𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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Buongiorno a tutti rockers, come va?
Io sono Pandæmonio e questa mattina vorrei trattare nuovamente cover.
Non parlo di canzoni che sono divenute famose con una cover ma di cover di canzoni già di grande successo.
Sono tre canzoni rifatte da uno degli attori protagonisti di una delle mie serie preferite.
Mi riferisco a Jensen Ackles aka Dean Winchester in Supernatural.
Ecco la lista:
1) Dead or Alive, canzone dei Bon Jovi tratta da Slippery When Wet.
Coverizzata da Jensen e Corey Taylor
2) Rolling in the Deep, singolo estratto da "21", secondo album studio della cantautrice britannica Adele.
3) Simple Man, traccia appartenente al primo lavoro discografico dei Lynyrd Skynyrd, ossia "(Pronounced 'Leh-'nérd' Skin-'nérd)" o chiamato semplicemente "Pronounced..." e chissà perché 😂
Ora ascoltiamole assieme
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Indipendentemente dal successo che le band più iconiche del rock e del metal sono state in grado di ottenere, c'erano ancora linee che MTV non era disposta a incrociare con i loro artisti in primo piano, portando a video musicali banditi a causa dei contenuti visivi.
🎧Queen, "Body Language"
Era un mondo diverso nel 1982, poiché i video musicali erano ancora una nuova forma d'arte, quindi non sorprende che anche il solo accenno di qualcosa di sessualmente allusivo avrebbe ottenuto un austero scodinzolio da parte dei dirigenti della rete. "Body Language" dei Queen è stato uno di questi clip che si è guadagnato il divieto di MTV.
La clip presentava numerosi scatti del corpo di uomini e donne tonici con la loro pelle sudata e scintillante drappeggiata in abiti rivestiti di pelle. Aggiungi gli scatti di uomini e donne in uno spogliatoio che emergono dal bagno turco mentre sono coperti di asciugamani. L'eccessiva visuale della pelle e le sfumature omoerotiche sono state sufficienti per far indietreggiare la rete nonostante non ci fosse una vera nudità.
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Gli Afterhours un vero e proprio manifesto generazionale dell' Italia della seconda metà dei '90, da qualcuno considerato il nevermind Italiano, vuoi per la sua carica energica, la capacità di passare da pezzi veloci ed arrabbiati, a ballate soft e malinconiche. Manuel Agnelli è in continua trasformazione, oscillando come una bandieruola al vento della contaminazione e delle influenze rock di vario stile: punk, hardcore, noise alla sonic youth, cantautorato, grunge più poppizzato nel prototipo di Cobain. Ma la differenza tra il suicida di Seattle ed il musicista contabile in camicia e cravatta stà nella capacità di adattarsi e farsi carico dei disagi, della furia e del veleno di una generazione. Nonostante gli sia riconosciutà una genialità ed un carisma non indifferente, sebbene vi siano detrattori perfettamente giustificati, affianco al ragazzotto di Milano abbiamo sempre la presenza in chiaroscuro di un chitarrista e compositore di grande levatura, Xabier Iriondo. È quello che permette agli afterhours di mantenere un certo decoro nella loro proposta alternativa, piazzando effetti che sanno di vere e proprie bombe ad orologeria, pronte ad esplodere sotto il sedere e dentro i timpani dell'ascoltatore. Però in "Non è per sempre" abbiamo una delle tante svolte all'interno della carriera del gruppo: una virata decisa verso ambientazioni e suoni più pop rock, mentre le contaminazioni noise ed hardcore si fanno più occasionali e sparute. Non a caso è il disco che li afferma nelle classifiche italiane, con un singolo che ha fatto storia: la title-track del disco.
"Non è per sempre" è costellata di violini, che rendono il tutto più cool, più ricercato e raffinato, mentre scorrono alcune frasi che hanno fatto scuola: e non è certo il tempo, quello che ti invecchia e ti fa morire, ma tu rifiuti di ascoltare ogni segnale che ti può cambiare, perchè ti fa paura quello che succederà se poi ti senti uguale.
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"Non avrei mai voluto scrivere questa canzone, è come se fosse sgorgata fuori da me. Ho provato a combatterla all'inizio, ma non c'è stato verso. Sapevo che stavo scrivendo riguardo mio padre, che non ho mai incontrato ed è sempre stato, nel corso della mia intera vita, un soggetto a cui non ho davvero mai pensato o di cui mi sia curato. Ciò non mi ha mai davvero preoccupato, e quando ho iniziato a chiedermi il perché, ho realizzato che è perché mia madre fu così incredibile e per l'amore che ci lega. È stata così forte come madre single per tutta la mia vita che non ho mai sentito davvero il bisogno di pensare a mio padre".
Cosi Deryck Whibley, cantante dei canadesi Sum 41. Un brano che gli ricorda il suo passato, una canzone che, come potrete vedere dal video, è dedicata ai genitori single, condizione a cui è avvezza sua madre.
Una ballata meravigliosa, condotta interamente con piano e voce, a redarguire quel padre che non ha mai conosciuto, un padre Never There appunto.
Beh i Sum 41, quando trascendono il Punk, partoriscono cose davvero molto interessanti.
Buon ascolto con Nevere There 🖤
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Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un’auto per salire su un’altra.» (John Lennon, 1969)
