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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets

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ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 28 maggio 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 +0,02% (7.520), Nasdaq 100 −0,09% (29.974), Dow Jones +0,36% (50.649), Russell 2000 −0,02% (2.920) Europa: EuroStoxx 50 +0,08% (6.067), DAX +0,13%, CAC +0,43%, FTSEMIB −0,64% –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Consumer Discretionary +1,89%, Consumer Staples +0,97%, Communication Services +0,72% Bottom 3: Energy −1,52%, Financials −0,82%, Utilities −0,48% –– Takeaway veloci –– • Wall Street chiude quasi invariata, consolidando poco sotto i massimi storici. Il mercato non corregge davvero, ma prende fiato dopo il rally. • Il petrolio scende forte: WTI a 88,69 dollari e Brent a 92,25, dopo nuove indiscrezioni su un possibile memorandum USA-Iran e sulla gestione dello Stretto di Hormuz. • La Casa Bianca ha però ridimensionato la versione diffusa dai media iraniani. Il mercato quindi prezza progresso diplomatico, ma non ancora una vera pace. • I Treasury recuperano leggermente, aiutati dal calo del petrolio: il 10 anni scende al 4,477%, mentre il 30 anni resta comunque sopra il 5%. • Sui settori, bene consumi discrezionali e comunicazione; male energia, banche e tecnologia. –– Specifiche azioni –– • Meta: lancia abbonamenti AI per Instagram, Facebook e WhatsApp. Il tema è chiaro: monetizzare l’AI per compensare la spesa crescente. • Zscaler: crollo dopo guidance deludente, con pressione su tutto il comparto cybersecurity/software. • Qualcomm: conferma l’obiettivo di 22 miliardi di dollari di ricavi non-mobile entro il 2029, esclusi i data center. • Sandisk: Barclays alza il rating a Overweight. –– Prossimi eventi da monitorare –– • USA: PCE di aprile, seconda stima PIL Q1, beni durevoli, jobless claims. –– Focus del giorno –– Guerra e Pace Nella notte sono arrivati nuovi attacchi americani vicino allo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno colpito una postazione militare iraniana a Bandar Abbas, dopo aver abbattuto quattro droni iraniani diretti contro una nave mercantile. Washington ha definito l’azione “difensiva” e ha detto di voler mantenere il cessate il fuoco. Ma il messaggio di mercato è un altro: se si continua a sparare vicino a Hormuz, parlare di accordo diventa molto più difficile. Qui il tema non è solo militare. È economico. L’Iran sta cercando di trasformare il controllo dello Stretto in leva finanziaria e politica, chiedendo pagamenti alle navi per il passaggio sicuro. Gli Stati Uniti hanno risposto con nuove sanzioni contro l’autorità iraniana dello Stretto del Golfo Persico, accusata di voler monetizzare il traffico marittimo attraverso una forma di estorsione. Trump è stato netto: “sono acque internazionali” e nessuna nazione controllerà Hormuz. Questa frase spiega bene perché l’accordo resta complicato. Per l’Iran lo Stretto è leva negoziale. Per gli Stati Uniti deve restare aperto e neutrale. Sono due posizioni difficili da conciliare. Il mercato infatti ha reagito subito con petrolio in rialzo, azioni sotto pressione, dollaro più forte, Treasury deboli e rendimenti in salita. Se il Brent torna verso area 100 dollari, il problema non è solo il costo dell’energia. Il problema è che l’inflazione rischia di restare alta proprio mentre la Fed dovrebbe decidere se restare ferma, tagliare o addirittura tornare più aggressiva. Ecco perché il PCE di oggi diventa ancora più importante. Se il dato conferma pressioni inflazionistiche elevate, e intanto il petrolio risale per Hormuz, il mercato perde una parte della sua narrativa positiva. Negli ultimi giorni gli investitori avevano comprato l’idea di una distensione. Oggi devono fare i conti con una realtà meno comoda: - il cessate il fuoco esiste, ma è fragile; - i negoziati esistono, ma non producono ancora un accordo; - Hormuz resta aperto solo finché nessuno decide davvero di forzare la mano. ~ About Markets

