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Grazie a Anna Maria, Avishay, Stefano, Gerardo, Tommaso, Bianca Maria, Ugo, Francesco, Francesca Romana, Marina Fulvia, e a tutti i donatori che hanno scelto di rimanere anonimi per il loro contributo prezioso.
Per loro, per tutti voi, per la libertà e la verità abbiamo organizzato la manifestazione del 23 aprile a Bologna.
C'è voluto tempo, risorse e tutto il nostro coraggio.
Vi aspettiamo a Bologna, il 23 aprile e se non potete venire vi chiediamo un aiuto, necessario e indispensabile.
Il costo di una pizza, di un aperitivo, del biglietto del treno che non prenderete per essere con noi.
Grazie, di cuore.
https://www.gofundme.com/f/fai-vivere-f4f
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Fabiana Di Segni ha lasciato il Partito democratico non per una divergenza tattica o per logoramento personale, ma per una rottura netta, politica e morale. La consigliera del Municipio XI di Roma ha detto addio dopo anni di ambiguità, silenzi e sottovalutazioni di fronte all’antisemitismo da parte dei vertici dem. Un atteggiamento che ha reso il clima interno incompatibile con i princìpi che i progressisti dichiarano di difendere. Non è una crisi passeggera, ma il superamento di un limite preciso: quando non si riesce a distinguere tra critica e intolleranza, il partito smette di essere una casa per chi quell’odio lo subisce sulla propria pelle.
https://hakol.ilriformista.it/fabiana-di-segni-lascio-il-pd-clima-insostenibile-sono-stata-colpita-come-ebrea-la-sinistra-non-combatte-lantisemitismo/
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I medici nazisti hanno assassinato moltissimi bambini appena arrivati ad Auschwitz con iniezioni fatali di fenolo nel cuore.
A Noa Marciano, una delle soldatesse rapire il 7 ottobre e portate a Gaza, un "medico" dell’ospedale Al-Shifa avrebbe iniettato aria nelle vene per causarle un'embolia.
E mentre Noa agonizzava, certi civili di Gaza l'hanno ripresa.
E quando poi è morta, non contenti, hanno girato il video a suo padre Avi, via Telegram.
Nessuna indignazione per lei, dopotutto per molti è solo una soldatessa.
Avrebbe compiuto 19 anni il 12 ottobre 2023.
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Domenica delle Palme
In Nigeria, ad Angwan Rukuba (Jos North, Plateau State), uomini armati su motociclette – alcuni in mimetica – hanno aperto il fuoco indiscriminatamente in una zona prevalentemente cristiana.
L’attacco è avvenuto di sera, mentre molti tornavano dalle funzioni pasquali.
Il bilancio varia tra fonti locali e residenti: tra 26 e oltre 40 morti, decine di feriti, tra cui giovani e studenti dell’Università di Jos.
Il governatore impone un coprifuoco di 48 ore. Scene straziante circolano: una madre che tiene tra le braccia il corpo del figlio.
In Nigeria questi massacri contro comunità cristiane nella Middle Belt sono ricorrenti da anni e sono i gruppi jihadisti.
Mentre l’Occidente cattolico si mobilita compatto per un alto prelato fermato per motivi di sicurezza (e poi rapidamente risolto), il sangue di decine di cristiani nigeriani uccisi proprio nel giorno più sacro scorre senza nessuna eco.
Un provocatore in Terra Santa fa più rumore di decine massacrati in Nigeria.
