en
Feedback
… 𝑭𝒓𝒂𝒈𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂.

… 𝑭𝒓𝒂𝒈𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂.

Open in Telegram

In filologia, un frammento è qualcosa che ci è pervenuto solo in parte e che risulta largamente corrotto, ma da cui si può comunque evincere il pensiero di chi l’ha scritto. Se non sai cosa dire, sei nel posto giusto, lo faranno gli antichi per te. 🏛️

Show more
Italy14 660The category is not specified
260
Subscribers
No data24 hours
-17 days
-330 days
Attracting Subscribers
May '25
May '25
+1
in 1 channels
April '25
+17
in 0 channels
Get PRO
March '25
+15
in 1 channels
Get PRO
February '25
+16
in 0 channels
Get PRO
January '25
+34
in 0 channels
Get PRO
December '24
+25
in 1 channels
Get PRO
November '24
+25
in 0 channels
Get PRO
October '24
+20
in 0 channels
Get PRO
September '24
+31
in 2 channels
Get PRO
August '24
+46
in 1 channels
Get PRO
July '240
in 1 channels
Get PRO
June '24
+62
in 2 channels
Get PRO
May '240
in 4 channels
Get PRO
April '240
in 2 channels
Get PRO
March '24
+22
in 3 channels
Get PRO
February '240
in 3 channels
Get PRO
January '24
+102
in 4 channels
Date
Subscriber Growth
Mentions
Channels
08 May0
07 May0
06 May0
05 May0
04 May+1
03 May0
02 May0
01 May0
Channel Posts
⸻ Il tuo bacio è un vischio, Timario, gli occhi una fiamma; come guardi bruci, come tocchi incateni. 📚 Meleagro, Antologia Palatina.

2
⸻ Oggi, 21 aprile 2025, si festeggia il 2778esimo compleanno di Roma. Lo storico romano Varrone, vissuto nel I secolo a.C, ba+1
⸻ Oggi, 21 aprile 2025, si festeggia il 2778esimo compleanno di Roma. Lo storico romano Varrone, vissuto nel I secolo a.C, basandosi su ricerche di storici precedenti, dedusse che la città era stata fondata in una data precisa, il 21 aprile 753 a.C. (ribattezzato successivamente come dies romana). I romani decisero di ufficializzare gli studi di Varrone, tanto da cambiare il loro calendario: fino a quel momento identificavano gli anni grazie ai nomi dei consoli eletti (così come accadeva nelle città greche, in particolare ad Atene, con gli arconti eponimi). Iniziarono così a contarli ab urbe condita, cioè dalla vera e propria fondazione. La leggenda sulla fondazione di Roma la conosciamo tutti, più o meno accuratamente, perché è una delle più famose al mondo: Rea Silvia (discendente di Enea, principe troiano, e figlia di Numitore, re di Albalonga) venne violenta dal dio Marte, da cui ebbe due gemelli, Romolo e Remo. Quando i due gemelli erano ancora neonati in fasce, il trono del loro nonno fu usurpato da Amulio, che ordinò ad un servo di uccidere tutti i maschi pretendenti alla successione. L’uomo però ebbe pietà delle piccole creature e le abbandonò in riva ad un fiume. Qui, i due piccoli furono trovati da una lupa che li allattò e li crebbe come figli propri nella sua tana. Divenuti ormai adulti, Romolo e Remo decisero di vendicarsi: uccisero Amulio e restituirono il trono a Numitore e per celebrare quella vittoria decisero di fondare una città proprio nel punto dove erano stati cresciuti dalla lupa. Come spesso accadeva in epoca antica, prima di fondare una città era necessario consultare gli dei, così i due fratelli si posizionarono su due dei sette colli in attesa di un presagio: Remo avvistò sei avvoltoi, Romolo ne vide dodici. Il giudizio delle divinità era palese, così Romolo fondò Roma tracciando il sacro perimetro, minacciando di uccidere chiunque lo avesse superato (anche in epoche più tarde quello stesso confine era riconosciuto dai