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Il 7 ottobre 2023, questo giovane tanzaniano è stato picchiato, torturato, spogliato e poi massacrato, colpito più volte alla testa con colpi d'arma da fuoco. Era uno degli oltre 1.200 israeliani e lavoratori stranieri uccisi il 7 ottobre da veri e propri selvaggi.
Ma la storia è ancora peggiore:
in base ai video registrati dai terroristi di hamas, quando venne ucciso era ancora vestito.
Esiste un video successivo con i pantaloni e mutande strappate e coperte di sangue.
A loro non interessava che fosse straniero, non parlasse la lingua, che fosse un uomo, che fosse vivo...
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Questo è Muhammad Abu Emad Tamiya, terrorista di Hamas Nukhba, che ha invaso il kibbutz Be'eri e massacrato ebrei il 7 ottobre. Israele li sta braccando uno per uno.
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Nel 2022 il sindaco di Hebron Tayseer Abu Sneineh, ha offerto 20 shekel (circa 5 euro) a chiunque uccidesse un cane randagio.
Risultato? Decine di palestinesi sono scesi in strada, si sono filmati mentre sparavano, picchiavano, impiccavano e torturavano cani in modo brutale.
Video e foto di cani massacrati hanno invaso i social.
Quando è scoppiato lo scandalo, il sindaco ha detto: «Era uno scherzo».No, non era uno scherzo.
Era la dimostrazione di una crudeltà che non ha bisogno di essere incoraggiata.
Quando si tratta di innocenti indifesi per pochi shekel, scendono in piazza con il sorriso.
Non osate dimenticare.#Hebron #AnimalCruelty
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Lisi Proenca è una dei leader della Global Sumud Flotilla.
Ha partecipato a missioni di attivismo pro-Palestina e ha avuto scontri con le autorità israeliane. Nel video è ai funerali di Khamenei.
il capo di un regime teocratico che:
impicca omosessuali, apostati e donne che non portano il velo,
finanzia Hamas, Hezbollah e altri gruppi terroristi,
nega la Shoah,
chiama apertamente alla distruzione di Israele ("dal fiume al mare"),
opprime il proprio popolo da decenni, e periodicamente ne fa strage
mette a morte bambini
Se uno va al funerale di Khamenei e lo difende pubblicamente sta schierandosi con un sistema che ha nel DNA l’odio verso gli ebrei e verso l’Occidente.
Chiamarla “stronza antisemita” è un’opinione che molti condividono, e non è campata in aria.
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Per vent'anni le autorità britanniche hanno saputo. Hanno scelto di non intervenire.
I rapporti Jay, Casey e Telford lo documentano. Il Jay Report ha stimato almeno 1.400 vittime nella sola Rotherham. Il rapporto Casey del 2025 ha accertato che i dati etnici sugli autori erano stati sistematicamente occultati — e che, nei casi in cui i dati esistevano, gli autori erano uomini di origine asiatica.
Al Parlamento, un detective in pensione ha testimoniato di aver assistito all'abuso di una ragazza a Bradford e di aver ricevuto l'ordine di lasciar perdere per non creare problemi con la comunità locale. Il rapporto Jay ha documentato che i padri di alcune vittime, arrivati per portarle via, furono arrestati dalla polizia. Le ragazze rimasero lì.
Dietro il silenzio c'era un calcolo preciso: nominare la dimensione etnica significava aprire un conflitto che le amministrazioni Labour locali non volevano affrontare. Non è un'interpretazione — è quanto emerge dai rapporti ufficiali.
Il Regno Unito ha avviato un'inchiesta nazionale con mandato esplicito a esaminare etnia, cultura e religione nei fallimenti istituzionali. La National Crime Agency riesamina 1.200 casi archiviati. Shabir Ahmed, capo della gang di Rochdale, è uscito dal carcere dopo 14 anni su 19 di condanna.
Chi ha deciso che proteggere l'immagine delle comunità islamiche locali valesse più che proteggere le bambine?
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La Spagna di Sanchez: più indagati che deputati.
Dal 2023 il PSOE di Pedro Sánchez è travolto da una valanga di inchieste giudiziarie. Secondo un conteggio aggiornato a luglio 2026, gli indagati o condannati legati al governo e al partito hanno raggiunto quota 126, superando i circa 121 deputati socialisti al Congresso.
