 (anche su Linkedin). Ribaltare la prospettiva significa non inseguire nessuno. Costruisci nel tempo una presenza talmente rilevante per il tuo target che, quando arriva il momento giusto, è il lead a venire da te. Chi oggi mette like a un tuo post domani lo salva. Dopodomani lo condivide ai colleghi. Tra qualche settimana ti scrive. Questo è il nurturing. Non una sequenza di messaggi automatici, ma il processo attraverso cui qualcuno ti conosce, ti segue, e a un certo punto decide che sei la risposta al suo problema. Su LinkedIn succede nel feed. Un contenuto alla volta. La domanda quindi non è "chi raggiungo oggi?" ma "cosa pubblico che parli esattamente del problema che il mio lead sta vivendo adesso?" Non serve più visibilità. Serve rilevanza. ✦ ✦ ✦ Ogni settimana nella mia newsletter approfondisco temi come questo: strategie LinkedIn per chi lavora nel B2B e vuole costruire una presenza che attragga invece di inseguire. Qui puoi leggere l’ultima edizione 👉https://mlrconsulenza.activehosted.com/social/c399862d3b9d6b76c8436e924a68c45b.514 Qui puoi iscriverti per leggere le prossime 👉 https://www.marialetiziarusso.com/newsletter/
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PAGINE LINKEDIN, per quanto tempo sono visibili i post ? Non per sempre! Quindi organizzati se desideri accedere sempre ai post pubblicati. Linkedin lo spiega all'interno dell'Help ↳ https://www.linkedin.com/help/linkedin/answer/a567076?lipi=urn%3Ali%3Apage%3Adflagship3profileviewbaserecentactivitycontentview%3BcCbz9plmRv%2B5pMMeAT%2F1xQ%3D%3D ↳ Citazione dell'Help "I post della pagina appaiono nella visualizzazione di amministratore della pagina 𝙥𝙚𝙧 𝙢𝙖𝙨𝙨𝙞𝙢𝙤 𝙪𝙣 𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙤 𝙛𝙞𝙣𝙤 𝙖 𝟱𝟬𝟬 𝙥𝙤𝙨𝙩. Se non vedi i tuoi post meno recenti nella visualizzazione principale, potrebbero essere ancora disponibili in schede specifiche o nella visualizzazione utente. Per prolungare il limite di permanenza oltre un anno, puoi fissare un post nella parte superiore della tua pagina. Non sarà visibile se raggiungi 500 post aggiuntivi." 𝙂𝙤𝙤𝙜𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙤̀ 𝙫𝙚𝙙𝙚 𝙞 𝙥𝙤𝙨𝙩 𝙇𝙞𝙣𝙠𝙚𝙙𝙞𝙣 𝙥𝙚𝙧 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚! Se conosci l'URL di un vecchio post di una pagina Linkedin di cui sei amministratore, puoi inserirlo nel browser di navigazione e rintracciare il post. Devi però aver prima salvato tutti gli URL dei post pubblicati, cosa poco probabile! Ti spiego come recupero post vecchi di cui non ho salvato l'URL. 1️⃣ Accedo a PostPickr il social media assistant che utilizzo dal 2018 per programmare i post. 2️⃣ Seleziono "Audience" - la sezione per gli analytics delle pagine social 3️⃣ Seleziono il social Linkedin e la pagina che mi interessa 4️⃣ Seleziono "Analisi dei post" e l'intervallo date anche oltre 1 anno 5️⃣ Cerco il post che voglio recuperare e seleziono l'URL Da Postpickr posso recuperare il post e anche ripubblicarlo con il medesimo contenuto oppure aggiornandolo. Anche questa volta 𝙂𝙤𝙤𝙜𝙡𝙚 𝙚̀ 𝙪𝙣 𝙤𝙩𝙩𝙞𝙢𝙤 𝙖𝙡𝙡𝙚𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙇𝙞𝙣𝙠𝙚𝙙𝙞𝙣. I post indicizzati non spariscono da Google e alimentano le AI !!
