☦ TESTIMONIANZA ORTODOSSA - Per la Santa Fede di Cristo
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Non esiste neppure un Santo che sia diventato Santo perché aveva paura di andare all’inferno.
Coloro che sono diventati Santi lo sono diventati perché hanno amato Cristo.
E San Porfirio, che cosa gridava a tutti? «Amate Cristo e non preoccupatevi di nulla».
Dunque, a Dio non andiamo con la forza.
Non andiamo per paura. La paura produce persone scrupolosamente religiose e non Cristiani. Produce persone che non sono libere davanti a Dio. Non Lo amano liberamente, ma per paura.
A Dio, dunque, vado liberamente,
perché mi affido alla Sua Persona e al Suo amore.
Non temo Dio. Chi teme Dio è malato. Perché?
Perché Dio è Amore! Ho paura dell’Amore? Allora sono malato…
☦ Beato Paolo, Metropolita di Sisani e Siatista
| 2 | 🕯☦ Prestate attenzione alla preghiera del Nome di Cristo; perseverate nel pregare.
La preghiera sistemerà ogni cosa.
Non cedete assolutamente.
Il Satana userà diverse trappole per paralizzarvi, affinché vi indeboliate e perdiate il coraggio; voi, però, comprendete anche voi la sua malvagia astuzia e prendete misure di resistenza.
Il fatto che siate messi alla prova, questo viene da Dio, poiché Egli vi allena in anticipo per la battaglia, vi tempra, vi educa. Come i soldati che vengono addestrati alle fatiche dell'esercizio nelle esercitazioni militari: dapprima fanno lì la teoria della battaglia e poi, quando squilla la tromba della guerra reale, essendo ormai addestrati, si lanciano nella battaglia con la consapevolezza interiore di sapere come combattere, e sono pronti a sacrificarsi per il loro scopo e il loro ideale.
In modo analogo avviene anche per voi ora.
Poiché siete stati chiamati a diventare soldati di Gesù e a combattere il Suo nemico, Cristo vi addestra, per mettere alla prova il vostro amore per Lui: «Chi è colui che Mi ama, se non colui che osserva i Miei comandamenti?».
Coraggio, figli miei; rimanete fedeli e devoti a Colui che vi ha amati con amore perfetto. Gli ufficiali, prima che inizi la battaglia, incoraggiano i soldati con diversi inni militari ed eroici e con vari racconti di atti eroici, e risvegliano in loro il sentimento del sacrificio di sé; questo lavoro dà loro grande forza e coraggio nella battaglia che stanno combattendo.
Così anche noi, come fecero i santi, dobbiamo meditare sulle lotte dei martiri: come essi combatterono; e anche sui santi asceti, come praticarono l'ascesi, come abbandonarono il mondo e tutti, e come nulla impedì loro di seguire la via che conduce a Gesù.
Questa meditazione rafforzerà molto la vostra buona volontà e la vostra retta disposizione interiore, perché molti, non conoscendo le trappole nascoste, si sono scoraggiati e le loro anime sono cadute dalla speranza della vita eterna.
Meditate sull'amore del nostro Gesù. L'amore di Gesù annullerà ogni altro amore naturale e, quanto più ne lasceremo, tanto maggiore sarà l'amore di Dio di cui godremo.
In alto guardiamo, là dove Gesù siede alla destra di Dio; in alto siano rivolti i nostri occhi, perché lassù sono le realtà eterne e senza fine.
Non guardate in basso, perché tutto è terra e cenere.
Pensate alla celeste magnificenza: là vi è l'infinita sapienza di Dio; là sono le bellezze ineffabili; là le melodie angeliche; là la ricchezza dell'amore divino.
Là vi è la vita senza dolore; là saranno tolte le lacrime e i gemiti; là soltanto gioia, amore, pace, Pasqua eterna, festa che non avrà fine.
Oh profondità della ricchezza e della conoscenza di Dio!
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono nel cuore dell'uomo, queste ha preparato Dio per coloro che Lo amano» (1 Corinzi 2,9).
Rimanete saldi nel santo proposito.
Rimanete vicini a Gesù, per vivere la felicità spirituale. Non esiste alcuna felicità al di fuori di una sola, e questa è nel Cristo.
Le cosiddette felicità al di fuori di Cristo sono dette tali impropriamente, poiché vengono ottenute mediante mezzi colpevoli e perché finiscono in breve tempo e conducono l'uomo all'eterna infelicità.
Lottate, figli miei: gli angeli intrecciano corone con i fiori del paradiso.
Cristo nostro Signore le considera come un martirio.
Che cosa vi è di più bello che dare testimonianza a Cristo fino al martirio!
