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Le forze di occupazione israeliane, sostenute e alimentate dalle potenze occidentali, stanno tentando di realizzare l’infame obiettivo di eliminare da quella terra i suoi abitanti, i palestinesi. Nelle carceri sioniste le torture, le privazioni, le uccisioni sono da sempre una costante, che dal 7 ottobre ha visto un atroce crescendo. Non dimentichiamo che “Israele” è anche un laboratorio delle potenze occidentali su tanti e diversi fronti, quello della repressione in testa. Occorre prestare attenzione perché ciò che si sperimenta là prima o dopo arriva anche alle nostre latitudini. giugno 2024 Assemblea milanese contro 41 bis ed ergastolo ostativo
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Assemblea pubblica del 30 giugno Il 3 luglio 2024 ci sarà l’udienza di rinvio a giudizio per 13 compagni e compagne imputati a vario titolo di resistenza aggravata, travisamento e danneggiamento relativi al corteo dell’11 febbraio 2023. Quel corteo era stato chiamato in solidarietà ad Alfredo Cospito che stava rischiando la vita per lo sciopero della fame iniziato il 20 ottobre contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo. È stato un corteo molto partecipato come le tante iniziative che lo avevano preceduto. La coraggiosa scelta di Alfredo insieme a quello che si era riusciti a ricavare dalle sue parole gravemente silenziate dal regime di isolamento e di tortura del 41bis, avevano spinto a partecipare anche chi era lontano dalle sue posizioni anarchiche. Il fatto di non farne una battaglia personale ma anzi di estenderla a tutti i reclusi e le recluse soggetti al regime del 41bis ha fatto sì che la voglia di sostenerlo si allargasse, e tanto. Volantinaggi, presidi e cortei si sono succeduti sempre molto partecipati. Il 19 aprile 2023 Alfredo Cospito ha fatto una scelta di vita, interrompendo lo sciopero della fame dopo che la Corte Costituzionale aveva emesso una dichiarazione di incostituzionalità sui criteri del computo delle attenuanti per tutti i reati la cui pena contempli il solo ergastolo. Dichiarazione a seguito della quale Alfredo ha ottenuto una ridefinizione della pena dall’ergastolo a 23 anni. Alfredo ha interrotto lo sciopero della fame e in poco tempo è tornato il silenzio. Il 41 bis è stato, in quei mesi di mobilitazioni, messo in discussione come mai era accaduto, ma oggi esiste ancora come prima e Alfredo, insieme a più di 700 altri detenuti e detenute, vi è ancora rinchiuso. Ora, vogliamo rompere questo nuovo silenzio caduto sul 41 bis, sull’ergastolo -ostativo e non-, sulle gravissime condizioni nelle carceri per l’assenza di cure, per il cibo scadente, per la mancanza d’acqua calda d’inverno e fredda in estate, per il sovraffollamento, per l’assenza di quanto necessario alla sopravvivenza dignitosa. Le più recenti disposizioni vietano pure, in alcune carceri, come quello di Opera, l’invio di pacchi e denaro ai detenuti, se non si è autorizzati ai colloqui. Quindi, chi non ha nessuno in grado di assisterlo, resterà ancora più privato di tutto. Senza dimenticare i continui abusi, pestaggi e brutalità da parte degli agenti di custodia, servili secondini guardiani del potere. Quanto accaduto al carcere minorile del Beccaria insegna. Il carcere è la punta dell’iceberg della repressione sociale e politica che diventa sempre più acuta man mano che le nuvole della guerra si addensano sulle nostre teste. Polizia e magistratura sono strumenti istituiti allo scopo di contenere le contraddizioni sociali e di attaccare i movimenti di resistenza economica e sociale contro gli effetti della crisi, contro la devastazione ambientale, contro le politiche migratorie e le guerre del capitale. Nessuno deve essere lasciato solo. Dobbiamo tornare ad essere vicini, solidali e compartecipi con Alfredo, con tutte le detenute e i detenuti al 41Bis e all’ ergastolo, con Anan, Ali e Mansour, compagni palestinesi in carcere in Italia, con i migranti reclusi nei CPR, con le prigioniere e i prigionieri politici rinchiusi da più di 40 anni, con i proletari incarcerati perché esuberi di un sistema che non riesce più nemmeno a sfruttarli. E così non devono essere lasciati soli i proletari russi, ucraini, palestinesi e tutti gli altri prigionieri delle guerre del capitale. Il processo che inizierà il 3 luglio sarà l’ occasione per ritrovare la forza di portare di nuovo in strada il nostro grido contro il carcere e contro il 41 bis. In solidarietà a chi è inquisito per ciò che insieme abbiamo portato avanti in quei mesi. Chiamiamo un’assemblea pubblica per il 30 giugno al C.S.O.A Cox18 in via Conchetta, 18 dalle ore 17 per riaprire un confronto di idee e pratiche da riportare nelle strade, sempre più urgenti in questa fase di guerre e di massacri. La Palestina è sotto un furente attacco, un genocidio in corso d’opera.
