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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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❗️Comunicazione di servizio – Consultinvest Flex❗️
A tutti i consulenti finanziari di Consultinvest SGR.
Gentili Consulenti,
desideriamo informarvi che Gamma Capital Markets terminerà l’attività di advisory sul fondo Consultinvest Flex il prossimo 30 settembre 2026.
L’attività di advisory è iniziata il 28 marzo 2024 e, al 31 agosto 2026, il fondo registra una performance complessiva del +19,73%.
Nell’ultimo anno il fondo ha registrato un rendimento del +12,77%, con una volatilità annualizzata del 7,24%, rispetto al +10,83% del benchmark, composto per il 50% da MSCI World e per il 50% da liquidità remunerata.
Riteniamo importante sottolineare che questi risultati sono stati ottenuti tenendo conto di una commissione annua del fondo pari al 3,65%, quindi in presenza di un livello di costi particolarmente significativo.
Fino al 30 settembre continueremo naturalmente a seguire il portafoglio con la stessa attenzione e disciplina che hanno caratterizzato la gestione dall’avvio dell’incarico.
Gamma Capital Markets – Investment Team
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Riflessioni sull'inflazione
Ci siamo presi il giusto tempo per analizzare bene i dati.
Il dato sull’inflazione americana di agosto, a prima vista, non è particolarmente rassicurante. Il CPI headline sale dello 0,4% mensile, in linea con le attese, mentre il core fa +0,3% contro il +0,2% previsto. E infatti il mercato dei tassi ha reagito subito: la probabilità di un rialzo Fed la prossima settimana è salita vicino al 90%.
Eppure l’azionario, almeno per ora, sta reggendo bene. Anzi, i futures sull’S&P 500 restano positivi. Il biennale americano ha avuto una fiammata iniziale, ma poi ha restituito buona parte del movimento.
Può sembrare una reazione strana, ma secondo noi un senso ce l’ha.
Partiamo da un dettaglio che sembra banale, ma che in realtà racconta molto bene questo CPI: i decimali.
L’inflazione core annuale viene mostrata in rallentamento dal 2,5% al 2,4%. Letta così, sembra una buona notizia. Ma andando oltre l’arrotondamento scopriamo che siamo passati dal 2,478% al 2,446%. In pratica, il miglioramento effettivo è di appena tre centesimi di punto percentuale.
Allo stesso tempo, il dato mensile core è passato dallo 0,215% di luglio allo 0,290% di agosto.
Quindi abbiamo contemporaneamente un’inflazione annuale che scende e un’inflazione mensile che accelera.
Non c’è nessuna contraddizione. Semplicemente stiamo guardando lo stesso fenomeno da due prospettive diverse.
Ed è probabilmente questo il messaggio più corretto da portarsi a casa: la disinflazione non è scomparsa, ma agosto non ci dà quella conferma pulita che la Fed avrebbe voluto vedere per restare ferma senza troppe discussioni.
Anche guardando il ritmo annualizzato degli ultimi tre mesi, passiamo da circa l’1,6% di luglio a poco meno del 2%. Non siamo davanti a numeri fuori controllo, ma la direzione nell’ultimo mese è peggiorata.
Poi c’è la composizione.
La benzina è salita quasi del 4% e ha pesato molto sul dato generale. Però non possiamo utilizzare l’energia come spiegazione della sorpresa sul core, perché dal core l’energia viene esclusa.
Anche il settore abitativo è risalito, ma buona parte dell’accelerazione arriva dagli alloggi fuori casa, mentre affitti e affitti equivalenti dei proprietari sono cresciuti in maniera molto più contenuta. Abbiamo poi avuto un aumento piuttosto forte delle comunicazioni, mentre sanità e assicurazioni auto hanno invece contribuito nella direzione opposta.
Insomma, non vediamo un rapporto che dica che l’inflazione sta improvvisamente ripartendo ovunque. Ma non vediamo neanche un dato abbastanza tranquillo da poter essere liquidato con un “tutto risolto”.
Ed è qui che arriviamo alla reazione del mercato.
Prima della pubblicazione c’era parecchia negatività incorporata nei prezzi. Venivamo da dati sul lavoro molto forti, da un PPI non particolarmente favorevole e da settimane in cui il mercato aveva progressivamente aumentato le probabilità di una Fed più aggressiva.
Il rialzo di settembre non nasce oggi.
