Angelo Giorgianni
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| 7 | MI HANNO SOTTOPOSTO A PROCEDIMENTO DISCIPLINARE E SOSPESO DALLA MAGISTRATURA. LA MIA COLPA? CHIEDERE CHE LO STATO ACCERTASSE I FATTI.
Per oltre quarantacinque anni ho servito lo Stato come magistrato, combattendo mafia, corruzione e criminalità.
Poi arrivò la pandemia.
Non chiesi condanne.
Non emisi sentenze.
Non pretesi di possedere la verità.
Chiesi in solitudine soltanto ciò che un magistrato dovrebbe chiedere sempre: che i fatti fossero accertati nelle sedi competenti, secondo la legge e nel rispetto della Costituzione e del Popolo Sovrano.
Presentai esposti alle autorità italiane ed europee, inviai diffide al Governo, chiesi l’accertamento di eventuali responsabilità, il controllo delle decisioni che incidevano sui diritti fondamentali dei cittadini e, già nel maggio del 2020, proposi pubblicamente l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia.
Proprio quelle iniziative finirono al centro del procedimento disciplinare promosso nei miei confronti.
Nei provvedimenti disciplinari mi vennero contestate le mie dichiarazioni pubbliche, le critiche rivolte al Governo, gli esposti, le diffide, le iniziative presso le istituzioni europee e perfino la richiesta che eventuali responsabilità fossero accertate nelle sedi previste dallo Stato di diritto.
Da quel procedimento scaturì la mia sospensione dalla magistratura.
Oggi il tempo consegna alla storia un paradosso che nessuno dovrebbe ignorare.
Lo stesso Parlamento della Repubblica ha ritenuto necessario istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia.
Ogni valutazione formulata allora è stata definitivamente confermata in Commissione. Significa che quelle domande, per le quali fui delegittimato e sottoposto a procedimento disciplinare, sono state tardivamente considerate meritevoli di un approfondimento istituzionale ed in gran parte ritenute fondate.
Non considero questa una rivincita personale.
È una domanda rivolta alla coscienza democratica del Paese.
Può uno Stato di diritto punire un magistrato perché chiede che il potere sia sottoposto agli strumenti di controllo previsti dalla legge?
Ed aggiungerei, se la Commissione di inchiesta fosse stata istituita quando la chiesi, quante inutili sofferenze avremmo evitato e quante vite umane avremmo salvato?
Su questo dovrebbe riflettere ogni cittadino, indipendentemente dalle proprie idee.
Se ritieni che questa storia meriti di essere conosciuta, condividi questo post.
E segui la mia pagina: continuerò a pubblicare documenti, atti e riflessioni perché, in una democrazia, la ricerca della verità non dovrebbe mai diventare motivo di sanzione.
Se vuoi approfondire l’argomento leggi il mio articolo completo: https://www.thehour.info/quando-angelo-giorgianni-venne-sospeso-da-magistrato-la-sua-colpa-chiedere-che-lo-stato-indagasse-sui-fatti-legati-alla-gestione-del-covid-che-oggi-risultano-confermati/
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| 8 | RAZZA CHIEDE NUOVI FONDI UE PER PFIZER IN SICILIA: MA ABBIAMO GIÀ DIMENTICATO IL PFIZERGATE?
Mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia è ancora al lavoro e il Pfizergate continua a sollevare interrogativi sulla trasparenza delle istituzioni europee, l’eurodeputato Ruggero Razza, già assessore regionale alla Salute durante gli anni dell’emergenza COVID, propone di candidare lo stabilimento Pfizer di Catania tra i Progetti Strategici Europei previsti dal Critical Medicines Act, così da consentire l’accesso a nuovi finanziamenti e strumenti di sostegno dell’Unione Europea.
Sia chiaro: nessuno mette in discussione la necessità di difendere i lavoratori e salvaguardare l’occupazione. Ma proprio per questo è legittimo chiedersi se sia politicamente opportuno destinare nuove risorse pubbliche a una multinazionale che continua a essere al centro di un acceso dibattito internazionale sulla trasparenza della gestione dei contratti della pandemia.
La questione non è soltanto economica. Riguarda la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Prima di impegnare altro denaro pubblico, non sarebbe doveroso pretendere la massima trasparenza e fare piena luce su una delle pagine più controverse della nostra storia recente?
