All'Elefante Nero
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Spunti estemporanei per la disalienazione dall'antisocietà contemporanea
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IM VIAGGIO CON GOETHE. VERSO TRENTO
L'alba del 10 Settembre coglie Goethe, che non dorme nonostante una notte a spron battuto, a Kollmann (oggi Colma) poco a sud di Ponte di Val Gardena. La strada gli mostra incantevoli viti e frutteti, fino a quando giunge, "sotto un bel sole allegro", a Bolzano, dove è giorno di fiera. Deve partire in fretta, ma decide di attardarsi un po' per osservare il colorato mercato dove affluiscono in particolare venditori di prodotti di cuoio, tipici della zona, e tessitori di seta, senza dimenticare molti contadini desiderosi di vendere i loro prodotti o semplicemente di vedere la città. Benchè affascinato dallo spettacolo di vita di provincia alpina, nonostante qui si parli ancora la sua lingua, Goethe non può attardarsi, e deve anche fare i conti con le preoccupazioni di un viaggiatore solitario:
"debbo pensare al corso della valuta, a cambiare, a pagare, ad annotare, a scrivere, quando prima non facevo che pensare, volere, riflettere, comandare e dettare."
Goethe prosegue verso Trento, in una valle "fertile e sempre più fertile", dove il paesaggio, nonostante l'autunno che avanza, si fa verdeggiante, e dove il corso dell'Adige rallenta. Nei pressi della celebre "Chiusa di Salorno" Goethe lascia l'Austria ed entra nel principato vescovile di Trento. Nel frattempo si allungano, su verdi campagne rigogliose, le ombre del tramonto. Alle otto di sera, quando è quasi buio, Goethe arriva finalmente a Trento, spossato dopo quasi "cinquanta ore filate di moto". Tuttavia non vuole, nonostante tutto, dormire. C'è ancora tempo per annotare:
"E quando, al calar della sera, qualche rosea nuvola è adagiata sui monti nell'aria mite, e quelle nel cielo sono piuttosto ferme che in moto, e subito dopo il tramonto comincia a risonare lo stridio delle cavallette, allora ci si sente nel mondo come in casa propria, e non in prestito o in esilio. Qui mi trovo bene, come se vi fossi nato e cresciuto e tornassi ora da un viaggio in Groenlandia, da una caccia alla balena."
#InViaggioConGoethe
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LAKATOS. Il re del violino tzigano
📅 Mercoledì 7 Ottobre
🕡 Ore 20.30
📍 Teatro Sant'Afra, vicolo dell'Ortaglia 6, Brescia
Forse non lo avete mai ascoltato. Ma il suo nome racconta una delle grandi tradizioni musicali dell’Europa centrale. Roby Lakatos appartiene a una dinastia di musicisti che attraversa generazioni. Da Budapest ai grandi palcoscenici internazionali, ha portato la tradizione musicale ungherese a incontrare il jazz e la musica classica, senza perdere la libertà e l’immediatezza dell’improvvisazione. Un concerto nel segno di virtuosismo, ritmo e sorpresa, dove il violino diventa il punto d’incontro tra mondi musicali lontani.
Info e biglietti www.settimanebarocche.com
#eventi
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I lupi sono probabilmente più nobili delle pecore, fanno fatica a immaginare di poter vivere senza queste. Le pecore invece? Lasciamo perdere.
- Stanisław Jerzy Lec
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È un pomeriggio livido
di Settembre, rigato
a pena da qualche brivido,
da qualche rumore ovattato.
Ne l'orto un muro un gaggio sopporta
per le sue pietre mucillaginose.
Sghignazzan sui pilastri de la porta
due putti tra un arco di rose.
Un comignolo fuma
una dilegine noia;
la sua rossa schiuma
lava una bassa tettoia.
Una fabbrica fischia
lungamente e poi tace.
Per la quiete nevischia
un arruffio pertinace
di freddolosi uccelli
in un chiuso giardino
senza sedili e senza cancelli.
Apre la bocca un abbaino
in un tetto dai tegoli
di sporco acciaio.
Il cardellino becca i regoli
de la gabbia attaccata al solaio.
Il branco degli uccelli sloggia
da le robinie di smeraldo,
e va per la pioggia
verso un fienile caldo.
La terra avidamente
beve l'acqua da tutti i pori:
sviene l'erba paziente,
s'ubbriacano i fiori.
Ed il vento raccoglie
mesto le sue chiome bionde
scapigliate lungo le soglie,
e le pettina con le monde
mani in un angolo appartato
di qualche recinto,
accanto a un fauno sgretolato
di cui l'edera morde il plinto.