La lista include ex ministri, dirigenti di partito, familiari del premier, funzionari pubblici e imprenditori. Tra i casi principali:
Koldo/Ábalos: tangenti sulle mascherine Covid. Ex ministro José Luis Ábalos condannato a 24 anni, collaboratore Koldo García a 19.
Caso Fontanera/Leire Díez: presunta rete per screditare giudici e polizia, con perquisizione nella sede PSOE di Madrid (maggio 2026). Coinvolto ex numero tre Santos Cerdán.
Begoña Gómez (moglie di Sánchez) e David Sánchez (fratello): rinvii a giudizio per traffico di influenze e abuso d’ufficio.
José Luis Rodríguez Zapatero (ex premier): indagato per presunte pressioni sul salvataggio di Plus Ultra.
A questi si aggiungono filoni su appalti pubblici, fondi opachi e tentativi di interferire con la giustizia.
Circa 26 sono cariche o ex cariche pubbliche coinvolte nelle indagini.
Sánchez parla di “guerra giudiziaria” orchestrata dalle destre.
L’opposizione chiede dimissioni e mozione di sfiducia. Il premier resiste, promettendo di arrivare alle elezioni 2027.
Un bilancio pesante per chi nel 2018 aveva promesso di “pulire la politica” dopo gli scandali del PP.
Tutto ok Pedro?
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È online il quinto episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
Quello affrontato in questo episodio è lo schema di violenze più difficile da raccontare, perché descrive la freddezza e il calcolo di chi, dopo aver stuprato, torturato e massacrato, ha deciso che fosse il caso di infierire ancora.
In ogni sito dell'attacco del 7 ottobre 2023, sono stati trovati corpi umani abusati e profanati per uno scopo specifico e dilaniante: umiliare le vittime, ancora e ancora.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
Ascoltalo qui, metti segui per non perderti nessun episodio e lasciaci una recensione 👇
https://youtu.be/2LoJPvqCMdU
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
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È online il quinto episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
Quello affrontato in questo episodio è lo schema di violenze più difficile da raccontare, perché descrive la freddezza e il calcolo di chi, dopo aver stuprato, torturato e massacrato, ha deciso che fosse il caso di infierire ancora.
In ogni sito dell'attacco del 7 ottobre 2023, sono stati trovati corpi umani abusati e profanati per uno scopo specifico e dilaniante: umiliare le vittime, ancora e ancora.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
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https://open.spotify.com/episode/4Aa0z0QSwfQg9gnmyBVMYR?si=Iz5jr6WZRyy4U_Uz4-w0mw
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
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8 attivisti pro-palestinesi dell’Università del Michigan sono stati incriminati.
Sono accusati di aver organizzato una campagna di intimidazione e vandalismo contro dirigenti dell’ateneo, membri della comunità ebraica e sostenitori di Israele.
Hanno imbrattato le case con vernice spray scrivendo slogan come “INTIFADA” e “DIVEST NOW”.
Hanno usato simboli legati a Hamas (triangoli rossi invertiti e impronte di mani rosse).
Hanno rotto finestre, sigillato porte con silicone e catene da bicicletta.
Hanno lanciato barattoli di vetro contenenti acido butirrico dentro le abitazioni private.
Tutto per terrorizzare le vittime e costringere l’Università del Michigan a tagliare i legami economici con Israele.Si tratta di vandalismo aggravato e minacce gravi. Per questi reati rischiano fino a 20 anni di carcere.
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Verificato: Il video è reale e circola da fine febbraio 2026
Sì, il traffico di bambini in Africa esiste e colpisce duramente i cristiani.
In Sudan, Ciad, Nigeria, Congo e Sahel, reti di trafficanti (musulmani/arabi) rapiscono o comprano bambini da comunità cristiane e animiste per lavoro forzato e sfruttamento sessuale n Sudan e Ciad vengono venduti a pastori arabi, spesso forzati a convertirsi all’Islam.
Christian Solidarity International ha liberato migliaia di schiavi.
Nigeria/Sahel: Boko Haram rapisce cristiane.
Congo: bambini trafficati in sacchi verso Gabon.
Pizzaballa lo sa?
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E’ una bussola necessaria per capire che l’antisemitismo contemporaneo ha radici profonde, coltivate tra le sponde del Mediterraneo e i palazzi dei totalitarismi europei. Un’opera che non cerca scorciatoie interpretative: imprescindibile, densa e documentata e che ha il merito di non fare sconti alla storia. Del resto, come ricordava Walter Benjamin, la memoria è il campo di battaglia del presente.
