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Luisa Fornasiero

Luisa Fornasiero

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In questo canale parlo di Gestione dell'Immagine, Crescita Personale, Armocromia, MakeUp, Cosmesi, Salute e Bellezza. Mi trovi anche su: www.luisafornasiero.it oppure in consulenza su Zoom.

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Dopo il weekend di pulizia è utile sostenere l’intestino con fermenti lattici tindalizzati, come ad esempio Dualflor-T Homeopharm, per circa un mese, soprattutto in caso di problematiche intestinali ricorrenti. Chi desidera lavorare anche su fegato e reni può associare, per uno o due mesi, succo di Aloe al mattino a digiuno (io uso da anni quello di Padre Zago) e bevande depurative e drenanti durante la giornata. Per chi fatica a bere, un buon punto di partenza consiste in mezzo litro d’acqua con il succo di un limone spremuto: il limone stimola la salivazione e facilita l’assunzione progressiva di altri liquidi nel corso della giornata.
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Pulizia intestinale stagionale e sostegno con il magnesio L’intestino è uno degli organi più importanti per il benessere generale. Attraverso di lui vengono assorbite vitamine, sali minerali e nutrienti fondamentali, ma anche sostanze di scarto come pesticidi, additivi alimentari, residui di farmaci e inquinanti. Quando l’intestino è sovraccarico, la flora batterica – che rappresenta una vera e propria barriera immunitaria – perde parte della sua efficacia. Questo può rendere più difficile il lavoro di altri organi deputati all’eliminazione delle tossine, come fegato, reni, sistema linfatico e, nelle donne, anche l’utero. Il risultato può essere un accumulo generale di scorie nel sangue. I segnali più comuni di un intestino affaticato sono alternanza tra stipsi e diarrea, gonfiore, coliche gassose, meteorismo e dolori addominali. Spesso si associano anche mal di testa, stanchezza diffusa, allergie o intolleranze alimentari, pelle spenta e colorito grigiastro. Per sostenere questo organo prezioso, può essere utile effettuare una pulizia profonda due volte all’anno, in primavera e in autunno, utilizzando magnesio in polvere. Si tratta di un rimedio naturale che prevede un fine settimana dedicato alla depurazione. 😉 È consigliabile restare a casa e non prendere impegni, perché nelle 48 ore successive l’organismo eliminerà intensamente le scorie attraverso l’intestino. Questa pratica è sconsigliata a chi presenta patologie intestinali importanti: in questi casi è sempre opportuno confrontarsi prima con il proprio medico. Il prodotto utilizzato è il Magnesio Supremo, una forma di carbonato di magnesio con formula citrata, caratterizzata da un’elevata assimilabilità. Il magnesio è coinvolto in numerosi processi metabolici: contribuisce alla produzione di energia, alla sintesi delle proteine e degli acidi nucleici, al mantenimento del tono vascolare, alla trasmissione degli impulsi nervosi e muscolari e all’equilibrio elettrico delle cellule. Favorisce la decontrazione neuromuscolare, sostiene il metabolismo di altri minerali come calcio, fosforo, sodio e potassio e aiuta l’utilizzo delle vitamine del gruppo B, della vitamina C e della vitamina E. Solo una parte del magnesio ingerito viene assorbita, mentre la restante viene eliminata con le feci: per questo motivo risulta utile anche come supporto nella pulizia intestinale. Modalità di assunzione Si comincia il venerdì sera, prima di andare a dormire, sciogliendo un cucchiaino da caffè di polvere in mezzo bicchiere d’acqua tiepida. È importante attendere che la bevanda torni limpida prima di berla. Sabato mattina, a digiuno, si ripete la stessa procedura. Ancora a pranzo e a cena. La domenica mattina si assume l’ultima dose. Dopo questa assunzione, si interrompe. Dopo l’ultima dose, lo svuotamento dell’intestino dovrebbe avviarsi spontaneamente. Se ciò non accadesse, si può proseguire con la stessa modalità per altre 24 ore. A quel punto, salvo casi di intestino particolarmente rallentato, l’evacuazione dovrebbe iniziare. Durante tutto il weekend, per potenziare l’effetto disintossicante, è indicato restare a digiuno dai cibi solidi e bere molti liquidi: acqua naturale, tè, tisane e succhi di frutta non zuccherati e diluiti, preferibilmente ananas e pompelmo. L’idratazione è importante anche nei giorni successivi, perché il corpo continua a eliminare tossine attraverso reni e intestino. Se bere risulta difficile, si può aggiungere all’acqua del limone spremuto: stimola la salivazione e rende più facile assumere liquidi. Durante il digiuno sono concessi uva bianca, ananas (in succo naturale) e pompelmo, che hanno un’azione depurativa e alcalinizzante, oppure passati di verdure. La domenica a pranzo si rompe il digiuno con un po’ di riso in bianco. La sera sono consigliate mele cotte, preparate in una pentola antiaderente con mezzo bicchiere d’acqua e un pizzico di cannella. Riso e mele aiutano a calmare la diarrea e a ristabilire la peristalsi intestinale, così da riprendere le normali attività il lunedì mattina. Ripristino della flora intestinale
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Oggi vi chiedo un piccolo aiuto che per me vale tantissimo. Se in questi mesi avete partecipato a una mia diretta, a un mio percorso, a Rinascita, a un workshop o avete ascoltato gli algoritmi, e vi siete trovate bene, vi andrebbe di lasciare una breve recensione sulla mia pagina Google? Le vostre parole sono preziose: aiutano altre persone a capire se questo spazio può essere utile anche a loro, e mi permettono di far arrivare il mio lavoro a chi ne ha davvero bisogno. Basta un pensiero semplice, anche poche righe, scritto con il cuore ❤️ Qui trovate il link diretto per lasciare la recensione: https://g.page/r/CdEx2PIBaDUeEBM/review Grazie a chi sentirà di farlo. 🙏 Ogni vostra parola è un seme di bene che continua a camminare.
