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⚖️ Disney e Universal fanno causa a Midjourney: “È il parassita del copyright” È ufficiale: Disney e Universal hanno citato in giudizio Midjourney per violazione massiva del diritto d’autore. Parliamo della prima vera causa legale tra due giganti dell’intrattenimento e una delle startup più note nel panorama dell’intelligenza artificiale generativa. Il motivo? Midjourney avrebbe generato, e quindi diffuso, immagini fedelissime di personaggi iconici come Elsa, Darth Vader, Hulk, Shrek, Yoda, Spiderman e i Minions senza alcuna autorizzazione. Secondo l’accusa, la startup avrebbe addestrato il suo modello su materiale protetto da copyright, copiando interi archivi visivi delle due case di produzione. Nel testo della denuncia depositata a Los Angeles, Midjourney viene definita “il parassita del copyright per eccellenza” e un “pozzo senza fondo di plagio”. Il tribunale non ha ancora stabilito un eventuale risarcimento, ma è già stata richiesta un’ingiunzione preliminare per bloccare l’attività dell’azienda. E in ballo non c’è solo una questione di diritti. Midjourney non è una piccola iniziativa sperimentale: è un business che, pur con poche persone all’inizio, ha generato centinaia di milioni di dollari di fatturato in poco tempo. Questi numeri rendono lo scontro con Disney e Universal molto più rilevante, perché non si tratta solo di “qualche immagine copiata”, ma di un’azienda che, secondo l’accusa, ha costruito un business redditizio usando materiale protetto da copyright. Questa causa potrebbe diventare un precedente clamoroso e un punto di non ritorno nel dibattito sulla legalità (e l’etica) dell’AI applicata alla cultura pop. #midjourney #disney #universal

🎥 Arriva Restyle: lo strumento AI per dare ai tuoi video un mood tutto nuovo C’è un nuovo strumento su Edits (e anche su Meta AI) che potrebbe cambiare completamente il modo in cui creiamo contenuti: si chiama Restyle, e permette di modificare l’intero look dei tuoi video grazie all’intelligenza artificiale. Funziona così: scegli uno dei più di 50 preset disponibili, e in pochi secondi il tuo video cambia stile. Puoi trasformarlo in una graphic novel, dargli le vibes di un videogioco, o ricreare un’atmosfera da sogno con effetti luce o far… nevicare! Al momento non puoi ancora scrivere i tuoi prompt personalizzati, ma questa funzione è già in fase di sviluppo. La buona notizia è che gratuito, almeno per ora, ma è già chiaro che si tratta di un test iniziale; infatti, in futuro, l’accesso a queste modifiche potrebbe diventare molto probabilmente a pagamento. La sensazione è che i video su Instagram stiano per cambiare volto: da un lato, strumenti come Restyle danno a chiunque la possibilità di creare contenuti visivamente curati e super originali, senza dover imparare a usare software complicati; dall’altro, ci interroghiamo su cosa significhi davvero “autenticità”, se tutto può essere ridefinito da un filtro AI. Il punto è: quanto resterà reale quello che vediamo sui social? #restyle #edits #instagram