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https://www.amazon.it/dp/B0H1R7ZTT3
Grazie a Paolo Agnoli che su Il giornale letterario ha scritto questa bellissima recensione.
In un panorama editoriale spesso prudente nell’affrontare certi temi, il saggio di Carmen Dal Monte e Ilaria Sechi, “Hajj Amin al-Husseini. Sacerdote del terrore. Il progetto islamico dello sterminio da Mussolini al 7 ottobre” (Free4Future Edizioni, 2026), si presenta come un’opera destinata a suscitare il confronto. Le autrici ricostruiscono la parabola politica e ideologica del Gran Muftì di Gerusalemme, proponendo una lettura che individua nella sua azione non soltanto una vicenda confinata alla storia del Novecento, ma una matrice che ha lasciato tracce profonde nel radicalismo mediorientale contemporaneo: svelando come il suo “progetto di sterminio” sia la radice storica del fondamentalismo islamico attuale.
La tesi centrale è l’esistenza di un proseguimento tra al-Husseini e alcune forme dell’estremismo musulmano di oggi. L’obiettivo del Muftì, viene mostrato, non fu solo politico o anticoloniale infatti, ma anche quello dell’eliminazione della presenza ebraica in Medio Oriente.
Particolarmente significativo appare così il capitolo dedicato all’incontro con Adolf Hitler nel 1941: un passaggio che le autrici mostrano come uno dei momenti simbolicamente e politicamente più rilevanti della convergenza tra l’antisemitismo europeo e l’antisionismo radicale arabo. L’alleanza non si limitò infatti a una convergenza tattica, ma ebbe una vera dimensione ideologica. Al-Husseini emerge come una figura che trasformò una disputa territoriale in una vera e propria jihad, presentata come battaglia per la difesa dell’onore islamico: un “sacerdote del terrore”, appunto.
In tale quadro anche una pagina storicamente poco conosciuta ma inquietante: il progetto nazista legato all’avanzata di Rommel in Nordafrica. Le autrici ricordano come fossero stati predisposti gli ‘Einsatzgruppe Aegyptum’, reparti speciali destinati a seguire le truppe tedesche per procedere allo sterminio sistematico degli ebrei presenti in MO in caso di conquista del territorio. Un piano che, secondo la precisa documentazione presentata, il Muftì sostenne apertamente.
Di grande interesse è anche l’analisi delle relazioni tra fascismo italiano e mondo arabo. Attraverso fonti d’archivio, le autrici ricostruiscono il sostegno del regime mussoliniano ad al-Husseini: finanziamenti, documenti falsi e supporto logistico. Il rapporto, inizialmente opportunistico, si rafforzò infatti dopo le leggi razziali del 1938, consolidando una convergenza sulle basi di una ideologia politica comune.
Il libro estende infine la lettura agli eventi contemporanei, interpretando il 7 ottobre come esito appunto di una lunga continuità ideologica, un progetto che rifiuta compromessi e punta all’eliminazione dello Stato ebraico: ovvero la manifestazione moderna di un antico disegno.
Che si condivida o meno integralmente questa interpretazione, è proprio la capacità di proporre una lettura storica coraggiosa (ma davvero articolata), a costituire uno degli aspetti più stimolanti dell’opera. Le autrici insistono, citando fonti e documenti diversi, sulle continuità culturali e ideologiche che attraversano il Novecento e arrivano fino al presente: rileggendo episodi come Hebron del 1929, e figure come Izz ad-Din al-Qassam (il cui nome è stato adottato dal braccio armato di Hamas) come tasselli di una memoria politica ancora attiva.
Più che una semplice biografia di un “sacerdote del terrore”, lo studio ambisce quindi a diventare una chiave interpretativa del presente. Denso, e certamente destinato al dibattito, il libro invita di fatto il lettore a interrogarsi sulle radici profonde dell’antisemitismo contemporaneo e sulle connessioni storiche tra Medio Oriente e totalitarismi europei: ovvero si pone come un necessario esercizio di verità storica per ristabilire il nesso tra l’oggi e il passato. Lo studio offre così un contributo indispensabile per chiunque voglia comprendere la complessità del presente andandooltre la nota propaganda.
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Finisce con questo quinto episodio il nuovo podcast di Free4future "Attacco all'Europa".