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Alessandra mi ha fatto domande che mi hanno portata a raccontarmi in modo insolito. ⏺ Come sono arrivata a essere la professionista che sono oggi: un percorso che parte da anni di analisi dati di marketing, business intelligence e sviluppo software, e che ha trovato nella scrittura il punto di sintesi tra rigore metodologico e comunicazione efficace. ⏺ Che ruolo ha il coaching nel mio lavoro quotidiano con aziende e professionisti. ⏺ Che lettrice sono e quali titoli consiglio. Ma soprattutto cosa è emerso live? 1️⃣ La scrittura su LinkedIn non è un elemento tra tanti della tua strategia, ma ne è il motore. 2️⃣ È la scrittura a decidere se un contenuto genera domanda o passa inosservato. 3️⃣ È la scrittura che determina la differenza tra un post che apre conversazioni qualificate e uno che raccoglie like vuoti. 4️⃣ È lo strumento con cui nutri una relazione con il tuo pubblico nel tempo, dalla fase di demand generation, attraverso contenuti di lead nurturing fino al momento in cui diventa una conversazione commerciale. Non si tratta di scrivere in modo "creativo". Si tratta di scrivere con intenzione, con metodo, con la consapevolezza del percorso che desideri compia chi ti legge. C'è però un errore che vedo ripetere continuamente: scrivere ciò che secondo noi è interessante. Su LinkedIn la prospettiva va ribaltata completamente. Non conta quanto un argomento appassioni chi scrive ma conta quanto riesce a suscitare interesse in chi legge. Questo significa conoscere il proprio pubblico, capire cosa lo muove, cosa lo preoccupa, cosa lo fa fermare a leggere. 𝙎𝙘𝙧𝙞𝙫𝙚𝙧𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙞 𝙩𝙪𝙤𝙞 𝙡𝙚𝙩𝙩𝙤𝙧𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙪𝙣 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙪𝙣 𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙜𝙚𝙣𝙚𝙧𝙤𝙨𝙞𝙩𝙖̀, è al tempo stesso la condizione minima perché la tua scrittura produca qualcosa di concreto. Se stai usando LinkedIn per fare business e vuoi capire come la scrittura può aiutarti a raggiungere risultati concreti, guarda la nostra live. La trovi sul profilo Instagram di Alessandra Perotti
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Scrivere bene è solo questione di talento? Quando si parla di scrittura per obiettivi di business il talento non basta. Per a
Scrivere bene è solo questione di talento? Quando si parla di scrittura per obiettivi di business il talento non basta. Per approfondire il tema mi ha intervistato live Alessandra Perotti, founder diAccademia di Scrittura e autrice del libro Writer Coach, in cui puoi trovare e un mio contributo. Sabato scorso siamo state insieme in una live su Instagram che è diventata qualcosa di più di un'intervista: un confronto a tutto campo su cosa significa davvero usare la scrittura come leva strategica per il business, in particolare su LinkedIn.
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Se la copertina dei tuoi caroselli .PDF non cattura in due secondi, il resto del documento non verrà letto. Nessuna anteprima più grande ti salva da una prima slide debole. La prima slide che non ferma lo scroll è il vero problema dei .PDF Linkedin e non il cambio di dimensione nel feed. Ma c'è di più. Anche quando la copertina funziona, le slide successive devono 𝙞𝙣𝙘𝙝𝙞𝙤𝙙𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙡𝙚𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙛𝙞𝙣𝙤 𝙞𝙣 𝙛𝙤𝙣𝙙𝙤. Ogni pagina deve avere uno scopo preciso: spingere verso la successiva, mantenere la curiosità alta, far percepire che il meglio deve ancora arrivare. Perché è esattamente lì che si gioca la partita con l'algoritmo. 𝙋𝙞𝙪̀ 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤 𝙞𝙡 𝙡𝙚𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙘𝙤𝙧𝙧𝙚 𝙖 𝙨𝙛𝙤𝙜𝙡𝙞𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙩𝙪𝙤 𝙥𝙙𝙛, il cosiddetto dwell time, più LinkedIn interpreta quel contenuto come prezioso e lo distribuisce alle persone giuste. E quando il documento è davvero utile succede qualcosa di ancora più interessante: ✅ chi lo salva vuole ritrovarlo, ✅chi lo inoltra nei messaggi privati lo considera un regalo da fare a un collega, ✅ chi arriva all'ultima slide con una call to action chiara compie un'azione ulteriore. 