🧠 Apple pubblica un paper che smonta l’idea che l’AI sappia ragionare davvero Apple ha pubblicato un whitepaper dal titolo piuttosto provocatorio “The Illusion of Thinking: Understanding the Strengths and Limitations of Reasoning Models via the Lens of Problem Complexity”, in cui mette in discussione un concetto chiave su cui oggi si basa buona parte della comunicazione sull’intelligenza artificiale: l’idea che i modelli AI sappiano davvero ragionare. Secondo quanto emerso dallo studio, anche i modelli più avanzati, come GPT-4, Claude 3.7 e Gemini, non pensano davvero. Sono ottimi nel riconoscere pattern e costruire risposte plausibili e credibili, ma quando devono affrontare problemi complessi, crollano: si incartano, divagano, spesso non arrivano nemmeno a una soluzione. Fin qui tutto interessante. Ma viene da chiedersi: davvero Apple ha scoperto qualcosa di nuovo? Per molti utenti, questa “illusione del pensiero” era già chiara da tempo. Basta usare un qualsiasi chatbot per accorgersi che l’intelligenza artificiale sembra ragionare, ma in realtà sta solo assemblando pezzi di testo in modo credibile. Il paper punta anche il dito contro il modo in cui vengono valutate le performance dell’AI: ci si concentra sulla correttezza della risposta finale, ignorando il percorso mentale (o pseudo-mentale) che ha portato fin lì. E proprio in quel percorso, secondo Apple, si nascondono i veri limiti: logica fragile, salti mentali, processi incoerenti. Tutto molto interessante e affascinante… ma diciamolo: lo studio suona anche un po’ “sus”. Apple è notoriamente in ritardo nel campo dell’AI rispetto a concorrenti come Google e Samsung, che hanno già integrato sistemi avanzati nei loro device, mentre i suoi sono considerati da molti… ancora acerbi. E proprio mentre i competitor spingono sull’innovazione, Apple pubblica una ricerca che mette in discussione l’intero approccio AI adottato finora dal settore? Suona un po’ come “quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba”. Che sia una vera autocritica scientifica o una mossa strategica, una cosa è certa: l’illusione del pensiero c’è e Apple l’ha usata per mandare un messaggio ben preciso al settore. #apple

💬 WhatsApp apre alla pubblicità sull’app: cambierà la scoperta, ma non l’esperienza di chat privata Grandi novità per chi usa WhatsApp non solo per chattare, ma anche per seguire canali, brand e creator. Nella tab Aggiornamenti, quella che include stato e canali per intenderci, stanno per arrivare tre nuove funzioni pensate per aiutare creator e aziende a crescere all’interno della piattaforma: - abbonamenti ai canali: sarà possibile offrire contenuti esclusivi dietro pagamento di un abbonamento mensile. - Canali promossi: un modo per aumentare la visibilità dei canali nella directory grazie alle inserzioni. - Inserzioni nello stato: le aziende potranno farsi scoprire pubblicando annunci all’interno della sezione stato, proprio come succede già su Instagram. Tutto questo però senza toccare l’esperienza di chat privata, che resta criptata end-to-end. WhatsApp specifica che la “pubblicità” sarà visibile solo nella sezione Aggiornamenti e che i dati usati per personalizzarle saranno minimi (niente messaggi privati, chiamate o gruppi). Nel chiederci cosa cambierà davvero con queste novità, ci siamo risposti che ciò porterà WhatsApp ancora più dentro l’ecosistema di advertising di Meta, ma con un approccio graduale, che rispetta, almeno sulla carta, la natura più intima dell’app. Per aziende e professionisti, però, il messaggio è chiaro: WhatsApp sta diventando un vero e proprio spazio di scoperta e relazione con il proprio pubblico, dove costruire presenza e community. #whatsapp #meta

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⚙️TikTok lancia a livello globale le impostazioni “Gestisci Argomenti” per personalizzare il feed “Per te” TikTok ha annunciato il rollout globale di “Gestisci Argomenti”, una nuova funzionalità che consente agli utenti di regolare la frequenza con cui visualizzano contenuti su temi come sport, viaggi, danza, umorismo e altro ancora nei Per te. Dopo un periodo di test negli Stati Uniti, ora la funzione sta diventando disponibile per tutti. Nel concreto, gli utenti possono accedere a una sezione delle impostazioni in cui trovano cursori personalizzabili per ciascuna delle principali categorie di contenuto. Non si tratta di eliminare un argomento, ma di calibrare quanto spesso vogliamo vederlo. Oltre a questo, TikTok ha annunciato il potenziamento dei filtri per parole chiave. Ora, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, la piattaforma sarà in grado di bloccare anche parole simili o correlate a quelle inserite manualmente. Nei prossimi mesi, sarà possibile vedere e gestire questo elenco ampliato direttamente dall’app. In più, il numero di keyword bloccabili per ogni utente sale da 100 a oltre 200. È un passo importante in una direzione chiara: dare all’utente un maggiore controllo su ciò che appare nel suo feed, in un sistema che storicamente ha sempre privilegiato la logica “ti mostriamo noi cosa ti piace”. La vera sfida sarà capire se e quanto le persone useranno questi strumenti. Perché se è vero che l’algoritmo è ancora il cuore pulsante di TikTok, è altrettanto vero che si sta aprendo una nuova fase: quella in cui la personalizzazione non è solo automatica, ma anche consapevole. #tiktok #algoritmo

