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📢 #DIGITALNEWS
ll tuo appuntamento con le ultime informazioni dal mondo del marketing e del digitale.
Cosa è successo nell'ultima settimana? Vediamo un po'...
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📹 Tutti i video su Facebook diventeranno Reel (sì, anche quelli lunghi)
Facebook ha annunciato un cambiamento importante nel modo in cui verranno condivisi i video sulla piattaforma.
Presto tutti i video saranno pubblicati automaticamente come reel, a prescindere dalla lunghezza o dal formato.
Stop quindi alla distinzione tra “video” e “reel”.
La scheda “Video” sarà rinominata in “Reels” e non ci sarà più bisogno di scegliere tra i due formati, perché qualsiasi contenuto video che caricherai sarà trattato come un reel.
Ma c’è di più: i nuovi reel non avranno più limiti di tempo né di formato.
Questo significa che potresti caricare anche un video orizzontale di 10 minuti e verrebbe comunque pubblicato come reel.
Il motivo dietro questa scelta è semplificare.
Meta ha già adottato questo approccio su Instagram e ora estende la logica anche a Facebook: un’unica modalità di pubblicazione video, con accesso agli stessi strumenti creativi e la possibilità di personalizzare le impostazioni del pubblico.
Tutto molto comodo, certo, ma i dubbi non mancano.
Come verranno visualizzati i video orizzontali?
Che impatto avrà tutto questo sull’esperienza utente del feed, con contenuti brevi e lunghi mischiati tra loro?
È un cambiamento che punta a unificare i formati, ma che potrebbe non piacere a tutti.
Una cosa però è certa:
Meta ha deciso che il formato reel sarà il centro della sua strategia video.
E chi crea contenuti dovrà adeguarsi.
#reel #facebook
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📹 Tutti i video su Facebook diventeranno Reel (sì, anche quelli lunghi)
Facebook ha annunciato un cambiamento importante nel modo in cui verranno condivisi i video sulla piattaforma.
Presto tutti i video saranno pubblicati automaticamente come reel, a prescindere dalla lunghezza o dal formato.
Stop quindi alla distinzione tra “video” e “reel”.
La scheda “Video” sarà rinominata in “Reels” e non ci sarà più bisogno di scegliere tra i due formati, perché qualsiasi contenuto video che caricherai sarà trattato come un reel.
Ma c’è di più: i nuovi reel non avranno più limiti di tempo né di formato.
Questo significa che potresti caricare anche un video orizzontale di 10 minuti e verrebbe comunque pubblicato come reel.
Il motivo dietro questa scelta è semplificare.
Meta ha già adottato questo approccio su Instagram e ora estende la logica anche a Facebook: un’unica modalità di pubblicazione video, con accesso agli stessi strumenti creativi e la possibilità di personalizzare le impostazioni del pubblico.
Tutto molto comodo, certo, ma i dubbi non mancano.
Come verranno visualizzati i video orizzontali?
Che impatto avrà tutto questo sull’esperienza utente del feed, con contenuti brevi e lunghi mischiati tra loro?
È un cambiamento che punta a unificare i formati, ma che potrebbe non piacere a tutti.
Una cosa però è certa:
Meta ha deciso che il formato reel sarà il centro della sua strategia video.
E chi crea contenuti dovrà adeguarsi.
#reel #facebook
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📱 Arriva Own, l’app social su blockchain che fa guadagnare i creator senza follower
A due giorni dalla scadenza per la vendita delle sue attività americane (spoiler: Trump ha rinviato, ancora, di altri 90 giorni il divieto di TikTok negli Stati Uniti) si fa spazio un nuovo nome nel mondo dei social:
Own, un’app decentralizzata che punta tutto su creator economy e blockchain.
Own è una piattaforma ibrida che unisce video brevi, post testuali, immagini e messaggistica diretta.
La novità è che chiunque può guadagnare token $OWN grazie all’engagement, senza limiti minimi di follower o visualizzazioni.
