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Elisa Renaldin | Vita Fuori Copione 🎭

Elisa Renaldin | Vita Fuori Copione 🎭

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Appunti random su libertà, relazioni, presenza e creatività. Aiuto umani stanchi del solito copione, a riprendersi il ruolo di protagonisti.

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Ci sono momenti della vita che assomigliano a delle tempeste o a delle perturbazioni mentre si sta navigando in mare aperto. La mente può iniziare a pensare, pensare, pensare... e infarcirsi di preoccupazioni, ipotesi negative, anticipazioni non belle, idee disfattiste. Il corpo segue a ruota, perché il pensiero ostile e pressante, esercita un effetto indebolente sul fisico: si resta col fiato corto tutto il tempo, non ci si sente, ci si abbandona per stare dietro alla corsa in cui si è immersi. Ma è proprio in quei momenti che il capitano della nave deve tenere le mani ben salde sul timone. Restare radicato, scacciare i pensieri inutili, rimanere focalizzato nel presente, momento dopo momento, come se fosse l'ultimo. Questo momento che stai vivendo è l'unico. Questo respiro che stai facendo è l'unico. Solo questo, che vivi essendo presente. Il resto è non vita, è ipnosi, è sequestro. Per questa ragione, qualsiasi perturbazione tu stia attraversando, ricordati di Te, sempre. Resta in contatto col tuo respiro e col tuo corpo, percepisci la vita che continua a scorrere dentro di te, nelle tue vene, sottopelle, nell'aria che entra ed esce da te. Non permettere a niente e a nessuno di sequestrarti, imponi lo stato di Presenza al tuo intero essere, e qualsiasi attraversata, sarà più lieve. ❤️🔥

Dicesi Recinti Percettivi Individuali e Autoindotti 😉

Non viviamo nel mondo, viviamo nella descrizione che facciamo del mondo. La nostra lingua non è una finestra sulla realtà, è
Non viviamo nel mondo, viviamo nella descrizione che facciamo del mondo. La nostra lingua non è una finestra sulla realtà, è la planimetria stessa della nostra prigione. WITTGENSTEIN

In linea generale, oggi più che mai, il mio obiettivo è: "salviamo i sani", perché trovo assurdo che persone vive, belle, intense e sensibili, si sentano degli alieni su un pianeta inospitale. Io so cosa significa, perché ho vagato in lungo e in largo, da sola, passando da un clan all'altro senza mai sentirmi davvero a casa. Poi la casa va trovata dentro, per non sentirsi estranei a se stessi, ma a un certo punto devi trovare i tuoi simili, assieme ai quali puoi finalmente aprirti, mostrarti, vivere chi sei davvero.

Quando una persona AMA se stessa, si sente, si vede. Emana un'energia speciale, brillante, magnetica. Amarci è il dono più grande che possiamo fare al mondo. ✨💖✨

Quando mi parlano di "libero arbitrio", sorrido. Siamo tutti convinti di poter scegliere, quando il più delle volte veniamo agiti e pensati da meccanismi e dinamiche che stanno molto al di sopra (o al di sotto) di noi. Questo significa che NON abbiamo scelta? Come sempre, la risposta più onesta è: dipende. Dipende dal livello di consapevolezza, perché senza di essa, non ci sono scelte, ma risposte automatiche. C'è un momento esatto in cui ci troviamo a un bivio: strada vecchia/strada nuova. Vecchie abitudini, vecchie piste, solite modalità, solite reazioni e dinamiche (in sostanza, vecchio copione, solito personaggio)... oppure attenzione vigile, presenza e: nuovo personaggio, nuovo copione, nuove modalità... nuovi effetti. La scelta si può prendere in due modi: accorgendosi e "forzandosi" un po' (per programmarsi volontariamente a una nuova modalità, spesso non senza lotta o sforzo... a volte riesce, a volte no), oppure spostandosi vibrazionalmente, ovvero richiamando una nostra frequenza migliore, più vicina al nostro Sé Autentico che, da solo, va verso ciò che è meglio per noi su tutti i livelli (anche questa richiede impegno e volontà, ma non sforzo, è un pochino diverso). In ogni caso, prima di agire, scegliere o parlare, è necessario attivare la Presenza, l'Osservatore, l'Attenzione Vigile, o saremo agiti dagli automatismi e non saremo - per l'ennesima volta - noi, a scegliere. Quindiba cosa si riduce questi libero arbitrio? Alla scelta interna di dove collocarci mentalmente, emotivamente e vibrazionalmente. La scelta riguarda l'interno, non l'esterno, riguarda la scelta di cosa pensare e cosa sentire. Lí sì, che possiamo scegliere, ma solo se ci accorgiamo chi siamo, dove siamo, e da dove agiamo. Diversamente, replicheremo il solito copione, con le solite battute e movimenti di scena appresi in precedenza. Come fare questo switch? Lo ripeterò fino alla nausea: bisogna passare dal ricordo di Sé, non ci sono santi. Solo da lì mi accorgo del solito copione, e solo da lì sono cosciente della mia recita, con la possibilità di spostarmi e scegliere altro. Il percorso "Diventa Protagonista", ha proprio questo obiettivo. Non aggiungere, ma togliere. Non forzare, ma accompagnare. Non lottare, ma imparare a fluire... 👇 https://elisarenaldin.it/diventa-protagonista/

