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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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📌 Siamo stati citati anche su Milano Finanza in un approfondimento sul ritorno d’interesse verso la “old economy”.
Il tema è quello che seguiamo da tempo: l’AI non significa solo chip, ma anche reti elettriche, cavi, trasformatori, utility e infrastrutture.
Qui l’articolo completo https://www.milanofinanza.it/news/affari-da-old-economy-da-enel-a-leonardo-e-prysmian-ecco-quali-azioni-dell-economia-reale-hanno-maggiori-202610022111122690
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📌 Siamo stati citati da Borsa Italiana in un approfondimento dedicato alle tensioni sui titoli di Stato europei.
Il tema è importante perché la Francia sta ormai pagando rendimenti superiori a diversi Paesi storicamente considerati “periferici” e la pressione sta iniziando a propagarsi anche a Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio.
Quando il mercato torna a differenziare in modo così netto il rischio fiscale tra i Paesi dell’Eurozona, torna inevitabilmente una parola che per anni era quasi scomparsa: frammentazione.
Nell’articolo abbiamo sottolineato proprio questo rischio: il problema francese potrebbe smettere rapidamente di essere soltanto francese.
🔗 https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/teleborsa/finanza/titoli-di-stato-parigi-resta-l-anello-debole-e-il-mercato-riscopre-la-frammentazione-105_2026-10-02_TLB.html
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ABOUT MARKETS | Il lavoro rallenta. Ma attenzione a leggere bene il 4,2% di disoccupazione.
Il dato di settembre ha fatto tanto rumore. Negli Stati Uniti sono stati creati appena 29.000 posti di lavoro, contro circa 90.000 attesi. In più, agosto è stato rivisto da 162.000 a 133.000 e luglio da +20.000 a -10.000.
A prima vista sembra un report molto brutto. In parte lo è. Ma secondo noi il punto vero è capire come sta rallentando il mercato del lavoro americano, perché da questo dipendono anche Fed e mercati.
1. Il mercato del lavoro era già più debole di quanto sembrasse
Se prendiamo luglio, agosto e settembre insieme, arriviamo a una media di circa 51.000 nuovi posti al mese. Quindi non siamo passati improvvisamente da un mercato fortissimo ad agosto a uno debolissimo a settembre.
La realtà è più semplice: stava già rallentando da tempo, solo che le revisioni ce lo stanno mostrando con ritardo.
Il +29.000 non ci dice che l'economia americana è improvvisamente crollata. Ci dice che il motore occupazionale gira ormai molto più piano.
2. Disoccupazione al 4,2%: qui bisogna capire bene cosa sta succedendo
Quando leggiamo “disoccupazione in aumento”, pensiamo subito a più licenziamenti. Ma non è necessariamente così.
Il tasso è salito dal 4,1% al 4,2%, mentre la partecipazione alla forza lavoro è salita dal 61,6% al 61,8% e l'occupazione rilevata dall'indagine sulle famiglie è aumentata di oltre 400.000 persone.
In pratica, più persone sono tornate a cercare lavoro. E chi cerca un lavoro senza averlo ancora trovato viene conteggiato tra i disoccupati.
Quindi quel 4,2% non significa che centinaia di migliaia di americani abbiano improvvisamente perso il posto.
La nostra lettura resta quella di un mercato low hire, low fire: si assume poco, si licenzia poco. È diventato più difficile trovare lavoro, mentre per chi lo ha già continua a essere relativamente difficile perderlo.
Un mercato debole, sì. Ma soprattutto lento.
3. Il dato che ci piace meno sono i salari
La crescita salariale è scesa a +0,1% mensile e +3,0% annuo.
Per la Fed è una buona notizia: meno pressione salariale significa meno rischio inflazionistico. Per le famiglie, però, il discorso cambia.
Se i salari rallentano mentre energia e prezzi restano elevati, il potere d'acquisto si comprime. E secondo noi questo è il rischio vero dei prossimi mesi: famiglie che continuano a lavorare, ma vedono il proprio reddito reale crescere sempre meno.
4. La reazione dei mercati, per ora, ha senso
Dopo il dato abbiamo visto Treasury comprati, rendimenti in calo, dollaro più debole, oro in rialzo e futures azionari più forti. Il 10 anni è sceso di circa 8 punti base e il 2 anni di circa 9.