🌸 Instagram apre un Flower Kiosk a Milano per promuovere il benessere digitale tra i giovani Dal 12 al 15 giugno, nel cuore della Darsena milanese, Instagram trasforma l’edicola Civic di Piazza XXIV Maggio in un chiosco floreale temporaneo: il primo Flower Kiosk firmato dalla piattaforma per sensibilizzare sul benessere digitale degli adolescenti. L’idea nasce da una metafora semplice ma potente: “Come i fiori, anche la vita online dei più giovani ha bisogno di cura, protezione e attenzione per poter crescere in modo sano.” Ogni bouquet distribuito nel chiosco racconterà – con colori e profumi – le funzioni che Instagram mette a disposizione per aiutare ragazzi, genitori ed educatori a vivere l’esperienza digitale in modo più sicuro e consapevole. Tra queste, i nuovi Account per Teenager, il Security Check Up, l’autenticazione a due fattori e molte altre. È un’iniziativa che segna un cambio di passo nel modo in cui i grandi player tech comunicano la sicurezza: non solo aggiornamenti tecnici, ma esperienze reali, fisiche, che portano il messaggio fuori dallo schermo e nel quotidiano delle persone. Il messaggio di fondo è chiaro: la vita online non è una parentesi, ma è parte integrante della crescita. E come tale, va curata, accompagnata, protetta. #instagram #flowerkiosk

📲 X e Truth Social crescono sull’onda della lite tra Musk e Trump La tensione tra Elon Musk e Donald Trump sta davvero scuotendo il panorama politico USA, ma intanto porta benefici evidenti alle rispettive piattaforme social. Secondo i dati di Sensor Tower, l'engagement su X è aumentato in modo significativo il 5 giugno: l'app ha raggiunto il 23° posto assoluto sull’App Store statunitense (rispetto alla media del 68° posto degli ultimi 30 giorni). Anche su Google Play, X ha guadagnato circa 20 posizioni rispetto alla media settimanale, e 16 rispetto alla media mensile. L’attività sull’app ha seguito lo stesso trend. Nella fascia oraria tra le 14:00 e le 18:00 del 5 giugno, il numero di utenti attivi su mobile negli Stati Uniti è cresciuto del 54% rispetto alla settimana precedente (su base giornaliera, la crescita stimata è del 6%). Anche Truth Social, il social network di Trump, ha beneficiato dello scontro: sempre secondo Sensor Tower, ha registrato un incremento di oltre il 400% degli utenti attivi su mobile rispetto ai sette giorni precedenti. A contribuire a questa impennata di attenzione è stato sicuramente il crescendo di post e dichiarazioni al vetriolo tra i due, culminati in uno scambio di accuse che ha rapidamente attirato utenti, stampa e commentatori. Il caso mostra chiaramente quanto oggi le tensioni politiche possano trasformarsi in carburante per le piattaforme social, soprattutto quando chi le guida è anche protagonista diretto del dibattito. Musk, in questo caso, ha utilizzato X per lanciare sondaggi e rivelare informazioni delicate, generando traffico e discussione in tempo reale. La crescita dell'app, però, solleva anche interrogativi: il successo temporaneo di engagement può davvero riconsolidare X come piattaforma d’informazione o è solo il riflesso di una spettacolarizzazione politica sempre più spinta? In ogni caso, l’episodio conferma un trend chiave: quando le piattaforme diventano teatro diretto del potere, la linea tra comunicazione, propaganda e intrattenimento diventa sempre più sottile. #x #truthsocial #trump #musk

