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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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BREAKING — MODERNA -8% DOPO NUOVA EMISSIONE CONVERTIBILE
Moderna estende il calo fino a circa -8% dopo aver annunciato un’offerta da $2 miliardi di convertible senior notes.
A livello operativo, lunedì avevamo già ridotto del 50% la nostra esposizione a Moderna, dopo il forte rally seguito ai risultati positivi in oncologia. Una scelta molto semplice: incassare parte dei profitti e difendere il rendimento ottenuto, senza uscire completamente dalla posizione.
La notizia di oggi ricorda perché, dopo movimenti così violenti, la gestione del rischio conta almeno quanto avere ragione sulla tesi fondamentale.
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META: IL CONTO LEGALE INIZIA A PESARE
Continua il nostro ragionamento su Meta.
Ne abbiamo parlato con Paolo Dimalio de Il Fatto Quotidiano, partendo dall’accordo raggiunto con 52 procuratori americani sulla tutela dei minori. Meta pagherà circa $18 miliardi in 10 anni e prevede altri $10 miliardi di spese legali nel Q3.
La nostra lettura resta la stessa: per Meta è probabilmente preferibile pagare oggi e chiudere il contenzioso, piuttosto che rischiare domani interventi strutturali su algoritmo, targeting pubblicitario o raccolta dati.
Il problema è un altro. Meta ha già accumulato circa $24 miliardi di oneri e accordi legali dal 2019. Se queste spese diventano ricorrenti, soprattutto mentre il gruppo investe cifre enormi nell’AI, diventa sempre più difficile considerarle semplicemente “straordinarie”.
📎 L’articolo completo su Il Fatto Quotidiano:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/27/danni-ai-minori-laccordo-di-meta-con-52-procuratori-e-10-miliardi-di-spese-legali-invitiamo-tiktok-e-youtube-a-unirsi-a-noi/8489024/
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🚨 BREAKING — NVIDIA: LA DOMANDA È PIÙ FORTE DELLA CAPACITÀ PRODUTTIVA
NVIDIA alza ulteriormente il tono durante la call:
FY2028: ricavi attesi +~70%, ma Jensen Huang precisa che si tratta di una previsione limitata dall’offerta.
Le previsioni dei clienti indicherebbero una domanda capace di raddoppiare il prossimo anno: NVIDIA semplicemente non riesce ancora a produrre abbastanza GPU.
Amazon dovrebbe installare altri 2 milioni di GPU NVIDIA.
Questo è probabilmente il messaggio più bullish della call: il collo di bottiglia non sembra essere la domanda o il ROI dell’AI, ma la capacità di soddisfare gli ordini.
Il titolo reagisce e arriva a circa +4% durante la conference call.
La trimestrale aveva già mostrato ricavi Q2 da $96,2 miliardi e una guidance Q3 da $108 miliardi, sopra consenso.
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EARNINGS | NVIDIA
Prima lettura: numeri ancora molto forti, ma il titolo è estremamente volatile in after market e al momento non emerge una direzione chiara.
Ricavi: $96,22 mld vs $92,38 mld attesi
Data Center: $89,0 mld vs $85,86 mld
Margine lordo adj.: 75%
Utile operativo adj.: $63,96 mld vs $61,19 mld
EPS adj.: $2,22
Free cash flow: $21,34 mld
Nvidia continua a crescere su una base ormai gigantesca e il Data Center batte ancora le aspettative di oltre $3 miliardi.
La volatilità iniziale del titolo, però, racconta bene il vero problema: per Nvidia oggi non basta più battere le stime. Bisogna battere aspettative che sono già eccezionalmente elevate.
Quindi attenzione a leggere troppo la prima candela after market. I numeri headline sono solidi; adesso saranno soprattutto guidance, Rubin, domanda dei grandi hyperscaler, margini e commenti di Jensen Huang a decidere la vera reazione del mercato.
Aggiorniamo appena arrivano guidance e conference call.
