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Fra i token da osservare per il futuro, interessante è Uni (uniswap). La rinnovata tokenomics ha degli acquisti automatici importanti.

Fra i token da osservare per il futuro, interessante è Uni (uniswap). La rinnovata tokenomics ha degli acquisti automatici interessanti.

Negli ultimi 30 minuti, posizioni "long" in criptovalute per un valore di 200 milioni di dollari sono state liquidate
Negli ultimi 30 minuti, posizioni "long" in criptovalute per un valore di 200 milioni di dollari sono state liquidate

La Banca d'Olanda (Dnb) ha spostato 86 tonnellate d'oro dagli Stati Uniti e dal Canada e le ha trasferite a Londra... Non un buon segnale...

Bitcoin sopra 79.000$: lo short squeeze è stato enorme Il rialzo di Bitcoin da circa 63-64.000$ a oltre 79.000$ in appena due giorni ha provocato uno degli short squeeze più violenti degli ultimi anni. Durante la prima parte del movimento sono state liquidate oltre 3 miliardi di dollari di posizioni short, quindi scommesse di trader che puntavano su un ribasso del mercato. Il dato complessivo fino ai 79.000$ potrebbe essere ancora superiore, ma al momento non c'è un numero definitivo abbastanza affidabile. Il meccanismo è abbastanza semplice. Quando Bitcoin sale troppo velocemente, chi è short e utilizza leva può essere liquidato automaticamente. La chiusura di queste posizioni genera a sua volta acquisti sul mercato, che possono spingere Bitcoin ancora più in alto e far saltare altri short. In pratica una parte del rialzo finisce per alimentare il rialzo stesso. Questo aiuta a spiegare la violenza del movimento del +25% in circa due giorni, anche se sarebbe sbagliato pensare che sia stato causato esclusivamente dalle liquidazioni. Per capire quanto il rialzo sia realmente solido bisognerà vedere se continueranno ad arrivare acquisti spot, flussi istituzionali e nuovo capitale anche dopo che gran parte degli short sarà stata eliminata. C'è poi il rischio opposto. Dopo una salita così rapida molti trader potrebbero entrare long in leva per paura di perdere il movimento. Se il mercato dovesse correggere improvvisamente, potrebbero diventare proprio questi nuovi long il prossimo carburante per una discesa veloce. In sostanza, i 3 miliardi e oltre di short liquidati spiegano una parte importante dell'accelerazione vista in questi giorni. Ora però la vera domanda è se Bitcoin riuscirà a mantenere questi livelli grazie a domanda reale oppure se, terminato lo short squeeze, il mercato avrà bisogno di raffreddarsi. Questa analisi ha esclusivamente finalità informative e non rappresenta un consiglio finanziario.

ra la strategia avrebbe dimostrato di funzionare davvero. Ed è questo, più del semplice “20% annuo”, il dato che farà la differenza.

