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ἄσκησις • áskēsis

ἄσκησις • áskēsis

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Canale dedicato alle tradizioni spirituali tra Oriente e Occidente, l'esoterismo come aspetto spirituale del mondo, l'ascenso, il furor poetico, la filosofia come trascendimento dell'illusione che pervade l'esistente.

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1. Lode a Te, o immensa, perfetta Saggezza, di là da ogni rappresentazione mentale! Tutte le Tue membra sono di là da ogni biasimo, Tu contemplata da chi è di là da ogni biasimo! 2. Immacolata come lo spazio, di là da ogni spiegamento discorsivo, da ogni parola, chi Ti vede secondo realtà vede il Tathāgata! 3. Fra Te, ricca di sante virtù, e il Risvegliato, maestro del mondo, i savi non vedono più differenza di quanta ve n'è fra la luna e la luce lunare. 4. Coloro che, pieni di compassione, son venuti da Te, coloro cui hai annunciato i dharma del Risvegliato, questi raggiungeranno facilmente, o Graziosa, la maestà senza uguale. 5. Essendo puri di cuore, quand'anche una sola volta Ti abbiano veduto, il loro successo allora è certo - o Tu, la cui sola vista dà frutti! 6. Di tutti quegli eroi che si sono consacrati al bene degli altri, oh che Tu sei la nutrice, la genitrice, la madre piena d'amore! 7. I Risvegliati, i pietosi maestri del mondo sono i Tuoi figli, e quindi Tu, o benedetta, sei l'ava di tutti gli esseri. 8. Tutte le immacolate perfezioni, in ogni momento, Ti circondano, a quel modo che le stelle corteggiano il crescente lunare, o Tu santa, o Tu senza macchia! 9. Una benché multiforme, Tu sei dappertutto invocata sotto nomi diversi dai Tathāgata, davanti agli esseri da convertire. 10. Non altrimenti che gocce di rugiada davanti al sole fiammeggiante, i difetti e le teorie dei teoretici davanti a Te svaniscono. 11. Terribile in vista, Tu generi terrore negli stolti; ma dolce in vista, generi fiducia nei savi. 12. Colui che, benché da Te protetto, non ha affetto per Te, come può, o Madre, sentire affetto o odio per altre cose? 13. Tu non vieni da alcuna parte, né vai in alcuna parte; e in nessun posto sei percepita dai savi. 14. Ma non vederti in tal guisa, oh, è come averti ottenuto e raggiunto così la liberazione finale - deh, quale cosa straordinaria! 15. Colui che Ti vede è imprigionato, colui che non Ti vede è imprigionato. E colui che Ti vede è liberato, colui che non Ti vede è liberato! 16. Deh, che Tu sei sorprendente, profonda e gloriosa; Tu sei difficile da conoscere e, come una magia, Tu sei vista e non vista! 17. Tu sei venerata dai Risvegliati, dai Risvegliati solitari e dai discepoli. Tu sei l'unico cammino della liberazione, nessun altro ne esiste: è certo! 18. I protettori del mondo, mossi dalla pietà, parlano di Te e non parlano a un tempo, servendosi del linguaggio ordinario, per farsi intendere dalle creature. 19. E chi è capace di lodarti, Te priva di segni, priva di caratteri? Te, che trascendi il dominio di ogni parola, che non Ti appoggi in nessuna parte? 20. Ma, nonostante le cose stiano così, noi Ti lodiamo parimenti (anche se non rispetto alla realtà assoluta, almeno) secondo quella convenzionale, per mezzo di queste parole - Te, di là da ogni lode. E, lodatati, siamo soddisfatti e felici. 21. I meriti che ho ottenuto con questa laude della perfetta Saggezza, possano aiutare tutti i devoti a raggiungere questa Saggezza senza pari! Prajñāpāramitāstotra Lode alla Perfezione della saggezza

I am stuck in the middle in your silent life So solve me this riddle, is this goodbye? Men against time You men against time And now all that was left of us was lied away And I didn't think it precious until today Men against time Are we men against time? And in clay and wind, in flood and fire We weep and whisper of this one desire Men against time To be men against time Our love is reborn a beast so quick and keen Where the sword of Achilles will still sweep Men against time We are men against time I am stuck in the middle so tell me which way Solve me this riddle, does this all make us Men against time? Men against time Holy Europe I only knew you in passing! (I only knew you in passing) https://youtu.be/LhrCxO4KsSQ

