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Forenza (Rifondazione – Sinistra Europea), “a Montecitorio lo stupro non giustifica l’aborto” “Nel caso dello stupro il feto perde, la madre guadagna”. Il nome di Machiavelli, l’evocazione della “Biopoetica”, la sala stampa della Camera dei deputati (messa a disposizione da un Deputato leghista): coperture altisonanti e solenni a parole di rara miseria morale e intellettuale, oltre che sconciamente irrispettose della libertà, dell’autodeterminazione, della storia delle donne in Italia. Il movimento delle donne ci ha consegnato la libertà di scegliere sui nostri corpi. E custodiremo questa libertà per ciascuna e per tutte, non solo attraverso la 194, ma continuando a lottare per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, per la sanità pubblica, per la laicità delle istituzioni. Saremo l’incubo di chi vuole riportarci ad essere incubatrici della nazione.Eleonora Forenza – Rifondazione comunista- Segretariato del Partito della Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/lML1ZT3

DEPOSITO NUCLEARE: A TRINO VERCELLESE SI GIOCA UNA PARTITA NAZIONALE di Alberto Deambrogio*La vicenda che, intorno al tema della scelta per il sito del deposito nazionale per le scorie radioattive, si sta dipanando a Trino Vercellese dovrebbe interessare chiunque ha a cuore il rispetto della sicurezza ambientale, della scienza e della democrazia. Dopo un lungo iter che ha prodotto prima la CNAPI (carta dei siti potenzialmente idonei) e poi la CNAI (carta dei siti ritenuti idonei), una norma proposta dalla Lega è entrata a gamba tesa nel percorso stabilito, proponendone un parallelo di possibili autocandidature da parte di comuni esclusi dalle precedenti carte perché senza i requisiti prescritti. Ricordo, a questo proposito, che tali requisiti non sono stati stabiliti in modo aleatorio da un soggetto qualsiasi, ma sono scientificamente validati da autorità internazionali come l’IAEA.Nella finestra aperta dalla Lega si è immediatamente infilato il comune di Trino, che, con il suo sindaco Pane (FdI) ha colto la palla al balzo proponendo l’autocandidatura del proprio comune. Quest’ultimo è stato giustamente escluso da CNAPI e CNAI e ora chiede una rivalutazione dei criteri di esclusione. Eppure, come ha spesso ricordato Gian Piero Godio uno dei massimi esperti di tali questioni, questi ultimi sono molto chiari: presenza di risaie, falde affioranti, rischi di alluvione e sismici, presenza di aree protette, rischio di rottura catastrofica della diga del Moncenisio solo per citare i principali. In fase di conversione del decreto-legge n. 181, che tratta di molti temi energetici, ma ha anche una parte dedicata appunto alla gestione dei rifiuti radioattivi, si è immesso un nuovo sconcertante tassello, questa volta ad opera di parlamentari di Azione. Infatti all’articolo 11 si parla del deposito nucleare nazionale e risulta depositato l’emendamento proposto dagli onorevoli Fabrizio Benzoni e Daniela Ruffino (Azione), che aggiunge al testo dell’articolo del Decreto-Legge 181 le seguenti parole:… la Sogin S.p.A. accerta che eventuali aree autocandidate non presenti nella CNAI fossero risultate non idonee per ragioni tecniche superabili con adeguate modifiche al progetto definitivo del Deposito Nazionale o per non conformità a criteri di esclusione, di cui alla Guida Tecnica ISPRA n. 29, afferenti a vincoli territoriali nel frattempo decaduti o sostanzialmente modificati”.Come PRC abbiamo immediatamente proceduto a segnalare pubblicamente questo vulnus micidiale ricordando che i criteri di esclusione elencati della Guida Tecnica 29 di ISPRA (ora ISIN) e validati dalla Agenzia internazionale per l’Energia Atomica IAEA, escludono, ad esempio, le aree con rischio sismico e quelle con falde acquifere superficiali, ecc. Per quella via si stabilisce obbligo ad avere una serie di salvaguardie naturali di base, alle quali devono poi essere sommate le varie salvaguardie artificiali di tipo tecnologico, quali ad esempio la costruzione di tipo antisismico o l’impermeabilizzazione e l’elevazione del deposito, ecc. Occorre dunque ribadire che i criteri di esclusione spingono verso aree in cui si possano riscontrare tutte le condizioni di sicurezza naturali a cui sommare quelle di tipo tecnico-costruttivo. Si parla in questo caso, e solo in questo, di ridondanza della sicurezza, proprio perché servono i due elementi: naturale ed artificiale. Per queste ragioni, dal testo dell’emendamento abbiamo chiesto di eliminare le parole: “per ragioni tecniche superabili con adeguate modifiche al progetto definitivo del Deposito Nazionale o”. Purtroppo nelle scorse ore l’emendamento di Azione è passato a livello di Commissione Attività Produttive e Ambiente con il voto di centro destra e Azione.Le derive politiche, amministrative, democratiche e normative, che nelle scorse settimane hanno caratterizzato le mosse dell’area governativa con i suoi attaché e del sindaco di Trino, hanno visto però un contrasto battagliero da parte di un comitato denominato Tri.NO, che in pochi giorni ha superato le 700 adesioni. Come…