ncipale fattore rimane Bitcoin. Se BTC riuscisse a consolidarsi sopra 70-75.000 dollari e successivamente tornasse verso 90-100.000 dollari, molte società presenti nell'ETF potrebbero beneficiarne. Saranno importanti anche i risultati economici di aziende come Coinbase e delle società legate al mining e alle infrastrutture digitali. Un altro elemento fondamentale sarà la Federal Reserve. Se i tassi di interesse americani iniziassero a scendere, una maggiore quantità di denaro potrebbe tornare verso investimenti più rischiosi come tecnologia e crypto. Al contrario, nuovi problemi di inflazione e tassi elevati potrebbero danneggiare CEGI. Anche le nuove leggi statunitensi sulle criptovalute potrebbero favorire il settore. C'è infine una situazione particolare. Per un ETF normale la forte volatilità è quasi sempre negativa. Per CEGI non necessariamente. Quando le azioni crypto oscillano molto, le opzioni diventano più costose e il fondo può incassare premi maggiori. Quindi un mercato molto volatile ma senza grandi crolli potrebbe essere uno degli scenari migliori per questa strategia. --- 10. Valutazione finale Con un prezzo attuale intorno a 25,05 €, considero ragionevole utilizzare tre scenari. Scenario normale Bitcoin rimane relativamente forte, il settore crypto continua a svilupparsi e non abbiamo grandi problemi macroeconomici. Possibile prezzo: 26-28 € con area centrale intorno ai: 27 €. A questo eventuale aumento andrebbero aggiunte le distribuzioni mensili. Scenario molto positivo Bitcoin torna verso 90-100.000 dollari, la liquidità sui mercati aumenta e le crypto equity ripartono con forza. Possibile area: 30-33 €. CEGI probabilmente salirebbe parecchio, anche se meno di alcuni ETF crypto puramente orientati alla crescita a causa delle covered call. Scenario negativo Bitcoin torna verso 55-60.000 dollari e i mercati finanziari entrano nuovamente in difficoltà. Possibile area: 18-21 €. In questo caso le distribuzioni mensili aiuterebbero, ma non sarebbero sufficienti a evitare perdite importanti. Rating: HOLD Al prezzo attuale considero CEGI un prodotto interessante ma ancora troppo giovane e rischioso per attribuirgli un BUY deciso. Non lo utilizzerei come investimento principale di un portafoglio. Può invece avere senso come componente più piccola e aggressiva per chi: - crede nella crescita futura del settore crypto; - accetta forti oscillazioni; - vuole ricevere un flusso di denaro mensile; - ha un orizzonte di diversi anni. Chi invece pensa che Bitcoin sia vicino a una nuova crescita esplosiva potrebbe preferire Bitcoin direttamente o ETF crypto senza covered call, perché avrebbero maggiore libertà di partecipare all'intero rialzo. --- Riassunto semplice Caratteristica| Valore Prezzo| ~25 € Numero di aziende| ~25 Costo annuale| 0,65% Pagamento| Ogni mese Ultimo pagamento| ~0,50 $ per quota Rendimento distribuito annualizzato| ~20% lordo 10 quote costano| ~250 € Ultimo pagamento su 10 quote| ~5 $ lordi Distribuzioni 2026 fino ad agosto| ~4,03 $ per quota Distribuzioni ultimi 12 mesi| ~6,12 $ per quota Possibile prezzo scenario normale| 26-28 € Scenario positivo| 30-33 € Scenario negativo| 18-21 € Livello di rischio| Molto alto Giudizio| HOLD In poche parole Il modo più semplice per descrivere CEGI è questo: investe nelle aziende che ruotano intorno al mondo crypto e utilizza una parte delle loro forti oscillazioni per cercare di trasformarle in un'entrata mensile. È proprio questo che lo rende interessante. Non bisogna però lasciarsi ingannare dal rendimento distribuito vicino al 20%. Un pagamento elevato è veramente interessante solamente se, nel lungo periodo, il valore dell'investimento non viene progressivamente consumato per poter continuare a pagarlo. Per questo motivo nei prossimi anni guarderei principalmente tre numeri: quanto vale una quota, quanto ha distribuito complessivamente e quanto avrebbe reso reinvestendo quelle distribuzioni. Se CEGI riuscisse a continuare a distribuire cifre importanti mantenendo contemporaneamente il valore delle quote, allo