La Giustizia Astrea di ambiente stoico non è Temi, ma Dike, e cioè il diritto opposto a bía, che è la violenza irrazionale, i
La Giustizia Astrea di ambiente stoico non è Temi, ma Dike, e cioè il diritto opposto a bía, che è la violenza irrazionale, inconsulta e distruttrice. All’ordine celeste, nel quale le caratteristiche e i moti delle singole costellazioni si contemperano con la quieta armonia del Tutto, deve corrispondere un eguale ordine sulla Terra. Là Astreo, il padre; qui Astrea, la figlia. L’uno posto in un’antichità cosmica, l’altra agli albori della vita sulla terra, là dove mito e storia si fondono. Claudio Mutti

Eratostene di Cirene, Epitome dei Catasterismi
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Eratostene di Cirene, Epitome dei Catasterismi

L 'unicorno sembra esser nato fra Cina e India: in queste aree, quanto meno, si radicano le prime testimonianze di esso o di qualcosa che gli somiglia; mentre in Occidente esso è soltanto un emigrante, qualcosa d’importato. Per il Li-Ki, i quattro animali benevoli sono il drago, la feroce, la tartaruga e il "K'i-lin", nome che sembra riassumere il principio maschile e quello femminile e che è raffigurato come un grande cervo con coda di bue e zoccoli di cavallo, armato di un solo corno, dai peli dorsali di cinque colori e da quelli del ventre gialli o bruni; non calpesta erba viva né uccide animali viventi; compare quando appaiono sovrani perfetti, e la sua comparsa è di cattivo auspicio se viene ferito. Secondo la tradizione cinese il corno di rinoceronte possedeva caratteristiche terapeutiche e in particolare era considerato un efficace antidoto ai veleni; tuttavia, nessuna confusione nella cultura cinese era possibile tra il rinoceronte, animale ben conosciuto, e il K'i-lin, animale mitico la cui comparsa era associata a eventi straordinari. Il rapporto fra animale cornuto -interpretabile come unicorno - e guarigione da certe malattie si trova in un inno dell'Atharvaveda, dove sembra si alluda a una specie di antilope-unicorno; nel Satapatha Brahmana, il pesce-unicorno che salva Manu dal diluvio universale è un avatar di Visnu (ancora una volta, l'associazione tra corno, acqua e salute) ; infine, è al Mahābarāta che bisogna risalire per incontrarsi con l'episodio del rapporto fra la vergine e l'unicorno: l’eremita Rishyashringa ("Corno di Gazzella"), figlio di Ekasringa ("Unicorno"), viene indotto a uscire dal suo romitorio dalla figlia del re, che lo sposa (ma, secondo una diversa versione, viene sedotto da un'etera: l'episodio è comunque di ardua datazione, poiché tutto l'immenso poema è stato composto per stratificazioni tra IV secolo a.C. e III d.C.). Nella tradizione mazdaica persiana, tramandataci nel Bundahishn, si parla invece di un immenso onagrobianco unicorno, a tre zampe, che purifica l'oceano orinandovi e che ha una qualche affinità con l'albero Gokard, anch'esso sorgente nell'oceano, e che è considerato il rimedio contro tutti i mali. Franco Cardini, L'unicorno Da Abstracta n° 6 (giugno\luglio 1986), pp. 42-49.

La forza del linguaggio dei bestiari non stava affatto nella credibilità "reale" degli animali proposti, ma nella creazione d
La forza del linguaggio dei bestiari non stava affatto nella credibilità "reale" degli animali proposti, ma nella creazione di un sistema di segni capace di ricondurre la natura al Cristo in ogni sua rappresentazione, in ogni sua parte, in ogni suo aspetto. La sua almeno ordinaria estraneità all'esperienza quotidiana non era affatto argomento che potesse servire a porre in dubbio la sua esistenza, in quanto egli era anzitutto un segno, il testimone di una realtà diversa da quella dell'uomo. inoltre, un filo tenace legava il mostro, la belva e il dio. L'umano, il divino, il demonico, il ferino si incontravano e si fondevano continuamente; e se ciò non accadeva nel sistema mitologico-religioso grecoromano in quanto esso era profondamente antropomorfìco, il tema della metamorfosi introduceva anche in esso una correzione che ricollegava l'uomo, il dio, il demone e la belva. Franco Cardini, L'unicorno Da Abstracta n° 6 (giugno\luglio 1986), pp. 42-49.

