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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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⚠️ BREAKING NEWS | Futures USA sotto pressione: Nasdaq futures -1%, S&P 500 futures -0,5%
• La debolezza parte ancora una volta dal settore tecnologico. Alphabet ha guidato il ribasso ieri e la vendita sui megacap continua anche nel pre-market, con prese di profitto diffuse dopo il forte rally degli ultimi mesi.
• I rendimenti obbligazionari continuano a salire. Un Fed più aggressivo e tassi elevati per più tempo stanno aumentando la pressione sulle valutazioni dei titoli growth, soprattutto sul Nasdaq.
• SpaceX continua a crollare. Il titolo ha perso il 16% ieri e oltre il 23% in tre sedute, cancellando più di 600 miliardi di dollari di capitalizzazione dopo l’annuncio della prima emissione obbligazionaria investment grade per finanziare i progetti AI.
• Sul fronte geopolitico emergono nuove crepe nei colloqui USA-Iran. Vance aveva parlato di progressi significativi e del possibile ritorno degli ispettori nucleari, ma Teheran smentisce categoricamente e afferma di non aver discusso alcun nuovo impegno sul nucleare. L’incertezza sta limitando la propensione al rischio degli investitori.
• Anche l’Asia sta contribuendo al clima di avversione al rischio. L’indice MSCI Asia perde oltre l’1%, mentre il Kospi sudcoreano crolla di quasi il 5%, interrompendo il recente entusiasmo sul comparto tecnologico.
• Attenzione anche al Giappone. Lo yen è vicino ai minimi degli ultimi 40 anni e il ministro delle Finanze giapponese ha parlato con il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent. Il mercato interpreta il colloquio come un segnale che Tokyo potrebbe intervenire nuovamente per sostenere la valuta.
Perché conta? L’ultimo intervento valutario giapponese è costato oltre 70 miliardi di dollari ed è stato probabilmente finanziato anche attraverso la vendita di Treasury americani. Se il Giappone dovesse tornare sul mercato, la pressione sui rendimenti USA potrebbe aumentare ulteriormente, creando un altro problema per le azioni growth e per il Nasdaq.
Questa mattina non esiste un singolo colpevole. È la combinazione di rendimenti in salita, prese di profitto sulle Big Tech, tensioni geopolitiche ancora irrisolte, debolezza asiatica e timori legati al Giappone. SpaceX e Alphabet stanno attirando i titoli dei giornali, ma il rischio più interessante da monitorare potrebbe essere proprio Tokyo: se il Giappone dovesse intervenire sullo yen, gli effetti potrebbero arrivare rapidamente anche sul mercato obbligazionario americano.
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⚠️ BREAKING NEWS | SpaceX crolla del 10,5% sotto i 166 dollari.
In 72 ore il titolo ha bruciato circa 800 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Dopo l’euforia dell’IPO, il mercato sta iniziando a prezzare una domanda molto semplice: quanto futuro era già dentro al prezzo?
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⚠️ BREAKING NEWS | Gli Stati Uniti hanno concesso all’Iran una licenza generale che autorizza fino al 21 agosto la produzione, la consegna e la vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati di origine iraniana.
• Per la prima volta dal 2018, il petrolio iraniano può tornare ufficialmente sui mercati globali senza le precedenti restrizioni che ne limitavano esportazione e commercializzazione.
• La misura rappresenta uno dei passaggi più importanti dell’accordo temporaneo USA-Iran firmato nei giorni scorsi, insieme alla riapertura dello Stretto di Hormuz e all’allentamento di alcune sanzioni energetiche.
• Per il mercato significa potenzialmente più offerta di greggio disponibile nei prossimi mesi, un fattore che continua a esercitare pressione ribassista sui prezzi del petrolio.
Sembra che la fine di questo conflitto stia andando solo ed esclusivamente a favore dell’Iran.
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⚠️ BREAKING NEWS | Micron e Anthropic siglano un accordo strategico sull’infrastruttura AI
Micron ha annunciato una partnership con Anthropic che copre tre aree chiave: progettazione dell’architettura AI per memoria e storage, accordo di fornitura pluriennale e adozione dei modelli Claude all’interno delle attività operative di Micron.