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SOFTWARE IN GRANDE SPOLVERO
Okta +9%, Salesforce +8% dopo risultati e guidance convincenti.
Un segnale importante per un segmento su cui noi di Gamma Capital Markets abbiamo puntato molto, anche quando il mercato guardava quasi esclusivamente a semiconduttori e hardware AI. Quando in pochi ci credevano, noi ci abbiamo messo la faccia e soprattutto il capitale.
Ora il mercato sembra iniziare a riconoscere valore anche nel software.
Tra poco tocca a Nvidia...sarà probabilmente il vero test della serata per tutto il comparto tech.
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🚨 BREAKING: META PATTEGGIA, IL TITOLO SALE
Nemmeno il tempo di dirlo.
Questa mattina, nella nostra intervista, spiegavamo che per Meta e per gli investitori la soluzione più razionale fosse patteggiare, pagare e chiudere il contenzioso, eliminando una fonte importante di incertezza.
Poche ore dopo, Meta ha accettato di pagare fino a $16,7 miliardi per chiudere le cause secondo cui Facebook e Instagram avrebbero danneggiato minori.
Il mercato ha apprezzato immediatamente: $META sale di quasi il 5% nel pre-market.
Come diciamo sempre, il mercato spesso preferisce un costo elevato ma quantificabile a un rischio legale potenzialmente enorme e senza una scadenza precisa.
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Abbiamo avuto un’interessante chiacchierata con Paolo Dimalio de Il Fatto Quotidiano sui recenti sviluppi che riguardano Meta, tra il possibile patteggiamento con 29 Stati USA e il rischio che eventuali interventi su algoritmo, design e pubblicità possano incidere strutturalmente sul business.
Nell’articolo è stato ripreso anche il nostro punto di vista da investitori.
👉 https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/26/meta-danni-minori-patteggiamento-notizie/8488625/
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PCE USA: nessun sollievo vero per la Fed
Il dato di oggi non cambia radicalmente il quadro, ma è leggermente più hawkish di quanto sembri a prima vista.
Il PCE headline sale dello 0,2% m/m, sopra lo 0,1% atteso, mentre resta al 3,7% a/a. Il Core PCE è invece perfettamente in linea, +0,2% m/m e +3,3% a/a.
Il punto più interessante è sotto la superficie: i servizi esclusi energia e abitazioni salgono dello 0,38% nel mese. È proprio questa componente più “vischiosa” dell’inflazione che la Fed osserva con maggiore attenzione.
In più, alcune revisioni dei mesi precedenti sono state al rialzo. Quindi il messaggio non è “inflazione che riaccelera”, ma nemmeno quello di un processo di disinflazione abbastanza rapido da tranquillizzare i falchi.
Nota positiva: redditi +0,4% contro consumi +0,2%. Le famiglie ricostruiscono un po’ di risparmio, quindi non abbiamo un consumatore che sta accelerando in maniera preoccupante.
Come detto prima, secondo noi, questo PCE non decide settembre. Non è abbastanza forte per imporre una stretta, ma è troppo caldo per dare alla Fed la libertà di ignorare il rischio inflazione. A questo punto il mercato torna a dipendere soprattutto da occupazione, prossimo CPI e Jackson Hole. Il dato di oggi, però, rende più difficile per Warsh utilizzare un linguaggio chiaramente dovish senza rischiare un problema di credibilità.
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AI: I $3.100 MILIARDI CHE NON SI VEDONO NEL DEBITO
Le Big Tech stanno spendendo talmente tanto per costruire data center, comprare chip e sviluppare infrastrutture AI che la liquidità generata dai loro business non basta più a finanziare tutto comodamente.
E quindi stanno facendo una cosa molto semplice: invece di pagare tutto oggi direttamente dal proprio bilancio, si impegnano a pagare domani.
Firmano contratti di leasing molto lunghi, accordi per acquistare chip e capacità futura, garanzie e altre forme di supporto finanziario.
