𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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Nel corso di diversi album, i Whitesnake - guidati dal cantante David Coverdale - erano diventati una delle principali band hard rock in Europa ... ma il grande successo commerciale continuava a sfuggirgli negli States.
Tutto cambiò con l'arrivo della loro album omonimo del 1987, pubblicato proprio il 7 Aprile, che ha generato singoli e video di successo come "Still of the Night", "Is This Love" e "Give Me All Your Love", e che ha venduto 8 milioni di copie...
Ma è stato senza dubbio il video di "Here I Go Again" - una vecchia canzone che è stata ri-registrata per l'album dell'87 - che è rimasto il più duraturo, con le sue immagini indimenticabili di Tawny Kitaen che fa le ruote in cima a due Jaguar XJ.
Ecco per voi il capolavoro "Here I Go Again", Whitesnake. Buon Ascolto 🖤
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R_E_M_It's_The_End_Of_The_World_As_We_Know_It_And_I_Feel_Fine_Remastered.mp34.07 MB
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Le origini di questa canzone sono da rintracciare agli inizi della carriera dei R.E.M., quando Michael Stipe e i suoi compagni si ritrovarono a una festa a New York organizzata dal leggendario critico musicale Lester Bangs. Gli unici cibi offerti agli ospiti durante questo party erano caramelle, oltre alla torta di compleanno. “Avevo letto un sacco di roba di Lester Bangs e pensavo fosse il migliore – ha raccontato in seguito il chitarrista Peter Buck – lui se ne stava lì e ogni volta che qualcuno gli passava vicino, come un mantra, lui aveva qualcosa da dirgli”. Qualche tempo dopo Michael Stipe raccontò di aver sognato di andare a una festa come quella dove tutti gli invitati, tranne lui, avevano nomi le cui iniziali erano L e B. Tutto questo è stato inserito nella canzone insieme a diverse altre immagini che il cantante vide in tv.
It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) parla di terremoti, incidenti aerei, catastrofi naturali: è un lungo flusso di coscienza in cui l’autore immagina un futuro catastrofico, a causa del danneggiamento dell’ambiente dovuto all’inquinamento.
Nel coro il bassista Mike Mills canta: “Time I had some time alone”, ossia “è tempo che io me ne stia da solo”, come a esprimere un desiderio di solitudine di fronte a questo scenario.
In onore e nel ricordo della tragedia che ha colpito l'Aquila il 6 Aprile 2009. 🖤
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Il posto di oggi vorrei dedicarlo al pensiero della tragedia che il 6 Aprile del 2009, esattamente 14 anni fa, colpiva la città de L'Aquila.
Un terremoto, una catastrofe che portò via 309 persone, in buona parte studenti.
Allora cosa meglio di It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine) dei REM? Un brano che si pone delle questioni interessanti, che personalmente dopo quel 6 Aprile 2009, risuonano forti anche nella mia testa.
#6aprile2009
Che la terra continui ad esservi lieve ❤️
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Una dolente ballata che assume la forma di una inutile preghiera, di una litania profana, che parte tranquilla con un arpeggio di chitarra quasi consolatorio, ma che già dalle prime parole si rivela per quello che è davvero, un canto di morte e disperazione.
Seppelliscimi dolcemente in questo grembo.
Come se fosse possibile fuggire dalle difficoltà ritornando allo stato precedente alla nascita, pur consapevoli che quel grembo, a questo punto, non sarebbe una nuova occasione, ma solo una sepoltura.
Il buco è profondo, è quasi impossibile trovare salvezza da dove sei ora, il cuore si è già rassegnato alla fine e la delusione per non essere stato quello che gli altri, ma soprattutto se stessi, avrebbero voluto è così forte da distruggere ogni speranza.
E’ una dichiarazione di sincera impotenza, quella di Staley, tipica del lirismo degli Alice.