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Le forze di occupazione israeliane, sostenute e alimentate dalle potenze occidentali, stanno tentando di realizzare l’infame obiettivo di eliminare da quella terra i suoi abitanti, i palestinesi. Nelle carceri sioniste le torture, le privazioni, le uccisioni sono da sempre una costante, che dal 7 ottobre ha visto un atroce crescendo. Non dimentichiamo che “Israele” è anche un laboratorio delle potenze occidentali su tanti e diversi fronti, quello della repressione in testa. Occorre prestare attenzione perché ciò che si sperimenta là prima o dopo arriva anche alle nostre latitudini. giugno 2024 Assemblea milanese contro 41 bis ed ergastolo ostativo
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Giovedì 30 maggio siamo tornati al carcere minorile Beccaria all'indomani di una protesta collettiva durata ore e soffocata anche dall'intervento di alcuni reparti della celere intervenuti dall'esterno a dar man forte alla Penitenziaria. "Nessun ferito" riportano tutti i giornali, forse per far sembrare un caso isolato i maltrattamenti e le torture venuti a galla a seguito dell'indagine del mese scorso che ha coinvolto circa la metà dei secondini operanti al Beccaria, ma la verità è altra cosa dalla carta stampata e nelle carceri la violenza è strutturale e quotidiana. I ragazzi hanno detto infatti che molti di loro sono stati picchiati e che alcuni sono ora in isolamento; tenuti senza acqua e cibo e costretti a dormire sui pavimenti. "Qui non ci tolgono "solo" la libertà, ci tolgono la dignità e ogni cosa, non abbiamo nulla". Pensiamo sia importante far uscire le loro voci fuori da quelle mura per provare a rompere l'isolamento, per molti dei ragazzi probabilmente estremamente duro visto che si tratta di minori stranieri non accompagnati che non hanno dunque una famiglia o altre reti di supporto a sostenerli dentro la galera. Ci siamo salutatx con la promessa di rivederci presto fra fuochi d'artificio, urla di libertà e il sopraggiungere di alcune pattuglie di PS e Digos che hanno rincorso i salutanti riuscendo infine ad agguantare una bicicletta e fermare due compagnx rilasciatx poco dopo. La presenza di polizia intorno alla struttura è aumentata in questi giorni anche a seguito di due evasioni, una purtroppo interrotta dopo pochi passi, ma non spegnerà i cuori di chi lotta. Viva i ribelli del Beccaria! Libertà per tutti e tutte e sentieri sicuri per chi è in fuga! Fuoco alle galere!
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Mercoledì 29 maggio un gruppo di solidali è andato a portare un caloroso saluto alle persone rinchiuse dentro il cpr di via C
Mercoledì 29 maggio un gruppo di solidali è andato a portare un caloroso saluto alle persone rinchiuse dentro il cpr di via Corelli. Da dentro i reclusi hanno subito risposto con urla e battiture. Nelle ultime settimane all'interno del Cpr di Via Corelli si sono verificati diversi atti di autolesionismo e momenti di protesta. Questi ultimi hanno portato anche a danneggiamenti di parti della struttura e sono stati repressi con l'impiego dei reparti celere. Continueremo a tornare sotto quelle mura finché di questi posti rimarranno solo macerie. FUOCO AI CPR LIBERTÀ PER TUTTX
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PRESIDIO AL CARCERE MINORILE DI MILANO DOMENICA 26 MAGGIO 2024 Ultimamente sembra che Milano abbia scoperto una cosa, anzi due: che in città c' è un carcere per minorenni e che i secondini sono violenti. Anzi, che alcuni secondini sono violenti. Perché lo dicono gli inquirenti. Se lo dice un pubblico ministero si può non fare mistero del fatto che amministrare la disciplina in un luogo di reclusione passi attraverso la violenza, gratuita e viscida, di chi la esercita perché sa che lo può fare. Lo scandalo si costruisce perché qualcuno ha deciso di arrestare 13 secondini, palesando così il sistema di gestione del Beccaria. Però non è solo il Beccaria: è proprio il carcere la questione. E di conseguenza tutti i carceri. "Fanculo la legge" urlavano i ragazzi all'ultimo presidio sotto le mura del minorile di Milano. Infatti il motivo di queste righe e della spinta ad andare a salutare i ragazzi reclusi coinvolge non solo gli amministratori della penitenza in carne e ossa e quelle strutture detestabili che sono le prigioni, ma anche gli organi deputati a formare la