🧴Lynx lancia un maxi poster “gratta e annusa” per promuovere un nuovo deodorante intimo per uomo Lynx (conosciuto come Axe in molti paesi) torna a far parlare di sé con una campagna firmata Lola MullenLowe, che trasforma un semplice poster in un’esperienza sensoriale. La creatività, apparsa a Londra, riprende l’estetica classica delle pubblicità di biancheria intima maschile, ma con un twist: l’inchiostro sui boxer del modello è profumato. Grattando quella zona, si sprigiona la fragranza del nuovo deodorante Lynx, grazie a una tecnologia di micro-incapsulazione. L’idea, ispirata alla tecnica “gratta e annusa” della stampa cartacea, porta il prodotto direttamente sulla pelle delle persone. O quasi. Ma dietro questa trovata si nasconde molto di più: la consapevolezza che il pubblico oggi vuole essere sorpreso, provocato, coinvolto. Vuole campagne che si facciano notare e che si spingano oltre. Lynx lo fa rompendo ancora una volta i tabù legati al corpo maschile e alla cura personale, con un tono diretto, ironico, ma perfettamente allineato ai valori delle nuove generazioni. Il risultato? Una campagna che si fa toccare, annusare… e ovviamente commentare ovunque, soprattutto sui social. #lynx

🥜 Nutella lancia una nuova formula per il mercato americano: cacao + arachidi Dopo 61 anni di fedeltà assoluta alla sua ricetta originale, Nutella cambia e lo fa annunciando il lancio di Nutella Peanut, una versione della crema spalmabile che unisce cacao, nocciole e… arachidi. Si tratta di una formula pensata esclusivamente per il pubblico americano, in arrivo nella primavera 2026. Ma non è solo di una novità di gusto. Nutella Peanut sarà anche la prima Nutella prodotta interamente negli Stati Uniti, una mossa chiara di posizionamento: parlare la lingua del mercato americano, nel gusto e nella produzione. Ferrero ci tiene a precisare che non si tratta del solito peanut butter. La nuova formula mantiene il profilo cacao-nocciola che ha reso Nutella iconica, con l’aggiunta delle arachidi in chiave “snack pomeridiano”. Eppure, proprio questa svolta solleva qualche riflessione: quanto può spingersi un marchio globale nell’adattarsi ai mercati locali senza snaturarsi? La versione plant-based lanciata nel 2024 era un solo un aggiustamento tecnico. Qui invece siamo davanti a un cambio di sapore vero e proprio, che rompe un tabù di lungo corso: Nutella non è più “una sola”. #nutella #usa

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📸 Instagram allinea il formato di pubblicazione e del feed, supportando le foto in 3:4 Instagram ha finalmente fatto pace con il formato del suo stesso feed. L’annuncio è arrivato direttamente da Adam Mosseri su Threads: la piattaforma ha introdotto il supporto alle foto in 3:4, ovvero lo stesso formato verticale in cui vengono visualizzati i post all’interno del feed. Finora, l’unico modo per avvicinarsi a una resa ottimale era pubblicare in 4:5 ma ecco il paradosso: mentre il feed è pensato per mostrare le immagini in 3:4, non era possibile caricarle direttamente in quel formato. Il risultato? Tagli imprevisti, margini da monitorare e foto da adattare ogni volta. Con questo aggiornamento, Instagram risolve finalmente questa incoerenza: ora come scatti = come pubblichi. Le immagini in 3:4 verranno visualizzate nel feed in modo fedele all’originale, sia nei post singoli che nei caroselli. Ma i formati 1:1 e 4:5 non spariscono, semplicemente, la piattaforma diventa più flessibile, dando agli utenti un maggiore controllo sull’esperienza visiva. La nuova funzione dovrebbe essere disponibile per tutti entro pochi giorni. #instagram