ndicativamente, ad agosto 2026 mostrava: circa +20% dall'inizio del 2026, circa +33% negli ultimi dodici mesi, circa +38% dalla nascita. C'è però un dettaglio fondamentale. Guardando solamente il grafico del prezzo potremmo pensare che abbia guadagnato molto meno. Questo succede perché CEGI paga ogni mese una parte del proprio valore agli investitori. Facciamo un esempio estremamente semplice. Un ETF parte da: 25 € Durante l'anno distribuisce: 4 € e alla fine dell'anno vale: 26 €. Guardando solamente il grafico sembrerebbe aver guadagnato: 1 €, cioè circa il 4%. In realtà l'investitore ha ottenuto: 1 € di aumento del prezzo + 4 € ricevuti = 5 €. Quindi per valutare correttamente CEGI bisogna sempre considerare insieme: valore dell'ETF + soldi distribuiti. --- 6. Quanto paga realmente? CEGI distribuisce denaro ogni mese. Nel 2026 le distribuzioni per singola quota sono state circa: Gennaio: 0,52 $ Febbraio: 0,49 $ Marzo: 0,46 $ Aprile: 0,43 $ Maggio: 0,50 $ Giugno: 0,57 $ Luglio: 0,55 $ Agosto: 0,50 $ Da gennaio ad agosto sono quindi stati distribuiti circa: 4,03 dollari per ogni quota posseduta. Negli ultimi dodici mesi siamo intorno a: 6,12 dollari per quota. Facciamo un esempio molto semplice con 10 quote Con il prezzo intorno a 25 €, comprare 10 quote significa investire circa: 250 €. L'ultima distribuzione è stata circa: 0,50 $ per quota. Con 10 quote avremmo quindi ricevuto: circa 5 dollari lordi in un mese, cioè poco più di 4 € lordi al cambio attuale. Dopo una tassazione vicina al 26%, rimarrebbero indicativamente poco più di: 3 € netti. Se, e sottolineo se, la distribuzione rimanesse identica per dodici mesi, quei 10 ETF potrebbero generare circa: 50-52 € lordi all'anno oppure circa: 37-38 € netti. Su circa 250 € investiti sarebbe un rendimento da distribuzione molto elevato. L'attuale tasso annualizzato è infatti vicino al: 20% lordo. Ma questo numero non deve essere interpretato come un interesse garantito. Il prossimo mese potrebbe pagare 0,50 $, quello successivo 0,40 $, oppure molto meno. E soprattutto il prezzo dell'ETF può contemporaneamente diminuire. --- 7. Perché il 20% non significa automaticamente guadagnare il 20%? Questo è probabilmente il concetto più importante di tutta l'analisi. Immaginiamo di investire: 1.000 €. Durante un anno CEGI distribuisce: 200 €. Sembrerebbe un guadagno del 20%. Ma immaginiamo che nello stesso periodo il valore dell'investimento passi da: 1.000 € a 800 €. Avremmo: 800 € di valore dell'ETF + 200 € ricevuti Totale: 1.000 €. Non avremmo realmente guadagnato il 20%. Per questo motivo un ETF con distribuzione molto elevata deve essere osservato nel corso degli anni. La domanda corretta non è: “Quanto dividendo paga?” La domanda corretta è: “Quanto valgono oggi le mie quote + quanto denaro ho ricevuto nel frattempo?” --- 8. Quali sono i rischi? CEGI è un investimento ad alto rischio. Il primo problema è naturalmente Bitcoin. Se Bitcoin perde improvvisamente il 30%, Coinbase, miner e altre aziende crypto potrebbero perdere anche molto più del 30%. Il secondo rischio deriva dalla strategia covered call. Questa protegge solo in piccola parte durante i ribassi. Se il mercato crolla, ricevere qualche punto percentuale attraverso le opzioni non impedisce all'ETF di perdere valore. Allo stesso tempo limita una parte dei guadagni quando il mercato sale violentemente. C'è poi il rischio normativo. Le politiche americane verso le crypto sono attualmente molto più favorevoli rispetto al passato, ma un futuro cambio politico potrebbe modificare nuovamente la situazione. Esiste anche il rischio cambio. Il fondo investe principalmente in società americane e lavora in dollari. Anche comprandolo in euro, quindi, il rapporto tra euro e dollaro può influenzare il risultato finale. Infine il fondo è ancora piccolo e giovane. Non sappiamo ancora come si comporterà attraverso un intero ciclo crypto composto da grande bull market, crollo e successiva ripresa. --- 9. Cosa potrebbe farlo salire nei prossimi mesi? Il pri