Il punto centrale è semplice: più crescono modelli come Claude, più diventano cruciali memoria, HBM, DRAM, SSD e sistemi di storage efficienti. Non basta avere GPU. Serve anche un’infrastruttura capace di alimentarle, ridurre i colli di bottiglia e migliorare il costo per token.
Micron investirà anche nel round Serie H di Anthropic. Non sono stati comunicati i dettagli economici, ma il messaggio industriale è chiaro: i grandi laboratori AI stanno cercando di blindare la supply chain della memoria, non solo quella dei chip logici.
Implicazione: questa notizia rafforza ancora una volta la tesi che l’AI trade non è solo Nvidia o GPU. La prossima fase si gioca sempre di più su memoria, storage, efficienza energetica e capacità di scalare l’infrastruttura senza far esplodere i costi.
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⚠️ BREAKING NEWS | È morto Alan Greenspan, uno degli uomini più influenti nella storia della finanza moderna. 100 anni.
• Alan Greenspan è stato presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, guidando la banca centrale americana sotto quattro presidenti USA: Reagan, Bush padre, Clinton e Bush figlio.
• È ricordato per aver gestito alcuni dei momenti più delicati dei mercati finanziari, tra cui il crollo di Wall Street del 1987, la crisi asiatica del 1997, il fallimento del fondo LTCM nel 1998 e lo scoppio della bolla dot-com nel 2000.
• Greenspan è diventato una vera e propria leggenda dei mercati. Le sue parole muovevano miliardi di dollari e nacque persino il termine “Greenspan put”, l’idea che la Fed sarebbe sempre intervenuta per sostenere l’economia e i mercati durante le crisi.
• Nel 1996 coniò la famosa espressione “irrational exuberance” (esuberanza irrazionale), avvertendo che i prezzi degli asset stavano diventando eccessivi molto prima dello scoppio della bolla tecnologica.
• Dopo la crisi finanziaria del 2008, molti economisti lo criticarono per aver mantenuto i tassi troppo bassi nei primi anni 2000, contribuendo secondo alcuni alla formazione della bolla immobiliare che precedette la grande crisi.
Una figura che ha segnato un’epoca: per quasi vent’anni i mercati non guardavano solo ai dati economici, ma cercavano di interpretare ogni singola parola pronunciata da Greenspan. Pochissimi banchieri centrali hanno avuto un’influenza comparabile sulla finanza globale.
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⚠️ BREAKING NEWS | Vance: “Fatti grandi progressi con l’Iran, Hormuz resta aperto”
• Il vicepresidente USA JD Vance ha dichiarato che i colloqui con l’Iran stanno facendo “molti progressi”. La notizia più importante per i mercati è che lo Stretto di Hormuz rimane aperto e che è stato creato un meccanismo permanente per garantire la libertà di navigazione.
• Vance ha aggiunto che Washington e Teheran hanno istituito una struttura di coordinamento per evitare nuove tensioni e incidenti nello stretto, uno dei punti più delicati dell’intera trattativa.
• Sul fronte nucleare, l’Iran avrebbe accettato di consentire il ritorno degli ispettori dell’International Atomic Energy Agency (IAEA), un passo che potrebbe ridurre le tensioni internazionali e riaprire il dialogo sul programma atomico iraniano.
Non si capisce più niente ormai…
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Starmer si dimette: cosa è successo davvero nel Regno Unito
Keir Starmer ha annunciato le dimissioni da Primo Ministro britannico. Resterà in carica fino alla scelta del nuovo leader laburista, che dovrebbe diventare anche nuovo premier prima del ritorno del Parlamento a settembre.
Il punto, però, non è solo la caduta di Starmer. Il punto è che il Regno Unito entra in una nuova fase di incertezza politica.
▪️Starmer non cade per un singolo scandalo, ma per un accumulo di problemi. Labour ha perso male nelle elezioni locali, il partito ha iniziato a temere nuove sconfitte e molti deputati hanno concluso che Starmer fosse diventato più un peso che una soluzione.