romani, motivo per cui non era permesso attraversarlo con le armi). Ma Remo non aveva accettato la sconfitta, così decise di sfidarlo: i due si affrontarono in duello e Remo venne ucciso. Secondo altre versioni, in particolare quella di Plutarco, lo scontro avenne perché i gemelli non riuscirono a mettersi d’accordo sul colle su cui fondare la nuova urbe. Per quanto affascinante e sicuramente ancora oggi amata da tutti, la leggenda sulla fondazione di Roma non trova riscontri archeologici: secondo gli studiosi, Roma sarebbe nata dalla progressiva aggregrazione di centri urbani già presenti e probabilmente risalenti all'epoca etrusca (la città sarebbe dunque ben più antica del 753 a.C.). Inoltre, i colli erano una zona perfetta per le difese dalle aggressioni nemiche ed è impensabile che non vi sorsero già insediamenti prima di quella data convenzionale. Ciò non toglie che la narrazione delle vicende della nascita di Roma non smettono di avere fascino ancora oggi, a quasi tre millenni di distanza. 🏛️ Lupa Capitolina, scultura in bronzo etrusca di datazione ed autori incerti. 🖼 Marte e Rea Silvia, Paul Rubens.
143
3
Se avete voglia e se apprezzate i contenuti del canale, lasciatemi un piccolo potenziamento: aiutereste la mia rigidità mentale che non accetta il non avere i templi come sfondo. 🏛️ (E vi guadagnereste la mia immensa gratitudine). https://t.me/boost/dylansfragmenta
133
4
⸻ Lo sapeva bene Alessandro Magno, che in tutti i suoi viaggi portava con sé uno scrigno d'oro. Non vi erano custoditi tesori o talismani, ma i versi dell'Iliade. Leggeva, e si rileggeva, si raccoglieva, nel suo protagonista: il guerriero Achille che aveva scelto di morir giovane pur di avere fama immortale. Così Alessandro amava raccontarsi, dunque conquistò il mondo a suon di guerre, morì giovane e divenne immortale alla maniera dell'eroe greco. Anche io mi chiamo Alessandro, ma non ho doti militari, manie di conquista e pretese di immortalità. Non voglio morire giovane ma maturo, da raccolto; per questo nei miei viaggi porto un altro libro: l'Odissea. Leggo, e mi rileggo, mi raccolgo, in Ulisse. Che cosa ne sarà di me non lo so, ma mi auguro un biglietto di solo ritorno, a Itaca. 📚 Alessandro D’Avenia, Resisti cuore.
198
5
Video message
150
6
Di che schieramento sei?
140
7
Buongiorno Fragmentanuti. Presto vorrei parlarvi un po’ più nel dettaglio della Guerra del Peloponneso (che secondo me, per il livello di drama e di eventi che racchiude in sè, possiamo tranquillamente associare ad una versione antica del Grande Fratello), ma prima una domanda fondamentale. Siete Team Sparta o Team Atene?
141
8
⸻ La nostra è la sola tra le città dei nostri giorni ad affrontare la prova mostrandosi superiore alla sua reputazione, la sola a non offrire al nemico che l'ha attaccata motivo di indignazione per la qualità degli uomini che lo fanno soffrire, né offre al suddito motivo di rimprovero, come se fosse dominato da uomini indegni. Noi mostriamo la nostra potenza con grandi prove, non certo senza testimonianze, e siamo oggetto di ammirazione per gli uomini di oggi come lo saremo per quelli di domani: non abbiamo bisogno di un Omero che faccia il nostro elogio, né di uno che al momento diletti con le sue parole, mentre invece la verità distruggerà le sue congetture sui fatti; ma abbiamo costretto tutto il mare e tutta la terra a subire il nostro ardimento, e ovunque con i nostri cittadini abbiamo lasciato monumenti eterni. 📚 Tucidide, Guerra del Peloponneso (Secondo discorso di Pericle).