Il messaggio è abbastanza chiaro:
un mercato del lavoro più debole riduce l'urgenza della Fed di alzare ancora i tassi.
Ed è molto diverso dal prezzare una recessione. Se il mercato stesse leggendo questi numeri come l'inizio di un vero crollo economico, probabilmente vedremmo molta più avversione al rischio.
Per ora sembra soprattutto un repricing dei tassi, non una fuga dal rischio.
5. Adesso arriva il dato che conta davvero: il CPI
Il report sul lavoro ha dato alla Fed tempo, non una soluzione.
Il lavoro rallenta, i salari rallentano e quindi la banca centrale può permettersi di aspettare. Ma il problema principale resta l'inflazione.
Se il prossimo CPI mostrerà un raffreddamento convincente, il quadro potrebbe diventare molto favorevole: crescita più lenta senza rottura, mercato del lavoro più morbido, rendimenti meno aggressivi e Fed meno urgente.
Se invece l'inflazione resterà ostinata, soprattutto con l'energia ancora elevata, questa reazione positiva potrebbe durare poco.
La nostra lettura oggi è quindi che il lavoro americano sta chiaramente rallentando, ma non sta collassando. La disoccupazione è salita anche perché più persone stanno cercando lavoro. La Fed può aspettare. Adesso, però, deve parlare il CPI.
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⚠️ BREAKING | Seagate ($STX) -15% e Western Digital ($WDC) -10% dopo indiscrezioni secondo cui Toshiba investirà circa 60 miliardi di yen per raddoppiare la capacità produttiva di hard disk. Il mercato teme nuova offerta nel settore storage, anche se Bloomberg Intelligence legge il piano soprattutto come conferma della forte domanda legata ad AI e data center.
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⚠️ BREAKING | Payroll USA molto più deboli delle attese: +29k a settembre contro +90k stimati, con disoccupazione al 4,2% e salari mensili a +0,1% contro +0,3% atteso. I mercati la prendono bene: Nasdaq +0,9%, S&P 500 +0,7% e rendimenti Treasury in calo.
La lettura immediata è semplice: un mercato del lavoro più debole aumenta lo spazio per una Fed più accomodante. Attendiamo ora i dati ufficiali completi e soprattutto lo spaccato del report per capire qualità dell’occupazione, revisioni e salari prima di approfondire.
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Chip Nvidia in Cina: cresce il mercato nero nonostante i controlli USA
• Un’indagine ricostruisce una rete internazionale attraverso cui chip Nvidia soggetti alle restrizioni americane continuerebbero ad arrivare in Cina, spesso passando da Sud-est asiatico, Giappone e altri hub. Le autorità USA ritengono che il fenomeno sia molto più ampio di singoli episodi isolati e stanno portando avanti nuove indagini e incriminazioni.
• Secondo SemiAnalysis, centinaia di migliaia di acceleratori AI potrebbero essere sfuggiti ai controlli, per un valore di miliardi di dollari. Funzionari americani sospettano che parte di questa capacità sia arrivata anche a gruppi cinesi come DeepSeek e altri grandi operatori tecnologici, contribuendo a ridurre il gap computazionale con i laboratori AI statunitensi.
• Il problema nasce anche dalla complessità della distribuzione Nvidia: i chip vengono normalmente integrati nei server da partner come Dell e Super Micro e poi distribuiti attraverso intermediari. In alcuni casi l’hardware sarebbe stato ordinato per data center in Thailandia, Taiwan o Singapore e successivamente reindirizzato verso la Cina.
• Nvidia non è accusata di aver violato intenzionalmente le restrizioni e sostiene che il fenomeno sia marginale: secondo la società, meno dello 0,5% dei suoi prodotti sarebbe stato deviato. Le autorità e alcuni ex funzionari USA contestano però la qualità dei controlli sugli utenti finali e segnalano casi in cui gli acquirenti non disponevano nemmeno dello spazio o della capacità energetica necessari per utilizzare i server ordinati.
• La questione sta diventando anche politica: a Washington cresce il sostegno bipartisan per controlli più severi e maggiore tracciabilità dell’hardware, mentre l’amministrazione Trump ha contemporaneamente allentato alcune restrizioni sulla vendita di chip Nvidia meno avanzati alla Cina. Il nodo resta strategico: Huawei sta aumentando la produzione, ma secondo le stime citate non sarebbe ancora in grado di soddisfare completamente la domanda cinese di capacità AI.