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Domenica 18 a Reana del Rojale Workshop intensivo esperienziale REAL™ Una giornata per imparare come funziona davvero il dial
Domenica 18 a Reana del Rojale Workshop intensivo esperienziale REAL™ Una giornata per imparare come funziona davvero il dialogo con il tuo sistema: mente, cuore, corpo, emozioni. Scoprirai tecniche concrete per ascoltare, leggere e orientare i tuoi stati interiori, così da portare più chiarezza, equilibrio e centratura nella tua vita. È un workshop didattico ed esperienziale: spiego le tecniche, le sperimenti, capisci come usarle e poi le porti a casa con te. Se senti che è il momento di acquisire strumenti nuovi per gestire meglio ciò che vivi, questo è lo spazio giusto. Per partecipare chiama direttamente il numero sulla locandina. I posti sono limitati.
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PERCHÉ LA VITAMINA D NON FUNZIONA SE NON LE DAI IL MAGNESIO E LA VITAMINA A Quando qualcuno mi chiede: “Patrizia, ma davvero devo prendere anche magnesio e vitamina A con la vitamina D?”, io dentro penso sempre la stessa cosa: “Non è che devi… è che senza, la D lavora male. Punto.” Ed è proprio così, biologicamente parlando. La vitamina D non si attiva da sola. Le servono due cofattori fondamentali che in Italia vengono quasi sempre ignorati... magnesio e vitamina A. E infatti la maggior parte delle persone prende la D per mesi e poi dice: “Mi sale poco”, “Mi dà tachicardia”, “Mi irrigidisce”, “Non mi cambia niente”. E grazie, se ti manca la benzina, l’auto non parte anche se le metti il motore nuovo. La vitamina D attraversa tre passaggi per diventare attiva e ognuno di questi usa enzimi che funzionano solo se c’è magnesio. Se ti manca il magnesio, succede che la D entra nel fegato e non viene convertita bene, arriva ai reni e non si attiva completamente, quando è attiva, non riesce a legarsi bene al suo recettore. Risultato? La D è nel sangue, ma non funziona completamente. E intanto aumenta l’assorbimento del calcio. E se manca magnesio, quel calcio vaga dove non dovrebbe: crampi, rigidità, ansia, palpitazioni e il classico: “La vitamina D mi fa star male.” No, la D ti fa vedere la carenza di magnesio che già avevi. Quanto magnesio? In genere, la ricerca, suggeriscono 300–400 mg al giorno. Se prendi dosi più alte di D, sali a 500–600 mg. Questa è la parte che pochissimi dicono. La vitamina D per funzionare deve agganciarsi al suo recettore, il famoso VDR. Ma il VDR da solo non si accende... gli serve il suo partner, l’RXR. E l’RXR funziona solo se hai abbastanza vitamina A. Se la vitamina A manca, puoi prendere tutta la vitamina D del mondo… ma il recettore rimane spento. La D gira, sale nelle analisi, ma non lavora. Ecco perché molte persone hanno valori buoni di D, anche 60–70 ng/ml, ma sintomi identici a chi è carente: - Infiammazione persistente - Pelle secca - Infezioni frequenti - Zero energia - Tiroide che arranca - Intestino sempre irritato La vitamina D senza vitamina A è come avere la chiave giusta, ma la serratura bloccata. E ora ti chiederai... quanta A?Realisticamente, ogni giorno: 2500–5000 UI (retinolo, non beta-carotene). Se prendi 4000–5000 UI di D.... stai direttamente su 5000 UI. E la K2? Certamente serve, la K2 è fondamentale per evitare che il calcio vada dove non deve. Ma qui voglio farti capire una cosa che non si dice mai: - La K2 dirige il calcio, - Il magnesio attiva la D, - La vitamina A accende il recettore della D. Senza magnesio e vitamina A, la K2 non può fare miracoli. Prendi 2000 UI di vitamina D? - Magnesio 300–400 mg - Vitamina A 2500–5000 UI - K2 100 mcg Prendi 4000–5000 UI di vitamina D? - Magnesio 400–600 mg - Vitamina A 5000 UI - K2 200 mcg Facile, pratico, fisiologico. La verità é una, la vitamina D é potente, ma non è un'eremita. Se la prendi da sola, ti lavora al trenta per cento. Se la prendi con magnesio e vitamina A, ti lavora al cento per cento. E infatti bastano poche settimane con i cofattori giusti e le persone iniziano a dire: “Per la prima volta sento la differenza.” Quindi, avere valori buoni o ottimali di vitamina D, non garantisce il suo funzionamento. XO- Patrizia Coffaro
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Sono segnali che arrivano al sistema immunitario, al microbioma cutaneo, ai mastociti, ai cheratinociti, ai fibroblasti. Stai parlando al corpo senza rendertene conto e se il contenuto è dissonante, il corpo risponde con irritazione, secchezza, infiammazione, brufoli, prurito, bruciore, disequilibrio ormonale e a volte sintomi sistemici che sembrano non avere niente a che fare con la pelle. E quante volte hai visto persone con la pelle reattiva che cambiano mille creme senza capire che la pelle non è problematica di suo: è stanca, é intossicata, é b0mbardata. Non riesce più a filtrare tutto quello che le metti addosso. Se ogni giorno usi dodici prodotti pieni di profumi sintetici, siliconi, tensioattivi aggressivi e conservanti irritanti, la pelle non può essere luminosa, equilibrata, distesa. Può solo difendersi, infiammarsi, ispessirsi, irritarsi. Ti sta chiedendo aiuto. Perché la verità è semplice... ogni cosmetico è nutrizione. Nutri la pelle come nutri l’intestino. E, udite udite, pelle e intestino sono collegati anche