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Lo Squillo di Gilberto Trombetta

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Canale ufficiale di Gilberto Trombetta, giornalista, esperto di politica economica: notizie, politica ed economia.

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Romano Prodi è stato un protagonista indiscusso della distruzione dell'Italia: ha svenduto l'IRI, ha tagliato violentemente l
Romano Prodi è stato un protagonista indiscusso della distruzione dell'Italia: ha svenduto l'IRI, ha tagliato violentemente la spesa pubblica e ha cancellato la sovranità monetaria del Paese con l'adozione dell'euro. Una vita dedicata a difendere gli interessi stranieri contro quelli italiani.

I profitti finiranno agli azionisti di ENI ed ENEL. Quello di maggioranza è proprio il Ministero dell'Economia e delle Finanz
I profitti finiranno agli azionisti di ENI ed ENEL. Quello di maggioranza è proprio il Ministero dell'Economia e delle Finanze da lui presieduto.

L'Italia ha già dato 17,3 miliardi di euro all'Ucraina tra finanziamenti diretti e indiretti. È il terzo Paese UE per finanzi
L'Italia ha già dato 17,3 miliardi di euro all'Ucraina tra finanziamenti diretti e indiretti. È il terzo Paese UE per finanziamenti dopo Germania e Francia.

Tra il 1992 e il 2025 lo Stato ha pagato quasi 2.700 miliardi di euro di interessi passivi mentre ha sottratto 863 miliardi d
Tra il 1992 e il 2025 lo Stato ha pagato quasi 2.700 miliardi di euro di interessi passivi mentre ha sottratto 863 miliardi di euro a tutto il resto. Ha sostenuto insomma la finanza mentre sottraeva risorse all’economia reale. E lo ha fatto facendo arricchire soprattutto i grandi capitali esteri a scapito delle famiglie italiane la cui partecipazione al debito è passata rispettivamente dal 5% del 1991 all'attuale 36% e dal 65% all'attuale 14,5%.

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Carburante, aumenti senza sosta: quando si fermeranno i trasporti? - Alessandro Volpi, Gilberto Trombetta l governo italiano
Carburante, aumenti senza sosta: quando si fermeranno i trasporti? - Alessandro Volpi, Gilberto Trombetta l governo italiano prosegue imperterrito nel suo appoggio all’Ucraina. Così la premier Giorgia Meloni: “Nessuna alleanza politica con chi non aiuta l’Ucraina", "il sostegno a Kiev ci è costato in termini elettorali”. La BCE intanto aumenta i tassi di interesse di 25 punti base portandoli al 2,65%, il livello più altro degli ultimi diciotto mesi. La decisione è stata spiegata soprattutto come causata dalle pressioni inflazionistiche generate dal conflitto in Medio Oriente, pressioni che innalzano i prezzi dell’energia e mantengono l’inflazione molto sopra dell’obiettivo del 2% per un lungo periodo. Ma, a causa di tutto questo, quanto paghiamo in più le nostre bollette rispetto al passato, recente e più lontano? ➡️ Guarda il video qui: https://www.ivdp.it/articoli/carburante-aumenti-senza-sosta-quando-si-fermeranno-i-trasporti-alessandro-volpi-gilberto-trombetta

A proposito dell'aumento dei tassi di interesse da parte della BCE che ancora una volta tratta un'inflazione (prevalentemente
A proposito dell'aumento dei tassi di interesse da parte della BCE che ancora una volta tratta un'inflazione (prevalentemente autoindotta) da offerta come se fosse da domanda, ci tengo a ricordare che dal 2021 al primo semestre 2026, le banche italiane hanno registrato 541 miliardi di euro di ricavi di cui 295,7 miliardi (il 54,6%) dovuti al margine di interesse, cioè alla differenza (oscena) tra i tassi sui depositi (bassi) e quelli sui prestiti (altri). È quello che succede quando privatizzi il monopolio naturale per eccellenza (quello del credito, cioè della creazione di moneta). Plinio il Vecchio nel suo Naturalis historia definì la cessione ai privati del diritto di conio "il peggiore dei crimini possibili" (pessimum vitae scelus).