▪️Il vero cambio di scenario è Andy Burnham. Finché era sindaco di Manchester, era un rivale potenziale. Ora che è entrato in Parlamento, diventa un candidato reale alla guida del Labour. Tradotto: il partito ha finalmente un’alternativa credibile a Starmer.
▪️C’è poi il tema della spesa militare. Starmer voleva presentarsi come leader forte sulla NATO e sulla difesa, ma le tensioni interne sul budget hanno indebolito molto la sua posizione. Se anche dentro il governo si litiga su quanti soldi mettere sulla difesa, il messaggio politico diventa pessimo.
▪️Il problema più grande è che Starmer aveva vinto soprattutto perché non era il Partito Conservatore. Ma una volta al governo, non basta dire “non siamo quelli di prima”. Serve una direzione chiara su crescita, immigrazione, energia, spesa pubblica e difesa. Ed è proprio qui che la sua leadership si è consumata.
▪️I mercati, però, non hanno reagito in panico. La sterlina è scesa solo moderatamente, i gilt sono rimasti abbastanza stabili e la Borsa inglese si è mossa poco. Questo perché le dimissioni erano ormai ampiamente attese. Il mercato non sta prezzando uno shock improvviso, ma una transizione politica.
Ora la domanda chiave è una sola: chi arriva dopo?
Se il nuovo leader laburista prometterà più spesa pubblica, più deficit e più emissioni di debito, i mercati potrebbero chiedere un premio più alto per comprare gilt britannici. Se invece il nuovo governo rassicurerà su disciplina fiscale e regole di bilancio, la reazione resterà probabilmente gestibile.
La vera lezione è che i mercati possono tollerare un cambio di premier. Quello che tollerano molto meno è un Paese senza direzione fiscale.
Starmer non cade solo perché ha perso consenso. Cade perché il Regno Unito sembra di nuovo prigioniero dello stesso problema: governi fragili, crescita debole, debito costoso e promesse politiche sempre più difficili da finanziare.
E qui c’è anche una riflessione più ampia.
Dopo la Brexit, Londra voleva tornare pienamente padrona del proprio destino. Più sovranità, più autonomia, più controllo. Anni dopo, però, il quadro appare molto meno romantico: instabilità politica continua, crescita fiacca, tensioni fiscali, sterlina vulnerabile e un’economia che fatica a trovare una nuova identità fuori dall’Unione Europea.
Oggi non c’è panico perché la notizia era attesa. Ma attenzione: l’assenza di panico non significa assenza di rischio.
Il mercato sta semplicemente aspettando il prossimo leader con la calcolatrice in mano.
Perché alla fine la domanda non è chi sostituirà Starmer.
La domanda è molto più scomoda: quanto costerà al Regno Unito l’ennesimo tentativo di reinventarsi?
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⚠️ BREAKING NEWS | Keir Starmer si dimette: il Regno Unito avrà un nuovo primo ministro entro settembre
Starmer ha annunciato ufficialmente le dimissioni da Primo Ministro britannico. Ha dichiarato che il nuovo leader sarà scelto e insediato entro settembre.
Se confermato il calendario, il Regno Unito arriverà al suo settimo premier in circa dieci anni, un livello di turnover politico che fino a pochi anni fa veniva associato più all'Italia che a Westminster.
I mercati ora guardano a due temi: chi guiderà il Partito Laburista e se il prossimo governo manterrà l'attuale linea su deficit, tasse e spesa pubblica. La sterlina è già sotto osservazione.
Fa un certo effetto pensare che la nazione che per decenni ha venduto al mondo il modello della stabilità istituzionale stia cambiando leader con una frequenza sempre più simile a quella delle democrazie che era solita criticare.
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Deep Seek 2.0? AI più forte, ma molto più economica
• Questo benchmark prova a capire se un modello AI sa davvero “lavorare”, non solo rispondere.
AA-Briefcase non è il solito test dove si chiede all’AI di fare un riassunto o risolvere un problema. Qui il modello deve gestire progetti lunghi e complicati, come farebbe una persona in azienda. Deve leggere documenti, email, messaggi Slack, file pieni di dati, informazioni sparse e anche contraddittorie. È un po’ come dare a un nuovo collega una valigia piena di documenti disordinati e chiedergli: “ok, ora costruiscimi una presentazione seria per il board”.