Pur riconoscendo la strada giusta, pur agognando quello che si dovrebbe fare, non si ha la forza per farlo. E il biasimo verso sé stessi aumenta proprio per questo motivo, trascinandoti ancora più in basso.
Volevi, non ce l’hai fatta.
Ho mangiato il sole e ora la mia lingua è così bruciata che non sento più alcun sapore, e la colpa maggiore è quella di essermi fottuto da solo, sentenzia Staley.
E’ un’altra volta un mettersi a nudo di fronte al mondo con l’unica arma che si conosce, una specie di disperato tentativo di offrire in sacrificio al rock la propria anima, per salvarsi.
Giu in quel buco, Staley infine ci è finito davvero, restando un'icona indissolubile.
Quando sento Down in a Hole, mi arriva tutta la sua disperazione, il suo livore nei confronti di una vita che si accingeva ad abbandonare qualche anno dopo.
Se i Nirvana erano la parte piu punk aggressiva, i Soundgarden coloro che reinterpretavano un po di piu i classici anni 70 e i Pearl Jam la perfezione (o quasi) assoluta, gli Alice in Chains sono quei figli bastardi del rock che ti trascinano verso il basso, al buio, con suoni grevi e alienanti, spesso rallentati. Ispirazione heavy metal aggiornata agli anni ’90. Layne Stailey Signori, gli Alice in Chains in uno dei loro pezzi piu incredibili. Un pezzo di cuore e di anni 90. Il Grunge non era solo una corrente musicale. Buon Ascolto🖤
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Non è mai stato facile capire i testi dei Nirvana. Essi sono spesso dei flussi di coscienza, dei racconti personali che riguardano la vita tormentata dell’artista, di Kurt, sono tristezza in strofe.
In realtà il pezzo che vi posto oggi, Something in the way, non sembra avere molto senso, era probabilmente solo Kurt Cobain, che si rintanava sotto i ponti e faceva dissing sostenendo che i pesci non hanno sentimenti e che gli scarafaggi erano i suoi animali domestici. Ma la sua voce, mentre la canta, è troppo graffiante per ridurci a guardare con superficialità questo testo.
Sentirsi niente più che qualcosa nella via, ovvero non avere un senso particolare, essere uno dei tanti. Something in the Way,
Qualcosa tra le scatole... Il testo è una metafora dell’isolamento e della solitudine che sentiamo quando siamo adolescenti, quando sembra che nessuno possa capirci e per questo ci ribellavamo, in tanti modi diversi, tutti personali. Tutti ci siamo rivisti in quel Kurt che, quando la madre gli portava via la chitarra, si rinchiudeva in camera e suonava una canzone immaginaria.
Scritta nel 1991 da Kurt Cobain e inserita come ultima traccia (insieme ad una ghost track) in quel cazzo di capolavoro senza tempo che è Nevermind.
L'unico che mi abbia mai fatto accapponare la pelle, anche mentre cantava quella che sembra essere una "banale" ballad di riempimento. Con Kurt, il concetto di banale non puo mai esistere, perché nella sua voce, nel suo incedere, è nascosta tutta la sua sofferenza, la sua voglia di cambiare qualcosa, la sua vita. Il suo canto è un caleidoscopio che ci apre al suo animo tormentato. Quindi nulla puo mai essere banale.
Vi lascio con "Something in the Way".
Buon Ascolto 🖤🖤🖤
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La data odierna, il 5 Aprile, è un giorno famoso perché sono morti 2 personaggi meravigliosi, 2 frontman unici, 2 voci inarrivabili, intense. Il 5 Aprile sono morti Kurt Cobain e Staley Layne.
Con la loro morte è morto il rock, o quantomeno il Grunge.
Un concetto forse estremo, ma che fa ben capire quanto siano stati fondamentali questi straordinari personaggi, per lo sviluppo di tutto quello che è venuto dopo di loro.
Il nostro omaggio con due brani meravigliosi. Due ballate struggenti dal genio di Cobain e Layne, "Something in the Way", e "Down in a Hole"
🖤
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