Tutto è uniforme, tutto
è cinereo come
se ogni cosa vestisse il lutto,
fosse ogni cosa senza nome.
E la pioggia continua
a filare la sua lana,
e ne le case s'insinua
una mollezza di lana.
Gli alberi parlano tra loro
de le defunte rose:
il malaticcio decoro
à delle semplicità deliziose.
Un'anatra sguazza crocchiando
in un truogolo intorbidito.
Una cincia saltella cinciando
per il convolvolo fiorito.
- Corrado Govoni
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L’AfD ha trionfato in Sassonia-Anhalt con il 43,8%, mentre CDU e SPD crollano e l’assetto politico postbellico tedesco si sgretola. Il Brandmauer, il "cordone sanitario" creato dai partiti tedeschi attorno all'AfD è di fatto finito: il partito socialista-conservatore di Sahra Wagenknecht si dice pronto a collaborare mentre la CDU rischia defezioni interne verso l'AfD. La crisi minaccia il cancelliere Merz e potrebbe influenzare le elezioni in Francia, scuotere l’asse franco-tedesco e - in prospettiva - l’intera Unione Europea.
di Marco Malaguti
https://www.centromachiavelli.com/2026/09/09/elezioni-sassonia-anhalt-trionfo-afd-debacle-cdu-spd-analisi-risultati/
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Pioggia di Settembre
Le gru rigano lente il cielo,
più avido è il grido dei corvi;
e il primo tuono rotola improvviso
tra gli scogli lividi delle nuvole,
spaurisce tra gli alberi il vento.
La pioggia avanza come nebbia,
urlante incalza il volo dei passeri.
Ora scroscia sulla vigna, tra gli ulivi;
per la rabbia dei lampi preghiere
cercano le vecchie contadine.
Ma ecco un umido sguardo azzurro
aprirsi nel chiuso volto del cielo;
lentamente si allarga fino a trovare
la strabica pupilla del sole.
Una luce radente fa nitido
Il solco dell’aratro, le siepi s’ingemmano;
tra le foglie sempre più rade
splende il grappolo niveo
dei pistacchi.
- Leonardo Sciascia
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IN VIAGGIO CON GOETHE. CORSA NOTTURNA TRA LE ALPI
9 Settembre. Goethe si è svegliato dopo una notte passata presso la locanda del Passo del Brennero. Il viaggiatore dedica la prima parte della giornata alla scrittura, mentre al pomeriggio, dopo pranzo, fa una breve passeggiata nel minuscolo paese. Vorrebbe dedicarsi, come farà spesso d'ora in poi, al disegno.
Gli piacerebbe abbozzare uno schizzo della locanda che lo ospita, ma il locandiere si fa pressante: al mattino successivo gli serviranno i cavalli, e gli domanda se per caso non voglia proseguire il suo viaggio verso sud, essendo una notte di chiaro di luna, dunque adatta a viaggiare nelle buie strade dell'epoca.
Goethe accetta, e si mette in marcia al tramonto, destinazione: Trento. Quando Goethe arriva a Sterzing (Vipiteno) sono le nove di sera, ormai è buio. A mezzanotte è già 15 km più a sud, nel villaggio di Mittenwald (Mezzaselva) e attorno alle 3 raggiunge Bressanone.
La carrozza corre negli scuri boschi lungo il corso dell'Adige, mentre i monti si colorano di azzurro e di blu grazie ad uno splendido plenilunio.
Goethe annota:
"I postiglioni correvano così presto da togliere la percezione delle cose, e per quanto mi rincrescesse di attraversare quei posti bellissimi a folle velocità, di notte e quasi a volo, ero però felice in cuor mio che un vento propizio mi soffiasse alle spalle".
#InViaggioConGoethe
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🇩🇰 Cristiano X di Danimarca a passeggio per Copenaghen durante l'occupazione nazista (Danimarca, 1940)
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ANGELI E ARCHITETTURA - Makowecz Imre 90
🗓 dal 17 Settembre al 8 Ottobre
📍 Accademia d'Ungheria - Palazzo Falconeri, via Giulia 1, Roma
L’architettura di Imre Makovecz si concentra sulla memoria dell’umanità, sui segni antichi, sul trascendente e su ciò che si trova oltre il mondo visibile. La sua ispirazione nasce dagli esseri viventi della natura — alberi, animali, rocce — e dagli angeli. I suoi edifici sono creazioni spirituali, veri e propri “esseri viventi”, che si rivolgono direttamente a noi e instaurano un dialogo anche con gli angeli e con le sfere superiori. L’idea di “unire il cielo e la terra” attraversa ogni sua opera: si manifesta nelle forme, nelle strutture statiche e sul piano spirituale, come elevazione del mondo materiale e sua connessione con il trascendente attraverso l’anima.
