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🔗 Dire “link in bio” non ci penalizza su Instagram, parola di Adam Mosseri.
Sono sempre circolate teorie cospirazioniste, tali per cui “se scrivi link in bio, l’algoritmo ti affossa la copertura organica”.
Ma ora abbiamo una risposta ufficiale e arriva dall’unica persona che davvero conta su questo tema: Adam Mosseri.
In un recente video, ha smentito una volta per tutte questa leggenda urbana, affermando che dire link in bio non penalizza in alcun modo la visibilità dei post.
Nessun algoritmo segreto all’opera, nessuna riduzione dell’engagement: possiamo scriverlo quanto vogliamo, senza paura.
Queste leggende esistono perché Instagram, da sempre, non consente di inserire link cliccabili nei post; quindi, l’unico spazio utile per farlo è la bio del profilo (e da qui l’ormai celebre frase “link in bio” per promuovere contenuti, prodotti o pagine esterne alla piattaforma).
Occhio solo al contenuto dei link stessi: come sempre, è buona norma fare attenzione a dove ci portano.
Insomma, via libera al “link in bio” senza paranoie.
#instagram
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👁️ Sammontana usa un effetto ottico per far ricordare la nuova campagna Gruvi
Per la sua nuova campagna pubblicitaria, dopo le schiene dei bagnanti utilizzate come spazio pubblicitario Sammontana ha deciso di usare un trucco che coinvolge direttamente gli occhi: si chiama persistenza retinica e fa sì che un’immagine rimanga impressa nella vista anche dopo che è scomparsa.
Nelle affissioni si vede una persona che mangia un gelato Gruvi, ma l’immagine è in negativo. Viene chiesto poi di fissare un puntino al centro per 30 secondi e quando l’immagine scompare, se sbatti gli occhi o guardi altrove, vedi la scena in positivo e a colori.
La campagna è visibile per tutto luglio nelle stazioni di Cadorna e Garibaldi a Milano, ed è accompagnata anche da contenuti online.
A provare l’effetto in prima persona ci sono anche quattro creator scelti per il loro stile ironico e la passione per Gruvi: Lorenzo Guarnera, Rocco Toniolo, Martina Failla e Vittorio Pettinato.
Un modo originale e diverso dal solito per farsi ricordare:
ti resta negli occhi e anche in testa.
#gruvi #sammontana
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🎮 LEGO lancia il Game Boy in mattoncini: nostalgia marketing mode ON
Se hai passato pomeriggi interi con le dita incollate a un Game Boy, preparati a una piccola esplosione di nostalgia.
LEGO ha appena annunciato un set dedicato alla leggendaria console portatile Nintendo, ricreata con 421 mattoncini e con una cura nei dettagli che farà battere il cuore a tutti i gamer cresciuti negli anni ’90.
Il modello ha una scala quasi 1:1 ed è fedele in tutto: tastierino direzionale a croce, pulsanti A e B, Select, Start, rotella del volume e regolazione del contrasto.
Ma il vero tocco da intenditori è un display lenticolare che crea un effetto animato a seconda dell’angolazione da cui lo guardi.
Non funziona davvero, ma puoi inserire scene iconiche in stile pixel art di due classici assoluti:
🍄 Super Mario Land
🛡️ The Legend of Zelda: Link’s Awakening
Infatti, ogni gioco ha la sua Game Pak (anche questa in mattoncini!) che puoi fisicamente inserire nello slot, proprio come nella console originale.
Un pezzo da collezione perfetto per gli appassionati di retro gaming e un esempio super riuscito di nostalgia marketing che parla dritto alla memoria emotiva di chi è cresciuto in 8-bit.
#lego #nintendo
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📹 Astronomer risponde allo scandalo della kisscam con Gwyneth Paltrow
Dopo una settimana rovente sui social e sulle prime pagine dei giornali, la startup Astronomer, specializzata in gestione dati, cerca di mettere un punto allo scandalo accaduto al concerto dei Coldplay che l’ha travolta e riprendersi la narrativa.
Come?
Con un video promozionale decisamente inaspettato, con protagonista niente meno che Gwyneth Paltrow (ex moglie del frontman dei Coldplay, Chris Martin).
Tutto è cominciato durante un concerto dei Coldplay, quando due dirigenti di Astronomer sono finiti sulla kiss cam mentre ballavano insieme. Nulla di grave, se non fosse stato per la reazione che hanno avuto e a peggiorare la situazione, la battuta al microfono del frontman Chris Martin: “O hanno una relazione o sono molto timidi”.