immunologicamente. Il sistema immunitario cutaneo parla con quello intestinale. E viceversa. Lo vediamo nelle dermatiti da intolleranza, nella rosacea collegata al SIBO, nella pelle infiammata quando il fegato è congestionato, nella pelle spenta quando il colon è fermo. L’idea che la pelle sia superficiale è un errore di percezione. È un organo che parla e parla forte. Ora, facciamoci una domanda scomoda... perché nutrire la pelle con sostanze che il corpo deve combattere? Perché appesantire il fegato già provato da stress, alimentazione, inquinanti ambientali, farmaci, sbalzi ormonali? Perché ignorare che la pelle è una porta d’ingresso e non un muro? Perché continuiamo a pensare che se è in vendita allora è sicuro? La verità è che la cosmetica, anche se regolamentata, non è costruita sulla tua biologia individuale. È costruita sul mercato. Tu hai una pelle, un fegato, un sistema immunitario, un sistema linfatico. Le aziende hanno un target, un budget e una formula standardizzata. E quelle due cose non coincidono quasi mai. Quando inizi a usare prodotti autoprodotti e pensati per lavorare in sinergia con la pelle e non contro di essa, succede una cosa semplice ma rivoluzionaria: il corpo smette di combattere. Smette di difendersi, di reagire. Si rilassa, lavora meglio. Il fegato respira, la pelle si rigenera, il microbiota cutaneo si riequilibra. Gli ormoni trovano un ritmo più stabile, l’infiammazione scende, i mastociti si calmano, non è magia: è fisiologia. Perché la pelle è un portale é un organo straordinario che ci protegge e ci comunica e quando lo tratti con rispetto, lo fa vedere, cambia la texture, la luminosità, la sensibilità. Cambia la capacità di guarire, lla qualità del collagene, la risposta agli stimoli esterni. E tutto questo nasce da un gesto che fai da sempre, ma che forse non hai mai visto per quello che è... quando ti metti una crema, stai nutrendo il corpo. Non la superficie, il corpo. Stai inserendo informazioni, molecole, vibrazioni, segnali e allora ha senso farlo con consapevolezza. Perché parliamo di un organo che lavora senza sosta, che assorbe, filtra, respira e che merita la stessa attenzione che dai a quello che metti nel piatto. Il punto non è diventare fanatici degli lNCI né vivere con l’ansia di ogni ingrediente. Il punto è capire che la pelle ti risponde, rispecchia. parla, ti mostra come stai dentro e che scegliere prodotti di qualità non è una vanità: è un gesto di salute. Un favore che fai al fegato, un aiuto che dai al sistema immunitario. Un sollievo che offri al sistema linfatico. Una carezza che fai ai tuoi ormoni, che già vivono in equilibrio precario tra stress, sonno, cibo, esposizioni ambientali e ritmi di vita assurdi. Quello che metti fuori entra dentro e lo fa sempre. E quando lo capisci, non scegli più a caso, perché ogni applicazione è una scelta biologica. Una scelta energetica, una scelta di rispetto verso il tempio in cui vivi... il tuo corpo. XO - Patrizia Coffaro
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IL CORPO NON DISTINGUE DA CIÓ CHE MANGI E CIÒ CHE METTI SULLA PELLE (Di Patrizia Coffaro) C’è una cosa che continuiamo a trattare con una leggerezza imbarazzante... la pelle. La consideriamo un imballaggio, una copertina, un rivestimento impermeabile. Un involucro che serve a tenerci insieme, niente di più. E non ci accorgiamo che stiamo ignorando il più grande organo del nostro corpo, quello che respira, assorbe, comunica, reagisce, segnala, e soprattutto metabolizza. Sì, metabolizza. Perché la pelle non è un foglio di plastica messo lì a proteggerci.. è viva, porosa, costantemente in dialogo con l’interno del corpo. E ogni giorno, volenti o nolenti, ci spalmiamo sopra una quantità di sostanze che trascuriamo completamente, come se non fosse una via d’ingresso, come se non potesse interagire con il sistema linfatico, con gli ormoni, con l’immunità, con il fegato, con il microbiota cutaneo. È incredibile come ci preoccupiamo della qualità di ciò che mangiamo, dell’acqua che beviamo, dell’aria che respiriamo… e poi applichiamo sulla pelle prodotti che non leggeremmo nemmeno se ci pagassero. E allora partiamo da un dato semplice, banale, ma devastante quando ci pensi davvero... la donna media usa dodici prodotti cosmetici al giorno. Dodici. E non mi riferisco a rituali particolari, né alle persone che amano gli step infiniti della skincare. Parlo di prodotti base, il detergente del mattino, la crema viso, il siero, il contorno occhi, la protezione solare (quando la mettono), il fondotinta, la cipria, il mascara, il deodorante, lo shampoo, il balsamo, la crema corpo. Dodici prodotti sono niente. Per molte persone sono addirittura pochi. E in quei dodici prodotti ci sono decine di ingredienti, conservanti, profumi, siliconi, tensioattivi, coloranti, alcoli, estratti, oli, emulsionanti, stabilizzanti. Non è un cosmetico: è una formula chimica completa. Alla fine della giornata, tra skincare, make-up, detergenti e cura dei capelli, sulla pelle transitano circa 150-200 sostanze diverse. Nessuno lo dice così, nessuno lo vuole vedere così, ma è esattamente quello che succede. Per non parlare degli innumerevoli componenti con cui veniamo a contatto quotidianamente, detersivi, ammorbidenti, ecc, che rimangono nelle fibre dei tessuti e vengono