Foto: Bloomberg
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Broadcom prepara 60 miliardi di dollari per finanziare i chip AI
• Broadcom e un consorzio di Wall Street stanno iniziando a raccogliere 60 miliardi di dollari di finanziamenti destinati all’acquisto e al leasing di chip e infrastrutture AI, con Anthropic tra i principali beneficiari. L’operazione permetterebbe alle società AI di aumentare rapidamente la capacità di calcolo senza finanziare direttamente tutto l’hardware.
• La struttura prevede 42 miliardi di dollari di debito senior garantito e altri 18 miliardi di debito junior guidati da Blackstone. Quest’ultima dovrebbe impegnare direttamente circa 9 miliardi attraverso diversi fondi e sindacare sul mercato la parte restante.
• Per Broadcom è un passaggio strategico importante: oltre a vendere acceleratori e infrastrutture di networking, il gruppo contribuisce a creare il finanziamento necessario affinché i clienti possano acquistare capacità AI. È un modello che avvicina ulteriormente Broadcom ad Anthropic e aumenta la competizione con Nvidia.
• L’operazione mostra anche quanto il boom dell’AI stia diventando dipendente dal credito: dopo centinaia di miliardi raccolti per costruire data center, ora crescono rapidamente anche i finanziamenti specifici per chip, server e capacità computazionale.
• Il test per il mercato sarà quindi la disponibilità degli investitori ad assorbire altri 60 miliardi di debito AI. Ad agosto Nvidia aveva già annunciato, insieme a grandi gruppi finanziari tra cui Blackstone, un’iniziativa per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari destinati all’ecosistema AI.
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🔴 Alessio Garzone è LIVE ora su Mercati e strategie: come affrontare il quarto trimestre 2026
Insieme a Daniela La Cava parleremo di:
• rendimenti e mercato obbligazionario
• Europa e rischio frammentazione
• nuove dinamiche e nuovi effetti legati all’AI
• strategie e scenari per affrontare l’ultimo trimestre dell’anno
📺 Segui la diretta qui:
https://www.youtube.com/live/lgNazB-VT1o?si=TDKLyd0Eken7bLei
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ANTEPRIMA ABOUT MARKETS | Oggi arrivano i Non-Farm Payrolls di settembre
Alle 14:30 avremo probabilmente il dato macro più importante della settimana. Il mercato del lavoro americano resta solido, ma settembre arriva con parecchio rumore statistico e soprattutto dopo un agosto che potrebbe essere stato molto più forte sulla carta che nella realtà.
Il consenso si aspetta circa +90.000 nuovi posti di lavoro, dopo i +162.000 di agosto. Il tasso di disoccupazione è atteso stabile al 4,1%, mentre i salari orari dovrebbero crescere dello 0,3% m/m e del 3,2% a/a.
Goldman Sachs è leggermente più prudente sui payrolls, con una stima di +80.000, ma vede la disoccupazione in calo al 4,0%. Barclays è ancora più bassa, a +50.000, mentre Nomura rappresenta l’estremo opposto con +130.000.
Perché questo report è più complicato del solito?
▪️ Agosto potrebbe aver dato un’immagine troppo forte. Le correzioni stagionali hanno avuto un impatto insolitamente favorevole e diverse banche si aspettano revisioni. Per questo oggi guarderemo quasi con la stessa attenzione il dato di agosto rivisto e quello nuovo di settembre.
▪️ Gli indicatori anticipatori restano discreti. Le richieste iniziali di sussidio sono scese verso 200 mila, quelle continuative sono ai minimi dal 2023 e l’ADP ha mostrato +90 mila occupati privati. Anche alcune indagini sulle imprese indicano un miglioramento delle assunzioni.
▪️ I consumatori raccontano però una storia meno brillante. Nell’indagine del Conference Board è aumentata la quota di persone che considera più difficile trovare lavoro. In pratica, imprese e dati amministrativi descrivono ancora stabilità, mentre la percezione delle famiglie continua lentamente a deteriorarsi.
▪️ I salari per ora non sembrano il problema principale. Una crescita intorno al 3%-3,5% annuo sarebbe compatibile con un mercato del lavoro ancora sano senza riaccendere, da sola, il timore di una nuova spirale salariale.