Carrellata di Earnings Salesforce Reazione after market: +0,77% ▪️Ricavi: 11,13 mld $ vs 11,05 mld $ attesi ▪️EPS adjusted: 3
Carrellata di Earnings Salesforce Reazione after market: +0,77% ▪️Ricavi: 11,13 mld $ vs 11,05 mld $ attesi ▪️EPS adjusted: 3,88 $ vs 3,13 $ attesi ▪️Guidance Q2 ricavi: 11,27–11,35 mld $, leggermente sotto consensus a 11,35 mld $ ▪️FY revenue: alzato il floor a 45,9 mld $, upper end fermo a 46,2 mld $ —- Snowflake Reazione after market: +26% ▪️Ricavi: 1,39 mld $ vs 1,33 mld $ attesi ▪️EPS adjusted: 0,39 $ vs 0,32 $ attesi ▪️Product revenue: 1,33 mld $ vs 1,27 mld $ attesi ▪️Guidance Q2 product revenue: 1,415–1,420 mld $ vs 1,38 mld $ attesi ▪️FY2027 product revenue: alzata a 5,84 mld $ vs 5,68 mld $ attesi —- Marvell Reazione after market: +1,66% ▪️Ricavi: 2,42 mld $ vs 2,41 mld $ attesi ▪️EPS adjusted: 0,80 $ vs 0,80 $ attesi ▪️Data center revenue: 1,83 mld $ vs 1,82 mld $ attesi ▪️Margine lordo adjusted: 58,9% vs 58,8% atteso —- 👉🏼 Il software sta tornando? 😎

⚠️ BREAKING NEWS | Meta lancia per la prima volta abbonamenti consumer per Meta AI Meta prova a trasformare l’AI da centro di
⚠️ BREAKING NEWS | Meta lancia per la prima volta abbonamenti consumer per Meta AI Meta prova a trasformare l’AI da centro di costo enorme a nuova linea di ricavi. I piani partiranno da 7,99 dollari al mese per Meta One Plus e 19,99 dollari per Meta One Premium, inizialmente in Singapore, Guatemala e Bolivia, con espansione prevista in altri Paesi. La notizia arriva in un momento delicato: Zuckerberg ha promesso almeno 600 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture AI nei prossimi anni, mentre il mercato continua a chiedersi quando questi capex inizieranno a generare ricavi visibili. Non a caso il titolo è salito di circa il 3,8% dopo la notizia, pur restando ancora leggermente negativo da inizio anno. Meta sta cercando di non far dipendere tutta la monetizzazione dell’AI solo dalla pubblicità. Gli abbonamenti oggi sono ancora minuscoli rispetto ai 55 miliardi di ricavi advertising del trimestre, ma il messaggio al mercato è chiaro: l’AI non deve essere solo una spesa, deve diventare prodotto.