La politica ha anche un dovere morale: avere memoria. Perché la fiducia non si ricostruisce distribuendo nuovi finanziamenti, ma dimostrando che nessuno, neppure la più potente delle multinazionali, possa essere considerato un interlocutore privilegiato senza che siano stati chiariti tutti gli interrogativi ancora aperti.
👉Per chi desidera approfondire l’argomento, può leggere il mio articolo completo: https://www.thehour.info/la-proposta-delleuroparlamentare-siciliano-ruggero-razza-e-il-paradosso-di-pfizer-nuovi-investimenti-pubblici-dopo-il-pfizergate/
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| 9 | LA SICILIA BRUCIA… E NOI RESTIAMO A GUARDARE: IL FALLIMENTO CHE NESSUNO VUOLE DIRE
Ogni estate la stessa scena. Il cielo che si tinge di arancione, l’odore acre che entra nelle case, le sirene in lontananza. E poi le immagini: colline nere, alberi ridotti a scheletri, animali morti, famiglie disperate.
E ogni anno ci raccontano la stessa storia.
“È colpa dei piromani.”
“È il caldo.”
“È un’emergenza.”
Ma la verità è molto più scomoda.
La Sicilia non brucia per caso. Brucia perché è stata lasciata sola.
Brucia perché chi dovrebbe prevenire arriva sempre dopo. Sempre troppo tardi.
Nel 2023 oltre 100.000 ettari sono andati in fumo in Italia. La Sicilia, ancora una volta, tra le più colpite. Nel 2021 avevamo già perso una fetta enorme del nostro patrimonio naturale. Eppure nulla è cambiato.
Nulla.
Si continua a rincorrere il fuoco invece di impedirgli di nascere.
Si spendono milioni per spegnere incendi che potevano essere evitati con interventi semplici: pulizia dei terreni, manutenzione delle aree abbandonate, gestione della vegetazione.
E poi c’è una domanda che molti si fanno: perché non viene applicata la tecnica del controfuoco?
Il controfuoco è una pratica utilizzata in diversi Paesi per fermare l’avanzata delle fiamme, bruciando in modo controllato la vegetazione davanti all’incendio, così da togliere “carburante” al fuoco principale. Ma è una tecnica complessa, rischiosa e che richiede personale altamente formato, condizioni meteo favorevoli e una pianificazione precisa.
In Italia viene utilizzata raramente perché comporta grandi responsabilità legali, richiede autorizzazioni specifiche e una struttura organizzativa che spesso manca. Inoltre, senza una gestione preventiva del territorio, anche il controfuoco diventa difficile da applicare in sicurezza.
Ma queste cose non fanno notizia. Non portano voti. Non fanno scena.
E così si preferisce aspettare che tutto bruci.
Poi arrivano i Canadair, le conferenze stampa, le promesse. E dopo? Silenzio.
Nel frattempo, la realtà è sotto gli occhi di tutti: campagne abbandonate, terreni lasciati a sé stessi, vegetazione che cresce senza controllo e diventa benzina pronta a esplodere al primo caldo.
Non è sfortuna. È negligenza.
Gli agricoltori spariscono, le aziende chiudono, il territorio resta senza cura. E nessuno prende davvero il loro posto.
Le leggi esistono. I controlli no.
Non sappiamo quanti interventi vengono fatti, quanti controlli vengono eseguiti, quante sanzioni vengono applicate. Perché i dati non ci sono. O non vengono resi pubblici.
E senza dati, senza trasparenza, senza responsabilità… tutto resta uguale.
Ogni anno.
Sempre peggio.
La verità è che si preferisce spendere per l’emergenza piuttosto che investire nella prevenzione. Perché l’emergenza si vede. La prevenzione no.
Ma intanto la Sicilia perde pezzi. Perde natura. Perde economia. Perde futuro.
E noi continuiamo a guardare.
Fino al prossimo incendio.
Fino alla prossima estate.
Fino alla prossima promessa.
Se anche tu sei stanco di questo silenzio e di questa indifferenza, condividi questo post. Facciamolo arrivare ovunque.
Segui la mia pagina per continuare a raccontare quello che molti preferiscono ignorare.
