𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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Breathe è una canzone della band inglese The Prodigy. E’ stata pubblicata nel novembre 1996 come secondo singolo dall’album The Fat of the Land.
Questo brano sfolgora in picchi acuti e cali improvvisi come se fossi sulle montagne russe in cui l'operatore si è addormentato ai comandi ubriaco. Se la sua velocità non è sufficiente per indurre un infarto, con il video (postato di seguito) stroboscopico e contorto, completo del suo cameo di coccodrilli e scarafaggi, l'opera è completa.
Non si è mai totalmente capito cosa si intenda per Breathe the Pressure, respira la pressione. Probabilmente si riferisce all'uso di droghe, dal momento che lui ne era in qualche modo coinvolto. Ma il vero significato di questo brano, resta avvolto nel mistero. E probabilmente questo è uno dei motivi che l'ha consegnata alla storia.
6 Anni fa ci lasciava Keith Flint, cantante, ballerino, genio e cofondatore dei Prodigy.
Sembra ieri. Buon Ascolto con Breathe 🖤
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Ebbene oggi , 3 Marzo 2025, compiva 39 anni l'album che mi ha cambiato la prospettiva sulla musica, che ha segnato un prima e un dopo in questo fantastico mondo del Metal, oggi è il compleanno di MASTER OF PUPPETS....E da questo album ho estratto quello che secondo me è il loro pezzo migliore, benché su quell'album siano tutte meravigliose, Welcome Home (Sanitarium). Dopo un intro di chitarra pulita e armonici, ci inizia a raccontare il testo James Hetfield in prima persona, questa volta intento a rivestire i panni di un paziente di una clinica psichiatrica che almeno esternamente non ha né finestre né sbarre, i degenti non sono fisicamente impediti nei movimenti, eppure sono in qualche modo tenuti sotto controllo, dato che il manicomio a cui ci si riferisce in maniera metaforica è la realtà di tutti i giorni. In questa dimensione il tempo si blocca, stoppato irrimediabilmente dalla monotonia esistenziale che rende le nostre giornate sempre tutte uguali, ognuno cammina liberalmente per la strada, in casa propria, nel proprio giardino, siamo quindi liberi ma al tempo stesso rinchiusi in una clinica per malati mentali che nessuno abbandona oggi e nessuno lascerà in futuro.
C'è davvero poco altro da dire.
Vi lascio con Welcome Home, nel 39° compleanno della pietra miliare, Master of Puppets.
Buon Ascolto 🖤
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Mala Mela è filippica, teatrale, di grande intensità, in cui Godano per l’ennesima volta spezza i limiti imposti dalla forma canzone per lasciare fluire la sua poetica strabordante. Le sferzate chitarristiche del duo Tesio-Godano sono un leitmotiv costante dell’album, così come l’incedere nervoso e marziale della batteria di Bergia, e quando la musica si adagia in passaggi più rassicuranti è solo una falsa quiete prima della tempesta sonora che torna inevitabile, vero e proprio climax e credo spirituale dei Marlene Kuntz.
Loro trascendono il banale rock mainstream in voga in quegli anni. La loro musica è una poesia, un teatro dell'anima. E in Mala Mela, i Marlene Kuntz toccano il loro apice, quando Godano grida nel ritornello qualcosa che sa di flusso di coscienza ateo:
Non dovrebbe essere impossibile
usare le forbici quando e' proprio
cosi' che si vuole, perche' cosi'
si dice sia scritto nel libro
"La tua vita nel sociale";
Scopriti essere umano in quanto tale
persona banale non speciale
a cui Dio concede
gesti assai banali
Fu anche colonna sonora del film capolavoro "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", con Stefano Accorsi che la suona in camera sua con il basso elettrico, seduto sul letto...
Buon Ascolto con il mio gruppo italiano preferito, i Marlene Kuntz
Mala Mela signori❤️
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Chi vi scrive adora questo pezzo, perché si pone come ponte tra una ballad e un pezzo heavy metal a tutti gli effetti. Continui cambi di registro, toni cupi, una sorta di grido nella notte, quando scendono le tenebre e ti assalgono le paure più ancestrali.
Loro sono IL groove Metal. Descend the shades of Night. Machine Head. Buon ascolto 🖤🖤
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Three Shades of Black, una ballata maledetta e diabolica del maestro assoluto del Cowpunk/Honky-Tonk contemporaneo Hank Williams III, pronipote del compianto Hank Williams, padre fondatore del country moderno.
Hank Williams III fu già bassista della band di Phil Anselmo Superjoint Ritual, prima di dedicarsi totalmente alla sua sfrontata e folle idea di country.
3 Shades of Black parte con una frase di chitarra che diventa un po' il mantra di tutto il brano. Assenza totale di parte ritmica. Solo chitarra e voce di Hank. L'argomento è la sua vita, passata a cavallo tra interminabili eccessi e ritorni ad una pseudo normalità. È caratterizzata da un testo graffiante, irriverente e un ritornello in cui esplode tutta la sua rabbia in un urlo maledetto.
"We alla like Metal and Whiskey, livin' hard and chasing down hell"
Una poesia
Un capolavoro
Hank Williams III, 3 Shades of Black
Buon ascolto🖤
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