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La crisi è entrata in una fase potenzialmente non umana. Occorre un nuovo sapere, autonomo e circolare, rispetto all’egemonia culturale dominante. Oggi, dalle idee di Giulietto Chiesa, sorge La Casa del Sole, per ripartire da un nuovo giro intorno al Sole

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📈 نظرة تحليلية على قناة تيليجرام CasaDelSoleTV

تُعد قناة CasaDelSoleTV (@casadelsoletv) في القطاع اللغوي الإيطالية لاعباً نشطاً. يضم المجتمع حالياً 14 159 مشتركاً، محتلاً المرتبة 14 676 في فئة الأخبار والوسائط والمرتبة 1 855 في منطقة إيطاليا.

📊 مؤشرات الجمهور والحراك

منذ تأسيسه في невідомо، حقق المشروع نمواً سريعاً وجمع 14 159 مشتركاً.

بحسب آخر البيانات بتاريخ 29 يونيو, 2026، تحافظ القناة على نشاط مستقر. خلال آخر 30 يوماً تغيّر عدد الأعضاء بمقدار -17، وفي آخر 24 ساعة بمقدار 2، مع بقاء الوصول العام مرتفعاً.

  • حالة التحقق: غير موثّقة
  • معدل التفاعل (ER): يبلغ متوسط تفاعل الجمهور 9.89‎%. وخلال أول 24 ساعة من النشر يحصد المحتوى عادةً 6.74‎% من ردود الفعل نسبةً إلى إجمالي المشتركين.
  • وصول المنشورات: يحصل كل منشور على متوسط 1 400 مشاهدة. وخلال اليوم الأول يجمع عادةً 954 مشاهدة.
  • التفاعلات والاستجابة: يتفاعل الجمهور بانتظام؛ متوسط التفاعلات لكل منشور يبلغ 15.
  • الاهتمامات الموضوعية: يركز المحتوى على مواضيع رئيسية مثل hormuz, iran, dollaro, stretto, accordo.

📝 الوصف وسياسة المحتوى

يصف المؤلف القناة بأنها مساحة للتعبير عن الآراء الذاتية:
La crisi è entrata in una fase potenzialmente non umana. Occorre un nuovo sapere, autonomo e circolare, rispetto all’egemonia culturale dominante. Oggi, dalle idee di Giulietto Chiesa, sorge La Casa del Sole, per ripartire da un nuovo giro intorno al...

بفضل وتيرة التحديث المرتفعة (أحدث البيانات بتاريخ 30 يونيو, 2026) تحافظ القناة على حداثتها ومستوى وصول مرتفع. وتُظهر التحليلات تفاعلاً نشطاً من الجمهور، ما يجعلها نقطة تأثير مهمة ضمن فئة الأخبار والوسائط.

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NATO, Erdogan sbatte i pugni sul tavolo di Gionata Chatillard La Turchia alza la voce e rivendica un posto al centro della nu
NATO, Erdogan sbatte i pugni sul tavolo di Gionata Chatillard La Turchia alza la voce e rivendica un posto al centro della nuova architettura della Difesa europea. A pochi giorni dal vertice NATO di Ankara, Recep Tayyip Erdogan chiede che il ruolo strategico del suo Paese venga riconosciuto dagli alleati. Davanti ai delegati parlamentari dei 32 Paesi del Patto Atlantico, riuniti a Istanbul, il presidente turco ha dichiarato che il contributo della sua nazione alla sicurezza del Vecchio Continente è stato troppo spesso sottovalutato. Motivo per cui ha apertamente chiesto di essere invitato alle prossime iniziative europee in materia di Difesa e Sicurezza. Le parole di Erdogan arrivano mentre l'Europa accelera la corsa al riarmo sotto pressione statunitense. Per Ankara, sul tavolo c'è soprattutto il programma SAFE, il fondo europeo da 150 miliardi di euro destinato a rafforzare le capacità militari del continente. Ankara soddisfa i requisiti per accedervi, ma serve il via libera unanime dei 27 Stati membri d
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Hormuz, Gaza, Beirut: l'arbitro è Washington di Jeff Hoffman Sullo Stretto di Hormuz si apre un nuovo scontro. Emmanuel Macro