#mediamente
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Resistere per esistere: quando la memoria torna a chi se la merita. Una piazza nata dal basso
Carmen Dal Monte su Il Riformista 22/04/2026
Ci sono iniziative che nascono dai partiti e scendono verso i cittadini, e ci sono iniziative che nascono dai cittadini e costringono i partiti a seguire. “Resistere per esistere“, il presidio civico di Piazza Galvani a Bologna del 23 aprile, appartiene alla seconda categoria — e già questo, in un Paese dove la politica tende ad appropriarsi di tutto, vale la pena di essere detto. L’hanno costruita le associazioni promotrici: Free4Future, la comunità iraniana di Parma, l’associazione italo-ucraina NaRyna, Shanì Collettiva. Hanno aderito decine di realtà civiche da tutta Italia — il Museo della Brigata Ebraica, l’Unione Leone e Sole di Bologna, Venice4Israel, l’Associazione Libertà dei Popoli, l’Associazione Arma Aeronautica — realtà lontane tra loro per storia e provenienza, unite da un appello semplice e preciso: portate la vostra storia, portate la memoria di chi ha scelto di resistere — ieri o oggi, in Ucraina, in Iran, in Venezuela, in Israele.
Il presidio si è costruito così, per accumulo di testimonianze reali, senza un palco istituzionale e senza una regia di partito. Le adesioni politiche sono arrivate dopo, e vengono da schieramenti lontanissimi tra loro: Italia Viva, il Partito Socialista, il Partito Repubblicano, Azione, Europa Radicale, Forza Italia. Una coalizione che nessuno stato maggiore di partito avrebbe saputo — o voluto — mettere insieme, e che esiste proprio perché l’iniziativa è partita dal basso, da chi aveva qualcosa da dire prima ancora di sapere chi altro avrebbe firmato. Tutto questo accade alla vigilia del 25 aprile. La coincidenza vale una riflessione. Da anni, la ricorrenza della Liberazione è diventata un campo di battaglia identitario: chi può sfilare, chi viene escluso, quali bandiere sono ammesse, quali resistenze meritano di essere ricordate e quali no. Il risultato è che una data che dovrebbe unire divide, e che la memoria della Resistenza è stata ridotta a patrimonio di una parte sola, brandita come clava contro chiunque non si riconosca in quella liturgia.
La piazza del 23 aprile dice altro. Dice che la resistenza alla tirannia — quella vera, quella che si paga con il sangue — appartiene a chiunque abbia il coraggio di praticarla, indipendentemente dalla bandiera che porta e dal Paese da cui viene. Chi combatte oggi in Ucraina sotto i missili, chi scende in strada in Iran sapendo il rischio che corre, chi in Israele difende il diritto a esistere: sono tutti eredi della stessa scelta morale che fecero i partigiani italiani ottant’anni fa. La Brigata Ebraica combatté fianco a fianco con quei partigiani, liberò città italiane, è sepolta nei cimiteri di questa terra — eppure negli ultimi anni qualcuno ha trovato il modo di renderla scomoda, di toglierle il posto che le spetta nel racconto della Liberazione. Riconoscere tutto questo richiede onestà intellettuale, prima ancora che coraggio politico. Chi ha fatto del 25 aprile un momento di parte ha perso quella onestà da tempo.
A Bologna lo sappiamo bene: il 27 gennaio scorso, Giornata della Memoria, la presidente provinciale dell’ANPI ha abbandonato il tavolo istituzionale per raggiungere un presidio che parlava di genocidio a Gaza. Chi compie quella scelta il giorno della Memoria ha già detto tutto quello che c’era da dire. Il 23 aprile, in Piazza Galvani, ci sarà chi sa ancora distinguere tra chi opprime e chi resiste. Ci vediamo a Bologna, mercoledì 23 aprile, ore 18, Piazza Galvani.
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https://hakol.ilriformista.it/resistere-per-esistere-quando-la-memoria-torna-a-chi-se-la-merita-una-piazza-nata-dal-basso/
Carmen Dal Monte sul riformista di oggi.