⚠️ BREAKING NEWS | Prima bozza di intesa USA-Iran sullo Stretto di Hormuz Secondo la TV di Stato iraniana, sarebbe emersa una
⚠️ BREAKING NEWS | Prima bozza di intesa USA-Iran sullo Stretto di Hormuz Secondo la TV di Stato iraniana, sarebbe emersa una bozza preliminare di Memorandum of Understanding tra Stati Uniti e Iran. L’accordo non sarebbe ancora definitivo e Teheran precisa che non adotterà misure senza “verifica tangibile”. ▪️Le forze militari USA si ritirerebbero dalle aree vicine all’Iran. ▪️La Marina USA rimuoverebbe il blocco navale sullo Stretto di Hormuz. ▪️L’Iran si impegnerebbe a riportare entro un mese il traffico commerciale nello Stretto ai livelli pre-bellici. ▪️Le navi militari non sarebbero incluse in questa prima bozza di accordo. ▪️La gestione del traffico navale nello Stretto sarebbe affidata all’Iran, in cooperazione con l’Oman. ▪️Se entro 60 giorni venisse raggiunto un accordo finale, il testo potrebbe essere trasformato in una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza ONU. Il petrolio USA ha esteso le perdite, scendendo sotto gli 88 dollari al barile.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 27 maggio 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 +0,61% (7.519), Nasdaq 100 +1,76% (30.001), Dow Jones −0,23% (50.467), Russell 2000 +1,79% (2.921) Europa: EuroStoxx 50 −1,21% (6.063), DAX −0,84%, CAC −1,03%, FTSEMIB −0,60% –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Technology +1,69%, Industrials +1,48%, Materials +1,35% Bottom 3: Energy −2,80%, Consumer Staples −1,74%, Health Care −1,02% –– Takeaway veloci –– • Wall Street chiude positiva, con il Nasdaq 100 sopra quota 30.000 per la prima volta, spinto ancora dal trade AI. • Treasury in recupero: il 10 anni scende al 4,49%, il 30 anni resta poco sopra il 5%. Il mercato ridimensiona l’ipotesi di un nuovo rialzo Fed entro fine anno. • Petrolio debole ma nervoso: WTI a 93,89 dollari e Brent a 96,67, tra speranze di accordo USA-Iran e nuovi attacchi statunitensi nel sud dell’Iran. –– Macroeconomic Data –– • Fiducia consumatori USA a 93,1 a maggio, leggermente sopra le attese ma in calo rispetto ad aprile. –– Driver principali –– • AI trade ancora dominante: il mercato continua a premiare semiconduttori, memoria, data center e tutta la filiera legata alla capacità computazionale. • Iran e USA restano in una zona grigia: si parla di accordo, ma intanto ci sono attacchi, accuse di violazione del cessate il fuoco e minacce di risposta. –– Specifiche azioni –– • Qualcomm: accordo con ByteDance per la fornitura di chip AI, secondo Bloomberg. • Ferrari: presentata Luce, primo veicolo full electric a cinque posti e quattro porte, prezzo indicato a 640.000 dollari. • Oklo: selezionata dal Dipartimento dell’Energia USA per negoziazioni avanzate sul programma di utilizzo del plutonio in eccedenza. –– Prossimi eventi da monitorare –– • Trimestrali: PDD, Marvell, HP, Salesforce. • Geopolitica: eventuali passi concreti su accordo USA-Iran e risposta iraniana agli attacchi USA. –– Focus del giorno –– Micron nuovo collo di bottiglia La notizia del giorno non è solo il Nasdaq 100 sopra 30.000. Quella è la conseguenza. La notizia vera è Micron che fa quasi +20% in una seduta, dopo che UBS alza il target a 1.625 dollari. Un numero enorme, quasi provocatorio, ma che racconta bene dove si sta spostando il mercato. Proviamo a fare chiarezza su questo mondo legato alle memorie: ▪️La HBM, High Bandwidth Memory, è la memoria più vicina alle GPU. Serve soprattutto nell’AI training, quando i grandi modelli vengono addestrati su quantità enormi di dati. Qui non basta avere tanta memoria: deve essere velocissima e vicina al chip. Se la GPU aspetta i dati, lavora male. Se i dati arrivano subito, lavora al massimo. ▪️Poi c’è la DRAM, la memoria di lavoro di server, data center e computer. Permette ai sistemi di gestire tante informazioni mentre stanno lavorando. Nell’AI conta sempre di più perché i carichi sono più pesanti, continui e complessi. ▪️Poi ci sono NAND e SSD, che servono per conservare e spostare grandi quantità di dati. L’AI non deve solo calcolare. Deve anche archiviare dataset, modelli, risultati e informazioni da richiamare rapidamente. ▪️Infine ci saranno sempre più dispositivi con AI integrata: smartphone, PC, auto, robot, strumenti industriali. Anche lì servirà più memoria, perché una parte dell’AI finirà sempre più vicino all’utente finale. Per questo il tema è diverso dal vecchio ciclo delle memorie. In passato Micron era vista come una società ciclica: prezzi della memoria su, titolo su; prezzi giù, titolo giù. Oggi il mercato si chiede se la domanda sia più strutturale. Non solo un rimbalzo dei prezzi, ma una fame di memoria che arriva da più direzioni insieme. HBM per le GPU. DRAM per server e data center. NAND e SSD per lo storage. Più memoria dentro i dispositivi AI. Micron oggi è il simbolo di questo passaggio. Non deve diventare Nvidia. Deve solo dimostrare che la memoria non è più una commodity qualsiasi, ma una risorsa strategica dentro la nuova filiera dell’intelligenza artificiale. ~About Markets

