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Sanchez e signora: lui predica moralità in Europa, sua moglie è appena stata rinviata a giudizio per corruzione.
Begoña Gómez, moglie del premier spagnolo Pedro Sánchez, è stata formalmente rinviata a giudizio dal giudice Juan Carlos Peinado per quattro reati:
Abuso di potere
Corruzione negli affari
Malversazione di fondi pubblici
Appropriazione indebita
E sul fronte spagnolo per il momento è tutto.
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Iran: almeno 1.639 persone giustiziate nel 2025, il numero più alto dal 1989.
Secondo il nuovo rapporto annuale di Iran Human Rights (IHR) e Together Against the Death Penalty (ECPM):
1.639 esecuzioni confermate nel 2025
+68% rispetto alle 975 del 2024
Almeno 48 donne tra gli giustiziati
Più di 4 esecuzioni al giorno in media
Si tratta di una cifra minima, perché la maggior parte delle esecuzioni avviene in segreto e senza trasparenza.
Le ONG denunciano l’uso sistematico della pena di morte come strumento di repressione, soprattutto dopo le proteste recenti. Centinaia di manifestanti detenuti rischiano ora la condanna a morte.
Un regime che impicca più di 4 persone al giorno non sta “governando”.
Sta terrorizzando il proprio popolo.
La comunità internazionale non può più voltarsi dall’altra parte.
Fermiamo i boia iraniani, con qualunque mezzo.
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Maurizio Stefanini su Libero di oggi. Una ottima sintesi dello stato dell'arte usa-iran
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Dal Mediterraneo al fiume Senio
Il 31 ottobre 1944 la Brigata Ebraica salpò dal porto di Alessandria. Destinazione: Taranto. Pochi giorni prima, l'Orchestra Sinfonica di Palestina aveva raggiunto il campo di Burg el-Arab per suonare un concerto di commiato agli uomini in partenza. Eseguì il Kol Nidrei di Max Bruch e l'Incompiuta di Schubert. Poi il silenzio del Mediterraneo, e l'Italia.
Sbarcati a Taranto il 5 novembre, i soldati della Brigata risalirono un paese devastato. Il colonnello Jack Levy, che guidò la colonna verso nord, descrisse così l'attraversamento di Cassino: «Tutto era in rovina, con la popolazione magra e scalza che cercava di tornare alle proprie case, alle vigne e alle tombe dei propri cari. La fame regnava sovrana nel sud Italia.» A Fiuggi, stazione termale a ottanta chilometri da Roma, la Brigata si fermò quattro mesi per completare l'addestramento. Poi arrivò l'ordine di raggiungere il fronte.
Dal 3 marzo al 15 aprile 1945, quarantaquattro giorni di combattimenti sul fiume Senio, in Romagna. Di fronte, prima gli Jäger austriaci della 42a divisione, poi i paracadutisti della 4a Fallschirmjäger, veterani del fronte russo. Una guerra di pattuglie notturne, agguati, mine, colpi di mortaio. Cinquantotto caduti, tra i battaglioni di fanteria e i reparti ausiliari. E infine, nella notte tra il 9 e il 10 aprile 1945, l'attraversamento del Senio e la liberazione di Cuffiano, primo villaggio strappato al nemico dalla Brigata Ebraica, pochi giorni prima della Liberazione.
Questa settimana racconteremo come la Brigata Ebraica combatté in Italia: lo sbarco, l'addestramento, i combattimenti sul Senio, la battaglia finale. Si getterà luce sugli uomini che la composero e gli episodi che sono entrati nella memoria collettiva di questo esercito, come l'assalto alla baionetta alla collina della Giorgetta, il 19 marzo 1945, guidato dal capitano Yochanan Peltz.
Per la prima volta nella storia, soldati ebrei combatterono sotto una bandiera ebraica, in nome del proprio popolo. Questa fu anche la loro guerra.
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Guardate questa foto. E segnatevi questo nome: Saghar Gholami.
Ha solo 19 anni ed è una ragazza di Gonbad-e Kavus, nella provincia di Golestan, nel nord-est dell’Iran.
Il suo “crimine”? Aver partecipato alle proteste nazionali di gennaio 2026.
All’inizio di febbraio 2026 le forze di sicurezza del regime hanno fatto irruzione in casa sua e l'hanno trascinata via con violenza.
