Elisa Renaldin | Vita Fuori Copione 🎭
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Appunti random su libertà, relazioni, presenza e creatività. Aiuto umani stanchi del solito copione, a riprendersi il ruolo di protagonisti.
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Non voglio sedarmi.
Non voglio distrarmi.
Non voglio pensare, non voglio scappare.
Voglio sentire.
Anche se fa male.
Anzi, soprattutto per quello.
Voglio entrarci ancora di più,
voglio farmi attraversare,
senza trattenere.
Voglio vedere fino in fondo.
Voglio sentire fino alla radice,
fino all'origine.
Voglio esplorare tutto,
senza paura, senza opinioni,
senza riserve.
E voglio infine ritrovarmi,
dentro e sotto quel groviglio,
dentro a quel caos,
come nell'occhio del ciclone,
sentendo che si crea Spazio,
avvertendo la Libertà
che si fa strada,
percependo il mio Sé
che ritorna,
e mi abbraccia, e mi accoglie
e mi scalda.
È sempre stato lì,
in attesa di trovare un pertugio
in cui infilarsi per raggiungermi,
sotto quei grovigli,
oltre quel caos.
Quindi ascolta il mare in tempesta,
è il tuo Sé
che sta cercando di raggiungerti.
Elisa
Che tristezza l'umanità che non si esprime.
Quella che si censura, che si frena, che si castra, si limita, riduce se stessa, filtra, scarta, elimina.
Cosa elimina? Parole, sguardi, abbracci, carezze, baci, gesti d'amore, d'amicizia, di umanità, di compassione, di solidarietà, di vicinanza.
Non perché non li senta, ma perché non li esprime.
E dopo un po', inizia a non sentirli naturali, necessari, impellenti, doverosi.
Per timore, per disagio, per imbarazzo, per paura.
Paura di essere eccessivi. Paura di essere inopportuni, diversi. Paura di essere giudicati, fraintesi, accusati, rifiutati, respinti.
Ma un impulso naturale, Autentico, profondamente Umano e che nasce dal Cuore e dall'Anima, non può MAI essere sbagliato, inopportuno, nocivo.
Prima o poi la smetteremo di stare dentro a queste gabbie, a questi Recinti Percettivi che limitano terribilmente la comunicazione, la condivisione, la comunanza. Se nessuno trova il Coraggio di esporsi ed esprimersi, sarà una gara al ribasso, al ritiro, allo spegnimento.
Ma non si tratta di aspettarsi che qualcuno faccia qualcosa. Si tratta di autorizzarsi ad Essere, con Audacia, indipendentemente da reazioni, risposte, accoglimenti o rifiuti.
Perché un'Umanita libera, è quella che prima di tutto si dà il permesso di esprimere la sua intima Essenza, che è sensibile, generosa, collaborativa e priva di competizione, rancore e chiusure, che sono solo il frutto di secoli di condizionamenti coatti e forzati.
O ci ribelliamo a queste gabbie e ritroviamo la nostra Autenticità nelle relazioni umane, o ciò che vediamo attorno sarà anche nostra responsabilità.
Evviva l'umanità che si esprime.
Evviva l'umanità che si espone.
Evviva l'umanità che si apre, che osa, che gioca, che vive.
Evviva l'umanità che riceve, che accoglie, che ascolta, che sente.
💖🔥🌟
Elisa
Sono in aeroporto a Roma, e in una delle hall è posizionato un pianoforte a mezza coda.
Fortuitamente si sono susseguiti diversi pianisti, uno più bravo dell'altro, sedendosi alla tastiera e portando musica.
Qualcuno si è messo ad ascoltare con attenzione, qualcuno ha filmato o fotografato, qualcuno ha applaudito. Altri hanno ignorato totalmente.
Ecco, non fermiamoci di fronte a chi non vede e non sente in nessun la declinazione:
chi può portare Bellezza, la porti
chi può portare Armonia, lo faccia
chi può portare Gioia, la diffonda.
Ci sarà sempre un Cuore aperto, un Orecchio attento, un Occhio vigile, un'Anima sensibile.