Micron oggi è il grafico che farà discutere parecchio. Venerdì 22 maggio, prima del lungo weekend del Memorial Day, Trump ha
Micron oggi è il grafico che farà discutere parecchio. Venerdì 22 maggio, prima del lungo weekend del Memorial Day, Trump ha citato direttamente Micron durante un rally a Suffern, New York: “Micron è fantastica”, aggiungendo che la società sta investendo “centinaia di miliardi”. Lunedì i mercati USA erano chiusi. Alla riapertura di oggi, il titolo è esploso. $MU è salita di circa il 18/19% in una sola seduta, ha superato brevemente quota $890 e ha portato Micron oltre 1 trilione di dollari di capitalizzazione per la prima volta nella sua storia. Parliamo di oltre 150 miliardi di dollari di market cap creati in un giorno. Il punto, però, non è solo Trump. Nello stesso giorno UBS ha alzato il target price su Micron da $535 a $1.625, il più alto di Wall Street, ipotizzando una capitalizzazione potenziale da circa 1.800 miliardi di dollari. La tesi è chiara: la memoria per l’AI, soprattutto HBM, non è più una commodity ciclica come prima. Sta diventando un collo di bottiglia strategico dell’infrastruttura AI. Negli ultimi 12 mesi Micron è salita di circa +859%. Da inizio 2026 è già sopra +210%, dopo un 2025 da quasi +240%. Quindi sì, il movimento ha fondamentali: domanda AI, memoria HBM, contratti di lungo periodo, maggiore visibilità sugli utili, reshoring dei semiconduttori negli Stati Uniti. Però la domanda resta. Un presidente in carica cita pubblicamente un singolo titolo prima di un weekend lungo. Alla prima seduta utile, quel titolo aggiunge oltre 150 miliardi di dollari di valore, supera 1 trilione di market cap e riceve anche un upgrade mostruoso da una grande banca. Come vogliamo definirlo? Coincidenza? Politica industriale? O qualcosa che, in un mercato normale, farebbe almeno alzare qualche sopracciglio? I dati sono questi. L’interpretazione la lasciamo a voi.

⚠️ BREAKING NEWS | Micron vola dopo il maxi-upgrade di UBS UBS ha alzato il target price su Micron Technology da 535 a 1.625
⚠️ BREAKING NEWS | Micron vola dopo il maxi-upgrade di UBS UBS ha alzato il target price su Micron Technology da 535 a 1.625 dollari, il livello più alto di Wall Street. Il nuovo target implica una capitalizzazione potenziale da circa 1.800 miliardi di dollari, trasformando Micron da semplice titolo ciclico della memoria a uno dei grandi vincitori strutturali dell’AI. Il mercato sta iniziando a prezzare la memoria non più come commodity, ma come infrastruttura critica dell’intelligenza artificiale. Il titolo è in rialzo del +16%. Il titolo fa parte delle nostre strategie azionarie. Questo non è un consiglio d'acquisto. Rivolgersi al proprio consulente finanziario oppure clicca qui per avere una consulenza personalizzata.

Il Nasdaq sale. Ma... ▪️Da qualche giorno stiamo dicendo una cosa semplice: il mercato sembra forte, ma non è un mercato tran
Il Nasdaq sale. Ma... ▪️Da qualche giorno stiamo dicendo una cosa semplice: il mercato sembra forte, ma non è un mercato tranquillo. Questo grafico lo fa vedere bene. La linea grigia è il Nasdaq 100, che da aprile è ripartito con forza. La linea nera mostra invece i flussi netti sul tech USA nel Prime Book. ▪️La parte interessante è che le due linee non stanno andando insieme. Il Nasdaq è rimbalzato con decisione, mentre i flussi sul settore tecnologico restano ancora sotto zero. Quindi i prezzi corrono, ma il posizionamento degli investitori non racconta ancora una vera corsa generalizzata a comprare tech. ▪️Questo può succedere per diversi motivi. Una parte del rialzo può essere stata alimentata da chi era troppo scarico e ha dovuto rientrare in fretta. Un’altra parte può essere arrivata da pochi grandi nomi legati all’AI, più che da un acquisto ampio e convinto di tutto il settore. ▪️È un mercato forte, ma con parecchia tensione sotto. Nessuno vuole restare fuori dal trade AI, però allo stesso tempo molti investitori sembrano ancora restii ad aumentare davvero il rischio. Si compra, ma con il freno a mano tirato. ▪️La lettura non è per forza negativa. Se i flussi dovessero tornare positivi, il rally potrebbe trovare altra benzina. Però il messaggio del grafico è chiaro: quando l’indice sale molto più dei flussi, il mercato diventa più sensibile alle brutte notizie. Tassi, geopolitica, guidance o anche solo prese di profitto possono pesare molto più del normale.