• Claude resta il migliore, ma la sorpresa è il modello cinese GLM 5.2.
Nel grafico Claude Fable 5 è primo con 1587 punti Elo. Subito dopo c’è Claude Opus 4.8 a 1356. Però il dato interessante è che GLM 5.2, modello cinese open-weight, arriva a 1266, davanti a GPT-5.5 xhigh. Tradotto semplice: non sta ancora battendo il migliore in assoluto, ma si è avvicinato molto. E soprattutto lo fa da modello aperto, quindi potenzialmente più accessibile e più facilmente utilizzabile da sviluppatori e aziende.
• La vera bomba è il prezzo.
Claude Fable 5 costa in media circa 31 dollari per ogni task. Claude Opus 4.8 circa 10,40 dollari. GPT-5.5 xhigh circa 3,68 dollari. GLM 5.2 circa 2,40 dollari. È come confrontare un consulente molto bravo che costa 31 euro a pratica con uno che magari è un po’ meno bravo, ma costa 2,40 euro e fa comunque un lavoro competitivo. A quel punto molte aziende iniziano a chiedersi: “per questo tipo di lavoro mi serve davvero il top assoluto, oppure mi basta un modello quasi top che costa molto meno?”.
• Però non siamo ancora all’AI che lavora da sola senza errori.
Questo è il punto da non perdere. Anche il modello migliore completa perfettamente tutti i criteri solo nel 3% dei task. E in 31 task su 91 nessun modello supera il 50% dei criteri richiesti. Quindi sì, l’AI sta migliorando tantissimo, ma nei lavori veri, quelli pieni di documenti, eccezioni, contesto e dettagli, sbaglia ancora molto. È come avere un assistente velocissimo, ma che va ancora controllato. Ti fa risparmiare tempo, ma non puoi lasciargli completamente le chiavi dell’ufficio.
• Per i mercati il punto è enorme: il prezzo dell’intelligenza sta scendendo.
Se modelli cinesi aperti come GLM 5.2 continuano ad avvicinarsi ai migliori modelli americani, cambia la narrativa sull’AI. Non basta più dire “l’AI crescerà tantissimo”. Bisogna capire chi riuscirà davvero a guadagnarci. Se l’intelligenza artificiale diventa sempre più potente ma anche sempre più economica, i margini di chi vende modelli potrebbero comprimersi. E diventa più difficile giustificare investimenti enormi in GPU, data center e infrastrutture se alternative più economiche fanno quasi lo stesso lavoro.
In parole semplici: GLM 5.2 non è per forza il nuovo DeepSeek, ma manda lo stesso messaggio. L’AI sta diventando più potente, più accessibile e molto meno costosa. Ottima notizia per chi la usa. Molto più scomoda per chi pensava di poter vendere “intelligenza artificiale premium” a prezzi altissimi per sempre.
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⚠️ BREAKING NEWS | I negoziati USA-Iran in Svizzera si complicano: la delegazione iraniana abbandona il tavolo dopo le nuove minacce di Trump.
• Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti colpiranno nuovamente l’Iran se Teheran non fermerà immediatamente Hezbollah in Libano. Ha inoltre minacciato possibili pedaggi sul traffico marittimo e avvertito che una chiusura di Hormuz avrebbe conseguenze dirette per l’Iran.
• Secondo fonti vicine ai colloqui, i nodi principali restano il ritiro israeliano dal Libano, il futuro dello Stretto di Hormuz, le sanzioni USA e la restituzione dei beni iraniani congelati. Washington ammette che i negoziati saranno lunghi e che l’accordo del 18 giugno rappresenta solo un primo passo.
• I media statali iraniani riferiscono che la delegazione di Teheran ha lasciato la sede dei colloqui “in segno di protesta”, accusando Trump di aver violato il Memorandum d’Intesa che vietava esplicitamente minacce e uso della forza tra le parti.
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BLOCCATO, DI NUOVO | L’Iran dichiara nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz
Il comando militare congiunto iraniano ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz a tutte le navi, accusando Stati Uniti e Israele di aver violato il Memorandum d’Intesa e il cessate il fuoco in Libano. Teheran definisce la misura “il primo passo” e avverte che potrebbero seguire ulteriori azioni se le violazioni continueranno.