Non sappiamo quando, come e verso chi, ma ogni volta che spargiamo un'Energia elevata, tutto l'ambiente ne beneficia... 🌟💛🔥✨
Quante volte sono scappata dalla mia emotività perché era TROPPO.
Troppo per me stessa.
Troppo da reggere, troppo da contenere.
Eppure, nel mio mondo emotivo c'è un sacco di spazio, altrimenti non si creerebbero queste ondate emotive ed energetiche.
Certo, all'inizio del mio percorso era tutta catarsi, sfogo, liberazione di qualcosa tenuto compresso che doveva in qualche maldestra maniera fuoriuscire.
Ma una volta liberata dagli eccessi (ed è un percorso che tutti devono fare, e che io accompagno a fare), ha iniziato ad emergere un'altra parte, più profonda, più sotterranea, più autentica.
Ho censurato anche quella, pensando che fossero ancora moti emotivi reattivi da contenere e trasmutare.
Ma siccome ciclicamente riemergevano, ho dovuto iniziare a guardarli, anche perché la mia vita tendeva a bloccarsi, tanto quanto io comprimevo quei moti di energia.
Non si trattava di etichettarli, cercare di interpretarli, mentalizzarli come ero abituata a fare...
Si trattava di accoglierli, farsene attraversare.
Dentro lì, si dischiudeva un mondo di percezioni, intuizioni, rivelazioni e ondate creative potentissime.
Mondo tenuto sempre sotto chiave, ovviamente.
Non è facile cambiare modalità, lo so bene. Se fino all'altro ieri hai censurato, limitato e razionalizzato, non è che di punto in bianco sei pronto/a ad accogliere tutto allegramente. Può essere devastante.
Le Emozioni Superiori bruciano!! Non sto parlando di rabbia repressa, ma di Amore represso, Gioia repressa, Creatività repressa, Sensualità repressa! È tutta roba che scotta, e si tende a rifuggirla e limitarla, così come gli altri - in primis mamma e papà - hanno cercato di fare con noi.
Ma noi vogliamo essere i nostri carcerieri, o piuttosto i nostri Protettori e Custodi?
Coraggio, la strada della Liberazione si percorre un passo alla volta 💪❤️
Elisa
Qualche anno fa, ricordo di essermi rivolta all'ennesimo "operatore olistico" per sciogliere una questione. Se ben ricordo utilizzava il Theta Healing (uno dei tanti strumenti che ho studiato e sperimentato). Al di là dello strumento utilizzato, più o meno efficace, è la modalità di utilizzo, che fa una gran differenza.
Ricordo, a un certo punto, di aver apertamente espresso una certa fatica e insofferenza per una condizione protratta, e questa tizia, sapendo che lavoro faccio, se n'era uscita dicendo qualcosa del tipo "ma un operatore non dovrebbe avere sentimenti o pensieri di questo tipo", o una cosa del genere.
Le avrei tirato una testata.
Al di là del fatto che, e parlo per me, quando lavoro con le persone sono super centrata e presente, neutrale, e divento un tramite di Trasformazione per l'altra persona, quando sono io che vado in seduta (e se ci vado è perché ho qualcosa da elaborare), voglio essere accolta, non giudicata.
Tutti devono fare supervisione, anche gli psicoterapeuti. Tutti coloro che lavorano con le persone vanno a loro volta a fare revisione ogni tot. Siamo umani e sensibili, tutti quanti. Perciò quegli operatori "disgraziati" che mettono etichette e giudizi in seduta, perdono la preziosa occasione di essere d'aiuto e favorire guarigione.
Sicuramente ho imparato tanto, da questa e altre esperienze, compreso il fatto che sia il cliente che l'operatore si fanno da specchio reciprocamente.
Se l'operatore ha problemi, che so, con l'altro sesso, di sicuro incontrerà un cliente dell'altro sesso che gli farà saltare le valvole. E se un cliente ha difficoltà con alcuni aspetti specifici e particolari, potrebbe incappare in un operatore che mette ancora più in luce quelle difficoltà. A me è successo più volte. Poi quando ho smesso di infierire, ho capito che quegli aspetti di me andavano visti e integrati.
