C'è un articolo del codice di procedura penale - il 358 - che pochi conoscono e che tutti dovrebbero sapere a memoria. La norma recita:
"Il pubblico ministero compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell'articolo 326 e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini".
• Ruolo del Pubblico Ministero (PM): il PM non è solo una parte che accusa, ma un organo di giustizia che deve ricercare la verità a 360 gradi.
• Indagini a favore: l'obbligo di investigare vale anche per gli elementi che possono scagionare l'indagato o attenuare la sua posizione.
• Natura giuridica (Vulnus): per la giurisprudenza è una norma di indirizzo ed è considerata meramente precettiva, cioè senza una specifica sanzione processuale se il PM non la rispetta.
Le vicende che riguardano Alberto Stasi e Massimo Bossetti (rispettivamente sedici ed undici anni rinchiusi da innocenti), ci mostrano la spregiudicatezza dei Pubblici Ministeri nonché di tutta quella pletora di dipendenti dello Stato che, pur di giungere al risultato voluto, nascondono al Giudice elementi fondamentali per l'assoluzione dell'imputato.
Nel mio caso, nel processo che mi ha visto indagato per "stalking" e "diffamazione aggravata", dal fascicolo dell'accusa è stata volutamente espunta la mia querela per atti persecutori, minacce, calunnia, diffamazione, risalente al 2014, nei confronti di colui che l'accusa, nel 2023, ha inteso ritrarre come innocente vittima di un incallito criminale. Quel criminale sarebbe il sottoscritto. Gli elementi che raccolsi e presentai al PM nella mia memoria difensiva mostravano ben altro!
Così, in tre gradi di giudizio, violando l'articolo 6 della Corte Europea dei diritti dell'uomo (C.E.D.U.) e tutta una serie di articoli del codice di procedura penale, sono stato condannato a sedici (16) mesi di reclusione, senza il beneficio della condizionale. Un anno e quattro mesi che ancora non si sa se saranno da scontare nelle patrie galere, oppure in affidamento ai servizi sociali (comprese restrizioni alla libertà personale e lavori coatti) oppure ai domiciliari. La sentenza della Corte di Cassazione è definitiva e resta solo una carta: il ricorso alla C.E.D.U., per quanto un'eventuale risposta positiva non possa potenzialmente evitare l'esecuzione della pena inflittami.
Proprio per via della particolare natura giuridica della norma che imporrebbe al PM (ma senza sanzioni) di presentare al Giudice anche le prove a sostegno della difesa dell'imputato, è fuori discussione la revisione del processo che, peraltro, avrebbe costi enormi che non posso affrontare. In conclusione, in attesa delle decisioni del Tribunale di sorveglianza, ho tempo sino a fine ottobre 2026 per presentare ricorso alla Corte Europea, nella speranza di avere finalmente Giustizia. Quella vera e non quella dei Tribunali italiani.
Perciò, anche se mi secca chiedervelo ancora, ho bisogno del vostro aiuto: gli avvocati devono essere pagati e la preparazione del ricorso non può essere a titolo gratuito, giustamente. Chi può farlo, faccia una piccola donazione. Se sarete in tanti, potrete darmi una possibilità di uscita. Di seguito i dettagli. Intanto ringrazio gli amici Ornella, Lucia, Elisabetta, Marisa, Marco, Alessandro, Stefano, Adriano, Fabio, per il loro costante e concreto sostegno. Grazie anche a tutti coloro che, negli anni, hanno donato.
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