Il mercato è diventato “tutto concentrato” ▪️Il grafico di BofA non sta dicendo che “siamo in bolla”. Sta mostrando come nell
Il mercato è diventato “tutto concentrato” ▪️Il grafico di BofA non sta dicendo che “siamo in bolla”. Sta mostrando come nelle grandi fasi speculative della storia, una parte enorme del mercato finisce concentrata in pochissimi vincitori. Oggi il gruppo “AI Big 10” — Magnificent 7 più Broadcom, AMD e Micron — pesa circa il 40% del mercato azionario USA. È un livello molto vicino alla concentrazione vista nella bolla TMT del 1999, nel Giappone anni ’80 e nei Nifty Fifty degli anni ’70. ▪️Quando pochi titoli diventano il mercato, l’indice sembra diversificato ma in realtà lo è molto meno. Uno compra S&P 500 pensando di comprare 500 aziende, ma una fetta enorme della performance dipende da AI, semiconduttori, cloud, megacap tech e narrativa capex. Se quei titoli salgono, tutto sembra sano. Se quei titoli si fermano, l’indice può diventare molto più fragile di quanto sembri. ▪️Il confronto storico è interessante ma va preso con equilibrio. Le ferrovie nell’800 arrivarono addirittura al 63% del mercato USA, quindi oggi non siamo al record assoluto. Però siamo già sopra o in linea con molte grandi bolle moderne: utilities/telco/industrials anni ’20 al 36%, Nifty Fifty al 40%, Giappone al 44%, TMT al 41%. Quindi no, non è un dato normale. Ma nemmeno significa automaticamente “crollo domani mattina”. ▪️La differenza rispetto ad alcune bolle passate è che oggi dentro l’AI ci sono aziende vere, con utili veri, margini enormi, cash flow giganteschi e bilanci solidi. Nvidia, Microsoft, Alphabet, Meta, Amazon o Broadcom non sono società senza ricavi come tante dot-com del 1999. Questo è il motivo per cui essere troppo catastrofisti può essere sbagliato. La concentrazione è estrema, ma in parte è sostenuta da fondamentali reali. ▪️Il problema, però, è che anche una grande storia può diventare troppo affollata. Quando tutti sono già dentro gli stessi nomi, il rischio non è solo “la bolla”. Il rischio è che basti poco per far partire prese di profitto: rendimenti obbligazionari più alti, trimestrali ottime ma non abbastanza, guidance prudente, capex AI messo in discussione, o semplicemente rotazione verso aree rimaste indietro. A quel punto non serve che la tesi AI muoia: basta che smetta di sorprendere. Questo grafico non va letto come un invito a scappare dal mercato, ma come un promemoria: oggi la vera domanda non è se l’AI sia importante. Lo è. La domanda è quanto di questa importanza sia già dentro i prezzi.