Se vuoi approfondire l’argomento leggi il mio articolo: Le vere responsabilità degli incendi boschivi che stanno funestando la nostra Isola: parla il candidato alla presidenza della Regione siciliana, Angelo Giorgianni
https://www.thehour.info/la-sicilia-brucia-due-volte-la-prima-per-il-fuoco-la-seconda-per-lassenza-della-politica/
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👉 Se vuoi approfondire l’argomento leggi il mio articolo:
https://www.thehour.info/maxi-gara-da-1425-miliardi-di-euro-per-le-isole-minori-siciliane-lassessore-regionale-alessandro-arico-difende-la-procedura-ma-non-spiega-perche-dovrebbe-migliorare-la-vita-dei-siciliani/
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| 11 | 1,4 MILIARDI DI EURO. MA LA DOMANDA CHE L’ASSESSORE ARICÒ HA EVITATO È QUELLA CHE INTERESSA TUTTI I SICILIANI
Ci sono risposte che sembrano rassicurare. E poi ci sono risposte che, se lette con attenzione, fanno nascere ancora più domande.
È quello che è accaduto con le dichiarazioni dell’assessore Alessandro Aricò sulla maxi gara da 1 miliardo e 425 milioni di euro destinata ai collegamenti marittimi con le isole minori.
L’assessore ripete che sarà tutto trasparente.
Bene.
Ma quando si sente il bisogno di ribadire continuamente che “è tutto trasparente”, la vera domanda non è se lo sia o meno.
La vera domanda è questa: perché cresce il numero di coloro che chiedono maggiore trasparenza?
E soprattutto, perché le richieste di chiarimento non arrivano da un partito politico, ma da operatori del settore che quei collegamenti li garantiscono ogni giorno?
Il Comitato Autotrasportatori della Regione Sicilia ha sollevato questioni precise sulla struttura della futura gara, sulla concorrenza, sulle consulenze esterne e sulle modalità di organizzazione della procedura.
A queste osservazioni sarebbe stato utile rispondere nel merito.
Invece la replica ruota soprattutto attorno a una frase: “La gara ancora non esiste.”
Formalmente è vero.
Ma amministrativamente convince poco.
Le grandi gare pubbliche non nascono il giorno in cui viene pubblicato il bando. Nascono molto prima, quando si decide come sarà costruito l’appalto, quanti saranno i lotti, chi potrà partecipare, quali requisiti verranno richiesti e quale modello disciplinerà un servizio essenziale per i prossimi nove anni.
È proprio in quella fase che si decide il futuro della continuità territoriale.
Ed è proprio in quella fase che dovrebbe esserci il massimo confronto.
C’è poi un altro elemento che lascia perplessi.
Fino a poche settimane fa si parlava di una gara unica regionale.
Oggi si afferma che si starebbero valutando anche soluzioni diverse, con una possibile articolazione in più lotti.
Se il confronto è ancora aperto, è una buona notizia.
Ma allora i siciliani hanno il diritto di sapere che cosa è cambiato, quali valutazioni sono state fatte e perché un’impostazione già illustrata pubblicamente viene oggi rimessa in discussione.
Ancora più significativa è la dichiarazione secondo cui la Regione starebbe valutando di affidare la gestione della procedura a un soggetto terzo per garantire la massima imparzialità.
Se questa scelta sarà confermata, sarà giusto valutarne gli effetti.
Ma è inevitabile una riflessione: quando è necessario rafforzare la credibilità di una procedura così importante, significa che il tema della fiducia non può essere liquidato come una semplice polemica.
E poi c’è il punto decisivo.
Quello che nessuno sembra voler affrontare.
Mentre si discute di procedure, consulenze, lotti e modelli organizzativi, nessuno risponde alla domanda che interessa davvero i cittadini.
Questa gara migliorerà concretamente la vita dei siciliani?
Ci saranno più corse?
Le navi saranno più moderne e sicure?
I collegamenti saranno più veloci?
Le tariffe diminuiranno?
Studenti, lavoratori, pendolari, imprese e residenti delle isole minori avranno finalmente un servizio migliore?
Perché è questo il cuore della questione.
Una gara pubblica da oltre 1,4 miliardi di euro non si misura soltanto sulla correttezza della procedura.