Fondata da Amir Kaltak, Katia Zaitsev (ex Lexit) e Sarah Mick (già designer per Tinder e Bumble), l’app nasce con un obiettivo chiaro:
rendere la monetizzazione accessibile a tutti, ovunque nel mondo.
Ogni contenuto è tracciato su blockchain, il che garantisce piena proprietà e possibilità di vendita, licenza o riutilizzo a fini commerciali.
Dentro Own c’è anche uno shop simile a TikTok Shop, dove i creator trattengono il 95% dei ricavi.
Sugli altri fronti:
- Solo il 20% trattenuto da Own sulle mance (contro il 50% di TikTok)
- 90% ai creator sulle sponsorizzazioni
C’è anche un sistema di votazione in stile Reddit: più voti positivi ottieni, più visibilità ricevi.
Il debutto arriva in un momento strategico, e non a caso l’app ha già attirato quasi 40.000 persone in lista d’attesa. Nel frattempo, Own ha raccolto oltre 5 milioni di dollari in finanziamenti da investitori.
La piattaforma lancerà tutte le funzionalità di monetizzazione tra luglio e settembre, mentre lo shop è previsto in beta tra ottobre e dicembre.
#own #socialnetwork
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📱 Arriva Own, l’app social su blockchain che fa guadagnare i creator senza follower
A due giorni dalla scadenza per la vendita delle sue attività americane (spoiler: Trump ha rinviato, ancora, di altri 90 giorni il divieto di TikTok negli Stati Uniti) si fa spazio un nuovo nome nel mondo dei social:
Own, un’app decentralizzata che punta tutto su creator economy e blockchain.
Own è una piattaforma ibrida che unisce video brevi, post testuali, immagini e messaggistica diretta.
La novità è che chiunque può guadagnare token $OWN grazie all’engagement, senza limiti minimi di follower o visualizzazioni.
Fondata da Amir Kaltak, Katia Zaitsev (ex Lexit) e Sarah Mick (già designer per Tinder e Bumble), l’app nasce con un obiettivo chiaro:
rendere la monetizzazione accessibile a tutti, ovunque nel mondo.
Ogni contenuto è tracciato su blockchain, il che garantisce piena proprietà e possibilità di vendita, licenza o riutilizzo a fini commerciali.
Dentro Own c’è anche uno shop simile a TikTok Shop, dove i creator trattengono il 95% dei ricavi.
Sugli altri fronti:
- Solo il 20% trattenuto da Own sulle mance (contro il 50% di TikTok)
- 90% ai creator sulle sponsorizzazioni
C’è anche un sistema di votazione in stile Reddit: più voti positivi ottieni, più visibilità ricevi.
Il debutto arriva in un momento strategico, e non a caso l’app ha già attirato quasi 40.000 persone in lista d’attesa. Nel frattempo, Own ha raccolto oltre 5 milioni di dollari in finanziamenti da investitori.
La piattaforma lancerà tutte le funzionalità di monetizzazione tra luglio e settembre, mentre lo shop è previsto in beta tra ottobre e dicembre.
#own #socialnetwork
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🎵 TikTok resta (ancora) online negli USA: Trump firma un'altra proroga di 90 giorni
Nuovo aggiornamento in merito alla TikTok ban saga:
Donald Trump ha firmato un altro ordine esecutivo che posticipa di 90 giorni il divieto di TikTok negli Stati Uniti.
È la terza proroga da inizio anno e l’obiettivo è sempre dare più tempo per trovare un accordo che porti TikTok sotto il controllo di una società americana.
Nel frattempo, però, ByteDance continua a rimanere proprietaria della piattaforma.
La Casa Bianca ha spiegato che questa proroga serve a proteggere i dati degli americani e che il presidente crede sia possibile fare entrambe le cose: mantenere TikTok attivo e garantire la privacy degli utenti.
Ma la verità è che questa storia si trascina da mesi:
- prima proroga a gennaio;
- seconda ad aprile;
- e ora, questa terza estensione.