Prima del CPI il mercato gli attribuiva già una probabilità intorno al 67%. Dopo il dato siamo arrivati vicino al 90%.
Il titolo “90% di probabilità di rialzo” fa naturalmente impressione. Ma tradotto in punti base il cambiamento è molto meno drammatico.
Prima del dato il mercato prezzava circa 17 punti base di rialzo a settembre. Dopo il CPI siamo intorno ai 22 punti base.
Quindi oggi abbiamo aggiunto grosso modo 5 punti base di stretta attesa, non 25.
Una parte molto importante della cattiva notizia era già dentro i prezzi.
Questo aiuta parecchio a spiegare perché l’S&P 500 non stia reagendo come ci si potrebbe aspettare leggendo solamente il titolo sull’aumento delle probabilità Fed.
In più stiamo comunque parlando, almeno per il momento, di un rialzo da 25 punti base.
Non vogliamo minimizzarlo. Un rialzo è un rialzo, soprattutto dopo che il mercato per mesi aveva ragionato sulla possibilità che il ciclo restrittivo fosse praticamente concluso.
Ma c’è una differenza enorme tra una Fed che decide di aggiungere un ultimo 0,25% per assicurarsi che l’inflazione torni sotto controllo e una Fed che scopre di dover iniziare un nuovo ciclo di rialzi.
È probabilmente qui che si giocherà tutto.
Se il messaggio sarà: “alziamo di 25 punti base e poi torniamo a osservare i dati”, il mercato potrebbe anche assorbirlo abbastanza bene. Il problema verrebbe semplicemente rimandato al prossimo CPI, al prossimo PCE e alla riunione successiva.
Se invece nelle prossime settimane inizieremo a vedere altri dati di inflazione forti, rendimenti in salita e una curva Fed che comincia a prezzare non uno, ma tre, quattro o cinque rialzi, allora il discorso cambierà completamente.
Per ora non siamo lì.
Ed è anche per questo che troviamo interessante il comportamento del Treasury biennale. La prima reazione è stata esattamente quella che ci si aspetterebbe: rendimento in forte salita. Poi una buona parte del movimento è rientrata.
Il mercato ci sta dicendo che il rialzo di settembre è diventato molto probabile, ma non sta ancora scommettendo con la stessa convinzione su una nuova fase prolungata di restrizione monetaria.
Anche l’azionario stia facendo lo stesso ragionamento.
C'era molta negatività prima del dato e, per il momento, non abbiamo ricevuto quel numero abbastanza brutto da costringere il mercato a cambiare completamente scenario.
Il vero rischio non è necessariamente il rialzo della prossima settimana.
Il vero rischio sarebbe scoprire che quello della prossima settimana non è un rialzo isolato, ma il primo di un nuovo ciclo.
Fino a quando non avremo evidenze in quella direzione, il mercato può continuare a convivere con una Fed leggermente più restrittiva di quanto sperato.
Per questo, almeno oggi, più che il 90% di probabilità di rialzo forse è meglio guardare a quello che succederà dopo. Alla fine, i mercati sono un pò così, guardano sempre avanti e in questo caso, il prossimo dato sull’inflazione probabilmente conterà più di questo.
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BREAKING – CPI USA: core più caldo, ma il mercato per ora non prende una direzione netta
▪️ CPI headline: +0,4% m/m, in linea con le attese. Su base annua resta al 3,4%.
▪️ Il dato più importante era il Core CPI, uscito a +0,3% m/m contro +0,2% atteso. Su base annua scende comunque dal 2,5% al 2,4%.
▪️ Era proprio questo il punto che avevamo evidenziato prima del dato: 0,2% core avrebbe dato più spazio alla Fed per aspettare, 0,3% rende invece più concreto lo scenario di un rialzo a settembre.
▪️ La prima reazione si vede soprattutto sui Treasury: il 2 anni è salito dal 4,57% a circa 4,63%, segnale che il mercato obbligazionario sta prezzando una Fed più hawkish.
▪️ Sull’azionario, però, la reazione è stata molto più contenuta. Il Nasdaq future è passato da circa +0,70% a +0,48%, quindi ha perso qualcosa ma senza un vero sell-off.
▪️ È questo l’aspetto interessante: il mercato, per ora, non sembra ancora aver deciso come leggere il dato. I bond stanno reagendo in modo più netto, mentre i futures azionari restano relativamente resilienti.