La Fed
Dopo il rialzo di settembre, il mercato aveva iniziato a prezzare con forza un altro intervento già a ottobre. Negli ultimi giorni questa probabilità si è ridotta parecchio dopo il PCE più moderato e i commenti più prudenti della Fed.
Goldman Sachs e Barclays vedono ora ottobre come una pausa e dicembre come la finestra più probabile per un eventuale nuovo rialzo. Il dato di oggi può riaprire il dibattito, ma per cambiare davvero il quadro servirebbe probabilmente una sorpresa importante.
Come la leggiamo noi
Per noi ci sono tre zone abbastanza chiare.
🟢 40-100 mila posti, disoccupazione 4,0%-4,1%
È probabilmente lo scenario più tranquillo: economia che rallenta senza rompersi, pressione limitata sulla Fed e rendimenti che potrebbero respirare.
🔥 Oltre 120 mila, soprattutto con disoccupazione al 4,0%
Il mercato tornerebbe rapidamente a discutere di un rialzo già a ottobre. In questo caso il rischio sarebbe soprattutto sui Treasury e, indirettamente, sulle valutazioni equity.
❄️ Sotto 20 mila o disoccupazione verso il 4,3%
Cambierebbe completamente la lettura di agosto. Il mercato inizierebbe a chiedersi se il rallentamento del lavoro sia molto più rapido del previsto.
C’è poi un elemento che secondo noi rende interessante soprattutto il mercato obbligazionario: il posizionamento sistematico sui Treasury è già estremamente ribassista. Goldman segnala esposizioni short molto elevate sui governativi USA a 10 e 30 anni. Un dato debole potrebbe quindi generare una reazione sui bond molto più violenta di quanto suggerirebbe il semplice dato macro.
Ci aggiorniamo come sempre alle 14:30.
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AI: i conti degli hyperscaler iniziano a diventare molto pesanti
È uno di quei temi su cui continuiamo a tornare, trimestre dopo trimestre, senza che sia ancora arrivata una risposta davvero convincente: chi pagherà davvero tutta questa infrastruttura AI?
Torsten Slok, Chief Economist di Apollo, riparte proprio da questa domanda e mette in evidenza una possibile incoerenza tra le aspettative incorporate nelle stime delle big tech e quelle dei settori che dovrebbero acquistare i loro servizi.
▪️ Le stime degli analisti sul settore tecnologico implicano un aumento enorme della generazione di cassa nei prossimi anni. Per gli hyperscaler, dopo una fase in cui gli investimenti stanno comprimendo il free cash flow, il consenso incorpora un recupero molto forte verso fine decennio.
▪️ Il grafico è interessante proprio per questo: Meta, Microsoft, Alphabet, Amazon e Oracle stanno attraversando una fase di capex giganteschi, al punto che il free cash flow aggregato potrebbe diventare negativo in alcuni trimestri nel 2026-2028 prima di risalire con forza nelle stime successive.
▪️ Slok evidenzia però un’incoerenza: gli analisti tech stanno implicitamente assumendo una fortissima crescita futura della spesa in AI e servizi cloud, mentre le previsioni sui flussi di cassa dei settori che dovrebbero essere i clienti di queste aziende risultano molto più moderate. Da qualche parte, quindi, le aspettative dovranno incontrarsi.
▪️ C’è poi un passaggio che ci piace particolarmente. Se gli investimenti continuassero a crescere molto più velocemente della capacità dei clienti di finanziarli con la propria cassa, gli hyperscaler finirebbero quasi per comportarsi come “il nuovo governo americano”: grandi investimenti finanziati continuamente attraverso nuovo debito e capitale, aspettandosi che la domanda futura giustifichi la spesa di oggi.
▪️ Per noi questo non significa che la tesi AI sia sbagliata. Significa che stiamo entrando nella fase più importante: dall’AI raccontata all’AI monetizzata.
La domanda diventa quindi molto semplice: quanto fatturato e quanto cash flow deve generare l’AI per remunerare centinaia di miliardi di dollari di investimenti ogni anno?
È probabilmente uno dei numeri più importanti da seguire nel mercato azionario da qui al 2030.