Ricordo, per chi vuole interagire, commentare i post e rapportarsi ad altri, che c'è il gruppo Teatro Trasformativo: https://t.me/teatrotrasformativo Tra poco questo canale cambierà forma, probabilmente cambierà nome o forse ne aprirò uno nuovo che avrà la sezione commenti. Vedremo....

A volte le proprie energie si abbassano talmente tanto da spostare profondamente la percezione di se stessi e della realtà circostante. Può capitare di sentirsi da un giorno all'altro dentro a un film, a una recita, che ha cambiato toni e stile, e in cui si vive maggiormente il disagio, il malessere, o una profonda tristezza. Le cause possono essere innumerevoli: dal percepire le energie collettive all'aver riattivato qualche ferita personale, dalla preoccupazione improvvisa per una situazione all'avere timore di non farcela in qualche aspetto della propria vita. Se si permane in quello stato, si scende sempre più giù, in caduta libera, senza alcun appiglio a cui potersi aggrappare. Ma poi basta un cambio percettivo, uno slittamento interiore, uno spostamento di visione, e tutto cambia. Da un momento all'altro, la situazione è vista con altri occhi, e tutta quella fatica, paura o malinconia, semplicemente "svaniscono"... È come svegliarsi in un altro film. Qual è la versione reale della storia? La prima o la seconda? Entrambe. In entrambe le visioni eravamo e siamo in un contesto "reale", nel senso che lo percepiamo come tale. La situazione esterna magari non è cambiata, ma siamo noi che ci siamo spostati a livello percettivo. Dalla pesantezza alla leggerezza, dopo aver osservato e consapevolizzato il proprio sentire senza giudicarlo né rifiutarlo. Ciò che ci manca, a volte, è proprio un ascolto profondo di ciò che stiamo attraversando. Perché non lo facciamo? Perché a volte la pressione è troppa, il disagio è forte, e tendiamo ad allontanarci dal dolore, oppure ne restiamo invischiati. Magari abbiamo anche gli strumenti, ma sembrano inefficaci. Ecco, quelle sono le volte in cui la presenza e il sostegno dei propri simili, possono fare la differenza. Perché sentirsi visti, accolti o anche solo ascoltati, sposta la percezione di noi stessi e del nostro vissuto. La sposta eccome. E così, si passa dal vedere nero al vedere azzurro, dal sentire pesantezza nel corpo al sentirsi più leggeri e sciolti. Questa è la magia delle connessioni autentiche, un tipo di interazione che può farci sentire a casa, al sicuro. Ogni individuo che fa un lavoro su se stesso, si avvicina di un passo a quelle connessioni autentiche, perché diventa ogni volta più vero, più fedele a se stesso, pronto a mostrarsi, a vedere e ad essere visto. Quando si verificano questi slittamenti percettivi di cui parlavo all'inizio, non siamo improvvisamente "cambiati", né le situazioni si sono magicamente "risolte", siamo solo usciti da un copione e da un personaggio. Da un Recinto Percettivo. Siamo usciti da uno stato di coscienza per entrare in un altro. Siamo sempre noi, ad una banda di frequenza più alta, e abbiamo accesso ad altre risorse, le situazioni appaiono meno difficili, i problemi meno pesanti, le soluzioni più accessibili, con una condizione interiore di possibilità, anziché di impotenza. Quindi prendersi davvero cura di se stessi, e in certi casi chiedere un aiuto, anche minimo, sono gli elementi che ci salvano nei momenti difficili. Non dobbiamo per forza fare sempre tutto da soli, e ve lo dice una che piuttosto che chiedere aiuto, si ammazza 😅 Quindi il progetto Umanità all'Unisono, se non fosse ancora chiaro, vuole creare una comunità energetica di individui che si aiutano tra loro, anche a distanza, anche solo con l'energia e gli intenti, se non proprio con l'ascolto. Anche con la condivisione, col supporto di una parola o di un abbraccio, quando possibile. Lo scopo ultimo di tutti i miei lavori (corsi, workshop, gruppi in presenza e online, sessioni, eventi...) va in quella direzione. Per questo non lavoro con tutti, ma solo con quelli che hanno capito che il mondo si cambia a partire da sé, e che desiderano vedere una realtà trasformata dalle loro trasformazioni personali, (perché è così che funziona) 😉 Allora, cosa aspetti a fare il prossimo passo?? 😎 Il prossimo seminario è a fine Marzo a Padova. Poi ce ne saranno altri nel Nord Italia. Vuoi far parte del cambiamento?