ROMA: SEMINARIO DELL’ARS SU EUROPA 31 GENNAIO ROMA: SEMINARIO DELL’ARS ‘EUROPA VA CERCANDO. UNITA’ PURE’ CON UN ‘DIALOGO POLITICO’ IL 31 GENNAIO = Intervengono Acerbo, Castellina, Fratoianni, Ricciardi, Santoro, D’Attorre, Vita  (Adnkronos) Mercoledì prossimo 31 gennaio si terrà, dalle 9 alle 13, il Seminario dell’Ars, l’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, intitolato “Europa va cercando. Unità pure”, presso l’Istituto S. Maria in Aquiro, in piazza Capranica a Roma. Dopo il saluto introduttivo di Aldo Tortorella, presidente onorario dell’Ars, si svolverà la prima parte su “Politica estera, Ue tra guerra e pace“, coordina Milena Fiore dell’Ars. Intervengono: Pasqualina Napoletano, già parlamentare europea; Tommaso Di Francesco, Il manifesto; Luisa Morgantini, presidente Assopace Palestina; Elisa Reschini, consigliera politica, gruppo The Left, Parlamento Europeo; Benedetta Sabene, autrice a Servizio Pubblico; Jamal Zakout, direttore Centro Studi AI Ard. La seconda sessione è invece su “Clima, migrazioni e governance economico-sociale”, coordina Mattia Gambilonghi dell’Ars, ricercatore Fondazione Di Vittorio, mentre intervengono: Antonio Cantaro, ordinario di Diritto costituzionale, Università di Urbino; Sandro Del Fattore, Cgil; Simona Fabiani, Cgil-Area politiche di sviluppo; Alfonso Gianni, Presidenza Ars, direttore Alternative per il socialismo; Salvo Leonardi, Fondazione Di Vittorio; Alessandro Tedde, Sinistra XXI, Comitato “Europa a Sinistra”. Quindi le conclusioni della prima metà della giornata a cura di Piero Di Siena, Presidenza Ars. Successivamente, tra le 14,30 e le 17,30, – presso la Fondazione Basso, via della Dogana Vecchia, 5 – seguirà un “Dialogo politico“, coordinato da Roberto Bertoni, dell’Ars. Intervengono Maurizio Acerbo, segretario nazionale Partito della Rifondazione Comunista; Luciana Castellina, già parlamentare europea, giornalista e scrittrice; Nicola Fratoianni, segretario nazionale Sinistra Italiana; Riccardo Ricciardi, vicepresidente del Movimento Cinque Stelle; Michele Santoro, Servizio pubblico; Alfredo D’Attorre, della Segreteria Nazionale del Partito Democratico. Conclude Vincenzo Vita, Presidente Ars.  Rifondazione Comunista https://ift.tt/hbqWDHN

Le Rivelazioni: musica, arte e fantasia salveranno il genere umano dal collasso? <strong>Laura Tussi*</strong>In foto: mosaico di disegni di mia mamma Angela che soffre di demenza senile.MEI – Meeting Artisti e Etichette Indipendenti presentano:<a href="https://meiweb.it/2023/10/16/le-rivelazioni-musica-arte-e-fantasia-salveranno-il-genere-umano-dal-collasso-recensione-di-laura-tussi/">https://meiweb.it/2023/10/16/le-rivelazioni-musica-arte-e-fantasia-salveranno-il-genere-umano-dal-collasso-recensione-di-laura-tussi/</a>Oliviero Sorbini, Le Rivelazioni, Mimesis EdizioniPerché leggere Le Rivelazioni?Introduzione all’impegno contro il nucleare tramite la musica e le arti.di Laura TussiUn incontro virtuale, ma molto propizio e creativo.Posso dirvi del perché ho sperato che questo libro fosse pubblicato e potessi scriverne la prefazione, oltre che la recensione.Con Oliviero Sorbini non ci siamo mai incontrati di persona, ma certamente abbiamo delle grandi affinità di impegno. E, nel nostro essere pacifisti e ambientalisti, da anni facciamo del nostro meglio perché i movimenti alterglocalisti di cui siamo parte abbiano sempre più forza.Le manifestazioni di pace, musica e arte.Il nostro consueto modo di operare prevede incontri, manifestazioni, scrivere saggi e articoli e farci accompagnare dalla musica e da validi musicisti. Siamo consapevoli che solo con l’adesione della maggior parte delle persone alle nostre tesi potremo di fatto incidere sulla realtà.Noi antinuclearisti e ecopacifisti alterglocalisti.Siamo antinuclearisti, ossia contro il nucleare civile e militare e vogliamo dare il nostro contributo, dal livello locale a quello mondiale, affinché non si verifichi una catastrofe nucleare a seguito delle vicende attuali della guerra in atto tra Ucraina e Russia e Nato/Europa/Stati Uniti/ e con il famigerato genocidio a Gaza e con l’assurdità di tutte le altre guerre che stanno esplodendo e implodendo.Il percorso fantasioso e creativo.Leggendo “Le Rivelazioni” mi è stato, però, chiaro che vi sono altre vie per comunicare. La strada della fantasia, intrapresa da Oliviero Sorbini, può senz’altro contribuire alla crescita del movimento antinucleare e ambientalista, così come fanno i protagonisti del romanzo che non a caso sono essi stessi artisti di diversa tipologia: scultori, pittori, scrittori, musicisti. Il romanzo ha una trama musicale e infatti i protagonisti sono anche musicisti.La narrazione del pericolo dell’estinzione del genere umano.Le prime pagine del libro sembrano raccontare solo una particolare esperienza del narratore e nulla fa trapelare l’obiettivo dell’autore di denunciare in realtà il serio pericolo della fine dell’umanità.La disperazione di fronte all’annientamento dell’umanità.Forse è proprio questa caratteristica del libro che mi ha affascinato: mascherare dietro un apparentemente innocuo, seppur avvincente racconto di fantasia – con la musica e l’arte sotto varie morfogenesi -, la volontà, quasi la necessità da parte dell’autore, di urlare la disperazione di fronte al declino del genere umano. Perché, per lo sviluppo della narrazione, una delle conclusioni può essere così sintetizzata: siamo arrivati così vicini all’estinzione della vita sul nostro pianeta che forse gli uomini da soli non possono più riuscire a salvarsi.Il bene e il male esistono.Per fare un esempio di attualità, negli ultimi mesi il partito dei nuclearisti sta riprendendo vigore, prescindendo da qualsiasi motivo razionale, compreso quello economico. Ancora una volta la logica della speculazione si contrappone al bene comune, alla fantasia, alla musica, all’arte in generale. Per questo forse abbiamo bisogno della fantasia per combattere l’egoismo di quei pochi che determinano la vita di tanti, se non di tutti.L’approfondimento del Romanzo.Un romanzo quello di Oliviero Sorbini che scaturisce da dimensioni narrative e contenutistiche e ideali che sconfinano con l’esoterismo per approdare a un costrutto di vite parallele e di storie di vita soprattutto di personaggi sospesi nell’eterno di…