Nel caso specifico qui sopra citato, mi sentivo molto a disagio e in difficoltà, nell'esprimere quei fastidi, perché io stessa mi giudicavo e non mi davo il permesso di essere autentica in quel sentire. Non mi autorizzavo a sentirmi così. E chi mi trovo davanti? Un'operatrice che esprime un giudizio sul mio sentire.
Adesso mi è tornato in mente, dato che negli ultimi giorni sto affrontando in modo assiduo la questione dell'autenticità e del darsi il permesso di sentire ed esprimere.
Se abbiamo paura di qualcosa, incontreremo qualcosa o qualcuno che ce la mostrerà.
Se ci censuriamo, incontreremo qualcuno che non accetterà il nostro sentire.
Se ci giudichiamo, incontreremo qualcuno che esprimerà giudizi nei nostri confronti.
È vero o no??
E allora, ripescando la questione della fuga dalle relazioni, aggiungo questo tassello: quanta "colpa" hanno gli altri, e quanta responsabilità abbiamo noi?
Quanto possono limitarci o ferirci gli altri, dopo che noi ci siamo visti, accolti, approvati e autorizzati?
Ben poco, credetemi. Quando accendiamo la nostra luce, illuminiamo tutto quanto ci sta intorno e non ci facciamo oscurare da nulla.
Ma noi per primi, non dobbiamo avere timore di quella Luce. 🌟❤️
Elisa
Questa esigenza di dover sopprimere le ondate emotive, scansarle, spegnerle, evitarle.
Siamo Esseri Altamente Sensibili, ed è inevitabile essere attraversati da moti interiori a volte anche intensi, inaspettati, imprevedibili.
Questa emotività è a volte vista come una condanna, un'onta, un male assoluto. Lo dico perché ci sono passata, e da giovanissima mi sono sentita dire da mia madre "tu non puoi sentirti così", e appioppare etichette di ogni tipo da mio padre.
Ogni impulso, ogni stimolo, ogni moto creativo e movimento emotivo era "sbagliato", "eccessivo", "fuori contesto". E certo. Quando approdi in una famiglia in cui ci sono rigidi schemi assorbiti dalla cultura o dalla fede, non puoi che essere etichettato come "sbagliato".
E ci riescono, a farti sentire così, altroché. E alla fine ci credi pure tu e ti adegui, e inizi a giudicarti, censurarti, limitarti, non ascoltando e non accogliendo più quegli impulsi naturali che erano sani, normalissimi, autentici.
Apprendi una "modalità di gestione della faccenda emotiva" piuttosto contorta e poco funzionale, dove al massimo fai finta di non sentire, per poi avere ogni tot, o degli sbotti di rabbia incontenibile, o dei crolli depressivi abissali. Per non parlare delle varie manifestazioni sul piano fisico, perché da qualche parte tutta quella verità negata deve uscire.
Ma si va avanti a negarla.
Poi si arriva a un punto della vita in cui sei di fronte a una strada chiusa e hai davanti un muro. Fine, stop, basta. Da lì, non si passa più. O sfondi il muro o resti fermo. E sfondare il muro vuol dire demolire una parte di te, quella che pensava di scansare il suo mondo emotivo. Che è tornato su per farsi accogliere, una buona volta.
Perché chi ti ha giudicato e ha cercato di censurarti, doveva difendersi da Te, dalla tua Autenticità, dalla tua Verità e Forza Ancestrale, che erano troppo intense da sostenere.
Ma tu non devi difenderti da te stesso/a. Tu sei qui per esprimerla, quella Verità, per vederla, per sentirla, per viverla. ❤️🔥
Elisa
Ma questa buffonata dell'autosufficienza (ostentata), come se fossimo i padroni dell'universo...come chiamarla? Fuga dalla realtà.
Non sto dicendo che non sia necessario fare il proprio viaggio interiore in solitaria, nella ricerca e nella scoperta di se stessi, in autonomia. Anzi, è necessario. Ma si confondono interazioni, relazioni, intimità e condivisioni con bisogni, dipendenze e debolezze.