E più passa il tempo, più il blocco sembra lontano: nessun ricorso legale contro le proroghe, nessuna azione concreta per chiudere l’app, e nel frattempo Trump ha anche dichiarato di avere un "cuore caldo per TikTok", dove ha guadagnato oltre 15 milioni di follower in poco più di un anno.
TikTok, dal canto suo, continua a spingere sull’innovazione e sembra fiduciosa sul futuro negli Stati Uniti.
Certo, il contesto resta confuso e un sondaggio del Pew Research Center ha mostrato un paese diviso: solo un terzo degli americani oggi è favorevole al ban. Il resto è contrario o indeciso.
Intanto, TikTok rimane online, Apple e Google continuano a supportarla, e le aziende americane che la usano sono ancora 7,5 milioni.
#tiktokban #usa
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🎵 TikTok resta (ancora) online negli USA: Trump firma un'altra proroga di 90 giorni
Nuovo aggiornamento in merito alla TikTok ban saga:
Donald Trump ha firmato un altro ordine esecutivo che posticipa di 90 giorni il divieto di TikTok negli Stati Uniti.
È la terza proroga da inizio anno e l’obiettivo è sempre dare più tempo per trovare un accordo che porti TikTok sotto il controllo di una società americana.
Nel frattempo, però, ByteDance continua a rimanere proprietaria della piattaforma.
La Casa Bianca ha spiegato che questa proroga serve a proteggere i dati degli americani e che il presidente crede sia possibile fare entrambe le cose: mantenere TikTok attivo e garantire la privacy degli utenti.
Ma la verità è che questa storia si trascina da mesi:
- prima proroga a gennaio;
- seconda ad aprile;
- e ora, questa terza estensione.
E più passa il tempo, più il blocco sembra lontano: nessun ricorso legale contro le proroghe, nessuna azione concreta per chiudere l’app, e nel frattempo Trump ha anche dichiarato di avere un "cuore caldo per TikTok", dove ha guadagnato oltre 15 milioni di follower in poco più di un anno.
TikTok, dal canto suo, continua a spingere sull’innovazione e sembra fiduciosa sul futuro negli Stati Uniti.
Certo, il contesto resta confuso e un sondaggio del Pew Research Center ha mostrato un paese diviso: solo un terzo degli americani oggi è favorevole al ban. Il resto è contrario o indeciso.
Intanto, TikTok rimane online, Apple e Google continuano a supportarla, e le aziende americane che la usano sono ancora 7,5 milioni.
#tiktokban #usa
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🎨 Canva porta le frustrazioni dei creativi in strada (letteralmente): una campagna OOH che parla al settore
Feedback vaghi, richieste assurde, loghi da ingrandire “un po’ di più”. La nuova campagna OOH di Canva prende queste frasi, familiari per i creativi, e le mette in scena, con ironia e precisione.
Chi lavora nel marketing o nel design ci si riconosce subito.
Ed è proprio a questo pubblico che Canva ha deciso di parlare con la sua nuova campagna OOH, realizzata da Stink Studios nei pressi della Waterloo Station di Londra.
Un’iniziativa semplice, intelligente e super mirata che trasforma in pubblicità le frustrazioni iconiche dei creativi: loghi esagerati, formati sbagliati, feedback contraddittori.
La trovata è chiara: non serve spiegare il prodotto, basta mostrare il problema che risolve.
I cartelloni, 14 in tutto, non elencano funzionalità, ma mettono in scena situazioni che chi lavora nel settore conosce fin troppo bene.
Qualche esempio:
“A quanto pare il formato 16x9 doveva essere 9x16” → ecco lo strumento Magic Resize.
Un poster col logo di Canva ingrandito a dismisura → la funzione Brand Kit.
Uno sfondo letteralmente rimosso per lasciare a vista il muro di mattoni → l’editor per la rimozione dello sfondo.
Una bici montata goffamente su un billboard → “trascina e rilascia qualsiasi cosa”.
Un cartellone coperto di post-it con feedback confusi → caos creativo che Canva promette di semplificare.