L’animale della Vergine: l’unicorno Ai nati della Vergine si addice un animale fantastico, l’unicorno, che spesso veniva raffigurato con il capo in grembo a una fanciulla. La scena alludeva a una leggenda sul modo in cui i cacciatori catturavano il misterioso animale ferocissimo e indomabile: «Conducono sul posto una giovane pura e casta. Appena l’animale la vede, le si avvicina abbandonandosi in braccio a lei. Allora la fanciulla gli offre il seno e l’animale comincia a succhiare e a comportarsi affettuosamente. Poi la fanciulla, tranquillamente seduta, allunga una mano afferrando il corno dell’animale: a questo punto intervengono i cacciatori, catturano la bestia e vanno con essa al palazzo del re. E il re lo fa uccidere per estrarre il suo sangue, l’unica medicina capace di salvare un figlio gravemente malato». Da questa storia bizzarra nacque un’interpretazione macchinosa: siccome l’unicorno si ammansisce di fronte a una vergine, si considerò l’intera leggenda una celebrazione della Madonna e della castità. A sua volta Alano di Lilla sosteneva, nel secolo XII, che il potere della fanciulla domatrice dell’unicorno fosse dovuto a una radicale differenza di umori: la calidissima natura dell’unicorno sarebbe stata attratta dalla foemina frigida et humida. «L’unicorno» scriveva «ha un eccesso di umori ribollenti che ne dilatano il cuore: quando arriva presso la vergine, dove l’aria è pura e umida, sente un tale refrigerio che si posa sul suo grembo.» Un secolo più tardi, lo scrittore francese Richard de Fournival paragonava nel suo Bestiario d’amore se stesso a un unicorno e la sua amata alla vergine della leggenda concludendo disperato: «Così crudelmente Amore si è comportato con me; perché io sono stato l’uomo più fiero nelle questioni d’amore e non ho mai pensato di trovare una donna che desiderassi possedere. Ma Amore, abile cacciatore, ha posto sul mio cammino una fanciulla, al profumo della quale mi sono addormentato e così muoio della morte cui ero destinato». Alfredo Cattabiani, Lunario

Alla Vergine s’addice il blu, che ricorda i suoi cieli notturni finalmente ripuliti dalla velatura della canicola. Il blu è un colore riposante secondo gli psicologi perché rappresenta la perfetta calma. La sua contemplazione ha, infatti, un effetto pacificante sul sistema nervoso centrale. Corrisponde simbolicamente all’acqua calma. Ma, come colore del cielo notturno, è anche il più profondo: lo sguardo vi si immerge senza incontrare ostacoli e si perde all’infinito. Se lo si contempla senza schemi mentali, ci si accorge che non è un colore terrestre, tant’è vero che suggerisce l’idea di un’eternità tranquilla, superumana. Suggerisce anche una direzione di allontanamento dal visibile e nello stesso tempo di avvicinamento al centro del proprio essere: due espressioni che alludono allo stesso itinerario spirituale. Attira l’uomo verso l’infinito e risveglia in lui il desiderio di purezza e una sete di soprannaturale. Queste sue proprietà hanno anche un risvolto negativo in campo clinico. Il blu non è infatti un colore adatto ai malati perché, diversamente dal verde, non tonifica ma, alla lunga, può deprimere: la profondità del verde dà un’impressione di riposo terrestre e di soddisfazione, mentre quella del blu ha una solenne gravità soprannaturale. Non casualmente il segno del Toro è contrassegnato dal verde e il blu appartiene alla Vergine. Per questi motivi il blu, come il bianco, esprime il distacco dal mondo sensibile e si oppone al rosso e al verde che, non a caso, sono utilizzati dai pittori medievali come i colori dei draghi e dei diavoli. Alfredo Cattabiani, Lunario