Questi contratti permettono ad altre società di raccogliere denaro oggi e costruire i data center.
Il risultato?
L’investimento viene fatto subito, ma una parte del conto verrà pagata negli anni successivi.
Ecco, nelle parole più semplici che potevamo, dove e come nasce il tema dei $3.100 miliardi di impegni “fuori bilancio” di cui spesso abbiamo già discusso su questo canale.
Facciamo un esempio semplice.
Google vuole un nuovo data center.
Invece di spendere direttamente $10 miliardi per costruirlo, una società separata, una SPV, raccoglie i soldi da banche o fondi di private credit e costruisce il data center.
Perché qualcuno dovrebbe prestarle quei soldi?
Perché Google firma un contratto dicendo, in sostanza: “Quando sarà pronto, io lo utilizzerò e pagherò l’affitto per i prossimi 15 anni.”
Per chi finanzia il progetto, quella promessa di Google è quasi una garanzia.
Il data center può quindi essere costruito oggi, anche se Google non ha ancora pagato quasi nulla e non ha ancora registrato tutto come debito tradizionale nel proprio bilancio.
Ecco perché si parla di “fuori bilancio”.
Morgan Stanley calcola oggi oltre $3,1 trilioni di commitments e garanzie tra hyperscaler, Nvidia e Broadcom.
Dentro troviamo soprattutto:
• circa $1.100 miliardi di leasing futuri;
• circa $1.700 miliardi di impegni di acquisto per GPU, memoria, networking e altre infrastrutture;
• oltre a garanzie, credit facility e altri strumenti di supporto finanziario.
Attenzione però a una cosa importante.
$3.100 miliardi non significa $3.100 miliardi di debito da ripagare domani.
Sono impegni distribuiti nel tempo e di natura diversa.
Ma economicamente significano comunque una cosa: sono soldi che queste aziende hanno già promesso di spendere in futuro.
Ed è qui che il tema diventa interessante.
Finora il mercato ha guardato soprattutto al Capex ufficiale delle Big Tech.
Morgan Stanley sostiene però che, usando leasing e SPV, una parte dell’investimento economico reale può non apparire immediatamente come Capex tradizionale.
Il risultato è che, in alcuni casi, il Capex può sembrare più basso e il free cash flow più alto di quanto suggerirebbe la reale esposizione economica.
E la pressione sta aumentando.
Nel 2027 MS stima che gli hyperscaler spenderanno oltre $1.200 miliardi di cash Capex, contro circa $1.000 miliardi di operating cash flow.
Amazon e Google hanno già registrato free cash flow negativo nel secondo trimestre 2026, mentre Meta potrebbe seguirle, in pratica l’AI sta iniziando a richiedere più capitale di quanto le Big Tech riescano comodamente ad autofinanziare.
Per questo stanno comparendo uno dopo l’altro tutti gli strumenti possibili:
leasing, private credit, obbligazioni, meno buyback e perfino nuove azioni.
Per noi questo significa però che stiamo entrando in una fase diversa.
Finché i ricavi crescono abbastanza rapidamente, questa enorme macchina finanziaria funziona.
Se invece la domanda rallenta, la capacità diventa eccessiva o il costo del capitale sale, quei commitments non spariscono.
Ed è probabilmente questo il dato che nei prossimi trimestri dovremo iniziare a guardare insieme al Capex.
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BREAKING NEWS — CANADA RISPONDE A TRUMP
• Carney annuncia dazi di ritorsione fino al 50% su acciaio, alluminio, mobili ed elettronica USA, replicando “dollaro per dollaro” alle nuove tariffe americane.
• Le misure colpiranno circa $20 miliardi di importazioni dagli Stati Uniti ed entreranno in vigore l’8 settembre.
• Ottawa prepara anche C$7,5 miliardi di aiuti alle imprese colpite. Il segnale politico è netto: dopo il fallimento dei negoziati, la guerra commerciale USA-Canada entra in una fase di escalation vera.