La situazione resta però confusa: poche ore dopo, il vicepresidente USA JD Vance ha dichiarato che Washington non vede prove di un blocco effettivo dello stretto, aumentando l’incertezza sulla reale applicazione della misura.
Se confermata, la decisione rischia di riaccendere immediatamente la tensione su petrolio, gas, assicurazioni marittime e traffico commerciale globale, proprio mentre il mercato stava iniziando a scontare una normalizzazione della situazione.
Restano le riflessioni paradossali: gli Stati Uniti hanno combattuto una guerra costata 75 miliardi di dollari, forse per perderla politicamente, ritrovandosi ora davanti alla possibilità di dover ricostruire l’Iran con gli alleati per altri 300 miliardi e gestire uno Stretto di Hormuz chiuso che, prima della guerra, era semplicemente aperto.
Forse la parte più surreale di tutta la vicenda è che il mercato, che ha festeggiato diverse volte ormai l’apertura dello stretto e ha registrato nuovi massimi, ora si ritrova ancora a discutere se Hormuz sia aperto o chiuso.
Auguri agli analisti che dovranno aggiornare i modelli nel weekend.
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⚠️ BREAKING NEWS | L’Iran prepara il controllo dello Stretto di Hormuz
Secondo Bloomberg, l’Iran ha chiarito che tutte le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz dovranno ottenere la sua autorizzazione e sottoscrivere una polizza assicurativa obbligatoria.
Per i prossimi 60 giorni questa copertura sarà gratuita, ma Teheran lascia intendere che in futuro potrebbero essere introdotte commissioni, tariffe o veri e propri pedaggi per il transito.
L’Iran ha inoltre affermato che le navi dovranno seguire rotte prestabilite dalle autorità iraniane, mentre percorsi alternativi non saranno consentiti.
Il punto interessante è che il memorandum firmato con gli Stati Uniti garantisce il passaggio gratuito solo per 60 giorni. Terminato questo periodo, il quadro potrebbe cambiare in modo significativo e lasciare a Teheran maggiore influenza sul principale chokepoint energetico del mondo.
Auguri a chi pensava che il problema Hormuz fosse stato risolto definitivamente. Dopo 60 giorni potremmo semplicemente ritrovarci al punto di partenza.
Grazie Donald 🤡
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Riflessioni: Israele scopre il limite della forza
• La prima riflessione è che Israele non sembra semplicemente “infastidito” dall’accordo USA-Iran. Sembra molto di più: si sente scavalcato. Ha combattuto una guerra con obiettivi enormi e ora si trova davanti a un’intesa negoziata senza di lui, che non chiude davvero nessuno dei dossier aperti.
• La seconda è che la superiorità militare non basta sempre. Israele ha colpito duramente Hamas, Hezbollah e Iran, ma il punto è un altro: cosa succede dopo? Se non esiste un piano politico, ogni vittoria militare rischia di restare sospesa.
• La terza è che l’Iran ha trovato una leva molto più potente dei missili: Hormuz. Bloccare o anche solo minacciare lo Stretto significa mettere pressione all’economia globale. È probabilmente questo che ha costretto Washington a cercare un compromesso.
• La quarta è che Netanyahu rischia di uscire da questa fase senza una vera vittoria strategica. I nemici sono indeboliti, ma non eliminati. Hamas resta presente, Hezbollah sopravvive, l’Iran resta al potere. Non è una sconfitta militare, ma nemmeno una vittoria definitiva.
• La quinta riflessione è forse la più interessante: la pace potrebbe essere più pericolosa della guerra per Teheran. Meno tensione esterna significa più attenzione sui problemi interni iraniani: economia, consenso, proteste, fallimenti del regime.
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Dentro i mercati, oltre i titoli.