Quando avevo 17 anni, in uno dei tanti momenti critici della mia giovane vita, ho cercato di esprimere cosa vivevo, come stavo, a mia madre. La sua reazione è stata un rifiuto di ciò che stavo vivendo, e la sua sentenza è stata: "tu non puoi sentirti così". Negli anni ho autorizzato me stessa in moltissime espressioni emotive che erano rimaste intrappolate, e anche il teatro è stato uno strumento importante, forse il primo davvero efficace, prima di intraprendere altri percorsi. Quelle parole di mia madre, però, ogni tanto sono tornate su, e poco importa se oggi so che il mio vissuto emotivo era troppo dirompente per la sua rigidità interiore...che la destabilizzava... e che non era preparata per una figlia come me. Sono prese di coscienza mentale, più che emotiva. Quelle parole sono pesate tutte le volte in cui ho nascosto la mia fragilità e la mia emotività, sono pesate ogni volta che cercavo di nascondere i miei subbugli emotivi, cercando di non mostrare i miei lati sensibili. Perché quelle parole hanno risuonato come una condanna: "tu non puoi sentirti così". È la negazione di ciò che c'è. È il giudizio su ciò che si sente. È il rifiuto di ciò che si vive. È la soppressione del vero. Credo che molte persone sentano il giudizio su ciò che provano emotivamente, credo che molti sentano a volte, da qualche parte, una voce che dice: "tu non puoi sentirti così". E questo porta a non ascoltarsi veramente, a sopprimere stati emotivi, a non accettarli, a non esprimerli e a non condividerli. Perché c'è quel giudice interno, che dice: "no, non puoi", cioè "non vai bene", cioè "non sei autorizzato a". Questa autocondanna è atroce e impedisce davvero tanto di esprimere se stessi, specie nei momenti di difficoltà, quando si avrebbe tanto bisogno di parlare ed essere semplicemente ascoltati, accolti, visti. Non giudicati. Non rifiutati. Il giudizio verso se stessi porta al giudizio verso gli altri, il che torna indietro come un boomerang le volte in cui si prova ad aprirsi. Insomma, un tetris da cui è difficile uscire, in primis ascoltando, accogliendo e amando se stessi, anche e soprattutto in quei momenti di tristezza, disagio, disperazione o dolore che nella vita si attraversano. Io non prometto guarigioni miracolose, metodi perfetti e trasformazioni istantanee, ma di sicuro su una cosa mi impegno da sempre: mostrare vie d'uscita che ho attraversato io per prima, e se c'è una cosa che mi sta a cuore, è proprio vedere le persone che rifioriscono per davvero. Perciò, cercare di guarire quelle ferite, almeno un po', e aiutare a dismettere i panni del vecchio personaggio che abitiamo da anni e che continua a tormentarci con quel "tu non puoi sentirti così", è una delle mie priorità. Per questo ho creato i percorsi, per questo faccio i residenziali, per questo faccio sessioni individuali e di gruppo. Per favorire la liberazione da tutto questo. Perché mostrarsi senza maschere, e sentirsi autorizzati a farlo senza temere di essere giudicati, sapendo di poter trovare orecchie sensibili, braccia pronte, occhi amorevoli e mani amichevoli, è ciò che desidero per questa nostra stramba Umanità. Elisa

PADOVA arrivo!! Il 28 e 29 Marzo sarò nella splendida location dell'Oasi Bettella, per parlare di Relazioni, e molto altro...
PADOVA arrivo!! Il 28 e 29 Marzo sarò nella splendida location dell'Oasi Bettella, per parlare di Relazioni, e molto altro...

