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<b>Governo Italiano e Commissione Europea mortificano gli agricoltori!</b> Da giorni, in molti paesi Europei, vi sono mobilitazioni importanti da parte degli agricoltori. Ho assistito a #Bruxelles alla protesta più eclatante.Gli agricoltori di Francia, Germania, Belgio, Olanda sostenuti dalle più importanti organizzazioni di rappresentanza agricola stanno mettendo a dura prova i governi nazionali e le stesse politiche comunitarie. In Italia, complice una strutturale subalternità delle organizzazioni agricole al Governo di destra, le mobilitazioni restano ancora nel campo dello spontaneismo con le maggiori organizzazioni di rappresentanza che provano addirittura a frenare le manifestazioni in corso.Il governo con il ministro Lollobrigida – più in generale tutte le destre in Italia e in Europa – tentano di dirottare il malcontento contro la Commissione Europea e la transizione ecologica. Si tratta di una presa in giro.La famigerata e cattiva UE, nemica del Governo italiano, è guidata come presidente della Commissione da URSULA von Der Lyen, dello stesso partito del vice presidente del consiglio Italiano AntonioTajani, cosi come la presidente del Parlamento Europeo Metsola, e come perla, il commissario europeo all’agricoltura è il polacco Janus Wojciechosky del PIS polacco, ovvero del partito dei conservatori di cui Giorgio Meloni è presidente europeo. La stessa polemica con Tinnemans nasconde che da decenni le politiche agricole nazionali e comunitarie sono bipartisan come la governance europea.Nonostante le pur ancora ingenti risorse pubbliche, gli agricoltori europei, in larga parte attraversano una situazione di grande difficoltà. Tra le cause maggiori, l’aumento dei costi di produzione arrivati a prezzi esorbitanti a partire dai fertilizzanti legati al prezzo del gas, (l’anno scorso hanno visto aumenti del 40%), i cambiamenti climatici (alla faccia dei negazionisti) pesano sempre di più sulle rese e le qualità dei prodotti, poi certo non aiutano i bassi prezzi pagati agli agricoltori da parte dall’agroindustria e della grande distribuzione organizzata. Nelle filiere agroalimentari, la parte che resta agli agricoltori italiani e sempre più bassa, nonostante produzioni di assoluta qualità. Alcuni esempi: le mele golden vengono pagate agli agricoltori ( quando va bene) 0,43 euro al kg per poi essere rivendute a 2,33 euro con un aumento del tutto ingiustificato del 442%, le melanzane, vengono pagate 0,86 Euro al kg per poi trovarle sullo scaffale 3,43 euro con un aumento del 300%, esempi che potrebbero essere riportati per tutte le filiere agricole e trovare gli stessi risultati, come per esempio prodotti di grande consumo come pane e pasta, con prezzi all’origine del grano duro che non supera i 30 cent al kg e ritrovarsi poi la pasta a 3 euro al kg, o il grano tenero pagato 20 centesimi al kg e ritrovarsi il pane poi a 5 euro.In Italia, paese dell’agricoltura di eccellenza, con il record di prodotti di qualità certificati da marchi DOP e IGP, l’agricoltura e gli agricoltori vivono una situazione di enorme difficoltà e purtroppo non sono rare le situazioni in cui si cerca di scaricare sul lavoro margini di competitività. In Italia il 95% delle aziende agricole continua ad essere a conduzione familiare, con indici di sfruttamento spesso elevati all’interno della stessa famiglia agricola mentre per il lavoro dipendente vi è in agricoltura il più alto tasso di lavoro irregolare con circa il 25% fino ad arrivare a livelli di sfruttamento vergognoso con condizioni di vera e propria schiavitù.Nel non certo lontano 1982 in Italia vi erano 3,1 milioni di aziende agricole, diventate nel 2000, 2,4 milioni e l’ultimo censimento del 2020 portava le aziende agricole ad appena 1,1 milioni.Insomma in pochi anni abbiamo perso il 63% delle aziende agricole quasi senza alcuna riflessione, eppure il grosso delle aziende che han chiuso son quelle più piccole, magari nelle aree interne, marginali, che davano e continuano a dare un contributo straordinario in termini di occupazione, presidio…

Rifondazione: Stellantis, l’ad chiede ulteriori incentivi senza prospettive, altrimenti procede con gli smantellamenti degli impianti produttivi Carlos Tavares, l’amministratore delegato di Stellantis minaccia neanche tanto velatamente di continuare sulla strada del progressivo smantellamento degli stabilimenti italiani già gravemente messi in crisi dalla riduzione delle produzioni e delle maestranze spinte all’uscita, dall’assenza di prospettive e dagli incentivi, uso massiccio della cassa integrazione, mancanza di certezze sul piano industriale e sui modelli. Col ricatto occupazionale e produttivo, la paventata chiusura di Mirafiori e Pomigliano, l’ad pretende un aumento delle risorse pubbliche per incentivi all’acquisto, senza impegni veri sul futuro del gruppo in Italia. Ancora una volta si scaricano sullo Stato le responsabilità dei disastrosi ritardi dell’industria dell’auto europea e italiana in particolare rispetto all’emergenza climatica e la crisi di un capitalismo che in tutta Europa per sopravvivere gioca sulla competizione tra gli Stati che il neoliberismo imperante ha ridotto a “camerieri del re”. Come commentare altrimenti le fanfaronate di un ministro che si dice disposto a entrare nel capitale di Stellantis mentre il suo governo dichiara di mettere soldi pubblici nell’Ilva per riconsegnarla al più presto possibile ai privati; quando per raccattare 20 miliardi vengono svendute quote di aziende strategiche perfino sul piano della sicurezza nazionale. La sudditanza alla religione del mercato è tale che ci si rifiuta di comprendere come gli incentivi, senza un forte ruolo dello stato nella gestione e nelle politiche industriali, non determinano risultati in termini produttivi e occupazionali. Oltretutto è noto che gli incentivi finiscono per l’80% in auto non prodotte in Italia. Basta solo soldi a pioggia. Si investano le risorse necessarie per entrare nel capitale di Stellantis, come ha fatto il governo francese, unica strada per fermare la fuga delle produzioni all’estero e salvare un settore strategico per l’industria nazionale.Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/yrZd67l

L’autonomia differenziata spiegata in parole semplici Intervista a Marino Boscaino, portavoce nazionale dei Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Rifondazione Comunista https://ift.tt/FMhUXC2