trasferiti sulla pelle quando indossiamo i vestiti. E qui entra il nodo centrale della questione, quello che nessuno vuole affrontare seriamente perché mette in discussione troppe abitudini, il corpo non distingue tra ciò che mangi e ciò che metti sulla pelle. Se una molecola passa attraverso la barriera cutanea, per il fegato non c’è nessuna differenza: è una sostanza estranea da gestire, elaborare, detossificare o smaltire. La pelle è un organo permeabile. Assorbe sempre. Alcune molecole non passano, certo, altre sì, eccome se sì. Gli estrogeni transdermici passano. Le pomate antinfiammatorie passano. I cerotti alla nicotina passano. I gel antidolorifici passano. Gli oli essenziali passano. Gli ftalati passano. I parabeni passano. I profumi sintetici passano. Se li applichi, entrano. Non rimangono in superficie. Non spariscono quando ti lavi la faccia. Vanno nel sangue. E da lì si fanno un giro in tutto il corpo. Eppure sembriamo convinti che “è solo una crema, cosa vuoi che faccia?”. Questa frase è il motivo per cui la pelle di tante persone non guarisce mai, per cui tanti ormoni restano sballati, per cui il fegato è sempre sotto pressione, per cui compaiono irritazioni, rossori, infiammazioni, dermatiti, acne reattiva, disbiosi cutanea, sensibilità chimica. Il corpo non vive compartimentato. Ogni sostanza che applichi ha un percorso ben preciso, in questa sequenza...pelle, microcircolo, linfa, sangue, fegato, sistema endocrino. È un tragitto costante, quotidiano, inevitabile. E allora, fermati un momento, tu sei convinta di scegliere creme per nutrire la pelle, ma spesso stai nutrendo il corpo con cose che il corpo non vuole. Stai dando informazioni cellulari che non servono, che confondono, che appesantiscono. Perché i cosmetici non sono anodini: sono messaggi biologici.
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🌿 Mini-pratica quotidiana con mantra e visualizzazione (5 minuti) 1. Respiro consapevole (1 minuto) Trova un posto tranquillo e siediti comodo/a. Chiudi gli occhi e porta l’attenzione al respiro. Inspira lentamente dal naso contando fino a 4 ed espira dalla bocca contando fino a 6. Con ogni respiro immagina di liberarti da un peso. 2. Visualizzazione di liberazione (2 minuti) Porta le mani sul cuore. Immagina di avere dentro di te un cuore spezzato, ferito dal tradimento. Con ogni espirazione, visualizza che da quelle crepe esca un’ombra scura, simbolo del dolore che se ne va. Con ogni inspirazione, immagina che da quelle stesse crepe inizi a germogliare una piccola luce verde, un seme di rinascita che cresce piano piano. 3. Mantra di rinascita (2 minuti) Ripeti ad alta voce o mentalmente il mantra: “Io lascio andare il peso del tradimento. Io scelgo la mia dignità, la mia verità, la mia pace. Da questa ferita nasce la mia forza, e la mia vita rinasce autentica e libera.” Lascia che le parole scendano in profondità, come acqua che nutre quel germoglio di luce dentro al tuo cuore. Apri gli occhi lentamente, porta un respiro profondo e sorridi al nuovo inizio che stai coltivando dentro di te. 💝
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Il dolore del tradimento Dicono che il tradimento sia simile a un lutto. E in parte è vero: si piange la perdita di un amore,
Il dolore del tradimento Dicono che il tradimento sia simile a un lutto. E in parte è vero: si piange la perdita di un amore, di un legame, di un sogno condiviso. Ma, a differenza della morte, il tradimento porta con sé un dolore più complesso, sporco e difficile da elaborare. Non è solo la mancanza a ferire, ma il senso di inganno, di falsità, di crollo improvviso di ciò che credevi vero. Invece era solo un riflesso. Quando perdi una persona cara, il dolore nasce dall’amore e dalla nostalgia. Con il tempo si addolcisce, si trasforma in ricordo, persino in gratitudine. Il tradimento, invece, mescola amore, rabbia, umiliazione e sfiducia. Non piangi solo ciò che non c’è più: piangi anche quello che pensavi di avere e che si rivela un’illusione. È come un veleno che rimane in circolo, alimentato da bugie e domande senza risposta. L’amore può sopravvivere alla distanza, alla povertà, alla malattia e persino alla morte. Ma non sopravvive al tradimento, perché ciò che viene spezzato non è il sentimento, ma la fiducia che lo teneva vivo. Eppure, proprio tra le macerie della fiducia, può nascere qualcosa di nuovo. Il tradimento non è la fine di te, ma la fine di un capitolo. È un dolore che ti obbliga a guardarti dentro e a scegliere di rimettere al centro la tua dignità. Per uscirne, ci sono alcuni passi fondamentali: Riconosci il dolore: non minimizzare, non fingere che “non sia niente”. Dare un nome alla ferita è il primo atto di guarigione. Rimetti la colpa al suo posto: il tradimento parla delle scelte dell’altro, delle sue bassezze, non del tuo valore. Ritorna a te stessa: prenditi cura di ciò che sei, dei tuoi desideri, della tua energia. Ogni tradimento può diventare il terreno su cui far crescere una nuova forza interiore. Il tradimento segna la fine di un amore, ma non la fine della tua storia. Può diventare il punto di svolta per imparare a scegliere relazioni più vere, per amarti di più e per scoprire che, anche dopo la più grande delusione, la vita ti offre sempre la possibilità di rinascere.