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🇫🇷 FRANCIA, TORNA IL RISCHIO FRAMMENTAZIONE IN EUROPA
Ieri il mercato obbligazionario europeo ha mandato un segnale che non va sottovalutato secondo noi. La pressione partita dalla Francia si è rapidamente allargata agli altri governativi dell’Eurozona, riportando alcuni spread su livelli che mancavano dalla crisi del debito sovrano del 2012.
▪️ Il cuore del problema resta Parigi. Il nuovo bilancio punta a ridurre il deficit dal 5,4% al 5% del PIL nel 2027, attraverso circa €54 miliardi di risparmi, ma arriva con un debito pubblico già intorno al 119% del PIL, costi di finanziamento in forte aumento e un percorso parlamentare politicamente molto complicato.
▪️ Il mercato sta chiedendo un premio sempre maggiore per detenere debito francese. Lo spread OAT-Bund decennale è tornato sui livelli più elevati dal 2012, mentre i rendimenti francesi hanno raggiunto massimi che non si vedevano da oltre vent’anni. La Francia oggi si finanzia a costi superiori anche a quelli di alcuni Paesi che storicamente consideravamo “periferici”.
▪️ La parte che ci interessa di più è il contagio. Ieri la pressione non è rimasta confinata agli OAT: anche Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio hanno visto allargarsi i premi al rischio, mentre il Bund tedesco è tornato a svolgere il ruolo di rifugio. È esattamente questo tipo di divergenza che riporta nel vocabolario dei mercati la parola “frammentazione”.
▪️ Intanto la BCE si trova in una posizione scomoda. Joachim Nagel ha ricordato che gli strumenti anti-frammentazione servono a preservare la trasmissione della politica monetaria e la stabilità dei prezzi, non a difendere uno specifico livello degli spread. Inoltre, l’utilizzo del TPI sulla Francia oggi sarebbe tutt’altro che automatico, vista la natura principalmente fiscale del problema.
Detto ciò, secondo noi parlare già oggi di nuova crisi del debito europeo sarebbe prematuro. Però qualcosa è cambiato e sta coinvolgendo l’intero mondo. Per mesi il mercato ha tollerato deficit elevati e traiettorie del debito poco rassicuranti, ora sta iniziando a chiedere un prezzo più alto. E quando il rischio fiscale torna a essere prezzato in modo differenziato tra i Paesi dell’Eurozona, il tema smette rapidamente di essere solo francese. La Francia, quindi, diventa uno dei dossier macro più importanti da seguire nei prossimi mesi: bilancio, politica, spread e capacità del governo di convincere gli investitori che il debito possa essere stabilizzato senza innescare una nuova fase di stress finanziario europeo.
https://lnkd.in/p/eKK6ZFXy
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Buongiorno
2 ottobre 2026
Wall Street apre ottobre con rialzi contenuti dopo una seduta molto volatile. Il recupero dei Treasury dai massimi di rendimento ha aiutato gli indici USA, mentre l’Europa è stata colpita da vendite pesanti tra tensioni fiscali, rialzo dei rendimenti sovrani e debolezza delle banche. Petrolio e dollaro hanno chiuso ancora in rialzo.
🇺🇸 USA
S&P 500 +0,19% | Nasdaq 100 +0,31% | Dow Jones +0,04% | Russell 2000 +0,35%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 -1,49% | DAX -1,03% | CAC 40 -1,62% | FTSE MIB -2,21%
Settori USA
🟢 Migliori: Energy +1,93%, Technology +1,06%, Industrials +1,01%
🔴 Peggiori: Health Care -1,32%, Communication Services -0,93%, Real Estate -0,53%
I temi principali della giornata
▪️ Wall Street resiste grazie a tecnologia ed energia. Il Nasdaq 100 ha guidato i rialzi, sostenuto dal software dopo i risultati di Accenture e il miglioramento della guidance di Synopsys. Accenture ha registrato la migliore seduta della sua storia, trascinando anche IBM e Cognizant. L’energia è stata però il settore più forte, accompagnando il nuovo rialzo del greggio.
▪️ L’ISM resta espansivo, ma i prezzi accelerano ancora. L’indice manifatturiero è sceso appena a 54,5, sotto il 55,0 atteso, mentre nuovi ordini e occupazione sono rimasti solidi. Più delicato il dato sui prezzi pagati, saliti a 77,9 da 71,1: l’attività economica continua a tenere, ma le pressioni sui costi restano elevate.