Un altro elemento centrale della sua architettura è la creazione e il sostegno delle comunità umane, in sintonia con la fondazione delle comunità di San Francesco d’Assisi e con l’impegno sincero dedicato agli altri. Il dramma dell’esistenza umana, la continuazione della creazione attraverso l’uomo, sono componenti essenziali dei suoi edifici e del processo stesso del costruire. Le opere di Makovecz risvegliano in noi l’esperienza condivisa che giace nell’inconscio collettivo: parlano alla nostra anima e la elevano. Le case comunitarie e le chiese ispirano processi che mantengono e rigenerano le comunità, incoraggiando anche le generazioni più giovani a operare per la propria nazione e per il futuro dell’umanità.
Makovecz stesso ha dato vita a diverse organizzazioni, tra cui il Campo Estivo di Architettura di Visegrád per gli studenti di architettura, l’Associazione Károly Kós per gli architetti organici, e l’Accademia Ungherese delle Arti, dedicata alla vita artistica nazionale.
La mostra, realizzata per il 90º anniversario della nascita di Imre Makovecz, dopo la presentazione a Budapest viene ora proposta anche a Roma, per far conoscere il pensiero e gli edifici del grande architetto.
#eventi
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La vita è grande. Le possibilità di farla sempre più grande sono infinite. Siamo nati per vincere, per affermare, per l'eroismo, per il martirio, per l'intimo accordo con il mistero. Crudele, ma gloriosa offerta: chi la respinge abdica alla propria profonda realtà.
- Sibilla Aleramo
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Tutto riposa al raggio della luna,
Ma il viale è nell'ombra a noi davanti.
S'ergono all'aura in lunga fila bruna
I profili degli alberi giganti.
Biancheggia in fondo tacita la villa
Tutta chiusa, deserta o addormentata.
Non si scorge laggiù lume o scintilla,
Ma la vôlta del ciel tutta è stellata
Un poema infinito ed amoroso
Le foglie vi susurrano giulive...
Il parco nella notte appar festoso
E le statue intraviste quasi vive.
Dormono i nidi ed i fragili fiori
Posan col capo languido che pende,
Si confondon le forme ed i colori...
- E l'ombroso vial qualcuno attende. -
- Luigi Gualdo
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Nella consapevolezza che la volontà di dominio è ineliminabile negli individui come negli Stati, l’approccio realista – scrive Morgenthau – si prefigge di “reindirizzarla verso percorsi socialmente validi e vantaggiosi, di trasformarla, di civilizzarla. È il massimo che l’uomo può fare nell’affrontare una realtà psicologica e sociale a cui non può sottrarsi”.
di Elio Cappuccio
https://www.ilsussidiario.net/news/letture-il-realismo-politico-di-morgenthau-attenti-a-chi-pretende-di-correggere-il-mondo/2996797/
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Quello che io, con la mia flebile voce, ho sempre contestato e continuo a trovare vergognoso, fu il nostro modo di arrenderci. Noi eravamo un Paese vinto, che non si batteva più nemmeno per difendere il proprio suolo. Gli anglo-americani avevano preparato lo sbarco in Sicilia come un assaggio o prova generale di quello che si apprestavano a fare in Normandia. E ad accoglierli trovarono invece della gente che gli batteva le mani e gli chiedeva scatolame, cioccolata e sigarette. Cos'altro poteva fare, se non arrendersi, il governo di un popolo che si era già arreso? Solo che la resa potevamo farla in due modi: alle spalle e all'insaputa dell'Alleato, oppure avvertendolo che lo avremmo fatto perché non avevamo alternativa. Scegliendo la seconda strada, noi non avremmo salvato nulla, come nulla salvammo scegliendo la prima. Nulla, meno una piccola cosa, a cui noi italiani non diamo mai alcun peso: l'onore. Vinti sì, come può capitare a qualsiasi esercito e a qualsiasi popolo. Traditori, no. Fra le tante critiche mosse al Re e a Badoglio per il modo in cui condussero quella vicenda, non viene mai citata la parola d'onore che il Maresciallo dette all'Ambasciatore di Germania il 7 settembre, quando l'armistizio di Cassibile era ormai firmato, con cui il nuovo governo attestava la sua ferma volontà di continuare a battersi. Della nostra condizione politica e militare, nulla - intendiamoci - sarebbe cambiato. I tedeschi avrebbero ugualmente occupato quanto potevano occupare della Penisola, forse avrebbero arrestato il Re e Badoglio e disarmato le nostre truppe. E noi saremmo stati un Paese che, riconoscendosi vinto, deponeva le armi, e basta. Quello che ci disonorò fu il nostro passaggio nel campo nemico alle spalle dell'alleato, e quello che ci ridicolizzò fu la nostra pretesa, alla fine della guerra, di sedere al tavolo dei vincitori.