REX Crypto Equity Income & Growth ETF – Analisi semplice Aggiornamento: agosto 2026 Prezzo indicativo: circa 25,05 € ISIN: IE0008BA4TY1 Distribuzione: mensile Giudizio finale: HOLD – interessante, ma ad alto rischio 1. Che cos'è questo ETF? Il REX Crypto Equity Income & Growth ETF, chiamato anche CEGI, è un fondo che permette di investire contemporaneamente in diverse aziende legate al mondo delle criptovalute, della blockchain e dei pagamenti digitali. Invece di comprare direttamente Bitcoin, acquistando una quota di questo ETF si investe indirettamente in un gruppo di aziende che possono beneficiare della crescita del settore crypto. Nel portafoglio troviamo, per esempio, società come Coinbase, PayPal, Visa, Mastercard, Nvidia, IREN e altre aziende tecnologiche o legate alle infrastrutture digitali. L'ETF è relativamente nuovo: è nato nel giugno 2025 e oggi gestisce circa 22-23 milioni di dollari. È quindi ancora un fondo abbastanza piccolo rispetto ai grandi ETF mondiali che gestiscono miliardi. La caratteristica che lo rende particolare è però un'altra: oltre a cercare di aumentare di valore, prova anche a generare un reddito mensile per chi lo possiede. --- 2. Come riesce a pagare così tanto ogni mese? Questa è la parte più importante da capire. CEGI non paga semplicemente i normali dividendi delle aziende che possiede. Utilizza anche una strategia chiamata covered call. Il termine può sembrare complicato, ma il concetto è abbastanza semplice. Immaginiamo di possedere un'azione che oggi vale 100 €. Il fondo può accordarsi con un altro investitore dicendo: “Ti permetto di comprare questa azione da me a 110 € entro una certa data, ma in cambio tu mi paghi subito una piccola somma.” Quella somma si chiama premio dell'opzione. CEGI utilizza questa strategia su circa metà del proprio portafoglio. I premi incassati vengono poi utilizzati per finanziare le distribuzioni mensili agli investitori. Il vantaggio è evidente: il fondo riesce a generare reddito anche quando il mercato non sale molto. Lo svantaggio è altrettanto importante. Se quell'azione da 100 € improvvisamente arriva a 140 €, il fondo potrebbe essere costretto a venderla intorno ai 110 € e quindi rinunciare a una parte del grande rialzo. In altre parole: CEGI sacrifica parte dei possibili guadagni futuri in cambio di maggiori entrate oggi. --- 3. In cosa investe? L'ETF contiene circa 25 società. Tra le principali troviamo: Società| Peso circa PayPal| 4,9% Mastercard| 4,8% Visa| 4,6% Applied Digital| 4,5% Nu Holdings| 4,5% Nvidia| 4,5% Coinbase| 4,2% IREN| 4,2% Fiserv| 4,1% TSMC| 4,1% Le prime dieci aziende rappresentano circa il 44% dell'intero ETF. Questo significa che non dipende completamente da una sola società. Bisogna però fare attenzione a una cosa. Anche se PayPal, Coinbase, Nvidia, società di mining e aziende di pagamenti fanno lavori differenti, molte di loro vengono influenzate dagli stessi fattori: - andamento di Bitcoin; - mercato tecnologico; - tassi di interesse; - disponibilità di denaro sui mercati; - regolamentazione delle criptovalute. Quindi è diversificato tra diverse aziende, ma rimane comunque molto concentrato sul mondo crypto e tecnologico. --- 4. Quanto costa? Il costo annuale dell'ETF è dello 0,65%. Significa che ogni 10.000 € investiti il costo teorico annuale del fondo sarebbe circa: 65 €. Non è economico come un normale ETF sull'S&P 500 o sull'economia mondiale, ma CEGI utilizza una strategia più complessa e gestita attivamente. Bisogna inoltre considerare lo spread, cioè la piccola differenza tra il prezzo al quale possiamo comprare e quello al quale possiamo vendere. Dato che CEGI è ancora relativamente piccolo, in alcuni momenti questa differenza potrebbe essere maggiore rispetto agli ETF più famosi. Per questo motivo, soprattutto con cifre elevate, può essere preferibile utilizzare ordini con un prezzo limite invece di comprare semplicemente “a qualsiasi prezzo disponibile”. --- 5. Come sta andando? Da quando è nato, il fondo ha avuto una performance complessivamente positiva. I