☦ Gheronda Efrem Filotheitis | 143 |
| 3 | Ci troviamo alle soglie dell’epoca dell’Anticristo.
Umilmente, figli miei, vi prego: lottate, non abbiate paura. Fate attenzione, affinché non perdiamo la fede cristiana ortodossa. Non siamo stati arruolati in questo bellissimo esercito monastico per nostra propria volontà, ma per la chiamata del nostro Comandante supremo, Gesù.
Dunque, avanzate come valorosi combattenti del nostro vero Dio. Non tradite mai e non arrendetevi al terribile nemico della nostra anima, il diavolo, cadendo così indegni di una missione tanto elevata e rattristando il nostro dolcissimo Gesù. Glorificate Dio nel nostro corpo e nel nostro spirito.
Ci troviamo alle soglie dell’epoca dell’Anticristo.
La nostra testimonianza nella confessione della fede, la fede nella teandria del nostro Signore Gesù, ci renderà degni, con l’aiuto di Dio, di trovarci nel rango spirituale dei grandi Confessori e Martiri della fede.
Per questo, miei atleti, vigilate su voi stessi in ogni cosa.
Siate combattivi contro il vostro vecchio uomo. Non cedete in nulla nella vostra lotta spirituale contro le passioni e le debolezze.
Per riuscire in questo combattimento, è necessario umiliare noi stessi.
Senza umiltà, battiamo l’aria.
Questa virtù, a motivo del suo grande valore spirituale, richiede molto lavoro, molta fatica e molto sforzo. Dovremo versare sangue dell’anima perché ci sia concessa un poco di umiltà. Virtù preziosissima! I demoni ne hanno terrore! È lì che si rompono la faccia.
Umiliatevi, figli miei. Il vero amore per il nostro Cristo è impastato di umiltà.
Quando facciamo la nostra propria volontà, quando giustifichiamo noi stessi, quando facciamo di nascosto ciò che vogliamo, dobbiamo sapere che siamo gravemente malati di superbia e vanagloria.
Non riusciremo mai a compiere nulla di bello e di grande, se non calpesteremo il nostro ego.
L’autocondanna di noi stessi — precorritrice dell’umiltà — ci aiuta in modo estremamente efficace a giungere, poco a poco, alla bellissima umiltà.
L’umiltà fece scendere sulla terra Dio Verbo.
L’umiltà della Vergine Maria la rese degna di diventare Theotokos. L’umiltà rende l’uomo da nulla degno della visione di Dio.
Prego con tutto il cuore e incessantemente, figli miei, affinché siate resi degni di questa bellissima virtù.
State bene e siate forti, nella speranza della vita eterna. Amin.
☦ Anziano Efrem di Filotheu | 160 |
| 4 | No text... | 143 |
| 5 | trasformata la fede in compromesso e il sacro in commercio.
Il raso non è una decorazione.
È memoria.
È responsabilità.
È testimonianza.
È una croce.
E colui che lo porta non deve portarlo soltanto sul corpo.
Deve portarlo soprattutto nel cuore.
Perché abbiamo bisogno di sacerdoti che vivano da sacerdoti.
Sacerdoti che ricordino a se stessi e agli uomini che la Chiesa appartiene a Cristo, e che il clero non è il padrone.
Ne è il custode e il testimone. | 180 |
| 6 | L’amore verso ogni uomo è un comandamento.
La confusione della fede non è amore.
La pace non significa tacere davanti all’errore.
Si è dimenticato anche che persino ciò che riguarda il Santo Battesimo non può essere trattato secondo convenienza personale, come se la Santa Tradizione fosse una materia modificabile. La Chiesa ha ricevuto una forma precisa del mistero e il sacerdote non è chiamato a sostituire ciò che ha ricevuto con ciò che ritiene più pratico o più accettabile o obbedendo a vescovi ecumenisti.
Il problema più grave non è nemmeno che alcuni sacerdoti abbiano abbandonato il raso.
È che alcuni hanno abbandonato la consapevolezza della responsabilità che il raso rappresenta.
E quando, per conservare un edificio, un incarico, una posizione o una comodità, si comincia a scendere a compromessi con la verità della fede, allora l’edificio diventa più importante della Chiesa e la posizione diventa più importante del Vangelo.
Che cosa abbiamo guadagnato, allora?
Una chiesa può avere mura splendide e perdere la sua testimonianza.
Un sacerdote può avere un titolo e perdere la sua missione.
Una comunità può avere un tempio e perdere la consapevolezza di appartenere a Cristo.