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BESSENT PUÒ INNESCARE UNO SHORT SQUEEZE SUI TREASURY
Tra i report che stiamo studiando in questi giorni, ci ha colpito un passaggio dell’ultimo aggiornamento del futures trading desk di Goldman Sachs.
Il punto è interessante perché offre una lettura diversa delle mosse del Tesoro americano.
I CTA, cioè fondi quantitativi che comprano e vendono seguendo automaticamente i trend di mercato, sono oggi molto short sui bond globali. In pratica, hanno costruito posizioni che guadagnano se i prezzi delle obbligazioni scendono e i rendimenti salgono.
Secondo Goldman, il posizionamento è vicino ai livelli più estremi degli ultimi anni, con circa $155 milioni di DV01 di esposizione short.
Qui serve spiegare bene una cosa: $155 milioni di DV01 non significa $155 milioni investiti. Il DV01 misura quanto cambia il valore di una posizione se i rendimenti si muovono di appena 1 punto base. È quindi una misura del rischio complessivo: dietro quel numero può esserci un nozionale di bond enormemente più grande.
Ora viene la parte interessante.
Se il Tesoro riesce a far salire abbastanza i prezzi dei Treasury, facendo quindi scendere i rendimenti, alcuni di questi algoritmi potrebbero ricevere il segnale di chiudere gli short.
E per chiudere uno short devono comprare bond.
Da lì può partire una reazione a catena:
prezzi dei bond salgono → rendimenti scendono → i CTA ricomprano → i prezzi salgono ancora → altri CTA sono costretti a ricomprare.
Goldman stima che, in uno scenario di forte rally dei bond, le ricoperture potrebbero arrivare a circa $150 milioni di DV01 in un mese. Ancora una volta: non sono $150 milioni di acquisti, ma un’esposizione di rischio che può corrispondere a flussi di mercato molto più grandi.
Ed è qui che cambia la lettura dei buyback di Bessent.
Qualche miliardo di acquisti del Tesoro è troppo poco per “risolvere” il problema del debito americano.
Ma forse non deve risolverlo.
Potrebbe semplicemente servire a spingere la prima tessera del domino. Se il movimento diventa abbastanza forte, sono poi gli algoritmi, le ricoperture degli short e il mercato stesso ad amplificarlo.
In altre parole, Bessent potrebbe non avere bisogno di comprare centinaia di miliardi di Treasury.
Gli basterebbe costringere chi è short a comprarli al posto suo.
Ed è probabilmente questa una delle dinamiche più interessanti da osservare nelle prossime settimane.
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SEMICONDUTTORI: IL MERCATO STA ARRIVANDO AL PUNTO
Nvidia arriva alla trimestrale di domani sera dopo sette sedute consecutive in calo, una sequenza che non si vedeva dal 2022. E ci arriva mentre l’intero comparto sta perdendo momentum.
Sul SOX il quadro tecnico è diventato delicato.
L’indice ha perso la media mobile a 100 giorni e sta ora testando la trendline rialzista in area 11.200. Nel frattempo, dai massimi di giugno continua a costruire massimi decrescenti: compratori e venditori stanno quindi convergendo verso un livello che potrebbe decidere la prossima gamba del movimento.
Una chiusura netta sotto 11.200 lascerebbe relativamente poco supporto fino alla media mobile a 200 giorni, oggi intorno a 10.100 punti: circa un altro -11% dai livelli attuali.
Il segnale, però, non arriva soltanto dal grafico.
La debolezza del SOX si sta accompagnando a un nuovo allargamento degli spread CDS di alcuni grandi nomi del comparto, dinamica che avevamo già evidenziato la scorsa settimana e i cui nostri commenti sono stati ripresi questa mattina da Milano Finanza e Bluerating. Anche nella correzione di luglio, il deterioramento del credito aveva anticipato o accompagnato la pressione sui semiconduttori.