Hormuz, Gaza, Beirut: l'arbitro è Washington di Jeff Hoffman Sullo Stretto di Hormuz si apre un nuovo scontro. Emmanuel Macron annuncia che Francia e Oman bonificheranno insieme le acque dalle mine. Teheran nega senza giri di parole: il vice ministro Gharibabadi ricorda che il memorandum affida lo sminamento alla sola Repubblica Islamica e diffida Parigi dalle «provocazioni». Non è un cavillo tecnico: è la sovranità sul varco energetico più delicato del pianeta. Già ad aprile Russia e Cina avevano posto il veto alla risoluzione occidentale sul Golfo, accusandola di scaricare ogni colpa su Teheran e di ignorare gli attacchi statunitensi e israeliani. Lo schema si ripete in Libano. Secondo il Washington Post, gli americani dispiegheranno propri militari in territorio libanese e israeliano per sorvegliare l'accordo quadro siglato nella capitale federale. Un funzionario lo dice senza pudore: documenteranno gli sconfinamenti di entrambe le parti e riferiranno alla Casa Bianca, che calibrerà le pressioni. «Sa
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NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi di Jeff Hoffman NATO e Ucraina mettono in palio 250 mila euro per armi c
NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi di Jeff Hoffman NATO e Ucraina mettono in palio 250 mila euro per armi capaci di accecare a lungo le basi aeree russe, anche in profondità. Mosca accusa: Kiev usata come banco di prova. Il 20 giugno il Comando alleato per la trasformazione, con il centro congiunto NATO-Ucraina, ha aperto un bando dal nome eloquente: «Persistent Airfield Denial». Fino a 250 mila euro a chi saprà mettere fuori uso a lungo piste, depositi di carburante e munizioni, velivoli a terra delle basi russe, comprese quelle nel profondo del Paese. Requisiti: piena autonomia, intelligenza artificiale a bordo, funzionamento senza segnale satellitare, nessun controllo umano costante, raggio illimitato. Da Mosca la condanna è netta. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, denuncia un piano per colpire e neutralizzare a lungo gli aeroporti russi fin nel cuore del territorio, e accusa l'Alleanza di smarrire ogni residuo di lucidità, spremendo l'Ucraina ridotta a «poligo
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Genocidio armeno, l'arma di Israele contro Ankara di Jeff Hoffman Domenica il gabinetto israeliano ha approvato all'unanimità
Genocidio armeno, l'arma di Israele contro Ankara di Jeff Hoffman Domenica il gabinetto israeliano ha approvato all'unanimità la mozione del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar: lo sterminio di armeni perpetrato dall'Impero ottomano fra il 1915 e il 1917, fino a un milione e mezzo di vittime, è genocidio. Resta il voto della Knesset. Per decenni Tel Aviv aveva schivato quella parola, per non urtare Ankara. Adesso la impugna contro di lei. La tempistica dice tutto. I legami fra i due Paesi sono crollati dopo l'avvio della guerra a Gaza, nell'autunno 2023, quando Erdogan ha accusato Israele di sterminare i palestinesi. Sa'ar denuncia «una campagna istituzionalizzata di negazione» del governo turco; Netanyahu bolla il presidente turco come «tiranno antisemita». Ankara ribalta il colpo: la mossa sarebbe «un tentativo malevolo», mentre sui dirigenti israeliani gravano i mandati d'arresto della Corte penale internazionale per Gaza. Anche l'Azerbaigian, legato a entrambi, parla di «distorsione dei fatti». Il gi
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Da Valdai a Pechino, l'asse di Minsk di Jeff Hoffman Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha aperto un lungo viaggio
Da Valdai a Pechino, l'asse di Minsk di Jeff Hoffman Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha aperto un lungo viaggio in Asia con una tappa che pesa più delle altre. Il 26 giugno, nella residenza di Valdai, due giornate di colloqui riservati con Vladimir Putin: nessun comunicato, nessuna firma, solo l'agenda dello Stato dell'Unione e la sicurezza regionale. Tre giorni dopo, l'arrivo a Pechino. Al Diaoyutai, Xi Jinping ha definito i legami con Minsk al loro «apice storico» e ha confermato l'appoggio cinese alla «sovranità, indipendenza e integrità territoriale» bielorussa, dentro la cornice della Nuova Via della Seta. Lukashenko ha replicato chiamando il gigante asiatico «socio strategico incondizionato». Il Cremlino tace sui contenuti. La stampa occidentale, a partire da Reuters, interpreta la trasferta come segno di fragilità: la capitale bielorussa stretta fra l'ultimatum di Kiev sulle stazioni ripetitrici e la pressione di Mosca. Da Teheran nessuna parola: l'Iran, vicino a entrambe le potenze,