E quando persino il pellegrinaggio, che dovrebbe essere un cammino di preghiera, di pentimento e di venerazione, viene trasformato in un prodotto da vendere, il sacro rischia di diventare commercio.
Non è forse triste vedere il Santo Monte Athos, luogo di preghiera, ascesi e silenzio, presentato talvolta attraverso pseudo-pellegrinaggi organizzati come prodotti turistici, con prezzi esorbitanti e con una logica più vicina al mercato che alla vita spirituale?
Il pellegrinaggio non è un affare.
La fede non è un prodotto.
Il sacerdote non è un agente commerciale del sacro.
E proprio qui ritorna la domanda iniziale:
Alla fine, è il raso che fa il prete?
No. Il raso non fa il sacerdote.
Ma allora perché il sacerdote lo porta?
Per ricordare prima di tutto a se stesso chi è.
Per ricordare che appartiene a Cristo.
Per ricordare che ha ricevuto una responsabilità e non un privilegio.
Per ricordare che davanti a lui ci sono anime affidate alle sue cure.
Per ricordare che non può modificare la fede per piacere al mondo.
Per ricordare che non può sacrificare la verità per conservare un edificio.
Per ricordare che non può trasformare la Chiesa in una proprietà personale.
Per ricordare che non è stato ordinato per essere simile al mondo, ma per testimoniare Cristo nel mondo.
Cristo non disse ai suoi discepoli di diventare invisibili. Disse loro:
«Voi siete la luce del mondo».
La luce non si nasconde sotto il moggio. Non ha paura di mostrarsi.
E se qualcuno dicesse che queste sono soltanto cose esteriori, ricordi che l’uomo prima vede e poi ascolta.
Un’immagine, una forma, una presenza possono diventare una predicazione silenziosa.
Un sacerdote che cammina con il raso non fa pubblicità a se stesso: ricorda che esiste qualcosa al di là della quotidiana fatica della vita.
Ma la testimonianza esteriore, da sola, non basta.
Perché è possibile portare il raso sul corpo e avere il cuore lontano da Cristo.
È possibile portare una lunga barba e vivere senza amore.
È possibile celebrare la Divina Liturgia e, nello stesso tempo, aver dimenticato il significato del proprio ministero.
È possibile parlare di unità e, nel nome di un’unità falsa, dimenticare la verità.
È possibile difendere le mura di una chiesa e non difendere più la fede per la quale quella chiesa esiste.
La vera domanda è:
«Perché il prete non porta più nel cuore ciò che il raso dovrebbe ricordargli?»
Certamente non è il raso che fa il prete.
Ma il prete senza il raso, senza lo schema, senza la testimonianza visibile della sua presenza, rischia di dimenticare egli stesso — e di far dimenticare agli altri — chi è.
E il pericolo diventa ancora più grande quando alla scomparsa della forma esteriore si accompagna la scomparsa della coscienza interiore della missione: quando vengono dimenticati i canoni, relativizzata la Tradizione, banalizzata la separazione tra la Chiesa e le confessioni eterodosse, | 169 |
| 7 | 🕯️☦️ Alla fine, è il raso che fa il prete? ✝️
«Quando i chierici diventeranno laici, i laici diventeranno demoni».
~ San Cosma d’Etolia ~
Il prete non è semplicemente un uomo che esercita una professione. È l’immagine vivente di una catena di secoli. Sta tra ieri e domani, tra i padri che si sono addormentati e i figli che vengono. Nel suo volto si incontrano gli asceti dei deserti, i martiri delle persecuzioni, i ministri delle catacombe, i preti dei villaggi che hanno mantenuto salde la fede e l’anima del popolo.
Eppure, ai nostri giorni, vediamo uno spettacolo singolare.
Là dove un tempo passava un sacerdote e la gente comprendeva che passava un uomo consacrato a Dio, oggi molte volte passa uno sconosciuto tra gli sconosciuti. Il raso viene nascosto, la barba viene rasata, l’aspetto viene alterato, come se ci fosse vergogna per ciò che per secoli è stato un segno d’onore e di consacrazione.
Alcuni dicono: «Che importanza ha l’aspetto? Dio guarda il cuore».
E certamente Dio guarda il cuore. Ma l’uomo non è un’ombra incorporea. È anima e corpo insieme.
La Chiesa ha sempre parlato attraverso i segni: l’incenso, l’icona, la lampada, il paramento, il tempio, la predicazione. Tutte queste cose non salvano l’uomo da sole, ma testimoniano qualcosa di superiore.
Il raso, dunque, non fa il prete. Come l’uniforme militare non fa l’eroe, né la corona fa il re. Ma l’uniforme manifesta la missione. Il raso ricorda il dovere. La forma esteriore diventa una predicazione prima ancora che la bocca si apra.