19 giugno 2026
–– Chiusura mercati ––
USA: S&P 500 +1,08% (7.501), Nasdaq 100 +2,48% (30.406), Dow Jones +0,14% (51.570), Russell 2000 +2,12% (2.980)
Europa: EuroStoxx 50 +0,29% (6.319), DAX +0,37%, CAC +0,44%, FTSE MIB +0,18%
–– Best/Worst settori S&P 500 ––
Top 3: Technology +2,68%, Consumer Discretionary +1,76%, Communication Services +1,13%
Bottom 3: Energy -1,73%, Financials -0,91%, Healthcare -0,85%
–– Takeaway veloci ––
• Wall Street cancella gran parte delle perdite post-Fed grazie all’ennesimo rally di semiconduttori, memoria e AI.
• Il mercato continua a comprare tecnologia nonostante il tono restrittivo della nuova Fed guidata da Warsh.
• Il petrolio perde ulteriore premio geopolitico dopo l’accordo USA-Iran e il ritorno graduale dei flussi attraverso Hormuz.
–– Macroeconomic Data ––
• Jobless Claims: 226mila vs 232mila attese.
• Richieste continuative a 1,81 milioni sopra le stime.
–– Specifiche azioni ––
• Apple: Cook conferma possibili aumenti di prezzo per compensare il rincaro dei chip di memoria.
• Intel: Trump afferma che collaborerà con Apple per la produzione di chip negli Stati Uniti.
• Amazon: secondo Bloomberg valuta la vendita di chip AI alternativi a Nvidia ad altre aziende.
–– Prossimi eventi da monitorare ––
• Firma ufficiale del memorandum USA-Iran a Ginevra.
• Inflazione giapponese.
–– Focus del giorno ––
L’AI batte anche la Fed
Il mercato è rimbalzato perché il petrolio si è raffreddato, le richieste di sussidi non hanno fatto danni e gli investitori hanno deciso che il selloff post-Fed di mercoledì non era abbastanza spaventoso da fermare la macchina dell’AI.
Il punto però è importante: non è stato un vero “risk on” generalizzato. Non hanno comprato tutto. Hanno comprato quello che oggi conta davvero: chip, memoria, capacità di calcolo, storage e infrastruttura fisica dell’intelligenza artificiale.
Intel è volata dopo le parole di Trump su una possibile collaborazione con Apple per progettare e produrre chip negli Stati Uniti. Amazon è finita al centro del mercato perché starebbe valutando di vendere ad altre aziende i propri chip alternativi a Nvidia. Apple, intanto, ha detto una cosa molto semplice: i costi dei componenti salgono, quindi i prezzi dei dispositivi saliranno.
E qui il mercato ha letto il messaggio al contrario rispetto a come lo leggerebbe un consumatore normale. Per noi prezzi più alti sono un problema. Per Wall Street, se Apple può aumentare i prezzi perché i componenti scarseggiano, vuol dire che memoria, chip e supply chain AI hanno ancora potere di prezzo.
Sul lato macro, l’accordo con l’Iran inizia a farsi vedere dove ai mercati interessa davvero: petroliere, greggio e benzina. Il traffico nello Stretto di Hormuz sta ripartendo, il petrolio ha perso buona parte del premio di guerra e negli Stati Uniti i prezzi alla pompa continuano a scendere.
La contraddizione è tutta qui.
La Fed è più restrittiva, ma il petrolio più basso allenta la pressione sull’inflazione. Warsh prova a raffreddare il mercato, ma l’AI continua a offrire una storia di crescita troppo forte per essere ignorata.
Per ora il mercato non sta comprando qualunque azienda dica “AI” in una slide. Sta comprando chi vende pale e picconi della nuova corsa all’oro: semiconduttori, memoria, chip custom, infrastrutture e capacità di calcolo.
È un rally selettivo, non cieco.
E proprio per questo, almeno per ora, sembra solido nonostante l’alta concentrazione su pochi titoli.
~About Markets
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⚠️ BREAKING NEWS | Israele continua a colpire obiettivi Hezbollah nel sud del Libano.
Raid IDF durante la notte su militanti e infrastrutture.
Goldman taglia il target oro a $4.900: il mercato pesa più Fed restrittiva e tassi alti che rischio geopolitico.