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Sui binari del Caspio, oltre Hormuz di Jeff Hoffman Domenica un convoglio è partito da Xining, nel Qinghai occidentale, caric
Sui binari del Caspio, oltre Hormuz di Jeff Hoffman Domenica un convoglio è partito da Xining, nel Qinghai occidentale, carico di elettrodomestici, componenti per auto e beni di consumo. Destinazione: il terminal di Balkan Velayat, in Turkmenistan, raggiungibile in circa due settimane. Cinquemilaquattrocento chilometri di rotaia che attraversano il valico di Horgos e il Kazakhstan, dentro la cornice della Nuova Via della Seta. L'obiettivo dichiarato da Pechino è alleggerire l'esposizione alle strozzature navali. Una priorità diventata urgente dopo la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz durante la guerra israelo-statunitense all'Iran. Il treno non viaggia da solo. Si salda alla rete eurasiatica dei trasporti: il Corridoio Nord-Sud che lega Russia, Iran e India, gli oleodotti e gli scali energetici del Caspio, i porti iraniani di Bandar Abbas e Chabahar. Mosca cofinanzia il tratto ferroviario Rasht-Astara e definisce l'arteria strategica; Teheran conferma la sua vocazione di crocevia fra Asia centrale
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Bruxelles in assetto di guerra contro Mosca di Jeff Hoffman Kiev incassa nuove armi. Il ministro della Difesa ucraino Mykhail
Bruxelles in assetto di guerra contro Mosca di Jeff Hoffman Kiev incassa nuove armi. Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov e il collega danese Jeppe Bruus ampliano la cooperazione militare: Copenaghen consegnerà altri droni e sosterrà il progetto antibalistico europeo, mentre prepara il suo trentesimo pacchetto di sostegno. L'Aia imbocca la stessa via. Il nuovo documento programmatico olandese bolla la Russia come «la più grande minaccia diretta» al continente e si attrezza per uno scontro lungo. La spesa militare sale a 27 miliardi di euro, 3,4 in più del 2025, con l'ambizione di spingere le forze armate verso quota centomila tra effettivi e riservisti. A Helsinki, la titolare degli Esteri Elina Valtonen raffredda ogni ipotesi di trattativa: con i politici russi, afferma, «non è ancora il momento»; l'Europa non è un mediatore neutrale e non deve apparire disperata. Da Bruxelles, il portavoce Markus Lammert preannuncia «misure restrittive mirate» sui visti Schengen per i cittadini russi. La le
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CasaDelSoleTG 30.06.26 🔴 NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi -NATO, una taglia per paralizzare gli aeroport
CasaDelSoleTG 30.06.26 🔴 NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi -NATO, una taglia per paralizzare gli aeroporti russi di Jeff Hoffman -NATO, Erdogan sbatte i pugni sul tavolo di Gionata Chatillard -Hormuz, Gaza, Beirut: l’arbitro è Washington di Jeff Hoffman -Da Valdai a Pechino, l’asse di Minsk di Jeff Hoffman -Bruxelles in assetto di guerra contro Mosca di Jeff Hoffman -Genocidio armeno, l’arma di… https://casadelsole.tv/casadelsoletg-30-06-26-🔴-nato-una-taglia-per-paralizzare-gli-aeroporti-russi/
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LEVANTE 30.06.2026🔴 Trump contro Netanyahu: chi comanda davvero? 🎙️ Per la prima volta da anni la frizione tra Washington e
