NO DDL SICUREZZA - Rete Nazionale “A pieno regime”
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Rete Nazionale contro il DDL Sicurezza mail: retenoddlsicurezza@gmail.com
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NAPOLI - 22 FEBBRAIO
Oltre mille persone a Napoli per dire No al Decreto Paura del governo Meloni!
È partito da poco il corteo regionale contro il ddl 1660, le zone rosse, il modello Caivano. Tantissime le sigle in piazza contro la maggioranza fascista di governo. Il corteo è in marcia verso la Prefettura.
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PADOVA - 22 FEBBRAIO
Centinaia di persone stanno partecipando a "Regime di in-sicurezza: Derive autoritarie e zone rosse", un momento di approfondimento sulle trasformazioni politiche in corso nel Paese e sulle misure restrittive che stanno ridefinendo lo spazio pubblico e le libertà individuali.
La conferenza sarà seguita da una tavola rotonda, un confronto cittadino sul recente provvedimento che ha istituito una zona rossa a Padova, escludendo determinate categorie di persone da alcune aree urbane.
VENEZIA - 22 FEBBRAIO
Questa mattina a Venezia attivisti e attiviste, in un blitz con diversi interventi, hanno appeso uno striscione sul tetto della Stazione S. Lucia, una delle zone rosse istituite per il periodo di Carnevale.
“I giorni di Carnevale rappresentano il momento in cui Venezia diventa una cartolina, mettendo in evidenza come sia la turistificazione sfrenata a rendere la città insicura: un parco giochi per il turismo, svuotato di servizi, welfare e case, e quindi di persone che la abitano e la vivono. L’unica risposta che il governo Meloni e il sindaco Brugnaro sono in grado di dare è il controllo: telecamere, tornelli, ticket d’ingresso, militarizzazione e forze dell’ordine nelle calli sovraffollate. Un modello che rende Venezia sempre più invivibile e svuotata dai cittadini.
Le città militarizzate e svuotate di persone che le vivono non saranno mai sicure!”
Riprendiamo il comunicato del Centro Sociale Pedro
Le 22 persone tenute in stato di fermo sono state liberate dopo quasi 12 ore in questura. Di queste, a 12 sono stati comminati fogli di via per 4 anni dalla città di Padova e da domani sera non potranno fare ritorno in città, vietandogli di fatto di avere una vita propria, nutrire legami sociali, essere parte viva di una città che ha "libertas" come motto della sua università, “Universa Universis Patavina Libertas”.
“La sproporzione tra la risposta a una inaccettabile provocazione fascista e le decisioni arbitrarie del Questore è evidente. Un’arbitrarietà che sta trasformando sempre più il diritto in discrezionalità, senza le tutele di un processo”.
LEGGI QUI IL COMUNICATO COMPLETO!
https://www.instagram.com/p/DGJBerGtVUj/?igsh=MWc4ZnI5Z3hjcnJxbw==
PADOVA
Nel corso dell’occupazione simbolica della Prefettura, le forze dell’ordine sono intervenute e hanno rimosso con la forza le persone che protestavano. All'esterno, la protesta è proseguita tra cori e interventi, denunciando la gestione della sicurezza pubblica e degli spazi.
Si rilanciano inoltre la conferenza e la tavola rotonda cittadina, in programma il 22 febbraio in Sala Valeri, per continuare il confronto sulla deriva securitaria promossa dal governo e dall’amministrazione, con particolare attenzione al DDL Sicurezza e alle zone rosse.
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PADOVA
Centro Sociale Pedro sta occupando simbolicamente la Prefettura di Padova per contestare l’ordinanza sulle zone rosse e la gestione urbana basata sulla repressione: controlli ossessivi, multe vergognose ai senzatetto e una crescente profilazione razziale verso chi ha un background migratorio.
Oggi, di fronte alle istituzioni presenti, diventa urgente l’apertura di un “Caso Italia” per portare questa violazione dello Stato di diritto all’attenzione europea ed internazionale.
La lotta contro il DDL Sicurezza non è solo una difesa dei diritti in Italia: è una battaglia per la democrazia in tutta Europa. L’alternativa è una società in cui la repressione diventa la norma e il dissenso viene soffocato prima ancora di manifestarsi. È Per questo che ci vedremo ovunque in tutti i territori italiani il 22 febbraio e magari anche nello spazio europeo, non possiamo più permetterci di attendere perché è una lotta di sopravvivenza".