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Salvare gli ebrei, dagli inglesi
Estate 1945. La Brigata Ebraica stazionava al Tarvisio da alcune settimane. Israel Carmi, ufficiale dell’Haganah inquadrato nella Brigata, coordinava il trasferimento nei campi di transito di Pontebba e Valbruna dei sopravvissuti ebrei giunti in Italia dall’Austria. Da lì proseguivano verso Milano, Bergamo, Roma e i porti del sud. Il sistema funzionò grazie a accordi informali, documenti falsi e camion militari britannici usati con vari espedienti, ma anche per l’umanità di un colonnello russo di stanza a Graz, ebreo, che chiuse un occhio sui carichi diretti al confine italiano.
Tra i sopravvissuti, circa mille erano ospitati in un albergo a Graz, in attesa di attraversare il confine. Il capitano Yochanan Peltz, nei pressi del comando, apprese però che i russi avrebbero ceduto Graz ai britannici alla mezzanotte successiva: con il cambio di controllo, i varchi sarebbero stati chiusi e la polizia militare britannica avrebbe presidiato le strade, rendendo quasi impossibile il passaggio.
Peltz informò Carmi, che si attivò subito. Il problema erano i camion: la rete segreta dei trasporti sionisti disponeva solo di una dozzina di Dodge, insufficienti per mille persone. Servivano altri mezzi, documenti credibili e un modo per attraversare il confine senza destare sospetti.
Carmi raccontò poi l’operazione, definita da Shlomo Shamir «la più grande mai compiuta, per portata e rischio». Gli uomini della Brigata nascosero i mezzi in una foresta vicino all’albergo e, di notte, trasferirono a piccoli gruppi i rifugiati ai convogli, che solo allora seppero della partenza per l’Italia.
Con il favore del buio ed eludendo le forze britanniche in arrivo, in meno di quarantotto ore i mille furono trasportati oltre confine fino a Pontebba. Nei giorni successivi proseguirono verso sud, fino ai centri di accoglienza e ai porti.
#LaBrigataEbraica è un progetto di #free4future
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I cristiani in Nigeria: 18.000 chiese bruciate, 22.000 scuole distrutte, 53.000 morti dal 2009.
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BOLOGNA 23 APRILE 2026 – RESISTERE PER ESISTERE
COMUNICATO STAMPA
"Resistere per esistere" — presidio civico a Bologna il 23 aprile
Mercoledì 23 aprile alle ore 18, in Piazza Galvani a Bologna, si terrà il presidio civico "Resistere per esistere", promosso da Free4Future, Associazione Italo-Ucraina NaRyna APS, Comunità Iraniana di Parma e Shanì Collettiva.
L'iniziativa nasce dalla convinzione che la resistenza alla tirannia non sia un fatto storico concluso, ma una necessità viva, praticata oggi in Ucraina, in Iran, in Venezuela, in Israele. Il presidio è costruito intorno alle testimonianze: storie personali e famigliari di chi quella resistenza la conosce in prima persona.
All'evento hanno aderito, tra gli altri, il Museo della Brigata Ebraica, l'Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate, l'Associazione Arma Aeronautica — Aviatori d'Italia ETS, insieme a decine di altre associazioni e movimenti civici da tutta Italia.
Porteranno la loro voce esponenti delle comunità ucraina, iraniana, venezuelana ed ebraica, insieme a rappresentanti delle associazioni e degli schieramenti politici aderenti, tra cui Forza Italia, Partito Liberaldemocratico, Partito Socialista Italiano e Italia Viva.
«Ogni intervento sarà sul filo della memoria, personale o familiare. Vogliamo dare voce a chi ha scelto — ieri o oggi — di opporsi alla tirannide, ai fascismi vecchi e nuovi, a chiunque neghi la libertà e la dignità dei popoli. La resistenza non ha una sola bandiera: appartiene a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di dire no.»
Conferenza stampa: gli organizzatori saranno disponibili per i giornalisti in conferenza stampa il 23 aprile alle ore 17, in Piazza Galvani.
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Grazie di cuore a tutti quelli che hanno donato e quelli che doneranno.
Giovedì 23 aprile, a Bologna, sventolando con orgoglio la bandiera della Brigata Ebraica.