Il sacerdote senza amore, senza umiltà e senza timore di Dio è un involucro vuoto.
Ma anche il disprezzo verso l’abito sacerdotale non è una questione del tutto innocente. Perché dietro la svalutazione dei simboli può nascondersi la dimenticanza del loro stesso significato.
I preti di una volta non si vestivano così per vanità. Non portavano la barba per imporsi agli uomini. Erano la continuazione della sacra Tradizione della Chiesa.
Il prete del villaggio era colui che battezzava i bambini, incoronava gli sposi, leggeva le preghiere sugli ammalati, stava accanto al defunto, custodiva nella propria anima le pene di un’intera comunità.
Chi può dimenticare il prete che percorreva sentieri innevati per portare la Santa Comunione a un moribondo?
Chi può dimenticare i sacerdoti che conservarono la fede negli anni della persecuzione?
E tuttavia, oggi, il problema è diventato più profondo.
Non vediamo soltanto sacerdoti che hanno smesso di avere l’aspetto di sacerdoti. Vediamo, purtroppo, anche sacerdoti che sembrano aver dimenticato che cosa significhi essere sacerdoti.
In alcuni luoghi, e anche qui in Italia, si è progressivamente smarrita la coscienza che il sacerdote non è padrone della Chiesa, ma suo ministro; che la Chiesa non è proprietà personale di un sacerdote, né di un vescovo, né di una comunità, né di un’istituzione umana: la Chiesa appartiene a Cristo, ed Egli ne è il Capo.
Si è dimenticato che il sacerdote non ha la libertà di modificare a proprio piacimento ciò che ha ricevuto dalla Santa Tradizione.
Si sono dimenticati i sacri canoni, che custodiscono l’integrità della fede e stabiliscono con severità la disciplina della comunione con gli eretici. La Chiesa non ha trattato la preghiera e la comunione ecclesiale con coloro che professano una fede diversa come una semplice questione di cortesia o di buoni rapporti umani. I canoni hanno posto precisi confini proprio per custodire il gregge dalla confusione della fede.
E allora che cosa rimane della missione del sacerdote quando, in nome di un malinteso ecumenismo, egli comincia a comportarsi come se le differenze dogmatiche non avessero più importanza?
Che cosa rimane della testimonianza ortodossa quando si prega insieme a coloro con i quali la Chiesa non è in comunione, quando si presentano le altre confessioni come se fossero semplicemente diverse espressioni della medesima Chiesa e quando, per mantenere buoni rapporti con tutti, si evita di confessare con chiarezza la verità ricevuta dai Padri? | 108 |
| 8 | La persecuzione della Chiesa in Ucraina.
Nel monastero della Santa Dormizione di Svyatogorsk , è stato ucciso un monaco e due sono stati feriti gravemente. Secondo le prime informazioni gli aggressori sarebbero dei militari ucraini ubriachi.
L'aggressione culminata nell'omicidio di un monaco è iniziata perchè i religiosi si sono rifiutati di rispondere al motto "Gloria All'Ucraina". Un monaco invece di ridpindere secondo il motto nazionalista, "Gloria agli eroi", ha risposto "Gloria a nostro Signore Dio". Ha riferirlo è stato il monaco Andrei che adesso si trova in ospedale.
Questo è l'ennesimo episodio di una persecuzione, con la complicità del Patriarca Bartolomeo, nel silenzio delle maggiori istituzioni europee.
Sacerdoti, vescovi e monaci picchiati sono all'ordine del giorno. | 127 |
| 9 | 🕯☦🕯IN CHI CREDI?
«Tu credi che Dio è uno solo; fai bene; anche i demoni credono e tremano.» (Gc 2,19).
L’Apostolo Giacomo ci pone davanti a una verità che non lascia spazio alle illusioni spirituali.
Non basta credere che Dio esiste.
Anche i demoni sanno che Dio esiste e tremano. La fede che salva non è una generica ammissione dell’esistenza di una «forza superiore», né una religiosità vaga e indistinta. È la fede nel Dio Trinitario, nel Signore Gesù Cristo incarnato, crocifisso e risorto, nella Chiesa che ha ricevuto e custodito la fede degli Apostoli e dei Padri.
«Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.» (Ef 4,5).
Altra cosa, dunque, è la fede ortodossa viva e la pietà trasmessa dai Padri, altra cosa è una generica «religiosità», nella quale tutte le fedi vengono considerate come vie differenti verso la medesima meta.