⚠️ BREAKING NEWS | Ferrari scivola in Borsa dopo il lancio della sua prima full electric: il titolo arriva a perdere fino al
⚠️ BREAKING NEWS | Ferrari scivola in Borsa dopo il lancio della sua prima full electric: il titolo arriva a perdere fino al 7,8% a Milano. Ferrari ha presentato la Luce, prima elettrica del gruppo: 5 posti, prezzo da circa 550.000 euro, oltre 1.000 cavalli, 0-100 km/h in 2,5 secondi e velocità massima sopra i 310 km/h. Numeri tecnici molto forti, ma il mercato sembra essersi concentrato su altro: design polarizzante, cambio di identità e dubbio centrale sul brand. Il punto non è solo “Ferrari fa un’elettrica”. Il punto è se una Ferrari senza motore termico, senza quel suono e quella fisicità che hanno costruito il mito, possa mantenere lo stesso desiderio, la stessa scarsità e soprattutto gli stessi valori residui nel tempo. Ferrari resta Ferrari, ma oggi il mercato ha mandato un messaggio abbastanza chiaro: elettrificare il lusso estremo è molto più difficile che elettrificare un’auto normale.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 26 maggio 2026 –– Chiusura mercati –– USA: mercati chiusi per Memorial Day. –– Takeaway veloci –– • Giornata senza Wall Street, ma non senza mercato: il tema dominante resta il possibile accordo USA-Iran. • Trump ha alzato l’asticella: “o sarà un grande accordo, oppure non ci sarà alcun accordo”. Quindi niente intesa debole, almeno nella narrativa ufficiale. • Le trattative sembrano avanzare, ma i nodi restano pesanti: Hormuz, fondi iraniani congelati, uranio arricchito, sanzioni e ruolo di Israele. • Qatar, Pakistan e Oman restano al centro della mediazione. Alcune fonti parlano di possibile annuncio martedì, ma Teheran continua a frenare. • Il mercato vuole credere alla de-escalation, ma ogni titolo va preso con cautela: molte bozze, molte smentite, pochi dettagli definitivi. • Sui chip, attenzione alla memoria: la Cina spinge su DRAM e NAND, con possibile pressione sui prezzi globali. –– Geopolitica –– • USA-Iran: la bozza includerebbe cessate il fuoco esteso per 60 giorni, riapertura graduale di Hormuz, stop alle operazioni militari e impegno iraniano a non sviluppare armi nucleari. • Hormuz: l’Iran dovrebbe rimuovere le mine entro 30 giorni e interrompere i pedaggi di transito. • Iran: il Parlamento chiede sblocco fondi, sospensione sanzioni petrolifere e fine della guerra su tutti i fronti prima dell’intesa. • Israele/Libano: salgono i rischi di escalation contro Hezbollah, con raid nel sud del Libano e discussioni su una linea militare più aggressiva. • Russia-Ucraina: Kiev afferma di aver colpito un deposito petrolifero russo nella regione di Bryansk. L'Europa sta perdendo slancio dopo gli attacchi statunitensi nello Stretto di Hormuz e le recenti dichiarazioni dell'Iran, che hanno smorzato le speranze di un accordo di pace a breve termine. I mercati asiatici si sono allontanati dai massimi di seduta, ma si avviano verso un nuovo record di chiusura, sostenuti dagli scambi legati all'intelligenza artificiale. I future statunitensi, invece, stanno riducendo i guadagni in vista della riapertura di Wall Street dopo il lungo weekend –– Focus del giorno –– Memorie, il rischio Cina Mentre tutti continuano a guardare Nvidia, GPU e data center, c’è un pezzo della filiera dei semiconduttori che rischia di diventare molto più scomodo: le memorie. Parliamo di DRAM e NAND, cioè quei chip che stanno dentro PC, server, smartphone e dispositivi elettronici. Non sono la parte più sexy dell’AI, ma sono fondamentali. Senza memoria non c’è calcolo, non c’è storage, non c’è infrastruttura digitale. Negli ultimi mesi il settore ha vissuto una fase molto favorevole. Domanda forte, offerta stretta, data center che assorbono capacità e prezzi in salita. Questo ha aiutato moltissimo i grandi produttori storici come Samsung, SK Hynix e Micron. Ora però arriva il solito elefante nella stanza: la Cina. Le aziende cinesi stanno aumentando la produzione di memorie e iniziano a comparire anche in prodotti consumer riconoscibili. Non significa che domani Pechino dominerà il mercato delle memorie avanzate per l’AI. Però sulla fascia più standard, quella più sensibile al prezzo, il rischio è chiaro: più offerta e prezzi più bassi. E quando un mercato passa dalla scarsità all’abbondanza, la narrativa cambia in fretta. Per i consumatori può voler dire RAM e storage meno cari. Per i produttori, invece, può voler dire margini più sotto pressione e meno pricing power. Il mercato oggi sta ancora ragionando molto su domanda AI, scarsità e utili in espansione. Ma se l’offerta cinese inizia davvero a pesare, quella storia diventa meno lineare. La cosa interessante è proprio questa: la prossima crepa nei semiconduttori potrebbe non arrivare dalla domanda, ma dall’offerta. Non perché l’AI rallenta. Ma perché qualcuno inizia a produrre tanto, vendere più basso e togliere ossigeno ai margini. È una dinamica meno spettacolare di Nvidia, ma forse molto più importante per capire la prossima rotazione nel settore. Occhi aperti. ~ About Markets