138
9
⸻ «Se è amore davvero, dimmi quant'è.» «È un amore miserabile quello che si può misurare.» «Voglio fissare un limite sino al quale essere amata.» «Allora dovrai per forza scoprire nuovo cielo, nuova terra.» 📚 William Shakespeare, Antonio e Cleopatra.
188
10
𝟑. 𝐈𝐅𝐈𝐆𝐄𝐍𝐈𝐀 𝐈𝐍 𝐀𝐔𝐋𝐈𝐃𝐄 Ifigenia in Aulide è una delle ultime tragedie scritte dal genio di Euripide, mentre si trovava in esilio volontario presso il re di Macedonia, e non fu mai rappresentata dall’autore. La prima vera rappresentazione avvenne solo postuma, da un membro della sua famiglia. La storia è ambientata nell’accampamento provvisorio greco in Aulide, sulla costa della Beozia, dove le navi dirette a Troia sono bloccate a causa della mancanza di vento. Dopo aver interrogato gli dei, l’indovino Calcante afferma che la dea Artemide è adirata: infatti Agamennone durante una battuta di caccia avrebbe ucciso una cerva a lei sacra (secondo alcune varianti del mito originale, Agamennone si sarebbe invece vantato di essere migliore della dea nella caccia, causandone la furia). Calcante sostiene che per rimediare al torto subito, la dea Artemide esige che il comandante acheo sacrifichi sua figlia Ifigenia, che però è rimasta a casa, a Micene. Agamennone così le scrive una lettera, promettendole un fasullo matrimonio con Achille per attirarla in Aulide. Una volta giunta lì assieme alla madre, verrà presto fuori la verità: Clitemnesta si infuria, così come Achille, il cui nome era stato macchiato da un inganno ignobile. Ciò che stupisce tutti è però la decisione finale di Ifigenia che, dopo un primo momento di shock, decide volontariamente di sacrificarsi per il bene dei greci: nella versione euripidea, al momento del sacrificio la ragazza scompare, ed al suo posto la dea Artemide lascia una cerva. Secondo una versione più cruenta e brutale del mito, però, la fanciulla viene costretta con la forza al sacrificio e lì troverà la morte, cosa che farà prendere a Clitemnestra la fatale decisione di vendicarsi del marito una volta tornato da Troia. « Non mi uccidere prima del tempo, non mi costringere a visitare le plaghe sotterranee: è dolce guardare la luce del sole. Per prima ti chiamai padre e me per prima tu chiamasti figlia; per prima, accoccolandomi sulle tue ginocchia, a te io diedi e da te ricevetti tenere carezze. »
138
11
𝟐. 𝐇𝐄𝐑𝐂𝐔𝐋𝐄𝐒 𝐄 𝐋𝐄 𝟏𝟐 𝐅𝐀𝐓𝐈𝐂𝐇𝐄 Per quanto ami il cartone animato disneyano Hercules, il suo più grande limite è quello di tralasciare gli episodi fondanti della storia dell’eroe, probabilmente per motivi di tempo, le fatiche. Le dodici fatiche di Eracle -guai a voi se lo chiamate Ercole mentre siamo in un contesto ellenico- sono uno degli episodi più famosi e popolari della mitologia: si tratta di vere e proprie imprese che l’eroe compie per espiare la sua colpa di aver ucciso tutta la sua famiglia. Infatti, preda di una follia suscitata da Era, folle di gelosia per l’ennesimo tradimento di suo marito Zeus, l’eroe aveva ucciso la moglie e i suoi figli. Dopo un periodo trascorso in solitudine, preda dei sensi di colpa, Eracle si rifugia a vivere in solitudine, ma un oracolo pronunciato da Delfi gli comunica che, per riparare a ciò che ha fatto, si sarebbe dovuto recare presso il re Euristeo, colui che gli aveva strappato i diritti al trono di Tirino, e che avrebbe dovuto servirlo per dodici anni. Una volta giunto a Tirinto, il re cerca di scegliere i compiti più impossibili per causare la morte del semidio e rivale, e gli affida ben 12 dodici missioni (originariamente erano 10 ma 2 furono giudicate non valide dal sovrano) con la speranza che Eracle muoia durante il compimento di una di queste avventure fuori da ogni concezione umana. L’ordine tradizionale delle fatiche è riportato dalla fonte Pseudo-Apollodoro e sono: -Uccidere l’invulnerabile leone di Nomea e portare la sua pelle come trofeo. -Uccidere l’Idra di Lerna. -Catturare viva la cerva di Cerinea. -Catturare il cinghiale di Erimanto. -Ripulire in un giorno le stalle di Augia. -Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo. -Catturare il toro di Creta. -Rubare le cavalle di Diomede. -Impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni. -Rubare i buoi di Gerione. -Rubare i pomi d’oro del giardino delle Esperidi. A queste fantasmagoriche imprese, nel corso dei secoli è stato dato un significato filosofico e morale: la figura di Eracle può essere associata a quella dell’uomo che nel corso della sua vita si trova ad andare in contro ad ostacoli ed impedimenti, spesso apparentemente insormontabili. Tali impedimenti offrono di conseguenza una sorta di percorso spirituale attraverso le quali l’uomo stesso sarà in grado di raggiungere l’aspirazione più alta per gli antichi, quella dell’immortalità.