L’Ortodossia non confessa molteplici vie di salvezza equivalenti. Cristo stesso ha detto:
«Io sono la via, la verità e la vita.» (Gv 14,6).
E gli Apostoli hanno proclamato:
«In nessun altro è la salvezza.» (At 4,12).
La Sacra Scrittura usa persino un linguaggio ancora più severo nei confronti dell’idolatria:
«Tutti gli dèi delle nazioni sono demoni, mentre il Signore ha fatto i cieli.»
(Sal 95,5)
Questo, tuttavia, non ci dà il diritto di disprezzare nessun essere umano. Il cristiano non odia chi è nell’errore: odia l’eresia, soffre per l’errore e confessa la Verità con amore. Una cosa è l’amore verso ogni uomo, altra cosa è equiparare la verità all’errore.
L'Ortodossia non è turismo nei luoghi sacri.
Non è un residuo culturale.
Non è una tradizione soltanto perché «così l’abbiamo ricevuta».
È vita in Cristo.
E alla fine la domanda non è semplicemente:
«Credi?»
Ma:
«In chi credi?»
E ancora più profondamente:
«Vivi come credi?» | 145 |
| 10 | Gioia nelle persecuzioni e nelle sofferenze.
La persecuzione è il destino di tutti gli autentici e coraggiosi operai del Vangelo. Ma quanto più gli operai del Vangelo vengono perseguitati, tanto più la parola del Vangelo si diffonde e prospera. I persecutori del Vangelo subiranno una condanna peggiore di quella dei Sodomiti (Mt 10,15).
Gli apostoli Paolo e Barnaba fuggivano, scacciati da Antiochia di Pisidia (Atti degli Apostoli 13,38-52), mentre i fedeli erano colmi di gioia, perché gli apostoli avevano trasmesso loro lo Spirito Santo; e uno dei frutti dello Spirito Santo è la gioia. Gioia anche nelle persecuzioni e nelle sofferenze. | 158 |
| 11 | Conversione non disperazione
È una ferita che conduce alla morte ogni peccato non pentito e non confessato, così come cadere nella disperazione; e questo dipende dalla nostra libera disposizione e dalla nostra volontà. Infatti, se noi non ci consegniamo da noi stessi alla fossa della negligenza e della disperazione, i demoni non avranno assolutamente alcun potere contro di noi.
Ma, se lo vogliamo, attraverso un fervente pentimento, anche dopo essere stati feriti, possiamo diventare più coraggiosi e più esperti. Infatti, rialzarsi dopo essere stati feriti e dopo la morte, e tornare a combattere, è caratteristica degli uomini molto valorosi e molto coraggiosi; ed è cosa degna di grande considerazione e piena di ammirazione.
Poiché essere preservati senza ricevere alcuna ferita non dipende da noi; diventare invece mortali o immortali dipende da noi. Infatti, se noi non ci disperiamo, non moriremo: la morte non avrà potere su di noi, ma saremo sempre forti, ricorrendo con il pentimento al nostro Dio onnipotente e amante degli uomini.
Perciò esorto me stesso e tutti voi a mostrare, mediante le nostre buone opere, ogni premura, ogni coraggio, ogni perseveranza e fermezza, affinché, percorrendo la nostra via con sollecitudine d’animo nell’osservanza di tutti i comandamenti e dei precetti di Cristo, giungiamo, sotto la guida dello Spirito, alle dimore eterne e siamo ritenuti degni di presentarci davanti all’unica e indivisibile Trinità e di adorarLa nella persona di Cristo, nostro Dio, al quale appartengono la gloria e la potestà nei secoli dei secoli. Amin.
☦ San Simeone il Nuovo Teologo | 199 |
| 12 | IL DIGIUNO CHE GIUNGE FINO AL CUORE
Nei giorni santi del Digiuno la Chiesa non ci invita semplicemente a modificare la nostra alimentazione. Ci invita a trasformare l’uomo che è dentro di noi.
L’astinenza da determinati alimenti è una santa istituzione della Chiesa, voluta da Dio. Tuttavia, non costituisce un fine in sé. È un esercizio di libertà, obbedienza e temperanza, affinché il corpo si umili e l’anima si rivolga a Dio con maggiore purezza.
Il Signore stesso ci ammonisce:
«Ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore, ed è questo che rende impuro l’uomo.»
Mt 15,18.
L’uomo, infatti, può custodire con scrupolo il proprio piatto e lasciare incustodita la propria lingua. Può astenersi dall’olio e non astenersi dalla condanna degli altri. Può misurare gli alimenti e non misurare le parole che feriscono. Può digiunare con il corpo e, nello stesso tempo, alimentare dentro di sé ira, invidia, rancore e superbia.