LEVANTE 30.06.2026🔴 Trump contro Netanyahu: chi comanda davvero? 🎙️ Per la prima volta da anni la frizione tra Washington e Tel Aviv esplode in pubblico: Trump che insulta Netanyahu al telefono, gli ordina di non bombardare Beirut, rivendica “decido tutto io”. Ma è un divorzio o una recita? 🌍 In questa puntata smontiamo la narrazione del “rapporto incrinato” per leggere ciò che… https://casadelsole.tv/levante-30-06-2026🔴-trump-contro-netanyahu-chi-comanda-davvero/
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📆 Vi aspettiamo oggi, MARTEDI 30 GIUGNO con una nuova puntata di LEVANTE alle ore 18.30 🔴DIRETTA 🔴LEVANTE 30.06.2026🔴 Trump contro Netanyahu: chi comanda davvero? A questo link 👉https://www.youtube.com/live/v3l0rSYTxYw 🎙 Per la prima volta da anni la frizione tra Washington e Tel Aviv esplode in pubblico: Trump che insulta Netanyahu al telefono, gli ordina di non bombardare Beirut, rivendica "decido tutto io". Ma è un divorzio o una recita? 🌍 In questa puntata smontiamo la narrazione del "rapporto incrinato" per leggere ciò che accade davvero. Sul Libano, l'offensiva israeliana contro Hezbollah ha sfollato centinaia di migliaia di civili e rischiato di far saltare il negoziato americano con l'Iran: ecco il vero motivo della collera di Trump. Sulla Palestina, la "linea rossa" contro l'annessione della Cisgiordania resta solo a parole, mentre l'occupazione di Gaza si fa più profonda e l'annessione di fatto procede colonia dopo colonia. ⚔️ Dietro la lite c'è la posta in gioco vera: l'accordo con Teheran, le elezioni israeliane di ottobre e i canali che l'amministrazione americana starebbe già aprendo con l'opposizione a Netanyahu. Non è un'alleanza che si rompe: è il sovrano che ricorda al vassallo chi tiene il guinzaglio. 🎬 Conduce Margherita Furlan, con due ospiti d'eccezione: 📕 Paolo Borgognone, autore di *Storia alternativa dell'Iran islamico*, per leggere la questione iraniana fuori dalla vulgata occidentale; 📗 Franco Fracassi, autore con Paola Pentimella Testa di *7 ottobre, l'inganno*, l'inchiesta che scava sotto la superficie del "nuovo 11 settembre". 📘 In studio anche il volume di Margherita Furlan *La Guerra degli Dei*, sui tre messianismi che si contendono il Mediterraneo. 💥 La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. ❤️ Sostieni Casa del Sole TV, televisione indipendente e autofinanziata: 🏦 IBAN: IT63P0326822300052392596590 intestato a La Casa del Sole Edizioni causale: Donazione Casa del Sole TV ▶️ Abbonati al canale e scegli il tuo livello: 🔹 Analista Multipolare €5 🔸 Inviato della Verità €15 🔶 Architetto del Futuro €25 👉 https://www.youtube.com/@CasadelSoleTVChannel #CasadelSoleTV #Geopolitica #Trump #Netanyahu #Israele #Palestina #Libano #Iran #MedioOriente #Multipolarità #Fracassi #Borgognone #MargheritaFurlan #7ottobre https://www.youtube.com/live/v3l0rSYTxYw
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La truffa delle rinnovabili: la finanziarizzazione del territorio italiano 🌱 La transizione energetica è davvero uno strumen
La truffa delle rinnovabili: la finanziarizzazione del territorio italiano 🌱 La transizione energetica è davvero uno strumento per raggiungere l’indipendenza energetica o sta diventando il veicolo di una nuova forma di speculazione finanziaria? In questa intervista per la Casa del SoleTV a Francesco Cappello affrontiamo uno dei temi più controversi del dibattito pubblico: la trasformazione del territorio italiano in un asset finanziario attraverso… https://casadelsole.tv/la-truffa-delle-rinnovabili-la-finanziarizzazione-del-territorio-italiano/
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Ci sono momenti in cui una constatazione vale più di mille opinioni. Eccone una: il mondo unipolare non sta finendo. È finito