Giovedì 25 presenteremo il numero di Su La Testa sulla Scuola. Un numero ricco di contributi sulle molte questioni che coinvolgono oggi un mondo tanto importante quanto sottovalutato se non ignorato anche da una sinistra, che solo di rado ne ha compreso la funzione di tenuta democratica e di promozione sociale. La Scuola che rischia con l’autonomia differenziata di frantumarsi in venti sistemi diversi, che subisce un attacco politico culturale con l’esaltazione dell’impresa come valore unico e un’offensiva militarista, quando è sempre stata ricca, specialmente nella fascia dell’obbligo, di cura della cultura pacifista. La scuola che si cerca di subordinare sempre più alle esigenze del mercato e dell’impresa, con una visione misera dello stesso sviluppo capitalistico; che si trova sulle spalle un crescente disagio e spaesamento giovanile prodotto altrove. Anche la resistenza alla scellerata autonomia differenziata è nata già da qualche anno da questo mondo, che ha goduto di intelligenze attente a processi largamente sottovalutati nelle loro conseguenze nefaste per i diritti universali e la tenuta costituzionale. Difendere e potenziare oggi la funzione degli organi collegiali, rilanciare la cultura dell’inclusione e dell’uguaglianza è il compito principale che ci poniamo oggi, in un momento in cui aumenta l’abbandono scolastico, l’appiattimento e l’omologazione culturale, l’oppressione di chi in questa società è sempre più subalterno. Di tutto questo discuteremo nella presentazione delal rivista, oltre ovviamente ad invitarvi ad abbonarvi: un punto di elaborazione autonomo ed alternativo al pensiero dominante è oramai un bene raro. Sostenerlo con l’abbonamento permette alla rivista di vivere e di essere editata in forma cartacea: scusate se è poco….Loredana Fraleonesulatestascuola Rifondazione Comunista https://ift.tt/BR0QpvE

Rifondazione Comunista: sosteniamo sciopero tpl per i diritti, il salario, la sicurezza in difesa del Pubblico “Salario sicurezza e diritti”, sono le parole d’ordine dello sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori del trasporto pubblico locale organizzato da Usb, Cobas, Adl, Sgb, Cub, Orsa e ADL Cobas.I sindacati di base rivendicano giustamente aumenti salariali specialmente per i neo assunti che hanno salari sotto i sette euro l’ora , la riduzione dell’orario, il blocco di privatizzazioni, appalti e subappalti con cui si riducono sempre più i salari, proliferano turni insopportabili, peggiorano le condizioni di lavoro e del servizio per gli utenti, vengono meno le condizioni di sicurezza. La giornata di lotta prevede anche un presidio alle 10,30 davanti al ministero dei trasporti per manifestare contro l’attacco al diritto di sciopero portato avanti con arroganza da Salvini tramite le recenti precettazioni. Uno sciopero sacrosanto, cui plaudiamo anche per l’unità delle sigle sindacali coinvolte, perché, nel momento in cui il governo Meloni ripropone tagli e privatizzazioni, rilancia le lotte contro le politiche neoliberiste che continuano a sottrarre diritti e peggiorare le condizioni di vita delle lavoratrici, dei lavoratori e dei ceti popolari. Bisogna opporsi ai nuovi tagli della spesa pubblica che impoveriscono scuola, sanità e servizi e svendono il poco che è rimasto di patrimonio pubblico a privati e multinazionali. Per tutto questo Rifondazione Comunista sostiene questa giornata di mobilitazione ed è impegnata per una ripresa generalizzata delle lotte di tutto il mondo del lavoro e di tutti i soggetti colpiti nei diritti, nel reddito, nella dignità.Maurizio Acerbo, segretario nazionale Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/bei1Gah

Acerbo (Prc-Up): a Bellante mussoliniani nel Giorno della Memoria Il 27 gennaio a Bellante (Te) si tiene una conferenza sulla situazione in Palestina nella sala della Biblioteca comunale. Organizza Nuove Sintesi, associazione di ispirazione fascista che chissà perché gode di particolare attenzione da parte di una giunta di centro sinistra a maggioranza PD. Possibile che il principale partito del centrosinistra non si accorga che il giorno della memoria lascerà parlare esponenti di un’associazione di estrema destra? Forse perché ogni voto conta in tempi di crisi? C’è un limite alla decenza, ribadiamo che i fascisti e i nazisti non hanno titolo di parlare di pace e di quanto accade in Medio oriente, utilizzando la causa palestinese per propaganda antisemita. Non è la prima volta che accade a Bellante ma ora si tocca il fondo. Al PD va bene così? Serve per gettare discredito sulla causa palestinese? Come antifascisti siamo solidali con il popolo palestinese e combattiamo l’antisemitismo. Rifiutiamo ogni accostamento con nipotini di Mussolini a cui andrebbe vietato uso delle sale nel Giorno della Memoria.Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, coordinamento di Unione Popolare Rifondazione Comunista https://ift.tt/pQ76LzN