Giappone👀 Per molti anni il Giappone è stato una delle principali fonti di denaro a basso costo del sistema finanziario globale. Con tassi vicini allo zero o addirittura negativi, molti operatori prendevano in prestito yen a costi molto bassi per poi convertire quel capitale e investirlo in asset con rendimenti potenzialmente superiori. Questa strategia viene chiamata Yen Carry Trade. In pratica: mi finanzio dove il denaro costa pochissimo e utilizzo quella liquidità per acquistare obbligazioni, azioni, asset tecnologici e, direttamente o indirettamente, anche asset più rischiosi come le crypto. Bitcoin e il mercato crypto sono cresciuti per buona parte della loro storia proprio durante un'epoca caratterizzata da enorme liquidità globale e costo del denaro molto basso. Ora però il Giappone sta andando nella direzione opposta. La Bank of Japan ha progressivamente normalizzato la propria politica monetaria e il tasso di riferimento è arrivato intorno all'1%, con il mercato che oggi attribuisce una probabilità significativa a un ulteriore rialzo già a settembre. Se prendere in prestito yen diventa più costoso e contemporaneamente lo yen si rafforza, una parte dei carry trade diventa meno conveniente. Alcuni investitori possono quindi essere spinti a chiudere queste operazioni: vendere gli asset acquistati e ricomprare yen per rimborsare i finanziamenti. Questo significa potenzialmente meno liquidità e maggiore pressione sugli asset rischiosi. Non vuol dire automaticamente che Bitcoin e le crypto debbano scendere. Il mercato dipende da moltissimi altri fattori, a partire dalla politica monetaria americana. Ma un Giappone che passa dall'essere una gigantesca fonte di denaro quasi gratuito a una politica monetaria progressivamente più restrittiva non è, a mio avviso, un elemento particolarmente favorevole per gli asset risk-on. Ed è uno dei fattori macro che vale la pena tenere sotto osservazione nei prossimi mesi👀 Queste sono semplici considerazioni personali e non costituiscono in alcun modo consigli finanziari❗️

Al contrario, una nuova escalation che riportasse fortemente in alto il petrolio rischierebbe di complicare nuovamente tutto il quadro macroeconomico. Per questo, nonostante negli ultimi giorni i mercati abbiano mostrato una certa tranquillità, personalmente continuo a mantenere prudenza. Non guarderei solamente il prezzo di Bitcoin. In questa fase guarderei prima Hormuz e il petrolio. Perché probabilmente sarà da lì che arriveranno alcune delle indicazioni più importanti per capire dove potranno andare successivamente oro, inflazione, tassi e infine anche il mercato crypto. Questa analisi non rappresenta alcun consiglio finanziario❗️