Dal fuoco del Leone, agosto passa nella terza decade alla terra della Vergine dove risiede Mercurio. Il pianeta ha anche casa nei Gemelli, ma nella Vergine agisce in una maniera per così dire più bassa, terrestre e pratica. Con la Vergine si è alla fine del ciclo annuale dell’elemento terra, cominciato con la terra fredda del Capricorno, che custodiva in sé il seme, e continuato con la terra grassa, umida e calda del Toro, coperta di vegetazione verdeggiante e profumata. Ora si presenta invece una terra inaridita dal sole estivo ed estenuata. Sicché il ciclo vegetale si conclude con una terra nuova, «vergine», destinata a ricevere il nuovo seme. Per questo motivo il segno della Vergine viene rappresentato da una fanciulla alata che reca una spiga. Il carattere del tipo virgineo è all’insegna della disciplina, del controllo, della parsimonia, dell’accumulazione. Si mostra serio, coscienzioso, scrupoloso, metodico, ma anche riservato e scettico. Ha lo sguardo sempre attento e accurato, freddo e minuzioso, talvolta aggressivo. È questa la stagione dalle molte farfalle, come i macaoni, gialli e bruni, con un occhio rosso nella loro mezzaluna celeste, o come le antilopi nere dall’orlo giallo o bianco. Ma proprio in questo periodo si leva in volo all’ora del crepuscolo, emettendo un suono agghiacciante, una farfalla enorme che può raggiungere i sette centimetri di lunghezza e un’apertura alare di tredici: l’Acherontia atropos, detta anche «testa di morto» perché sul suo scuro torace porta una figura giallastra che sembra un cranio scarnificato. Con il suo verso, simile a una lugubre melodia, l’Acherontia, descritta da Montale e da Gozzano, incanta le api di interi alveari imitando il ronzio di un’ape regina che infuria sulle rivali. Quando, sazia di miele, si assopisce, le api operaie accorrono a deporre su di lei un cemento resinoso che tolgono alle gemme. «E la nemica» scrive Gozzano «è rivestita in breve / d’una guaina e non ha più risveglio.» Gli autori dei bestiari simbolici, ispirati dal suo aspetto sinistro e dal canto terrificante, l’hanno descritta come il simbolo del messaggero di morte o addirittura dell’Inferno. Alfredo Cattabiani, Lunario

VERGINE Sotto i piedi di Boote puoi scorgere la Vergine che porta tra le mani una splendente spiga. Che sia figlia di Astreo, che viene detto antico padre delle stelle, o di qualcun altro, possa tranquilla fare il suo percorso. Ma tra gli uomini corre una diversa diceria, che un tempo stava giù sulla terra e si muoveva faccia a faccia con le genti umane, senza evitare mai l'antica specie di uomini e di donne d'altri tempi, ma sedeva tra loro, pur essendo immortale. La chiamavano Dike. E radunando i vecchi nella piazza o in un'ampia contrada li incitava a gran voce pronunziando i decreti di legge. Non erano allora a conoscenza del funesto litigio, della lotta dettata dal rancore, del tumulto a gran voce, ma vivevano proprio in questo modo. Lontano era il pericolo del mare, le navi non portavano da altrove il vitto quotidiano, ma i buoi e gli aratri e proprio lei in persona, Dike, signora delle genti, donatrice di giuste leggi, offrivano ogni cosa in abbondanza. Era così fm quando dalla terra la stirpe d'oro aveva il nutrimento. Al contrario con la stirpe d'argento era poco presente e, rimpiangendo i costumi dei popoli d'un tempo, non era del tutto disponibile. Ma rimaneva ancora tuttavia con la stirpe d'argento. Tutta sola la sera discendeva dalle montagne risonanti d'echi e non aveva amabili rapporti con nessuno. Ma allorché radunava masse d'uomini nelle spaziose alture, colpiva con minacce e con rimproveri la loro cattiveria. Diceva che mai più sarebbe giunta a mostrarsi tra loro, nemmeno se l'avessero invocata. «Quale razza inferiore mai lasciarono i padri dell'età d'oro! E avrete ancora una peggiore discendenza voi. Per gli uomini guerre ci saranno, e sangue di conflitti, e incomberà la pena dei malanni.» Detto così volgeva il passo ai monti, abbandonando i popoli che ancora la cercavano tutti con lo sguardo. Ma, quando morirono anche quelli, nacque la gente dell'età di bronzo, più funesta di chi la precedeva. E nel bronzo forgiarono per primi il pugnale da strada criminoso, per primi si cibarono dei buoi, bestie adatte all'aratro. E allora, piena d'odio per quella razza umana, Dike volò nel cielo e pose la dimora in questa zona, dove ancora di notte appare agli uomini. È la Vergine, posta accanto a Boote, che si lascia vedere da lontano. Si volge un astro sulle sue due spalle [sull'ala destra, e viene nominato Vendemmiatore] , tanto grande e splendido quanto è la stella posta sulla coda dell'Orsa grande. Arato di Soli, Fenomeni