Rifondazione: Meloni, nel parlamento vuoto, si delocalizza la detenzione dei migranti È approdato in un parlamento deserto l’accordo di novembre fra i governi italiano e albanese con cui si intende rendere legale la deportazione in un paese extra UE i richiedenti asilo, non considerati vulnerabili e salvati in acque internazionali dalla marina militare italiana. L’apertura di due Centri, uno in un porto l’altro in un ex base militare, la loro gestione interna (italiana) la vigilanza esterna (del governo di Tirana), stanno suscitando le proteste di numerosi organismi internazionali che vedono violate le convenzioni fondamentali. Tutte le spese saranno a carico dello Stato italiano, ivi compreso quelle legali, sanitarie, di spostamento degli avvocati e delle persone da rimpatriare. Al di là dell’effetto propaganda, si vorrebbero aprire i centri in primavera, nel pieno della campagne elettorale per le europee, e -ammesso che tali strutture dovessero aprire – avrebbero anche un’efficacia assolutamente irrilevante, non molti hanno voluto notare un altro dato che emerge da tale decisione. Si spenderà per le pratiche di detenzione e deportazione almeno 10 volte quello che si spende in Italia, a fronte dei tagli radicali apportati all’intero sistema di accoglienza. Sono stati di fatto tagliati i fondi per l’assistenza sociale e psicologica verso chi è accolta, il servizio di mediazione, persino i corsi di italiano. Una delle categorie più fragili come quella dei cosiddetti MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati), potrà in caso di carenza di posti disponibili essere tenuta in nuovi Centri per Accoglienza Straordinaria (CAS), gestiti dalle prefetture o negli stessi CAS per adulti, in apposite aree. Aumentano i fondi per respingere e detenere, diminuiscono quelli per creare convivenza, costruire inserimento sociale, diminuire le marginalizzazioni. Una scelta scellerata – perché distrugge ogni concezione del diritto e suicida, perché le persone che arrivano potrebbero, con politiche nazionali ed europee diverse, scegliere di sistemarsi in altri Paesi o restare in Italia, magari con regolari contratti di lavoro e non sfruttati al nero o reclutati nelle reti dell’illegalità. Ma c’è chi pensa che i voti si conquistino annunciando deportazioni e chi invece resta quasi in silenzio, in quelle aule che richiederebbero reale opposizione. Rifondazione Comunista non resterà in silenzio di fronte a questo ennesimo scempio.Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/wpquxc2

CAVRIAGO, RIFONDAZIONE OMAGGIA LENIN A 100 ANNI DALLA SUA MORTE Ricordiamo Lenin nel centenario della morte, Lenin è  figura da anni demonizzata dal clima di anticomunismo che ha accompagnato l’affermarsi del capitalismo neoliberista. Noi ricordiamo il rivoluzionario che con lo slogan “pace, terra e pane” guidò una rivoluzione che pose fine al massacro della Prima Guerra Mondiale, ispirò le lotte delle classi lavoratrici di tutta Europa e la rivolta dei popoli di tutto il mondo contro il colonialismo. I reazionari cercano da sempre di ridurre Lenin e la rivoluzione allo stalinismo per esorcizzare la possibilità e la necessità di un’alternativa socialista e comunista a un capitalismo sempre più distruttivo e predatorio. Noi senza alcuna mitizzazione in questo centenario intendiamo aprire una riflessione sulla storia del Novecento e sull’analisi dell’attuale capitalismo. Intanto oggi contro il senso comune dominante in decine di città esponiamo lo striscione ‘Abbasso la guerra, viva Lenin!cavriago21 Rifondazione Comunista https://ift.tt/9KAT6bl

Stasera alle 21: Il comunismo, la semplicità difficile a farsi di Paolo Ferrero -103 anni fa, il 21 Gennaio 1921 veniva fondato il Pcd’I, cioè il Partito Comunista – inteso come movimento mondiale ed internazionalista – in Italia. Un partito nato con spirito di scissione dai politicanti e dal riformismo inconcludente, un partito nato per costruire il socialismo, l’alternativa, nel nostro paese come nel mondo.100 anni fa, il 21 Gennaio 1924 moriva – troppo presto – il compagno Lenin, che quel movimento comunista aveva voluto ed organizzato, a partire dalla lotta contro la guerra imperialista e dalla capacità di guidare alla vittoria la prima rivoluzione proletaria. Una rivoluzione fatta con le parole d’ordine della pace e della terra ai contadini, che parla del comunismo come il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente e che lo fa dando una risposta positiva – la pace e la giustizia – ai drammi di una umanità in balia della volontà omicida delle classi dominanti.Questa sera come rivista “Su la testa”, abbiamo organizzato un momento di riflessione collettivo. Nessuna pretesa di fare il bilancio di un secolo di storia del movimento operaio o di fornire la ricetta giusta per il comunismo oggi. Semplicemente la consapevolezza che la cancellazione della nostra memoria e la deformazione fino allo stravolgimento dell’immagine del comunismo costituiscono una delle principali armi con cui le classi dominanti conducono la guerra contro le classi popolari e contro il movimento comunista che quelle classi popolari cerca di organizzare nella lotta per il superamento del capitalismo. Come scriveva in modo indelebile il compagno Walter Benjamin nel momento più buio del secolo scorso: “… neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se vince. E questo nemico non ha smesso di vincere”. Proprio ora, nel momento in cui la potenza del nemico si mostra nuovamente con il volto dell’imperialismo guerrafondaio, siamo chiamati a “rammemorare” i nostri morti ed a scriverne noi la storia, impedendo che vengano uccisi due volte dall’oblio o dallo stravolgimento del loro ricordo.Stasera quindi ci troveremo a ricordare ed a ragionare sul futuro, insieme, perché siamo consapevoli che per costruire un “comunismo a colori”, è necessario impedire che il “comunismo in bianco e nero”, che ha caratterizzato il ‘900, venga sfregiato e devastato nel suo significato.La rivista su la testa serve proprio a questo: a ricordare ed a innovare, a ricercare e a proporre, per rilanciare il progetto politico della rifondazione comunista, cioè il progetto politico del comunismo oggi.Quindi vi invitiamo stasera alle 21 a collegarvi sul sito WWW.Sulatesta.net per vedere la diretta you tube, oppure sulle pagine Facebook SULATESTA RIVISTA o RIFONDAZIONECOMUNISTA .Attorno al tema: IL COMUNISMO, la semplicità difficile a farsiInterverranno Maurizio Acerbo, Ritanna Armeni, Guido Carpi, Loredana Fraleone, Vladimiro Giacchè, Laura Marchetti.Introdurrà Nando Mainardi, caporedattore della Rivista Su la testa e concluderà il direttore Paolo Ferrero.Buona serata.sulatesta21fb  Rifondazione Comunista https://ift.tt/1CHWzb8