Per questo Cristo dice:
«Non giudicate, per non essere giudicati.» Mt 7,1.
E l’apostolo Giacomo ci ricorda quanta forza possieda la lingua:
«La lingua è un piccolo membro e si vanta di grandi cose.» Gc 3,5.
Una parola può arrecare conforto a una persona stanca, ma un’altra può aprire una ferita destinata a rimanere per anni. Il pettegolezzo, la calunnia, l’ironia e il giudizio non feriscono soltanto colui del quale parliamo: prima di tutto, oscurano il nostro cuore.
San Giovanni Crisostomo ci insegna che non devono digiunare soltanto le labbra dagli alimenti, ma anche gli occhi, le orecchie, le mani, i piedi e, soprattutto, la lingua dalle opere e dalle parole peccaminose. A che cosa serve, infatti, astenerci dalla carne e, nello stesso tempo, divorare nostro fratello con il giudizio?
Questo è il lavoro più profondo del digiuno: combattere la passione prima ancora di combattere l’alimento.
«Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda.»
Ef 4,32.
Sostituiamo dunque l’ira con la mitezza, il giudizio con il silenzio, il rancore con il perdono e l’egoismo con l'elemosina. E, insieme al digiuno, accresciamo la preghiera:
«Vegliate e pregate.» Mt 26,41.
Ricordiamo anche la parola del Signore:
«Invece, mentre fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra.» Mt 6,3.
Il vero digiuno non fa rumore. Non si mette in mostra. Non condanna colui che non può digiunare come noi. Genera umiltà, compassione e consapevolezza dei nostri peccati.
Preghiamo in questi giorni la Santissima Madre di Dio, affinché ci insegni il silenzio che genera la preghiera, l’umiltà che genera il pentimento e l’amore che non cerca di condannare nessuno.
Perché il digiuno gradito a Dio non si manifesta soltanto a tavola.
Si manifesta nel modo in cui parliamo, nel modo in cui perdoniamo, nel modo in cui facciamo l’elemosina e nel modo in cui guardiamo nostro fratello.
E soprattutto si manifesta in un cuore che, poco a poco, smette di rivendicare i propri diritti e comincia a chiedere la misericordia di Dio. | 244 |
| 13 | La fede che teme di manifestarsi ha bisogno di pentimento
«Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è il difensore della mia vita: di chi avrò paura?».
Vi sono momenti nei quali nessuno ti chiede di rinnegare apertamente Cristo. Ti viene chiesto qualcosa di più silenzioso e, proprio per questo, più pericoloso: di non nominarLo, di nascondere la Croce, di conservare la tua fede come un sentimento privato che non deve disturbare nessuno.
Così, talvolta, comincia il cedimento dell'anima. Non con un grande tradimento, ma con tanti piccoli silenzi che si ripetono. Con un sorriso di accondiscendenza quando viene schernito ciò che è santo. Con un cambio di argomento quando viene offesa la Chiesa. Con il timore di essere considerati antiquati, ignoranti o estranei allo spirito del mondo.
La confessione della fede, però, non si misura dal clamore. Non ha bisogno di grida, di insulti né di aggressività.
L'uomo di Cristo non combatte per umiliare il suo prossimo. Rimane saldo, sereno e limpido. Ama la persona, ma non chiama verità l'errore. Sopporta l'ironia senza restituire ironia. Testimonia ciò che ha ricevuto dalla Chiesa, senza spostare gli eterni confini per essere accettato.
Confessa Cristo colui che non si vergogna di fare il segno della Croce.
Colui che non nasconde di riporre la propria speranza nel Cristo Crocifisso e Risorto.
Colui che, quando giunge il momento difficile, preferisce perdere l'approvazione degli uomini piuttosto che ferire la propria coscienza.
E questa franchezza spirituale non nasce dal coraggio umano, ma dalla Grazia, dalla preghiera, dal pentimento e dalla vita nella Chiesa.
Non ogni silenzio è un rinnegamento. Esiste il silenzio del discernimento, che evita le dispute sterili e attende il momento opportuno. Ma esiste anche il silenzio della paura: quello che sa che la verità deve essere detta, eppure chiude le labbra per non perdere il favore degli uomini. La differenza non la stabilisce il rumore che ci circonda: la conosce la coscienza davanti a Dio.
Ciascuno, dunque, interroghi se stesso:
Quando il Nome di Cristo comincia ad avere un prezzo, rimango accanto a Lui oppure mi allontano un poco per proteggere la mia immagine?
Quando la fede viene derisa, taccio per discernimento oppure per vergogna?
Quando la verità diventa pesante, tengo stretta la Croce oppure la lascio per alleggerire la mia posizione?