Da quel giorno non ha più avuto accesso a un avvocato, non ha potuto parlare con la famiglia e non si conoscono con precisione le accuse formali contro di lei.
Pochi giorni fa, intorno all’8 aprile 2026, il Tribunale Rivoluzionario l’ha condannata a morte.
Il verdetto è stato confermato.
Saghar ora è a rischio di esecuzione imminente.
Una ragazza di 19 anni, la cui vita è appena iniziata, rischia di essere impiccata solo perché ha osato chiedere libertà.
Sua madre sta lanciando un appello disperato: «Siate la sua voce».
Non dimentichiamola.
Non lasciamo che venga uccisa nel silenzio del regime.
Fermiamo i boia iraniani. Con qualunque mezzo.
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tutti i nostri podcast sono anche su youtube!
https://www.youtube.com/watch?v=3LPr_sf_DFg&list=PLGUc8c4ejE0L0KWjo_ed3cJT3J_xklG7_
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https://open.spotify.com/episode/494CB5237xmNAdS0Ko08Ho
è uscito il primo podcast della serie "La Brigata Ebraica" di Free4Future.
Tutti i giorni, dal 6 al 25 aprile sui canali di F4F un post, un articolo, un video per raccontare e far conoscere l'eroica storia della Brigata. Seguici e condividi!
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Solo Giulia Sorrentino continua a seguire l'inchiesta Hannoun. Tutti gli altri giornali hanno scelto il silenzio, o quasi.
Le intercettazioni dell'operazione Domino continuano a parlare. E quello che dicono è devastante.
Raed Dawoud, uno degli arrestati, spiega senza giri di parole dove andavano i soldi raccolti "per gli orfani di Gaza": a comprare un appartamento a Milano. Gli aiuti umanitari con i camion? «L'importante è che la merce arrivi al valico di Rafah. Se poi la rubano nella Striscia, a me non importa.» La Cupola d'Oro di Milano — conto corrente da 1 milione 122mila euro — stava già cercando alternative ai bonifici dopo le sanzioni USA. Articoli su InfoPal comprati per 10mila euro per giustificare flussi di denaro. Collaborazioni fittizie. Immobili.
Non era beneficenza. Era una macchina finanziaria per Hamas, gestita sotto gli occhi di tutti — parlamentari inclusi.
Perché Ascari, Di Battista, Tripiedi e Ricciardi erano in piazza con loro, raccoglievano fondi con loro, viaggiavano con loro. Le intercettazioni dicono che lo sapevano. Adesso che il sistema si sta smontando pezzo per pezzo, sarebbe il momento di sentire la loro versione.
Aspettiamo. #mediamente
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Solo Giulia Sorrentino continua a seguire l'inchiesta Hannoun. Tutti gli altri giornali hanno scelto il silenzio, o quasi.
Le intercettazioni dell'operazione Domino continuano a parlare. E quello che dicono è devastante.
Raed Dawoud, uno degli arrestati, spiega senza giri di parole dove andavano i soldi raccolti "per gli orfani di Gaza": a comprare un appartamento a Milano. Gli aiuti umanitari con i camion? «L'importante è che la merce arrivi al valico di Rafah. Se poi la rubano nella Striscia, a me non importa.» La Cupola d'Oro di Milano — conto corrente da 1 milione 122mila euro — stava già cercando alternative ai bonifici dopo le sanzioni USA. Articoli su InfoPal comprati per 10mila euro per giustificare flussi di denaro. Collaborazioni fittizie. Immobili.
Non era beneficenza. Era una macchina finanziaria per Hamas, gestita sotto gli occhi di tutti — parlamentari inclusi.
Perché Ascari, Di Battista, Tripiedi e Ricciardi erano in piazza con loro, raccoglievano fondi con loro, viaggiavano con loro. Le intercettazioni dicono che lo sapevano. Adesso che il sistema si sta smontando pezzo per pezzo, sarebbe il momento di sentire la loro versione.
Aspettiamo. #mediamente
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Guardate questa foto. E segnatevi questo nome: Sheida Riahi Chelwani.
Ha solo 30 anni ed è una medico specialista in ginecologia e ostetricia, oltre che studentessa di urologia.
Lavorava come ginecologa presso l’Ospedale Seyed Al Shohada (Omid Oncology Hospital) a Isfahan, dove curava pazienti ogni giorno.
