𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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È morto Mark Lanegan, un’esistenza sempre al limite, tra abusi vari di droghe e alcol che gli avevano consegnato l’etichetta di «ultimo sopravvissuto del grunge»: già, frequentatore e sodale in gioventù di Kurt Cobain e Layne Staley degli Alice in Chains, due che non ce l’avrebbero fatta a superare i propri incubi, come loro artefice primo degli elementi costitutivi del grunge, con gli Screaming Trees, senza però aver toccato i vertici commerciali degli altri due.
Da solista, avrebbe raccolto molte più soddisfazioni: il cantautorato personale e sofferto, il timbro rauco e rabbioso per certi versi vicino a Tom Waits, anche se di altra generazione, gli avrebbero regalato una nuova carriera con album memorabili come «I’ll Take Care of You» o «Bubblegum», sempre nel cuore dell’underground, mai patinato. Si esibiva in club e sotterranei del nostro Paese, senza clamori, stringendo amicizia e collaborazioni con i pari grado della nostra scena, vedi Manuel Agnelli.
Entrò a far parte recentemente di un altro combo decisivo per il rock degli ultimi trent’anni, i Queens of the Stone Age dell’amico Josh Homme, forgiando il capolavoro assoluto «Songs for the Deaf». A quel punto Lanegan si issò come riferimento assoluto nella scena per le due decadi successive.
E per una storia di discese agli inferi e faticose risalite con cui i fan, numerosi e quasi fedeli al limite della confraternita, si sarebbero sempre identificati. E non smetteranno di farlo.
Lo stesso giorno della dipartita di Gary Brooker, voce degli storici e altrettanto immortali Procol Harum, la musica di Lanegan si ferma per sempre. Ma ci ha lasciato un testamento musicale talmente vasto, che al pari di alcuni suoi ex colleghi Grunge, resterà nel girone degli immortali.
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I Candlebox sono stati uno degli ultimi piloti dell'enorme ondata grunge di Seattle dei primi anni '90. Di conseguenza, erano all'avanguardia dell'onda post-grunge, dove questa musica "alternativa" appena etichettata stava diventando sempre meno alternativa. Il loro album di debutto Candlebox è uscito a metà del 1993, un paio d'anni dopo che molti dei loro contemporanei di Seattle hanno fatto un salto internazionale con questo nuovo suono fresco.
All'inizio della loro carriera, i Candlebox sono stati occasionalmente disprezzati dai membri del movimento grunge che hanno criticato il loro stile che tendeva più al rock classico che al suono punk e indie di altre band del genere. Tuttavia, la band ha lavorato e suonato duramente fino a quando non hanno avuto la loro grande occasione.
"Cover Me" è una di quelle potenti ballate rock in cui la voce di Kevin Martin brilla. È stato decisamente ispirato da Eddie Vedder dei Pearl Jam con i suoi lamenti appassionati; gli strumentali noiosi, lenti e oscuri prendono più note dagli Stone Temple Pilots, specialmente il modo in cui "Cover Me" è accompagnata da chitarre acustiche, proprio come le ballate dei STP. Alcuni dei loro brani più hard-rock ricordano molto i Pearl Jam.
Forse il meglio di Candlebox è la capacità di mescolare rock e pop, senza perdere l'attitudine rock. Non sembra che volessero solo vendere dischi. Sembra che i ragazzi stessero cercando di fare buona musica e secondo me l'hanno fatto.