Il destino del termovalorizzatore di Roma è appeso ad una goccia…d’acqua Elena Mazzoni*Il destino del termovalorizzatore di Roma è appeso ad una goccia…d’acquaLa questione della scarsità della risorsa idrica preoccupa amministrazioni e cittadinanza dei territori dove dovrebbe sorgere il mega impianto brucia rifiuti di GualtieriIl 16 Novembre 2023, dopo il passaggio di fine ottobre, in cui il CdA di Acea aveva votato la proposta rimodulata del progetto, mandando a Roma Capitale il documento per le valutazioni finali, è stato pubblicato il bando di gara per il “termovalorizzatore” di Roma. Secondo il cronoprogramma, il cantiere dovrebbe iniziare entro l’autunno 2024 per finire entro il 2026, mentre i termini di scadenza del bando sono fissati per il 18 maggio 2024 e l’apertura delle offerte per il 20 maggio 2024 alle ore 10:00. Il bando di gara è arrivato in enorme ritardo, con costi per la realizzazione del progetto lievitati stratosfericamente dai 700 milioni di euro stimati all’inizio, a cui andavano comunque aggiunti i fondi per i cosiddetti impianti ancillari connessi, ad esempio cattura dell’anidride carbonica e recupero di materia dalle ceneri pesanti, a 7.432.700.000,00.Ricordiamo tutt* che ACEA, la multiutility partecipata dal Campidoglio al 51%, è a capo dell’associazione temporanea di imprese, che coinvolge anche Hitachi Zosen Inova, Vianini Lavori e Suez, è stata l’unica a partecipare alla manifestazione di interesse lanciata dal Commissario Gualtieri per il progetto e che da un anno e mezzo circa, quindi ben prima che venisse pubblicato il bando, è stata incoronata a mezzo stampa dallo stesso sindaco, come probabile vincitrice del bando stesso e che l’attuale amministratore delegato è stato nominato con un blitz dal sindaco, prima della scadenza del mandato del suo predecessore, al solo scopo di curare la realizzazione del nuovo termovalorizzatore di Roma.Contro questa anomalia hanno presentato un nuovo ricorso al Tar del Lazio, contro Roma Capitale e la Rete temporanea di Imprese capitanate da ACEA Ambiente srl, i comuni di Ardea, Pomezia, Marino ed Ariccia, per eccesso di potere, illogicità, irragionevolezza, abnormità, arbitrarietà, difetto/erroneità di motivazione, contraddittorietà, difetto ed erroneità dell’istruttoria, violazione e falsa applicazione dl 50/2022 e dell’art. 1/421 e ss l.234/2021 e violazione del principio di ragionevolezza e di proporzionalità.Inoltre, nella relazione che accompagna il ricorso, si fa presente che le criticità ambientali connesse con l’impianto sono essenzialmente riconducibili ad impatti sulla componente aria (emissioni odorigene ed emissioni in atmosfera convogliate e diffuse), componente acque sotterranee (gestione delle acque di processo) e suolo (gestione dei conferimenti e stoccaggi dei rifiuti) che inevitabilmente potrebbero ripercuotersi sui territori e la cittadinanza.Soprattutto la componente relativa all’impatto sulla risorsa idrica, già scarseggiante anche a causa della crisi climatica, è quella più critica, in un quadro di realtà che vede il prosciugamento dei laghi, non solo Albano ma anche Bracciano. Infatti dal 2020 una buona parte dell’acqua che i cittadini dei comuni di Castel Gandolfo, Albano e Ariccia bevono viene prelevata direttamente dal lago di Albano o, per meglio dire, dal pozzo Acea ‘Sforza Cesarini’ situato a ridosso del bacino lacustre, a pochi metri dalle sue sponde, che preleva, 24 ore su 24, 300 litri d’acqua circa al secondo.Sul lago di Bracciano le responsabilità di ACEA sono ancora più nette, con 8 ex dirigenti di Acea Ato 2 accusati di captazione in esubero colposo dell’acqua del lago per sopperire alla crisi idrica di Roma. La captazione dell’acqua sarebbe avvenuta senza titolo concessionario e con questa azione l’ecosistema dell’area naturale protetta è stato irreversibilmente alterato e per questo sono stati rinviati a giudizio dal Gup del Tribunale di Civitavecchia nel maggio 2023.Quindi ACEA ATO 2, mentre da un lato dichiara che la rete perde ancora il 39% dell’acqua…

Ultima Generazione: “Sull’ambiente il Governo vuole mantenere uno status quo che fa comodo a molti” di LAURA TUSSINon si fermano le azioni di Ultima Generazione, con lo scopo di creare fastidi – non danni permanenti a cose o persone – che smuovano le coscienze, soprattutto quelle degli esponenti del Governo. Alessandro Berti, attivista del movimento, ci racconta le ultime novità della lotta per la giustizia ambientale e climatica e non solo.Intervistiamo Alessandro Berti attivista del movimento di azione nonviolenta e protesta Ultima Generazione per sapere da quanto tempo è attivista di Ultima Generazione e quali sono le loro azioni più eclatanti e importanti e per quale motivo si sono costituiti e da dove nasce la loro azione e presa di coscienza. Quali obiettivi si propone Ultima Generazione? Il vostro movimento vuole togliere ai pochi facoltosi per ripartire i beni comuni alla massa degli indigenti. Giusto?“Ad aprile saranno due anni esatti da quando mi sono seduto su una strada assieme ad altre persone per la prima volta!” Ricorda Alessandro Berti, attivista del movimento di azione nonviolenta e di protesta per la giustizia climatica <a href="https://link.ultima-generazione.it/">Ultima Generazione</a>. È l’inizio di una chiacchierata che ha lo scopo di farci raccontare non solo le ultime novità relative all’attività di UG, ma anche il punto di vista delle persone che quotidianamente sono coinvolte nelle azioni per chiedere la giustizia climatica e la giustizia sociale.E continua Alessandro Berti.Il dibattito interno è molto vivo e riguarda anche la forma oltre che i contenuti. E nel corso di questi due anni le forme di protesta nonviolenta si sono diversificate molto, questo anche per far conoscere a più persone che i mezzi per protestare in modo nonviolento sono infiniti: colorare sedi del potere come il Senato un anno fa, incollarsi alla teca protettiva della Primavera di Botticelli a Firenze, condurre scioperi della fame portando richieste precise al Governo, macchiare di arancione l’orrendo albero di Natale di Gucci a Milano per portare l’attenzione sull’enorme disuguaglianza tra chi è super ricco e il resto delle persone.La sperequazione tra ceti e la disuguaglianza sociale: anche contro tutto questo vuole lottare Ultima Generazione.Questo cerca di portare in primo piano Ultima generazione: l’interesse per pochissime persone e un disinteresse per milioni di italiani, prima sedotti con slogan populisti in campagna elettorale e poi dimenticati pensando a inutili ponti sullo stretto, al rimangiarsi l’idea di tassare gli extraprofitti delle banche, al partecipare a conferenza sul clima che non spostano di un millimetro le politiche energetiche del Paese (ancora e sempre petrolio e gas, siano lodati l’Eni e Snam).Siete anche e soprattutto attivi nella nonviolenza e nella resistenza civile?Ultima generazione è la campagna italiana della <a href="https://a22network.org/it/rete-internazionale/">rete A22</a> che nasce formalmente nell’aprile del 2022 da persone attive nella resistenza civile in diversi movimenti e realtà. Presente in dodici Paesi condividiamo le stesse modalità di protesta che portano effettivamente un disturbo, seppur temporaneo, alla quotidianità delle persone perché la situazione che stiamo vivendo è assurda e i governi sono complici nel mantenere tale questa situazione.Le azioni nonviolente di Ultima Generazione relative alla giustizia sociale e climatica attirano molto l’attenzione mediatica?La protesta di questo tipo ha portato in Italia, per esempio, a una copertura mediatica quattro volte maggiore a movimenti come Extinction Rebellion e Fridays for Future sommati, movimenti da cui tante di noi provengono. Purtroppo cortei, raccolte firme e azioni autorizzate non bastano più e per chiedere al governo italiano di agire portiamo questo tipo di conflitto, sempre nonviolento.Siete riusciti a parlare con esponenti di governo?Ultima generazione sta dimostrando che la resistenza civile funziona, in quanto è l’unico movimento che, anche grazie alle azioni…