Il 9 gennaio 2026, al mattino presto, le forze di sicurezza del regime hanno fatto irruzione in casa sua e l’hanno arrestata.
Il suo “crimine”? Secondo le testimonianze degli attivisti, aver prestato cure mediche a feriti durante le proteste di gennaio 2026.
Da quel giorno sono passati oltre 90 giorni e di lei non si sa più nulla:
nessuna informazione ufficiale sul luogo di detenzione, sulle sue condizioni di salute o sullo stato del procedimento giudiziario.
È sparita nel silenzio del regime.
Una dottoressa che ha scelto di salvare vite ora rischia di essere inghiottita dalle prigioni iraniane solo per aver fatto il proprio dovere.
Non dimentichiamola.
Non lasciamo che la sua voce venga cancellata.
Fermiamo i boia iraniani. Con qualunque mezzo.
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️L’IDF rivela i dettagli dietro l'attacco più grande in Libano dall'inizio dell'Operazione Roaring Lion:
In un solo minuto, tre aree colpite simultaneamente. L’IDF riferisce di aver eliminato almeno 180 operativi di Hezbollah in un’operazione coordinata tra Beirut, la Valle della Bekaa e il sud del Libano.
Circa 100 obiettivi neutralizzati, tra cui oltre 45 centri di comando e decine di infrastrutture militari utilizzate per pianificare attacchi contro civili e soldati israeliani. Tra i principali bersagli: unità di intelligence, forza Radwan e strutture missilistiche.
L’operazione, basata su intelligence definita di alto livello, rappresenta uno dei colpi più significativi alle capacità di comando e controllo di Hezbollah dall’inizio della campagna.
Secondo l’IDF, molte infrastrutture erano collocate all’interno di aree civili, confermando l’uso sistematico di scudi umani. Sono state impiegate munizioni di precisione e attività di sorveglianza aerea per ridurre al minimo i danni collaterali.
Il bilancio è ancora in fase di aggiornamento.
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Cingolani, tre anni di visioni. Zero droni.
La difesa non si fa con le presentazioni. Leonardo lo ha scoperto nel modo peggiore.
Roberto Cingolani non è stato cacciato per ragioni politiche. Non gli è stato rinnovato il mandato perché ha fallito miseramente.
Ma i giornali raccontano altro: il grande manager punito da Trump, Meloni che si inginocchia a Washington, il Michelangelo Dome silurato dai poteri forti.
Quella che leggete non è la storia vera.
Il Michelangelo Dome non ha generato una sola adesione concreta. Nessuna massa critica, nessuna operatività.
Alla domanda diretta su quando sarebbe stato pronto, Cingolani aveva risposto: «Non lo sappiamo».
Francia e Germania lo avevano già archiviato: un'idea sulla carta. L'Europa nel frattempo si è data una risposta reale — la European Sky Shield Initiative, 24 paesi, Germania e Regno Unito inclusi.
C'è poi una questione strutturale che i commentatori ignorano: la difesa non è un supermercato.
È un mercato monopsonistico — un solo acquirente, il governo.
Un'azienda della difesa che sviluppa programmi non allineati alle priorità del committente non sta esercitando la sua autonomia industriale.
Sta sprecando risorse su prodotti che nessuno ha chiesto e nessuno comprerà.
Il punto vero è la produzione. I numeri di borsa sono stati brillanti — ma il vento soffiava forte per tutti, con la spesa militare esplosa in tutta Europa.
Per i droni, nel frattempo, Leonardo deve appoggiarsi alla Turchia.
Helsing, startup tedesca nata nel 2021, vale già il 40% della capitalizzazione di Leonardo.
Produce droni. Non presentazioni.
Mariani viene da MBDA. Sa cosa vuol dire consegnare un prodotto. #mediamente
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Battaglia per la bandiera
La creazione della Brigata Ebraica nel settembre 1944 fu il risultato di un processo lungo e complesso, segnato da contrasti politici e resistenze britanniche. Per comprenderne il significato occorre partire dal 1939.