In questa lunga intervista con L'Adige abbiamo parlato della vittoria di Afd nelle recenti elezioni della Sassonia-Anhalt, della crisi della Germania, del divario tra Est e Ovest, di guerra, di immigrazione e del BSW di Sahra Wagenknecht. Ringrazio Federico Dal Cortivo per lo spazio e per l'opportunità. https://www.giornaleadige.it/2026/09/14/germania-recessione-appare-afd/

Ursula von der Leyen punta ai 10mila miliardi depositati sui conti delle famiglie europee e vuole trasformarne una parte in investimenti. Nessun prelievo forzoso, almeno per ora: ma chi deciderà dove finiranno i nostri soldi e quali rischi saranno scaricati sui risparmiatori? Ne ho parlato con Sergio Giraldo a Venti alle 20, il programma di Liberti media condotto da Enrica Perucchietti. https://youtu.be/zvyrKimkPvc?is=xf4Kn357pwN7LV_-

Rispetto al 1999, anno in cui il centrosinistra liberalizzò il mercato energetico come imposto dalla UE (1996), la bolletta d
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Rispetto al 1999, anno in cui il centrosinistra liberalizzò il mercato energetico come imposto dalla UE (1996), la bolletta dell'elettricità è aumentata del 217% in valori nominali (+89% in valori reali), quella del gas del 156% (+60% in valori reali). Un capolavoro per cui bisogna ringraziare Unione Europea (privatizzazioni, liberalizzazioni, transizione energetica e sanzioni alla Russia) e l'accoppiata USA/Israele (guerra all'Iran). Un ringraziamento ovviamente va anche alle quinte colonne che hanno governato l'Italia durante la Seconda Repubblica senza cui tutto questo non sarebbe stato possibile.

Tra il 1989 e il 1991 il PIL della ex DDR crolla del 44%. In Grecia il crollo del PIL è stato del 26% in più anni. Crolla del 65% la produzione industriale e crollano le esportazioni. La Germania Est era uno dei Paesi più avanzati del blocco socialista con tre mercati: quello interno, il mercato occidentale e quello dei Paesi dell’Est. Con l’introduzione del marco ovest le imprese persero tutti e 3 quei mercati. Le merci dell’Ovest erano più competitive nel mercato interno. 4 milioni di persone sono scappate dall’est all’ovest, mentre solamente 1,5 dall’ovest all’est. 1 milione e 800milla disoccupati. Ancora oggi un abitante dell’est ha il doppio delle possibilità di essere disoccupato rispetto a un cittadino dell’ovest e se lavora guadagna circa il 70% di un lavoratore dell’ovest. Il valore iniziale della Treuhandanstalt fu stimato in 600 miliardi di marchi dell’ovest, numeri di 35 anni fa. Non solo non si vide l’ombra di quei 600 miliardi, ma a fine svendita l’ente vantava un buco superiore ai 250 miliardi di marchi. Tutte imprese in difficoltà a causa della rivalutazione estrema della moneta. Vengono privatizzate con criteri abbastanza bizzarri. Per esempio si decise che non avesse senso salvare quelle imprese che esportavano verso i Paesi dell’est. Privatizzato in maniera rapida e poco trasparente. Molte imprese furono vendute al prezzo simbolico di 1 marco. Al fianco del quale vennero spesso corrisposti cospicui aiuti di Stato per mantenere i livelli occupazionali. Cosa che non avvenne Di 4 milioni e 100mila ex impiegati delle imprese dell’Est, dopo il periodo 90 e il 94, ne restarono soltanto 100 mila. Più di 7.100 aziende furono cedute a prezzo di favore agli amici imprenditori dell'Ovest. Milioni di marchi persi per la Germania dell'Est Un pezzo del Paese divenne così strutturalmente dipendente da quello più industrializzato. Bisogna finanziare i consumi. Dare un reddito a chi non ha più un lavoro. Con i trasferimenti fiscali. Ancora oggi poco meno della metà della popolazione della Germania est ha il grosso della sua base reddituale derivante da questi strumenti. Secondo alcune stime ci vorranno ancora 30 anni affinché l’Est raggiunga le condizioni dell’Ovest, per altre ce ne vorranno 100, mentre per un giornalista tedesco, sul FT, 320 anni. Il mezzogiorno era lo spettro dell’unificazione, il rischio della mezzogiornificazione dell’Est. Alcuni economisti tedeschi sono giunti ad affermare, come Thomas G. Betz, che «il concetto di mezzogiorno per l’Est della Germania è un complimento immeritato». In effetti il Sud dell’Italia ha un deficit commerciale rispetto al Nord del 12,5%, mentre l’Est della Germania del 45% rispetto all’Ovest. Un valore che resta un punto di riferimento in quanto nella storia non ci sono esempi di una situazione comparabile. Il 47% degli adulti della Germania dell’est sopravvive prevalentemente grazie all’assistenza sociale. Un insegnamento importante di questa triste storia è che la moneta non è mai soltanto una moneta. Ogni moneta incorpora un sistema giuridico. È un metodo di governo. La storia dell’annessione dell’ex Germania dell’Est ha delle evidenti similitudini con la storia dei Paesi periferici dell’Unione Europea e dell’Eurozona. La storia dell’Italia degli ultimi 30 anni ricorda tristemente quella dell’ex DDR. Anche in questo caso, si sapeva come sarebbe andata a finire. Con la progressiva deindustrializzazione dei Paesi annessi.