La vera anomalia è altrove: la volatilità implicita resta molto bassa, vicina ai minimi degli ultimi mesi. Il credito sta chiedendo più premio per il rischio, i prezzi scendono, ma il mercato delle opzioni continua a prezzare relativamente poca paura. Una delle due letture, prima o poi, dovrà adeguarsi all’altra.
Poi c’è Nvidia.
Ed è qui che le sette sedute negative diventano interessanti.
Alla vigilia di una trimestrale conta certamente ciò che l’azienda pubblicherà, ma conta quasi altrettanto come il mercato arriva all’appuntamento.
Se fondi, istituzionali e retail sono già pesantemente esposti e tutti si aspettano il beat, anche numeri eccellenti possono produrre una reazione modesta. Il problema diventa molto semplice: chi compra dopo?
Un gestore già vicino al peso massimo consentito difficilmente raddoppia l’esposizione perché Nvidia batte le stime di qualche punto. Lo stesso vale per un retail già fortemente investito. È così che un trimestre ottimo può trasformarsi in un “sell the news”: non manca la qualità dei numeri, manca il compratore marginale.
Ed è una dinamica che, in forme diverse, abbiamo già visto nelle ultime trimestrali di Nvidia.
Questa volta, però, il titolo arriva al dato dopo una settimana di vendite. Una parte delle posizioni più tattiche potrebbe essere già uscita, qualche leva è stata ridotta e parte dell’euforia è stata rimossa dal prezzo.
Questo non ci dice nulla su come saranno i conti di domani. Ma cambia l’asimmetria del setup.
Se i fondamentali del business dovessero confermarsi forti, ci sarebbero più investitori da convincere a rientrare e meno investitori già completamente posizionati da soddisfare con numeri sempre più estremi.
È soltanto un ragionamento di mercato, non una previsione né un consiglio di investimento. Ma, a parità di fondamentali, preferiamo vedere Nvidia arrivare alla trimestrale dopo sette sedute di scarico piuttosto che sui massimi, con entusiasmo e posizionamento già saturi.
A volte il modo migliore per preparare un rialzo non è salire prima del dato. È lasciare abbastanza persone fuori perché abbiano ancora motivo di comprare dopo.
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MILANO FINANZA RIPRENDE IL NOSTRO COMMENTO
Milano Finanza ha ripreso il commento di Alessio Garzone, Portfolio Manager di Gamma Capital Markets, sul debito USA e sui buyback del Tesoro.
Il rischio fiscale non sparisce. Se Washington prova a comprimere i rendimenti, parte dell’aggiustamento potrebbe trasferirsi su dollaro, oro e domanda per gli asset americani.
“Un governo può comprare tempo, può spostare il rischio, può influenzarne il prezzo. Ma non può cancellarlo.”
https://www.milanofinanza.it/mfnewswires/focus-debito-usa-non-sparisce-ma-si-trasferisce-gamma-capital-markets-202608241332011031
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Dentro i mercati, oltre i titoli.
25 agosto 2026
—Chiusura mercati
USA:
S&P 500 -0,28%
Nasdaq 100 -0,98%
Dow Jones +0,26%
Russell 2000 -0,70%
Europa:
EuroStoxx 50 -0,26%
DAX -0,07%
CAC -0,37%
FTSE MIB -0,24%
—Best/Worst settori S&P 500
Top 3: Staples +1,76% | Finanziari +1,24% | Utilities +1,04%
Bottom 3: Tech -1,59% | Energia -0,76% | Industriali -0,69%
—Takeaway veloci
• Debolezza concentrata nel tech: chip e memorie hanno trascinato il Nasdaq, mentre l’S&P 500 equal-weight è rimasto quasi piatto. Più rotazione che risk-off.
• Treasury lunghi in recupero: 10Y al 4,70% e 30Y al 5,23%, sostenuti dalle indiscrezioni su nuovi buyback anche tramite il TGA.