Buon ascolto! 🖤
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In Joy And Sorrow (Nella Gioia E Nel Dolore) attacca con lo struggente arpeggio di chitarra, dolcissimo e magnetico, dunque Valo si pone dietro al microfono e intona la sua cantilena d'amore e di dolore: "Oh, ragazza, siamo uguali, siamo giovani, sperduti e spaventati. Non c'è cura per il dolore, né riparo dalla pioggia, tutte le nostre preghiere sembrano fallire". Si descrive un mondo oscuro e crudele, affogato nella pioggia battente che ricopre e inghiotte tutto. La coppia di giovani è spaventata, insicura sul futuro, sperduta in un mondo di tenebre, ma insieme sa che potrà, un giorno, raggiungere la pace interiore, l'amore eterno. È in questa perla melodica che emerge il simbolismo della band e la filosofia del cantante, sempre pronto a cantare di gioie e dolori, di vita e di morte. Il ritornello è una vera goduria, uno dei più popolari e amati dai fans degli HIM, costruito su una base tipicamente metal, da power ballad, con basso, rocciosi riff di chitarra e drumming pressante, ma disteso su un tappeto di tastiere sognanti che fanno da sfondo alla cantilena drammatica che Valo sta recitando: "Nella gioia e nel dolore la mia casa è tra le tue braccia, in un mondo così oscuro il mio cuore si sta spezzando" declama un vocalist afflitto dalla solitudine, intento a scrivere una lettera alla sua amata, all'interno di un fatiscente e spoglio edificio, come si evince dal bellissimo e fortunato videoclip, dove prima il cantante e poi tutta la band suonano per una donna, forse lo spettro di una donna defunta, apparsa come per magia dopo aver bruciato la lettera. "Oh, ragazza, siamo uguali, siamo forti e fortunati e molto coraggiosi. Con anime da salvare e fede riconquistata, tutte le nostre lacrime sono asciugate". Il brano si arricchisce di cori angelici, per dare maggiore enfasi alle parole, mentre le tastiere di Burton riecheggiano in questa nebbia paradisiaca sprigionata dal basso di Migé, il quale svolge un ottimo lavoro di base, dando corposità all'intero brano, e dal violoncello dell'ospite Eino Toppinen, membro fondatore degli Apocalyptica, band finlandese di buon successo. "In Joy And Sorrow" è una vera perla gotica, testimonianza del grande genio creativo di questa band, capace di sfornare una melodia meravigliosa e di adagiarla su parti strumentali semplici ma certamente curate nei minimi dettagli.
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Altro capolavoro di Bob Seger è senza dubbio Ramblin' Gamblin Man
Prodotta nel 1969 da il titolo anche all'omonimo album.
Una canzone che subito ti prende... la voce di Bob è fantastica... i cori accompagnano e riempiono il brano.
Da subito batteria e tastiera dettano il ritmo... le chitarre arrivano subito dopo e sono micidiali... un capolavoro.
Il titolo è chiaro.. Ramblin Gamblin Man (uomo d'azzardo vagabondo) racconta un po la sua vita da vagabondo e l'azzardo di vivere di musica...sempre arrabbiato come si evince dalla sua foga nel cantare.
Buon ascolto
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Bob Seger, cantautore rock statunitense nochè chitarrista organista pianista...uno dei piccoli geni della musica. incominciò a cantare a metà degli anni 60 in gruppi minori nei locali di Detroit (dove la famiglia si era nel frattempo trasferita).
Tutto ció gli permisedi farsi conoscere e apprezzare da impresari dello show business e del mondo discografico (la città di Detroit è conosciuta, oltre che per l'industria automobilistica, anche per essere sede della Motown) e di giungere al grande successo nei successivi anni 70 e 80 con album e canzoni famosissime.
Ancora agli inizi e con tantissima voglia di sperimentare come era solito in quel periodo.. Bob inventa veri capolavori musicali per "palati fini".
Lovely Man è una di queste: una canzone da quasi 6 minuti dove la sua voce straripante di passione è accompagnata da bellissimi cori gospel... la chitarra assieme alla batteria segnano il ritmo che accelera sempre più... l'assolo poi è inconfondibile per gli amanti del genere.
I suoi vocalizzi sono estremamente difficili e fantastici... il rif ti entra in testa proprio. Vi sfido a non muovere la testa e le spalle a ritmo.. buon ascolto e buona domenica
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Buongiorno a tutti! Oggi volevo proporvi una canzone di una band che mi ricorda la mia adolescenza... La band in questione, gli Incubus, capitanata dal cantante Brandon Boyd, ha avuto un successo internazionale proprio grazie a questo singolo: "Drive", che parla di prendere il controllo della propria vita, guidarla appunto, non dar credito ad incertezze e paure, essere aperti ed accettare qualunque cosa il domani ci può riservare, non lasciarsi sopraffare da essa come la maggior parte delle persone, solo prendendola in pugno si riuscirà a vedere la luce...
E speriamo sempre di vedere la luce anche noi, come ci augura Brandon in questo brano!
Signori ecco a voi "Drive", Incubus. Buon ascolto🖤
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