Il punto è proprio questo: il pubblico non viene trattato come un target generico, ma come professionisti del settore, capaci di cogliere riferimenti, allusioni e ironie sottili.
E la location non è casuale: Waterloo è un punto nevralgico, frequentato da chi lavora in agenzie, creativi, freelance.
È marketing di prodotto, sì, ma senza tecnicismi, senza claim artificiosi e senza urla pubblicitarie.
Canva non dice “Siamo fantastici”, dice: “Sappiamo cosa vuol dire lavorare in questo mondo”. E questo, per chi guarda, vale molto di più.
Ma, più di tutto, ci ricorda una verità fondamentale della comunicazione:
non serve dire di essere rilevanti, se riesci a dimostrarlo.
#canva
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🎨 Canva porta le frustrazioni dei creativi in strada (letteralmente): una campagna OOH che parla al settore
Feedback vaghi, richieste assurde, loghi da ingrandire “un po’ di più”. La nuova campagna OOH di Canva prende queste frasi, familiari per i creativi, e le mette in scena, con ironia e precisione.
Chi lavora nel marketing o nel design ci si riconosce subito.
Ed è proprio a questo pubblico che Canva ha deciso di parlare con la sua nuova campagna OOH, realizzata da Stink Studios nei pressi della Waterloo Station di Londra.
Un’iniziativa semplice, intelligente e super mirata che trasforma in pubblicità le frustrazioni iconiche dei creativi: loghi esagerati, formati sbagliati, feedback contraddittori.
La trovata è chiara: non serve spiegare il prodotto, basta mostrare il problema che risolve.
I cartelloni, 14 in tutto, non elencano funzionalità, ma mettono in scena situazioni che chi lavora nel settore conosce fin troppo bene.
Qualche esempio:
“A quanto pare il formato 16x9 doveva essere 9x16” → ecco lo strumento Magic Resize.
Un poster col logo di Canva ingrandito a dismisura → la funzione Brand Kit.
Uno sfondo letteralmente rimosso per lasciare a vista il muro di mattoni → l’editor per la rimozione dello sfondo.
Una bici montata goffamente su un billboard → “trascina e rilascia qualsiasi cosa”.
Un cartellone coperto di post-it con feedback confusi → caos creativo che Canva promette di semplificare.
Il punto è proprio questo: il pubblico non viene trattato come un target generico, ma come professionisti del settore, capaci di cogliere riferimenti, allusioni e ironie sottili.
E la location non è casuale: Waterloo è un punto nevralgico, frequentato da chi lavora in agenzie, creativi, freelance.
È marketing di prodotto, sì, ma senza tecnicismi, senza claim artificiosi e senza urla pubblicitarie.
Canva non dice “Siamo fantastici”, dice: “Sappiamo cosa vuol dire lavorare in questo mondo”. E questo, per chi guarda, vale molto di più.
Ma, più di tutto, ci ricorda una verità fondamentale della comunicazione:
non serve dire di essere rilevanti, se riesci a dimostrarlo.
#canva
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🤦♂️ Il presidente della Sicilia pubblica per errore il testo generato da ChatGPT: la gaffe fa il giro dei social
Chi ha premuto “Pubblica” senza leggere? Il politico Renato Schifani.
Una piccola disattenzione, ma che è diventata virale nel giro di pochi minuti.
Sul profilo Facebook di Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, viene pubblicato un post dedicato alla crisi idrica e all’inaugurazione di alcune opere pubbliche.
Peccato che, nella prima versione pubblicata alle ore 11:02, comparisse chiaramente l’introduzione fornita da ChatGPT, usata per generare il contenuto.
Il messaggio visibile nel post era:
“Ecco una proposta per il post su Facebook, in prima persona e con enfasi, adatta a un tono istituzionale ma coinvolgente”.
Una frase che, chiaramente, non avrebbe dovuto essere inclusa nel testo finale.
Il post è stato corretto appena un minuto dopo, alle 11:03, ma non abbastanza in fretta da sfuggire agli utenti più attenti:
lo screenshot ha iniziato a circolare subito su X e Instagram, raccogliendo commenti ironici e reazioni divertite.