75
12
𝟐. 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐘 𝐉𝐀𝐂𝐊𝐒𝐎𝐍 Mentirei se dicessi che da bambino uno dei miei primi passi verso la mitologia li ho mossi grazie alla lettura di questa saga di romanzi e successivamente con la visione dei film, una volta grandicello. Proprio in virtù di questo, nonostante il contesto non sia particolarmente accurato, credo che il mondo creato da Rick Riordan sia il giusto modo per fruire dei temi della mitologia, magari assieme alla propria famiglia, senza tralasciarne gli aspetti più crudi e violenti che di fatto vengono smussati e trattati con enorme accortezza dall’autore e dai registi. Generalmente, il film si pone l’obbiettivo di narrare un mondo mitologico che non ha mai cessato di esistere: centro del mondo antico era una volta la Grecia, per poi spostarsi verso Roma. Così gli olimpi hanno seguito il corso della storia, cavalcando l’onda delle potenze europee e poi mondiali, e nel mondo immaginato da Riordan le entità divine ora si trovano proprio in quello che è il centro di potenza mondiale, gli Stati Uniti. Ma nonostante i secoli, niente nelle teste divine è cambiato: continuano a farsi la guerra, a tradirsi, ad unirsi ai mortali e a generare con loro mortali che seguiranno le orme dei loro antenati ellenici. Una cosa che apprezzo e ho apprezzato molto in passato di questa saga è l’accuratezza: seppur in chiave moderna, le storie, gli intrighi, i rapporti tra i personaggi risultano quasi sempre perfettamente coerenti con la tradizione, cosa che rende Percy Jackson un campo di allenamento perfetto per chiunque sia appassionato di mitologia greca.
62
13
Nell'ultimo periodo dell'VIII secolo e primi decenni del VII avvenne con ogni probabilità la composizione dei due grandi poemi epici che i greci per secoli consideravano fondamentali per l'educazione di ogni cittadino e per la formazione della loro identità collettiva. Stiamo parlando dell'iliade e dell'Odissea, che la tradizione vuole attribuire ad Omero, della cui reale esistenza storica però non abbiamo alcuna prova. Non a caso abbiamo usato la parola composizione, neutra rispetto al difficile problema delle modalità di creazione dei poemi: essi infatti furono recitati a lungo oralmente e conservano tracce evidenti di questa fase; solo in un secondo tempo furono messi per iscritto. In tali racconti, notiamo come la società umana sia fortemente legata a quella divina, che diventa parte integrante della vita stessa: il punto fondamentale è dunque che i miti, per i greci, non erano semplicemente favole della buonanotte, bensì un chiaro messaggio storico del passato, qualcosa che spiegava e raccontava aneddoti che nessun uomo era stato in grado di vedere con i propri occhi e che godeva di grandissima autorità e credibilità. Questa concezione è dovuta al fatto che la religione greca viene definita poleica, ovvero strettamente legata alla polis: non c'era il concetto di fede che caratterizza le maggiori religioni monoteiste, anzi, vigeva un principio di do ut des ("do affinche tu dia"), secondo cui il cittadino -e non l'essere umano, ma l'uomo in quanto abitante di una polis e quindi in possesso di diritti civili- faceva delle offerte e giurava fedeltà ad un dio in cambio di successo nella vita, in cambio della fama, elementi che trovavano quasi sempre la massima espressione nella vita politica. Basti pensare anche solo al coinvolgimento attivo posseduto dagli oracoli a cui le città si rivolgevano durante i periodi di guerra: la Pitia, sacerdotessa di Apollo presso il tempio di Delfi, veniva spesso interrogata sulle sorti in battaglia o sulle decisioni da prendere per quanto riguardava l’esercito.