• Petrolio in calo nonostante le nuove sanzioni all’Iran: il mercato ha letto l’“Economic Outcast” come uno spostamento dalla pressione militare a quella finanziaria.
• Dollaro più forte dopo la minaccia di esclusione dal sistema USD per chi sostiene Teheran. CAD debole dopo i dazi USA al 50% su auto e acciaio canadesi dal 2027.
• Nvidia arriva agli utili con i chip già sotto pressione e rincari >15% su alcuni server AI: ora il mercato vuole vedere se il pricing power compensa il costo crescente dell’infrastruttura.
• Alibaba debole dopo il collocamento da HK$80 mld per finanziare l’espansione AI.
—Prossimi eventi da monitorare
• Nvidia mercoledì.
• PCE USA e PIL.
• Jackson Hole: Warsh venerdì.
• Aste Treasury 2Y, 5Y e 7Y.
• Risposta iraniana alle nuove sanzioni USA.
—Focus del giorno
Bessent sta diventando il secondo banchiere centrale d’America.
La seduta di ieri racconta qualcosa di più interessante del Nasdaq in calo.
Il Tesoro USA sta intervenendo sempre più direttamente su due prezzi decisivi per i mercati: il costo del capitale americano e l’accesso globale al dollaro.
Sul primo fronte, Bessent sta cercando di raffreddare la parte lunga della curva. Dopo il raddoppio dei buyback, ora si parla di utilizzare parte del quasi trilione nel TGA per finanziare altri riacquisti, aumentare l’emissione a breve e modificare le scadenze. Ieri i rendimenti lunghi sono infatti scesi più di quelli brevi.
Questo conta perché un Treasury a 30 anni sopra il 5% non pesa soltanto su Washington. Alza il costo di mutui, credito corporate e investimenti lunghi e costosi, come i data center AI.
Per questo un Nasdaq debole mentre il 30Y scende non è una contraddizione. Il sollievo sui tassi aiuta, ma Nvidia mercoledì deve ancora dimostrare che i ritorni economici dell’AI crescono abbastanza da giustificare una macchina di capex sempre più cara.
Sul secondo fronte, Bessent sta usando il dollaro come arma geopolitica. Il messaggio a banche, società di shipping, operatori tech e compratori di petrolio iraniano è semplice: potete continuare a lavorare con Teheran, ma potreste perdere l’accesso al sistema finanziario americano.
Il dettaglio più interessante è la reazione del petrolio: Brent sotto $91 nonostante sanzioni più dure. Il mercato ha interpretato la mossa come un tentativo di sostituire escalation militare con coercizione finanziaria. Se funziona, il premio geopolitico sull’energia può scendere. Se Cina e altri grandi compratori sfidano Washington, il problema si sposta invece dal petrolio al sistema dei pagamenti.
Nvidia, PCE e Jackson Hole sembrano tre storie diverse. Parlano della stessa cosa: chi determina oggi il prezzo del capitale americano?
La Fed fissa ancora il tasso overnight. Ma sempre più spesso è il Tesoro a cercare di influenzare ciò che conta davvero per portafogli, aziende e famiglie: la parte lunga della curva e la domanda globale di dollari.
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LIVE — D-DAY ECONOMICO USA CONTRO L’IRAN
Bessent: chiunque “aiuti l’Iran” rischia di essere escluso dal sistema del dollaro USA.
Il messaggio è netto: chi continuerà a sostenere Teheran “sarà isolato insieme all’Iran”.
E qui entra direttamente in gioco la Cina, principale acquirente del petrolio iraniano. Il vero rischio ora è che lo scontro economico con Teheran diventi anche uno scontro finanziario tra Washington e Pechino.
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“I mercati si preparano a Jackson Hole e alla trimestrale di Nvidia”
Fra pochissimo, alle 17:30, Alessio Garzone sarà live su Borsa in Diretta, insieme a Alberto Bolis.
link alla diretta 👉🏼 https://www.youtube.com/live/c237ErzL01o?is=XIE-Y0xO1TeO6-g3
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JACKSON HOLE
Venerdì Kevin Warsh terrà il suo primo discorso a Jackson Hole da presidente della Fed. Il mercato cercherà, come sempre, una frase da trasformare immediatamente in “hawkish” o “dovish”.