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Un documentario che dovete assolutamente vedere.
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1. Intolleranza all’istamina o MCAS: Sì, anche se sembra controintuitivo. La NAC, pur avendo una lieve azione antinfiammatoria indiretta, può comportarsi come una sostanza istamino-liberatrice in alcune persone, ovvero stimolare il rilascio di istamina da parte dei mastociti, o peggiorare una situazione già esistente di sindrome da attivazione mastocitaria (MCAS). 2. Polimorfismi genetici (es. CBS, MTHFR, COMT): Chi ha polimorfismi nei geni della metilazione o della detossificazione, come CBS (che influisce sul ciclo dell’omocisteina), MTHFR o COMT, potrebbe reagire male alla NAC, specialmente se la prende ad alte dosi e senza compensazioni. Nel caso della CBS upregulated, ad esempio, la NAC può aumentare il flusso di zolfo, aggravando disturbi come: - Nebbia cerebrale - Irritabilità, - Insonnia, - Sensazione di intossicazione. Per queste persone, è fondamentale lavorare prima sul drenaggio, sull’intestino e sul bilanciamento del ciclo della metilazione, eventualmente testare i polimorfismi e procedere con molta cautela, se mai. 3. Assunzione contemporanea di anticoaguIanti: La NAC ha un potenziale effetto fluidificante del sangue. Non è forte come un farmaco, ma se assunta insieme ad anticoaguIanti, potrebbe potenziare l’effetto e aumentare il rischio di sanguinamenti. In questi casi, non va mai assunta senza l’ok del medico. 4. Interventi chirurgici imminenti: Proprio per l’effetto leggermente fluidificante, la NAC dovrebbe essere sospesa almeno sette giorni prima di qualsiasi intervento chirurgico, anche odontoiatrico. È una precauzione semplice ma importante. 5. Bambini, gravidanza e allattamento: Anche se in ambito medico si usa la NAC in certe condizioni pediatriche, nell’ambito dell'integrazione autonoma la NAC non è raccomandata in età pediatrica, né in gravidanza o allattamento, salvo stretto controllo specialistico. In un mondo che ci vuole sempre reattivi, performanti, sorridenti e produttivi, è quasi rivoluzionario scegliere un integratore che non stimola ma ripara, che non promette “euforia” ma “ricostruzione lenta”. La NAC è questo, una molecola che lavora in silenzio, con dolcezza, ma anche con fermezza, per ridare forza alle nostre cellule, equilibrio ai nostri pensieri, coerenza alle nostre emozioni. E, nel mio approccio alla salute, questo basta a renderla degna di attenzione. Perché la vera guarigione, spesso, non è un colpo di scena. È un ritorno a se stessi, alla stabilità... Alla vita. XO – Patrizia Coffaro
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3. Effetto antinfiammatorio indiretto: La NAC non è un antinfiammatorio diretto, ma modula l’espressione di alcune citochine pro-infiammatorie, che sono coinvolte nella neuroinfiammazione. E oggi sappiamo che molti casi di depre*sione sono legati a un’infiammazione cerebrale silente, soprattutto quando la depressione è associata a malattie autoimmuni, stanchezza cronica, infezioni latenti o disfunzioni mitocondriali. 4. Effetto regolatore generale: Potremmo definirla una sostanza “armonizzante”. Non agisce spingendo o sedando. Piuttosto, favorisce un ritorno alla stabilità biochimica, e questa stabilità spesso si riflette anche nel nostro equilibrio emotivo. Ti è mai capitato di sentirti svuotato, come se il mondo fosse “troppo”, anche se apparentemente va tutto bene? Questa condizione, che potremmo chiamare fatica emotiva, è sempre più diffusa, soprattutto tra gli adulti sopra i 40 anni. Perché? Perché lo stress cronico, la disillusione, le pressioni familiari, sociali o lavorative logorano progressivamente i sistemi interni di regolazione. Ecco dove la NAC potrebbe giocare un ruolo interessante. Studi recenti suggeriscono che la NAC potrebbe supportare proprio quella forma di “resilienza silenziosa”, che ci permette di non crollare, di tornare lentamente a sentire motivazione, voglia di fare, presenza mentale. Non fa miracoli, ripeto. Ma è una mano sulla spalla, costante, invisibile, che aiuta il corpo a ritrovare forza da dentro. È importante dirlo chiaramente, la NAC non è un trattamento per la depre*sione maggiore. Non sostituisce il percorso psic0terapeutlco, né eventuali terapie farmac0Iogiche prescritte da uno specialista. Ma può diventare una risorsa in più, soprattutto nei casi di: - Affaticamento mentale persistente; - Bassa motivazione; - Ritiro sociale; - Difficoltà nella gestione dello stress; - Astenia; - Umore instabile legato al ciclo mestruale o alla perimenopausa; - Stress ossidativo marcato (fumo, inquinamento, infiammazione, malattie croniche). Chi potrebbe trarne beneficio? In particolare, adulti sopra i 40-45 anni, soprattutto se: - Hanno uno stile di vita molto