#Analisi del 10 Agosto 2026. La situazione internazionale continua secondo me ad essere uno dei fattori principali da tenere sotto osservazione sui mercati. In questo momento il punto centrale resta lo Stretto di Hormuz. L'Iran ha bloccato gran parte del traffico e, nonostante si continui a parlare di negoziati e di possibili accordi attraverso l'Oman, la riapertura completa non è ancora stata raggiunta. Tehran sta legando la questione di Hormuz anche ad altre richieste politiche ed economiche verso gli Stati Uniti, quindi siamo ancora lontani dal poter considerare definitivamente risolto il problema. Questo è importante perché Hormuz non è semplicemente un problema regionale. Da quello stretto passa normalmente circa un quinto del petrolio mondiale e qualsiasi difficoltà nella navigazione ha conseguenze potenzialmente enormi sul prezzo dell'energia, sui trasporti e quindi sull'economia globale. Oggi il Brent è tornato intorno agli 84 dollari proprio perché il mercato continua a prezzare il rischio che la situazione possa nuovamente peggiorare. Ed è qui che secondo me bisogna capire bene il collegamento economico. Una guerra prolungata o una chiusura significativa di Hormuz significa petrolio più caro. Petrolio più caro significa maggiori costi di trasporto, produzione ed energia. Tutto questo può riportare pressione sull'inflazione proprio mentre le banche centrali stanno cercando di tenerla sotto controllo. Di conseguenza il problema non è solamente "c'è una guerra quindi salgono i beni rifugio". È molto più complesso. Se il petrolio sale troppo, l'inflazione può tornare a preoccupare e la Federal Reserve potrebbe essere costretta a mantenere una politica monetaria più restrittiva o addirittura valutare nuovi rialzi dei tassi. Ed è esattamente questo meccanismo che negli ultimi mesi ha creato movimenti apparentemente strani anche sull'oro. In diverse occasioni l'escalation in Medio Oriente ha infatti fatto salire il petrolio ma contemporaneamente scendere l'oro, perché il mercato temeva soprattutto inflazione, tassi più alti e rafforzamento del dollaro. Quando invece il petrolio è sceso e sono aumentate le speranze di una soluzione diplomatica, l'oro ha recuperato con forza. La scorsa settimana è arrivato nuovamente sopra i 4.200 dollari l'oncia, aiutato anche dalla discesa dei rendimenti obbligazionari. Quindi paradossalmente, almeno nel breve periodo, anche per l'oro una de-escalation potrebbe non essere necessariamente negativa. Meno petrolio significa meno pressione inflazionistica, meno necessità di alzare i tassi e rendimenti potenzialmente più bassi. Tutti elementi che possono tornare favorevoli al metallo prezioso. Bitcoin invece continua secondo me a trovarsi in una posizione ancora più particolare. Al momento siamo intorno ai 65.000 dollari. Nel lungo periodo possiamo discutere tranquillamente della sua funzione di riserva di valore, della scarsità e della possibilità che diventi sempre più simile ad un "oro digitale". Ma nel breve periodo il mercato continua spesso a trattarlo come un asset risk-on. Quando aumenta improvvisamente la paura, normalmente gli investitori non corrono immediatamente su Bitcoin come fanno con oro, dollaro o titoli di Stato. Spesso accade il contrario: diminuisce la propensione al rischio, viene tolta liquidità dagli asset più volatili e BTC ne risente. Per questo continuo a pensare che oggi la variabile più importante non sia solamente la guerra in sé, ma la catena di conseguenze che può generare: Hormuz/petrolio/inflazione/ decisioni della Fed/liquidità/mercati finanziari/Bitcoin. È questa secondo me la connessione da osservare. Una vera soluzione diplomatica sulla questione Iran-Hormuz potrebbe quindi essere molto positiva per gli asset rischiosi: petrolio più basso, inflazione meno problematica, minore pressione sulle banche centrali e possibilità di condizioni monetarie progressivamente più favorevoli.

6. LOGICA DELL'OPA È FISCALE, NON OPERATIVA. Le sinergie stimate sono tra 1 miliardo e 1,2 miliardi, con la principale concretezza nella migrazione di PosteMobile a TIM e nell'uso della rete di 13.000 uffici postali. Ma il vero drive di Poste è monetizzare i crediti fiscali di TIM (quasi 1 miliardo). Si è titolari di un'azienda il cui valore passa per uno sconto fiscale che Poste usa per pagarsi le tasse. Nessuna redditività operativa strutturale, nessuno EBITDA growth. CONCLUSIONE PRAGMATICA L'OPAS è razionale per Poste (che vuole controllare le telecomunicazioni e catturare crediti fiscali). Per azionista retail: 1. Margine positivo: quasi zero; 2. Rischio downside: significativo (salta l'OPA + TIM crolla); 3. Rischio upside contenuto: anche se chiude, si eredità una situazione rischiosa in Poste; 4. Orizzonte temporale: 6+ settimane di immobilizzazione per uno spread dello 0,1%; 5. Liquidità post-operazione: compromessa in qualunque scenario. L'analisi è questa. Fate le vostre riflessioni. Non sono consigli finanziari❗️❗️