▪️ Considerando che arriviamo già da payroll forti, PPI caldo e petrolio elevato, il CPI core di oggi aggiunge un altro elemento hawkish. Ma probabilmente servirà l’apertura di Wall Street per capire se l’azionario deciderà davvero di preoccuparsi o se continuerà ad assorbire anche questo dato senza troppi danni.
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ANTEPRIMA CPI USA | ABOUT MARKETS
▪️ È l’ultimo grande dato prima della Fed del 16 settembre, e arriva in un contesto già piuttosto teso. Ieri il PPI è salito dello 0,4% nel mese, i payroll di agosto sono stati molto più forti delle attese, il petrolio è sopra i 100 dollari e il Treasury decennale è vicino al 4,9%. Il mercato sta già prezzando circa il 70% di probabilità di un rialzo. Quindi oggi non partiamo da una situazione neutrale. Alla Fed serve un CPI abbastanza buono per giustificare un altro mese di attesa.
▪️ Le attese sono +0,4% mensile e 3,4% annuo per il dato generale, +0,2% e 2,4% per il core. Le stime delle grandi banche sono tutte concentrate praticamente nello stesso punto, ovvero circa 0,21-0,23% sul core. Parliamo di decimali, il
margine d’errore è veramente ridotto all’osso. Un dato reale dello 0,24% viene pubblicato come 0,2%, uno dello 0,26% come 0,3%. La differenza economica è quasi nulla, ma il mercato potrebbe trattare il primo come “Fed ferma” e il secondo come “Fed alza”. Oggi rischiamo quindi di vedere miliardi muoversi anche sulla base di un arrotondamento.
▪️ Per questo entreremo subito dentro il dato. Gli affitti stanno continuando a rallentare, con OER e rent attesi poco sopra il +0,2%, ed è un segnale importante perché sono componenti molto più persistenti dell’inflazione. Al contrario, i biglietti aerei sono attesi intorno al +4%, le auto usate potrebbero risalire e l’energia sta aumentando i costi di trasporto. Un core alto perché salgono voli e auto non racconta la stessa storia di un core alto perché tornano ad accelerare affitti e servizi.
▪️ C’è poi un problema temporale che secondo noi va tenuto bene a mente. Il CPI di oggi fotografa agosto, mentre petrolio ed energia hanno continuato a salire anche dopo. Quindi persino un buon dato oggi non chiuderebbe completamente il problema inflazione. Potrebbe essere sufficiente per lasciare ferma la Fed la prossima settimana, ma se il petrolio resta su questi livelli una parte dello shock deve ancora passare attraverso trasporti, merci e servizi. Il vero tema dei prossimi mesi sarà capire quanto di questi maggiori costi verrà assorbito dalle aziende e quanto finirà sui consumatori.
▪️ Dopo la pubblicazione guarderemo soprattutto il Treasury decennale. Con un core vicino allo 0,2%, azioni e obbligazioni dovrebbero trovare sollievo. Sopra lo 0,3%, il rischio è vedere il mercato prezzare quasi completamente un rialzo e il 10Y attaccare il 5%. Ma c’è anche uno scenario più interessante: CPI buono, Fed più tranquilla e rendimenti lunghi che restano comunque vicini al 5%. In quel caso avremmo una conferma che il problema non è più soltanto la Fed. Petrolio, deficit, emissioni di debito e premio a termine starebbero continuando a tenere alto il costo del denaro.
Ed è probabilmente il segnale più importante da osservare dopo le 14:30.
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Il Treasury compra, ma il mercato non gli fa sconti
▪️ Ieri il Tesoro USA poteva riacquistare fino a $6 miliardi di titoli a lunga scadenza. Gli investitori gliene hanno offerti per $10,5 miliardi, quindi i venditori c’erano eccome. Alla fine il Tesoro ne ha comprati solo $5,187 miliardi, perché una parte delle offerte chiedeva prezzi troppo alti. In sostanza: il Treasury era disposto a comprare, ma non a qualsiasi prezzo.
▪️ Questo passaggio secondo noi è importante. Il Tesoro ha appena aumentato molto la capacità di riacquisto proprio per dare più sostegno alla parte lunga della curva, ma già alla prima operazione non è riuscito a utilizzare tutto il plafond. Alcuni investitori hanno provato a sfruttare la situazione chiedendo condizioni particolarmente favorevoli per vendere i propri bond.