Nei ventidue anni di attacchi all’Europa di cui abbiamo parlato, il jihadismo ha prodotto nei nostri paesi e nelle nostre città 694 vittime. Ricostruiamo l'arco completo di questa sanguinosa stagione, dal primo grande attentato a Madrid del 2004 fino agli episodi più recenti che sembrano riguardare anche l'Italia.
Scoprilo qui 👉 https://open.spotify.com/episode/0PuhzEuVWYtrBDvhyfOABp?si=-9DfTgK3TSyKQKjo2wltOA
Puoi ascoltare il podcast anche su YouTube qui 👉 https://youtu.be/C-y4IbyKoEg
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Khorasan il nome che l'Europa ha imparato a temere
ISIS-K, lo Stato Islamico nella provincia del Khorasan, è oggi una delle organizzazioni jihadiste più letali al mondo, capace di colpire dall'Afghanistan alla Russia. Nato nel 2015 sulle macerie di altri gruppi armati dell'Asia centrale e meridionale, ha costruito in meno di un decennio una struttura paramilitare autonoma, una rete di reclutamento internazionale e una capacità operativa che lo distingue nettamente dal modello del lupo solitario diventato familiare in Europa occidentale. Capire come funziona, da dove viene e cosa vuole è indispensabile per valutare la minaccia che rappresenta per il continente.
1. Cosa significa Khorasan
Il nome Khorasan indica un'antica regione storica e culturale che nei secoli ha compreso porzioni di Afghanistan, Iran orientale, Pakistan e Asia centrale. Si tratta di un territorio senza confini statali moderni, scelto deliberatamente dall'ISIS per evocare un'epoca pre-coloniale e per rivendicare una continuità ideale con i primi califfati islamici...
Per leggere tutto l'approfondimento, clicca qui 👇
https://free4future.info/khorasan-il-nome-che-leuropa-ha-imparato-a-temere/
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È online il quarto episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
La morte non era l'atto con cui cominciava l'attacco alle donne ma quello con cui tutto finiva. Si tratta del quarto schema documentato dalla Civil Commission, cioè la violenza sessuale seguita da un’esecuzione, o avvenuta in modo contestuale all'uccisione. Quello che i periti forensi hanno chiamato "proximity in time" — la vicinanza temporale tra la violenza sessuale e la morte — è uno degli elementi che distingue questo pattern da tutti gli altri.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
Ascoltalo qui, metti segui per non perderti nessun episodio e lasciaci una recensione 👉
https://youtu.be/B5xc5MxB4qk
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
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È online il quarto episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
La morte non era l'atto con cui cominciava l'attacco alle donne ma quello con cui tutto finiva. Si tratta del quarto schema documentato dalla Civil Commission, cioè la violenza sessuale seguita da un’esecuzione, o avvenuta in modo contestuale all'uccisione. Quello che i periti forensi hanno chiamato "proximity in time" — la vicinanza temporale tra la violenza sessuale e la morte — è uno degli elementi che distingue questo pattern da tutti gli altri.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
Ascoltalo qui, metti segui per non perderti nessun episodio e lasciaci una recensione 👉 https://open.spotify.com/episode/0SrSZwothVkuksQzcw1rNS?si=YV79T8YvSmi1o8zra6khkA
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
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La lezione che è costata una vita
Il 6 ottobre 2020 Samuel Paty, professore di storia e geografia a Conflans-Sainte-Honorine (Parigi), aveva tenuto una lezione sulla libertà di espressione, mostrando due vignette di Charlie Hebdo su Maometto, offrendo agli alunni musulmani di uscire. Dieci giorni dopo, a causa di ciò, è stato decapitato fuori dalla scuola.
Decapitato. A scatenare la violenza è stata la menzogna di un'alunna assente, che raccontò ai genitori che il professore aveva mostrato immagini pornografiche del Profeta. Il padre della ragazza, Brahim Chnina, pubblicò allora un video sui social contro Paty, rivelandone nome e indirizzo. Il filmato diventò virale grazie anche all'islamista Abdelhakim Sefrioui e a un imam, che emise una fatwa contro l'insegnante stesso.
Ed è qui entra in scena Abdoullakh Anzorov. Era un rifugiato ceceno di 18 anni, radicalizzatosi sui social e in contatto con un miliziano jihadista in Siria. Il terrorista vede il video e decide di agire. Aiutato da due amici riesce a trovare un'auto e una mannaia e con quelle si reca alla scuola di Paty. È il 16 ottobre. Paga alcuni studenti con 300 Euro per farsi indicare il professore e all'uscita dall'istituto, Anzorov uccide e decapita Paty, per poi morire poco dopo in uno scontro a fuoco con la polizia. Proprio in quei giorni, tra l'altro, era in corso il processo per l'attentato del 2015 contro Charlie Hebdo.