🍀 L’Inter gioca la finale di Champions, ma senza il suo tifoso più sfortunato: la nuova campagna di Heineken con LePub Milano In vista della finale di Champions League del 31 maggio tra Inter e PSG, Heineken e l’agenzia LePub avevano avuto un’idea brillante e ironica: allontanare il tifoso più sfortunato dell’Inter — Marco Simeone, che si è autoproclamato “portasfortuna” — il più lontano possibile da Monaco di Baviera, teatro della finale. Marco non è un tifoso qualsiasi: ogni volta che va allo stadio, l’Inter perde. Sempre. Così Heineken ha deciso di “metterlo al sicuro” in un luogo remoto ai confini dell’Europa, costruendo per lui il “Marco’s Far Away Pub From The Stadium In Munich”, un rifugio calcistico su misura dove seguire la partita... da molto, molto lontano. Nasce così la campagna “The Unlucky Charm”, che prende spunto da un dato sorprendente: il 45% dei tifosi confessa di aver smesso almeno una volta di guardare una partita per paura di portare sfortuna. Tutto perfetto, tutto geniale, fin qui. Peccato che l’Inter abbia perso 5 a 0 contro il PSG. E adesso sorge spontanea la domanda: Marco, sei rimasto davvero nel tuo pub? O ti sei, in qualche modo, avvicinato troppo allo stadio all’ultimo? Ironie a parte, la campagna ha centrato in pieno l’obiettivo: raccontare con leggerezza e originalità quanto i riti scaramantici e le superstizioni facciano parte dell’esperienza calcistica tanto quanto i gol e le bandiere, trasformandolo in un momento condiviso e virale. Perché, anche se non ha portato fortuna all’Inter, la trovata ha sicuramente vinto. #heineken

🚫 Un prof accusa ChatGPT di aver scritto un post d’odio contro la figlia di Giorgia Meloni, ma l’AI lo smentisce Un post gravissimo pubblicato su Facebook, in cui si augura alla figlia di Giorgia Meloni lo stesso destino di Martina Carbonaro, la ragazza di 14 anni uccisa ad Afragola, ha acceso nelle ultime ore una bufera mediatica. A scriverlo è stato Stefano Addeo, insegnante di tedesco in Campania, che ha poi provato a giustificarsi dicendo che non è stato lui a scrivere quel contenuto, ma ChatGPT. Secondo la sua ricostruzione, avrebbe chiesto all’intelligenza artificiale, tramite WhatsApp o ChatGPT stesso, di “scrivere un messaggio brutto contro la Meloni”, e poi — sempre secondo quanto dichiarato — avrebbe pubblicato il risultato “senza riflettere”. Ma qui arriva il punto centrale: ChatGPT (così come Meta AI su WhatsApp) non genera quel tipo di contenuti. Con alcuni test, è stato verificato come le risposte dell’AI, alla richiesta di scrivere insulti contro figure pubbliche, siano ferme e inequivocabili: “Non posso aiutarti con insulti o contenuti offensivi, anche se rivolti a figure pubbliche come Giorgia Meloni o chiunque altro. Tuttavia, se vuoi criticare le sue idee politiche, le decisioni del suo governo, o discutere punti controversi in modo argomentato e civile, posso sicuramente aiutarti. Vuoi discutere di qualche politica o dichiarazione specifica?" Anche Meta AI, se stimolata con un prompt simile, può rispondere con frasi critiche sul piano politico, ma mai incitanti all’odio o alla violenza. Alla domanda diretta — “Hai scritto tu quel post?” — la risposta di ChatGPT è chiara: “No, non ho scritto quel post, e non scriverei mai nulla del genere. Augurare del male, specialmente a bambini o familiari di figure pubbliche, va contro ogni principio etico, civile e legale.” E lo stesso vale anche per Meta AI. In sostanza: l’AI non è perfetta, ma su certi confini etici ha filtri ben precisi. Il tentativo di spostare la responsabilità su un algoritmo non solo è infondato, ma rischia di creare confusione sul reale funzionamento di questi strumenti. Questa vicenda ci ricorda una cosa importante: l’odio online è un problema umano, non algoritmico, e l’educazione digitale, soprattutto da parte di chi ha un ruolo educativo nella società, è oggi più urgente che mai. #chatgpt #metaai #meloni