Qualcuno filma la scena, il video finisce ovunque e la bufera social è servita.
I due si sono poi dimessi, mentre l’azienda ha rilasciato un comunicato piuttosto chiaro: "I nostri leader devono dare l'esempio e questo standard non è stato rispettato".
Fin qui, tutto secondo copione. Ma Astronomer ha deciso di non restare schiacciata dalla narrazione scandalistica e ha risposto con un contenuto brillante.
Un video promozionale in cui Gwyneth Paltrow, in perfetto tono ironico, si presenta come “assunta temporaneamente per parlare a nome dei 300 dipendenti dell’azienda” e tenta di riportare l’attenzione sulla tecnologia e sull’innovazione del team.
Parte una sequenza di finti Q&A: lei promette di rispondere alle domande più frequenti, ma quando compaiono a schermo sono tutte incomplete o interrotte, perché ovviamente alludono allo scandalo.
Ma la genialità della scena sta nel fatto che Paltrow ignora completamente i sottintesi e continua con un tono tranquillo e professionale a parlare del prodotto, della mission di Astronomer e delle cose che fanno davvero per i loro clienti.
Una mossa di comunicazione interessante che non ignora l’episodio, anzi, lo sfrutta con intelligenza per rilanciare la propria presenza pubblica e posizionamento.
#coldplay #astronomer
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📜 L'Agcom approva un nuovo Codice di condotta per gli influencer "rilevanti"
Chi lavora con i social e raggiunge numeri importanti dovrà iniziare a muoversi con più attenzione.
Lo scorso 23 luglio, l'Agcom ha approvato un nuovo Codice di condotta per gli influencer "rilevanti", cioè coloro che hanno almeno 500.000 follower o 1 milione di visualizzazioni mensili almeno su una piattaforma.
Secondo Agcom, questi creator sono a tutti gli effetti paragonabili a media tradizionali, come le emittenti televisive, per l’impatto che hanno sul pubblico e per la responsabilità editoriale che possiedono.
E per questo, entrano ufficialmente in un sistema di regole più definito.
Cosa cambia, nel concreto?
- Più chiarezza nei contenuti pubblicitari: #adv o #gift potrebbero non essere più sufficienti;
- stop a contenuti discriminatori, fuorvianti o che ledono la dignità delle persone;
- maggiore tutela dei minori e attenzione al diritto d’autore;
- obbligo di iscrizione a un elenco ufficiale Agcom entro sei mesi.
Chi non rispetta il Codice rischia sanzioni fino a 250.000 euro, che salgono a 600.000 in caso di violazioni gravi, soprattutto se riguardano i minori.
Agcom parla di “una tappa decisiva” verso un ambiente digitale più sicuro e professionale, anche se Codacons ritiene che le regole siano poco efficaci, soprattutto per chi opera all’estero, restando fuori dalla giurisdizione italiana.
Una cosa è certa:
l’era dell’influencer marketing senza regole sta finendo e per chi lavora nel digitale, è tempo di fare le cose con maggiore consapevolezza.
#influencermarketing #agcom
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Queste sono le ultime 5 digital news prima della pausa estiva, perciò godetevele!💙
Cosa è successo nell'ultima settimana? Vediamo un po'...
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📜 Meta dice no al Codice di condotta UE per l’AI Act
Meta ha annunciato che non firmerà il Codice di condotta volontario proposto dalla Commissione Europea per i fornitori di modelli di intelligenza artificiale di uso generale (GPAI), proprio a ridosso dell’entrata in vigore dell’AI Act.
Lo ha dichiarato Joel Kaplan, VP Global Public Policy di Meta, in un post su LinkedIn:
"L'Europa sta seguendo la strada sbagliata in materia di IA. Abbiamo esaminato attentamente il Codice di condotta della Commissione europea per i modelli di IA a scopo generale (GPAI) e Meta non lo firmerà. Questo Codice introduce una serie di incertezze legali per gli sviluppatori di modelli, nonché misure che vanno ben oltre l'ambito di applicazione dell'AI Act".
Il Codice, pubblicato come misura volontaria e anticipatoria rispetto alla piena applicazione del regolamento, propone linee guida come l’obbligo di fornire documentazione trasparente, non utilizzare contenuti piratati per l’addestramento e rispettare le richieste di esclusione dai dataset da parte dei titolari dei diritti.