Secondo noi, però, questa volta il punto interessante potrebbe essere un altro.
1️⃣ Non siamo sicuri che il vero evento sia il discorso di Warsh.
Il keynote sarà certamente il momento più seguito, ma non avrà domande e risposte. Warsh potrà quindi scegliere con estrema precisione cosa dire e, soprattutto, cosa non dire.
Ed è particolarmente importante con un presidente della Fed che finora ha mostrato poca simpatia per la forward guidance.
Paradossalmente, quindi, potremmo imparare di più nelle ore successive, ascoltando le interviste degli altri membri della Fed presenti a Jackson Hole, quando inizieranno a interpretare e completare il messaggio del presidente.
2️⃣ Il mercato vuole una risposta sui tassi. Warsh potrebbe invece parlare del modo in cui la Fed prende le decisioni.
È una differenza importante.
Un conto è dire: “a settembre faremo questo”.
Un altro è dire: “da oggi vogliamo essere meno prevedibili, meno dipendenti dalla forward guidance e più sensibili ai dati e ai prezzi di mercato”.
Nel primo caso il mercato deve prezzare una decisione.
Nel secondo deve prezzare più incertezza.
E per noi questo potrebbe essere il vero messaggio di Jackson Hole 2026.
3️⃣ Non cercheremmo quindi di indovinare se il discorso sarà positivo o negativo per il dollaro, i bond o l’azionario.
Storicamente Jackson Hole produce volatilità, ma non esiste una direzione affidabile del dollaro dopo il discorso del presidente della Fed.
Ha senso: tutto dipende da quanto il messaggio diverge da ciò che il mercato aveva già incorporato nei prezzi.
Quello che conta non è la frase più aggressiva o più accomodante.
Conta la distanza tra ciò che Warsh dirà e ciò che il mercato pensa già che dirà.
4️⃣ Ed è qui che vediamo il rischio principale.
I mercati gestiscono abbastanza bene anche le cattive notizie quando sono chiare.
Gestiscono molto peggio una funzione di reazione della banca centrale che diventa difficile da prevedere.
Per questo venerdì ascolteremo meno la singola indicazione sul prossimo meeting e molto di più ciò che Warsh dirà sul metodo con cui la Fed intende prendere le decisioni nei prossimi anni.
Perché un taglio o un rialzo spostano i mercati per qualche giorno.
Cambiare le regole con cui il mercato prova ad anticipare la Fed può spostarli molto più a lungo.
~ About Markets
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BREAKING NEWS — TRUMP ALZA I DAZI SUL CANADA
- Trump porterà al 50% i dazi su auto e acciaio canadesi dal 1° gennaio 2027.
- È una nuova escalation commerciale: auto e acciaio sono settori molto integrati tra USA e Canada, quindi il rischio è un aumento dei costi anche per le imprese americane.
- La data lontana lascia però spazio ai negoziati: il 50% potrebbe essere soprattutto una leva di pressione su Ottawa.
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Oggi alle 11:30 Carlo De Luca, Head of Asset Management di Gamma Capital Markets, è intervenuto a Sky Business per fare il punto sui mercati e sui principali temi che stanno guidando questa fase.
Durante l’intervista si è parlato di Jackson Hole e delle indicazioni attese dalla Fed, della trimestrale di Nvidia e del settore AI, delle recenti dichiarazioni di Scott Bessent, dei buyback sui Treasury USA e delle tensioni sulla parte lunga della curva.
Una conversazione ricca di spunti anche su cosa monitorare nelle prossime settimane.
Consigliamo la visione dell’intervento 👉🏼 https://youtu.be/39pjhR6tYSM?is=-QBBwEdkiODMmmVh