Si misura sulla sua capacità di garantire il diritto alla mobilità, sostenere l’economia siciliana, rafforzare il turismo, ridurre i costi per imprese e famiglie e rendere la continuità territoriale un diritto reale, non uno slogan.
Su questo punto, almeno nelle dichiarazioni rese finora, le risposte continuano a mancare.
Ed è proprio questo silenzio che alimenta dubbi e perplessità.
Perché i siciliani non chiedono soltanto una gara formalmente corretta.
Chiedono una gara che cambi davvero la loro vita.
Se anche tu pensi che 1 miliardo e 425 milioni di euro debbano tradursi in servizi migliori e non soltanto in procedure amministrative, condividi questo post. | 230 |
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| 14 | ISOLE MINORI SICILIANE, GARA DA 1,4 MILIARDI: CHI GARANTISCE AI SICILIANI TRAGHETTI MIGLIORI E BIGLIETTI MENO CARI?
Da giorni sentiamo parlare di trasparenza, di procedure, di consulenze, di gare uniche, di lotti e di tecnicismi.
Ma sapete qual è la domanda che nessuno sembra voler affrontare?
Cosa cambierà davvero per i siciliani?
Perché alla fine è questo che conta.
A chi vive nelle Eolie, nelle Egadi, a Pantelleria, a Ustica o nelle Pelagie interessa poco sapere come sarà costruita la gara se nessuno è in grado di spiegare quale sarà il risultato concreto.
I traghetti saranno più efficienti?
Le navi saranno più moderne?
Le corse saranno più frequenti?
I biglietti costeranno meno?
Le imprese pagheranno meno per trasportare le merci?
I turisti troveranno finalmente collegamenti più accessibili?
Oppure tutto cambierà sulla carta senza cambiare nella vita reale?
L’assessore difende la procedura. È un suo diritto.
Ma non spiega perché questa gara dovrebbe garantire una continuità territoriale migliore di quella attuale.
Eppure stiamo parlando di un appalto da oltre 1,4 miliardi di euro.
Una cifra enorme.
Una cifra che dovrebbe rappresentare un investimento sul futuro della Sicilia, non soltanto un esercizio amministrativo.
C’è poi un’altra riflessione che merita attenzione.
Ci viene detto che alcune gare più piccole sono andate deserte.
Può essere vero.
Ma questo basta davvero a dimostrare che una gara ancora più grande sia la soluzione migliore?
O forse sarebbe più utile capire perché quelle gare sono fallite e correggerne le criticità?
Sono domande legittime.
Così come è legittimo chiedersi se una procedura di queste dimensioni garantirà un mercato realmente competitivo o se, al contrario, rischierà di ridurre la concorrenza, con effetti che potrebbero riflettersi sulla qualità del servizio e sui costi sostenuti da cittadini e imprese.
Perché la vera emergenza della Sicilia non è la burocrazia.
Sono i costi.
Ogni euro in più per attraversare il mare significa un freno per il turismo.
Significa maggiori costi per gli imprenditori.
Significa merci più care.
Significa minore competitività.
Significa giovani che continuano ad andare via e isole sempre più isolate.
La continuità territoriale non è un favore che la Regione concede.
È un diritto dei siciliani.
Ed è su questo che dovrebbe essere giudicata qualsiasi gara pubblica: dalla sua capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.
Le istituzioni non devono soltanto dimostrare che una procedura è regolare.
Devono dimostrare che quella procedura produrrà servizi migliori, tariffe più sostenibili e nuove opportunità di sviluppo per tutta la Sicilia.
Fino a quando queste risposte non arriveranno, i dubbi continueranno a essere legittimi.
Perché i siciliani non chiedono slogan.
Chiedono fatti.
Se condividete queste domande, fate arrivare questo messaggio ovunque. Condividete il post e seguite la mia pagina: continuerò ad approfondire ogni scelta che riguarda il futuro della Sicilia, con documenti, analisi e senza fare sconti a nessuno.
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| 18 | SICILIA, IL DIRITTO ALLA CONTINUITÀ TERRITORIALE TRADITO DAL GOVERNO REGIONALE A FAVORE DEI MONOPOLISTI
C’è una domanda che il Governo regionale non può più evitare: chi sta davvero tutelando? I siciliani o un sistema che continua a rendere il mare una barriera economica invece che una straordinaria opportunità di sviluppo?