- Indro Montanelli
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IN VIAGGIO CON GOETHE. DALLA BAVIERA AL BRENNERO
La mattina dell'8 Settembre Goethe lascia Mittenwald entrando nell'Impero d'Austria presso la dogana di Scharnitz. L'obbiettivo è ambizioso: attraversare la valle dell'Inn in una sola giornata, arrivando al Passo del Brennero alla sera. Ad una mattina ove l'aria è "fredda come in febbraio" segue, nella valle austriaca, una giornata dal clima decisamente estivo. Goethe si dimostra un attento osservatore del tempo atmosferico. Incantato dagli idilliaci paesaggi tirolesi, forse citando i classici che narravano di montagne "adunatrici di nubi", Goethe lascia una toccante riflessione a proposito delle cime dei monti che osserva dalla valle dell'Inn:
"Ho avuto sovente modo di accorgermene viaggiando, passeggiando, andando a caccia, allorché ero costretto a fermarmi per giorni e per notti nei boschi montani o fra le rocce; e da allora m'è saltata in capo un'idea balzana, che non voglio chiamare con altro nome, ma di cui, come avviene delle idee balzane, non riesco a liberarmi.
M'insegue dappertutto come se fosse una verità, e perciò voglio esporla una buona volta, dato che così spesso mi trovo a dover mettere alla prova l'indulgenza degli amici.
Se osserviamo da vicino o a distanza le montagne e vediamo le loro cime ora splendenti nel sole, ora cinte di nebbie o fasciate da turbini tempestosi, oppure sferzate dalla pioggia, o coperte dalla neve, noi attribuiamo tutto ciò agli agenti atmosferici, poiché i nostri occhi possono perfettamente scorgere e seguire i loro moti e cambiamenti; mentre le montagne stanno immobili, nella loro forma originaria, davanti ai nostri sensi esterni.
Noi le crediamo morte per la loro fissità, le riteniamo inoperose a causa del loro stato di quiete.
Ma già da tempo non riesco ad astenermi dall'attribuire la maggior parte dei mutamenti che si producono nell'atmosfera a una forza interiore che tacitamente, occultamente emana da esse."
A sera, infine, Goethe giunge al Brennero, dove può ristorarsi nella locale osteria.
#InViaggioConGoethe
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VIAJE A ESPAÑA. Visita guidata e concerto
🗓 Venerdì 11 settembre 2026
🕕 visita guidata: ore 16.30
concerto: ore 18.00
📍Villa Lante, via Jacopo Barozzi 71, Bagnaia (Viterbo)
Venerdì 11 settembre il Festival Barocco Stradella arriva in uno dei luoghi più straordinari della Tuscia: Villa Lante a Bagnaia. Tra chitarre, liuto, colascione, percussioni e voce, l'ensemble La Nébuleuse ci conduce in un viaggio nella Spagna del Seicento, attraverso le musiche di Santiago de Murcia, Étienne Moulinié, Gaspar Sanz e Luis de Briceño. Un repertorio fatto di danza, ritmo, invenzione e colori mediterranei, affidato a un ensemble capace di restituirne tutta l’energia e la vitalità.
Imanol Iraola — percussioni e voce
Pierre Baptiste Brioude-Dhénain — chitarra barocca e colascione
Gabriel Rignol — chitarra e liuto
A seguire, giardino e villa aperti in orario serale. Il concerto è incluso nel biglietto di ingresso al complesso, secondo le tariffe e le esenzioni vigenti.
Prenotazioni 3281174564
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Progressista è una parola che è difficile ormai pronunciare senza arrossire, per la totale vacuità del significato che ha assunto. L'idea di progresso è stata ridicolizzata dalla storia, oltre che dal pensiero, ma a guardarci intorno si direbbe che nulla sia avvenuto. L'unico ambito in cui la parola «progresso» ha un significato incontrovertibile è quello tecnologico. Ma sappiamo benissimo che il progresso tecnologico può convivere con qualsiasi atrocità.
- Roberto Calasso