Lenin, vittoria e sconfitta STORIE. Si lanciò su un treno contro la storia per fare la Rivoluzione d’Ottobre. Se ne andò il 21 gennaio 1924. Ormai paralizzato, viveva a Gorki, in una dacia circondata dalla nevedi Augusto IlluminatiGennaio 1918 fu straordinariamente freddo a Pietrogrado, un vento nero piegava le ginocchia e di notte Gesù Cristo andava in pattuglia insieme a dodici guardie rosse. Eppure il 73esimo giorno dopo la presa del Palazzo d’Inverno Vladimir Il’ic uscì dal suo ufficio allo Smol’nyi, bevve champagne e si mise a ballare sulla neve. Realtà o leggenda? In questi casi, si sa, vince la leggenda. I bolscevichi avevano tenuto un giorno in più della Comune di Parigi, il primo assalto al cielo.QUEL LENIN che balla scarica la paura per lo scampato pericolo e la felicità per avere afferrato al volo l’occasione offerta dalla congiuntura. Per miracolo, iniziativa soggettiva e circostanze si erano «riscontrate» e la rivoluzione aveva «fatto presa», contro ogni regola sugli stadi che avrebbe dovuto attraversare. Già nell’aprile 1917, scendendo dal treno piombato alla stazione di Vyborg, aveva dichiarata chiusa la fase democratica della rivoluzione: si era entrati in quella della conquista del potere da parte degli operai e dei contadini poveri, dei Soviet come organi dell’insurrezione, del rovesciamento del Governo provvisorio per la costruzione di una repubblica sul modello della Comune di Parigi. Si esigevano la fine immediata della guerra e la nazionalizzazione delle banche e della terra. Se il Partito ci stava, bene, altrimenti ne avrebbe fatto un altro. I compagni sgomenti mugugnarono e alla fine ci stettero.Era una svolta a 180 gradi dettata dalla nuova congiuntura mondiale e dal movimento delle masse, che bruciava ogni ordinata transizione per tappe, mentre la forma soviet costituente e il dualismo di potere scavalcavano di fatto la forma partito del <em>Che fare?</em>. La stesura di <em>Stato e rivoluzione</em> nel rifugio finlandese dopo la crisi di luglio lo ratifica e la sua «messa a terra», dopo la sconfitta del putsch combinato di Kornilov e Kérenskij, sarà la presa del Palazzo d’Inverno. Una mossa formale e incruenta in cui ancora una volta si combinano il ruolo dei Soviet, il potere carismatico di Lenin e l’accodamento del gruppo dirigente del Partito: doveva accadere né un giorno prima né un giorno dopo, secondo il giusto allineamento dei pianeti.ANCORA PIÙ DRAMMATICA sarà, un mese dopo il ballo sulla neve, la decisione, contro la posizione di Bucharin e Trockij (nonché degli alleati social-rivoluzionari di sinistra) di accettare le devastanti condizioni territoriali ed economiche imposte dalle Potenze Centrali per la pace di Brest-Litóvsk. Stavolta c’è poco da festeggiare, però la Rivoluzione è salva. Ancora oggi il neo-zarista Putin non gli perdona la dissoluzione dell’Impero e l’aver posto le condizioni per l’indipendenza ucraina. In ogni contraddizione di classe, alla principale se ne sovrappongono numerose secondarie e ci sono momenti-chiave che una guida politica deve saper cogliere al volo per infrangere lo stato di cose vigente. Lenin impara rapidamente che non basta che la rivoluzione faccia presa e duri, a prezzo di dolorose rinunce e rapidi aggiustamenti (la cessione delle terre ai contadini senza nazionalizzazione), ma che la logica della guerra civile militarizza il nuovo regime e rinvia ogni ipotesi di collettivizzazione delle forze produttive ed estinzione dello Stato: il comunismo di guerra è un’economia di sopravvivenza e la dittatura del proletariato si tinge di tutti i colori giacobini da sempre presenti in Lenin. I contadini, l’80% della popolazione, appoggiano i Rossi contro i Bianchi, ma al socialismo non ci pensano proprio e nascondono il grano quando arrivano le squadre di requisizione per approvvigionare le città.LA GUERRA CIVILE Lenin l’ha vinta nel 1921 ma ora arriva la sfida più rischiosa. L’eccezione ha sconvolto le regole (fu giusto ballare sulla neve), ma non fonda in automatico una nuova regola stabile. La Rivoluzione…