🏛️ A Roma viene ritrovato un antico mosaico di epoca romana alla Galleria Alberto Sordi, ma era tutta una trovata pubblicitaria di McDonald’s Il 28 maggio, nel pieno centro della città, durante alcuni lavori di manutenzione alla storica Galleria Alberto Sordi, è stato ritrovato quello che sembrava essere un mosaico romano autentico. A colpire l’attenzione degli esperti (e del web) è stato un dettaglio sorprendente: nel mosaico, una figura tiene in mano qualcosa che somiglia incredibilmente… a una patatina fritta. La notizia è esplosa ovunque: in molti hanno iniziato a chiedersi se questo ritrovamento potesse cambiare ciò che sappiamo sulle abitudini alimentari degli antichi romani. D’altronde, i thermopolia — l’equivalente dei moderni fast food — esistevano già, e offrivano pasti veloci come pane, carne, formaggio e salse come il garum, antenato del ketchup. Ma il giorno dopo è arrivata la verità. Il mosaico è stato mostrato nella sua interezza e ha rivelato una scena davvero inaspettata: un gruppo di antichi romani seduti a tavola, intenti a mangiare hamburger e patatine, con una scritta in latino al centro: “Gaudeat Classicis”, ovvero “Goditi i classici”. Sì, era tutto un progetto artistico ideato da McDonald’s in occasione del Giubileo. L’installazione, intitolata “Enjoy the Classics”, è stata creata per omaggiare la città eterna, unendo in modo ironico ma sorprendente passato e presente. Un vero e proprio sito archeologico simulato, curato nei minimi dettagli, che resterà visitabile gratuitamente fino al 7 giugno. E per completare l’operazione, McDonald’s ha anche lanciato un menu speciale, “Welcome to Roma”, disponibile in tutti i ristoranti della Capitale durante l’Anno Santo. Un’idea creativa e perfettamente calata nel contesto romano, capace di fare parlare di sé. #mcdonalds #enjoytheclassics

🤖 Le risposte rapide dell’AI di Google non sanno che anno è (letteralmente): per alcuni giorni hanno risposto che siamo ancora nel 2024. Negli ultimi giorni, diversi utenti hanno segnalato un errore piuttosto assurdo da parte delle panoramiche AI di Google. Alla semplice domanda “Che anno è?”, l’intelligenza artificiale rispondeva convinta: 2024. E la cosa è andata avanti per ore. Anche domande più dirette, come “Siamo nel 2025?”, restituivano la stessa risposta sbagliata. Il bug è stato corretto da Google nella serata di giovedì 29 maggio, ma nel frattempo l’errore aveva già fatto il giro del web, alimentando dubbi sull’affidabilità delle AI integrate nella Ricerca Google. Quando è stato chiesto all’azienda di spiegare cosa fosse successo, la risposta è stata piuttosto generica: “Come per tutte le funzionalità di Ricerca, apportiamo miglioramenti rigorosi e utilizziamo esempi come questo per aggiornare i nostri sistemi”. Nessuna causa specifica, dunque, ma solo la promessa di aggiornamenti futuri per migliorare l’accuratezza. Non è la prima volta che le AI Overviews fanno parlare di sé per motivi poco rassicuranti. Negli ultimi mesi sono finite sotto i riflettori per aver consigliato agli utenti di mangiare un sasso al giorno, ritenuto ricco di vitamine e minerali, o per aver suggerito di usare la colla sulla pizza per far aderire meglio il formaggio. Nonostante questi scivoloni, Google continua a puntare forte sulla funzione: secondo quanto dichiarato dal CEO Sundar Pichai, le AI Overviews vengono oggi utilizzate da 1,5 miliardi di utenti in oltre 100 paesi, e in mercati come USA e India generano oltre il 10% delle ricerche totali. Una diffusione imponente, su scala globale. Ma episodi come questo — in cui un sistema che dovrebbe fornire risposte certe sbaglia persino l’anno in corso — ci portano a fare una riflessione doverosa: possiamo davvero affidarci all’intelligenza artificiale per ottenere informazioni attendibili o serve ancora una sana dose di spirito critico (e di controllo umano)? #google #ai

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