popolazione detenuta, così come coloro i quali quelle condanne le creano. Milano si scandalizza per i pestaggi e i soprusi che gli è capitato di leggere tra le notizie del giorno. Ma era già successo: al minorile di Bologna come in tantissime carceri per adulti. E non solo pestaggi e violenze sessuali, anche omicidi. Allora è importante che lo diciamo: non esiste un carcere senza violenza, e nel caso specifico dei minori reclusi non esiste un'esperienza disciplinante che non preveda la repressione e il controllo - in continuità col funzionamento della scuola e spesso della famiglia - e il cui unico scopo non sia regolare i comportamenti affinché siano compatibili con le aspettative della società capitalista. Da questo segue lo scandaglio dei comportamenti e la pronta individuazione e punizione di quelli devianti, l' isolamento e la costruzione del "nemico pubblico", che negli ultimi anni a Milano è stato spesso indirizzato verso i giovani di seconda generazione. È importante che ce lo diciamo che il carcere fa schifo e che desiderarlo o augurarlo, riempirlo e governarlo sono parte dei processi di oppressione interni alla società. Altrettanto importante è dire a quei ragazzi derubati di anni della loro vita che non tutti fuori credono che la violenza dentro il carcere sia un errore nel percorso di rieducazione. Non c'è nessuna rieducazione e nessun buon maestro: il carcere è materia da aguzzini e come tale va trattato. Per questo invitiamo tutte e tutti a raggiungerci sotto le mura del carcere Beccaria domenica 26 maggio alle 15. Per questo riteniamo importante manifestare apertamente la nostra solidarietà ai giovani detenuti là dentro. CONTRO LA SOCIETÀ DELLE PUNIZIONI CONTRO IL CARCERE E CHI LO DESIDERA
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Domenica sera verso le 23 da dentro il carcere di San Vittore si sono uditi forti rumori, e grida che si sono protratte per t+1
Domenica sera verso le 23 da dentro il carcere di San Vittore si sono uditi forti rumori, e grida che si sono protratte per tempo. Una cella sembra essere andata a fuoco. Quattro mezzi dei vigili del fuoco sono entrati dentro le mura del carcere insieme ad ambulanze e auto medica. Un gruppo di solidali si è ritrovato sotto le mura per esprimere solidarietà alla rabbia dei detenuti! SEMPRE CONTRO OGNI GALERA! NE VOGLIAMO SOLO MACERIE!
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Anche questo mese via aspettiamo al Cuore in Gola! Menù: - Antipasto libanese - Tabbouleh Cibo+birretta o vino a 10 euro, tut
Anche questo mese via aspettiamo al Cuore in Gola! Menù: - Antipasto libanese - Tabbouleh Cibo+birretta o vino a 10 euro, tutto benefit! Appuntamento domenica 19 maggio dalle 20 al Cuore in gola Gradita la prenotazione entro giovedì 16 maggio a cenedelladomenica@libero.it Non mancate!
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Mercoledì 24 aprile c'è stato un presidio davanti al carcere minorile Beccaria, indetto in seguito alle numerose notizie sull'inchiesta ai danni di 25 secondini accusati anche di tortura, lesioni, maltrattamenti e tentata violenza sessuale. I racconti riportano la cruda violenza subita dai ragazzi rinchiusi in un clima di sopraffazioni, umiliazioni e pestaggi sistematici in un carcere in cui i secondini sentono di avere ancora più potere sui detenuti data la loro giovane età. Dopo essere stati davanti all'ingresso del penitenziario milanese ci si è spostati di fronte alle celle dei ragazzi. Molte erano le mani che si agitavano alle finestre i volti dietro quelle sbarre di merda -il carcere è strapieno (72 detenuti per 70 posti)- e la risposta è stata fin da subito forte e calorosa. I saluti, le urla di libertà, i cori contro la giustizia e le guardie sono stati gridati da una parte e dall'altra delle mura. Si sentiva molta rabbia nelle voci, ma anche la gioia di vedere persone solidali fuori. Forti battiture e fiamme dalle grate hanno accompagnato la fine del presidio tra le urla di saluto. Quello che succede al Beccaria è la normalità del sistema carcerario ed è anche per questo che continuare a lottare contro le galere e non lasciare solo/a chi ci è rinchiuso/a è una tensione che non ci abbandona e che ci spinge a tornare fuori dalle carceri con la rabbia condivisa aldilà delle mura e la voglia di vederle crollare. Solidarietà ai ragazzi del Beccaria e fuoco a tutte le galere!