Vicenza. Manifestazione contro la partecipazione di Israele a VicenzaOro

Lenin: lo sforzo di conoscere e la volontà di trasformare di Victor RiosSono trascorsi cento anni dalla morte di Lenin, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei più importanti leader politici del XX secolo. Un riconoscimento che è stato accompagnato da giudizi di valore  contrapposti, secondo gli interessi di classe e l’orientamento ideologico di chi li ha espressi. Da un lato, con sentimenti di gratitudine e ammirazione per il ruolo svolto nel rovesciamento del vecchio ordine al servizio dei potenti e di interesse per il processo innescato dalla Rivoluzione d’Ottobre di costruzione di un nuovo ordine economico, sociale, politico e culturale al servizio dei lavoratori e delle maggioranze depredate. Dall’altro, un inscindibile riconoscimento del giudizio negativo più o meno grossolano di chi considerava Lenin il principale colpevole della perdita di potere e di privilegi delle classi sfruttatrici e dominanti dell’impero russo e una minaccia imminente agli interessi e ai valori dei loro analoghi internazionali. Sia ieri che oggi è difficile negare che la sua analisi e i suoi orientamenti siano stati decisivi affinché l’allora ampia mobilitazione sociale di donne, contadini, soldati e lavoratori rurali e urbani vedesse soddisfatte le loro aspirazioni e richieste di pace, pane e terra, per condurre il movimento sociale rivoluzionario alla conquista del potere politico attraverso l’audacia dell’azione del Partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico) e dei soviet degli operai, dei contadini e dei soldati. Il percorso del pensiero, dell’opera e dell’esempio rivoluzionario di Lenin, della sua capacità politica come  dirigente del partito bolscevico furono indissolubilmente legati alla presa del potere nell’ottobre 1917 e alla decisione di costituire un nuovo potere popolare fondato sui Soviet e capace di affrontare la controrivoluzione internazionale e le forze interne che presto si opposero con le armi al consolidamento del potere sovietico.   Per quelli di noi che credono che un altro mondo non solo é sia possibile, ma ogni giorno diventi più necessario e urgente per fermare la barbarie genocida, ecologica e sociale di un impero decadente, – che con i suoi vassalli ci sta portando a quote crescenti di distruzione bellica, disuguaglianza ed esclusione sociale, devastazione ecologica e manipolazione tossica e criminale della coscienza attraverso il potere dei media di distorcere la realtà-, l’esempio e l’eredità politica di Lenin sono una fonte di conoscenza e apprendimento che non possiamo ignorare o disprezzare.Un pensiero e lavoro vivo un’opera viva e attuale Oggi, quando alcuni di noi si avvicinano al pensiero e all’opera di Lenin, non lo fanno solo per rievocare un passato, per onorare la memoria di un leader dirigente e di avvenimenti iscritti nelle migliori pagine della storia del movimento operaio e socialista internazionale. La commemorazione più dignitosa e insieme più utile di questi anniversari è sicuramente quella di imparare a leggere Lenin nel suo contesto; saperlo leggere per comprendere bene le sue analisi, le intenzioni e le ragioni delle sue frequenti polemiche, la portata e gli obiettivi che difende e propone in ogni momento del processo rivoluzionario. Così facendo non solo conosceremo meglio la storia, ma troveremo l’ispirazione, gli indizi e il metodo per essere in una condizione migliore per comprendere e trasformare la nostra realtà concreta. È necessario quindi scegliere il tipo di approccio più proficuo al pensiero e all’opera di Lenin. In questo senso non è superfluo cominciare col premettere un avvertimento: andare ad estrarre da alcuni dei suoi testi le citazioni che più ci si addicono ad abbellire o legittimare posizioni nei dibattiti attuali, salvandoci così dall’affrontare l’analisi concreta della nostra realtà concreta, e accontentandoci della pretesa di “applicare” la citazione trovata, avrebbe poco a che fare con l’atteggiamento intellettuale e politico che caratterizzò Lenin. Come è noto, la storia del movimento operaio…

Acerbo PRC/UP. No alla presenza di Israele alla fiera Vicenza oro; no ai diamanti macchiati dal sangue palestinese Grande, calcoliamo almeno 10mila persone, la partecipazione a Vicenza per contestare la presenza di oro e pietre preziose alla fiera di Vicenza. fonte di guadagno per lo Stato di Israele – commenta Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista ed esponente del Coordinamento di Unione Popolare – Siamo in tante e tanti venuti in piazza per chiedere che si fermi il genocidio del popolo palestinese, che immediatamente si attui un cessate il fuoco che apra la strada alla realizzazione di uno Stato di Palestina come richiesto da innumerevoli e mai osservate risoluzioni ONU. Quello che si sta attuando a Gaza e in Cisgiordania, come ha ben denunciato la Repubblica Sudafricana, è un vero e proprio genocidio, una pulizia etnica e il confinamento delle persone in condizioni di vero e proprio apartheid. L’Italia e l’UE intera sono complici di tali crimini e dovrebbero risponderne, come il governo israeliano, davanti alle corti internazionali. In Palestina, da 76 anni c’è un aggredito e un aggressore. Fino a quando non ci sarà giustizia, non ci potrà mai essere pace. Rifondazione Comunista https://ift.tt/mVS1NsM