<b>Una lista per la pace con idee e candidati che siano credibili</b> Luigi De Magistris -Ho seguito con interesse il dibattito sul manifesto in vista delle prossime europee e da ultimo l’intervento di Michele Santoro. Considero assolutamente necessario fare ogni tentativo possibile, con lealtà e serietà, per costruire una lista per le elezioni, la più chiara e popolare possibile, per la pace e contro le guerre.Un fronte pacifista coerente e credibile che si unisca intorno a un manifesto di pochi punti netti e forti: fuori l’Italia dalla guerra, stop all’invio di armi in Ucraina e in Israele, condanna dei crimini di guerra e del genocidio da parte dello Stato d’Israele contro il popolo palestinese, cessate il fuoco in Ucraina e Palestina, autodeterminazione del popolo palestinese a cui va garantito subito la nascita di uno Stato autonomo e indipendente. Porre fine al riarmo e firmare i trattati per la messa al bando delle armi nucleari. Impegnarsi per il progressivo superamento della Nato e interrompere la subalternità economica e militare europea agli Stati uniti che è cosa differente dall’amicizia ed alleanza tra i popoli.Costruire un’Europa unita nelle diversità dal Portogallo alla Russia come auspicavano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, per contribuire a realizzare il continente dei popoli per un mondo multipolare senza alcuna supremazia di nessun tipo se non quella della pace contro tutte le guerre.Una lista per le pace non può essere disgiunta dalla giustizia sociale, economica e ambientale. Per realizzare pace e giustizia si deve dire basta all’Unione europea dell’austerità e dei patti di stabilità che soffocano i diritti fondamentali e la vita delle persone, ma consolidano vendita e traffico di armi, speculazioni finanziarie ed economiche, l’accumulazione della ricchezza in poche mani.Quindi è necessaria un’Europa capace di redistribuire le ricchezze che favorisca la coesione sociale. Così come non è più eludibile una radicale svolta ambientalista, perché la distruzione del pianeta è strettamente connessa alle politiche di guerra e della prevalenza del capitale sulle persone e sulla natura.Se penso alla lista per la pace penso anche a una forza che sia in grado di porre fine, con politiche di solidarietà internazionale e cooperazione decentrata, al più grande cimitero d’Europa dopo la seconda guerra mondiale che è divenuto il mar Mediterraneo. Per realizzare una lista per la pace sono necessari capacità, volontà, coraggio, passione, forza, innovazione in grado anche di suscitare entusiasmo. Ma non basta mettere insieme dirigenti di partito e di organizzazioni, si deve provare ad attivare partecipazione e interesse concreti per poi provare a candidare persone credibili e coerenti, con storie personali o collettive coerenti e credibili, perché tutti si dicono per la pace, contro le guerre, contro le mafie, contro le corruzioni e per l’acqua pubblica e poi sappiamo dove ci sono fiumi di parole e invece zero fatti.In Europa la lotta è difficile perché ci vuole autonomia, competenza e coraggio per opporsi al sistema che ci ha portati sull’orlo della guerra nucleare, nell’abisso dei cambiamenti ecologici, nel baratro delle terribili disuguaglianze sociali ed economiche. Una lista per la pace che possa superare la soglia di sbarramento è necessaria per dare finalmente voce agli oppressi contro gli oppressori.Si deve provare a costruire una lista in cui prevalgano le ragioni dell’unità pur nelle differenze ma con l’obiettivo vero di attuare la Costituzione antifascista e rispettare un programma netto e radicale. È un obiettivo che dovrebbe unire chiunque si collochi al di fuori del sistema e che vuole dimostrare anche nelle istituzioni che un’alternativa è possibile.<em>il manifesto, 28 gennaio 2024</em><a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=55484"></a><a href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Una%20lista%20per%20la%20pace%20con%20idee%20e%20candidati%20che%20siano%20credibili&url=http://www.rifondazione.it/primapag

Rifondazione / UP: Assassinare l’UNRWA, la rappresaglia USA e UE dopo il verdetto della Corte dell’AIA Dal 1948, dalla Nakba, le Nazioni Unite hanno creato un’agenzia, l UNRWA, United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) che ha garantito soccorso, sviluppo, istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali e aiuti di emergenza a oltre cinque milioni di rifugiati palestinesi presenti in Giordania, Libano e Siria, oltre che nei territori occupati e nella Striscia di Gaza. Risorse non sempre gestite al meglio ma fondamentali per un’emergenza umanitaria che non ha eguali nella storia del pianeta, dovendo operare ormai da 76 anni. La scelta di alcuni paesi europei, fra cui l’Italia e degli USA, di tagliare i fondi per l’agenzia sulla base di accuse, ancora non provate, rivolte ad 12 funzionari dell’agenzia di essere “complici di Hamas”. L’agenzia ha migliaia di funzionari, degli accusati per 9 si è proceduto all’immediato licenziamento, uno di costoro non potrà mai difendersi in quanto ucciso durante i bombardamenti israeliani sui civili. Togliere questo sostegno alle popolazioni più vulnerabili, mentre si dichiara di voler far entrare aiuti in cambio degli ostaggi, è non solo una misera vigliaccata, ma rappresenta un vero e proprio atto di terrorismo internazionale. Eliminare, come probabilmente si vorrebbe fare, la presenza dell’Unrwa in Cisgiordania e a Gaza, significa istituzionalizzare la fame, soprattutto nei campi profughi, utilizzare un altro strumento per attuare il genocidio e convincere le popolazioni palestinesi ad abbandonare le proprie terre o quanto resta delle proprie abitazioni. Significa voler abbandonare un popolo intero al suo destino. In attesa che le stesse Nazioni Unite si pronuncino su questo delitto premeditato ribadiamo che nessun uomo, donna, bambina e bambino palestinese deve essere lasciato da solo. La solidarietà internazionalista deve bucare i muri e sconfiggere i ricatti beceri. Chi si adegua alle scelte dei governi Usa ed UE è complice e connivente di chi attua il genocidio.Maurizio Acerbo, Segretario nazionale, Stefano Galieni, responsabile immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Coordinamento Unione Popolare Rifondazione Comunista https://ift.tt/j7EWOZh