Stamane un caro amico mi ha fatto gli "auguri di San Valentino per il tuo cuore", l'ho trovato un gesto delicato. Così oggi anch'io ho augurato buon San Valentino a tutte le donne che ho incontrato alla cassa o nei negozi dove sono stata, e mi hanno ricambiato tutte con un bellissimo sorriso... È un gesto inusuale, che per me va oltre la mera ricorrenza, e punta a ricordare che l'Amore per se stessi ha la precedenza assoluta su tutto e tutti, poiché è lì che si trova il vero nutrimento. San Valentino è solo un pretesto per ricordarlo, per ricordarci del nostro Cuore e di quanto Amore e attenzione meriti di ricevere, a prescindere.

NOVITA'!!! 🥳 Per questioni logistiche e organizzative, il workshop "Ritorno alle Origini" sarà sostituito con... https://eli
NOVITA'!!! 🥳 Per questioni logistiche e organizzative, il workshop "Ritorno alle Origini" sarà sostituito con... https://elisarenaldin.it/spirito-vivo/

A volte capita di comportarsi in un modo che non è il nostro... Vorresti dire una cosa e non la dici, vorresti fare una cosa e non la fai... oppure non vorresti dire o fare una cosa e ti ritrovi a dire o a fare esattamente quello. Quello/a non sei tu. Sono le tue programmazioni. Sono comportamenti acquisiti, sono credenze installate, sono adattamenti che arrivano da un passato in cui ci si è dovuti proteggere da qualcosa o da qualcuno. Spesso sono le voci di qualcuno per noi importante, che con le sue "sentenze" ancora riecheggia da un tempo remotissimo. Finché non ce ne accorgiamo, continuiamo a procedere in modo automatico. Salvo poi rammaricarci per aver o non aver detto, fatto. Ma, se arriva, questa consapevolezza sopraggiunge sempre DOPO. Per questo parlo di atto liberativo e non evolutivo. Non c'è niente da evolvere, c'è da ripulire, togliere, alleggerire, liberare. E là sotto, magicamente, emerge un Sé Autentico che fa e dice la cosa giusta. Per arrivarci, bisogna partire da qualcosa: dal rapporto con se stessi. Guardare dentro, osservare, e con ostinata gentilezza (o con gentile ostinazione), iniziare a sciogliere un nodo dopo l'altro. Per questo ho creato il percorso "Tutto è Relazione: quando tu cambi, cambia tutto", il cui primo step si intitola "Ritorno alle Origini". Prossime date: 31.01, 01.02 a VARESE 28, 29.03 a PADOVA Non rimandare. Il momento è adesso. https://elisarenaldin.it/ritorno-alle-origini/

"Vedere per credere" è un assunto vecchio quanto il mondo, ma non sempre risponde a verità. Quando gli occhi sono "chiusi", o "ciechi", vedere non basta. Tante volte nemmeno di fronte all'evidenza più spudorata, si vuole ammettere che sia "proprio così". Perché? Per difesa, per paura, per rabbia (notoriamente "cieca"). E allora entra in campo l'altro assunto, quello che richiede di mettersi in gioco per avere le cosiddette "prove", e cioè: "credere per vedere". Che differenza c'è? Qui i fattori sono invertiti: non si tratta di mettersi a caccia di indizi che, comunque, una mente chiusa o un animo irrigidito non potranno mai vedere. Si tratta di mollare le certezze, buttare via tutto quello che si è creduto vero, inscalfibile e assoluto fino ad ora, e mettersi nell'attitudine di osservare e "ricevere". Senza fretta, senza aspettative, senza parametri, senza riferimenti o modelli preincartati da altri, ma coscientemente scelti. "Semplicemente", si inserisce un nuovo codice, che suona più o meno così: "vediamo un po' che succede", o "...e se...?" (che lascia la porta aperta alla fantasia e alla possibilità). Ebbene, orientare il pensiero e lo sguardo, letteralmente ci inonda di "prove", sia in positivo che in negativo. È LA CREDENZA, che mette davanti ai nostri occhi le conferme, non il contrario. So che è dura da accettare, per i puristi della "verità nuda e cruda ad ogni costo". Ma quella "verità" ha un costo elevatissimo: l'eliminazione di tutte le altre possibilità. È qui che sorge la domanda: vuoi avere regione o vuoi essere felice?", perché da questo si delineerà tutto ciò che vedremo, nel bene o nel male. Nei Recinti Percettivi, cercano di metterci. Ma dai Recinti Percettivi, dobbiamo scegliere di uscire. O sarà l'ennesima conferma dello stesso film..... E tu, cos'hai scelto di vedere? O meglio: cos'hai scelto di credere?

...e già che siete in vena di letture (vero??) date un'occhiata al nuovo percorso che si sta delineando. Iniziate il 2026 così, mi pare una bella idea. P.S.: pregasi spargere il verbo 😎