La continuità territoriale non è un favore concesso dalla politica. È un diritto. È il principio che dovrebbe garantire ai cittadini siciliani le stesse opportunità di mobilità di chi vive sulla terraferma. E invece, oggi, raggiungere le Eolie, le Egadi, Pantelleria, Ustica o le Pelagie costa troppo. Così tanto da scoraggiare il turismo, penalizzare le imprese e colpire migliaia di famiglie siciliane.
Tra il 2016 e il 2029 il sistema dei collegamenti marittimi movimenterà oltre due miliardi di euro tra contributi pubblici e ricavi. Una cifra enorme. Eppure la Sicilia continua ad avere collegamenti tra i più costosi del Mediterraneo.
La domanda è inevitabile: come è possibile che, con così tante risorse pubbliche, siano sempre i cittadini a pagare il prezzo più alto?
Ancora più preoccupante è la prospettiva di una gara da circa un miliardo e mezzo di euro della durata di nove anni, con requisiti tali da poter restringere fortemente il numero dei concorrenti. È quindi doveroso interrogarsi se questa impostazione favorisca realmente la concorrenza oppure finisca per consolidare un mercato già oggi fortemente concentrato.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Ogni turista che rinuncia a visitare le nostre isole significa meno ricchezza per alberghi, ristoranti, commercianti, tassisti e lavoratori stagionali.
Ogni camion che attraversa il mare trasferisce sui prodotti il costo dei trasporti, facendo aumentare il prezzo dei beni di consumo e riducendo la competitività delle imprese siciliane.
Ogni giovane costretto a pagare cifre esorbitanti per spostarsi è un’altra vittima di una politica che, invece di abbattere il costo dell’insularità, continua a subirlo.
Noi proponiamo un modello completamente diverso.
La Regione Siciliana deve utilizzare pienamente le competenze attribuite dallo Statuto Siciliano per trasformare la continuità territoriale in uno strumento di crescita economica.
Le gare devono essere suddivise in lotti realmente contendibili per favorire la concorrenza e l’ingresso di nuovi operatori.
Occorre fissare un tetto massimo alle tariffe per residenti, studenti, lavoratori, pendolari e imprese che trasportano merci essenziali.
Serve un’Autorità regionale indipendente che controlli qualità del servizio, puntualità, utilizzo dei contributi pubblici e applichi rigorosamente le penali previste.
Ogni euro investito per abbassare il costo dei biglietti produce un ritorno economico enorme attraverso l’aumento del turismo, dei consumi, degli investimenti e dell’occupazione.
La Sicilia non ha bisogno di amministrare la propria insularità.
Ha il dovere di sconfiggerla.
Il mare non può diventare il privilegio di pochi né il terreno su cui si consolidano posizioni dominanti. Deve tornare ad essere la più grande infrastruttura naturale della Sicilia e il motore del suo sviluppo.
Se anche tu credi che il diritto alla continuità territoriale debba appartenere ai cittadini e non agli interessi di pochi, condividi questo post e segui la mia pagina. Solo insieme possiamo restituire ai siciliani il diritto di muoversi, lavorare e crescere senza essere penalizzati dalla loro terra.
Chi vuole approfondire l’argomento può leggere il mio articolo:
https://www.thehour.info/basta-con-il-monopolio-dei-trasporti-marittimi-la-sicilia-non-puo-essere-ostaggio-di-un-sistema-che-nega-la-continuita-territoriale/
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| 19 | https://www.facebook.com/share/1J4i5GBcWZ/?mibextid=wwXIfr | 1 |
| 20 | https://www.thehour.info/basta-con-il-monopolio-dei-trasporti-marittimi-la-sicilia-non-puo-essere-ostaggio-di-un-sistema-che-nega-la-continuita-territoriale/?fbclid=IwZnRzaAS59y5wZG9mA2ZkaWQWUKGRE5rMb2QiUvGf7B9H7fuh-MlZmWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDzE3Mzg0NzY0MjY3MDM3MAABHvsqg14LtRumjAkJtgI-P4vvvs0z4RyFecT9kQt3K9R3dDRumMohJ0h2PaUz_aem_2NE97ZspQgYUveLg6s5fEg | 354 |