▪️ Anche il mercato del lavoro continua a mostrare resilienza. Le richieste iniziali di sussidio sono rimaste basse a 197 mila, mentre quelle continuative sono scese a 1,701 milioni. Revelio Labs stima inoltre 56,9 mila nuovi occupati a settembre. Il quadro resta quello di un’economia ancora solida alla vigilia del rapporto ufficiale sul lavoro.
▪️ I Treasury hanno invertito parte del sell-off. Il rendimento del decennale ha toccato il 5,34%, massimo dal 2002, prima di ripiegare verso il 5,23%, mentre il biennale è sceso intorno al 4,79%. I commenti più prudenti di Jefferson e Bowman hanno ridimensionato le aspettative di un nuovo rialzo Fed già a ottobre e favorito il recupero dell’equity dai minimi.
▪️ Il dollaro è tornato protagonista. Il DXY è sui livelli più alti dall’aprile 2025, sostenuto dal differenziale dei tassi e dalle crescenti tensioni europee. EUR/USD è sceso sotto 1,13, mentre gli indicatori tecnici mostrano un dollaro ormai vicino a condizioni di forte ipercomprato e un euro su livelli di ipervenduto che non si vedevano dal 2015. Il movimento riflette soprattutto il deterioramento del quadro europeo, con rendimenti francesi e italiani in forte aumento e segnali di maggiore stress anche sul credito.
▪️ Il petrolio resta al centro del mercato. Il WTI ha guadagnato 2,45 dollari a 92,87, mentre il Brent è salito di 4,28 dollari a 102,31. Oltre alle indiscrezioni sullo stop cinese alle esportazioni di carburanti, aumenta il premio geopolitico: gli Stati Uniti stanno inviando nel Golfo Persico la USS Theodore Roosevelt insieme a circa 10 mila tra marinai e Marines. Con il suo arrivo Washington potrebbe tornare ad avere tre gruppi portaerei nell’area. Sono state inoltre rafforzate le difese missilistiche in Qatar e Arabia Saudita.
▪️ La diplomazia con l’Iran resta bloccata. Da settimane gli attacchi diretti sono diminuiti, ma i negoziati restano in stallo, soprattutto sul controllo dello Stretto di Hormuz. Teheran avrebbe mostrato apertura al ritorno degli ispettori nucleari in cambio di un alleggerimento delle sanzioni, mentre il rafforzamento militare americano mantiene elevato il rischio di una nuova escalation.
▪️ Cambiamenti importanti anche negli indici USA: Moderna entrerà nel Nasdaq 100, mentre Twilio farà il suo ingresso nell’S&P 500. Sono movimenti tecnici rilevanti perché comportano acquisti da parte dei fondi e degli ETF passivi che replicano i due benchmark.
Da monitorare oggi: il rapporto sul lavoro USA di settembre, con occupazione, disoccupazione e salari centrali per il percorso della Fed.
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⚠️ BREAKING | Gli Stati Uniti stanno inviando una terza portaerei e fino a 10.000 militari aggiuntivi in Medio Oriente. Secondo il WSJ, Trump avrebbe inoltre detto ai suoi consiglieri di aspettarsi una ripresa dei bombardamenti contro l’Iran.
Reazione immediata sui mercati: Brent +4,8% a 106,6$, WTI +3,3% a 93,3$. I futures azionari USA virano leggermente in negativo, con S&P 500 -0,18% e Nasdaq 100 -0,04%, mentre in Europa l’Euro Stoxx 50 perde circa l’1,3%. Il movimento arriva in una giornata già caratterizzata da forti tensioni sul mercato energetico e da timori sull’offerta.
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⚠️ BREAKING | EUR/USD arriva a toccare il -1% a 1,124, sotto 1,13 per la prima volta da maggio 2025. Il movimento riflette la crescente pressione sui conti pubblici francesi e il repricing più hawkish della Fed, con il dollaro ai massimi da aprile 2025.
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Anthropic punta a una mega-IPO entro novembre
• Anthropic starebbe preparando la quotazione già per metà novembre, con il roadshow che potrebbe partire nella settimana del 9 novembre e il debutto prima del Thanksgiving. Le discussioni sono ancora in corso e la tempistica potrebbe cambiare, ma l’obiettivo resta arrivare in Borsa entro fine 2026.