E se un giorno sei caduto, non rimanere nella tua caduta. La Chiesa non chiude la porta all'uomo impaurito che si pente. Cristo conosce la nostra debolezza e guarisce chi ritorna a Lui con cuore contrito.
La vera confessione della fede non nasce dalla convinzione di essere forti, ma dall'umile consapevolezza che senza di Lui non possiamo rimanere saldi.
Rimani dunque saldo nella pace. Come la cima del monte resta immobile sotto i venti, così il tuo cuore rimanga saldo in Cristo.
Senza odio.
Senza superbia.
Senza timore degli uomini.
E quando verrà l'ora della confessione della fede, non preoccuparti anzitutto di salvare la tua reputazione davanti al mondo; preoccupati piuttosto che dalle tue labbra e dalla tua vita non venga mai meno il santissimo Nome di Cristo.
*Attenzione: il silenzio volontario, talvolta, diventa un rinnegamento.
Confessa Cristo senza paura
«Chiunque dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli.»
San Giovanni Crisostom', commentando il Vangelo secondo Matteo (10,32-33), insegna, nel senso del suo pensiero, che la vera confessione della fede non si fonda sull'autosufficienza dell'uomo, ma sulla Grazia che viene dall'alto.
Il Signore non chiede soltanto una fede nascosta nella mente, ma anche la confessione con la bocca, affinché il credente sia educato alla santa franchezza, all'amore e alla fermezza di fronte alla paura. | 250 |
| 14 | Non temere di ritornare a Cristo
«Non temere; soltanto abbi fede.»
La via che conduce a Cristo non è una via di vergogna e di condanna, ma una via di pentimento, di guarigione e di salvezza. Il Signore non attende l'uomo per ricordargli quanto lontano si sia allontanato; lo attende per accoglierlo, come il padre accolse il figlio dissoluto.
Non temere di avvicinarti. Cristo conosce le tue cadute, le tue ferite, le tue battaglie silenziose e ciò che non hai osato confessare a nessuno. Eppure non cessa di chiamarti a Sé.
Non ha promesso una via senza croce. Ha però promesso che chi Lo segue «non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
Il ritorno a Dio comincia con un umile: «Signore, abbi misericordia di me». Comincia con una confessione sincera. Con una preghiera che sgorga dal profondo del cuore. Con la decisione di lasciare alle spalle tutto ciò che ti separa dalla Sua Grazia.
Compi oggi un piccolo passo verso Cristo. Egli ha già percorso l'intera strada per venire incontro a te.
Cristo mio, non permettere che io mi perda lontano da Te. Illumina la mia mente, purifica il mio cuore e guidami sulla via del pentimento e della salvezza. Amin. | 256 |
| 15 | «Da tutti è stata scacciata; da tutti è stato odiato l'amore. Regna ancor più l'invidia; le contese e le confusioni si moltiplicano sulla terra. Le ingiustizie hanno ricoperto tutti, senza eccezione. Ciascuno desidera con ardore le cose terrene e disprezza quelle celesti; ama le realtà temporanee e nessuno ama quelle future...».
☦ Sant'Efrem il Siro | 266 |
| 16 | Verrà un tempo in cui i cristiani si ribelleranno gli uni contro gli altri.
Dalle scuole emergeranno cose che le vostre menti non riescono nemmeno a immaginare. Il clero diventerà il peggiore e il più empio di tutti.
San Kosmas d’Etolia | 307 |
| 17 | "La vita è una guerra spirituale. Se non stai combattendo, stai perdendo."
Santo Kosmas d'Etolia | 305 |
| 18 | San Gregorio di Nissa
"Ecco infatti: è il momento del consiglio, e il consigliere tace; una guerra ci circonda, una guerra eretica, e il generale non c'è; il corpo comune della Chiesa soffre per le malattie, e non troviamo il medico. Guardate in che stato versano le nostre cose!
[...]
Oh, che terribile naufragio! Come siamo naufragati proprio in mezzo al porto della nostra speranza? Come la nave mercantile carica di beni incalcolabili, affondata con tutto l'equipaggio, ha lasciato nudi noi che un tempo eravamo ricchi? Dov'è quella splendida vela che era continuamente diretta dal Santo Spirito? Dov'è il sicuro timone delle nostre anime, grazie al quale navigavamo senza danni attraverso le tempeste eretiche? Dov'è l'ancora incrollabile del giudizio, sulla quale confidavamo in tutta sicurezza per riposare? Dov'è il buon nocchiero che dirigeva la barca verso la meta celeste?"