stressante, - Soffrono di stanchezza cronica o brain fog, - Hanno una storia di infiammazione, disbiosi intestinale o infezioni croniche, -Hanno già sperimentato cali di umore stagionali o ricorrenti, - Sono in fasi ormonali complesse (perimenopausa, andropausa), - Stanno affrontando lutti, cambiamenti, carichi emotivi pesanti. Per queste persone, la NAC potrebbe rappresentare una forma di “auto-cura profonda”, che non stimola artificialmente ma che nutre il sistema nervoso attraverso la via della protezione cellulare e dell’equilibrio redox. Come assumerla e per quanto tempo? La maggior parte degli studi utilizza dosaggi tra i 1000 e i 2000 mg al giorno, per cicli di almeno 8-12 settimane, spesso estendibili anche a 16-24 settimane. I benefici, come abbiamo visto, non sono immediati, ma si costruiscono nel tempo. Io consiglio di: - Assumerla lontano dai pasti, a stomaco vuoto o tra un pasto e l’altro, solo se la tolleri (non tutti la tollerano lontano dai pasti). - Valutarne la tolleranza intestinale, perché in alcuni soggetti sensibili può dare nausea o lieve disagio gastrico; - Associarla a cofattori come vitamina C, vitamina B6 e selenio, se l'obiettivo è sostenere il glutatione; - Non usarla insieme a farmaci antic0agulanti senza consultare il medico, per un possibile lieve effetto fluidificante. Come ogni integratore che agisce in profondità, la NAC non è adatta a tutti, e non dovrebbe mai essere assunta "alla cieca" solo perché fa bene in generale. Ci sono categorie di persone in cui può creare effetti collaterali o peggiorare una situazione già instabile, soprattutto se non si conosce il proprio terreno biochimico e genetico. Vediamo insieme i principali casi in cui la NAC andrebbe evitata, sospesa o assunta solo sotto stretta supervisione.
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NAC: QUANDO LA BIOCHlMlCA INCONTRA L'EMOTIVITÁ Ricevo sempre più spesso domande sulla N-acetilcisteina, o NAC, da parte di chi mi segue per problemi respiratori, per sostegno al fegato, o per questioni legate alla disintossicazione cellulare. Ma ultimamente, noto anche un interesse crescente per un altro aspetto molto meno noto di questa molecola, il suo possibile ruolo nel supporto all’umore, alla motivazione, alla resilienza emotiva. E siccome amo condividere tutto ciò che può aiutarci a ritrovare equilibrio, fisico, emotivo, spirituale, oggi vi accompagno in questo viaggio, alla scoperta di come un precursore del glutatione possa rivelarsi un alleato silenzioso nei momenti di scoraggiamento, stanchezza mentale e instabilità emotiva. Chi l’ha detto che per sentirsi meglio servano solo psic*farmaci, o integratori stimolanti? A volte, la chiave sta nel sostenere il corpo nei suoi processi più profondi, là dove infiammazione, tossine e stress ossidativo lavorano in silenzio... ma lasciano il segno, anche sull’umore. E la NAC entra in scena proprio qui, non agisce come un ansioIitico, né ha effetti “up” come il caffè o la tirosina. Ma può andare a regolare alcuni meccanismi fondamentali che, se alterati, ci rendono emotivamente fragili, più irritabili o semplicemente... più stanchi dentro. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca scientifica ha cominciato a guardare alla NAC con occhi nuovi. Non più solo come mucolitico o detossificante epatico, ma anche come modulatore dell’umore, soprattutto nei casi in cui il tono dell’umore è basso ma non gravemente patoIogico, parlo di quella depre*sione sommessa, non cIinica, che si trascina nelle giornate e nel cuore. Parlo della stanchezza mentale, della sensazione di essere “svuotati”, della perdita di motivazione o della difficoltà a provare piacere. Uno studio pubblicato due anni fa circa, ha monitorato adulti con depre*sione maggiore trattati con dosaggi piú alti di NAC per 12 settimane. Dopo le prime 12 settimane, l’effetto non sembrava molto significativo. Ma prolungando a 16 settimane, sono comparsi cambiamenti molto interessanti: - Miglioramento dell’umore; - Maggiore ottimismo; - Migliore qualità delle relazioni sociali; - Più energia nelle attività quotidiane. In sostanza, la NAC sembrava agire in modo graduale, quasi come se aiutasse il sistema nervoso a riequilibrarsi un poco alla volta, supportando i processi lenti ma fondamentali del recupero. E questa è già una prima grande lezione, non tutte le sostanze agiscono in fretta. Alcune lavorano in profondità, e richiedono tempo, costanza, pazienza. Ma c’è di più. Un’altra ricerca pubblicata lo scorso anno, ha analizzato 12 studi clinici su oltre 900 partecipanti con disturbi dell’umore. Risultato? Rispetto al pIacebo, la NAC ha mostrato una riduzione statisticamente significativa dei sintomi depre*sivi. Niente miracoli, certo, ma un miglioramento misurabile, reale. Che in ambito scientifico conta moltissimo. Quali sono i meccanismi alla base? La cosa interessante è che gli effetti osservati non sono legati a un’azione diretta sulla chimica della serot0nina o della d0pamina, come accade con molti farmaci, ma a processi molto più profondi e sistemici. Ti spiego meglio. 