Sul Corriere.it, in un articolo di Fausta Chiesa, si parla di un tema sempre più centrale per i mercati: chi detiene oggi il debito pubblico americano. Negli ultimi dieci anni la fotografia è cambiata molto: la Cina ha quasi dimezzato la propria quota di Treasury, il Giappone è diventato il primo creditore estero degli Stati Uniti, mentre Regno Unito e area euro hanno aumentato in modo significativo la loro esposizione. Nel pezzo è riportato anche il commento di Alessio Garzone, Portfolio Manager di Gamma Capital Markets, sul cambio di scenario alla Federal Reserve con l’arrivo di Kevin Warsh. Il punto centrale è che chi si aspettava una Fed pronta a tagliare rapidamente i tassi potrebbe restare deluso. Inflazione ancora appiccicosa, petrolio alto, guerra con l’Iran, deficit elevati e rendimenti lunghi che faticano a scendere rendono il quadro molto meno comodo per i mercati. Il mercato sta ricalibrando il “prezzo della Fed”: meno tagli scontati, tassi potenzialmente alti più a lungo e una banca centrale percepita come meno interventista e più attenta alle regole. Qui l’articolo completo su Corriere.it: https://www.corriere.it/economia/finanza/26_maggio_21/cambiano-i-padroni-del-debito-pubblico-usa-la-cina-dimezza-la-quota-giappone-primo-salgono-uk-e-ue-31962c1c-eb27-4dc0-a91e-95607966fxlk.shtml

I mercati questa mattina sono schizzati al rialzo. Futures europei positivi: DAX +1,0%, Euro Stoxx 50 +1,1%. Futures USA in f
I mercati questa mattina sono schizzati al rialzo. Futures europei positivi: DAX +1,0%, Euro Stoxx 50 +1,1%. Futures USA in forte recupero: S&P 500 +1,0%, Nasdaq 100 +1,4%, Russell 2000 +1,5%. Il movimento più importante però è sul petrolio: WTI -5,9% a 90,8 dollari, Brent -5,6% a 97,7 dollari. Anche il gas europeo scende del 6,5%. Il mercato sta comprando la possibilità che USA e Iran arrivino a un’intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz. Non serve molto altro, in questa fase. Meno rischio geopolitico significa petrolio giù, rendimenti più tranquilli e azionario che prova a ripartire. Gli investitori sono long, ma paranoici. Sono dentro al mercato perché il momentum resta fortissimo, soprattutto su AI e indici USA, ma nessuno si fida davvero fino in fondo. È il classico mercato in cui tutti comprano, ma con la mano già vicina al tasto “sell”. Il calo del petrolio aiuta moltissimo, ma non elimina il problema. Se la trattativa si inceppa, il Brent può tornare sopra 100 dollari molto velocemente. Anche perché finora il mercato è stato tenuto in equilibrio da scorte e rilasci di inventario, non da una vera normalizzazione dell’offerta. Quindi sì, il segnale di oggi è positivo. Ma non è un “all clear”. È più un rimbalzo da sollievo: si compra la de-escalation, si comprano i ribassi del petrolio, si compra l’idea che il peggio possa essere evitato. Ma in un mercato così tirato, con Wall Street già su livelli record e l’AI trade ancora dominante, basta poco per trasformare l’euforia in presa di profitto. Vi aggiorneremo, come sempre. Occhi aperti. ~ About Markets

⚠️ BREAKING NEWS | Slitta ancora il possibile accordo USA-Iran Secondo Axios, la Casa Bianca non si aspetta più un annuncio oggi sull’accordo con l’Iran. L’approvazione potrebbe richiedere “ancora alcuni giorni”, nonostante ieri Trump avesse parlato di un’intesa in arrivo “a breve”. I funzionari USA restano ottimisti, ma ammettono che l’accordo potrebbe ancora saltare. Siamo alle solite. Da mesi si parla di accordo imminente, poi arriva sempre un rinvio, una smentita o un nuovo ostacolo. Il mercato può reagire alle headline, ma ormai la credibilità di queste indiscrezioni è molto bassa.

📌 Lunedì 25 maggio Domani Wall Street resterà chiusa per il Memorial Day negli Stati Uniti, mentre nel Regno Unito i mercati saranno chiusi per la Spring Bank Holiday. • I mercati azionari USA non saranno aperti • Le azioni USA con negoziazione 24 ore riprenderanno le quotazioni da martedì alle 02:00 CEST • I futures sugli indici americani chiuderanno anticipatamente alle 19:00 CEST