▪️ Il mercato ha reagito male: il rendimento del Treasury decennale è salito fino al 4,94%, circa 10 punti base in più nella seduta. Quindi, almeno per ora, questi riacquisti non stanno riuscendo a fermare la pressione sui rendimenti americani a lunga scadenza.
▪️ È qui che secondo noi bisogna fare attenzione. Washington può aumentare i buyback, può cercare di migliorare la liquidità del mercato e può modificare la gestione delle emissioni. Ma se gli investitori continuano a chiedere rendimenti sempre più alti per prestare soldi agli Stati Uniti a 10, 20 o 30 anni, il problema resta aperto.
▪️ E questo va ben oltre il mercato obbligazionario. Un Treasury a lunga scadenza vicino al 5% alza il costo del capitale per tutto il sistema e rende più difficile sostenere valutazioni elevate sull’azionario. Continuiamo quindi a guardare questa parte della curva con molta attenzione: in questa fase, probabilmente, è uno dei segnali più importanti che il mercato ci sta dando.
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Buongiorno
Wall Street chiude in calo, con il nuovo balzo del petrolio che riaccende i timori sull’inflazione e spinge ancora più in alto i rendimenti dei Treasury. Il Nasdaq è il più debole, mentre in Europa tutti i principali listini terminano la seduta in rosso.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,58% | Nasdaq 100 -1,08% | Dow Jones -0,61% | Russell 2000 -1,04%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 -0,66% | DAX -0,69% | CAC 40 -0,49% | FTSE MIB -0,13%
Settori USA
🟢 Migliori: Consumer Staples +0,25%, Communication Services +0,25%
🔴 Peggiori: Materials -1,48%, Utilities -1,00%, Technology -0,94%
I temi principali della giornata
▪️ Il petrolio torna al centro di tutto. Il WTI ha chiuso a 102,48 dollari e il Brent a 107,63, entrambi in rialzo di oltre 6 dollari. Le tensioni si sono concentrate sullo stretto di Bab el-Mandeb, dopo le notizie secondo cui gli Houthi sarebbero vicini a controllare questo passaggio strategico. Con Hormuz già sotto pressione, il mercato ha iniziato a prezzare il rischio di nuove interruzioni alle rotte energetiche.
▪️ Treasury ancora sotto pressione. Il rendimento del 2 anni è salito di circa 13 punti base al 4,57%, il decennale ha raggiunto il 4,96% e il trentennale il 5,37%, massimo dal 2007. L’asta a 30 anni è stata molto forte, ma non è bastata a fermare le vendite: in questa fase il petrolio conta più della domanda emersa in una singola asta.
▪️ PPI misto, ma il mercato guarda già al CPI. I prezzi alla produzione sono saliti dello 0,4% mensile e del 5,4% annuo, leggermente sopra le attese su base annua. Il dato core mensile, invece, si è fermato allo 0,2%, sotto il consenso. La componente energetica ha spiegato gran parte dell’aumento e il mercato assegna ora circa il 70% di probabilità a un rialzo Fed da 25 punti base a settembre.
▪️ La BCE alza i tassi al 2,50%. La decisione, attesa e unanime, è arrivata senza indicazioni precise sulle prossime mosse. Francoforte ha però rivisto al rialzo le stime d’inflazione per il 2027 e alcune indiscrezioni indicano che un altro rialzo potrebbe essere discusso già a ottobre. L’euro si è indebolito soprattutto per la forza generalizzata del dollaro, con EUR/USD sceso fino a 1,1592.
▪️ Oracle sale dopo i conti, ma il nodo resta la spesa. Nel dopo mercato il titolo ha guadagnato circa il 4%: ricavi rettificati a 19,35 miliardi di dollari, EPS a 1,92 dollari e cloud infrastructure in crescita del 121%. Il mercato ha premiato l’accelerazione del cloud, ma il CapEx trimestrale di 28,5 miliardi, molto superiore alle attese, mantiene aperte le domande su debito e generazione di cassa.
Tutta l’attenzione oggi va al CPI americano di agosto, vero test per le attese sulla Fed, insieme alla fiducia preliminare dell’Università del Michigan e alle aspettative d’inflazione dei consumatori. Restano centrali anche gli sviluppi in Medio Oriente e il report mensile dell’IEA sul petrolio.