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CRISTIANI PRIGIONERI
L’ALTRO 7 OTTOBRE DEL TERRORISMO ISLAMISTA
18mila chiese bruciate, 22mila scuole distrutte, 53mila morti dal 2009.
Il 7 ottobre 2023 30 contadini cristiani sono stati attaccati e rapiti dalle milizie islamiste. Come a #Gaza, le prime vittime della violenza e del terrore sono le #donne: “Mia madre e mia sorella sono state portate via sotto la minaccia delle armi” racconta Peter Makudi, Nigeria. In #Nigeria i #cristiani stanno subendo l’attacco finale del terrore #islamista, non hanno un esercito che li difenda, non hanno aerei, non hanno carri armati per rispondere.
Nessuno marcerà contro il #genocidio dei #cristiani in #Nigeria, contro i rapimenti e gli stupri di guerra. Nessuno chiederà il #cessateilfuoco del #terrorismo che attacca donne, bambini, contadini pacifici. Quando il terrorismo #islamista ti vuole eliminare, c’è solo una possibilità: difenderti da solo e liberarti dal terrore. Seguici e condividi: non c’è pace senza verità.
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Il 23 aprile, a Bologna, uniamo tutti le nostre voci a quelle di chi può solo esistere, resistendo. Ci vediamo alle 18:00, in Piazza Galvani
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Moshe Zeiri, il soldato dei bambini
Moshe Zeiri nacque in Galizia all'inizio del ‘900. Emigrò nella Palestina mandataria negli anni Trenta insieme ad altri giovani ebrei che lasciavano le «terre di sangue» dell'est europeo per costruire qualcosa di nuovo. Nel 1944, con la costituzione della Brigata Ebraica, si arruolò volontario nel Genio britannico e risalì l'Italia con l'esercito alleato.
Alla fine della guerra Zeiri non tornò a casa. Nelle settimane successive alla liberazione si trovò davanti a una realtà che nessun addestramento aveva preparato: una fiumana di orfani sopravvissuti a campi di sterminio, ghetti e foreste, che vagavano per l'Europa senza famiglia né futuro. Erano polacchi, ungheresi, russi, romeni, tra i cinque e i diciassette anni, molti parlavano solo yiddish.
Zeiri decise di aiutarli. A Selvino, nelle Prealpi bergamasche, trovò un edificio adatto: Sciesopoli, costruito nel 1933 dal regime fascista come colonia per i Balilla. Il 21 settembre 1945, grazie a Ferruccio Parri e al sindaco di Milano Antonio Greppi, fu affidata alla comunità ebraica milanese e poi alla Brigata Ebraica. Zeiri ne divenne direttore con la moglie Yehudit.
Tra il 1945 e il 1948 passarono da Sciesopoli circa 800 bambini, rendendola il più importante orfanotrofio ebraico del dopoguerra. Il metodo di Zeiri era semplice: lavoro comune, responsabilità condivisa ed ebraico come lingua di rinascita identitaria.
La giornata iniziava all'alba con adunata e alzabandiera, poi studio, lavori domestici e canto. Un ex ospite raccontò: «Dopo due settimane avevo ricominciato a tirare cuscini e a ballare. Due settimane ed eravamo tornati alla nostra età.»
Nel 1983, 66 di quei bambini, ormai adulti, tornarono a Sciesopoli per ritrovare il luogo dove avevano capito che la vita valeva ancora la pena di essere vissuta, grazie a Moshe Zeiri.
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Abbiamo organizzato la manifestazione del 23 aprile a Bologna.
C'è voluto tempo, risorse e tutto il nostro coraggio.
Vi aspettiamo a Bologna, il 23 aprile e se non potete venire vi chiediamo un aiuto, necessario e indispensabile.
Il costo di una pizza, di un aperitivo, del biglietto del treno che non prenderete per essere con noi.