L'essere umano è un animale sociale. Ha delle esigenze biologiche, oltre che emotive, psichiche ed energetiche. Inutile negarle trincerandosi dietro all' "io sto benissimo da solo/a"!
Allora, famo a capisse: è chiaro ed evidente che un individuo sano sta benissimo da solo, vive in pace anche in solitaria e trova il suo equilibrio dentro se stesso e non tramite gli altri.
Ma le relazioni sono uno strumento imprescindibile di crescita, di espansione, di comprensione, di condivisione necessaria per una vita piena, sana, ricca, articolata e variegata.
Io capisco bene chi fugge a fare l'eremita perché ha trovato situazioni relazionali devastanti. Ma questa non è una scelta, è una reazione, è una fuga, è un tentativo di mettersi al riparo. E un Essere Libero non ha bisogno di fuggire dal contatto sociale. Semmai, diventa selettivo.
L'altra cosa importantissima da capire, e sfugge quasi a tutti, è che noi entriamo in risonanza con chi riflette almeno in parte ciò che abbiamo dentro, perciò un Individuo che sta liberandosi di "energie basse" (chiamiamole così per convenzione e per capirci) vedrà cambiare il suo panorama relazionale attorno a sé, perché chi non corrisponde più vibrazionalmente, se ne va. E allora si comprende che anche chi abbiamo attorno è un riflesso di chi noi siamo, tante volte. Ma so che qua calpesto un terreno minato, perciò mi fermo qui.
Però insisto nel dire che si è travisata totalmente l'idea di Indipendenza Interiore facendola diventare fuga isterica dai Rapporti. È proprio attraverso l'altro che si ha modo di conoscersi, di esprimersi, di condividere, di comunicare, di esporsi, di sperimentarsi.
Perché la vita non è un soliloquio. Benché il rapporto con noi stessi e con l'esistenza, o con lo Spirito, abbiano la precedenza, ciò non toglie che siamo qui assieme a miliardi di altre persone per una ragione, e senza questi altri non potremmo capire Chi Siamo e sperimentare cos'è la dimensione materiale dell'esistenza.
Perciò anche se a volte è difficile, anche se si viene delusi o feriti a morte, vale la pena di indagare, per comprendere che noi non siamo quelle ferite e possiamo sempre scegliere di affiancarci a chi è in risonanza con noi, perché il nutrimento che deriva da quel tipo di interazioni, è salvifico e porta tanta ricchezza emotiva nelle nostre vite. 💖
Elisa
Pagina aggiornata con la descrizione del percorso, le date e le location.
Mio padre, durante i temporali estivi, era solito sedersi sulla sedia a sdraio sotto il portico e guardare lo spettacolo da vicino. Credo amasse osservare la potenza della natura in azione, con una certa ammirazione. Diceva che dalla natura c'è da imparare sempre.
Io solo negli ultimi anni ho scoperto questa curiosità per gli elementi naturali impetuosi come, appunto, i temporali.
Il vento, i tuoni, i fulmini e l'acqua scrosciante sono un concerto coinvolgente e una sollecitazione dei sensi e delle emozioni.
Proprio ora, sul balcone di casa, sono qui a godermi lo spettacolo, sentendo sulla pelle l'aria sempre più forte e le gocce sempre più fitte, il profumo dell'asfalto bagnato, il suono della pioggia ovunque e quello del vento tra gli alberi e tra i capelli.
E mi chiedo come sarebbe vivere ogni esperienza come se fosse la prima volta.
Ogni volta.
Elisa ✨
Il primo di una serie di appuntamenti durante i quali, partendo da radicamento e presenza, esploreremo la dimensione della nostra Natura Autentica
Siamo stati irregimentati.
La nostra vita è scandita dal tempo e da doveri e impegni.
Il ritmo naturale sonno-veglia è scandito dagli orologi, dalla famiglia, dal lavoro, dagli impegni.
Perfino la fame e le necessità fisiologiche sono scandite da doveri o formalità.
L'uomo biologico primordiale, si è perso tra incombenze e necessità dettate dal sistema.