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🇺🇸 USA – PPI sostanzialmente in linea, ma qualche segnale meno rassicurante sotto la superficie
▪️ PPI di agosto +0,4% m/m, in linea con le attese, mentre il dato core è salito +0,2% contro il +0,3% atteso. Su base annua headline al 5,4% e core al 4,6%.
▪️ Le richieste iniziali di sussidio sono risultate sostanzialmente stabili a 206k, contro 205k attese. Continuing claims a 1,774 mln, leggermente migliori delle previsioni.
▪️ Il dato complessivo non sorprende molto, ma alcune componenti che confluiscono nel PCE, in particolare biglietti aerei e cure ospedaliere, mostrano pressioni elevate. Questo mantiene un certo rischio al rialzo sull'inflazione core di fine mese.
▪️ Reazione negativa dei mercati: Nasdaq future -1,1%, S&P 500 -0,4%, Euro Stoxx 50 -0,5%. Rendimenti USA e dollaro in rialzo, mentre oro -1,6% e argento -4,7%.
Il PPI quindi non rappresenta uno shock, ma non offre neppure il segnale di raffreddamento dell'inflazione che il mercato avrebbe voluto vedere, soprattutto in una giornata già appesantita dal rialzo del petrolio e dalla stretta della BCE.
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🔴 BCE: TASSI ALZATI DI 25 PUNTI BASE
▪️ La BCE porta il tasso sui depositi al 2,50%, reagendo alle nuove pressioni inflazionistiche generate dal conflitto in Medio Oriente.
▪️ L’inflazione è attesa al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Le stime per il 2027 e il 2028 sono state riviste al rialzo.
▪️ Francoforte riconosce un’economia europea più resistente del previsto, ma vede rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita.
▪️ Nessuna indicazione sulle prossime mosse: le decisioni saranno prese riunione per riunione. Ora l’attenzione passa alla conferenza stampa di Lagarde.
https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2026/html/ecb.mp260910~314e508016.en.html
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🇪🇺 BCE, decisione sui tassi in arrivo
▪️ A breve arriverà la decisione della BCE. Il mercato si aspetta un rialzo di 25 punti base, con il tasso sui depositi al 2,50%.
▪️ Inflazione ancora sopra target, crescita europea resiliente e mercato del lavoro stabile stanno dando alla BCE spazio per intervenire.
▪️ Più del rialzo di oggi, già ampiamente atteso, conteranno le parole di Lagarde: il mercato cercherà di capire se settembre sarà l’ultimo intervento o se resta aperta la porta a un altro rialzo entro fine anno.
▪️ Il vero punto resta l’energia: se petrolio e gas continueranno a salire, il rischio di una BCE ancora più restrittiva aumenterà.
Ci aggiorniamo a breve..
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Vale la pena rifletterci su..
https://www.instagram.com/reel/DdGVDQ0gD3p/?stkn=bnprdWNrcnRiYzlt
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🇺🇸 Trump promette 5.000 dollari agli americani
▪️ Trump ha promesso un “dividendo” da 5.000 dollari a ogni adulto americano se i Repubblicani vinceranno i midterm. Costo potenziale: circa 1.200 miliardi di dollari.
▪️ Il problema è che non è chiaro come verrebbe finanziato. Più deficit, più rischio inflazione, più pressione sui Treasury.
▪️ Politicamente, sembra quasi una mossa disperata per recuperare consenso: e il fatto che lo dicano anche alcuni Repubblicani rende il segnale ancora più forte.
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Buongiorno
Wall Street chiude ancora in calo, appesantita dal nuovo rialzo del petrolio e dei rendimenti obbligazionari. Anche l’Europa ha vissuto una seduta decisamente negativa, con ribassi diffusi sui principali indici.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,45% | Nasdaq 100 -0,29% | Dow Jones -0,77% | Russell 2000 -1,28%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 -1,58% | DAX -1,74% | CAC 40 -1,94% | FTSE MIB -0,58%
Settori USA
🟢 Migliori: Energy +1,09%
🔴 Peggiori: Industrials -1,51%, Consumer Discretionary -1,39%, Utilities -1,17%, Real Estate -1,12%.
I temi principali della giornata
▪️ Petrolio di nuovo sopra i 100 dollari. Le tensioni tra USA e Iran sono aumentate ulteriormente, con nuovi attacchi contro petroliere e basi nella regione. Il Brent ha chiuso a 101,21 dollari, il WTI a 96,05, entrambi in forte rialzo. Il problema per i mercati resta lo stesso: più energia significa più rischio inflazione e quindi maggiore pressione sui tassi.