Un piccolo scivolone, certo, ma che assume un peso diverso in un contesto istituzionale. E che solleva ancora una volta una questione importante: non è l’uso dell’intelligenza artificiale il problema, ma il modo in cui viene gestita.
L’AI può essere uno strumento utile per supportare la comunicazione, ma non può (né deve) sostituire il giudizio umano.
Serve attenzione, verifica, cura. Altrimenti il rischio è che una semplice dimenticanza finisca per minare la credibilità, o peggio, far passare l’idea che pensare non serva più.
#schifani #chatgpt
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🤦♂️ Il presidente della Sicilia pubblica per errore il testo generato da ChatGPT: la gaffe fa il giro dei social
Chi ha premuto “Pubblica” senza leggere? Il politico Renato Schifani.
Una piccola disattenzione, ma che è diventata virale nel giro di pochi minuti.
Sul profilo Facebook di Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, viene pubblicato un post dedicato alla crisi idrica e all’inaugurazione di alcune opere pubbliche.
Peccato che, nella prima versione pubblicata alle ore 11:02, comparisse chiaramente l’introduzione fornita da ChatGPT, usata per generare il contenuto.
Il messaggio visibile nel post era:
“Ecco una proposta per il post su Facebook, in prima persona e con enfasi, adatta a un tono istituzionale ma coinvolgente”.
Una frase che, chiaramente, non avrebbe dovuto essere inclusa nel testo finale.
Il post è stato corretto appena un minuto dopo, alle 11:03, ma non abbastanza in fretta da sfuggire agli utenti più attenti:
lo screenshot ha iniziato a circolare subito su X e Instagram, raccogliendo commenti ironici e reazioni divertite.
Un piccolo scivolone, certo, ma che assume un peso diverso in un contesto istituzionale. E che solleva ancora una volta una questione importante: non è l’uso dell’intelligenza artificiale il problema, ma il modo in cui viene gestita.
L’AI può essere uno strumento utile per supportare la comunicazione, ma non può (né deve) sostituire il giudizio umano.
Serve attenzione, verifica, cura. Altrimenti il rischio è che una semplice dimenticanza finisca per minare la credibilità, o peggio, far passare l’idea che pensare non serva più.
#schifani #chatgpt
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📢 #DIGITALNEWS
ll tuo appuntamento con le ultime informazioni dal mondo del marketing e del digitale.
Cosa è successo nell'ultima settimana? Vediamo un po'...
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🔍 Dal 10 luglio i nostri post Instagram saranno visibili sui motori di ricerca (se vorremo)
Instagram ha annunciato che, a partire dal prossimo 10 luglio, i contenuti pubblici, foto e video, saranno indicizzabili su Google.
La comunicazione è apparsa direttamente sull’app negli ultimi giorni e, anche se in apparenza può sembrare solo un cambiamento tecnico, le implicazioni sono enormi.
Infatti, se il tuo profilo è pubblico, i tuoi contenuti potranno comparire nei risultati di ricerca di Google, visibili anche a chi non ha un account Instagram.
Un tuo post potrebbe quindi essere trovato da qualcuno che sta cercando un argomento su Google, esattamente come succede oggi con i video di YouTube o i tweet.
Questa novità rappresenta un grande passo verso un Instagram sempre più aperto al web e sempre meno chiuso dentro la sua app. Mentre per tutti noi, e soprattutto creator, brand e professionisti, è una notizia interessante:
si moltiplicano le occasioni di visibilità, soprattutto verso un pubblico che ha un bisogno chiaro e manifesto, espresso attraverso una ricerca.
È probabile che cambierà anche il modo in cui pensiamo e costruiamo i contenuti, almeno per chi vuole massimizzare la propria presenza online.
E, ovviamente, c’è anche un tema di privacy. Infatti, se non vuoi che i tuoi contenuti appaiano nei motori di ricerca, puoi disattivare questa opzione nelle impostazioni della privacy del tuo account.
#instagram