62
14
𝟏. 𝐈𝐍𝐓𝐑𝐎𝐃𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 Avendo presente a grandi linee la divisione dell'età nella storia greca, possiamo dire che il mito assume una diversa forma in ognuna di essa, evolvendosi sia con la scrittura, sia con vari tipi di trasmissione orale. Per quanto riguarda l'età arcaica, l'assenza di documenti scritti rendono impossibile ricostruire le tipologie di mito e le storie che venivano raccontate esclusivamente oralmente. A partire dai primi decenni dell'VIII secolo, i greci entrano però in contatto con i Fenici: traendo ispirazione dall'alfabeto fenicio, venne inventato l'alfabeto greco, da cui poco dopo deriverà l'alfabeto latino. La scrittura era formalmente scomparsa più di tre secoli prima, con la caduta della società palaziale micenea, e il mondo greco non aveva più posseduto alcun sistema di scrittura. L'alfabeto rivelò ben presto le sue eccezionali potenzialità: va sottolineata soprattutto la facilità con cui poteva essere appreso, una circostanza che permetterà al mondo greco di raggiungere con relativa rapidità livelli di alfabetizzazione non più superati fino all'età moderna. Per lungo tempo si è pensato che la principale utilizzazione dell'alfabeto in età arcaica, e quindi la spinta più forte per la sua invenzione, sia stata in campo commerciale, per favorire transizione e contratti. In realtà, esistono fortissimi dubbi al riguardo: per esempio i numeri, indispensabili per fare i conti, furono introdotti solo molto più tardi. Una recente teoria, traendo spunto dalla sorprendente presenza di vocali lunghe e brevi, pressoché inutili negli usi quotidiani della scrittura, ritiene che l'alfabeto sia stato in primo luogo adoperato per trascrivere racconti precedentemente cantati. Per quanto riguarda l'età arcaica, l'assenza di documenti scritti rendono impossibile ricostruire le tipologie di mito e le storie che venivano raccontate esclusivamente oralmente. A partire dai primi decenni dell'VIII secolo, i greci entrano però in contatto con i Fenici: traendo ispirazione dall'alfabeto fenicio, venne inventato l'alfabeto greco, da cui poco dopo deriverà l'alfabeto latino. La scrittura era formalmente scomparsa più di tre secoli prima, con la caduta della società palaziale micenea, e il mondo greco non aveva più posseduto alcun sistema di scrittura. L'alfabeto rivelò ben presto le sue eccezionali potenzialità: va sottolineata soprattutto la facilità con cui poteva essere appreso, una circostanza che permetterà al mondo greco di raggiungere con relativa rapidità livelli di alfabetizzazione non più superati fino all'età moderna. Per lungo tempo si è pensato che la principale utilizzazione dell'alfabeto in età arcaica, e quindi la spinta più forte per la sua invenzione, sia stata in campo commerciale, per favorire transizione e contratti. In realtà, esistono fortissimi dubbi al riguardo: per esempio i numeri, indispensabili per fare i conti, furono introdotti solo molto più tardi. Una recente teoria, traendo spunto dalla sorprendente presenza di vocali lunghe e brevi, pressoché inutili negli usi quotidiani della scrittura, ritiene che l'alfabeto sia stato in primo luogo adoperato per trascrivere racconti precedentemente cantati.