▪️ Il buyback del Tesoro delude il mercato. Washington ha annunciato che riacquisterà fino a 6 miliardi di dollari di Treasury con scadenza 10-20 anni. È più dei 4 miliardi indicati in precedenza, ma meno rispetto alle aspettative più aggressive che arrivavano fino a 10 miliardi. La reazione è stata immediata: rendimenti in rialzo e azioni sotto pressione. Il Treasury decennale ha chiuso al 4,83%.
▪️ L’asta del Treasury a 10 anni è stata però molto forte. Dopo il rialzo dei rendimenti, la domanda è arrivata con decisione: l’asta ha registrato uno stop-through di 1,5 punti base, il migliore da aprile 2025, con partecipazione dei dealer eccezionalmente bassa. Un segnale che ai livelli attuali gli investitori continuano a trovare valore sulla parte lunga della curva.
▪️ Lo yen continua a rafforzarsi. USD/JPY è sceso fino a 152,39, dopo nuove dichiarazioni molto forti del Segretario al Tesoro Bessent sull’intervento valutario e sulla Bank of Japan. È un movimento da continuare a seguire perché un’accelerazione dello yen può avere conseguenze sulle posizioni di carry trade accumulate negli ultimi anni.
▪️ Apple presenta il primo iPhone pieghevole, mentre l’AI resta al centro del mercato. Apple ha annunciato il nuovo iPhone Duo insieme alla gamma iPhone 18 Pro, ma il titolo ha chiuso comunque in calo dello 0,3%. Meta ha presentato il nuovo assistente AI Muse, mentre indiscrezioni sulla supply chain indicano che Nvidia starebbe aumentando significativamente i prezzi per assicurarsi capacità produttiva nei test dei chip.
Oggi guardiamo soprattutto il PPI americano, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e soprattutto la riunione della BCE, con il mercato che si aspetta un rialzo di 25 punti base al 2,50%. Attenzione anche al buyback effettivo del Tesoro USA sui titoli 10-20 anni e alle trimestrali di Oracle e Adobe. Venerdì arriverà poi il dato più importante della settimana: il CPI americano, decisivo per le aspettative sulla Fed, che al momento prezzano circa il 60% di probabilità di un rialzo a settembre.
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ORA IL BANCO SONO IO. SCOMMETTETE CONTRO DI ME, SE VOLETE.
Il Tesoro americano ha appena annunciato che triplicherà a 6 miliardi di dollari i riacquisti sui Treasury a lunga scadenza.
Il mercato, però, ha continuato a vendere obbligazioni.
Il rendimento del Treasury decennale ha superato il 4,85%, salendo di circa 15 punti base rispetto ai livelli precedenti all’annuncio.
È un segnale che secondo noi va letto con attenzione.
Il Tesoro sta cercando di sostenere il mercato dei bond e di migliorare il funzionamento della parte lunga della curva, ma i rendimenti continuano a salire perché dietro ci sono problemi molto più grandi.
Gli Stati Uniti continuano ad accumulare deficit superiori ai 2 trilioni di dollari, la spesa annuale per interessi ha superato 1.200 miliardi (più della difesa), l’inflazione resta sopra il target e il petrolio è tornato sopra i 100 dollari.
Con la guerra in Iran, inoltre, le aspettative di inflazione stanno tornando a salire e il mercato ha iniziato nuovamente a ragionare sulla possibilità che la Fed debba mantenere i tassi alti più a lungo.
Tutto questo ha un prezzo.
Il Tesoro può aumentare i buyback, modificare le emissioni e provare ad assorbire parte della pressione sul mercato. Ma se deficit, inflazione, petrolio e offerta di debito continuano a muoversi nella direzione sbagliata, diventa molto difficile tenere bassi i rendimenti.
Il mercato chiede semplicemente di essere pagato di più per prestare denaro agli Stati Uniti.
Se la situazione in Iran non dovesse migliorare, vedere il decennale americano sopra il 5% non sarebbe più uno scenario così lontano.
E un Treasury al 5% non è un problema confinato al mercato obbligazionario.
Significa mutui più costosi, credito più caro, maggiore costo del capitale per le imprese e valutazioni azionarie che devono confrontarsi con un tasso privo di rischio molto più alto.
Per anni abbiamo vissuto in un mondo in cui il denaro costava pochissimo.