Grazie, di cuore.
https://www.gofundme.com/f/fai-vivere-f4f
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Repost from Lion Udler
#Israele 🇮🇱
Alla vigilia di Yom HaZikaron, Giorno della Memoria per i soldati caduti nelle guerre e vittime del terrorismo 2026 - il Ministero della Difesa pubblica il numero dei caduti dei sistemi di difesa israeliani e in attentati terroristici dal 1860 ad oggi: 25.648.
Questa sera - alle 19:00 (#Italia), sarà emesso un segnale d'allarme di commemorazione della durata di un minuto.
Domani - martedì 21 aprile 2026, alle 10:00 (#Italia), sarà emesso un segnale d'allarme di commemorazione della durata di due minuti.
Da stasera a domani sera il popolo d'Israele ricorda i caduti che con la loro morte hanno permesso ai vivi di vivere nello Stato d'Israele.
🕯️
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️25648 pezzi di cuore. Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi, carne della nostra carne, lacrime delle nostre lacrime.
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️Nota del Direttore: la Brigata Ebraica sarà in piazza il 23 aprile a Bologna. La Brigata Ebraica non è in piazza alle manifestazioni dell’ANPI perché hanno usurpato l’onore partigiano e pervertito la Resistenza scendendo in piazza al fianco dei nipotini di Hitler e i loro amici collaborazionisti, come questo signore qua sopra. Noi no.
Forse qualcuno si nasconde dietro ai calendari, noi no. Forse l’UCEI ancora una volta non sa fare comunicazione. Noi si.
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Se pensi che ormai il 25 aprile sia diventato troppo divisivo, ti aspettiamo il 23 aprile alle 18:00 in Piazza Galvani, a Bologna. Un evento aperto a tutti quelli che credono ancora nella parola "Resistenza"
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Il 15 aprile 1945 i battaglioni della Brigata Ebraica si radunarono a Brisighella per trascorrere un periodo di riposo. La guerra in Italia stava ormai volgendo al termine e per i reparti alleati era arrivato il momento di pensare al rientro a casa. Ma non per gli uomini della Brigata.
Dall’Europa centro-orientale avevano cominciato a riversarsi nella penisola decine di migliaia di ebrei scampati ai campi di sterminio. Si muovevano come potevano: prettamente a piedi, i più fortunati in treno. Erano in condizioni disperate, senza una destinazione, spesso senza più una famiglia. In quel contesto, la Brigata Ebraica rimase l’unica struttura militare organizzata presente sul posto, con i mezzi e la volontà di aiutarli.
Il 22 maggio 1945 i tre battaglioni della Brigata arrivarono a Tarvisio, al confine tra Italia, Austria e Iugoslavia e allestirono subito dei campi di transito. Tra la metà di giugno e la metà di agosto 1945 da quella zona passarono circa 15.000 persone.
I camion Dodge con la Stella di David sulle portiere partivano poi dalla val Canale in direzione sud, verso Milano dove in via dell’Unione 5, nell’edificio che era stato sede del gruppo fascista «Amatore Sciesa», la comunità ebraica milanese aveva aperto un centro di accoglienza. Da qui, Marcello Cantoni coordinò tutta l’assistenza; un’attività così intensa che, come egli stesso annotò nei propri appunti, la quantità di camion che arrivavano era tale da bloccare la strada.
Dopo la grande prova data in battaglia, la Brigata Ebraica aveva raccolto una nuova sfida: il salvataggio dei sopravvissuti. Lo face con l’aiuto di quel che rimaneva delle comunità ebraiche italiane colpite dalla persecuzione. Tra le altre coser, si prodigò nell’assistenza ai bambini orfani e organizzò i trasferimenti verso le navi dirette nella Palestina mandataria.
Anche questo fa parte di un dopoguerra ebraico che, come abbiamo avuto modo di dimostrare nel nostro primo progetto, #riprendiamocilamemoria continua a essere una parte della Storia troppo poco conosciuta.
Ed è per questo che insistiamo a volerla raccontare.