82
15
𝐈 - 𝓣𝐑𝐀 𝐂𝐈𝐍𝐄𝐌𝐀 𝐄 𝐌𝐈𝐓𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀, con 𝑇𝘩𝑒 𝑆𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝘩 𝐴𝑟𝑡. « . . . 𝑁𝑒𝑙 𝟺𝟽𝟽 𝑎. 𝐶. 𝐴𝑡𝑒𝑛𝑒 𝑓
𝐈 - 𝓣𝐑𝐀 𝐂𝐈𝐍𝐄𝐌𝐀 𝐄 𝐌𝐈𝐓𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀, con 𝑇𝘩𝑒 𝑆𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝘩 𝐴𝑟𝑡. « . . . 𝑁𝑒𝑙 𝟺𝟽𝟽 𝑎. 𝐶. 𝐴𝑡𝑒𝑛𝑒 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑣𝑎 𝑙𝑎 𝐿𝑒𝑔𝑎 𝐷𝑒𝑙𝑖𝑜-𝐴𝑡𝑡𝑖𝑐𝑎. 𝑁𝑜𝑛 𝘩𝑜 𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑚𝑖𝑟𝑒 𝑒𝑠𝑝𝑎𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝘩𝑒 𝑑𝑖 𝐴𝑡𝑒𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 𝘩𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑖𝑜𝑠𝑖𝑎𝑡𝑎𝑠 𝑐𝘩𝑒 𝑐𝑎𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑣𝑎 𝑖 𝑔𝑟𝑒𝑐𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜. 𝐼𝑛 𝑛𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜, 𝘩𝑜 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑣𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑐𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑝𝑢𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑚𝑖 𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑛𝑡𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑖 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜. »
82
16
Cari Fragmentanauti, è con piacere che vi comunico la nascita di una nuova rubrica: per rendere il canale più dinamico, ho pensato di avviare una serie di collaborazioni con gli altri canali. Per inaugurare questa iniziativa, vi annuncio la prima collaborazione con @thseventh (vi lascio il link del canale nei commenti): parleremo del rapporto tra cinema e mitologia, affrontando film e miti rappresentati (magari a volte non del tutto). Vi invito ad iscrivervi al suo canale per avere un quadro completo. Come avverrà concretamente la collaborazione? Io e Magnolia posteremo alternativamente nei nostri canali ciò che abbiamo elaborato, a partire dalla giornata di domani alle 17.40 in punto. Perciò sintonizzatevi e state pronti a saltellare da un canale all'altro in questo viaggio tra cinema e mitologia. Ευχαριστώ a tutti voi per l'attenzione e buona lettura! 🎬🏛️
109
17
⸻ Oggi, le idi di marzo, cade forse la data che più persone conoscono o ricordano: secondo il calendario romano, idus era il
⸻ Oggi, le idi di marzo, cade forse la data che più persone conoscono o ricordano: secondo il calendario romano, idus era il quindicesimo giorno di ogni mese ma solo quelle di marzo (Idus Martiae) sono passate alla storia a causa del cosidetto cesaricidio, l'assassinio di Gaio Giulio Cesare che, secondo le fonti, sarebbe avvenuto proprio in questo giorno nel 44 a.C. Siamo in un contesto molto turbolento della storia romana: nominato console nel 59 a.C, Giulio Cesare stava guidando vittoriosamente le legioni romane durante le campagne in Gallia ed emergeva come personalità di spicco nel triumvirato di alleanza stretto con Crasso e Pompeo. In un periodo che ora identifichiamo come preparatorio alla futura età imperiale, Roma guardava con sospetto ad ogni tipo di potere personale e l'egemonia di stampo ellenistico che Cesare stava cominciando a perseguire (alcuni lo chiamavano rex e lui stesso si faceva raffigurare in statue dalle fattezze simili a quelle degli dei) fece storcere il naso a molti politici filo-repubblicani. Come ci riporta Svetonio, il giorno delle idi di marzo dedicate al dio della