Dall'orazione funebre a San Melezio, Vescovo di Antiochia | 282 |
| 19 | IL SALTERIO
Il libro dei Salmi di Davide guarisce le antiche ferite delle anime e dona prontamente la guarigione a chi è stato ferito di recente. Si prende cura del malato e preserva nella salute chi è sano. In generale, per quanto è possibile, sradica le passioni che, in molteplici modi, tiranneggiano le anime degli uomini durante la loro vita, e lo fa mediante una dolce armonia e una santa letizia che generano pensieri puri.
Il Salterio rende serene le anime, le colma di pace e placa il tumulto e i flutti dei pensieri.
Addolcisce l'inclinazione dell'anima all'ira e corregge l'intemperanza. Il Salmo rafforza l'amicizia, riunisce coloro che erano divisi e riconcilia i nemici.
Il Salterio mette in fuga i demoni e attira l'aiuto degli angeli.
È arma contro i timori della notte e ristoro dalle fatiche del giorno.
È sicurezza per i bambini.
È ornamento per gli uomini nel vigore dell'età.
È consolazione per gli anziani.
È un adornamento quanto mai conveniente per le donne.
Popola i deserti e rende ordinate le assemblee.
È fondamento per i principianti, crescita per coloro che progrediscono, sostegno per i perfetti e voce della Chiesa.
Esso rende splendide le feste ed è causa della tristezza secondo Dio, poiché il Salmo fa sgorgare lacrime anche da un cuore di pietra.
☦ San Basilio il Grande, Omelia sui Salmi.
☦ Sant'Ambrogio di Milano nel prologo della Spiegazione del Salmo 1 (Explanatio Psalmi I) scrive:
«Sebbene tutta la Scrittura divina respiri la grazia di Dio, tuttavia il Libro dei Salmi la supera per una speciale dolcezza.»
E continua:
«Nel Libro dei Salmi si trova il frutto di tutta la Scrittura e una medicina per la salvezza dell'uomo».
Il nostro Salterio :
https://www.ortodoxia.it/SALTERIO.html | 241 |
| 20 | I CONCILI ECUMENICI
San Giustino Popovich
I Concili Ecumenici sono, senza dubbio, la coscienza della Chiesa di Cristo . Essi possiedono, conoscono, discernono e confessano la Verità di Cristo nel modo più perfetto; la difendono. Poiché il Signore Dio-Uomo Gesù Cristo è l'incarnazione della Verità, della Verità assoluta, ogni deviazione da essa, ogni attacco contro di essa, costituisce per i Concili una deviazione e un attacco contro Cristo. Questo è il modo di agire dell'Anticristo e dei suoi precursori.
I Santi Padri, gli occhi più santi e perspicaci della Chiesa, discernono con saggezza e affermano che gli eretici sono i “precursori dell’anticristo”. Così come la venuta e l’azione dell’Anticristo sono interamente “per opera di Satana” [cfr. 2 Tessalonicesi 2,9: “La venuta dell’empio avverrà con ogni sorta di potenza, segni e prodigi menzogneri, che il suo aiutante e collaboratore, Satana, compirà ” ] , allo stesso modo l’azione di ogni eresia è “per opera” del diavolo.
I santi Padri del Primo Concilio Ecumenico affermano che gli eretici «sono stati sviati dal diavolo, che agisce in loro, realizzando il suo piano assurdo e perverso». La testimonianza dei Santi Padri è che «in ogni eresia e dietro ogni eresia si nasconde il diavolo».
Per questo i Santi Padri dei Concili sono gli indomabili oppositori di ogni eresia.
Il Santo Concilio Ecumenico di Calcedonia adottò la seguente decisione: «Nessuno sia autorizzato a dichiarare o scrivere una fede diversa da quella definita dai santi Padri, riuniti per opera dello Spirito Santo. Chiunque osi comporre o citare un'altra fede, sia che sia vescovo o chierico, sia deposto, il vescovo dalla sua diocesi e il chierico dal clero, mentre se è un laico, sia anatema!». «La Chiesa ha sempre giudicato degno di espulsione dal suo corpo chiunque tolga o aggiunga qualcosa alla fede. Poiché la fede che ci è stata trasmessa chiaramente dagli Apostoli, non ammette né aggiunte né sottrazioni». L'eresia è una forza che conduce alla perdita dell'anima e precipita l'uomo in tutte le morti, poiché lo separa dalla Chiesa di Cristo , nella quale l'uomo trova esclusivamente e soltanto l'immortalità, la vita eterna . I santi Padri del VII Concilio Ecumenico proclamano : «È evidente che l'eresia separa ogni uomo dalla Chiesa». | 205 |