Quando la Germania invase la Polonia e la Gran Bretagna entrò in guerra, l’Yishuv si trovò in una posizione critica. L’Italia fascista, già attiva in Nord Africa, attaccava il Mandato, mentre un eventuale sfondamento dell’Asse avrebbe esposto circa 700.000 ebrei tra Nord Africa e Medio Oriente. Il pericolo si fece concreto nel 1942 con l’avanzata di Rommel verso l’Egitto, accompagnata dalla promessa di Hitler fatta ad al-Husseini di estendere la “soluzione finale” al Medio Oriente. Solo la vittoria britannica a El-Alamein scongiurò temporaneamente il rischio.
L’Agenzia ebraica puntò allora alla creazione di una forza militare autonoma, ma emersero profonde divisioni interne. Chaim Weizmann sosteneva l’impiego di una forza ebraica da impiegare in Europa per combattere i nazisti e rafforzare la legittimazione internazionale del sionismo. David Ben Gurion, invece, riteneva prioritaria la difesa locale dell’Yishuv, temendo sia un’invasione dell’Asse sia una rivolta araba, anche alla luce dei legami tra il Gran Muftì di Gerusalemme e la Germania nazista.
Per cinque anni la Gran Bretagna evitò di accogliere queste richieste per tre motivi principali. In primis, una forza ebraica autonoma avrebbe implicato in qualche modo una sorta di riconoscimento di uno Stato ebraico, in contrasto con il Libro Bianco del 1939. Militarmente, Londra temeva di addestrare una forza che, a guerra finita, avrebbe potuto ribellarsi. Infine, vi era il timore di provocare la reazione araba e riaccendere le rivolte già vissute tra il 1936 e il 1939.
Progressivamente, tuttavia, furono concesse aperture limitate. Nel 1940 vennero create unità miste ebraico-arabe integrate nei “Buffs”, mentre nel 1942 nacque il Palestine Regiment, più come concessione politica che come reale forza combattente. Le pressioni internazionali, in particolare dagli Stati Uniti e dal movimento sionista, aumentarono fino a quando Churchill annunciò, il 28 settembre 1944, la formazione della Brigata Ebraica.
La Brigata fu addestrata in Egitto, integrando truppe del Palestine Regiment con volontari provenienti da vari paesi. Tuttavia, il reclutamento risultò inferiore alle aspettative: molti ebrei già servivano nell’esercito britannico, parte della comunità era contraria a unità etniche separate e Ben Gurion stesso temeva di indebolire la difesa locale.
La nascita della Brigata rappresentò quindi una vittoria solo parziale. Per la prima volta un’unità militare operava sotto una bandiera con la Stella di Davide, ma il progetto fu costantemente limitato dalle autorità britanniche. Dopo anni di negoziati, si ottenne una formazione di poco più di 5.000 uomini, con ufficiali in gran parte britannici e forti restrizioni operative, fino all’obbligo di scioglimento prima del ritorno in Palestina.
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Tre cose che non sai sulla Brigata Ebraica
1. La bandiera: un popolo senza Stato che combatte sotto i propri colori
Quando Weizmann, presidente dell'Organizzazione sionista mondiale, ne propose un bozzetto nel settembre 1944 - due strisce blu su campo bianco con la Stella di Davide al centro, e nell'angolo in alto a sinistra la Union Flag britannica - Churchill stesso ordinò di togliere la bandiera inglese. Il primo ministro non voleva che la Gran Bretagna apparisse un po’ troppo a favore della causa nazionale ebraica.
Il primo alzabandiera ufficiale si tenne il 3 marzo 1945, nell'aia di una casa colonica tra Faenza e Brisighella, in Romagna, alla presenza di Shertok. Fu la prima in assoluto, perché gli inglesi avevano vietato di issarla fino a quando la brigata non avesse raggiunto l’Italia e, soprattutto, mai in Egitto, dove la brigata fu addestrata. La ragione, sempre la stessa: non irritare gli arabi.
Nel 1948, quando nacque lo Stato di Israele, la bandiera della brigata ebraica, con al centro il “Maghen David”, divenne la bandiera nazionale.
2. Il comandante canadese che imparava l'ebraico dal rabbino
Il brigadiere Ernest Benjamin nacque a Toronto nel 1900 da una famiglia molto attiva nella comunità ebraica canadese. Era un ebreo della diaspora, formatosi nelle tradizioni militari britanniche. E siccome voleva sentirsi il più possibile vicino ai suoi soldati, iniziò a prendere lezioni di ebraico dal rabbino militare dell'unità, Bernard Casper.