Ci sono momenti in cui una constatazione vale più di mille opinioni. Eccone una: il mondo unipolare non sta finendo. È finito. È da qui che sono partita, nel mio intervento all'assemblea costitutiva di Agorà, il movimento promosso dal professor Angelo d'Orsi. Perché la domanda con cui ci ha chiamati a raccolta non ammette mezze risposte: l'Italia saprà riconoscersi nel mondo che nasce, o si rassegnerà a restarne provincia? Ho scelto di cominciare dalla parte che fa male, perché prima di costruire bisogna avere il coraggio di nominare ciò che ci tiene fermi. Viviamo in un paese a sovranità limitata: le sue basi militari vengono usate senza che il Parlamento sia consultato, la bolletta energetica è stata dissanguata da sanzioni che non ha scelto, l’apparato industriale è stato sacrificato a una competizione decisa altrove. Non è uno slogan. È un dato verificabile. E mentre tutto questo accadeva, il velo si è strappato. Non l'ha strappato un giornalista d'inchiesta: l'ha strappato chi quel potere lo detiene. Lo scorso aprile Palantir ha pubblicato il proprio manifesto, ventidue punti in cui una multinazionale privata mette per iscritto, per la prima volta, la teoria del proprio diritto a governare. Il dato non è più merce: si fa comando. L'azienda non collabora più con lo Stato: gli si sostituisce. Carl Schmitt scriveva che sovrano è chi decide nello stato di eccezione; nella repubblica tecnologica di questi signori, sovrano è chi possiede l'algoritmo che stabilisce chi è nemico, chi va profilato, chi va bombardato. Chi scrive il codice, scrive la legge. Qualcuno, in buona fede, obietterà: ci difenderà l'Europa. Devo dirlo senza eufemismi: è un errore di prospettiva. Bruxelles non è l'antidoto al tecnofeudalesimo, ne è l'anticamera istituzionale; non è troppo debole per opporsi, è organica all'architettura che di quell'ordine è la culla. Chi spera ancora in un riscatto dall'alto sta cercando aiuto proprio da chi lo ha disarmato. Eppure una diagnosi onesta è già metà della cura. E l'altra metà ha un nome che Giulietto Chiesa aveva pronunciato con anni di anticipo: non si tratta di scegliere fra Washington e Mosca, fra Bruxelles e Pechino ma di pensarci dentro la transizione, non contro di essa. Il multipolarismo non è un nuovo blocco a cui giurare fedeltà: è il primo spazio internazionale, dalla fine del bipolarismo, in cui torna pensabile una politica estera che non sia a somma zero. Una dottrina sola, che ho chiamato geometria variabile. Nessuna fedeltà ideologica a priori, ma su ogni dossier un'unica domanda: chi, in questo momento, sta facendo anche i nostri interessi? C'è una tradizione italiana a cui possiamo attingere, cancellata apposta: la linea mediterranea di Enrico Mattei e di Aldo Moro, per cui il Mediterraneo non è il cortile di nessuno, ma lo spazio della nostra responsabilità storica. Riprenderla oggi, dentro la cornice multipolare, è il gesto più sovrano che possiamo compiere. Tucidide racconta che gli ateniesi, prima di annientare l'isola di Melo, dissero ai suoi abitanti la formula classica del realismo brutale: i forti fanno ciò che possono, i deboli subiscono ciò che devono. I Melii non vinsero. Ma scelsero la dignità della resistenza al ricatto, e per questo li ricordiamo ancora, secoli dopo, come un monito per ogni coscienza libera. Anche noi siamo chiamati a scegliere. Il mio auspicio è che Agorà sappia farsi il contenitore politico all'altezza di questa stagione: non le basterà esistere, dovrà tenere insieme altezza di pensiero e audacia d'agire. Che diventi il punto in cui convergono le menti illuminate d'Italia e, con esse, un popolo finalmente unito; capace di arginare la deriva che ci trascina nel dirupo dell'ignavia, della corruzione, dell'indecenza politica. Che nasca come frutto di un risveglio della sovranità mediterranea e si faccia culla di un'Italia nuova, motore del mondo multipolare. La risposta non verrà dalle istituzioni. Verrà, se vorremo, da una sala come quella. È per questo che è nata Agorà. #Agorà #AngelodOrsi