Buongiorno,
di seguito il documento finale dell'Assemblea "Fermiamo il DDL "Sicurezza" in Italia. Fermiamo la deriva autoritaria dell'Europa" svoltasi lo scorso 4 febbraio all'Europarlamento di Bruxelles, organizzata e promossa dalla Rete Nazionale No DDL Sicurezza.
"Il 4 febbraio 2025, presso la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, la delegazione italiana della rete nazionale A pieno regime, no DDL sicurezza ha tenuto un’assemblea inedita per approfondire le criticità del DDL Sicurezza e delineare strategie di opposizione. Il provvedimento è stato unanimemente definito autoritario e liberticida, poiché erode diritti fondamentali e garanzie costituzionali, rappresentando un pericoloso precedente per l’intero contesto europeo. Si inserisce in un processo repressivo su scala continentale, volto a consolidare il controllo sociale e ad assecondare interessi economici elitari, mentre avanzano nazionalismi guerrafondai sotto il segno di una nuova internazionale nera.
L’europarlamentare Ilaria Salis ha evidenziato come l’Italia stia adottando modelli di repressione già applicati dal governo Orbán in Ungheria, dove il reato di vagabondaggio è stato reintrodotto e le donne incinte scontano di già pene detentive senza alcuna tutela sanitaria. La France Insoumise ha denunciato il pugno di ferro con cui il governo francese reprime i movimenti ambientalisti e le reti solidali con i migranti lungo la rotta dei Pirenei.
In Belgio, la criminalizzazione dei picchetti sindacali e le pesanti condanne inflitte ai sindacalisti dimostrano la volontà di annientare la conflittualità sociale. Podemos ha sottolineato come il governo Meloni ricalchi gli schemi repressivi già sperimentati dall’estrema destra europea, citando la legge spagnola del 2013 che ha drasticamente ridotto la libertà di manifestazione e criminalizzato la lotta per il diritto alla casa. Tuttavia, il contrasto all’autoritarismo non può limitarsi alla destra estrema: è necessario riconoscere la continuità con le politiche repressive già attuate da governi di centro-sinistra.
Di fronte a questa deriva transnazionale, la solidarietà tra i movimenti europei è imprescindibile. La resistenza deve assumere una dimensione sovranazionale e articolarsi in una mobilitazione europea di resistenza antifascista.
L’assemblea ha inoltre analizzato il nuovo provvedimento del ministro dell’Interno Piantedosi sulle zone rosse, misura di natura amministrativa ma con effetti para-penali, che si affianca a strumenti come il Daspo urbano e la sorveglianza speciale, limitando le libertà fondamentali senza le garanzie del giusto processo.
Particolarmente allarmante è l’art. 31 del DDL, che prevede la cessione dei dati personali detenuti dalle pubbliche amministrazioni ai servizi segreti e introduce esenzioni di responsabilità per reati eversivi commessi dagli stessi apparati di intelligence.
Inoltre, la norma che nega la sospensione della pena per le donne in gravidanza e l’istituzione del reato di “rivolta penitenziaria”, in un contesto carcerario composto da sovraffollamento ed incremento incessante dei suicidi, che equipara la resistenza passiva a quella attiva, pongono le basi per un pericoloso precedente di repressione indiscriminata e generalizzata.
Dall’assemblea è fuoriuscita anche una rabbia tangibile per le violenze sistematiche nei confronti dei migranti e delle migranti, violenze che sono umane e psicologiche, ma anche composte da castelli di carte burocratiche, arrivando col DDL sicurezza all’eliminazione del diritto di comunicazione nei confronti di chi ha già lo stigma di non detenere documenti di soggiorno. A riguardo, si chiede l’intervento degli europarlamentari per la visita ed il controllo degli spazi detentivi e dei centri per il rimpatrio, per il ripristino del diritto all’essere umani.
Il Consiglio d’Europa, l’OSCE e l’ONU hanno già espresso preoccupazione per la natura illiberale di questo DDL, che colpisce il diritto alla libertà e alla protesta.
📍 Bologna
📍 Napoli
Le reti regionali si rafforzano in preparazione delle manifestazioni del 22 febbraio. Oggi si sono tenute le assemblee a Bologna e a Napoli, il 7 febbraio sarà la volta di Milano.
Insieme abbiamo la forza per respingere definitivamente questo disegno di legge e alimentare un orizzonte comune in cui dissenso e conflitto siano il sale della democrazia a venire e il motore con cui difendere e conquistare i diritti dei molti. Contro gli interessi e i privilegi dei pochi.
✏️ Scriveteci per entrare in contatto con tutte le reti locali che stanno animando dibattito e azioni per fermare il DDL Sicurezza. Perché questa mobilitazione sia sempre più di massa, plurale e capillare!