Meta contesta la rigidità dell’approccio europeo, definendolo un freno all’innovazione nel campo dell’AI.
L’AI Act, che si basa su un approccio a livelli di rischio, impone obblighi specifici a seconda dell’uso dell’intelligenza artificiale. Sono vietate applicazioni a “rischio inaccettabile” (come manipolazione cognitiva o social scoring), mentre per gli usi “ad alto rischio”, biometria, lavoro, istruzione, serviranno registrazione e gestione attiva dei rischi.
Le regole riguarderanno anche i cosiddetti modelli di IA generici con rischio sistemico, come quelli sviluppati da OpenAI, Meta, Anthropic e Google, che dovranno conformarsi entro il 2027.
#aiact #meta
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🐱 Apple trasforma una funzione AI in storytelling con Garrett, il gatto "giudicante"
Nel nuovo spot di Apple dedicato alla funzione Clean Up degli iPhone 16 Pro, il protagonista è Garrett, un gatto dall’espressione eloquente.
Seduto sul bracciolo della poltrona, Garrett osserva con sguardo severo il compagno della sua padrona, colpevole di averlo cancellato da una foto con un semplice tap, usando la nuova funzione per rimuovere oggetti indesiderati. Ma il giudizio non arriva solo da Garrett: anche la fidanzata lo fissa, chiaramente non impressionata dalla sua scelta. La tensione è palpabile, ma gestita con tono leggero e ironico.
La regia di Andrea Nilsson per Biscuit Filmworks racconta tutto con ritmo e semplicità, mostrando perfettamente come la tecnologia Apple Intelligence permetta di rimuovere elementi da una foto senza comprometterne la qualità e soprattutto mantenendo pieno controllo: ogni modifica può essere annullata in pochi secondi.
Uno spot riuscito, che rende accessibile (e memorabile) una funzione avanzata di editing visivo.
#apple
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⚖️ Zuckerberg patteggia per chiudere la causa legata allo scandalo Cambridge Analytica
Meta ha chiuso con un patteggiamento la causa da 8 miliardi di dollari intentata dai propri azionisti in seguito allo scandalo Cambridge Analytica, evitando così che Mark Zuckerberg e altri dirigenti dell’azienda venissero chiamati a testimoniare in tribunale.
La controversia, aperta anni fa, si basava sull’accusa di scarsa supervisione e gestione irresponsabile della privacy degli utenti, dopo che nel 2018 emerse che i dati personali di circa 87 milioni di persone erano stati raccolti senza consenso da una società di consulenza politica (Cambridge Analytica) per fini elettorali.
Gli azionisti chiedevano che Zuckerberg, Sheryl Sandberg e altri dirigenti rimborsassero Meta con risorse personali, sostenendo che le loro scelte avessero causato danni economici all’azienda.
L'accordo è arrivato proprio nei giorni in cui erano previste le deposizioni chiave, tra cui quella dello stesso Zuckerberg, ma i termini economici del patteggiamento non sono stati resi noti.
Un epilogo legale che chiude uno dei capitoli più critici per la reputazione e la governance del gruppo, riportando al centro il dibattito sulla responsabilità pubblica delle big tech di fronte a violazioni su larga scala.
#cambridgeanalytica #facebook
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❤️ Instagram sta testando i “Mi piace” sui singoli frame dei caroselli
Instagram sta testando una funzione che potrebbe cambiare il modo in cui analizziamo le performance dei post carosello: il conteggio dei “Mi piace” per ogni singola immagine.
Il sistema dovrebbe assegnare il like al frame visibile sullo schermo nel momento esatto in cui l’utente interagisce con il post e attribuirlo al conteggio specifico di quella slide.
Ovviamente dobbiamo prendere tutti questi dati sempre con le pinze (è chiaro che molti like saranno “generici” o automatici), ma se una slide riceve una quantità nettamente superiore di like rispetto alle altre, è già una metrica in più per capire cosa davvero colpisce il pubblico all’interno di un carosello e come posizionare le singole slide.
#caroselli #instagram
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🎥 Dal maxi-schermo a virale in 24 ore: Andy Byron, CEO di Astronomer, si dimette dopo lo "scandalo" al concerto dei Coldplay
Durante un concerto dei Coldplay, la “kisscam” inquadra due spettatori in atteggiamenti affettuosi. Questi si abbracciano, poi si allontanano in modo plateale. Chris Martin scherza con il pubblico e dice: “O hanno una relazione o sono molto timidi”.