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LEVANTE 29.06.2026 🔴Hormuz, la tregua che nasconde la guerra A Levante questa sera, lunedì 29 giugno, analizzeremo la crisi
LEVANTE 29.06.2026 🔴Hormuz, la tregua che nasconde la guerra A Levante questa sera, lunedì 29 giugno, analizzeremo la crisi dello Stretto di Hormuz con tre voci specializzate sull’Iran: Vincenzo Maddaloni, Max Civili e Hanieh Tarkian. Mentre i due fronti sospendono le operazioni e fissano nuovi colloqui a Doha, indaghiamo cosa dice davvero il memorandum sulla sovranità del corridoio, come Russia e Cina si… https://casadelsole.tv/levante-29-06-2026-🔴hormuz-la-tregua-che-nasconde-la-guerra/
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CasaDelSoleTG 29.06.26 🔴 Hormuz: pace sulla carta, guerra in mare -Hormuz: pace sulla carta, guerra in mare di Jeff Hoffman
CasaDelSoleTG 29.06.26 🔴 Hormuz: pace sulla carta, guerra in mare -Hormuz: pace sulla carta, guerra in mare di Jeff Hoffman -Pechino con Minsk, Londra guarda alla NATO di Jeff Hoffman -Il Pentagono blinda i minerali critici di Margherita Furlan -Il debito brasiliano parla cinese di Margherita Furlan -Patto con Israele, il Libano si spacca di Jeff Hoffman -Vucic annuncia dimissioni ma resta in campo… https://casadelsole.tv/casadelsoletg-29-06-26-🔴-hormuz-pace-sulla-carta-guerra-in-mare/
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Pechino con Minsk, Londra guarda alla NATO di Jeff Hoffman Lunedì, alla residenza di Stato di Diaoyutai, Xi Jinping ha ricevu
Pechino con Minsk, Londra guarda alla NATO di Jeff Hoffman Lunedì, alla residenza di Stato di Diaoyutai, Xi Jinping ha ricevuto il presidente bielorusso Lukashenko. Il messaggio è netto: la Cina sostiene la Bielorussia nella tutela di «sovranità, indipendenza e integrità territoriale», e rilancia la Via della Seta come «forza stabilizzatrice in un mondo turbolento». Lukashenko, reduce dai colloqui della scorsa settimana con Putin, ha elogiato le iniziative globali di Xi. Minsk, che ospita il missile russo Oreshnik, salda così l'asse con Mosca e Pechino: lo stesso perimetro multipolare che raccoglie anche l'Iran dentro l'Organizzazione di Shanghai. Sul fronte ucraino il quadro va letto con precisione. Kiev aveva scritto una lettera a Putin, a inizio giugno, è un appello del presidente ucraino a Putin a limitare i colpi per un vertice in un Paese neutrale e un cessate il fuoco. Mosca, dal canto suo, ribadisce la linea della «zona cuscinetto» lungo Kursk e le regioni di confine, e considera Zelensky «illeg
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Vucic annuncia dimissioni ma resta in campo di Gionata Chatillard "Sarò presidente solo per un altro paio di settimane, e poi
Vucic annuncia dimissioni ma resta in campo di Gionata Chatillard "Sarò presidente solo per un altro paio di settimane, e poi mi dimetterò". Con queste parole si è espresso sabato scorso Aleksandar Vucic, annunciando che le elezioni presidenziali e parlamentari verranno anticipate. Dopo 18 mesi di proteste antigovernative, il leader serbo sembra dunque pronto a gettare la spugna, anche se la sua rinuncia non significa un suo allontanamento dall'agone politico. Vucic ha dichiarato che aiuterà il Partito Progressista Serbo a vincere le prossime elezioni e ha anche annunciato la creazione di una nuova lista che prenderà il nome di “Serbia Unita”. Secondo diversi analisti, il suo obiettivo potrebbe essere quello di consegnare la Presidenza a una persona di fiducia e farsi nominare primo ministro. Anche perché la Costituzione non gli consente di candidarsi per un terzo mandato come capo di Stato. Le opposizioni leggono invece la manovra di Vucic come un disperato tentativo per restare in sella nonostante le p