Comandare un'unità così eterogenea non fu un compito semplice, soprattutto per via delle differenze linguistiche. E infatti, in breve tempo, la natura mista della Brigata generò tensioni anche interne.
Per esempio, gli addetti alle ambulanze, non ebrei, inizialmente rifiutarono di indossare l’uniforme della Brigata, recalcitranti all’idea di avere la Stella di Davide sulle spalline. Alcuni soldati inglesi incorporati nell'unità, poi, furono esplicitamente ostili al fatto di servire con «gente che non parlava bene inglese e non aveva mai combattuto.»
Nel maggio del 1945, mentre si trovavano a Palmanova in Friuli, alcuni soldati inglesi della Brigata bruciarono le bandiere con la Stella di Davide per festeggiare la fine della guerra. Si rischiò uno scontro armato: i soldati palestinesi imbracciarono le armi e si mossero verso gli inglesi. I sergenti riuscirono a riportare la calma. I responsabili furono puniti.
3. I camion della Brigata e la fuga verso la Palestina
Finita la guerra, la Brigata si spostò a Treviso e poi a Tarvisio, al confine tra Austria e Jugoslavia dove si trovava uno dei punti di transito dei sopravvissuti. C’erano reduci dei campi di concentramento e sterminio, profughi dall'Europa orientale scacciati dai loro paesi d’origine, giovani che avevano perso tutto e cercavano una via di fuga verso la Palestina. Il problema era, però, che la Palestina mandataria era pressoché preclusa a causa del Libro Bianco del 1939 ancora in vigore
Come aiutare tanti disperati a ricominciare? I soldati della Brigata trovarono una soluzione. dal momento che avevano camion militari in abbondanza, cominciarono a usarli per trasportare i profughi verso i porti italiani, da dove partivano le navi clandestine dell'Aliyah Bet. Il metodo era molto semplice: quando un mezzo era in riparazione, lo si usava per le missioni clandestine. Quando poi il camion ritornava all’officina, veniva manomesso il contachilometri.
Ciò è testimoniato anche dai diari di Leonard Sanitt, un sergente maggiore addetto al servizio trasporti, il quale non fece tesoro di aver volontariamente firmato documenti falsi e di aver fatto finta di non vedere che cosa stesse accadendo.E la spola di salvataggio dei sopravvissuti non si fermò nemmeno dopo che il comando della Brigata, il 16 febbraio 1945, aveva emanato un comunicato in cui ricordava ai soldati che era vietato trasportare civili su mezzi militari.
Sebbene controverse, si stima che i soldati della Brigata ebraica, accanto a soldati delle altre compagnie ebraiche in Italia, abbiano aiutato circa 20.000 persone a salpare verso la Palestina.
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️📣Massima condivisione!
Questa sera, Giovedì 9 aprile, alle 19.00 (ora italiana), Paola Concia sarà ospite dello Zio e del Direttore nella prima puntata LIVE del nuovo podcast di Israele Senza Filtri su YouTube!
🔺Vi preghiamo tutti, nel mentre, di iscrivervi al canale YouTube!
🔺Moltiplicate la diffusione social condividendo sui vostri canali questo post!
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L'Iran minaccia di ritirarsi dal cessate-il-fuoco con gli USA.
Secondo l'agenzia Tasnim (controllata dai Guardiani della Rivoluzione), una fonte governativa iraniana ha dichiarato oggi:«L'Iran si ritirerà dall'accordo se il regime sionista continuerà a violare il cessate-il-fuoco con attacchi contro il Libano.»
La notizia è stata prontamente rilanciata dalla Anadolu Agency turca (quella specializzata nelle foto fake da Gaza)
Secondo un rapporto dell'agenzia di stampa iraniana Tasnim, che cita una fonte anonima, l'Iran potrebbe ritirarsi dall'accordo di cessate il fuoco di due settimane se gli attacchi israeliani contro il Libano dovessero continuare.
Secondo quanto riportato dall'organo di stampa legato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, le forze armate iraniane stanno individuando gli obiettivi in preparazione di una risposta agli attacchi israeliani condotti contro il Libano mercoledì.
Press TV ha inoltre citato una fonte secondo cui l'Iran punirà Israele per gli attacchi contro Hezbollah, che a suo dire violano il cessate il fuoco.