Prc-Se: centenario Lenin, domani 21 gennaio, iniziative a Livorno, Roma e in tante altre città “Domani ricorderemo Lenin nel centenario della morte con iniziative a Livorno, Roma e tante altre città italiane. La figura di Lenin è da anni demonizzata dal clima di anticomunismo che ha accompagnato l’affermarsi del capitalismo neoliberista. Noi ricorderemo il rivoluzionario che con lo slogan “pace, terra e pane” guidò una rivoluzione che pose fine al massacro della Prima Guerra Mondiale, ispirò le lotte delle classi lavoratrici di tutta Europa e la rivolta dei popoli di tutto il mondo contro il colonialismo. I reazionari cercano da sempre di ridurre Lenin e la rivoluzione allo stalinismo per esorcizzare la possibilità e la necessità di un’alternativa socialista e comunista a un capitalismo sempre più distruttivo e predatorio. Noi senza alcuna mitizzazione in questo centenario intendiamo aprire una riflessione sulla storia del Novecento e sull’analisi dell’attuale capitalismo. Intanto domenica contro il senso comune dominante in decine di città esporremo lo striscione ‘Abbasso la guerra, viva Lenin!’”, dichiara il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo.“A 103 anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia e 100 anni dalla morte di Lenin saremo a Livorno, come ogni anno, davanti al Teatro San Marco per una manifestazione commemorativa alle ore 14,30 con la partecipazione del segretario nazionale Maurizio Acerbo. Alle 16:30 nella Federazione livornese PRC, via Modigliani 29/A convegno “21/1/1924 – 21/1/2024: Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà” con Maurizio Acerbo (segretario nazionale PRC), Elena D’Ambrosio (coordinatorə reg. GC), Alessandro Favilli (segretario reg. PRC), Paolo Bertolozzi (coordinatorə naz. GC). coordina Viviana Coppini (segreteria livornese PRC)A Roma presso la nostra federazione in Piazzale degli Eroi si terrà l’iniziativa “Comunist* oggi” con interventi di Giovanni Russo Spena, Raoul Mordenti, Gianluigi Pegolo, Elena Mazzoni, Rosa Rinaldi Altre iniziative sullo stesso tema si terranno nelle principali città italiane”. Rifondazione Comunista https://ift.tt/q8IMclC

Gaza, PRC-UP: oggi 20 gennaio, ore 14.00 manifestazione contro presenza Israele a VicenzaOro “Rifondazione Comunista e Unione Popolare oggi manifesteranno a Vicenza con la comunità palestinese d’Italia contro la presenza di Israele alla mostra internazionale orafa per dire no alla partecipazione alla fiera di un governo che ha le mani grondanti di sangue. Il nostro paese e l’UE sono complici di un governo che sta portando avanti un genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania. Il boicottaggio di Israele è doveroso come lo fu quello del Sud Africa dell’apartheid”, dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazional di Rifondazione Comunista, coordinamento di Unione Popolare“Di fronte alla ferocia e alla protervia con cui Israele continua la sua politica di annientamento della popolazione di Gaza, di distruzione delle abitazioni, degli ospedali, delle scuole, delle chiese e delle moschee, nonostante il crescente sdegno e le iniziative internazionali che chiedono il cessate il fuoco e la fine del massacro, la via di una costante mobilitazione deve essere per noi un dovere politico ma anche morale, un impegno vitale.”, dichiara Paolo Benvegnù, segretario regionale Veneto di Rifondazione ComunistaConcentramento per il corteo, alle ore 14, davanti alla stazione ferroviaria di Vicenza.vicenzaoro20 Rifondazione Comunista https://ift.tt/2tnQo4z

Il fuoco acceso di Jan Palach di Tommaso Di FrancescoSTORIA E MEMORIA. Il 19/1/ 1969 moriva a Praga il giovane che tre giorni prima si era immolato per protesta contro la normalizzazione della Primavera di Praga dopo l’invasione del Patto di Varsavia55 anni fa un giovane si trasformava in torcia umana a Praga, lanciando l’appello «Ricordatevi dell’agosto», quello del ’68 che vide l’invasione dei carri armati del Patto di Varsavia che applicavano la teoria della «sovranità limitata» dell’Urss di Leonid Brezhnev.UN’AGGRESSIONE MILITARE per cancellare l’esperienza del «socialismo dal volto umano» che aveva visto protagonista Alexander Dubcek e insieme alui la rinnovata leadership dei comunisti cecoslovacchi. I giovani amavano questo rinnovamento. « Era figlio della Primavera e il cedimento al diktat di Mosca… dopo l’occupazione, aveva costituito un trauma tremendo. Erano stati proprio i giovani i più entusiasti sostenitori del cambiamento del “socialismo dal volto umano” che si era manifestato nei primi otto mesi del ’68.Erano stati loro, vissuti in un regime poliziesco e repressivo verniciato di socialismo, che avevano capito come fosse giunta la loro ora, l’ora di sbarazzarsi di quel sistema che Dubcek nelle sue memorie definirà “antidiluviano”», ricorda lo storico della Primavera di Praga Francesco Leoncini. Ed era amato dalla classe operaia che vedeva per la prima volta l’ingresso della democrazia nelle fabbriche: a fine 1969 si contavano ancora più di 300 consigli operai in tutto il Paese.Un grande movimento che non era una «revisione», come sprezzantemente molti gruppi dell’estrema sinistra italiana commentavano. Diversamente da Il Manifesto che di fatto nacque con l’editoriale della rivista del settembre ’69 – non firmato ma di Lucio Magri – “Praga è sola” che costituì una delle ragioni della nostra radiazione dal Pci; restando poi come il manifesto, per iniziativa in primo luogo di Rossana Rossanda, attenti in tutta la nostra storia alle dinamiche drammatiche del socialismo reale.<a href="http://www.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2024/01/jan-palach-gettyimages-2661613-309x512.jpg">jan-palach-gettyimages-2661613-309x512</a>CHE COSA ACCADE DUNQUE quel giorno del 16 gennaio 1969. Nelle prime ore del pomeriggio un giovane aveva vagato a lungo nelle vie adiacenti a piazza Venceslao, aveva bevuto per intontirsi, poi si era avvicinato sereno alla scalinata del Museo nazionale. Si era tolto il soprabito e aveva stappato una bottiglia. Nessuno intanto si accorgeva dei suoi gesti. Aveva versato il contenuto della bottiglia (era benzina) su tutto il corpo e poi, dopo aver acceso un fiammifero, si era dato fuoco. Di corsa, avvolto da una fiamma già alta, si era poi lanciato verso il monumento di San Venceslao a cavallo che sovrasta la piazza, davanti al Museo.Qualcuno provò a fermarlo, ma Jan, continuò fino alla fine la sua protesta. Con ustioni che ricoprivano tutto il corpo, Jan Palach morì tre giorni dopo in ospedale. Prima di morire volle accanto a sé il suo più caro amico, Holecek, dirigente degli studenti di filosofia di Praga, a cui Jan raccomandò – ammonendo sul limite estremo del la sua azione – queste parole: «Che nessun altro giovane commetta lo stesso gesto: bisogna vivere per quegli ideali per cui ho sacrificato la vita» e un breve testo, il suo testamento ultimo, in cui spiegava le motivazioni del suicidio: contro la censura di stato e di partito che ormai strangolavano quello che rimaneva della straordinaria esperienza di massa della Primavera di Praga.IL PAESE, IL MONDO, restarono sgomenti. Seguirono manifestazioni di protesta in tutta la Cecoslovacchia. Quel suicidio, quel farsi «torcia umana» era dettato dalla «disperazione di un popolo» – così era scritto nella motivazione politica del suicidio. Richiamava alla memoria i roghi di Saigon, quelli delle decine di bonzi, che nelle strade dell’allora capitale del Vietnam del Sud protestavano così contro l’aggressione militare degli Stati uniti al «piccolo» popolo del Sudest asiatico. Apparve dunque…

