SAN FRANCESCO FUORI
DALLA MATRIX
San Francesco fuori dalla Matrix cattolica è per me Fratello Francesco, e la sua testimonianza ci è stata propinata durante 8 secoli dalla Sua morte attraverso dei beveroni annacquati, cioè narrazioni processate dalle industrie della Ipocrisia, della Menzogna e della produzione di schiavitù dell’Essere Umano.
Mediante le banalità di narrazioni opportunistiche essenzialmente false le energie oscure hanno cancellato dalle nostre memorie la grandezza dell’uomo, l’immensità della sua anima, e l’essenza della sua testimonianza.
Ieri sera ho tenuto a Brisighella (Ravenna) una conferenza di una trentina di minuti cercando di iniziare a raccontare qualcosa di molto, molto fuori dagli schemi, su Fratello Francesco, ma anche su Sorella Chiara.
Si tratta di un alter Christus e un alter Maddalena che purtroppo non si capiscono e non si apprezzano in tutto il loro valore se già non si capisce la Verità nascosta sulla grandezza degli ‘originali’.
Il concerto lirico in onore di San Francesco che si è tenuto dopo il mio intervento introduttivo, grazie ad alcuni artisti eccellenti tra cui in evidenza il Maestro Raffaello Bellavista e il soprano Tatiana Previati, ha scolpito nel cuore dei tanti partecipanti momenti di emozione pura ed elevazione interiore.
Pubblicherò la conferenza sui miei canali ma qui anticipo per iscritto, anche perché ho ricevuto tante richieste di averle, le parole conclusive al mio esercizio oratorio, che ribadisco non sono mie.
Quando Francesco morì il frate che lo stava assistendo consegnò a Santa Chiara una pergamena disordinatamente arrotolata. Con emozione e paura Santa Chiara srotolò il breve documento che costituisce l’essenza più alta, e difficilmente accessibile, sulla Verità di un grande rivoluzionario in nome di ciò che tutto muove dandogli il senso: l’Amore.
Questa l’ultima testimonianza di Fratello Francesco per tutti Boi, custodita in ‘naftalina’ per 8 secoli da un regime di clausura riservato alla sua iniziale custode, Sorella Clara.
“All’anima che sa leggere nella mia,
e che ne comprende le gioie e i dolori,
voglio confidare queste parole:
all’alba della mia dipartita, al crepuscolo del sentiero che ho scelto,
posso finalmente affermare, completamente in pace,
che la nostra ferita, in questo mondo, non sta nè nella ricchezza nè nella povertà,
ma nella nostra dipendenza da uno di questi due strati,
nel fatto di immaginare che l’uno o l’altro possano offrirci gioia e libertà.
Sta anche nel fatto di essere convinti che l’Altissimo Signore
abbia bisogno delle sofferenze di noi creature, per aprirci la porta della sua luce.
La nostra ferita, infine, è il convincimento
che Egli abbia bisogno di sacrificarSi sotto forma di suo Figlio,
o sotto forma umana al fine di salvarci.
Chi mai, tranne noi stessi,
per mezzo della purezza del cuore, potrà salvarci?
In verità il Buon Signore mi ha mostrato
che non vi era alcun riscatto,
alcun sacrificio da perpetuare.
Mi ha insegnato, in silenzio,
che sarebbe bastato uscire dall’ignoranza, dall’oblio, e amare.
Amare la vita in ogni forma,
e con tutti i mezzi che la rendono bella,
amare la sua Unità in ogni cosa e in ogni essere.
Possa tutto questo venir detto, un giorno,
tanto alle donne come agli uomini;
possa venir detto e insegnato meglio di quanto io abbia saputo fare,
senza nulla respingere dell’Acqua nè del Fuoco.
Il mio augurio è che non ci siano più nè Chiese,
nè preti, nè monaci, niente di tutto questo:
che vi sia soltanto l’Altissimo e noi,
perchè sta ad ognuno incontrarlo in se stesso…
Ora che il velo si squarcia,
voglio andarmene nudo come sono venuto al mondo.
E non parlo della nascita del mio corpo,
ma della vera nascita della mia anima,
del giorno in cui ha trovato il coraggio
di scendere più a fondo nella carne
per offrirsi all’Eterno,
così in Alto come in Basso”.