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Un po' troppo verboso per i miei gusti ma per ora tre numeri interessanti.
Izaakse è decisamente la nota più positiva, Williamson ci mette tanto amore e si vede - anche a rischio di sembrare un po' stucchevole ma questi personaggi si meritano un po' di pace. Alcune idee interessanti come i tanti cambi di location e l'enfasi data alla Famiglia tiene tutto ben unito... ma voglio vedere come andrà a finire.
È pazzesco come l'equilibrio si regga straordinariamente bene tra concetti su macro e microscala - e ancora, ci tengo a ripeterlo, questo è un equilibrio che troviamo sia dentro che fuori il fumetto.
Mentre Ellis gioca a fare il Moore e a gettare Snow in un mare di elementi essenziali dell'universo pronti a svelargli i segreti della realtà, Cassaday dà una prova maiuscola in inventiva e capacità di sintesi artistica.
In venti pagine quest'uomo vende l'intero universo... e noi ci crediamo.
L'intero dialogo con Malenctha resta uno dei punti più alti di tutto Planetary.
Qui c'è spazio, voglia di esplorare, di proporre nuovi concetti strizzando un occhiolino a Bardi vari e contemporaneamente inserendo tutto all'interno della narrazione più ampia - tutto alla perfezione.
Altro numero che ha decisamente cambiato la mia percezione del mondo e oddio Warren Ellis e questo fumetto hanno influito sulla mia vita molto più di quanto ricordassi.
La mostruosa Cosa dei Quattro è forse il colpo mortale al mythos dei F4.
Qui Ellis e Cassaday prendono l'elemento più iconici e distintivo del Quartetto della Casa delle Idee - il diretto 1:1 di Jack Kirby nell'universo Marvel! - e lo riducono a un blaterante, rude, rozzo ammasso di informe cemento vivente, coperto da orride deformazioni e grotteschi tumori.
Ciò che mi ha sempre colpito? Gli occhi: triangoli rossi e verdi colmi d'odio e morte. Addio per sempre alla ever lovin' blue-eyed Thing.
L'incontro con Jacob Greene è tanto improvviso quanto ben costruito: dei Quattro, Greene è quello più rimasto nell'ombra, quello di cui meno si è parlato finora.
Giustamente, direi... ma il senso d'anticipazione è cresciuto a poco a poco. Mentre Snow progettava, lettori e lettrici osservavano il follemente geniale leader di Planetary prepararsi a sferrare un colpo devastante ai Quattro...
Il sense of wonder sembra davvero trasparire dalle espressioni incantate di Snow, Wagner e Drums.
Planetary forse si concede per la prima volta un po' di beata ingenuità e se la gode; Ellis e Cassaday sfruttano ogni vignetta a loro disposizione per mostrare l'incredibile momento che anticipa il drammatico ritorno alla realtà.
Non è possibile raccontare i Fantastici Quattro (in ogni loro iterazione) senza parlare di Galactus; Planetary è ovviamente una bastardizzazione del Quartetto ma anche una sottesa e amorosa lettera a Lee & Kirby.
Il mito del Divoratore di Mondi rivisto attraverso la lente di Planetary viene osservato da lontano. Il cadavere del dio spaziale ha dato vita a un'incredibile civiltà che lascia stupiti i protagonisti.
Forse uno dei momenti più fanciulleschi e fantascientifici dell'intera serie...
A quest'età ero già infognatissimo con X-Files e non credo avessi ancora visto 2001 Odissea nello Spazio; insomma ero preso tra due fuochi, Ellis e Cassaday attizzarono ancora di più le fiamme.
Qui abbiamo una coppia (forse l'unica coppia?) di capitolo davvero cla-mo-ro-si.
Tutta la brillante, straordinaria inventiva e il sadico, distaccato cinismo di Planetary distillato in una quarantina di pagine devastanti.
Se questo numero non avesse quel lungo e poco elegante intermezzo che ci fionda brutalmente nella macrotrama, The Gun Club potrebbe serenamente essere uno dei miei preferiti in assoluto per la bellezza, la potenza, la malinconia dell'idea iniziale.
Qui nasce anche molta della mia fascinazione per Edgar Rice Burroughs (e che successivamente mi condurrà a Robert E. Howard, non chiedetemi come).
Ma è comunque molto interessante e divertente osservare la gioventù e le meraviglie scoperte da Elijah Snow in un albo in realtà molto più importante di quanto sembri; oltre a svelare l'origine di Jakita Wagner, Ellis e Cassaday non solo raccontano un ottimo one-shot ma l'autore riesce anche a toccare vagamente alcuni argomenti piuttosto pesanti.
White man burden, la mentalità colonialista, le controversie legate agli eroi britannici conquistatori e dominatori dell'India e delle Afriche... c'è molto.
Bam, ma perché poi Cuore di Tenebra è diventato uno dei tuoi libri preferiti?
Il #16 di Planetary è uno dei più interessanti ma, ahimè, uno di quelli che mi ha sempre annoiato un po'.
Anna Hark è un personaggio interessantissimo ma qui si trova a fare un po' da second banana a Elijah Snow.
Ché un po' è il problema di tutti gli stand-in di Warren Ellis in alcune situazioni...