• La valutazione ipotizzata è enorme: secondo potenziali investitori Anthropic potrebbe valere tra 1.800 e 2.000 miliardi di dollari e punta a eguagliare o superare per dimensioni l’IPO record di SpaceX. Una quotazione di questa portata diventerebbe uno dei principali test di mercato sull’intero ciclo di investimenti nell’AI.
• I numeri mostrano contemporaneamente crescita esplosiva e fabbisogno di capitale molto elevato: nel 2025 i ricavi sarebbero saliti a circa 4,6 miliardi di dollari dai 386 milioni dell’anno precedente, mentre la perdita netta avrebbe raggiunto quasi 42 miliardi. Oltre 34 miliardi derivano però dalla variazione del fair value delle passività, mentre la perdita operativa sarebbe superiore a 8 miliardi.
• Il timing è particolarmente interessante perché arriva mentre OpenAI avrebbe rinviato i propri piani di IPO e il mercato delle nuove quotazioni sta mostrando maggiore selettività. Escludendo alcune mega-operazioni, le oltre 100 IPO dell’anno registrano mediamente una performance negativa, molto inferiore a S&P 500 e Nasdaq.
• Per Anthropic la quotazione servirebbe quindi sia a raccogliere capitale per sostenere l’enorme fabbisogno infrastrutturale dell’AI sia a sfruttare una finestra di mercato ancora favorevole alle società leader del settore, nonostante valutazioni molto elevate e crescente attenzione su costi, sicurezza e sostenibilità economica dei modelli AI.
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🔥 RISULTATI GESTIONI PATRIMONIALI | SETTEMBRE 2026 🔥
📄 Factsheet Gestioni Patrimoniali – Settembre 2026
Settembre è stato un mese molto selettivo sui mercati azionari. Il Nasdaq 100 ha guadagnato il +3,23%, mentre l’S&P 500 ha chiuso a -0,45% e il MSCI World a -1,31%
.
La forza degli indici tecnologici ha però nascosto una debolezza più ampia sotto la superficie. La leadership è tornata soprattutto verso semiconduttori e società direttamente esposte agli investimenti nell’infrastruttura AI, mentre il forte rialzo dei rendimenti obbligazionari ha penalizzato buona parte degli altri settori.
In questo contesto, le nostre strategie hanno chiuso settembre con dinamiche differenti, mantenendo comunque performance da inizio anno positive su tutte le principali linee.
Sulle Tematiche Azionarie:
Best Brands Long Only: -0,58% nel mese e +15,68% da inizio anno.
Robotics & AI Long Only: +1,95% a settembre e +31,37% YTD.
Alternative Energy Long Only: -1,81% nel mese e +1,86% da gennaio.
Sulle strategie Flex:
Best Brands Flex: -1,07% e +7,30% YTD.
Robotics & AI Flex: -0,41% e +11,82% YTD.
Alternative Energy Flex: -1,21% e +4,04% YTD.
Le GPM Multiasset mantengono tutte un risultato positivo da inizio anno:
GPM Multiasset Azionaria: -1,00% a settembre e +8,47% YTD.
GPM Multiasset Dinamica: -0,82% e +5,02% YTD.
GPM Multiasset Equilibrata: -1,07% e +7,30% YTD.
Positivi anche i PAC Megatrend: PAC Azionaria +2,07% nel mese e +19,83% da inizio anno, mentre la versione Dinamica chiude a +0,63% e +11,18% YTD.
Settembre è stato soprattutto un mese di revisione dei portafogli.
Su Best Brands abbiamo spostato maggiormente il baricentro verso la nuova fase dell’intelligenza artificiale, aumentando l’esposizione a cybersecurity, semiconduttori, infrastructure software, mega cap tecnologiche e sistemi di pagamento, riducendo invece alcune componenti più difensive.
Anche sulla Robotics & AI abbiamo rafforzato semiconduttori, cybersecurity e software infrastrutturale, riducendo China Tech e Healthcare/Med Tech. L’obiettivo è aumentare il peso dei punti della catena del valore dove vediamo oggi una monetizzazione più diretta della crescita dell’intelligenza artificiale.