𝙎𝙖𝙡𝙫𝙖𝙩𝙖𝙜𝙜𝙞 𝙚 𝙞𝙣𝙤𝙡𝙩𝙧𝙞 sono i segnali più forti che puoi generare su LinkedIn oggi. Non i like. Non le impressioni. Costruisci il tuo prossimo pdf pensando a queste tre domande: 1️⃣ La prima slide ferma lo scroll? 2️⃣ Ogni slide successiva merita di essere sfogliata? 3️⃣ L'ultima slide dà un motivo concreto per agire? Se la risposta è sì a tutte e tre, hai creato un carosello che funziona. Nella mia ultima Newsletter del sito ho parlato del valore dei caroselli .pdf nella content strategy Linkedin in un lungo approfondimento. Puoi leggere qui la newsletter anche se non sei iscritto ➡️ https://mlrconsulenza.activehosted.com/social/2bb232c0b13c774965ef8558f0fbd615.508 Se ti piace l'idea di ricevere le mie newsletter di approfondimento sull'utilizzo strategico di Linkedin puoi iscriverti per riceverne altre ➡️ https://www.marialetiziarusso.com/newsletter/
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Un post può fare tante visualizzazioni perché è curioso, polemico, brillante, provocatorio. Ma poi? Ti porta clienti? Genera richieste di call? Apre a conversazioni commerciali qualificate? Aiuta chi ti legge a capire perché proprio tu sei la persona giusta? Proprio questo è il punto. Cosa significa davvero “performante” su Linkedin? Era la domanda del mio ultimo sondaggio. Perché se parliamo solo di impression, rischiamo di confondere la visibilità con il risultato. Le impression sono uno strumento. Non sono l’obiettivo. Facile ottenere tante impressioni con un contenuto divertente, polemico, politico o che genera comunque curiosità o discussione su un tema che colpisce tutti. Il punto è che su Linkedin ciò che colpisce tutti non è quello che performa a livello di richieste di appuntamento. Perché la vera performance, per chi usa LinkedIn in ottica B2B, è quando i contenuti iniziano a generare: ➡️ richieste di appuntamento ➡️ messaggi privati pertinenti ➡️ lead più consapevoli ➡️ conversazioni commerciali più mature ➡️ fiducia prima ancora della call ➡️ conversioni reali di lead che diventano clienti con trattative brevissime perché ti conoscono già e riconoscono il tuo valore. Spesso mi dicono: “Uso LinkedIn, pubblico anche con costanza, ma non arrivano risultati.” Quando analizzo i contenuti, il problema è quasi sempre lo stesso. Si pubblica per essere notati, ma non per nutrire il lead. E il lead nurturing è proprio questo: smettere di inseguire le persone e iniziare ad accompagnarle con contenuti utili, coerenti e pensati per i loro tempi decisionali. Oggi, per farti leggere davvero, devi essere capace di PARLARE DI PROBLEMI REALI Quelli che i tuoi lead vivono ogni giorno, non quelli che tu immagini dalla tua scrivania. PROPORRE SOLUZIONI CONCRETE Soluzioni che aiutano a guadagnare, risparmiare, innovare, decidere meglio. FAR CAPIRE IL TUO METODO Non basta dire “sono esperto”. Devi dimostrarlo contenuto dopo contenuto. COSTRUIRE FIDUCIA Chi ti segue deve pensare: “Questa persona capisce davvero il mio problema.” Il resto è rumore. LinkedIn non premia solo chi pubblica spesso. Premia, nel tempo, chi sa diventare rilevante per le persone giuste. E la rilevanza non nasce dal post virale. Nasce da una strategia di contenuti che nutre, educa, rassicura e accompagna. Su LinkedIn non basta essere presenti ma occorre essere utili, riconoscibili e strategici. Se i tuoi contenuti non portano richieste di call, credimi, non hai un problema di algoritmo. Hai un problema di lead nurturing. C'è un articolo appena uscito nel mio blog su questo argomento che vale la pena leggere. 🔹🔹🔹🔹 Sono Digital Marketing Strategist B2B, formatrice e consulente aziendale in strategie Social Selling e Sales Marketing con Linkedin, mi occupo spesso anche di Employer Branding ed Employee Advocacy. Colleghiamoci se vuoi conoscere meglio Linkedin leggendo più spesso i miei post.
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Perché possiamo dire che i contenuti che performano meglio su Linkedin ci sono ma dipende da come li strutturi e dal tuo live
Perché possiamo dire che i contenuti che performano meglio su Linkedin ci sono ma dipende da come li strutturi e dal tuo livello di consapevolezza sulle loro potenzialità e su quelle della tua rete. Vota il sondaggio, confrontiamoci nei commenti e nei prossimi giorni approndirò ancora questo tema.