Lo chiamerei Uomo Ancestrale, e ovviamente mi riferisco anche alla Donna Ancestrale, ovvero quegli Esseri strettamente connessi ai loro ritmi naturali, che hanno dovuto sacrificare il loro sentire naturale ai diktat accettati da tutti.
Non c'è nulla di male nell'impegnarsi a perseguire un obiettivo o un desiderio, specie quando le energie fluiscono e l'impegno è accompagnato dal piacere e dal Fuoco.
Ma non è quello che la maggior parte delle persone fa. Si resta intrappolati nel turbine del dovere, si antepongono i bisogni degli altri, si sacrificano tempo, energie, perfino sentimenti. Ed è terribile.
A questo si aggiunge la necessità di essere accettati, apparire coerenti, rispettabili, o semplicemente ottenere rispetto e approvazione.
Perché "così" sei una brava persona. Un uomo serio. Una brava madre o una brava figlia.
Bella schifezza, lasciatemelo dire.
E a questo ci aggiungo anche la categoria di quelli che fintamente "se ne fottono", e si rifugiano nell'isolamento, rifuggendo relazioni, contatto sociale e intimità e raccontandosi la storia di essere liberi e autonomi. I finti liberi, che scappano dai veri coinvolgimenti umani profondi.
Per un tratto della mia vita, sono stata dentro a dei condizionamenti così pervasivi da non sapere più chi ero.
Ne sono uscita, ma per paura, per dolore - e per sopravvivere - ho acquisito modelli di comportamento che erano ancora molto lontani dalla mia natura autentica.
Ho intrapreso percorsi, studi, ricerche, e fatto un lavoro su di me monumentale. Ma ancora restavano maschere protettive, che mi tenevano lontana dal mio vero sé.
La vita mi ha preso a cazzotti e mi ha mandata al knock out più volte, ma la parte di me che aveva bisogno di proteggersi e conservare alcune maschere, ancora lottava, ancora resisteva.
Finché a un certo punto, stanca di girare a vuoto, mi sono dovuta fermare, chiedendomi seriamente come stavo. E la risposta non è stata: "bene".
Finché non accettiamo la nostra fragilità, i nostri bisogni, le nostre paure più profonde ed esigenze, la nostra natura umana vulnerabile, andremo avanti a metterci delle maschere, e crederemo di aver trovato un equilibrio, ma staremo solo indossando un altro costume di scena. Staremo interpretando un altro personaggio.
Ma la vita ci vuole autentici.
La vita vuole Anime accese e vibranti, che hanno il coraggio e la forza di guardarsi dentro e accettare e accogliere quel dolore nascosto, quella solitudine mal celata, quel bisogno insoddisfatto e camuffato, quella finta autosufficienza.
Con la Vita non puoi fingere.
Con la Vita non puoi bleffare.
Ohhhh, ecco. La locandina, c'è.
A breve anche pagina del sito con molti altri dettagli. 😎
Uno dei partecipanti al gruppo Telegram "Teatro Trasformativo", oggi ha condiviso questa riflessione:
"Una delle cose che ho messo in luce ultimamente, è la vitale importanza di perdonare e accettare se stessi a qualsiasi costo. Il perdono verso terzi oggi lo sento inutile perché presuppone un "tu sei sbagliato". Niente è nessuno è sbagliato, tutto è funzionale e ha ragione di esistere".
Il mio commento è stato:
"Quando arrivi a comprendere che tutti sono vittime di programmazioni e che rispondono ad automatismi e programmi, e quando comprendi che dal "tuo" punto di vista sono accadute delle cose ma dal "loro" punto di vista ne sono accadute altre, e che il ricordo di un episodio non è la realtà.... iniziano a cadere un po' di certezze... da un certo punto di vista ti rilassi e inizi a scagionare tutti....
È un grande atto di resa, di accoglimento e "umiltà", e avviene dopo aver perdonato e accolto se stessi, sì, e dopo aver deciso di prendere in carico se stessi e assumersi la responsabilità della propria condizione interiore.
Perché è vero che a volte purtroppo ci accade qualcosa di molto doloroso, ma è nel passato... e noi adesso viviamo nel presente, e questo presente dipende totalmente da NOI".
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di Elisa Renaldin
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