Nel dicembre 2024, la Corte d’assise di Parigi ha condannato tutti gli otto imputati del processo, inclusi gli amici del terrorista, gli studenti che hanno indicato Paty nonché Chnina e Sefrioui, i promotori della campagna d'odio online.
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Le stesse pietre, lo stesso sangue
Era una serata di lunedì nel centro storico di Vienna. Kujtim Fejzulai si trovava a Desider-Friedmann-Platz, una piazza che porta già il peso di un'altra strage: una targa commemorativa, infatti, ricorda che in quello stesso punto, nel 1981, un terrorista palestinese ha ucciso alcuni membri della comunità ebraica austriaca.
Fejzulai ha aperto il fuoco alle 20:00. La prima vittima è caduta ai piedi della Jerusalemstiege, la scalinata che porta verso il quartiere ebraico.
Da lì ha proseguito lungo la Judengasse, sparando indiscriminatamente sulle persone sedute fuori dai bar e assassinando una cameriera. Ha svoltato nella Seitenstettegasse e ha colpito una donna, che sarebbe morta in ospedale poche ore dopo. A Schwedenplatz, Fejzulai ha poi ucciso il proprietario di un ristorante. Solo a quel punto, si è trovato di fronte le forze dell’ordine: ha sparato a un agente ferendolo a una gamba, poi è scappato verso Morzinplatz dove è stato intercettato e ucciso dagli agenti speciali della WEGA a Ruprechtsplatz.
Gli sono bastati appena nove minuti per uccidere quattro persone e ferirne ventidue.
Non appena è stato fermato dalla polizia, gli agenti non lo hanno toccato per ore perché Fejzulai indossava una cintura esplosiva, risultata poi falsa dopo l’intervento degli artificieri. Per tutta la notte, le autorità austriache non hanno potuto escludere che si trattasse di un attacco con più di un attentatore, e i residenti di Vienna sono rimasti per ore nell'incertezza e nel terrore su quanti uomini fossero effettivamente coinvolti.
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#terrorismoislamista #religione #fanatismo #radicalizzazione #attentato #Vienna #ebraismo #antisemitismo #religioni
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Tra di voi c'è l'autore di una di queste recensioni? Le autrici sentitamente ringraziano, e anche noi!
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Kujtim Fejzulai - Il deradicalizzato
Il 2 novembre 2020, alle 20:00, un uomo armato di fucile d'assalto, pistola e machete ha aperto il fuoco nel centro storico di Vienna. In nove minuti ha percorso le strade affollate sparando sulla folla seduta fuori dai locali. Quattro persone sono state assassinate, ventidue ferite. L'attentatore è stato ucciso dalla polizia speciale WEGA a Ruprechtsplatz, aveva vent'anni, si chiamava Kujtim Fejzulai ed era nato e cresciuto a Vienna.
Figlio di immigrati albanesi originari della piccola città nordmacedone di Celopek, era cresciuto nel quartiere operaio di Ottakring. Alle scuole primarie i suoi insegnanti lo descrivevano come un bambino tranquillo. A partire dal 2014, ancora adolescente, cominciò a frequentare moschee salafite radicali e ad abbracciare l'ideologia dello Stato Islamico. Abbandonò la scuola, ruppe con la famiglia e nell'estate del 2018 tentò di raggiungere l'ISIS dapprima in Afghanistan e poi in Siria, attraverso la Turchia. Entrambi i tentativi fallirono.
La polizia turca lo arrestò e lo estradò in Austria. Nel giugno del 2019 un tribunale viennese lo ha condannato a ventidue mesi di carcere per appartenenza a un'organizzazione terroristica. È uscito anticipatamente, ha partecipato a un programma di deradicalizzazione, dopodiché ha trovato lavoro in una società di sicurezza.
Sembrava tutto a posto.
Sembrava.
Nel luglio del 2020 i servizi slovacchi avvisarono le autorità austriache che aveva tentato di acquistare munizioni a Bratislava. Questa segnalazione fu seguita da una seconda, questa volta da parte dei servizi tedeschi che avvertirono dei suoi contatti con jihadisti in Germania e Svizzera. Le segnalazioni furono sottovalutate e quattro mesi dopo Fejzulai ha colpito.
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