ANALISI DEGLI ELEMENTI CONTRARI ALL'ADESIONE ALL'OPAS POSTE-TIM. Ovvero: tutto quello che non vi dicono e che si dovrebbe valutare. Lasciando da parte il consigliabile/sconsigliabile, questi sono i fatti che rendono l'operazione rischiosa, poi ognuno faccia le proprie valutazioni. 1. MARGINE DI ARBITRAGGIO QUASI ZERO Con Poste a 26,30 euro, il valore teorico dell'offerta è circa 7,40 euro per azione TIM, mentre TIM quota 7,325 euro, con uno spread inferiore a 8 centesimi. Per un'operazione che: - dura 40+ giorni (fino all'11 settembre); - espone a rischi di fallimento dell'operazione stessa; - ha componente azionaria volatile; Uno spread dello 0,1% è ridicolo. Il costo-opportunità è negativo: il rendimento a scadenza è prossimo a zero se tutto va bene, catastrofico se l'OPA salta. 2. RISCHIO ELEVATO CHE L'OPA NON SI CHIUDA Al 21 luglio 2026 le adesioni erano dello 0,0488%. Poste Italiane ha fissato una soglia precisa come condizione minima per il perfezionamento dell'offerta: il 66,67% delle azioni ordinarie di TIM. Tradotto: - servono 2/3 degli azionisti per chiudere; - al 8 agosto siamo a 0,85% circa; - con un mese di periodo rimasto, il tasso di adesione è drammaticamente basso; - se salta, si torna titolari di TIM in una situazione peggiore (titolo in caduta libera, fondamentali in disintegrazione, incertezza massima). Scenario worst case: adesione, l'OPA salta per mancata soglia, si rimane con TIM quotata in crisi di liquidità. 3. PROFILO INDUSTRIALE DEL TARGET TIM, che quasi trent'anni fa era la sesta società di telecomunicazioni al mondo, nel 2026 è un'azienda con base clienti residenziale, qualche attività enterprise, Telecom Italia Sparkle, e imposte differite attive per circa 982 milioni. Non ci sono brevetti di peso, non ci sono infrastrutture proprietarie di rilievo. La "value proposition" di TIM è: crediti fiscali + parco clienti declinante. Nel 2026, Open Fiber ha avviato una richiesta danni da 1,5 miliardi contro Tim, dopo la multa Antitrust da 116 milioni per abuso di posizione dominante legato alle aree bianche. Se si aderisce all'OPA e si diventa azionista Poste, la quota finale di Poste sarà esposta a: - una causa da 1,5 miliardi in passivo potenziale; - un'integrazione industriale carica di rischi; - una telco il cui fatturato scende ogni trimestre. 4. COMPONENTE AZIONARIA ESPOSTA A VOLATILITÀ Si riceve: 0,218 azioni Poste di nuova emissione per ogni azione TIM ceduta. Problemi: - non sono già in circolazione: verranno emesse dopo il closing - questo comporta diluizione per gli attuali azionisti Poste (detiene già il 19,6% di TIM; se acquisisce il 100%, gli azionisti di TIM diventeranno proprietari di circa il 22,2% di Poste) - se Poste scende mentre si aspetta la quotazione delle nuove azioni, il valore dimezzato non c'è scampo - scadenza: pagamento settembre, quotazione dopo — si è esposti al mercato per settimane 5. ILLIQUIDITÀ STRUTTURALE Se si aderisce: - si perde la quotazione TIM (l'obiettivo è il delisting); - si diventa azionista di Poste; - le azioni nuove Poste vanno quotate, sì, ma si è un piccolo azionista di una società lievemente più grande in un assetto di governance incerto. Se non si aderisce: - si rimane titolare di TIM; - se l'OPA fallisce (scenario verosimile al tasso di adesione attuale), TIM rimane quotata ma martoriata dall'incertezza; - Il titolo crolla. Attenzione sono scenari possibili, non consigli finanziari. In entrambi i casi: illiquidità programmata.

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