guerra Marte, durante una seduta in Senato, Cesare venne circondato dai congiurati con la scusa di rendergli onore e di chiedergli un favore: Cimbro Tillio, capo della congiura, lo afferrò per la toga mentre un altro congiurato lo accoltellava alla gola. Cesare tentò di difendersi ma fu colpito ancora, più volte e da più persone contemporaneamente. Le fonti citano più di ventitré pugnalate, durante le quali avrebbe gridato la leggendaria frase "Anche tu, Bruto, figlio mio?" (Tu quoque, Brute, filii mi?") dopo aver riconosciuto tra gli assalitori anche Marco Bruto, figlio illegittimo avuto dalla sua amante. Secondo il medico che lo visitò dopo essere stato trasportato a casa, ci racconta Svetonio, nessuna delle ferite che riportò risultarono mortali, fatta eccezzione della seconda che lo colpì al petto. La cosa più ironica è che alla morte di Cesare cominciò ad emergere la figura di suo figlio adottivo, Ottaviano, che segnò definitivamente la morte della repubblica, aprendo per Roma un capitolo che l'avrebbe presto portata a diventare caput mundi. Da quel giorno, per ricordare un grande uomo, si decise che in segno di rispetto non si sarebbe mai più riunito il senato in seduta il giorno delle idi di marzo. « Così egli operò e creò, come mai nessun altro mortale prima e dopo di lui, e come operatore e creatore Cesare vive ancora, dopo tanti secoli, nel pensiero delle nazioni, il primo e veramente unico imperatore. » 📚 Thomas Mommsen, Storia di Roma antica. 🖼 Morte di Giulio Cesare, Vincenzo Camuccini.
152
18
⸻ E fu così che l’innocente Psiche, senza accorgersene, si innamoró di Amore. E subito arse di desiderio per lui e gli si abbandonò sopra e con le labbra schiuse per il piacere, di furia, temendo che si destasse, cominció a baciarlo tutto con baci lunghi e lascivi. 📚 Apuleio, Metamorfosi.
253
19
🏛️SPAZIO PUBBLICITÁ 🏛️ Vorrei dedicare uno spazio agli altri canali, per cui se desiderate essere pubblicizzati, commentate con link + descrizione del vostro canale o contattatemi in privato (@marsinscorpio) per essere programmati. La pubblicità è prevista per domani sera e durerà 24 ore per questioni di ordine. Ps: Lo scambio di pubblicità è sempre ben gradito.
46
20
⸻ Fra tutti quanti hanno anima e ragione, noi donne siamo le creature più infelici. Prima, a prezzo di ricchezze esorbitanti, ci dobbiamo comprare uno sposo e prenderci un padrone per il nostro corpo; e questo è il male più doloroso. L'incognita più grande è se ne troveremo uno buono o uno cattivo. La separazione è un disonore per le donne e ripudiare lo sposo non si può. Una volta arrivata tra nuove abitudini e costumi, dovrebbe essere un'indovina per sapere con che genere di compagno avrà a che fare, né certo poteva saperlo quando era ancora a casa sua. Se poi lo sposo, con quelle di noi che portarono a buon fine i loro sforzi, riesce a convivere sopportando il gioco volentieri, allora è una vita invidiabile; altrimenti non resta che morire. Un uomo, invece, quando si sente oppresso dalla convivenza in casa, può uscire e liberare il proprio cuore della pena. Noi, invece, siamo costrette a guardare una persona sola. Dicono di noi che viviamo al sicuro dentro casa, mentre loro combattono in battaglia. Sono pazzi! Vorrei piuttosto trovarmi tre volte in prima linea, che partorire anche una volta sola! 📚 Euripide, Medea. 𝐂𝐞𝐥𝐞𝐛𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐨𝐠𝐠𝐢.
174