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Il 24 Aprile si terrà, presso la Corte di Cassazione di Roma, quella che dovrebbe essere l' ultima scadenza del processo "Scr+2
Il 24 Aprile si terrà, presso la Corte di Cassazione di Roma, quella che dovrebbe essere l' ultima scadenza del processo "Scripta Manent" che vede imputati Anna e Alfredo con l' accusa di strage. Le stragi le fa lo Stato! Anna e Alfredo liberi! Fuori Alfredo dal 41 bis! Libertà per tutte e tutti! Di seguito ricondividiamo un contributo di Anna : https://ilrovescio.info/2024/04/08/la-giostra-della-repressione/
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Anche questo mese una cena della domenica con un menù speciale dalla Sardegna. Prenotateviiiiiii!
Anche questo mese una cena della domenica con un menù speciale dalla Sardegna. Prenotateviiiiiii!
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Ieri siamo stati sotto le carceri di san Vittore e di Busto Arsizio per portare un saluto solidale ai compagni e alle compagne che hanno ostacolato con estremo coraggio la deportazione di un ragazzo in Marocco. A Busto, malgrado la posizione ostile della struttura del carcere e la presenza della Digos si è riusciti a raggiungere le mura facendoci sentire da tutti i detenuti. A San Vittore, dopo un passaggio sotto le celle del femminile si è arrivati in piazza Aquileia dove si affaccia un braccio di una sezione maschile. Dopo aver raccontato la vicenda ai detenuti affacciati alle finestre e aver ribadito la nostra vicinanza a tutti e tutte coloro che si trovano rinchiusi dietro delle sbarre si è partiti in corteo per portare in strada la storia che vede coinvolti i compagni e le compagne che si trovano in carcere. Riteniamo importante dare supporto e valore a chi affronta e contrasta tutti i giorni la miseria imposta da chi lucra sulle spalle degli ultimi per gonfiare le proprie tasche. Deportazioni e reclusione sono l'emblema di quanto disumano possa essere il trattamento riservato a chi è scomodo, improduttivo, ostile a un sistema che sfrutta e depriva quotidianamente. Le continue rivolte e proteste di chi si trova prigioniero in carcere o nei cpr danno forza alla solidarietà che vogliamo esprimere da fuori. I compagni reclusi in quelle mura hanno dimostrato che con i nostri corpi e il cuore in mano è possibile ostacolare la violenza che lo Stato mette in atto sulle nostre vite, a costo della loro libertà. Fuoco ai CPR Fuoco alle galere Libertà per tutte e tutti
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I CPR si chiudono con il fuoco Fin dalla loro nascita i centri di detenzione amministrativa per persone senza documenti sono stati scossi dalle proteste e dalle rivolte messe in atto da chi veniva rinchiuso lì dentro. Se la cosiddetta macchina delle espulsioni non ha mai funzionato a pieno regime lo si deve certamente a chi, da detenuto, si è ribellato mettendo materialmente i bastoni tra le ruote alle esigenze dello Stato di gestire e disciplinare la manodopera straniera in esubero. Se l’internamento degli stranieri e più in generale il razzismo di Stato sono tornati sotto i riflettori con l'avvento della destra al governo, non dobbiamo dimenticare che questi centri sono stati aperti in Italia da un governo di centrosinistra e che negli anni successivi nessuno dei partiti politici salito al governo ne ha perseguito la chiusura. Questi centri non sono quindi solamente espressione delle politiche nazionaliste e populiste, ma costituiscono invece un’esigenza strutturale per lo Stato che ha bisogno di strumenti per regolare in base alle esigenze del mercato del lavoro i flussi migratori e di rendere ricattabili gli immigrati attraverso la spada di Damocle del rimpatrio. Il coraggio e la determinazione dei prigionieri, che non hanno mai smesso di lottare contro questi centri, chiamano alla solidarietà fuori da quelle mura. Ci troviamo il 27 Marzo alle 19 al Cuore in Gola (via Gola) con alcun compagn di Torino per discutere assieme attorno all’opuscolo “I Cpr si chiudono con il fuoco”, scritto a seguito delle rivolte di febbraio 2023 che hanno portato alla chiusura del Cpr torinese.
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