L’Unione Europea richiude la gabbia del debito di Marco Bersani, Attac Italia e Cadtm Italia – articolo pubblicato su il manifesto del 17 gennaio 2023 per la Rubrica Nuova Finanza Pubblica -“Se mi si chiede se la regola adottata oggi in Europa, secondo cui il deficit di un Paese non debba superare il 3% del Pil, abbia basi scientifiche le rispondo subito di no. Perché sono stato io a idearla, nella notte del 9 giugno 1981, su richiesta esplicita del Presidente Mitterand che, in anni di crisi economica, aveva fretta di trovare una formula che mettesse tutti d’accordo e che fosse spendibile nella comunicazione politica coi cittadini. Nacque così, in meno di un’ora e senza l’assistenza di alcuna teoria economica, l’idea del 3%”. Sono le parole di Guy Abeille, all’epoca dei fatti trentenne funzionario del Ministero del Bilancio francese, che mai avrebbe pensato che quel numero magico dalla Francia sarebbe rimbalzato in Germania per poi diventare regola ferrea europea pluridecennale. Un numero arbitrario tanto quanto il gemello del rapporto debito/Pil al 60%.Due parametri che hanno ingabbiato la società europea per un quarto di secolo, venendo solo temporaneamente sospesi il 23 marzo 2020 in piena pandemia e sino al 31 dicembre 2023.La sospensione era stata decisa per permettere agli Stati di poter liberare le risorse necessarie a far fronte ai drammatici effetti dell’emergenza sanitaria, economica e sociale venutasi a creare. Rendendo evidente a tutti l’enorme contraddizione: se i vincoli finanziari sono stati sospesi per salvare persone, società e attività economiche, non serve Aristotele per dedurre che quei vincoli sono contro la vita e la cura delle persone.Sarebbe stato logico aspettarsi, dopo la concreta verifica sul campo, una radicale inversione di rotta. Che puntualmente non è avvenuta.L’accordo siglato a dicembre in sede di Unione Europea (che verrà definitivamente approvato entro aprile 2024) riparte esattamente dallo stesso dogma: si definisce finanziariamente sano uno Stato il cui rapporto debito/Pil non supera il 60% e il cui rapporto deficit/Pil non supera il 3%.Che siano sovranisti o europeisti, di estrema destra, centro-destra o centro sinistra, la sostanza non cambia e il faro resta la trappola del debito, con austerità connessa.Cosa cambia con il “nuovo” patto di stabilità? Da una parte diviene un vestito cucito su misura per ogni Stato, dall’altra approfondisce il rigore rendendolo maggiormente esigibile rispetto alle regole precedenti.Vediamone i punti principali.DEBITO PUBBLICO: riduzione dello 0,5% annuo per chi ha un rapporto debito/Pil tra il 60 e il 90%; riduzione dell’1% annuo per chi, come l’Italia, ha un rapporto superiore al 90%.DEFICIT: riduzione dello 0,5% annuo per i paesi, come l’Italia, che hanno un deficit superiore al 3% del Pil. Una volta raggiunto il 3%, la riduzione deve continuare sino a raggiungere l’1,5% del Pil (considerato nuovo obiettivo, in quanto deve permettere, in caso di calamità, pandemie etc, di non sforare mai il 3%).SPESA PUBBLICA: la sua riduzione diventa il principale indicatore per garantire i parametri di cui sopra e sarà la Commissione Europea a predisporre per ciascun paese un piano nazionale della durata di quattro anni; in alternativa un paese può decidere di realizzarlo in sette anni, ma questa estensione lo obbligherà ad approvare contestualmente una serie di riforme concordate con la Commissione Europea.Per il nostro Paese, significherà nuovi e drastici tagli alla spesa pubblica (tra i 12 e i 23 mld/anno a seconda del piano scelto) e l’obbligo a un saldo primario (entrate/uscite) pari a 80 mld/anno. Come una guerra combattuta con le carte di credito al posto dei carri armati.Qualcuno dice che si è ottenuto un triennio transitorio di leggera flessibilità (2025-2027), ma la sostanza non cambia: dietro ai numeri magici della stabilità finanziaria, c’è il tentativo tutto politico da chiudere nella gabbia ogni possibilità di giustizia climatica e sociale. Smascherarlo è compito delle risorse vive della società.da 

Acerbo (Prc-Up): oggi a Roma sarò in piazza con palestinesi Mentre la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja dichiarava fondata l’accusa di genocidio nei confronti di Israele a #Roma è stato notificato oggi il divieto di manifestare oggi, alla comunità palestinese. Si tratta di un divieto in contrasto con l’articolo 37 della #Costituzione di cui porta la responsabilità non solo la destra al governo ma quasi tutto il mondo politico italiano che ha reso il nostro paese complice dei crimini di Netanyahu contro il popolo palestinese. Alle 15 noi di Rifondazione Comunista e Unione Popolare saremo a Roma in Piazza Vittorio con i nostri compagni palestinesi. Tengo a precisare che mai noi abbiamo sostenuto l’equivalenza tra Shoah e altre vicende. Lo hanno fatto invece Israele, i governi occidentali, purtroppo lo stesso Presidente Mattarella paragonando il 7 ottobre alla Shoah. Noi con i palestinesi abbiamo semplicemente sostenuto che a Gaza si stava configurando un caso di genocidio in base al diritto internazionale. La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja respingendo la richiesta di archiviazione di Israele e giudicando fondato il rischio di genocidio a Gaza ci ha dato ragione. Grazie al Sudafrica ieri Israele ha subito una sconfitta storica.La politica italiana – il Presidente Mattarella, il parlamento e il governo – dovrebbe finirla col sostegno incondizionato a Israele. L’Italia non deve continuare a essere complice del genocidio che si sta consumando a Gaza, della pulizia etnica in Cisgiordania, dell’occupazione illegale dei territori palestinesi. L’Italia deve immediatamente chiedere il cessate il fuoco, riconoscere lo Stato di Palestina e chiedere il ritiro delle truppe e dei coloni israeliani dai territori palestinesi. Non ci sono più alibi. Non vogliamo essere complici di chi come Netanyahu ha detto chiaramente che non vuole riconoscere alcun diritto al popolo palestinese.Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, coordinamento di Unione Popolare Rifondazione Comunista https://ift.tt/WvrLTx1