Sulle linee flessibili abbiamo inoltre aumentato l’esposizione azionaria complessiva dal 45% al 55%, mantenendo una quota importante di liquidità. In parallelo abbiamo continuato ad accumulare oro, portandone progressivamente il peso verso il 6% su buona parte delle strategie.
Guardando oltre il singolo mese, arriviamo all’ultimo trimestre dell’anno con Robotics & AI Long Only a +31,37% da gennaio, Best Brands Long Only a +15,68%, i PAC fino al +19,83% e tutte le GPM Multiasset positive nel 2026.
Continuiamo a vedere opportunità importanti nell’intelligenza artificiale, in una fase in cui diventa sempre più importante distinguere tra semplice esposizione al tema e aziende capaci di trasformare gli investimenti in crescita degli utili, generazione di cassa e maggiore visibilità sulla domanda.
La gestione attiva, per noi, significa anche questo: modificare il portafoglio quando cambia il mercato, aumentare il peso delle aree dove cresce la convinzione e mantenere abbastanza flessibilità per affrontare fasi meno lineari.
Grazie per la fiducia, come sempre.
Team Gestioni
Gamma Capital Markets
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🇺🇸 ISM USA: crescita solida, prezzi troppo caldi
• L’ISM manifatturiero di settembre resta nettamente in espansione a 54,5, appena sotto il 55 atteso. La domanda rimane solida: nuovi ordini a 55,3 e occupazione a 52,7, entrambi sopra le attese. Anche le richieste iniziali di sussidio restano contenute a 197 mila.
• Il dato che pesa maggiormente sui mercati è quello dei prezzi pagati, saliti a 77,9 contro 73 atteso e 71,1 precedente. Per noi il messaggio è abbastanza chiaro: l’economia americana continua a reggere bene, mentre le pressioni sui costi restano elevate, anche per effetto di energia e problemi nelle catene di approvvigionamento.
• La reazione è negativa per gli asset più sensibili ai tassi: equity in ribasso e rendimenti dei Treasury a 10 e 30 anni in rialzo di circa l’1% in termini relativi. Un’economia ancora forte accompagnata da prezzi elevati riduce lo spazio per una Fed più accomodante e torna a mettere pressione sulle valutazioni azionarie.
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Wall Street: industriali in testa, debole il real estate
• L’S&P 500 sale dello 0,32%, con Industriali +1,46% e Communication & Professional Services +1,06% in testa. Bene anche Energy +0,72% e semiconduttori +0,46%.
• Più deboli i comparti legati ai tassi e all’immobiliare: Homebuilding & Products -1,24%, Equity Real Estate -1,13%, Real Estate Management -1,03% e Banks -1,04%.
• Materials -0,99% risente dello spin-off di Vylor da Corteva, che distorce la performance del comparto. Al netto di questo effetto tecnico, la seduta mostra una partecipazione abbastanza ampia ai rialzi.
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Wall Street: industriali in testa, debole il real estate
• L’S&P 500 sale dello 0,32%, con Industriali +1,46% e Communication & Professional Services +1,06% in testa. Bene anche Energy +0,72% e semiconduttori +0,46%.
• Più deboli i comparti legati ai tassi e all’immobiliare: Homebuilding & Products -1,24%, Equity Real Estate -1,13%, Real Estate Management -1,03% e Banks -1,04%.
• Materials -0,99% risente dello spin-off di Vylor da Corteva, che distorce la performance del comparto. Al netto di questo effetto tecnico, la seduta mostra una partecipazione abbastanza ampia ai rialzi.
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Constellation +4%: accordo nucleare ventennale con Amazon
• Amazon e Constellation Energy hanno firmato un accordo di fornitura di energia nucleare della durata di 20 anni per 690 MW dalla centrale di Calvert Cliffs, nel Maryland. L’energia sarà destinata anche a sostenere i data center Amazon attraverso la rete PJM.
• L’accordo prevede oltre 3 miliardi di dollari di investimenti nella centrale e 190 MW di nuova capacità tra il 2030 e il 2032. Per Constellation significa maggiore visibilità sui ricavi di lungo periodo.
• Goldman Sachs considera l’accordo positivo per l’intero settore: la domanda energetica dei data center AI sta rendendo il nucleare sempre più strategico per le Big Tech. Constellation sale quasi del 4% nel pre-market.