🔴 SECONDA ASSEMBLEA della Rete Nazionale No Ddl Sicurezza - “A Pieno Regime”
I prossimi appuntamenti⬇️
La prima scadenza proposta è quella del 17 gennaio: “100mila luci contro il buio del regime”. A Roma e nelle altre città ci battiamo per portare la mobilitazione popolare e la protesta senza restrizioni di luogo. Invitiamo tutte le forze politiche alle costruzioni di cordone di difesa e tutela di chi manifesta, già a partire da questa data. Laddove le questure negheranno permessi e agibilità lo annunciamo fin da subito che disobbediremo a qualsiasi divieto.
Il 3, 4 e 5 febbraio verrà fatta una carovana a Bruxelles. Una rappresentanza della Rete Nazionale No Ddl Sicurezza promuoverà un evento pubblico e una conferenza stampa dentro il Parlamento Europeo per portare la discussione ad un livello superiore: il pericolo di una nuova Ungheria in Europa è qualcosa che deve riguardare tutti.
Nel week-end di metà febbraio (14-15) lanciamo una scadenza in tutti i territori del Paese che avrà, tra i diversi temi, anche quello di contrastare le “zone rosse”.
Il 15 e 16 marzo saremo presenti all’assemblea transnazionale del Network Against Migrant Detention.
Il 28, 29, 29 marzo attraversiamo l’assemblea europea Reset-Rete per lo sciopero sociale eco-trasfemminista.
Rilanciamo la mobilitazione a Roma nel giorno dell’approvazione del Ddl. Sarà una giornata di blocco e di assedio, a partire da una piazza comune, nella quale la molteplicità delle pratiche che porteremo stanno dentro la cornice di esercitare conflitto e ampliare il consenso. Quella giornata non sarà solo un punto di arrivo, ma anche il punto di partenza di un percorso che – qualora il Ddl venisse approvato – ha un obiettivo comune e preciso: continuare a fare disobbedienza, scioperi, occupazioni di case, blocchi delle grandi opere e iniziare ad immaginare insieme un nuovo percorso per la democrazia.
Diversi corpi, ma un’unica mente, quella che ambisce al cambiamento reale di questo Paese, e non solo.
Dopo questa due giorni, il lavoro nei territori diventa ancora più intenso. L’assemblea ha lanciato alcune scadenze che devono servire non solo a produrre mobilitazione, ma anche per potenziare e far diventare sempre più molecolari i processi organizzativi.
La prima scadenza proposta è quella del 17 gennaio: “100mila luci contro il buio del regime”. A Roma e nelle altre città ci battiamo per portare la mobilitazione popolare e la protesta senza restrizioni di luogo. Invitiamo tutte le forze politiche alle costruzioni di cordone di difesa e tutela di chi manifesta, già a partire da questa data. Laddove le questure negheranno permessi e agibilità lo annunciamo fin da subito che disobbediremo a qualsiasi divieto.
Il 3, 4 e 5 febbraio verrà fatta una carovana a Bruxelles. Una rappresentanza della Rete Nazionale No Ddl Sicurezza promuoverà un evento pubblico e una conferenza stampa dentro il Parlamento Europeo per portare la discussione ad un livello superiore: il pericolo di una nuova Ungheria in Europa è qualcosa che deve riguardare tutti.
Nel week-end di metà febbraio (14-15) lanciamo una scadenza in tutti i territori del Paese che avrà, tra i diversi temi, anche quello di contrastare le “zone rosse”.
Il 15 e 16 marzo saremo presenti all'assemblea transnazionale del Network Against Migrant Detention.
Il 28, 29, 29 marzo attraversiamo l’assemblea europea Reset-Rete per lo sciopero sociale eco-trasfemminista.
Infine ribadiamo quello che abbiamo sempre detto fin dall’inizio di questo percorso. Rilanciamo la mobilitazione a Roma nel giorno dell’approvazione del Ddl. Sarà una giornata di blocco e di assedio, a partire da una piazza comune, nella quale la molteplicità delle pratiche che porteremo stanno dentro la cornice di esercitare conflitto e ampliare il consenso. Quella giornata non sarà solo un punto di arrivo, ma anche il punto di partenza di un percorso che – qualora il Ddl venisse approvato – ha un obiettivo comune e preciso: continuare a fare disobbedienza, scioperi, occupazioni di case, blocchi delle grandi opere e iniziare ad immaginare insieme un nuovo percorso per la democrazia.