Antisionismo e antisemitismo Il video dell’Iniziativa su Antisionismo e antisemitismo il prof. Raul Mordenti, storico dell’ Università di Tor Vergata, Khaled Al Zeer, presidente della comunità palestinese del Veneto, Thea Gardellin, donne per la Palestina Veneto. Coordina Paolo Benvegnu’, segretario regionale Veneto Rifondazione Comunista. Rifondazione Comunista https://ift.tt/JHidRPg

La Corte internazionale di giustizia stabilisce che è plausibile che Israele stia commettendo un genocidio I palestinesi chiedono di fare la massima pressione per fermare il genocidio e smantellare l’apartheid.La Corte internazionale di giustizia (ICJ) oggi ha fatto la storia. Ha confermato la plausibilità dell’accusa del Sudafrica ai sensi della Convenzione sul genocidio secondo cui “Israele si è impegnato, si sta impegnando e rischia di impegnarsi ulteriormente in atti di genocidio contro il popolo palestinese a Gaza”. Ordina a Israele di prevenire qualsiasi atto genocida, di impedire ai suoi militari di commettere tali atti e di garantire l’ingresso di cibo, acqua, medicine e altri bisogni umanitari nella Striscia di Gaza occupata e assediata.Il Comitato di coordinamento anti-apartheid palestinese (PAACC), che comprende il Dipartimento anti-apartheid dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), il Comitato anti-apartheid del Consiglio nazionale palestinese (PNC), il movimento BDS, il Consiglio dell’Organizzazione palestinese per i diritti umani (PHROC) e la Rete delle ONG palestinesi (PNGO), accoglie con entusiasmo la storica decisione della Corte internazionale di giustizia. Le decisioni della Corte internazionale di giustizia sono definitive, vincolanti e non soggette ad appello, e tutti gli stati devono rispettare i loro obblighi legali adottando unilateralmente e collettivamente tutte le misure possibili per garantire urgentemente e definitivamente che Israele rispetti la decisione della Corte e attui pienamente e senza ritardi le misure provvisorie ordinate.Mentre la Corte non è riuscita a ordinare esplicitamente un cessate il fuoco immediato e permanente per fermare il genocidio, ora più che mai gli stati devono essere sottoposti a pressioni affinché adempino ai loro obblighi legali e impongano a Israele un cessate il fuoco.La decisione della Corte internazionale di giustizia affida ora una maggiore responsabilità legale, e morale, sulle spalle degli stati che rispettano il diritto internazionale, della società civile e delle persone di coscienza in tutto il mondo per porre fine al genocidio in corso da parte di Israele e per contribuire a smantellare il sistema di oppressione sottostante.Tutti gli stati, le aziende, le istituzioni, i media, che sono complici con qualsiasi aspetto del regime israeliano di colonialismo di insediamento, apartheid e occupazione militare, in vigore da 75 anni, devono porre fine immediatamente a questa complicità ed essere ritenuti responsabili per il loro aiuto e il loro sostegno a crimini di guerra, crimini contro l’umanità e, plausibilmente, genocidio. Gli stati terzi che hanno consapevolmente fornito armi, materiali e altro sostegno a Israele da utilizzare in crimini atroci, compreso il genocidio, devono essere ritenuti responsabili per avere contribuito ad atti illeciti a livello internazionale e a violazioni delle norme di diritto cogente nell’ambito del diritto internazionale.A seguito della storica decisione della Corte internazionale di giustizia secondo cui Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio, e dato che gli stati parti della Convenzione sul genocidio hanno un obbligo erga omnes di prevenire e punire il crimine di genocidio, devono:Imporre un embargo militare bilaterale a Israele, adoperarsi per adottare un embargo obbligatorio sulle armi nei suoi confronti presso le Nazioni Unite e adottare altre misure punitive per prevenire e reprimere i suoi atti di genocidio e porre fine alla fornitura di sostegno economico e diplomatico. Imporre sanzioni economiche legittime e proporzionate e altre contromisure a Israele, inclusa la cancellazione di tutti gli accordi di libero scambio e di cooperazione, finché non adempirà ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale. Agire immediatamente per espellere Israele dalle sedi internazionali, tra cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Comitato Olimpico Internazionale, la FIFA e altri, come è avvenuto nel caso del Sudafrica dell’apartheid.…

Dal regionalismo solidale al regionalismo separatista di Gaetano Azzariti -Mentre il 23 gennaio è previsto il voto finale al Senato sul ddl Calderoli che attua l’autonomia differenziata e le opposizioni annunciano battaglia con il ricorso al referendum, ecco l’analisi del costituzionalista Gaetano Azzariti, una lettura controcorrente per un cambiamento radicale. Il testo è tratto dal libro di Left “Repubblica una indivisibile euromediterranea”.“Allarme”. Credo sia questo il sentimento che accomuna tutti noi critici dell’autonomia differenziata. “È fondato?”. Sarebbe questa immagino la domanda che ci porrebbero, non dico i fautori dell’autonomia differenziata, ma coloro che seguono distrattamente e – forse – con poca consapevolezza il dibattito politico sul tema. In fondo, potrebbero dirci, si tratta solo di attuare la Costituzione, dando seguito a quanto previsto all’articolo 116, 3 comma. Un argomento che potrebbe addirittura essere rivolto in termini polemici a chi, come noi, ha sempre sostenuto la necessità di dare una rigorosa applicazione ai principi costituzionali. Qualcuno potrebbe persino pensare che le nostre preoccupazioni siano dettate da una preconcetta avversione ad ogni tipo di autonomia regionale. Per rispondere all’interrogativo posto e fugare certi timori è necessario chiarire che la nostra inquietudine non riguarda il principio di autonomia, che può essere declinato in diversi ed opposti modi, piuttosto concerne specificatamente questa autonomia “differenziata”, in particolare per come viene proposta negli atti posti in essere nel recente passato e per come viene preannunciata dall’attuale maggioranza. La ragione di fondo del nostro “allarme”, il pericolo maggiore che noi avvertiamo, è proprio quello che in tal modo ci allontaneremmo dal modello costituzionale di autonomia disegnato in Costituzione, altro che attuazione.In proposito è opportuno precisare che il modello di autonomia definito dalla nostra Costituzione è rinvenibile, più che nel titolo V, principalmente nei primi articoli del testo costituzionale, ove il carattere “solidale” è chiaramente delineato. Basta leggere i principi ad essa dedicati. L’autonomia deve essere riconosciuta ed anzi promossa al fine di assicurare l’unità e indivisibilità della Repubblica (art. 5). Così anche i diritti inviolabili devono essere garantiti sempre, su tutto il territorio nazionale, imponendo doveri inderogabili di solidarietà all’intera Repubblica (art. 2). Per non dire del principio d’eguaglianza formale, ma ancor più sostanziale, che impone di rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana, certamente anche quelli d’ordine territoriale (art. 3).Questi sono i parametri costituzionali di riferimento. Se si leggono in questa prospettiva le proposte dell’attuale maggioranza (ma in realtà anche quelle dei governi precedenti) si evidenzia senza ombra di dubbio la distanza tra la solidarietà che sorregge il concetto di autonomia individuato in Costituzione e le logiche competitive e di natura brutalmente “appropriativa” che si stanno cercando ora di imporre nei rapporti tra le regioni e lo Stato centrale. Un modello che sconta una diseguaglianza nei territori, ciascuno artefice del proprio destino e dell’efficienza dei servizi forniti per garantire i diritti fondamentali esclusivamente agli abitanti del proprio territorio. La riprova è la pre-intesa veneta raggiunta con Gentiloni nel 2018 e relativa a tutte le 23 materie indicate nel III comma del art. 116, nessuna esclusa. Una scelta che prescinde dalle reali specifiche esigenze di differenziazione del territorio veneto, che è sorretta, invece, da una volontà da parte della regione di impossessarsi di quanto più potere, funzioni e gestione di interessi sia possibile, senza tenere in nessun conto le necessità delle altre parti del territorio nazionale e dei diritti delle persone altrove residenti. Un modello, dunque, che sconta una diseguaglianza nei territori, ciascuno artefice del proprio destino e dell’efficienza dei servizi forniti…