Quella tedesca non fu una riunificazione, ma un'annessione come ha spiegato benissimo e con cognizione di causa Vladimiro Giacchè nel suo "Anschluss". Un'annessione che comportò la totale e rapidissima deindustrializzazione dell'Est, l'aumento dell'emigrazione da Est a Ovest e un enorme divario occupazionale e salariale che persiste tutt'oggi tra lavoratori dell'Est e dell'Ovest. Una storia che assomiglia tanto, troppo, a quella dell'Unione Europea e dell'Eurozona. Tuttora sussistono delle marcate differenze sotto il profilo economico e sociale tra l’ex Germania Ovest e l’ex DDR: basti pensare che un lavoratore dell’Est riceve uno stipendio pari a circa il 70% di un lavoratore dell’Ovest (circa 13.000 euro in meno l’anno) e che la disoccupazione è tuttora superiore del 50% circa rispetto a quella dell’Ovest (e nonostante un’emigrazione che ha interessato milioni di cittadini della ex Germania Est). Molte città e paesi, soprattutto nelle aree rurali, si sono spopolati. Una ricerca dell’istituto di ricerca tedesco Ifo di qualche anno fa ha reso noto che, mentre la parte occidentale della Germania ha oggi più abitanti di quanti ne abbia mai avuti, la parte orientale è tornata ad avere gli abitanti che aveva nel 1905. Queste differenze si riflettono anche in un voto molto differente da quello espresso nei Länder dell’Ovest, e che penalizza in particolare i partiti di governo (basta vedere il successo di AfD nelle ultime elezioni). Un sondaggio ha evidenziato che i cittadini dell’Est si sentono cittadini di serie B. È difficile dar loro torto. Ma soprattutto, col passare del tempo, è sempre più difficile addebitare quelle differenze a “quello che c’era prima”. Non soltanto perché dalla caduta del Muro sono ormai passati 35 anni e perché Kohl aveva promesso “paesaggi fiorenti” all’Est in due-tre anni. Ma per un motivo più sostanziale: perché gran parte del fossato che non si chiude tra Est e Ovest è stato scavato con l’unificazione, per il modo in cui essa è stata realizzata. L’unificazione politica è del 3 ottobre 1990. Era stata preceduta, il primo luglio 1990, da un’unione monetaria affrettata e mal congegnata. Affrettata, perché avveniva in assenza di una convergenza economica (per questo motivo gli stessi esperti economici del governo di Bonn l’avevano sconsigliata); all’obiettivo politico di “fare presto”, di giungere quanto prima possibile all’unità politica tra le due Germanie, veniva di fatto sacrificata la possibilità di un’unione economica più equilibrata e meno traumatica per le regioni dell’Est. Ad aggravare le cose, l’unione monetaria è stata anche mal congegnata: infatti essa stabiliva un cambio alla pari tra due monete tra le quali i rapporti di cambio a fine 1989 erano regolati secondo un rapporto di 1 a 4,44 (ossia, 1 marco ovest equivaleva a 4,44 marchi dell’est). Apparentemente, si trattava di un regalo ai consumatori dell’Est. In realtà rappresentò la rovina per le imprese dell’Est, in cui prezzi conobbero automaticamente un aumento del 350%. Il risultato fu l’immediato crollo della produzione industriale dell’Est (-35% nel solo mese di luglio 1990), licenziamenti di massa e il fallimento di fatto di gran parte delle imprese della Germania Est. Queste imprese furono poi tutte privatizzate nel giro di pochi anni a prezzi irrisori, o semplicemente liquidate, da un organismo, la Treuhandanstalt, che operò in modo a dir poco discutibile. Il risultato fu in ogni caso un processo di deindustrializzazione senza precedenti in Europa, le cui conseguenze si continuano a pagare oggi. Anche in termini politici. Si sapeva che sarebbe andata così, scrive Schauble. Il 17 aprile del 90 incontrarono, lui e Hans Tietmeyer - uno dei negoziatori dell’unione monetaria per la Germania ovest e anche per i rapporti di cambio all’interno nell’euro - Lothar de Maizière «A Lohatr era ben chiaro esattamente come a Tietmeyer e a me ,che con l’introduzione della moneta occidentale le imprese della DDR non sarebbero più state in grado di competere».