Quel mondo ci sembra sempre più lontano.
Non sappiamo dove sarà il mercato tra una settimana e non abbiamo bisogno di saperlo.
Il banco sono io. Scommettete contro di me, se volete.
Peccato che non ha lo stesso sapore del “whatever it takes”.
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BREAKING — Bessent triplica i buyback sui Treasury
▪️ Il Tesoro USA comprerà fino a $6 mld di Treasury con scadenza 10–20 anni, triplicando i $2 mld inizialmente previsti. Per le altre sei operazioni del trimestre, il limite sarà almeno $4 mld.
▪️ Il mercato però si aspettava un intervento ancora più aggressivo: il Treasury 10Y è salito di circa 5 pb al 4,83%, massimo dal 2023.
▪️ Bessent vuole aumentare la liquidità e contenere la volatilità sulla parte lunga della curva, ma per ora il mercato manda un messaggio chiaro: i buyback da soli non bastano a fermare la pressione sui rendimenti.
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BREAKING NEWS — Europa in forte calo
▪️ L’Euro Stoxx 50 perde il 2,1%, mentre lo Stoxx 600 cede circa l’1,5%: pesa soprattutto il nuovo shock energetico dopo l’escalation USA-Iran.
▪️ Il Brent supera i 100 dollari al barile e il gas europeo sale ai massimi da tre anni. Tornano i timori su inflazione e tassi, con vendite diffuse su azioni e obbligazioni.
▪️ Male soprattutto le banche, con l’indice settoriale europeo a -2,5%. Pressione anche su retail e lusso: Inditex -4,6% dopo risultati sotto le attese.
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LA CINA ACCELERA SULL’ORO
▪️ La banca centrale cinese ha aggiunto ad agosto circa 650.000 once d’oro, portando le riserve ufficiali al nuovo record di 76,73 milioni di once, circa 2.387 tonnellate. È il 22° mese consecutivo di acquisti.
▪️ Il dato è particolarmente rilevante perché il ritmo sta accelerando: circa +20 tonnellate ad agosto, dopo +20 tonnellate a luglio e +15 tonnellate a giugno. Da inizio 2026 gli acquisti ufficiali sarebbero già intorno a 80 tonnellate, contro appena 29 tonnellate nell’intero 2025.
▪️ Il messaggio va oltre il semplice rialzo del prezzo dell’oro: Pechino continua a diversificare le proprie riserve, riducendo gradualmente la dipendenza dagli asset denominati in dollari e aumentando il peso di un’attività priva di rischio di controparte. Parallelamente, le riserve valutarie complessive cinesi sono salite ad agosto a 3.438 miliardi di dollari.
▪️ È un trend strutturale che continua a fornire un importante sostegno alla domanda di oro: non parliamo più soltanto di investitori finanziari, ma di banche centrali che stanno modificando la composizione delle proprie riserve.
Al momento, continuiamo ad accumulare oro, come già indicato precedentemente..
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▪️ Gas e petrolio tornano sui livelli del 2022
Sul Corriere della Sera di oggi, Carlo De Luca, Responsabile Gestioni Patrimoniali di Gamma Capital Markets, commenta il nuovo shock energetico legato alla crisi di Hormuz.
Il dato più significativo riguarda il gas europeo: +160% da inizio anno, contro il +63% del Brent, mentre le scorte UE restano ferme intorno al 67%.
Un tema che torna centrale non solo per i mercati, ma anche per inflazione, consumi e politica monetaria.
👉 Nell’articolo l’analisi completa.
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🔴 BREAKING – USA/IRAN
▪️ Gli USA hanno distrutto 5 petroliere iraniane dopo nuovi tentativi di Teheran di colpire unità militari americane.
▪️ L’Iran ha risposto lanciando 20 missili contro una base USA in Giordania e rivendicando attacchi a navi nello Stretto di Hormuz.
▪️ Brent vicino a $100, con il mercato che torna a prezzare un rischio crescente su Hormuz e sulle forniture energetiche.
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Per chi si fosse perso la diretta, ecco la registrazione dell’intervento di Carlo De Luca su Sky, con Mariangela Pira.
Abbiamo parlato di Treasury USA, gas europeo, BCE, aspettative dei mercati e cosa aspettarsi nei prossimi mesi.
🎥 https://youtu.be/2sU29dgnVVM?is=0MU2SUQkprVHNRwe
