Partiamo da un presupposto: quando dite «Meloni fuori dai coglioni», sinceramente, a me non frega un cazzo. Ognuno è libero di criticare il governo e di pensarla come vuole. A me, invece, girano i coglioni quando sento certi personaggi di sinistra, comunisti di merda, parlare senza conoscere la storia, ignorando le tragedie provocate dai regimi comunisti, responsabili di decine di milioni di morti, e facendo finta di non vedere che ancora oggi esistono regimi autoritari che si richiamano a quell’ideologia.
Secondo punto: la sinistra e il caso Lula. È proprio questo che mi fa incazzare: vedere persone che si riempiono la bocca di democrazia, giustizia e libertà, salvo poi difendere situazioni che meritano quantomeno di essere approfondite.
In Brasile, il caso di Lula ha sollevato polemiche e interrogativi sul rapporto tra politica e giustizia. Il punto che contesto è proprio questo: il suo avvocato, Cristiano Zanin, è stato successivamente nominato giudice della Corte Suprema brasiliana. Una vicenda che, per quanto legittima sul piano istituzionale, solleva inevitabilmente interrogativi sull’opportunità e sull’indipendenza della giustizia agli occhi dell’opinione pubblica. Inoltre ha riaperto alcuni seggi per ribaltare il risultato.
Se poi si parla di decisioni giudiziarie che avrebbero consentito di riaprire seggi o modificare l’esito di una competizione elettorale, bisogna chiarire quali decisioni siano state prese, da chi e sulla base di quali prove. Non basta gridare ai brogli senza dimostrarli. Ma non si può nemmeno pretendere che le persone smettano di fare domande soltanto perché la vicenda riguarda un esponente politico di sinistra.
La democrazia deve essere sacra sempre, non soltanto quando vince chi ci piace.
Terzo punto: la sinistra e il buonismo a senso unico. Dopo i fatti di Milano, c’è chi continua a ripetere che non possiamo accanirci contro i minorenni e che dobbiamo pensare al loro reinserimento nella società.
Certo che il recupero è importante, ma non può diventare una scusa per minimizzare le responsabilità. Se sei abbastanza grande per devastare una città, distruggere le attività di chi lavora onestamente e mettere a rischio la sicurezza degli altri, devi anche essere messo di fronte alle conseguenze delle tue azioni.
La minore età deve essere considerata dalla legge, ma non può trasformarsi in un lasciapassare per fare quello che ti pare. Educazione e reinserimento sono importanti, ma devono andare di pari passo con la responsabilità.
Quarto punto: la differenza che vedo tra una certa sinistra e una certa destra. Troppo spesso, quando qualcosa non piace alla sinistra, si cerca di impedirlo agli altri, di zittire chi la pensa diversamente o di delegittimare ogni opinione scomoda.
La libertà, però, deve valere per tutti: non puoi pretendere rispetto per le tue idee e negarlo a chi non la pensa come te. Se una cosa non ti piace, sei libero di non farla, ma non puoi automaticamente pretendere di vietarla agli altri.
E arriviamo al punto fondamentale: io non mi considero né di destra né, tantomeno, parte del circo della sinistra. Non ho bisogno di indossare una maglietta politica per ragionare con la mia testa. Giudico le persone per quello che fanno, non per la bandiera che sventolano.
Ma, guardando la situazione politica italiana, oggi mi ritrovo a fare una considerazione molto semplice: se devo scegliere tra la merda e uno tsunami di merda, per quanto mi riguarda preferisco la prima.
Perché il problema non è soltanto chi governa, ma anche chi vorrebbe governare e con quali idee. E quando vedo giustificare certi comportamenti, minimizzare le responsabilità e difendere posizioni che considero profondamente sbagliate, mi passa qualsiasi voglia di dare fiducia a quella parte politica.
La sinistra, per come la vedo io, ha dimostrato troppe volte di essere un problema, non una soluzione. E se davvero vuole convincere le persone del contrario, dovrebbe iniziare a fare i conti con le proprie contraddizioni, anziché limitarsi a urlare contro Meloni e a dare del fascista a chiunque non sia d’accordo.