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Qual è il CONTENUTO Linkedin che performa meglio? Ecco un'altra domanda ricorrente durante le mie formazioni o consulenze... Ma 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙫𝙪𝙤𝙡 𝙙𝙞𝙧𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙛𝙤𝙧𝙢𝙖𝙧𝙚 𝙢𝙚𝙜𝙡𝙞𝙤? Il sondaggio di oggi su Linkedin apre a tante riflessioni, le farò con voi nei prossimi giorni a cominciare dalla newsletter che uscirà domani per gli iscritti dal sito. La newsletter è un luogo riservato ai solo iscritti con cui condivido in anteprima riflessioni, strategie, tips e novità del mondo Linkedin. Qui il link per iscriversi e riceverla ogni settimana.
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E se la domanda giusta non fosse “dove metto il link?” ma “cosa sta premiando davvero LinkedIn oggi?” Si tratta di cambiare v
E se la domanda giusta non fosse “dove metto il link?” ma “cosa sta premiando davvero LinkedIn oggi?” Si tratta di cambiare visione: dall'ottenere viralità e quindi un grande numero di visualizzazioni/impressioni all'essere memorabili per pochi ma quelli giusti. Molti parlano dell'attuale algoritmo Linkedin 360Brew come di un punto di svolta che ha rimesso tutto in discussione. Quindi, quanto ha ancora senso concentrarsi su: • link nel post o nel primo commento • piccoli stratagemmi per evitare presunte penalizzazioni • commenti forzati tipo “scrivi INTERESSATO e ti mando il link” Io noto che sta succedendo qualcosa di più profondo, che cambia proprio il modo in cui dovremmo pensare i contenuti? Ipotizzando che un link porti l’utente fuori dalla piattaforma e non sarà così gradito all'algoritmo, è altrettanto vero che LinkedIn evolve continuamente e cambiano i segnali che indicano interesse reale, non solo click veloci o interazioni superficiali. Hai provato ad osservare con ...
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Semplicemente LinkedIn si è stancata di tutti coloro che utilizzano bot,ossia software che automatizzano attività come messaggi, visite profilo e richieste di collegamento o peggio estraggono dati come indirizzi mail e telefono degli utenti. Attenzione. Il problema degli account limitati o chiusi non riguarda solo chi utilizza i botconsapevolmente. Perché durante le verifiche Linkedin capitano anche i cosiddetti 𝙁𝘼𝙇𝙎𝙄 𝙋𝙊𝙎𝙄𝙏𝙄𝙑𝙄, in quanto dietro tali controlli ci sono comunque dei software che a volte possono sbagliare perché gli algoritmi che li regolano tracciano attività massive dell'utente come potenziali bot e attivano i blocchi. Parlo di profili reali, persone reali…che però “sembrano” comportarsi come un bot e quindi vengono bloccati. Spesso durante le mie formazioni aziendali qualcuno dei partecipanti propone di “velocizzare” con strumenti che qualche conoscente utilizza e consiglia, quasi sempre mi dicono che "non sono bot". Ma la realtà è un’altra: molti non sanno cosa sia davvero un bot. e soprattutto…NON SANNO COSA RISCHIANO. E non sanno nemmeno - quante cause LinkedIn abbia già vinto - e quante siano ancora in corso contro le aziende che sviluppano e vendono questi software. Questo è l’articolo che da tempo pensavo di scrivere. 👉 https://www.marialetiziarusso.com/bot-linkedin-automazioni-scraping-rischi-ban/ per fare chiarezza con parole semplici, spiegando anche i tecnicismi che governano i bot (es. le attività di scraping) e i controlli che Linkedin effettua. Ho lavorato un bel po' per raccogliere le informazioni e rielaborarle in modo accessibile a tutti. All’interno dell'articolo trovi: • cosa sono davvero i bot su LinkedIn • cosa si intende per scraping • perché aziende e commerciali si fanno convincere • cosa rischia chi utilizza questi strumenti • cosa rischiano le aziende che li producono • alcune cause intentate da Linkedin e come sono state risolte • come LinkedIn intercetta e blocca queste attività Però il punto non è solo tecnico, per me è strategico e al tempo stesso culturale. Dobbiamo assumere tutti la consapevolezza che su LinkedIn non basta essere presenti maneppure automatizzare per risparmiare tempo. 𝙇𝙚 𝙧𝙚𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙚𝙜𝙖𝙣𝙤 𝙖 𝙪𝙣 𝙨𝙤𝙛𝙩𝙬𝙖𝙧𝙚. Questo è davvero uno degli articoli che ho amato di più scrivere, spero che lo leggeranno in molti.
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