1. Riduzione dello stress ossidativo: La NAC è precursore del glutatione, il principale antiossidante endogeno del corpo. Quando i livelli di glutatione sono bassi, cosa frequente in situazioni di infiammazione cronica, stress, invecchiamento, aumenta lo stress ossidativo. E questo influenza anche la salute mentale, perché lo stress ossidativo danneggia le cellule nervose, alterando la neurotrasmissione e la plasticità cerebrale. 2. Modulazione del glutammato: Il glutammato è un neurotrasmettitore eccitatorio. Quando è troppo presente, il cervello entra in una sorta di “overdrive” tossico, che può contribuire a stati ansiosi, agitazione e depressione. La NAC sembra aiutare a regolare i livelli di glutammato, promuovendo un miglior equilibrio tra eccitazione e inibizione a livello neuronale.
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Considerando l'attacco massiccio di spammer a cui questo canale è attualmente sottoposto, durante la notte verrà disabilitata la funzione di invio messaggi nella chat. La funzione riprenderà domani mattina. Grazie. 🙏
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Grazie per la segnalazione, purtroppo questi attacchi vengono fatti in modo massiccio e nn sempre riesco ad esser presente per bannare. Telegram non fa molto.
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E non si tratta solo di integratori o analisi, si tratta di riprendere in mano la nostra vita, le nostre scelte quotidiane. Cosa mangiamo, come respiriamo, come gestiamo lo stress, quanto movimento facciamo, quanta luce naturale prendiamo. E soprattutto, quante emozioni represse portiamo dentro senza mai lasciarle uscire. Guarire, spesso, non è tornare come prima... è cambiare direzione. È smettere di ignorare, di fare scelte diverse, guardarsi allo specchio con sincerità e dire: “Non posso più vivere così.” Certo, non è facile, a volte ci vuole coraggio per dire basta a una relazione tossica. Per dire no a un lavoro che ci consuma, per scegliere un’alimentazione diversa da quella “comoda”, per fermarsi quando tutti vanno veloci... ma la guarigione è un atto radicale di verità. E quando ci allineiamo con quella verità, il corpo comincia a rispondere, lentamente, ma con forza. Perché il corpo non ci vuole sacrificati, spenti o esauriti. Il nostro corpo vuole equilibrio, sentirsi a casa. E ce lo ricorda ogni volta che lo nutriamo bene, che lo lasciamo riposare, che lo abbracciamo invece di giudicarlo. La vera auto-cura è integrata, non basta mangiare bene se poi ci avveleniamo di pensieri e nemmeno basta meditare se poi viviamo in apnea tutto il giorno. Non serve prendere il rimedio giusto se poi torniamo sempre nel contesto sbagliato. La salute profonda richiede un'alleanza tra corpo, mente e anima. Significa ascoltare le emozioni, accogliere i bisogni, creare spazi per il respiro, il silenzio, la bellezza. Significa anche darsi il permesso di rallentare, di dire “ho bisogno”, di non essere sempre forti. E a volte, curarsi significa anche piangere, lasciare che escano i dolori antichi... o ridere, camminare a piedi nudi sulla terra, smettere di voler sempre “fare di più” e iniziare a “sentire di più”. Essere presenti, in un mondo che ci vuole distratti, frammentati, sempre connessi, la vera ribellione è essere presenti. Nel corpo, nelle emozioni, nel momento... non vivere nel rimorso del passato o nell’ansia del futuro, ma qui... adesso. Quando siamo presenti, il corpo si rilassa, il sistema nervoso si regola, i pensieri si calmano, le intuizioni arrivano e non serve sapere tutto, serve solo imparare a restare in ascolto. A volte ci chiediamo: “Da dove comincio?” La risposta è semplice... da oggi. Da questo respiro, da un bicchiere d’acqua consapevole, da un pasto cucinato con amore, da un sì detto con il cuore, da un no detto con chiarezza. Curarsi è anche imparare ad amarsi, non solo quando siamo in forma, belli, performanti. Ma anche quando ci sentiamo a pezzi, quando non capiamo cosa ci sta succedendo, quando il corpo cambia, invecchia, cede, amarsi lo stesso, anzi, di più. Perché non c’è niente di più rivoluzionario che trattarsi con dolcezza in un mondo che ci ha insegnato la durezza e la competizione. E se oggi sei qui, se stai Ieggendo queste parole, è perché una parte di te ha già iniziato questo cammino, forse non hai ancora tutte le risposte. Ma hai posto la domanda giusta: “Come posso prendermi cura di me in modo vero?” E da lì, tutto comincia. E allora chiediamocelo ogni giorno, con tenerezza: “Cosa posso fare oggi per amarmi un po’ di più?” Perché da lì parte tutto. XO - Patrizia Coffaro