LE ISTRUZIONI SUI TRE CIELI [Nam mkha' sum phrug gi gdams pa] །ནམ་མཁའ་སུམ་ཕྲུག་གི་གདམས་པ་བཞུགས་སོ།། Il Cielo Esterno Riguardo alle istruzioni sui Tre Cieli, Il Cielo Esterno è lo Spazio vuoto dell'atmosfera. Il Cielo Interno Il Cielo Interno è [ciò che si contempla] quando si applicano i punti chiave del corpo e si rimane concentrati sul Cielo Esterno, come se le pupille degli occhi stessero perforando [quest'ultimo]: è così che la Mente interna rimane chiaramente nello stato non-discorsivo. [Tuttavia] questa [Mente] discerne solo alcuni aspetti della Base, ma non è la vera espressione della Consapevolezza in quanto non trascende ancora lo stato di coscienza della Base Universale. [In effetti,] nel Cielo Interno, la coscienza è corrotta dall'intelletto che tende ad afferrare, e dall'attaccamento alle esperienze. [Ma per sbarazzarsene,] non è necessario ottenere la sparizione di questo "nido di topi", di questa torma con il suo piatto [che forma] tutto ciò che si manifesta come Calici ed Elisir nel Cielo Esterno. Ciò che è necessario è riuscire a distruggere la fissazione dell'intelletto che si attacca al Cielo, e così via. Il Cielo Segreto Una volta che l'aspetto sapienziale della Consapevolezza è stato risvegliato nello stato non-discorsivo, il Cielo Segreto è ciò che dimora come stato che caratterizza il sorgere naturale del grande dispiegamento di Chiara-Luce, di Consapevolezza libera dal guscio dell'attaccamento alle esperienze. È allora [e solo allora] che il Cielo Segreto è reso manifesto. In generale, si dice che, anche se siamo una persona ordinaria, accedere all'eguaglianza grazie alla contemplazione del Cielo Esterno con gli occhi di carne ci può portare automaticamente ai Cieli Interno e Segreto. Quindi, si dice: «Quando mediti, non meditare assolutamente su nulla: è sufficiente solo guardare al cielo con i tuoi occhi». Si dice che «Quando mediti» si riferisce [al momento quando meditiamo sul] Cielo Esterno ed Interno, e che «non meditare assolutamente su nulla» si riferisce al momento quando non meditiamo, cioè al Cielo Segreto. Queste istruzioni orali prive di errori dal Bevitore di Sangue Düdjom Lingpa sono state scritte come note da Jigdrel Yeshe Dorje secondo la trasmissione orale del suo maestro. Düdjom Rinpoche, Lo yoga dei tre cieli

Con brahmākāravṛtti, "il pensiero costantemente rivolto a brahman", ci troviamo di fronte a un termine molto tecnico del linguaggio vedāntico. Il termine indica la situazione appena precedente alla condizione di paramahamsa. Dopo che tramite śravaņa si è udito l'insegnamento supremo, lo si è riflettuto e ponderato costantemente fino a liberarlo da ogni possibile dubbio attraverso manana, lo si medita incessantemente, in ogni circostanza, con fede, rispetto e per lungo tempo, finché l'organo interno stesso assume la forma definitiva di quest'unica corrente di pensiero mediante nididhyāsana. Questo flusso costante di una sola modificazione mentale (vṛtti) che ha come unico oggetto il Supremo brahman e la propria identità con esso, espressa attraverso i mahāvākya, è indicato col termine brahmākāravṛtti. Scomparsa anche quest'ultima, si penetra nella condizione suprema di brahman, priva di ogni caratteristica e scevra di dualità. Gianni Pellegrini

Secondo i savi la negligenza è pari alla morte: prāmadam vai mṛtyumahaṃ bravīmi/ "Io affermo che l'assenza d'attenzione è in
Secondo i savi la negligenza è pari alla morte: prāmadam vai mṛtyumahaṃ bravīmi/ "Io affermo che l'assenza d'attenzione è in verità la morte." (Sanatsujātīya, 1. 4) La radice di tutte le forme di negligenza è l'illusione o l'ignoranza e il suo annientatore è in realtà il puro brahman che qui si presenta come il pensiero costantemente rivolto a brahman. In tal modo in forma di morte, il Supremo Trasformatore, Mahāmṛtyuñjaya, Mahākāleśvara, la Realtà Suprema, Śiva, è il distruttore dell'ignoranza. Egli per dilettarsi assume degli aspetti divini benevoli e vedendo le opere amorevoli dei devoti impegnati nella meditazione che ha lui come oggetto, curioso di gustare il nettare della devozione amorosa, riveste due forme: l'adorato e l'adoratore (upāsya-upāsaka). Svāmī Karapātrī, Śrīśivatattva (Il principio Śiva)