Petrolio in lieve rialzo, futures azionari scendono, con Nasdaq -1% e Europa -0,72%
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⚠️ BREAKING NEWS | Gli Stati Uniti revocano ufficialmente il blocco navale contro l’Iran
Il CENTCOM ha annunciato che tutte le operazioni di enforcement del blocco navale statunitense sono terminate. Le forze americane non ostacoleranno più il transito delle navi dirette verso o provenienti dai porti iraniani nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman.
La decisione rappresenta uno dei primi effetti concreti dell’accordo firmato tra Washington e Teheran e punta a normalizzare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, una rotta da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.
A questo punto il rischio di una nuova crisi immediata sullo Stretto si riduce sensibilmente: il focus dei mercati torna su petrolio, inflazione e sulla capacità delle due parti di rispettare gli impegni nei prossimi 60 giorni.
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⚠️ BREAKING NEWS | L’Iran garantirà il passaggio gratuito e sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz, ma solo per 60 giorni, dopo la firma del memorandum con gli Stati Uniti.
Il traffico commerciale ripartirà subito e dovrebbe essere ripristinato entro 30 giorni, mentre Teheran discuterà con l’Oman la futura gestione dello Stretto.
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APPLE E L’INFLAZIONE NASCOSTA DELL’AI
▪️ Il problema parte dai data center AI, non dagli iPhone.
Google, Microsoft, Meta, Amazon e gli altri hyperscaler stanno comprando enormi quantità di memoria per alimentare server AI. Parliamo soprattutto di DRAM e NAND: la DRAM è la “scrivania” dove il dispositivo lavora sui dati in tempo reale, la NAND è “l’armadio” dove conserva foto, video e file. Il punto è che questi componenti servono sia ai server AI sia a smartphone, PC, console, auto e dispositivi elettronici normali. Quando l’AI compra tutto, il resto del mercato resta scoperto.
▪️ Apple ora rischia di dover alzare i prezzi per difendere i margini.
Tim Cook avrebbe detto che la situazione è diventata “insostenibile”. I prezzi di memoria e archiviazione sarebbero quadruplicati dall’anno scorso, e TechInsights stima che Apple dovrebbe alzare il prezzo del prossimo iPhone Pro di circa 270 dollari per mantenere margini simili. Se il costo dei componenti sale troppo, Apple può assorbirne una parte, ma a un certo punto deve scegliere tra margini più bassi o prezzi più alti. E Apple, storicamente, difende i margini.
▪️ La parte più importante è macro: l’AI non crea solo crescita, crea anche inflazione.
Finora il mercato ha guardato l’AI come una storia di produttività, utili e capex. Qui però vediamo l’altro lato: la domanda dei data center sta sottraendo componenti al mercato consumer e sta spingendo in alto i prezzi. Se anche un colosso come Apple fatica a garantirsi forniture a prezzi accettabili, significa che la catena AI sta iniziando a trasmettere costi all’economia reale. Il rischio è che l’inflazione da AI non resti dentro i bilanci delle Big Tech, ma arrivi direttamente sul prezzo di iPhone, PC e altri dispositivi.
Source: https://www.wsj.com/tech/apple-price-increases-memory-supply-199845b1?mod=hp_lead_pos1
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⚠️ BREAKING NEWS | Intel esplode in pre-market: Trump annuncia chip Apple prodotti negli USA
Intel sale di circa il 9% nel pre-market dopo che Trump ha dichiarato su Truth Social che Apple avrebbe accettato di collaborare con Intel per progettare e produrre alcuni chip negli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato, Trump avrebbe anche citato un accordo di fornitura tra Intel e Nvidia e una collaborazione con la Terafab di Elon Musk. Il punto politico è chiaro: riportare la manifattura dei semiconduttori negli USA e ridurre la dipendenza da Taiwan.
Il dettaglio più importante per il mercato è che il governo USA possiede già circa il 10% di Intel, dopo la conversione di 8,9 miliardi di dollari di sovvenzioni CHIPS Act non ancora erogate in azioni. In pratica, ogni rialzo di Intel diventa anche una vittoria politica per Washington.
Da prendere ancora con cautela: Apple e Intel non hanno ancora confermato ufficialmente i dettagli. Ma se l’accordo fosse confermato, sarebbe un passaggio enorme per Intel Foundry e per tutta la narrativa “America First” sui chip.