Brancaccio: “Patto di stabilità è stupido, Meloni sui ceci a firmare cambiale all’Europa liberista” Rifondazione Comunista https://ift.tt/oMhFNsl

21 gennaio iniziative a Livorno per centenario Lenin 21 gennaio 2024: 103 anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia, 100 anni dalla morte di Lenin 21 gennaio 2024: 103 anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia, 100 anni dalla morte di Lenin Rifondazione Comunista https://ift.tt/j5W0lVO

Tamas Krausz: Il socialismo di Lenin – Dal punto di vista del futuro Pubblichiamo la traduzione di un articolo del marxista ungherese Tamas Krausz, autore di una monumentale biografia di Lenin Reconstructing Lenin: An Intellectual Biography che finalmente esce in italiano il 19 gennaio meritoriamente edita dalla casa editrice Donzelli. “Se leggiamo Lenin dalla prospettiva del futuro, non sono le strade e le piazzea dover essere occupate, ma i luoghi di lavoro”.introduzioneC’è una grande varietà di teorie e discussioni sulle opinioni di VI Lenin sul socialismo e sulla sua praxis rivoluzionaria, che spesso porta al caos e alle confusioni teoriche e intellettuali. Il presente lavoro cerca di chiarire alcune questioni controverse.1La teoria del socialismo di Lenin deriva direttamente dalle opinioni di Marx ed Engels, e si manifesta nella sua famosa opera, Stato e rivoluzione.2 La teoria del socialismo di Marx ed Engels era così importante per Lenin che non vi rinunciò mai, nemmeno nel periodo del comunismo di guerra, quando per un breve periodo pensò che le misure del comunismo di guerra potessero accelerare il passaggio al socialismo.È ovvio che i rivoluzionari, compreso Lenin, dovettero cambiare idea dopo la vittoria della rivoluzione, quando si trovarono di fronte una mutata e imprevista situazione politico-storica: dopo una sanguinosa guerra civile e l’intervento militare occidentale, l’Unione Sovietica era sola e doveva navigare in circostanze “oggettive” molto sfavorevoli.Il problema storico chiave del socialismo nella Russia sovieticaLenin delineò l’intero problema del socialismo attraverso lo sviluppo storico dei rapporti di proprietà e di produzione, secondo il quale la nuova “società comunitaria” (communal nel testo inglese) socialista nasce in Russia e nella semiperiferia (Krausz 2020). Basandosi sulla tradizione teorica di Marx, l’interpretazione del socialismo di Lenin delineava una forma più elevata di proprietà comune, il controllo diretto nel luogo di lavoro attraverso i soviet dei lavoratori, il cui primo antenato storico era stata la Comune di Parigi osservata da vicino da Marx.Quando seguendo Marx, Lenin propose il suo concetto delle “tre fasi” nel suo Stato e Rivoluzione – in cui il socialismo, come “fase inferiore” del comunismo, è preceduto da un “periodo di transizione” – non poteva sapere che in Russia la rivoluzione avrebbe finito con l’essere isolata. Di conseguenza, il socialismo teorico come questione pratica dovette essere rimandato e tolto dall’agenda e la storia si spostò verso la possibilità del socialismo nella sua peculiare forma russa, qualcosa che avrebbe voluto evitare.Così, le considerazioni teoriche e le possibilità pratiche entrarono inevitabilmente in conflitto già il secondo giorno della Rivoluzione d’Ottobre. In una visione a lungo termine della storia, tutti i grandi conflitti e tutte le contraddizioni sono stati radicati in questo fatto in un modo o nell’altro. Lenin era consapevole del fatto che “l’arretratezza russa” (il suo sviluppo semiperiferico) facilitava la causa della rivoluzione, ma ostacolava la realizzazione del socialismo.La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che lo sviluppo sovietico debba essere suddiviso in periodi diversi sulla base di criteri economico-politici. I tre periodi successivi alla Rivoluzione d’Ottobre furono i seguenti: “economia di mercato” che caratterizzò il periodo fino alla primavera-estate 1918, il comunismo di guerra del 1918-1920 e il “capitalismo di stato” della Nuova Politica Economica (NEP) dal marzo 1921 in avanti. Questi periodi hanno plasmato il pensiero di Lenin. A questo punto è necessaria una breve digressione sulla storia della storia socialista.Le origini concettuali del socialismoNella prima metà del 1890, Lenin, contraddicendo Mikhailovsky nel suo Che cosa sono gli “Amici del Popolo”, respinse tutte le visioni sognanti del socialismo. Chiarì che l’opera di Marx non ha mai dipinto prospettive dettagliate per il futuro:…