Il video finisce su TikTok e, nel giro di poche ore, diventa virale. Gli utenti online identificano praticamente subito i protagonisti: Andy Byron, CEO (ormai ex) della tech company Astronomer, e la responsabile HR dell’azienda, entrambi sposati.
L’azienda apre un’indagine interna, sospende Byron e due giorni dopo arrivano anche le sue dimissioni.
Il caso mostra chiaramente il potere amplificatore dei social media: un momento catturato tra il pubblico è diventato un contenuto virale, capace di innescare un fenomeno globale e reazioni aziendali concrete in tempi rapidissimi.
Ma solleva anche un’altra questione: la privacy negli eventi pubblici.
In contesti come concerti o festival, è spesso indicato anche sul biglietto che potresti essere ripreso. Eppure, nel mondo digitale, diamo continuamente consensi “formali” senza reale consapevolezza. Clicchiamo su “accetta” per entrare in un'app, in un sito, senza leggere davvero cosa comporta quel sì.
Tuttavia, c’è una realtà ancora più evidente e che cozza un po' con il tema tutela della privacy:
cercare riservatezza in un luogo dove migliaia di persone stanno registrando, fotografando e condividendo in tempo reale è semplicemente poco compatibile.
#coldplay
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Cosa è successo nell'ultima settimana? Vediamo un po'...
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Ehyyyyyyyyyyy,
è successo: mi sono staccato dai colori di Digital flow e mi sono svegliato più variopinto che mai.
Avete presente quando vi alzate da un riposino e vedete quelle lucine psichedeliche che manco in discoteca? Ecco, così.
Non è solo una questione di look:
sto cambiando, sto maturando (più o meno) e ho deciso di farmi notare per davvero.
Ah, ma non mi sono presentato👀… per chi non mi conosce (ancora):
sono Calendario Creativo, un calendario da scrivania fuori dal comune.
Ogni giorno una pagina da strappare, con frasi ironiche o motivazionali, meme e curiosità.
Se mi avete già comprato nel 2025, sono lì con voi sulla scrivania (e se non l’avete fatto: vi giudico e come se vi giudico), ma la verità è che non riesco più a stare solo su una scrivania, quindi adesso sono anche online, sui miei nuovi e freschissimi canali social:
👉🏻 IG: calendario_creativo
👉🏻 TikTok: calendario_creativo (niente balletti qui, promesso: sono un tronco, letteralmente).
Cosa ci trovate su questi canali?
✨ Curiosità
😂 Ironia
📌 Meme
💭 Ispirazione
E poi, in futuro... chissà. Seguitemi e lo vedreteeeee!
Ah, quasi dimenticavo: non vi potete perdere anche il mio nuovo, aggiornato e super fighissimo (ma anche modesto) sito web! (troverete anche una mia fantastica illustrazione, in cui sono il re dei regali aziendali, mentre tutti gli altri - spumanti, penne, agendine - i miei sudditi eheh 😈)
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🧠 Perplexity lancia Comet, il browser AI che vuole competere con Google Search
Questa settimana Perplexity ha fatto una mossa importante lanciando Comet, il suo primo browser web basato sull’intelligenza artificiale.
Un passo chiave per cercare di uscire dalla semplice etichetta di “alternativa a Google Search” e diventare un vero punto di accesso per il web del futuro.
Comet al momento è disponibile solo per pochi eletti (gli abbonati al piano Max da 200$/mese e per un ristretto gruppo di utenti in lista d’attesa), ma ciò che lo rende interessante è l’integrazione nativa con l’ecosistema AI di Perplexity.
Altra chicca è Comet Assistant, un assistente AI capace di automatizzare compiti come riassumere email ed eventi o rispondere a domande sul contenuto delle pagine in tempo reale, aprendo una sidebar interattiva accanto alla navigazione.
Con questo lancio, Perplexity punta a creare un sistema operativo AI-oriented, capace di accompagnare l’utente in ogni attività online, non solo nella fase di ricerca.
L’obiettivo è chiaramente quello di fidelizzare l’utente e diventare il browser di default, senza dover più passare da Google Chrome.
E la direzione presa è probabilmente quella giusta: non è la stessa Google ad aver integrato un sacco di funzionalità IA nella ricerca?
Staremo a vedere che cosa succederà prossimamente, ma se sfidare Google Search è già un’impresa, far cambiare abitudini agli utenti in fatto di browser è una partita ancora più complicata.
#comet #perplexity