Perché tra il 1990 e il 2026 le retribuzioni lorde reali sono diminuite in media del 6,6% (nelle fasce di reddito più basse i
Perché tra il 1990 e il 2026 le retribuzioni lorde reali sono diminuite in media del 6,6% (nelle fasce di reddito più basse il crollo è stato rispettivamente del 40,8%, del 31,1% e del 12,7%). Rispetto al 2005 i poveri assoluti sono triplicati passando da 1,9 milioni a 5,7.

Benzina alle stelle, amento delle bollette, crollo dei salari reali, deindustrializzazione, aumento della povertà, precariato
Benzina alle stelle, amento delle bollette, crollo dei salari reali, deindustrializzazione, aumento della povertà, precariato, mancata crescita, austerità, inflazione. Tutto quello che per anni ci hanno detto sarebbe accaduto uscendo da UE ed Eurozona è puntualmente successo restandoci.

«Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-ameri
«Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono» (Altiero Spinelli, “Diario Europeo” pag. 175). La UE per sopravvivere ha bisogno della guerra, non della pace. Per questo i politici europei stanno facendo di tutto per spingerci in guerra contro la Russia. Per risolvere il problema basterebbe inviare immediatamente al fronte tutti quelli che da mesi stanno soffiando sui venti di guerra. Loro insieme ai parenti più stretti.

Solo tra il 2019 e il 2024 il prezzo dei prodotti alimentari è aumentato del 40% circa, con alcuni prodotti che hanno sfiorat
Solo tra il 2019 e il 2024 il prezzo dei prodotti alimentari è aumentato del 40% circa, con alcuni prodotti che hanno sfiorato aumenti del 70% (come l' olio di oliva). Rispetto al 2021, la bolletta media elettrica annuale (2.700 kWh) è aumentata del 35%, quella del gas (1.400 mc) del 60%. La spesa per energia (gas, luce e carburanti) e alimentazione rappresenta in media il 42% della spesa delle famiglie italiane. Percentuale che raggiunge il 52% nelle fasce più esposte (famiglie con più figli, operai e giovani). Tenendo conto che per la stragrande maggioranza della popolazione i generi alimentari, le bollette e i costi per la casa rappresentano la parte più grande delle spese mensili, l'inflazione è stata molto più alta di quanto comunicato dall'ISTAT. Vale a dire che il crollo dei salari reali è stato molto più grande del 10% registrato tra gennaio 2019 e marzo 2026 (almeno il triplo di quanto comunicato).

30.000 parcheggi gratuiti in meno. Trentamila. Come gli alberi abbattuti. Un altro capolavoro dell'attuale giunta. Vale la pe
30.000 parcheggi gratuiti in meno. Trentamila. Come gli alberi abbattuti. Un altro capolavoro dell'attuale giunta. Vale la pena ricordare che la sostituzione della strisce bianche con quelle blu a pagamento è iniziata nel 1997 con il Piano Generale del Traffico Urbano messo a punto dall'allora sindaco Rutelli. La progressiva abolizione dei parcheggi gratuiti sostituiti da quelli a pagamento dipende dalle direttive europee nate appositamente per disincentivare l'uso dei mezzi privati.

Svizzera nel 1992, Norvegia nel 1994, Danimarca nel 2000, Svezia nel 2003, Francia e Paesi Bassi nel 2005, Grecia nel 2015, R
Svizzera nel 1992, Norvegia nel 1994, Danimarca nel 2000, Svezia nel 2003, Francia e Paesi Bassi nel 2005, Grecia nel 2015, Regno Unito nel 2016. Ogni volta che la parola è passata ai cittadini, l'Unione Europea è sempre stata bocciata (adesione a UE, adozione dell'euro, costituzione europea, austerità, uscita dalla UE). Per questo a Bruxelles preferiscono prendere le decisioni al riparo dal processo democratico.

Un pieno da 50 litri di benzina costa oggi circa 101 euro, contro gli 85 euro di un anno fa (un aumento del 18%). Per il dies
Un pieno da 50 litri di benzina costa oggi circa 101 euro, contro gli 85 euro di un anno fa (un aumento del 18%). Per il diesel servono circa 107 euro, contro gli 82 euro dell’agosto 2025 (+31%). Rispetto al 2021 il prezzo della benzina è aumentato del 44%, quello del gasolio del 55%. Il governo potrebbe azzerare gli aumenti degli ultimi anni con una semplice firma tenendo conto che più del 50% del prezzo deriva da tasse e accise. Con cui il Governo e l'Unione Europea fanno cassa a danno dei cittadini.

Una scelta che mette a serio rischio la sicurezza interna del Paese e che ci spinge verso l'ulteriore inasprimento del confli
Una scelta che mette a serio rischio la sicurezza interna del Paese e che ci spinge verso l'ulteriore inasprimento del conflitto con la Russia. Una scelta palesemente contraria ai nostri interessi.