«Ciò che veramente mi manca è di capire chiaramente me stesso, quello che devo fare, non quello che devo conoscere. [...] Trovare una verità che è verità per me, trovare l'idea per la quale devo vivere e morire [...] Che cosa è la verità se non vivere per un'idea?»
(
Søren Kierkegaard)
📣Vissuto nell’epoca dei grandi sistemi filosofici e del trionfo di Hegel, Søren Kierkegaard, si inserisce come un cuneo, capace di aprire una crepa in un sistema apparentemente chiuso e perfetto.
È definito «padre dell’esistenzialismo»: al centro della sua ricerca troviamo non l’universale, ma la vertigine assoluta della singolarità, incapace di soddisfarsi di risposte “sistematiche”, di ordine superiore, slegate dal particolare.
La sua opera, scritta sotto vari pseudonimi, polemizza contro il sistema hegeliano e contro la cristianità istituzionale del suo tempo, per riportare l’attenzione sull’individuo esistente e la sua soggettività, sulla passione e sul dramma della decisione personale.
La filosofia “speculativa” viene aspramente criticata da Kierkegaard, accusata di essere un sistema incapace di rispondere alle domande dell’esistenza; per Kierkegaard: «
La verità è la soggettività.»
Sono questi i due grandi sentieri del pensiero: da una parte l’universale che lega passato, presente e futuro in un “sistema”, coerente e chiuso, al prezzo del sacrificio della singolarità; dall’altra invece la centralità, angosciante e irriducibile, del particolare, dell’unicità di ogni individuo. Questi due sentieri culmineranno l’uno nei totalitarismi, nei quali l’individuo scompare, e nell’esistenzialismo e nella psicoanalisi, dove l’individuo è al centro.
Ecco perché Kierkegaard afferma:
«La vita si può capire solo all’indietro, ma va vissuta in avanti»
L’esistenza non è un problema che può essere affrontato con la sola ragione, tramite un “sistema”, ma una realtà da sperimentare, con passione e rischio.
📌Kierkegaard distingue tre stadi o sfere dell’esistenza: l’estetico, l’etico e il religioso.
- Nello “stadio estetico” l’uomo vive nel presente, catturato dal piacere e nella possibilità infinita, ma finisce nella voragine della noia e della disperazione.
- Nello “stadio etico” sceglie se stesso e assume la propria responsabilità, ma si scontra con i limiti del dovere.
- Nello stadio religioso, attraverso il “salto della fede” (Springet), l’individuo si rapporta all’Assoluto. In
Timore e tremore analizzando il sacrificio di Isacco da parte di Abramo, Kierkegaard scrive:
«La fede è appunto questo paradosso: che il singolo, come tale, è più alto dell’universale.»
«
L’angoscia è il capogiro della libertà»
Due concetti chiave della sua eredità psicologica e filosofica sono l’angoscia (Angest) e la disperazione (Fortvivlelse). L’angoscia è il sentimento che sorge di fronte alla possibilità e alla responsabilità della scelta.
Nella “Malattia mortale” (firmata Anti-Climacus) la disperazione è definita come la “malattia dell’Io”:
«La forma più comune di disperazione è non essere chi si è.»
L’uomo dispera perché non vuole essere se stesso o perché vuole esserlo senza Dio.
📣L’eredità di Kierkegaard è quella di un precursore, di colui che ha anticipato le grandi questioni filosofiche del secolo successivo.
Heidegger, pur trasformandone i concetti in un’“ontologia atea”, riprende l’angoscia come rivelazione dell’“essere-nel-mondo”. Sartre e Camus ereditano la tematica della libertà, dell’assurdo e della responsabilità individuale. Nietzsche condivide la critica alla massa e all’inautenticità. Persino nella teologia (Barth e Tillich) e nella psicologia (da Jaspers a Freud) si avverte la sua influenza.
📌Per approfondire:
- Søren Kierkegaard
Aut-Aut
- Søren Kierkegaard
Diario di un seduttore
- Søren Kierkegaard
La malattia mortale
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Gianfranco Ricci - psicologo
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