PRC: VIETARE DI MANIFESTARE AI PALESTINESI E’ ROBA DA FASCISTI L’invito rivolto dal Ministero degli interni ai questori che li invita a vietare le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese nel Giorno della Memoria è immotivato e rievoca le peggiori pagine del Novecento. Ricordiamo che a vietare le manifestazioni erano quei regimi fascisti che poi discriminarono e sterminarono ebrei. Il governo degli eredi del fascismo ha ovviamente raccolto immediatamente la richiesta di silenziare i palestinesi con l’implicita tesi che chi critica Israele sarebbe antisemita. Chi scende in piazza per il cessate il fuoco a Gaza non ha nulla a che fare col fascismo e lo sterminio degli ebrei che avvenne in Europa a migliaia di chilometri dalla Palestina. Non vi sono motivi di ordine pubblico che giustifichino il divieto se non il fatto che purtroppo i rappresentanti della comunità ebraica italiana si identificano con un governo di estrema destra come quello di Netanyahu e ne giustificano tutti i crimini. Da quando contestare Israele sarebbe un reato? Non solo i palestinesi subiscono l’occupazione illegale dei territori, a pulizia etnica, l’apartheid, il genocidio a Gaza ma ora vengono messi a tacere anche in Italia? Noi siamo solidali con il popolo palestinese sulla base degli stessi principi che fondano il nostro rifiuto categorico dell’antisemitismo. Se i palestinesi decideranno di manifestare noi saremo al loro fianco e invitiamo tutte le antifasciste e gli antifascisti a fare altrettanto. Nel Giorno della Memoria bisogna difendere le libertà democratiche e stare dalla parte degli oppressi. Ebrei come Bernie Sanders, che certo non sono antisemiti, hanno chiesto a Biden di sospendere ogni aiuto a Netanyahu che ha confermato di non volere e aver mai voluto uno stato per i palestinesi.Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Giovanni Russo Spena, responsabile democrazia/istituzioni del del Partito della Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista https://ift.tt/Udno8FI

Rifondazione Comunista: Crimini consentiti per la campagna elettorale sulla pelle dei migranti Il testo approvato alla Camera dell’accordo fra Albania e Italia si è rivelato peggiore delle proposte enunciate. Non solo saranno detenute persone in un Paese extra UE, a spese interamente italiane, richiedenti asilo salvati in acque internazionali ma si è riusciti a rendere ancora più infame la proposta enunciata a novembre. Nel testo iniziale era prevista una relazione semestrale in parlamento che è stata eliminata, la garanzia che non vi sarebbero stati rinchiuse persone vulnerabili – donne e minori – anche quella eliminata, ma non sarà permesso nemmeno l’accesso per ragioni di monitoraggio delle organizzazioni umanitarie internazionali. Una crudeltà inutile da spendere in campagna elettorale per fare concorrenza a Salvini, a cui in parlamento si è risposto balbettando con proposte di emendamenti. Come Rifondazione Comunista ci appelliamo alle tante convenzioni internazionali che saranno violate, al mondo della giustizia che avrà tempo e modo di ricorrere ad ogni provvedimento di trattenimento. La delocalizzazione della detenzione, delle deportazioni, così come il trattenimento dei richiedenti asilo e dei migranti non deve più trovare spazio nel nostro ordinamento, così come va cancellato quell’obbrobrio giuridico che è la “procedura accelerata ” per deportare coloro che sono ritenuti provenienti da Paesi sicuri. Non c’è spazio per mediazioni su questo terreno né in Italia né in Europa. Alle cittadine e ai cittadini che si lasciano abbagliare da simili misure come utili a garantire la sicurezza e un ostacolo efficace all’inesistente “invasione”, va ribadito che gettare oltre 700 milioni di euro della collettività – questo il costo dei centri in Albania – per garantire qualche seggio in più in Europa, alle formazioni di estrema destra italiane. Che si investa in accoglienza, convivenza, servizi sociali per tutte/i, è quella la sicurezza di cui abbiamo bisogno.Maurizio Acerbo, segretario nazionale Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Coordinamento Unione Popolare Rifondazione Comunista https://ift.tt/KkGjB0Z