⚠️ BREAKING NEWS | USA e Iran sarebbero più vicini a un accordo Secondo CBS News e fonti vicine ai negoziati, Stati Uniti e Iran sarebbero “molto più vicini” a finalizzare un’intesa per estendere il cessate il fuoco di 60 giorni e aprire una nuova fase negoziale sul programma nucleare iraniano. I punti principali sul tavolo: 1. Riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, elemento centrale per ridurre la pressione sui mercati energetici globali. 2. Prosecuzione dei negoziati sul programma nucleare iraniano, inclusa la possibile discussione sulla “diluizione o cessione” dell’uranio altamente arricchito. 3. Allentamento parziale delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, in cambio di impegni verificabili da parte iraniana. 4. Sblocco graduale di alcuni asset iraniani congelati, come parte del processo diplomatico. 5. Estensione formale del cessate il fuoco attraverso un memorandum d’intesa tra le parti. Trump parlerà nel pomeriggio con i leader dei paesi del Golfo per discutere il potenziale accordo. Va presa con le pinze: ormai si parla di accordo da mesi e più volte le indiscrezioni sono state ridimensionate o smentite. Finché non c’è un documento ufficiale firmato, il rischio headline resta altissimo.

📌 Il 20 maggio abbiamo partecipato al FAJ Forum Day, un confronto molto interessante sull’evoluzione della consulenza finanz
📌 Il 20 maggio abbiamo partecipato al FAJ Forum Day, un confronto molto interessante sull’evoluzione della consulenza finanziaria, tra fee advice, ETF, strumenti passivi e gestione attiva. Uno dei temi centrali emersi è stato questo: gli ETF sono strumenti efficienti, trasparenti e spesso molto utili, ma non sono una soluzione automatica a tutti i problemi di portafoglio. Il vero punto non è scegliere tra gestione attiva e strumenti passivi. Il punto è capire come, quando e perché usarli. In mercati sempre più concentrati, dominati da pochi grandi titoli e attraversati da inflazione, tassi, volatilità e geopolitica, il rischio è pensare che “passivo” significhi automaticamente “semplice” o “sicuro”. La gestione attiva, se fatta con disciplina, torna invece centrale proprio per questo: selezionare, bilanciare, ridurre gli eccessi e aiutare l’investitore a non subire passivamente ogni fase di mercato. La consulenza indipendente serve anche a questo: non vendere un prodotto, ma costruire un metodo. Leggi articolo completo con commenti dei relatori qui: https://www.investiremag.it/investire/2026/05/20/news/faj-forum-day-2026-etf-certificati-e-fee-advice-la-consulenza-cambia-pelle-e-modello-di-business/

Software: il trade che nessuno voleva più potrebbe tornare improvvisamente centrale 1️⃣ Il mercato continua a inseguire semic
Software: il trade che nessuno voleva più potrebbe tornare improvvisamente centrale 1️⃣ Il mercato continua a inseguire semiconduttori, hardware AI e data center, mentre il software è stato quasi dimenticato. Proprio questo rende il settore interessante: quando un’area è poco posseduta, basta un cambio di narrativa per generare un riposizionamento violento. 2️⃣ Secondo le ultime rilevazioni, i fondi comuni hanno l’esposizione più bassa al software da oltre dieci anni, mentre restano molto più carichi sui semiconduttori. Questo significa che i gestori oggi sono sottopesati proprio su un settore che sta tornando a mostrare forza relativa. 3️⃣ Il grafico di IGV (etf software) è arrivato su una zona tecnica cruciale. L’area 94/95 dollari rappresenta la resistenza chiave: sopra quei livelli il movimento smetterebbe di sembrare solo un rimbalzo e potrebbe trasformarsi in un vero breakout. 4️⃣ Anche il segnale tecnico aiuta: l’incrocio rialzista tra media a 21 e 100 giorni sta rafforzando l’idea che qualcosa stia cambiando. Non è una garanzia, ma quando arriva su un settore così scarico di posizionamento può diventare il classico trigger che costringe molti investitori a rientrare. 5️⃣ Attenzione però: non significa comprare software a caso. Il tema vero è selezionare società con pricing power, ricavi ricorrenti, margini solidi e prodotti difficili da sostituire. Il software, oggi, sembra quasi diventato un “value style”: qualità venduta perché fuori moda. 👉🏼 Noi abbiamo inserito nelle nostre strategie, già da febbraio 2026, una quota importante di software. Pensiamo sia una delle scommesse più interessanti del 2026 e, per ora, il mercato ci sta dando ragione proprio mentre molti vendevano il settore a mani basse. A volte il miglior trade non è dove tutti stanno guardando, ma dove tutti hanno già smesso di guardare. [non è un consiglio di investimento, rivolgersi al proprio consulente finanziario]