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PRENDERSI CURA DI SE... Ci sono scelte che sembrano piccole agli occhi degli altri, ma che dentro di noi muovono montagne. Ad esempio, quando scegliamo di mangiare in modo diverso. O quando decidiamo di fermarsi quando tutti corrono. Anche quando ci fermiamo ad ascoltare i messaggi che ci manda il nostro corpo. Riuscire a dire di no quando ci si è sempre annullati per compiacere. Prendersi cura di sé è questo... un gesto silenzioso, ma potentissimo, un atto di coraggio e di presenza. Non c’è niente di scontato nel prendersi cura del proprio corpo, delle proprie emozioni, dei propri pensieri. Perché significa smettere di vivere in modalità automatica. Significa spezzare la catena della disconnessione, della distrazione, dell’abitudine al dolore. Significa guardarsi dentro e riconoscere che, forse, non stiamo così bene come ci raccontiamo, che qualcosa ci chiede attenzione e che non possiamo più rimandare. Viviamo in una società che spesso ha distorto il significato di prendersi cura di sé. Ci hanno fatto credere che sia un lusso o peggio, un gesto egoistico. Soprattutto se sei una donna, una madre, una persona che da sempre si occupa degli altri. Ma la verità è che non possiamo dare ciò che non abbiamo, se non siamo presenti a noi stessi, se non ci trattiamo con rispetto e amore, cosa stiamo offrendo agli altri? L’auto-cura non è una spa una volta al mese. Non è una maschera al viso e una tisana detox. Quelli possono essere strumenti, certo, ma la cura vera è scelta, è responsabilità quotidiana. È smettere di sacrificarsi per paura del giudizio, è rimettersi al centro, non per escludere gli altri, ma per ritrovare il baricentro da cui poi partire per amare meglio. Il nostro corpo è il primo a parlare quando qualcosa non va. Solo che, spesso, non lo ascoltiamo e quando lo facciamo, siamo abituati a zittirlo con un farmaco, con una distrazione, con il negare. Ma la verità è che ogni sintomo è un messaggio, un invito ad ascoltare, ad approfondire, a prenderci la responsabilità della nostra salute. Il mal di testa cronico non è solo stress, l’intestino bloccato o in subbuglio non è solo “colon irritabile”, la stanchezza costante non è solo l’età o la vita frenetica. Questi segnali, se ascoltati con presenza e onestà, ci raccontano tanto di come stiamo vivendo, ci indicano dove l’energia non scorre, dove abbiamo messo da parte i nostri bisogni, dove il corpo chiede aiuto. Prendersi cura di sé significa rimettere in dialogo la mente con il corpo, il cuore con lo stomaco, la biologia con l’anima. È iniziare a trattare ogni sintomo non come un nemico, ma come un alleato che ci vuole riportare a casa. Molte persone mi scrivono dicendo: “Sto male, ma nessuno trova niente”. E io spesso rispondo: “Cosa senti? Cosa ti dice il corpo? Quando è iniziato? Cosa stava succedendo nella tua vita?” Perché la guarigione comincia dall’ascolto, dalla presenza, da quel momento in cui smettiamo di cercare la piIIola magica e iniziamo a fare spazio al sentire. Essere presenti a se stessi significa non delegare più completamente fuori da noi la responsabilità della nostra salute. Significa informarci, studiare, chiedere, scegliere con consapevolezza. Ma soprattutto, significa iniziare a fidarci del nostro sentire profondo. Di quell’intuizione che ci dice: “Questo cibo non ti fa bene”, “Questa relazione ti spegne”, “Questo ambiente ti ammala”. Sì, perché anche questo è prendersi cura di sé: scegliere le persone, i luoghi, i pensieri che ci nutrono, e lasciare andare ciò che ci intossica, anche se fa paura. Uno dei più grandi inganni è stato credere che “salute” significhi non avere malattie diagnosticate. Ma quante persone vanno avanti per anni con intestino infiammato, insonnia, ansia, dolori migranti, stanchezza cronica… e sentono dire: “È tutto nella norma”? La salute vera è vitalità, energia, chiarezza, digestione fluida, sonno rigenerante, mente serena. Non è sopravvivere... è vivere, è sentire il proprio corpo come un alleato, non come un peso.
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Agisce in profondità, senza effetti collaterali gravi, lavora sull’intestino, sul fegato, sulla pelle, sul sistema linfatico e sull’infiammazione. Non fa miracoli, ma se lo integri in un percorso più ampio (alimentazione pulita, gestione dello stress, cicli detossinanti mirati), può diventare un pilastro della tua rigenerazione. Se vuoi inserirlo nel tuo protocollo, parti da impacchi delicati e costanti, magari accompagnati da una tisana di tarassaco o carciofo. Ascolta il corpo, osserva i segnali, e ricordati... spesso i rimedi più semplici sono quelli più profondi. XO - Patrizia Coffaro
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