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Hormuz: pace sulla carta, guerra in mare di Jeff Hoffman Il copione si ripete. Giovedì 25 giugno un drone iraniano centra l'E
Hormuz: pace sulla carta, guerra in mare di Jeff Hoffman Il copione si ripete. Giovedì 25 giugno un drone iraniano centra l'Ever Lovely, cargo battente bandiera di Singapore, in uscita dallo Stretto lungo la costa omanita. Washington imputa il colpo a Teheran e reagisce: l'aviazione statunitense bombarda depositi di missili e droni e postazioni radar sul litorale iraniano. Sabato, nuovo episodio. Stavolta tocca alla Kiku, petroliera panamense con oltre due milioni di barili di greggio a bordo, diretta a Fujairah. Altri attacchi americani. Teheran risponde e prende di mira le installazioni statunitensi in Kuwait e in Bahrein. Le ricostruzioni divergono. Per gli Stati Uniti è l'Iran a infrangere l'intesa, colpendo il naviglio mercantile. Per la Repubblica Islamica è la Casa Bianca a tradirla: il ministro degli Esteri Araghchi sostiene che il memorandum del 17 giugno affidi a Teheran il governo del passaggio, e diffida chiunque dal tentare «accordi nuovi o separati» sullo Stretto. Il presidente Pezeshkian tie
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Londra taglia le navi, compra i droni di Jeff Hoffman Il governo britannico è pronto a varare il piano decennale per gli inve
Londra taglia le navi, compra i droni di Jeff Hoffman Il governo britannico è pronto a varare il piano decennale per gli investimenti militari, atteso prima del vertice NATO di Ankara del 7 luglio. La svolta è netta: priorità a droni e sistemi autonomi, mentre saltano i programmi per i nuovi cacciatorpediniere e le fregate della Royal Navy. Al loro posto, unità da combattimento concepite come basi per mezzi senza equipaggio. Confermato invece il GCAP, il caccia di sesta generazione sviluppato con Italia e Giappone: Londra prepara un'iniezione da sei miliardi di sterline per salvare il programma. E oltre cinquecento milioni vanno alle forze speciali, i Commando, con motoscafi d'assalto e velivoli senza pilota, in funzione del fronte artico e della «flotta ombra» russa. Dietro i numeri, però, c'è il teatrino. Il programma era fermo da oltre un anno per il braccio di ferro tra le Forze armate e il Tesoro di Rachel Reeves. Il ministro della Difesa, John Healey, si è dimesso per protesta: l'offerta, tredici mil
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Mamdani all'assalto del Partito Democratico di Jeff Hoffman Il 23 giugno i candidati del sindaco Zohran Mamdani hanno travolt
Mamdani all'assalto del Partito Democratico di Jeff Hoffman Il 23 giugno i candidati del sindaco Zohran Mamdani hanno travolto le primarie democratiche di New York, abbattendo due deputati uscenti: Adriano Espaillat, presidente del caucus ispanico, e Dan Goldman. Mamdani, socialista dichiarato, salda due leve: il costo della vita e il rifiuto netto della guerra a Gaza. Qui corre la prima faglia. Per decenni la fedeltà incondizionata a Israele è stata un requisito d'elezione tra i Democratici; ora pesa come un macigno. AIPAC, la maggiore lobby filoisraeliana, ha riversato decine di milioni nei rivali, ma ha perso: Mamdani l'ha bollata come «mostri». L'establishment, da Hakeem Jeffries in giù, denuncia una deriva antisemita e teme la scissione verso il 2028. È, in chiave gramsciana, una battaglia per l'egemonia: prima delle maggioranze parlamentari vengono quelle culturali. E la nuova sinistra contesta l'intera tradizione interventista del partito: dal via libera alle campagne israeliane fino all'appoggio
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