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Moshe Shertok, l’ideatore
Il 3 settembre 1939, Moshe Shertok era seduto nell'ufficio del feldmaresciallo Archibald Wavell al Cairo. Si era recato in Egitto per proporre la creazione di una forza militare ebraica da schierare contro il nazismo.
Wavell aveva 56 anni e un occhio solo, l'altro lo aveva perso nelle Fiandre nel 1915. La sua carriera era iniziata durante la Seconda Guerra anglo-boera, combattuta tra il 1899 e il 1902 tra la Gran Bretagna e le repubbliche boere del Transvaal e dello Stato Libero dell'Orange in Sudafrica.
Shertok ne aveva 45, era nato in Ucraina, emigrato nella Palestina mandataria a dodici anni, cresciuto tra Tel Aviv e Ramallah, laureato a Istanbul e alla London School of Economics. Dirigeva il dipartimento politico dell'Agenzia ebraica, l'organismo che rappresentava l’Yishuv, la comunità ebraica di Palestina, di fronte alle autorità britanniche del Mandato.
Shertok propose a Wavell la creazione di una forza militare ebraica, da impiegare a difesa della Palestina mandataria ed eventualmente su altri fronti. La risposta fu negativa, dal momento che Wavell riteneva la Palestina al sicuro da minacce immediate, poi aggiunse che la formazione di una forza militare ebraica avrebbe sollevato l'opposizione degli arabi. Ma c'era di più.
Quattro mesi prima, il governo britannico aveva pubblicato il Libro Bianco di MacDonald, dal nome del segretario alle Colonie Malcolm MacDonald, un documento che limitava drasticamente l'immigrazione ebraica nel Mandato a un numero esiguo, 75.000 persone nei cinque anni successivi e bloccava la vendita di terre agli ebrei.
L'obiettivo del documento fu rassicurare gli arabi che la Palestina mandataria sarebbe rimasta a maggioranza araba, così da tenerli lontani, invano, dalle potenze dell’Asse alla vigilia del conflitto. Invano, perché già dall’inizio degli anni ‘30, il nazionalismo arabo si era allineato coi fascismi europei, dunque quello britannico consistette in un tentativo di contenere il più possibile un danno già occorso.
Per il movimento sionista fu un colpo durissimo: la porta dell'Yishuv si chiudeva proprio quando in Europa la persecuzione degli ebrei si faceva più feroce. Se gli ebrei volevano rendersi utili, disse Wavell, c'erano altri modi, potevano arruolarsi come medici, meccanici o ingegneri. Shertok propose persino di condurre i preparativi in segreto ma Wavell giudicò l'idea impraticabile e fu, per altro, la stessa cosa che raccomandò nel suo rapporto a tal proposito e che inviò al War Office della Corona.
Shertok tornò a casa con un rifiuto eppure non si arrese: nei cinque anni successivi continuò a bussare a ogni porta, dal War Office, al Colonial Office fino a Downing Street, incassando altrettanti no.
Solo nell'estate del 1944, quando Churchill impose la propria volontà alla burocrazia imperiale, arrivò il sì definitivo.
La decisione del primo ministro fu determinata un po’ da convinzioni proprie - simpatizzava per il movimento sionista e un po’ per via di pressioni internazionali - in particolate dagli Stati Uniti. Su tutto questo, ebbe probabilmente un grande peso anche la tragedia della Shoah, ormai sotto gli occhi di tutti - anche se la storiografia continua a sostenere che solo con la liberazione dei campi si sia appreso dell’immane genocidio. Una posizione cui fece eco una dichiarazione di Chaim Weizmann, che nel marzo 1944 scrisse a Churchill che era doveroso permettere a una forza di ebrei liberi di "vendicare i martiri e aiutare a liberare i sopravvissuti".
Il 3 luglio 1944, nonostante una forte opposizione, Churchill dichiarò che c'erano "buoni motivi per considerare" la proposta della creazione di una forza ebraica, che trovò l’appoggio del presidente Roosevelt il 28 agosto 1944.
La formazione della Brigata fu annunciata dal War Office il 19 settembre 1944 e confermata da Churchill alla Camera dei Comuni il 28 settembre.
Fu costituita integrando tre battaglioni ebraici del preesistente Palestine Regiment, addestrata in Egitto - sempre per non irritare gli arabi - e infine inviata a combattere sul fronte italiano.