<b>John Bellamy Foster: La dialettica dell’ecologia, un’introduzione</b> Pubblichiamo dal sito Antropocene.org, rassegna internazionale di ecosocialismo, la traduzione di un importante saggio di John Bellamy Foster dal numero di gennaio della rivista Montly ReviewL’intera natura si trova in un perpetuo stato di flusso… Non vi è nulla che sia chiaramente definito in natura… Ogni cosa è legata a tutto il resto…Denis Diderot [1] Come ha osservato l’ecologo di Harvard e teorico marxiano Richard Levins, «probabilmente la prima indagine di un oggetto complesso studiato come un sistema è stato il capolavoro di Karl Marx, Il capitale», che ha esplorato sia la base economica che quella ecologica del capitalismo, inteso come sistema socio-metabolico.[2] La premessa della Dialettica dell’ecologia, così come affrontata in quest’articolo, è che troviamo soprattutto nel materialismo storico classico/naturalismo dialettico, il metodo e l’analisi che ci permette di collegare “la storia del lavoro e del capitalismo” alla storia della “Terra e del pianeta”, consentendoci di indagare da un punto di vista materialista la crisi dell’Antropocene propria del nostro tempo.[3] Nelle parole di Marx, l’umanità è sia “una parte della natura”, che una “forza della natura”.[4] Nella sua concezione non era presente alcuna rigida divisione tra storia naturale e storia sociale. Piuttosto, «La storia della natura e la storia dell’uomo [umanità]» erano pensate come «l’una in dipendenza dall’altra sin tanto che l’uomo esisterà».[5]Da questa prospettiva, la relazione tra lavoro, capitalismo e metabolismo terrestre, è al centro della critica dell’ordine esistente. «Il lavoro», scriveva Marx, «è, anzitutto, un processo che passa tra l’uomo e la natura, un processo attraverso il quale l’uomo, per mezzo delle sue stesse azioni, media, regola e controlla il metabolismo tra sé e la natura. Egli si confronta con i materiali della natura come una forza della natura».[6] Tuttavia, con l’avvento della “produzione capitalista”, si verifica un’alterazione e uno spostamento sistematico nell’«interazione metabolica tra l’uomo e la terra», che dà origine a una frattura metabolica, o crisi ecologica, interrompendo le relazioni naturali essenziali e non solo «derubando il lavoratore […] ma anche derubando il suolo».[7]Si può ritenere che oggi questa frattura ecologica, nel metabolismo tra natura e società, abbia raggiunto il livello [equilibrio n.d.r.] del sistema Terra, dando origine a ciò che gli scienziati hanno denominato una “frattura antropogenica” nei cicli biogeochimici dell’intero pianeta, che ha portato a ciò che Friedrich Engels chiamava metaforicamente la “vendetta” della natura.[8] All’interno della classica prospettiva storico-materialista, questa contraddizione può essere risolta solo riconciliando l’umanità e la natura. Tale riconciliazione richiede di superare non solo l’alienazione della natura, ma anche l’auto-alienazione dell’umanità stessa, che si manifesta al massimo grado nell’odierna, distruttiva, società mercificata. Ciò che è necessario, in tale analisi, è riconoscere sin dall’inizio la natura “corporea” della stessa esistenza umana, che è legata alla produzione. Quindi, se è necessaria oggi una “nuova storia universale dell’uomo”, è proprio qui, all’interno della tradizione storico-materialista, che il necessario metodo materialista, dialettico ed ecologico dev’essere trovato. Per Marx, «Gli individui universalmente sviluppati, le cui relazioni sociali, in quanto relazioni comunitarie, sono perciò anche subordinate al loro controllo comunitario, non sono un prodotto della natura, ma della storia».[9] E tuttavia, la storia umana non è mai separata dal «metabolismo universale della natura», del quale il metabolismo sociale, basato sul processo lavorativo e produttivo, è una parte determinante.[10]In questa visione dialettico-ecologica, non ci sono risposte prestabilite applicabili a tutta la storia, poiché tutto ciò che ci circonda nella storia naturale e nella storia sociale – che costituiscono, come…

La politica di guerra di Meloni nel mar Rosso fa rivoltare nella tomba pure Andreotti e Craxi Paolo Ferrero*Il governo italiano ha deciso di entrare in guerra contro gli Houthi, nel Mar Rosso. Penso che nell’opinione pubblica italiana, cloroformizzata dall’informazione del regime bipolare, non vi sia alcuna consapevolezza dell’enormità decisa. Apparentemente questa scelta sarebbe finalizzata al ripristino del traffico regolare delle navi nel mar Rosso, in realtà è un cambio radicale di collocazione geopolitica dell’Italia sul piano mondiale.Vediamo perché. Innanzitutto, gli attacchi militari degli Houthi sono fatti in nome e per conto dello Stato dello Yemen il cui Parlamento ha appena votato l’inserimento degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dello stato di Israele nell’elenco dei terroristi internazionali. L’Italia non partecipa quindi ad una missione militare contro una organizzazione terroristica ma contro uno Stato: lo Yemen.In secondo luogo gli Houthi hanno detto chiaramente che intendono bloccare e colpire ogni nave che sia diretta ad Israele fino a quando non verrà fermato il massacro di Gaza. L’azione dello Yemen è quindi una precisa azione di guerra finalizzata ad interrompere gli scambi commerciali con Israele fino a quando l’esercito israeliano continuerà il genocidio del popolo palestinese a Gaza. Si può discutere quanto si vuole dell’azione degli Houthi ma è del tutto evidente che stanno compiendo un’azione militare finalizzata a spingere Israele a porre termine ad un massacro che – a parole – quasi tutto il mondo condanna. Ribadisco che qualunque sia il giudizio si dia su questa azione di guerra – e io che sono contro la guerra non posso che condannarla – di questo stiamo parlando e non di altro.In questo contesto il governo italiano non sta facendo un’azione contro dei terroristi ma si sta schierando all’interno dell’ultra decennale conflitto tra lo stato di Israele occupante e il popolo palestinese occupato e sottoposto a genocidio. Lo fa entrando in guerra come alleata di Israele contro una nazione che sta combattendo Israele.Spero di essere riuscito a rendere chiaro cosa sta succedendo: il governo Meloni sta seppellendo 70 anni di politica estera italiana che ha sempre teso ad essere un punto di mediazione all’interno del conflitto mediorientale e ad avere una attenzione per i diritti del popolo palestinese. Spero si comprenda l’enormità della scelta fatta: questa volta sono Andreotti e Craxi che si stanno rivoltando nella tomba perché un tasso di servilismo verso gli Stati Uniti di questo livello non si era mai visto. Qui ogni margine di autonomia scompare di fronte all’arruolamento puro e semplice.Questo atto del governo rende quindi il nostro paese direttamente corresponsabile del genocidio che il governo israeliano sta compiendo contro il popolo palestinese, ci trasforma in una nazione belligerante, complice fino in fondo di chi sta massacrando la popolazione di Gaza. Non è un caso che negli anni scorsi l’esercito italiano sia stato scelto per una missione di pace e di interposizione nel Libano tra esercito israeliano ed Hezbollah. Di noi si fidavano entrambe le parti, potevamo giocare un ruolo di pace per questo. Adesso, nel momento in cui Israele compie il genocidio che sta facendo a Gaza, ci schieriamo con i carnefici: si tratta di un atto criminale e voglio sperare che il Parlamento possa fermare questa follia che ha anche altri aspetti, potenzialmente molto pericolosi per l’Italia.E’ infatti evidente che la situazione che si sta determinando con il genocidio a Gaza rende possibile un allargamento del conflitto nell’area mediorientale. L’Italia ha deciso di parteciparvi? Nel momento in cui si rischia la guerra nell’area, il governo Meloni ha deciso di coinvolgere direttamente il nostro paese? Si tratta di una scelta irresponsabile, che ricalca un vizietto della parte politica della Meloni: evidentemente ha la stessa paura che portò Mussolini nella seconda guerra mondiale, la paura di restare fuori dalla spartizione del bottino…

Rifondazione: “Schifani nominato dal governo commissario per il ciclo dei rifiuti: porta aperta a deroghe alla tutela ambientale ed al codice degli appalti”.   Il Presidente della regione Renato Schifani è stato nominato dal Governo Meloni, all’interno di un decreto che si occupava di tutt’altro, Commissario straordinario sul ciclo dei rifiuti in Sicilia.Un cumulo di incarichi finalizzato, nemmeno tanto velatamente, a costruire due inceneritori in Sicilia.Con questa nomina il Commissario/Presidente potrà così derogare a numerose leggi sulla tutela ambientale e del paesaggio nonché aggirare il codice degli appalti. In più, si garantisce al Commissario/Presidente completa immunità da responsabilità civile e danno erariale con la possibilità di tenere una contabilità speciale che non può essere sottoposta al controllo della Corte dei conti.Un fatto gravissimo e che ci fa sospettare un’enorme operazione clientelare, visto che ci sono in ballo 800 milioni di euro e che il Presidente Schifani avrebbe avuto tutti gli strumenti ordinari per potere realizzare e implementare un Piano dei rifiuti regionale, anche se non avrebbe avuto le mani libere.Purtroppo, tali strumenti in deroga alla legge e ai processi democratici sono ampiamente usati da centrosinistra e centrodestra, basti pensare al Sindaco di Roma nominato Commissario straordinario per il Giubileo e così liberato dai vincoli che gli avrebbero impedito di avviare la costruzione di uno dei più grandi inceneritori d’Europa contro la volontà dei cittadini e delle cittadine e fuori tempo per essere utile per il Giubileo.La soluzione al problema dei rifiuti però non è l’incenerimento o il conferimento in discarica ma la realizzazione di un ciclo dei rifiuti virtuoso incentrato sul riuso, sul riciclo e sul recupero, in un contesto di economia circolare.È fondamentale, infatti, spezzare il legame tra gestione dei rifiuti e profitti affidando direttamente ad una società di diritto pubblico, che risponde delle sue azioni direttamene ai cittadini, l’intero ciclo dei rifiuti. Il Governo e il Presidente siciliano hanno invece scelto di incenerire i rifiuti con i cosiddetti termovalorizzatori, andando contro la storia e la volontà della popolazione.Gli inceneritori rappresentano una modalità obsoleta e altamente inquinante, che stanno dismettendo in tutta Europa,  e che non affronterà nemmeno l’emergenza in quanto serviranno decenni per la  loro realizzazione.Una soluzione concreta e immediata invece sarebbe la differenziazione tra il secco e l’umido, con la creazione di un circolo virtuoso di riuso e riciclo di molti materiali dismessi, che consentirebbe di dimezzare subito la produzione di rifiuti, ma così si farebbero gli interessi generali della collettività e non delle varie clientele.E il Governo e il Presidente della regione se ne guardano bene dal farlo. Elena Mazzoni, resp. nazionale ambiente PRC-SE.Nicola Candido, Segretario regionale PRC-SE Sicilia.  Rifondazione Comunista https://ift.tt/W3T2sG4

Acerbo (Prc-UP): assurda richiesta di vietare manifestazione palestinese. Manifestare contro Netanyahu non è antisemitismo La richiesta di vietare la manifestazione indetta da comunità palestinese è inaccettabile. Il presidente della Comunità ebraica di Roma dovrebbe rileggere la nostra Costituzione e riflettere sul fatto che va a braccetto con gli eredi non molto pentiti di chi fu complice e corresponsabile della discriminazione, dei rastrellamenti, delle deportazioni e dello sterminio del suo popolo. Non sono stati i palestinesi a sterminare il popolo ebraico e non può essere confusa la loro resistenza con il progetto di sterminio razzista del fascismo tedesco. Noi di Rifondazione Comunista e Unione Popolare manifesteremo con i palestinesi per il cessate il fuoco a Gaza, per dire no al genocidio in corso a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania, per il riconoscimento dello Stato di Palestina, per il ritiro di Israele e lo smantellamento delle colonie dai territori occupati, per una soluzione di pace nel rispetto dei diritti del popolo palestinese. La condanna degli atti terroristici contro civili non legittima il massacro in corso a Gaza. Dispiace che l’identificazione con Israele porti la maggioranza della comunità ebraica a difendere persino l’operato criminale di Netanyahu. I principi in nome dei quali manifesteremo con i palestinesi sono gli stessi che sono alla base della nostra condanna dell’antisemitismo. Non sarebbe il caso di lavorare per il dialogo e la pace?Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, coordinamento di Unione Popolare Rifondazione Comunista https://ift.tt/6v2XMSV

IL PARLAMENTO VOTA LO SPACCA ITALIA IL GOVERNO COLPISCE ALLE SPALLE IL PAESE Ieri è stata una giornata nera per la democrazia: il Senato ha votato il disegno Calderoli, con cui spaccare la Repubblica in staterelli regionali che concorreranno alla spartizione di ciò che rimane del servizio sanitario nazionale e del sistema d’istruzione pubblica, alla frammentazione delle infrastrutture e delle reti energetiche, a scapito del Sud, delle fasce sociali e dei territori più svantaggiati.Tutti gli aspetti della nostra quotidianità, da ciò che mangiamo a ciò che impariamo a scuola, all’accesso ai farmaci e alle cure, ai contratti di lavoro, saranno stravolti e decisi dall’assessore di turno.Insensibile alle critiche allarmate sollevate da voci autorevoli quali il Servizio Bilancio del Senato, la Commissione Europea, Svimez, Bankitalia, Confindustria, oltre alla mobilitazione dei comitati che denunciano da anni il pericolo scissionista, il governo Meloni porta avanti un disegno con cui tradisce la Costituzione sulla quale ha giurato.La retorica della “nazione”, usata in modo spregiudicato e stucchevole dalla Presidente del Consiglio, sprofonda nella menzogna e nella vergogna, pronta a incassare la contropartita del premierato, col quale intende coronare il suo disegno autoritario.Si è arrivati a questo punto anche per l’ambiguità dei maggiori partiti di opposizione, del PD responsabile di aver aperto le porte a questo scempio, con la modifica costituzionale del 2001, con le intese siglate nel 2018 dal suo governo con le regioni del Nord, con i suoi ammiccamenti all’autonomia differenziata negli anni successivi, fino al recente governo insieme con la Lega.A fatto compiuto e con un ritardo sconcertante, oggi un’informazione distratta commenta il misfatto nei talk show e sulle pagine dei giornali.Ora la legge passerà alla Camera, con un esito più che prevedibile, dato l’ossequio dei parlamentari alle disposizioni ricevute dai loro capi, mentre farfugliano di LEP pur sapendo che non saranno finanziati e garantiti.La strada è tutta davanti e le prossime settimane saranno impegnative, ma siamo in tanti e tante, nelle piazze, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro, a difendere da Nord a Sud, con la lotta, i diritti di tutte e di tutti.Maurizio Acerbo -segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Tonia Guerra – segreteria naz.le, responsabile campagna NO A.D. Rifondazione Comunista https://ift.tt/HC2hlgw